Category: pittura

09
Apr

Tadashi Kawamata. The Shower

Valorizzare il patrimonio culturale sperimentando nuove vie per il rinnovamento dell’antica sapienza artigianale attraverso la visione di artisti e designer: è questa la mission di Fondazione Made in Cloister che quest’anno vede impegnato, nella creazione di una grande istallazione site-specific dal titolo “The Shower”, l’artista giapponese Tadashi Kawamata. L’opera di Kawamata, realizzata con l’intervento degli artigiani e coinvolgendo i ragazzi  del quartiere  di Porta Capuana, con la supervisione del curatore del progetto Demetrio Paparoni, sarà inaugurata  sabato 13 maggio 2017 alle ore 19,00.

Il progetto
Tadashi Kawamata – Made in Cloister è un’installazione site-specific curata dal critico Demetrio Paparoni. L’opera, che occuperà sia l’interno del chiostro che la facciata dell’attigua Chiesa rinascimentale di S. Caterina a Formiello, sarà realizzata dall’artista giapponese durante una permanenza a Napoli di due settimane. Su invito della Fondazione Made in Cloister, l’artista ha visitato Napoli e l’area di Porta Capuana nel Settembre del 2016, esplorandola con l’occhio del ricercatore e dello studioso.  In seguito a tale indagine Kawamata ha elaborato il suo intervento che sarà definito nei particolari durante la sua nuova permanenza a Napoli, prevista a partire dal 25 aprile 2017. Come spesso accade nelle sue opere, i materiali utilizzati saranno riciclati e scelti in quanto espressione dell’economia locale sia nella ricerca dei materiali che nella costruzione delle strutture in legno da lui disegnate: in questo caso cassette di legno comunemente usate nei mercati  di frutta e verdura. L’artista coinvolgerà  nella  realizzazione  artigiani e I ragazzi del quartiere di Porta Capuana, attraverso l’associazione Officine Gomitoli, per una grande opera collettiva. Il quartiere  diventa protagonista sia per l’estensione dell’opera e sia per le modalità collaborative e partecipative dell’ esecuzione artistica.

L’Ambasciata del Giappone in Italia, ha incluso l’evento nelle celebrazioni ufficiali del 150° anniversario delle relazioni tra il Giappone e l’Italia.

L’artista
“Visitare i luoghi, conoscerne gli abitanti, le loro abitudini e la loro economia è il primo passo dei miei progetti.”Tadashi Kawamata
“L’entusiasmo con cui Tadashi ha accettato di realizzare questo suo intervento nell’area di Porta Capuana  – dice Davide de Blasio, responsabile del programma artistico di Made in Cloister – è per noi un segno importante che rafforza la nostra convinzione che l’arte e la creatività possono dare una forte spinta al processo di rigenerazione e sviluppo sostenibile per le aree urbane segnate dal degrado”. Dopo il suo intervento del 2013 a Palazzo Strozzi, Tadashi Kawamata – Made in Cloister è la prima installazione che l’artista realizza in Italia utilizzando una struttura al tempo stesso pubblica e privata.Continue Reading..

09
Apr

Alfredo Pirri. I pesci non portano fucili

Martedì 11 aprile 2017 inaugura al MACRO Testaccio la prima antologica dedicata ad Alfredo Pirri, i pesci non portano fucili, curata da Benedetta Carpi De Resmini e Ludovico Pratesi.
La mostra, che resterà aperta fino al 4 giugno 2017, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, e organizzata in collaborazione con le gallerie Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea ed Eduardo Secci Contemporary.

