Category: arte digitale

28
Gen

Gabriele Croppi. Metafisica del Paesaggio Urbano

Per tutto il XX secolo decine di geniali fotografi hanno stampato ogni forma di paesaggio, di nudo, e ogni altro genere di fotografia in bianco e nero, rendendo molto difficile un rinnovamento stilistico che interessasse il XXI secolo. Trovare poi un artista capace di immortalare New York – probabilmente la città più fotografata e documentata al mondo – e di produrre un lavoro in bianco e nero che fosse insieme nuovo ma anche emozionante, sembrava una sfida ancora più estrema.

La singolarità del lavoro di Gabriele Croppi sta nel fatto che riesce a raggiungere una forma spoglia e fortemente evocativa calando figure solitarie in alcune delle zone più frequentate e caotiche della città.  Croppi stesso sembra percepire la debolezza del mondo oggettivo e la risonanza interiore che i toni scuri e il vuoto sono in grado di raggiungere. Il colore nero, piuttosto dominante in questa serie dedicata a New York City, lungi dall’essere un mero elemento stilistico, agisce come un processo drammatico. La visione di queste immagini ci obbliga a soffermarci con ostinazione sui particolari delle stesse, generando un effetto straniante ottenuto nella convinzione – sottolineata dall’artista stesso – che “nella fotografia la dimensione metafisica sia rafforzata da un linguaggio estremamente realistico o addirittura iperrealistico”. Fedele come sempre a un’estetica che rifiuti il formalismo tradizionale, Croppi ribadisce questa capacità di cogliere molteplici fenomenologie costruite su momenti di riferimento alla pittura e alla letteratura, con un senso di temporalità applicato mediante sovrapposizioni e collisioni di momenti contrastanti. Queste fotografie appaiono come microcosmi contenenti le nostre preoccupazioni sulla condizione umana: fantasmi con volti sfuggenti, passanti pietrificati, inghiottiti dalle ombre in uno spazio in cui sono entrambi vittime e sconosciuti al tempo stesso.

Marla Hamburg Kennedy

Gabriele Croppi (1974) si diploma in Fotografia presso l’Istituto Italiano di Fotografia di Milano. La sua ricerca è incentrata sul rapporto tra fotografia e altre arti, come la pittura, la letteratura, il cinema e l’architettura. La sua ricerca “Metafisica del Paesaggio Urbano” ha ricevuto numerosi premi internazionali fra cui l’IPA (International Photography Awards 2012, 2013 e 2014) e il Golden Camera Awards (2013). Vive in Italia a Milano lavorando nel settore dell’editoria, del collezionismo fotografico, e dedicandosi all’insegnamento presso l’Istituto Italiano di Fotografia.

Gabriele Croppi. Metafisica del Paesaggio Urbano
Leica Store Bologna
Strada Maggiore, 8b. 40126 Bologna
dal 16 marzo al 3 aprile 2016

