Category: arte digitale

11
Apr

La sfida di Aracne – Riflessioni sul femminile dagli anni ’70 a oggi

La sfida di Aracne – Riflessioni sul femminile dagli anni ’70 a oggi
a cura di Angela Madesani
NUOVA GALLERIA MORONE, Via Nerino 3, Milano
31 marzo | 13 maggio 2016
Inaugurazione: 31 marzo, ore 18
Orari: martedì – sabato, ore 11 – 19

Artisti: Mariella Bettineschi, Louise Bourgeois, Silvia Celeste Calcagno, Daniela Comani, Bruna Esposito, Inés Fontenla, Nan Goldin, Meri Gorni, Rebecca Horn, Julia Krahn, Maria Lai, Chiara Lecca, Annette Messager, Shirin Neshat, Gina Pane, Cindy Sherman, Chiharu Shiota, Fausta Squatriti

Nuova Galleria Morone presenta La sfida di Aracne Riflessioni sul femminile dagli anni ’70 a oggi, curata da Angela Madesani. Da sempre, le donne sono state considerate le fedeli rappresentanti della Terra, nostra Madre Natura e origine feconda. Intuitivamente percepiamo questa analogia come vera, come qualcosa che incarna una realtà evidente e ci parla direttamente dell’Essenza del Femminile… Un’esposizione complessa, che indaga i diversi linguaggi della contemporaneità artistica attraverso il lavoro di 18 artiste. La rassegna, che prende in esame oltre quarant’anni di storia dell’arte, non deve essere intesa come una collettiva con i lavori di sole donne, ma come una riflessione sul lavoro di artiste che hanno indagato approfonditamente il tema in oggetto. Dai lavori di Body Art di Gina Pane a Louise Bourgeois, che ha fatto, nel corso degli anni, di questo tema il fulcro della sua ricerca. In mostra saranno i lavori di alcune delle più importanti protagoniste dell’arte internazionale da Annette Messager a Rebecca Horn, da Cindy Sherman, Shirin Neshat, Nan Goldin a Bruna Esposito, che ha vinto il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 1999. Una particolare attenzione sarà riservata a Maria Lai, una delle più intense artiste italiane della seconda parte del XX secolo, rappresentata dalla galleria, come pure Daniela Comani, che da oltre venticinque anni vive e lavora a Berlino e che si occupa di tematiche legate alla cultura di genere. Sono presenti opere di artiste di diverse generazioni, che hanno posto la loro attenzione su questo tema da Fausta Squatriti a Mariella Bettineschi ( con l’opera La vestizione dell’angelo del 1996), all’argentina Inès Fontenla, a Meri Gorni, il cui lavoro si pone a cavallo fra arte figurativa e letteratura, alle più giovani Chiara Lecca,Chiharu Shiota, Julia Krahn e Silvia Celeste Calcagno, vincitrice del Premio Faenza nel 2015. Il progetto deve essere inteso come dialogo tra i vari linguaggi espressivi della contemporaneità. Il titolo della mostra presenta un chiaro riferimento di natura mitologica, ad Aracne, abile tessitrice e ricamatrice che, conscia della sua bravura, ebbe l’ardire di sfidare la dea Atena in una pubblica gara. Un’ambiziosa e vittoriosa sfida, simile a quella proposta dalle artiste del mondo occidentale dal dopoguerra in poi, desiderose di conquistarsi un loro ruolo, ben al di là dei coercitivi limiti a loro attribuiti dalla società e dal mondo dell’arte sino a quel momento.

NUOVA GALLERIA MORONE
via Nerino n°3, 20123
Milano – Italy
T. 02 72001994
F. 02 72002163
info@nuovagalleriamorone.com

Reportage by amaliadilanno

 

08
Apr

Carsten Höller. Doubt

dal 07.04 al 31.07.2016 – Spazio: NAVATE
Carsten Höller
Doubt / A cura di Vicente Todolí