Quella del Macro Testaccio rappresenta la tappa conclusiva del progetto I pesci non portano fucili, un viaggio all’interno dell’opera, del pensiero e della ricerca dell’artista che è iniziato nel novembre 2016 con la prima mostra RWD / FWD, allestita presso lo Studio/Archivio dell’artista. Il titolo del progetto è stato scelto dallo stesso Pirri in omaggio all’opera The Divine Invasion di Philip K. Dick (1981), in cui l’autore immagina una società disarmata e fluida come il mare aperto dentro il quale immergersi e riemergere dando forma ad avvenimenti multiformi. Tutto il progetto viene proposto come un nuovo possibile modello di rete culturale, fortemente sostenuto da Pirri, in cui ogni istituzione coinvolta è autonoma ma in costante dialogo con le altre. L’esposizione riunisce 50 opere tra le più importanti e significative realizzate dall’artista nel corso della sua carriera dagli anni ‘80 ad oggi, sottolineando l’alternarsi ritmico di fluidità e fissità, dove i repentini mutamenti di tecnica diventano allegoria di un tempo mentale, scandito dagli elementi che da sempre contraddistinguono la ricerca dell’artista: lo spazio, il colore e la luce. “Questa mostra, come afferma il curatore Ludovico Pratesi, permette una lettura completa e ragionata della complessità della ricerca di Alfredo Pirri, attraverso un itinerario espositivo strutturato come un’opera in sé. Lo spazio del Macro Testaccio viene interpretato dall’artista in maniera da sottolineare le componenti fondamentali del suo pensiero, per invitare il visitatore a condividere un’esperienza immersiva giocata sull’armonia tra spazio, luce e colore”.

La mostra si snoda attraverso un percorso articolato in cui il tema della città, intesa non solo come agglomerato urbano ma come spazio aperto, luogo di condivisione e di incontro, è declinato in varie sfaccettature, attraverso una profonda rielaborazione dello spazio architettonico stesso e qui diviso in due sezioni principali. Apre la mostra l’opera che l’artista ha realizzato nei mesi di ricerca all’interno del laboratorio allestito alla Nomas Foundation: Quello che avanza (2017), prosecuzione dello studio sulla luce e il colore che da sempre caratterizza la sua poetica. Costituito da 144 stampe, il lavoro è frutto di una ricerca sulla tecnica della cianotipia, che consente di realizzare immagini fotografiche off-camera di grandi dimensioni, caratterizzate da intense variazioni di blu. Di queste stampe, 130 testimoniano le fasi di lavorazione di un’opera e i residui da essa prodotti, mentre 14 sono il risultato di una procedura unica, che vede l’uso di piume appoggiate direttamente a impressionare i fogli preparati con sostanze chimiche ed esposti ai raggi UV.

Tra le altre opere scelte, Gas (1990), lavoro che combina elementi concettuali e minimalisti, capace già nel titolo, di evocare una materia invisibile che attraversa e riempie lo spazio circostante; le Squadre plastiche (1987-88), con la loro immobilità di testimoni mute e contemporaneamente la loro pittura che si riverbera sulla parete come energia viva; Verso N (2003), installazione in cui i frammenti costruiscono un orizzonte immaginario, un paesaggio spirituale attraversato da fasci di luce che si irradiano nello spazio riflettendo i colori della pittura; La stanza di Penna (1999), costituita da copertine di libro disposte in modo da creare uno skyline urbano, paesaggio bagnato da una luce diffusa che ricorda i colori del tramonto. A fare da raccordo tra le due sezioni l’opera Passi, che assume la valenza di una soglia. Si tratta di un’installazione site specific costituita da pavimenti di specchi che si frantumano sotto i passi dell’artista e dell’osservatore, creando narrazioni deformate che promuovono un dialogo dialettico con lo spazio circostante, la sua natura e la sua storia.

Come spiega la curatrice Benedetta Carpi de Resmini: “Alfredo Pirri ha sperimentato negli anni molteplici linguaggi espressivi spaziando dalla pittura alla scultura, dal video alla performance, ma è soprattutto la sua concezione del rapporto spazio – temporale, mediato dal lavoro che genera l’opera, che si presenta allo spettatore come una palingenesi: una nuova visione della realtà e della città. Lo spazio architettonico si trasforma così in supporto-tela su cui Pirri “dipinge” vuoti e pieni, luci e ombre, in una meditata metamorfosi che ne esalta i valori cromatici, concettuali e simbolici”Continue Reading..