25
Gen

Silvia Camporesi. ATLAS ITALIAE

La Galleria del Cembalo, in collaborazione con z2o Sara Zanin Gallery, apre al pubblico dal 20 febbraio al 9 aprile una mostra dedicata al nuovo lavoro di Silvia Camporesi. Un viaggio nell’Italia abbandonata e in via di sparizione, fotografata come realtà fantasmatica. Atlas Italiae rappresenta le tracce di un qualcosa di passato ma tuttora ancorato ai propri luoghi d’origine. Energie primordiali e impalpabili che diventano materiali tramite il mezzo fotografico. Silvia Camporesi ha esplorato nell’arco di un anno e mezzo tutte le venti regioni italiane alla ricerca di paesi ed edifici abbandonati. Atlas Italiae è il risultato di questa raccolta di immagini, una mappa ideale dell’Italia che sta svanendo, un atlante della dissolvenza.
La serie fotografica si presenta come una collezione poetica di luoghi, fondata sulla ricerca di frammenti di memoria. Borghi disabitati da decenni che sembrano non esistere nemmeno sulle cartine geografiche, architetture fatiscenti divorate dalla vegetazione selvaggia, archeologie industriali preda dell’oblio, ex-colonie balneari decadenti che paiono imbalsamate nel tempo del “non più”. “Nelle immagini dell’artista il velo dell’anonimato e del silenzio visivo si apre svelando l’anima di luoghi congelati nelle nebbie dell’amnesia generale. Qui lo sguardo di Silvia Camporesi va oltre la pura registrazione di uno stato della realtà, è indirizzato sia a cogliere la tensione silenziosa di un’Italia degli estremi sia a rivelare per la prima volta qualità liminari, inespresse, portatrici di un mistero e di un incanto”. Questo scrive Marinella Paderni nel testo che apre il volume Atlas Italiae, edito da Peliti Associati.
La mostra, che presenterà per la prima volta una selezione così ampia di immagini, sarà suddivisa tra stampe grande formato a colori e stampe più piccole in bianco e nero, colorate a mano con un procedimento – omaggio al passato della fotografia – attraverso il quale l’artista cerca di restituire simbolicamente ai luoghi l’identità persa.

Silvia Camporesi, nata a Forlì nel 1973, laureata in filosofia, vive e lavora a Forlì. Attraverso i linguaggi della fotografia e del video costruisce racconti che traggono spunto dal mito, dalla letteratura, dalle religioni e dalla vita reale. Negli ultimi anni la sua ricerca è dedicata al paesaggio italiano. Dal 2003 tiene personali in Italia e all’estero – Terrestrial clues all’Istituto italiano di cultura di Pechino nel 2006; Dance dance dance al MAR di Ravenna nel 2007; La Terza Venezia alla Galleria Photographica fine art di Lugano nel 2011; À perte de vue alla Chambre Blanche in Quebec (CAN) nel 2011; 2112, al Saint James Cavalier di Valletta (Malta) nel 2013; Souvenir Universo alla z2o Sara Zanin Gallery di Roma nel 2013; Planasia al Festival di Fotografia Europea di Reggio Emilia nel 2014; Atlas Italiae all’Abbaye de Neumünster in Lussemburgo nel 2015. Fra le collettive ha partecipato a: Italian camera, Isola di San Servolo, Venezia nel 2005; Confini al PAC di Ferrara nel 2007; Con gli occhi, con la testa, col cuore al Mart di Rovereto nel 2012, Italia inside out a Palazzo della Ragione, Milano nel 2015. Nel 2007 ha vinto il Premio Celeste per la fotografia; è fra i finalisti del Talent Prize nel 2008 e del Premio Terna nel 2010; ha vinto il premio Francesco Fabbri per la fotografia nel 2013 e il premio Rotary di Artefiera 2015. Atlas Italiae è il suo terzo libro fotografico.

Immagine: Atlas Italiae1. Hotel Porretta Terme (Emilia Romagna)

Galleria del Cembalo
Largo della Fontanella di Borghese, 19 – Roma
Tel. 06 83796619
20 febbraio / 9 aprile 2016
ORARIO
da martedì a venerdì: 16.00 – 19.00
sabato: 10.30 – 13.00 e 16.00 – 19.00
Ufficio stampa Galleria del Cembalo
Davide Macchia | ufficiostampa@galleriadelcembalo.it
tel. 06 83081425 | cel. 340 4906881

Reportage in Gallery

22
Gen

Bill Beckley. Elements of Romance. Works from The Seventies

Giovedì 21 gennaio presso lo Studio Trisorio, in via Riviera di Chiaia 215 a Napoli, sarà inaugurata la mostra di Bill Beckley Elements of Romance. Works from The Seventies.

Negli anni Settanta Bill Beckley è stato uno degli iniziatori e dei protagonisti del movimento della Narrative Art e membro del gruppo 112 Greene Street, nato in risposta al Minimalismo di Robert Morris, Carl Andre e Sol LeWitt. Ha utilizzato tecniche e materiali diversi associando sempre testi e immagini che in alcuni casi sono anche messi in relazione con azioni performative e installazioni.