Pirelli HangarBicocca presenta “Doubt”, la mostra personale di Carsten Höller, artista tedesco tra i più riconosciuti a livello internazionale per la sua approfondita riflessione sulla natura umana. La pratica di Höller è fondata sulla ricerca di nuovi modi di abitare il mondo in cui viviamo e prevede il coinvolgimento diretto del pubblico con l’opera d’arte. Il suo lavoro suscita diversi stati d’animo nel visitatore: gioia, euforia, allucinazioni e, appunto, “dubbi” dando vita a nuove possibili interpretazioni del reale. La mostra, a cura di Vicente Todolí, si espande attraverso due percorsi speculari e paralleli, che richiedono la partecipazione sensoriale del pubblico. Sono i visitatori a poter scegliere come affrontare la mostra e quale percorso intraprendere.
Per Carsten Höller la scelta, infatti, è insita nell’opera d’arte e sin dall’inizio della mostra l’installazione Y (2003), formata da numerose lampadine che si accendono a intermittenza, pone il dubbio sulla direzione da scegliere.
“Doubt” presenta oltre venti opere, sia storiche che nuove produzioni, collocate sull’asse centrale dello spazio, in modo da creare un muro divisorio che permette di vedere le opere solo a metà. Il pubblico deve ricordarle così fino al momento in cui incontra l’altra metà, percorrendo il lato opposto. Grandi installazioni, video e fotografie giocano con le coordinate spaziali e temporali del luogo espositivo, sviluppando un viaggio tra simmetria, duplicazione e ribaltamento.
Il percorso espositivo alterna lavori che rimandano a esperimenti ottici – tra cui Upside-Down Goggles (1994 – in corso), con i quali l’artista invita il pubblico a vedere il mondo capovolto – a quelli legati a una dimensione ludica – come Two Flying Machines (2015), con le quali si può sperimentare la sensazione del volo o Double Carousel (2011), una giostra per adulti che provoca sentimenti di euforia e stupore.
La mostra include anche Two Roaming Beds (Grey) (2015), formata da due letti che vagano ininterrottamente nello spazio, eYellow/Orange Double Sphere (2016), un dispositivo luminoso sospeso composto da due sfere concentriche e lampeggianti, che interagisce con l’opera di Philippe ParrenoMarquee (2015), parte della mostra “Hypothesis” precedentemente ospitata in Pirelli HangarBicocca.Continue Reading..

30
Mar

Tensioni strutturali #1

Tensioni strutturali #1 curata da Angel Moya Garcia

CARLO BERNARDINI
MONIKA GRZYMALA
ROBERTO PUGLIESE
ESTHER STOCKER

TENSIONI STRUTTURALI, a cura di Angel Moya Garcia, si articola come un progetto organico suddiviso in tre mostre, indipendenti ma interconnesse tra di loro, che saranno presentate gradualmente nei nuovi spazi della galleria. Se la prima si focalizza sul ruolo centrale dell’individuo nella costruzione dello spazio percepito, la seconda analizzerà successivamente le diverse possibilità della materia come elemento di rappresentazione e, infine, la terza studierà i processi entropici dell’ambiente quotidiano.
La prima parte di questa trilogia viene sviluppata dai quattro artisti invitati, Carlo Bernardini, Monika Grzymala, Roberto Pugliese e Esther Stocker, come un tentativo di esaminare, attraverso metodologie, poetiche e visioni diverse, lo spazio esperienziale della realtà e il ruolo dell’individuo nella sua costituzione. Una successione di equilibri effimeri, processi sonori che costringono lo spazio rendendolo una sintesi formale delle sue caratteristiche intrinseche, esplosioni sospese che originano uno spaesamento dirompente, segmenti rettilinei di luce e ombre che segnano una sottile differenza tra il visibile e l’illusorio e strutture anomale che incrementano le possibilità della percezione. Tracce residue di una sequenza di dispositivi in tensione, depositate e stratificate nello spazio, che si svelano gradualmente delimitate, sospese, ordinate e modulate e che vengono avvertite solo nel momento in cui lo spettatore ne fa esperienza. Un invito ad attraversare i diversi interventi, sommersi da singolarità, deformazioni, soglie e punti di fuga in un ambiente in cui i perimetri vengono completamente annullati, la stabilità definitivamente perduta e le coordinate di riferimento irrimediabilmente dimenticate. In particolare, nella prima sala Roberto Pugliese proietta le tensioni strutturali verso lo spettatore, che si trova di fronte a una composizione elaborata tramite la traduzione di tutte le misure della stanza in frequenze sonore. Nella seconda sala, Monika Grzymala disegna tridimensionalmente una drammatica deflagrazione, con filamenti di nastro nero che trafiggono lo spazio, ingannando la gravità e paralizzando lo sguardo dello spettatore. Nella terza sala, Carlo Bernardini presenta un’installazione permeabile in fibra ottica, in cui è la stessa luce a generare lo spazio attraverso un disegno geometrico in negativo, che rimbalza fra il pavimento, le pareti e il soffitto. Infine, nell’ultima sala, Esther Stocker, attratta dai paradossi formali e dagli “errori”, realizza un’installazione ambientale configurata tramite elementi di disturbo e interferenze che sfidano i limiti e le possibilità della percezione e modulano lo spazio architettonico.
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18
Mar