06
Apr

Gerhard Richter. The Editions

In the spring of 2017, Gerhard Richter celebrated his 85th birthday. To mark this occasion, the entirety of Richter’s editioned work created since 1965 will be on view at the Museum Folkwang from April 7 until July 30, 2017. The exhibition Gerhard Richter. The Editions is the most comprehensive that the editions, currently numbering more than 170, have been given to date, and brings the artist’s most famous motifs together with many of his works that are rarely shown.

Gerhard Richter’s editioned works—prints, photographs, objects, and paintings—form an important group within the artist’s complex oeuvre. At the same time, they offer an overview of his more than five decades of extensive artistic work. Richter has used the concept of editioning since the early years of his artistic career to interpret his works and ideas anew and simultaneously to extend their reach through wider dissemination.

Richter’s earliest editions already show a new formulation of the same questions that occupy him in painting: questions about the meaning of original and copy, about the idiosyncrasies of photography, painting, and printing, and about the interpretation of his chosen subjects. As his painting has changed and evolved, his editions also reflect new subjects, concepts, and artistic strategies. In addition to found family portraits and photographs from newspapers and magazines—for example, Flugzeug II (Airplane II), 1966—he increasingly uses his own snapshots as the starting point for new artwork. Thus, for the edition Ella (2014), he returned to a photograph of his own daughter taken in 2006. Abstraction also plays a central role in the editions. Not only does Richter use abstract paintings as templates for photographs, excerpts from which he combines to make new works; he also creates editions with unique characteristics, as in Fuji, a series of 110 abstract paintings, of which the exhibition will feature two selections.

The exhibition is a collaboration with the Olbricht Collection.

Supported by Merck Finck Privatbankiers.

Press conference
Wednesday, April 5, 11am

Press contact
Anna Littmann: T +49 201 8845 160 / anna.littmann@museum-folkwang.essen.de

Public program
The exhibition will be accompanied by a range of public and educational programs. For the dates, please visit www.museum-folkwang.de or subscribe to our newsletter by clicking here.

Lecture
Thursday, June 22, 7pm, CONCEPTION – PRODUCTION – EDITION. with Mike Karstens, Print workshop, Münster

Gerhard Richter. The Editions
April 7–July 30, 2017

Opening: April 6, 7–10pm

Museum Folkwang
Museumsplatz 1
45128 Essen
Germany

Image: Kerze I, 1988. Candle I. Offset print and chalk on paper, 89,3 x 94,5 cm. Courtesy Olbricht Collection© Gerhard Richter, 2017

01
Apr

Italian Pavilion at the Venice Biennale

Giorgio Andreotta Calò, Roberto Cuoghi, Adelita Husni-Bey
Il mondo magico
May 13–November 26, 2017

Italian Pavilion at the Venice Biennale
Arsenale
Venice
Italy

www.ilmondomagico2017.it

Commissioned by the Ministry of Cultural Heritage and Activities and Tourism
DGAAP – Directorate-General for Contemporary Art and Architecture Urban Peripheries
Commissioner: Federica Galloni, Director General DGAAP
Realized by the Venice Biennale

Curated by Cecilia Alemani

Il mondo magico is the exhibition for the Italian Pavilion at the Venice Biennale 2017, and it presents ambitious new projects by Giorgio Andreotta Calò, Roberto Cuoghi, and Adelita Husni-Bey. These artists—all born in Italy between the 1970s and the 1980s—emerged on the scene in the first decade of the new millennium and, despite many stylistic differences, share a fascination with the transformative power of the imagination and an interest in magic.

In their works, Andreotta Calò, Cuoghi, and Husni-Bey construct parallel universes that teem with references to magic, fancy, and fable, creating complex personal cosmologies. They see themselves not just as producers of artworks, but as active interpreters and creators of the world, which they reinvent through magic and the imagination. For the invited artists, magic is not an escape into the depths of irrationality but rather a new way of experiencing reality: it is a tool for inhabiting the world in all its richness and multiplicity.