Oltre a lavori storici come Myself as Washington (1969), Cake Story (1974), Paris Bistro (1975), Mao Dead (1976), Kitchen (1977), Deirdre’s Lip, (1978), Shoulder Blade, (1978) che possono essere considerati manifesti della Narrative Art, saranno in mostra acquerelli e studi preparatori.

Attraverso immagini di forte impatto visivo e testi iconici, ognuno di questi lavori apre il varco all’immaginazione conducendoci in un racconto che intreccia frammenti di esperienze e ricordi personali, stralci di Storia e altre narrazioni.

I lavori fotografici esposti sono gli ultimi esemplari realizzati con la tecnica di stampa cibachrome, oggi non più riproducibile, che Beckley ha scelto per la resa sensuale e splendente dei colori.

L’artista sarà presente all’inaugurazione.

La mostra si potrà visitare fino al 21 marzo 2016.

Biografia
Bill Beckley è nato ad Amburgo, in Pennsylvania nel 1946. Vive e lavora a New York. Ha esposto al MOMA, al Museo Solomon R. Guggenheim, al Whitney Museum of American Art (1979), a Documenta/Kassel (1976), alla Biennale di Parigi (1973) alla Biennale di Venezia (1975). Le sue opere sono nelle collezioni permanenti di istituzioni pubbliche e private in diverse parti del mondo: Museum of Modern Art di New York, Whitney Museum of American Art, Solomon R. Guggenheim Museum, Smithsonian American Art Museum, Museum of Fine Arts di Boston, Tate Modern di Londra; Daimler Collection di Stoccarda, collezione Hoffman di Berlino, Morton Neumann Family Collection di Washington, collezioni degli artisti Jeff Koons e Sol LeWitt. È rappresentato in Italia dallo Studio Trisorio con cui collabora fin dal 1986, anno della personale Gardens of Pompeii. Un’opera della stessa mostra è attualmente esposta al Museo MADRE di Napoli.

Studio Trisorio
Riviera di Chiaia 215
80121 Napoli
tel/fax +39 081 414306
info@studiotrisorio.com

21
Gen

Jacques Henri Lartigue – Life in Colour & Awoiska van der Molen – Blanco

Two new exhibitions will open on Thursday 21 January 2016

JACQUES HENRI LARTIGUE – LIFE IN COLOUR
Foam is pleased to present the work of famed French photographer Jacques Henri Lartigue (1894-1986). Lartigue was considered a genius at taking black-and-white photos of everyday life in the last century, but his breath-taking colour photography is less well known. The exhibition Life in Colour reveals this seldom-seen aspect of his oeuvre.
More information on the exhibition: bit.ly/lartigue-fb

The exhibition has been conceived and produced by the Association des Amis de Jacques Henri Lartigue, Ministère de la Culture, France, known as the Donation Jacques Henri Lartigue, in collaboration with diChroma photography, Madrid.

AWOISKA VAN DER MOLEN – BLANCO
Foam ushers in the New Year with Blanco, the first major museum-based solo exhibition by Awoiska van der Molen (b. Groningen, 1972). Already in 2007, Foam presented Van der Molen’s work within the Foam 3h programme. Blanco features the monochrome landscape photography the artist has been working since 2009.
More information on the exhibition: bit.ly/awoiska-fb

The exhibition was made possible by the Gieskes-Strijbis Fund.

More information on the opening: bit.ly/lifeincolour-blanco

Foam Fotografiemuseum
Keizersgracht 609, Amsterdam
+31 (0)20 5516500
info@foam.org

The exhibition is open from 22 January to 3 April 2016

15
Gen

Piermau.Zero as seen by MUSTAFA SABBAGH

PIERMAU. ZERO
as seen by MUSTAFA SABBAGH

Zero [ẓè•ro/] sostantivo maschile
Origine: Lat. mediev. zéphyrum, risalente all’arabo ṣifr ‘nulla’ – sec. XV.