L’occhio cinematico. Arti visive e cinema oltre la soglia del visibile

A Arte Invernizzi

Inaugurazione martedì 15 marzo 2016 ore 18.30

La galleria A arte Invernizzi inaugura martedì 15 marzo 2016 alle ore 18.30 la mostra L’Occhio Cinematico a cura del regista cinematografico e filmmaker Francesco Castellani.
La mostra indaga, secondo la personale visione del regista, possibili affinità concettuali ed espressive tra arti visive e cinema, utilizzando elementi specifici del linguaggio cinematografico come strumenti di analisi e lettura delle opere e compiendo scelte iconografiche alla ricerca di possibili connessioni, di relazioni profonde e non meramente formali tra i diversi linguaggi. Il fotogramma, il campo e fuori campo, la luce e le dinamiche ottico-fotografiche, il piano sequenza, il flashback, l’ellissi di montaggio, sono “arnesi tecnici” abituali del lavoro del regista, che vengono messi in gioco per progettare e sostanziare un “sistema di visione” delle opere esposte.
“Le opere di Nicola Carrino, Enrico Castellani, Alan Charlton, Carlo Ciussi, Gianni Colombo, Dadamaino, Riccardo De Marchi, Lesley Foxcroft, François Morellet, Mario Nigro, Pino Pinelli, Niele Toroni e Michel Verjux – come scrive Francesco Castellani nel catalogo – danno corpo alla struttura di questo tentativo di racconto di connessioni, relazioni, e consonanze tra i linguaggi. Un tentativo che nel mio primo approccio è iniziato pensando istintivamente al concetto di materia oscura.” (…) “Quando rifletto sugli artisti riuniti in questo progetto e su loro possibili relazioni con il cinema, non posso fare a meno di immaginarli come sperimentatori che con mezzi diversi dagli strumenti di laboratorio, cercano anch’essi la materia oscura: tentano cioè con il loro agire artistico di dare una forma visibile a ciò che si muove al di là della soglia del visibile, oltre il tempo e lo spazio convenzionali, fuori e dentro di noi, nella vastità dell’Universo come nel complesso labirinto del mondo interiore. Una ricerca questa, che condividono con i registi più coraggiosi.”
Le opere sono proposte in un “sistema di visione” articolato sui due piani della galleria, in tre “piani sequenza” (elemento linguistico per eccellenza della tecnica cinematografica) con l’intento di offrire una fruizione delle stesse come parte, ciascuna nella sua singolarità, di un continuum coerente e fluido, proprio come nel cinema il piano sequenza identifica una dinamica di continuità narrativa non interrotta da tagli di montaggio.Continue Reading..

11
Mar

Stephen Shore. Retrospective

“I wanted to make pictures that felt natural, that felt like seeing, that didn’t feel like taking something in the world and making a piece of art out of it.” Stephen Shore

What does it mean to explore the essence of things through photography? Is it possible to show what holds the world together internally—not just its surface appearance? The immaterial is impossible to document directly. Cultural developments and contexts are most clearly manifest in everyday situations, banal objects, unremarkable landscapes, and faceless places. Stephen Shore’s photographic series record, preserve, and reflect on those traces of human life that are normally passed over, considered unworthy of representation. A chronicler of the unspectacular, Shore uncovers the structures  and subtle inner workings of our Western culture. In his work, the act of photographing becomes an attempt to examine the self and the external world, to arrive at deeper understanding through observation. At the same time, his work is an attempt to understand and find new ways of thinking about the medium of photography. Stephen Shore’s conceptual approach and his ongoing experimentation—spanning a range of genres, themes, and techniques—establish him as a pioneer and one of the most important visionaries in photography today; an artist who is continually reinventing himself. Due to the diversity of his different series and projects during his career, at first glance Stephen Shore’s oeuvre seems to fit easily into established documentary and narrative photographic traditions. Yet for Shore, the “decisive moment” is irrelevant, and chance plays only a minor role. He uses these categories and visual languages instead as stylistic devices to give visual expression to his conceptual ideas about reality. Bound only by his own constantly evolving rules, he frees himself from widely accepted conventions of photographic medium and continually explores and redefines its limitations and possibilities. For this reason, Stephen Shore is an important and ever-present point of reference for artists working today, and one of only a very few bridging figures who defy easy categorization solely on the basis of either visual results or working methods.  His system of references reveals the strength of his body of work as a mixture of documentary and artistic reflection. The exhibition includes over 300 pictures–some of them never published. It was organized by Fundación MAPFRE in collaboration with C/O BERLIN, and was curated by Marta Dahó and Felix Hoffmann. C/O Berlin will be the only place of Stephen Shore’s retrospective in Germany. A catalog accompanying the exhibition has been published by Kehrer Verlag. This first retrospective of Stephen Shore’s work unfolds chronologically, shedding light on the three most significant aspects of Stephen Shore’s oeuvre as well as his unique contribution to the culture of photography. The exhibition also presents some of the most important interpretations that his work has inspired over the last four decades.