The title of the exhibition is borrowed from Ernesto de Martino’s book Il mondo magico; this Neapolitan scholar developed seminal theories about the anthropological function of magic, which he studied for decades, describing its rituals as devices through which individuals try to regain control in times of uncertainty and reassert their presence in the world.

Within the landscape of contemporary Italian art, Andreotta Calò, Cuoghi, and Husni-Bey use magic as a cognitive instrument for reconstructing and reinventing reality, sometimes through fantasy and play, sometimes through poetry and imagination. This approach allows them to create complex aesthetic universes that eschew the documentary-style narrative found in much recent art, relying instead on an alternative form of storytelling woven from myths, rituals, beliefs, and fairy tales.

Like the rituals described by de Martino, the works of Andreotta Calò, Cuoghi, and Husni-Bey stage situations of crisis that are resolved through processes of aesthetic and ecstatic transfiguration. If one looks closely, these works offer up the image of a country—both real and fanciful—where ancient traditions coexist with new global languages and vernaculars, and where reality and imagination melt together into a new magical world.

Il mondo magico will be accompanied by a bilingual catalogue published by Marsilio with essays by Giovanni Agosti, Cecilia Alemani, Giuliana Bruno, Barbara Casavecchia, Fabio Dei, Brian Dillon, Silvia Federici, Marina Warner, and Chris Wiley.

Image: Adelita Husni-Bey, 2017. Production still, 5k video. Courtesy the artist and Galleria Laveronica

31
Mar

Hermann Nitsch – O.M.T. Colore dal Rito

“Il mio teatro delle orge e dei misteri concentra l’esperienza intensa, il rituale nel senso della forma, creando un festival dell’esistenza, un’esperienza concentrata, consapevole e sensuale, del nostro esser(ci)”, Hermann Nitsch.

Il CIAC Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno ospita dal 25 marzo prossimo sino al 9 luglio la mostra Hermann Nitsch O.M.T Orgien Mysterien Theatre (Teatro delle Orge e dei Misteri) – Colore dal Rito, personale dedicata al grande maestro austriaco, esponente dell’Azionismo viennese, dell’Informale e quindi creatore di performance e installazioni molto discusse e rimaste memorabili.

Curata da Italo Tomassoni e da Giuseppe Morra, dal 1974 storico gallerista ed editore degli scritti di Nitsch cui ha dedicato nel 2008 un Museo a Napoli, la mostra raccoglie circa 40 opere, divise in 9 diversi cicli di lavori, realizzati tra il 1984 e il 2010 e allestite come fossero un’unica grande opera aperta negli spazi del CIAC, che diversifica nuovamente la propria offerta espositiva offrendo l’opportunità di incontrare uno tra i maggiori protagonisti dell’arte internazionale della seconda metà del Novecento.