1. Punto di partenza di una qualsiasi successione
• Ripartire da zero, dall’inizio, dal nulla, specie dopo un fallimento o un periodo molto negativo.
• Anno zero, il punto di massimo degrado o di annientamento a cui si è giunti, e dal quale si deve iniziare uno sforzo di ripresa (dal titolo del film “Germania, anno zero” di R. Rossellini, del 1947).
2. In strumenti di misurazione, posizione segnata dall’indice in condizioni di riposo.
• Grado zero della scrittura, nella critica letteraria di R. Barthes (1915-1980), la scrittura (intesa come stile) di alcuni autori contemporanei che si sottrae alla subordinazione a un ordine marcato del linguaggio, assumendo tratti coincidenti con quelli del “parlato”
• Gruppo zero, gruppo sanguigno universale.
• Numero zero, in editoria, l’esemplare di un nuovo quotidiano o di una nuova rivista, stampato in un numero limitato di copie, con funzione di prova tecnica delle caratteristiche grafiche e di contenuto; anal., in televisione, prototipo di un nuovo programma, utilizzato per verificare la risposta del pubblico e la sua collocazione nel palinsesto.
Novem figure indorum he sunt 9 8 7 6 5 4 3 2 1. Cum his itaque novem figuris, et cum hoc signo 0, quod arabice ‘zephirum’ appellatur, scribitur quilibet numerous.
Le nove figure delle Indie sono 9 8 7 6 5 4 3 2 1. Con queste nove figure, e con il segno 0, che gli arabi chiamano ‘zephirum’, è possibile scrivere qualunque numero.
[Leonardo Fibonacci, Liber Abaci – Capitulum I, 1202]
/dev/null ≠ /dev/zero
Nei file system esiste un file che rappresenta il nulla, che si chiama /dev/null, ed uno che rappresenta lo zero, /dev/zero. Tutti i dati scritti in questi file speciali vengono eliminati, mentre la lettura da questi file restituisce un End Of File nel caso di /dev/null, e un byte di valore 0 nel caso di /dev/zero. In sostanza: /dev/null è inutilizzabile in quanto potenziale errore, ma /dev/zero può essere utilizzato in quanto fonte inesauribile di zeri, per generare un file ‘pulito’, potenzialmente infinito, cui è possibile determinare una dimensione.
0 = punto di partenza | è necessaria una tabula rasa di ciò che è stato, per poter di nuovo essere. Il valore di uno Zero è nell’infinito di un innesco mentale.
0 = forma espressiva | come Bruce Mau e i suoi spazi bianchi, come Laurence Sterne e le sue pagine nere, come John Cage e il suo immaginifico silenzio, uno è uno, centomila è centomila, ma nessuno è tutto ciò che ognuno è libero di immaginare.
0 = grado di fusione | l’acqua, elemento plastico per antonomasia, ha bisogno di uno 0° per divenire da immobile a metamorfica. Continue Reading..

14
Gen

Lamberto Teotino | L’ULTIMO DIO

A cura di Claudio Composti
Opening 9 Febbraio 2016 ore 18.30
Termine mostra 11 Marzo 2016

PROROGATA all’8 aprile 2016

Mc2gallery è orgogliosa di inaugurare la nuova stagione espositiva 2016 con la mostra personale dell’artista Lamberto Teotino. “L’ultimo Dio” è un progetto che indaga gli aspetti psicologici dell’individuo, un lavoro sulla coscienza umana. Teotino prende in esame i principi ontologici e antropologici analizzando l’approfondimento del sè in quanto Essere, legato all’autocoscienza e all’introspezione, processi tra i quali spicca l’intelletto come il principale luogo in cui si produce l’intuizione, principio base della conoscenza, superiore quindi alla ragione che funge semplicemente da strumento e che dimostra solo una visione intuitiva ed universale delle cose. L’identità anatomica dell’individuo passa in secondo piano ed è la mente che dispone la facoltà di offrire il contributo per responsabilizzare e dare risposta all’ultima chiamata disponibile alla quale oramai siamo costretti a rispondere. Per questo Teotino interviene manipolando le fotografie d’archivio che seleziona, cancellando i volti dei soggetti dietro forme geometriche. La realtà si prospetta come la zona da cui attingere la concretezza che sta alla base dell’esistenza rigeneratrice, attraverso un codice di riproducibilità: il frattale. Questo processo di auto-similarità crea un linguaggio che si ripete nella sua struttura e allo stesso modo su scale diverse. Studi recenti hanno estrapolato ed esplorato il genoma umano ad alta risoluzione e a tre dimensioni: ne è derivata una scultura matematicamente armoniosa ed elegante che ritroviamo in maniera ossessiva in natura in forma di codice. Si ritiene inoltre che i frattali abbiano delle corrispondenze con la struttura della mente umana. E’ per questo che la gente li trova così familiari. Continue Reading..