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11
Mar

Studio Azzurro. Immagini sensibili

Il Comune di Milano rende omaggio a Studio Azzurro con una mostra antologica e “prospettiva”. Nelle prestigiose sale di Palazzo Reale (Appartamenti del Principe, Sala delle 4 Colonne, Sala delle 8 Colonne, Sala delle Cariatidi) si susseguono videoambienti, videoinstallazioni interattive (ambienti sensibili) e sale di videodocumentazione del vasto corpus di opere realizzate dal 1982 a oggi.

Il percorso espositivo prende inizio dalla riproposizione de IL NUOTATORE (va troppo spesso a Heidelberg) e si conclude con una nuova opera dedicata alle storie della Milano nascosta e ideata per la Sala delle Cariatidi in omaggio al grande film MIRACOLO A MILANO.L’occasione della mostra permette a Studio Azzurro di attivare la sua vocazione a fare rete coinvolgendo altri spazi della città metropolitana: anzitutto lo Spazio MIL come primo esperimento sul campo di Stazione Creativa; l’Anteo spazioCinema per la rassegna di film e video inediti; il CRT Milano; la sede dello studio alla Fabbrica del Vapore, dove si sono formati i giovani che hanno poi proseguito autonomamente la propria attività artistica.La mostra è parte del palinsesto RITORNI AL FUTURO
http://www.ritornialfuturo.it/
In mostra trentacinque anni di lavoro di Studio Azzurro, riconosciuto sia a livello nazionale che internazionale e orientato al dialogo tra spettatore e spazio che lo ospita, in una lunga ricerca artistica stimolata dalle nuove tecnologie. Alla riproposizione delle installazioni più significative che pongono come protagonista lo spettatore, si aggiunge una nuova installazione dedicata a Milano.
Studio Azzurro. Immagini sensibili
Palazzo Reale di Milano
a cura di Studio Azzurro
Dal 09 aprile al 04 settembre 2016enti promotori:
Comune di Milano Cultura
Palazzo Reale
Studio Azzurro ProduzioniT. +39 02 88445181
c.mostre@comune.milano.it

Immagine: Studio Azzurro, La Camera Astratta, opera videoteatrale, Salzmannfabrik, Documenta 8, Kassel, 1987 (part.)

report by amaliadilanno

07
Mar

PAOLO VENTURA. La Città Infinita

PAOLO VENTURA
La Città Infinita

10 marzo – 5 maggio 2016
Inaugurazione giovedì 10 marzo dalle 18.00 alle 20.00
Sarà presente l’artista

Giovedì 10 marzo Photographica FineArt di Lugano inaugura una nuova esposizione dedicata al “mondo magico” di Paolo Ventura.