Hermann Nitsch (1938) massimo esponente dell’Azionismo viennese, elabora già dal 1957-1960 la sua idea di Orgien Mysterien Theatre (Teatro delle Orge e dei Misteri): esperienza di arte totale legata al concetto psicanalitico di Abreaktion, cioè la scarica emozionale che consente ad un soggetto di rimuovere gli effetti di accadimenti drammatici. L’esecuzione di atti orgiastici e onanistici con la messinscena di riti sacrificali consente, secondo l’artista, la liberazione catartica da tabù religiosi, moralistici, sessuali. Nel frattempo Nitsch dipinge seguendo il movimento del tachisme cioè l’immediatezza del gesto che versa o schizza colori sulla tela, anche usando direttamente le mani. Dal 1961 si intensificano le azioni in cui Nitsch comincia ad utilizzare gli animali macellati, il cui sangue viene usato come colore, così come aumenta il numero di partecipanti alle sue azioni con attori passivi crocefissi e cosparsi di sangue e attori attivi che utilizzano interiora di animali, si diversificano i materiali e gli apparati scenici. La provocazione si fa sempre più spinta tanto che nel 1965 Nitsch andrà in carcere per due settimane, ma si allarga anche il giro delle sue relazioni internazionali, specie con la Germania e gli Stati Uniti. Nel 1971 acquista il castello di Prinzerdorf in Austria che diventa la sede del suo Orgien Mysterien Theatre. Nel 1974 entra in contatto a Napoli con Giuseppe Morra e il suo Studio che diviene la sua galleria e il suo editore di riferimento, pubblicando l’O.M. Theatre 2, sua opera teorica fondamentale e gli spartiti musicali delle sue molteplici azioni sceniche. Nel corso degli anni Settanta-Ottanta si intensificano le partecipazioni alle grandi rassegne internazionali, gli interventi in prestigiosi musei e le esecuzioni musicali. Nel 1984 la sua 80.ma azione dura tre giorni e tre notti consecutive e dieci anni dopo Morra ne pubblica la partitura integrale. Dagli anni Novanta prevalgono in tutto il mondo le esposizioni dotate di forte energia espressiva, in cui Nitsch installa i relitti, gli oggetti, le grandi tele, le partiture, i progetti grafici che hanno dato vita alla sua personalissima esperienza artistica, in cui confluiscono teatro, pittura, musica, fotografia, video, performance.

La mostra presenta alcune celebri installazioni di Nitsch come 18b.malaktion, 1986 Napoli Casa Morra. Si tratta di grandi tele dove domina il colore rosso versato o schizzato, “una pittura d’azione – afferma Nitsch – che assolve una funzione drammatica, coinvolgendo gli spettatori, come un accadere drammatico che si manifesta a mò di litania, all’interno del mio teatro, attraverso una esibizione pittorica”. Oppure azioni dimostrative-teoriche come 108.lehration, 2001 Roma Galleria d’Arte Moderna, dove in altre grandi tele Nitsch evidenzia elementi base del suo teatro, cercando “il segreto profondo del colore” e dando precise indicazioni sulla propria teoria estetica, le sue speculazioni filosofiche e la sua idea del cosmo.

E 130.aktion installazione di relitti, 2010 Museo Nitsch Napoli, dove l’artista costruisce opere autonome ma al tempo stresso tracce rielaborate delle sue precedenti azioni sceniche con elementi che provengono dall’azione stessa come grandi teli bianchi e camici macchiati di sangue, barelle servite per trasportare corpi che divengono tavoli o altari, attrezzi chirurgici come bisturi o divaricatori, provette e alambicchi che rimandano al corpo e ai suoi umori, zollette di zucchero e fazzolettini di carta messi in file perfettamente regolari, che suggeriscono sensazioni di freschezza e purezza. Relitti come installazioni di quanto è già avvenuto, testimonianza di un evento sacrificale assente, segni rituali e formali di fatti fisici e carnali.Continue Reading..

26
Mar

Anselm Kiefer. For Louis-Ferdinand Céline: Voyage au bout de la nuit

For Louis-Ferdinand Céline: Voyage au bout de la nuit, a large-scale installation by Anselm Kiefer, one of the most important living artists, will be presented by Copenhagen Contemporary (CC) from April 2 through August 6.

Anselm Kiefer’s paintings and sculptures are filled with references to the past. In the almost 50 years since he began working as an artist in postwar Germany, he has found inspiration in historical events, literature, poetry, alchemy, astronomy, chemistry, and religion. This exhibition includes four paintings and four lead sculptures of airplanes. The work, which is monumental in size, has never been exhibited before.

Kiefer has been making lead airplane sculptures since the late 1980s. The pieces in this exhibition, with their battered, war-weary aura, dominate a 1500-square-meter space. The allegorically significant airplanes are juxtaposed and converse with a series of paintings that measure up to 6.6m in height and 11.4 meters in width. The paintings contain references to photographs the artist took during his travels in the Gobi Desert in 1993 and also to a scene in Ingeborg Bachmann’s Book of Franza (1955), in which the title character unsuccessfully seeks solace in the barrenness of the desert.