12
Gen

Luigi Ballario. Impressioni

Wunderkammer
Luigi Ballario. Impressioni
a cura Federica Boràgina
da un’idea di Paolo Gori
Preview 14 gennaio 2016, h. 18.30

Riccardo Crespi ripropone Wunderkammer che nel suo secondo anno si trasforma in un progetto di cultura partecipativa, offrendo, all’interno della galleria, uno spazio aperto a nuovi mecenati che desiderino presentare e promuovere l’opera di giovani artisti italiani.
I collezionisti selezionano di volta in volta un artista e si impegnano a sostenere il progetto, anche attraverso il coinvolgimento di un curatore, scelto dal medesimo “mecenate”, che diviene garante della credibilità dell’intero processo attraverso l’attivazione di relazioni tra collezionisti e curatori, nella cornice della galleria.

L’intento del progetto è offrire uno spazio ai giovani artisti italiani, producendone un’opera e favorendo la divulgazione e lo scambio tra i collezionisti più conosciuti per la loro cultura artistica e la loro attenzione in ambito contemporaneo.

I collezionisti coinvolti – in questa stagione Giorgio Fasol, Paolo Gori, Jean Claude Mosconi e Alberto Toffoletto – finanziano direttamente la produzione dell’opera o delle opere destinate alla Wunderkammer, che successivamente saranno messe in vendita attraverso un’asta silenziosa.

Il primo appuntamento ha come protagonista l’artista Luigi Ballario (1988), scelto da Paolo Gori e con la curatela di Federica Boràgina. Impressioni mostra l’originale e poetica ricerca di Ballario, condotta attraverso la sperimentazione del mezzo fotografico, rivelando il valore e le potenzialità dell’indagine tecnica e di una strumentazione non professionale. L’artista, infatti, opera con un banco ottico costruito in maniera artigianale che diviene una scatola magica in grado di regalare immagini del mondo inconsuete e sorprendenti, da lui stesso sviluppate in camera oscura. L’affascinante dialogo tecnico fra positivi e negativi è restituito con un’estetica sapientemente calibrata e al contempo estremamente suggestiva. Le opere in mostra raccontano come l’espediente tecnico possa essere matrice semantica: il banco ottico richiede tempi di esposizione lunghi che costringono l’artista, soggetto di molte delle proprie fotografie, a compiere un vero e proprio sforzo fisico, quasi in una dimensione performativa. Le presenze che abitano le opere di Ballario sono il risultato dell’eroico esercizio di guardare il mondo con tutto il corpo e non solo con gli occhi.
Il progetto verrà documentato con un volume edito da Gli Ori, a cura di Federica Boràgina.
Luigi Ballario (Prato 1988), autodidatta, ha iniziato le sue sperimentazioni sul suolo pratese per poi confrontarsi con altri luoghi in Italia, Europa fino a zone estreme come quartiere 798 di Beijing. Ha esposto presso il MUSAE Museo Urbano Sperimentale d’ arte emergente nel 2012 e, l’anno seguente, presso La Corte Arte Contemporanea, Firenze, in occasione della mostra personale Intimacy, a cura di Rosanna Tempestini Frizzi e Carolina Orlandini.