La visione fantastica anima il lavoro di Paolo Ventura. Figlio di un famoso novellista per bambini, appena ha potuto emanciparsi a livello artistico, ha abituato la sua mente a volare tra fantasie irreali creando mondi virtuali, a lui paralleli, dove regnano enigmi, intrighi, sentimenti, tragedie e stravaganze. Luoghi gestiti da personaggi – fiabeschi come le sue scenografie – sempre plasmati nella fanciullesca visione di una persona che vuole mantenere uno stretto contatto con il mondo pre-adolescenziale, consapevole che questa è la porta della sua anima artistica.
Il “mondo di Paolo” è sempre ripreso dalla sua fotocamera con angolature differenti da quelle razionali perché è un mondo illogico e inesistente nel quale l’artista stesso ne è addirittura protagonista.
Nel suo ultimo progetto artistico, La Città infinita, Paolo Ventura si evolve ancora una volta e crea la sua città realizzandola con pezzi di scenografie e di edifici che poi fotografa e monta come dei collages. Il progetto, che prende ispirazione dal secondo futurismo e dalla “Pittura murale” di Sironi, presenta paesaggi urbani solitari e onirici punteggiati da figure umane, sempre impersonate da Ventura stesso. Sebbene le scene composte differiscano le une dalle altre, la linea dell’orizzonte rimane sempre la stessa, creando in questo modo un infinito paesaggio urbano, La Città Infinita.
Oltre a quest’ultimo lavoro di Ventura, in mostra verranno esposti alcuni lavori precedenti di War Souvenir (2006), Winter Stories (2008) dove i personaggi sono delle marionette vestitie secondo le tematiche del soggetto e le sue più recenti Short Stories, brevi racconti impersonati da Ventura stesso, sua moglie Kim e suo figlio Primo. Oltre alle opere esposte, una sala sarà dedicata alle sue scenografie costruite per la realizzazione delle opere esposte.

Orari galleria:
dal martedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 18.00.
Sabato su appuntamento.

Photographica FineArt Gallery
Via Cantonale 9 – 6900 Lugano – Switzerland – mail@photographicafineart.com

03
Mar

Hiroshi Sugimoto: Black Box

Curated by Philip Larratt-Smith

From February 19 through May 8, 2016

“I feel like a man from the stone age. I try to go back to the original roots of our mind, of our conscience, that we may have lost thousands of years ago, or maybe just fifty or a hundred years ago.” Hiroshi Sugimoto

From February 19, 2016, you can visit the exhibition at the Casa Garriga i Nogués in Barcelona, dedicated to the Japanese photographer, Hiroshi Sugimoto. The exhibition, under the title of Hiroshi Sugimoto. Black Box provides a journey through some of his most famous series and invites us to learn about the work that the artist is working on right now. This multidisciplinary artist, based in New York since the ’70s, works with sculptures, architecture, installation and photography, and is considered to be one of the most important international artists in the last field. The exhibition includes 39 large prints, showing the last forty years of the artist’s work.

Hiroshi Sugimoto has explored ideas of time, empiricism and metaphysics through a surreal and formalistic approach since the 1970s. A self-described “habitual self-interlocutor,” Sugimoto uses the camera as a bridge between abstract questions and the quiet, comical nature of modern everyday life. Whether formally photographing Madame Tussauds wax figures and the wildlife scenes at the American Museum of Natural History, or opening the lens of his eight-by-ten camera to capture a two-hour-long film in one exposure, he explores themes of consumerism, narrative and existence in rich and evocative imagery. This new project presents a survey of Sugimoto’s iconic work, from his calm seascapes to his more recent exploration of lightning fields and photogenic drawing. Created in conjunction with an upcoming exhibition at Fundación Mapfre in Spain, the survey includes an introduction and essay by writer and curator Philip Larratt-Smith, an interview with Sugimoto and text by the prominent Brazilian artist Iran do Espírito Santo.Continue Reading..