The multiplicity of references and the diversity of materials can be—although not necessarily should be—interpreted as alluding to the philosophy of Emanationism, which holds that all things flow from and return to one infinite entity.

About Anselm Kiefer
Anselm Kiefer was born in Donaueschingen, Germany in 1945 and has lived and worked in France since 1993. After studying law, and Romance languages and literature, Kiefer devoted himself entirely to painting. He attended the School of Fine Arts at Fribourg-in-Brisgau, then the Art Academy in Karlsruhe He has exhibited widely, including solo shows at MoMA, New York (1988); Neue Nationalgalerie, Berlin (1991); The Metropolitan Museum of Art, New York (1998); Fort Worth Museum of Art, Texas (2005); the San Francisco Museum of Modern Art (2006); Mass MoCA, Massachusetts (2007); Guggenheim Museum, Bilbao (2007); Grand Palais, Paris (2007); Louisiana Museum of Modern Art, Denmark (2010); the Rijksmuseum, Amsterdam (2011); Tel Aviv Museum of Art (2011); The Royal Academy of Arts, London (2014); the Centre Georges Pompidou and the Bibliothèque Nationale de France, Paris (2015). In 2007 Kiefer became the first artist to be commissioned to install a permanent work at the Louvre, Paris since Georges Braque some 50 years earlier. In 2009 he created an opera, Am Anfang, to mark the 20th anniversary of the Opéra National de Paris.

About Copenhagen Contemporary
Copenhagen Contemporary (CC) is an independent institution established in 2015 which works to create an international center for contemporary art and cultural experiences in Copenhagen.

Anselm Kiefer. For Louis-Ferdinand Céline: Voyage au bout de la nuit
April 2–August 6, 2017
Opening: April 1, 5–9pm

Copenhagen Contemporary
Trangravsvej 10-12
1436 Copenhagen
Denmark
Hours: Tuesday–Sunday 11am–6pm,
Thursday 11am–9pm

T +45 29 89 72 88
contact@cphco.org

Photo: © Anselm Kiefer

22
Mar

Georgia O’Keeffe: Living Modern

Georgia O’Keeffe: Living Modern takes a new look at how the renowned modernist artist proclaimed her progressive, independent lifestyle through a self-crafted public persona—including her clothing and the way she posed for the camera. The exhibition expands our understanding of O’Keeffe by focusing on her wardrobe, shown for the first time alongside key paintings and photographs. It confirms and explores her determination to be in charge of how the world understood her identity and artistic values.

In addition to selected paintings and items of clothing, the exhibition presents photographs of O’Keeffe and her homes by Alfred Stieglitz, Ansel Adams, Annie Leibovitz, Philippe Halsman, Yousuf Karsh, Cecil Beaton, Andy Warhol, Bruce Weber, Todd Webb, and others. It also includes works that entered the Brooklyn collection following O’Keeffe’s first-ever museum exhibition—held at the Brooklyn Museum in 1927.

The exhibition is organized in sections that run from her early years, when O’Keeffe crafted a signature style of dress that dispensed with ornamentation; to her years in New York, in the 1920s and 1930s, when a black-and-white palette dominated much of her art and dress; and to her later years in New Mexico, where her art and clothing changed in response to the surrounding colors of the Southwestern landscape. The final section explores the enormous role photography played in the artist’s reinvention of herself in the Southwest, when a younger generation of photographers visited her, solidifying her status as a pioneer of modernism and as a contemporary style icon.

Georgia O’Keeffe: Living Modern is organized by guest curator Wanda M. Corn, Robert and Ruth Halperin Professor Emerita in Art History, Stanford University, and coordinated by Lisa Small, Curator of European Painting and Sculpture, Brooklyn Museum. Lead sponsorship for this exhibition is provided by the Calvin Klein Family Foundation. Generous support is also provided by Anne Klein, Bank of America, the Helene Zucker Seeman Memorial Exhibition Fund, Christie’s, Almine Rech Gallery, and the Alturas Foundation. The accompanying book is supported by the Wyeth Foundation for American Art and the Carl & Marilynn Thoma Art Foundation and is published by the Brooklyn Museum in association with DelMonico Books • Prestel.Continue Reading..