In galleria sarà possibile visitare anche la mostra Painting now, una mostra collettiva che vuole individuare un breve percorso all’interno della pittura contemporanea attraverso le opere di Giulia Andreani, Romain Bernini, Eun Mo Chung, Nathalie du Pasquier, Cristiano Menchini, Roee Rosen, Marta Sforni, Caterina Silva, Veronica Smirnoff, Sinta Tantra e Gal Weinstein.

Immagine: Luigi Ballario, Untitled, 2015, photo paper, 135 x 100 cm

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24
Dic

GESTURES – Women in action

A Merano Arte
dal 6 febbraio al 10 aprile 2016
La mostra
GESTURES – Women in action

Conferenza stampa: venerdì 5 febbraio 2016, ore 11.00
Inaugurazione: venerdì 5 febbraio 2016, ore 19.00

A cura di: Valerio Dehò

La mostra “GESTURES – Women in action”, in programma dal 6 febbraio al 10 Aprile 2016 a Merano Arte, presenta 40 opere – fotografie, video, oggetti e collage – che ripercorrono le espressioni più significative della Body Art femminile dagli anni Sessanta ad oggi. Sono lavori che esplorano il tema del corpo femminile impiegato come mezzo espressivo primario per veicolare un pensiero di protesta e sovvertimento dei valori costituiti, realizzati dalle più importanti esponenti della Body e Performance Art attive già dagli anni Sessanta e Settanta, quali Yoko Ono, Marina Abramovic, Valie Export, Yayoi Kusama, Ana Mendieta, Gina Pane, Carolee Schneemann, Charlotte Moorman, Orlan, alle esperienze più recenti di artiste quali Sophie Calle, Jeanne Dunning, Regina José Galindo, Shirin Neshat, Silvia Camporesi e Odinea Pamici.

Di natura volutamente effimera e legate al qui ed ora dell’accadimento, oltre che svolte in epoche e contesti socio-culturali specifici, molte delle creazioni di queste artiste hanno natura essenzialmente concettuale e sono arrivate a noi attraverso riproduzioni in forma fotografica o filmica oppure attraverso la conservazione di oggetti impiegati in occasione delle azioni. La mostra testimonia un percorso artistico tortuoso, attraverso il quale le donne protagoniste del movimento della Body Art, hanno mutato profondamente il corso dell’arte contemporanea.
L’abolizione dei confini tra teatro, spettacolo, comunicazione e arte, è stata importante per palesare vari aspetti che riguardavano la condizione della donna nel mondo. Con la Body Art le donne si sono affermate come grandi protagoniste di questa rivoluzione culturale e la loro presenza nell’arte è diventata fondamentale, manifestandosi in molti paesi come scelta politica per la parità di genere proprio negli anni cruciali del movimento femminista. Le loro opere hanno sviluppato un approccio che intendeva abolire la distanza tra artista e pubblico, facendo dell’arte un fondamento della comunicazione sociale, uno specchio e un laboratorio dei cambiamenti in atto. Il pubblico non era più considerato uno spettatore passivo, ma parte integrante dell’opera stessa.
L’esposizione si sviluppa in senso cronologico, fatta eccezione per l’androne del museo e la piattaforma dalla quale si ha accesso alle sale, dove è esposto il violoncello dell’artista e musicista americana Charlotte Moorman e il video che mostra la performance in cui l’artista ha impiegato tale strumento. Sulla grande parete che dal piano terra accompagna i tre piani espositivi, campeggia una grande fotografia di Marina Abramovic.Continue Reading..