14
Feb

Goshka Macuga

Fondazione Prada presenta a Milano la mostra di Goshka Macuga “To the Son of Man Who Ate the Scroll” dal 4 febbraio al 19 giugno 2016 negli spazi del Podium, della Cisterna e della galleria Sud. Il progetto è stato ideato da Goshka Macuga che nella sua ricerca artistica ricopre i ruoli normalmente distinti dell’autore, curatore, collezionista, ricercatore e ideatore di mostre. Macuga descrive queste categorie normalmente associate alla sua pratica come definizioni che “descrivono e individuano la sua posizione all’interno di una tassonomia della storia dell’arte”. L’artista opera nel punto d’incontro tra discipline diverse come la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura e il design. Esplora le modalità e le motivazioni con cui ricordiamo eventi personali e culturali, concentrando l’attenzione sullo sviluppo di complessi sistemi di classificazione in grado di dare forma e tramandare la conoscenza, in tempi caratterizzati da una tecnologia in costante evoluzione e da una saturazione di informazioni.
“To the Son of Man Who Ate the Scroll”, concepito dall’artista per gli spazi della Fondazione Prada, esplora questioni fondamentali come il tempo, l’origine, la fine, il collasso e la rinascita. Osservando l’angoscia che accomuna l’umanità di fronte all’idea della propria estinzione, Macuga si pone un interrogativo essenziale: quanto è importante affrontare la questione della “fine” nel contesto della pratica artistica attuale? La capacità di pensare l’universo in maniera astratta e oggettiva e di concepire noi stessi come esseri umani ci permette di determinare l’epoca in cui viviamo come una delle molte ere dell’universo e di immaginare un’esistenza dopo di noi, un universo senza l’uomo. All’interno di questo scenario apocalittico, alcuni studiosi hanno riflettuto sul ruolo della tecnologia e dei robot come fattori che potenzialmente contribuiscono all’estinzione dell’umanità e alla loro successiva dominazione sul mondo. Il “man-made man” (l’uomo perfetto prodotto dall’uomo) potrebbe trasformarsi in una delle maggiori minacce nei confronti del suo stesso creatore e proprietario. Non a caso nel corso della storia il potere della tecnologia ha generato nell’uomo fantasie, preoccupazioni e paure, come dimostra l’invenzione di figure mitologiche quali Prometeo o di personaggi letterari come il mostro di Frankenstein.
La mostra di Macuga segna il culmine di una sua lunga e approfondita ricerca finalizzata a elaborare una metodologia di categorizzazione di materiali e informazioni attorno a questi temi. L’artista considera l’arte della retorica e la memoria artificiale come strumenti interconnessi, in grado di organizzare e far progredire la conoscenza. Concepita originariamente nell’antica Grecia, la retorica è stata celebrata nel Rinascimento non solo come una tecnica finalizzata alla formulazione di discorsi, dibattiti, ragionamenti, ma anche come uno strumento per organizzare le idee attraverso la costruzione della conoscenza e delle tecniche mnemoniche. L’Ars memorativa getta le basi della memoria artificiale estendendo e sviluppando la memoria naturale attraverso visualizzazioni complesse che richiamano informazioni specifiche. L’influenza di questa macro-struttura risuona nella mostra “To the Son of Man Who Ate the Scroll”, in cui sono inclusi riferimenti all’arte della retorica e alle tecniche mnemoniche. Continue Reading..

01
Feb

Percezione Instabile

Percezione Instabile
Mostra d’Arte Contemporanea

Opening venerdì 29 Gennaio 2016, ore 19:00

La mostra Percezione Instabile, a cura di Sonia Belfiore, presso Palazzo Malipiero Venezia dedica, dal 30 gennaio al 28 febbraio 2016, una riflessione sulla tendenza dell’arte contemporanea ad essere sempre più inclusiva nei confronti dello spettatore. L’esposizione intende restituire e corroborare il ruolo del pubblico come elemento fondante, relazionale ed attivo nell’arte contemporanea, auspicandone una recezione partecipativa e non soltanto passiva.
Riconoscendo il corpo come condizione necessaria dell’esperienza, il percorso di mostra esprime il primato ontologico della percezione – Merleau-Ponty – elevandola a momento topico ed essenziale della conoscenza. Lo spettatore viene coinvolto grazie all’aspetto sensoriale e poetico delle opere; esse sfruttano elementi seducenti per attrarlo, attraverso meccanismi di sinestesie e finzione, per giungere ad una completa sovversione ricettiva che lo rende, appunto, instabile. L’iter espositivo propone sfide percettive all’interno delle quali sono presenti sensazioni immediate e spontanee, che devono essere riorganizzate e decodificate dallo spettatore, arrivando a coinvolgerlo ed a permettergli di sperimentare nuove situazioni e riflessioni.

Il percorso all’interno di Percezione Instabile si snoda attraverso le opere di cinque artisti, che coinvolgono interamente le capacità percettive del pubblico.

Sono le fotografie di Filippo Armellin, della serie Land Cycles, ad aprire la mostra, poichè innescano nel fruitore un cortocircuito percettivo, collocandosi tra la sfera della realtà e quella della finzione.  L’installazione di Tamara Repetto, Oniria, si rivela un omaggio alla Natura. Creando un percorso sinestetico che si snoda attraverso componenti sonore ed olfattive, Oniria, attivandosi solo al passaggio dello spettatore, sprigiona una mappa olfattiva che evoca spazi e situazioni ‘altre’. Continue Reading..