21
Mar

Louise Bourgeois. Voyages Without a Destination

On Friday, March 24 at the Studio Trisorio, a retrospective exhibit of Louise Bourgeois entitled Voyages Without a Destination will be inaugurated.

On exhibit are four bronze sculptures and 34 drawings, half of which have never before been exhibited. Executed by the artist between 1940 and 2009, these works bear witness to the course of her poetics throughout her career.

An internationally renowned artist, Louise Bourgeois was born in Paris in 1911. Despite the fact that she lived in New York from 1938 to her death, most of her inspiration was drawn from her early childhood in France and family relations. Using the body as a primary form, she explored the entire range of human emotions. In her works, varying from drawings to large-scale installations, she has dealt with themes such as memories, sexuality, love and abandonment thus giving form to her fears in order to exorcize them.

The works of Louise Bourgeois have been exhibited the world over. In Italy her solo exhibits were held at the Venice Biennale where her work was presented at the US Pavilion (1993), the Prada Foundation (1997); the Bevilacqua La Masa Foundation (2000), the National Museum of Capodimonte (2008) and the Vedova Foundation (2010).

Louise Bourgeois (1911–2010) was nominated Officer of the Ordre des Arts et des Lettres by the French Minister of Culture (1983) and received numerous international recognitions: the Grand Prix National de la Sculpture from the French government (1991), the Lifetime Achievement Award from the International Sculpture Center in Washington D.C. (1991), the National Medal of Arts from the President of the United States (1997). Louise Bourgeois was elected member of American Academy of Arts and Science and was awarded the French Legion of Honour medal (2008).

Louise Bourgeois. Voyages Without a Destination
March 24–June 17, 2017

Studio Trisorio
Riviera di Chiaia, 215
80121 Naples
Italy
Hours: Monday–Friday 4–7:30pm,
Monday–Friday 10am–1:30pm,
Saturday 10:30am–1:30pm

T +39 081 414306
F +39 081 414306
info@studiotrisorio.com

Image: Louise Bourgeois, YOU ARE MY FAVORITE MONSTER (detail), 2005. © The Easton Foundation/ Licensed SIAE 2017. Photo: Christopher Burke.

20
Mar

Hani Zurob. Zeft

Contemporary Art Platform (CAP) is pleased to announce the opening night of Zeft exhibition and is proud to present the first Kuwait solo exhibition of Paris based painter Hani Zurob taking place on Wednesday the 22nd of March 2017 at 7pm. The exhibition continues until the 22nd of April 2017.

Yasmina Reggad writes, “Hani Zurob has been a firsthand witness to recent critical events that have shaped his subjectivity. He eschews widely circulated media imagery in favour of using the medium of tar that is per se highly charged with contemporary narratives on atrocity that go beyond the personal experience of the artist in Palestine. Besides serving to interrogate the medium of painting, the tar could be the “piece of evidence” that provides “a reservoir of the real”(Peter Geimer, op., cit., p. 31) for the  viewers to activate their personal archive of imagery.“

Hani Zurob is a Palestinian artist, born in 1976 in Rafah camp (Gaza). In 1994 he moved to Nablus where he graduated in 1999 with a B.A. of Fine Arts at the University Al-Najah. He then settled in Ramallah until 2006, where he received a grant that allowed him to reside in Paris at the Cité Internationale des Arts. Hani was unable to return to his homeland. Today he lives in France, creating works that explore the state of exile, waiting, movement and displacement. His work presents Palestine through a personal perspective and conceptual context that transcends borders and geography—concepts that remain close to the painter’s heart.