17
Dic

Luca Andrea De Pasquale – Enrico Fico. Dedicato a Sir J. Herschel

LUCA ANDREA DE PASQUALE
ENRICO FICO

DEDICATO A SIR J. HERSCHEL
(LUCIFERI – KYANOS)

18 DICEMBRE 2015 – 16 GENNAIO 2016

INAUGURAZIONE: VENERDÌ 18 DICEMBRE ORE 19.00
GALLERIA 33
VIA G. GARIBALDI 33 AREZZO

“Dedicato a Sir J. Herschel” è il titolo della mostra presentata da Galleria 33 nello spazio al numero 33 di via Garibaldi ad Arezzo dal 18 dicembre 2015 al 16 gennaio 2016. La bipersonale di Luca Andrea De Pasquale (Aosta, 1983) ed Enrico Fico (Napoli, 1985), alias Luciferi, realizzata con la curatela di Tiziana Tommei, rende conto dell’evoluzione di una ricerca che ab origine si snoda nell’orbita del connubio tra antico e contemporaneo, sfera intima e mondo esterno.

La dedica all’inventore della tecnica della cianotipia rimanda all’incipit del piano espositivo. In mostra sono presentati due progetti, “Anabasi” e “480 Nanometri”, rispettivamente ideati e realizzati da Enrico Fico e Luca Andrea De Pasquale, in arte Luciferi.
In entrambi i casi non si tratta di mera fotografia: la cianotipia – unico tema dato in avvio al duo – ha finito per costituire solo un momento del processo di creazione e soprattutto una tecnica da plasmare al fine di affermare un messaggio personale, fortemente autobiografico ed inequivocabilmente identitario. Ciascun autore presenta 10 opere di piccolo formato, pezzi unici, ottenuti tramite applicazione della tecnica suddetta a partire da negativi ricavati mediante l’uso del banco ottico. La seconda parte del lavoro ha significato per entrambi la messa a confronto e la conseguente integrazione all’antico (dall’analogico alla cianotipia) di un’azione strettamente contemporanea che muove dal superamento della bidimensionalità dell’immagine: l’interpolazione di oggetti e la stuccatura di volti annessi ad una revisione dello still life come del ritratto. In mostra sarà presentato inoltre il video di Luca Andrea De Pasquale “Untitled”, realizzato con la regia di Frederick Shelbourne e Frances Von Fleming.Continue Reading..

16
Dic

Chiara Arturo. 18 miglia

Chiara Arturo
18 miglia

Venerdì 18 dicembre ore 18
Galleria Eloart – Forio d’Ischia (Napoli)

Venerdì 18 Dicembre la Galleria Eloart di Forio d’Ischia è lieta di presentare la prima mostra personale della fotografa Chiara Arturo (Ischia, 1984) dal titolo 18 miglia.

La mostra racconta attraverso 25 fotografie un viaggio liquido, fatto di sensazioni più che di distanze, tra l’isola e la terraferma. Visioni raccolte negli anni di andate e ritorni che diventano il punto di partenza della ricerca personale dell’artista. «Una foto per miglio – spiega l’artista – per raccontare una distanza che è anche un ricordo, una sensazione più che un percorso: il mio viaggio tra l’isola e la terraferma. Paesaggi ripescati in un immaginario consolidato da anni di andate e ritorni, che io sento come atmosfere interiori. Le visioni sono alterate dalla matericità del filtro/finestrino, aggredito dalla salsedine e dall’elemento acqua in tutte le sue forme, ma anche dalla luce, che spesso irrompe con violenza. Onde, promontori, fari, scorci, grandi navi: diventano i personaggi di una sorta di romanzo di formazione fatto al novantapercento d’acqua. In questo lavoro mi sono ri-percorsa. Da sempre per me lo stare in mezzo al mare rappresenta una geografia del pensiero. Inseguivo un’idea di paesaggio, in movimento, mai uguale. Alla fine mi sono ritrovata con un mondo intimo, fatto di sospensioni che duravano cinquantacinque minuti per volta. La mappatura del mio stare precario ed ondeggiante.
Il progetto 18 miglia è nato durante la prima edizione di LAB, il laboratorio irregolare di fotografia di Antonio Biasiucci. LAB risponde all’esigenza di creare un percorso per giovani artisti e di trasmettere un metodo per una costante azione critica sul proprio lavoro. «Il senso del “laboratorio” – spiega Biasiucci – è quello di scoprire un’urgenza, una autenticità attraverso il continuo confronto col soggetto scelto».Continue Reading..