“Hani’s practice provides an important voice in contemporary Palestinian culture, as well as a significant contribution to the creation of an Arab aesthetic. Ultimately though, while Zurob’s art gives powerful expression to the Palestinian collective experience, it can also be seen in the context of more universal themes of personal identity and embraces humanity beyond the Palestinian context”.
Black Dog Publishing, London 2012.

In Palestine, Hani had staged many solo exhibitions and he was a finalist in the A. M. Qattan Foundation Young Artist Award 2002, Ramallah. In 2009 Zurob was granted the Renoir price (Bourse et Prix Renoir). His work is found in private and public collections including in the Arab American National Museum (AANM), Dearborn, Michigan; WAH center (Williamsburg Art & Historical center), New York; Association Renoir, France; Cité Internationale des Arts, Paris; Mairie de Paris, Hôtél de Ville, Paris; Barjeel Art Foundation, Sharjah; Contemporary Art Platform (CAP), Kuwait; A. M. Qattan Foundation, London-Ramallah; Birzeit University Museum, Birzeit, Palestine; Ramzi Dalloul Collection, Lebanon, and George Michael Al Ama Collection, Palestine.

A monograph tracing the development of his work, “Between Exits: Paintings By Hani Zurob” by Kamal Boullata was published by Black Dog Publishing, London, November 2012.

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11
Mar

Pino Pinelli. La pittura disseminata

La mostra, dal titolo La pittura disseminata, presenta un’ampia selezione di 21 opere che ripercorrono la sua vicenda artistica, dagli anni settanta a oggi.

Dal 4 febbraio al 1° aprile 2017, il MARCA – Museo delle Arti di Catanzaro, diretto da Rocco Guglielmo, ospita l’antologica che analizza il percorso creativo di Pino Pinelli (Catania, 1938), tra i maggiori esponenti dell’arte italiana del dopoguerra e gli interpreti principali dell’Arte Analitica.

La mostra, curata da Giorgio Bonomi, organizzata dalla Fondazione Rocco Guglielmo e dall’Amministrazione Provinciale di Catanzaro, in collaborazione con l’Archivio Pino Pinelli di Milano, presenta 21 opere, realizzate dall’artista siciliano dagli anni settanta a oggi, sia di grandi dimensioni sia di misure più contenute, che delineano in maniera esaustiva le diverse sfumature della sua poetica.

A partire dagli anni sessanta in Italia abbiamo assistito alla nascita di una vera e propria rivoluzione stilistica. Gli artisti avvertirono il limite del quadro, inteso come insieme di tela e cornice: le superfici videro la comparsa di estroflessioni, come nel caso di Bonalumi e Castellani, così come era stato nel decennio precedente per i tagli di Lucio Fontana.
Dal canto suo, Pino Pinelli, che nasce pittore utilizzando i classici mezzi del mestiere, respirò la temperie culturale di quel periodo e giunse alla “disseminazione” – per utilizzare un termine proprio dell’arte di Pinelli – “frammentando” l’oggetto quadro negli elementi che lo compongono (tela e telaio) e coinvolgendo in questo processo l’elemento estraneo al quadro stesso: la parete che, perdendo la sua condizione di neutralità, ne diventa coprotagonista capace di accogliere elementi di colore puro, declinati in forme ora corrucciate, ora raggrumate, ora lineari e asciutte, ora a frattali e libere, raccolte in genere in un percorso leggermente arcuato, quasi a voler imitare il gesto del seminatore.
Dapprima le “disseminazioni” sono composte di pochi elementi, poi nel corso degli anni, fino a oggi, i “pezzi” si moltiplicano anche in modo considerevole.
I suoi lavori usano in prevalenza i colori fondamentali (rosso, blu, giallo, nero, bianco e grigio), ma anche i complementari. La pluralità della disseminazione, a volte, si riduce, ma mai a meno di due “parti” e, anche quando non tutta l’opera è monocroma, lo sono i singoli componenti.
Quella di Pinelli è una pittura “materica”, una sorta di concentrazione atomica del colore (realizzato con una tecnica molto personale) per cui le sue opere che con la “frammentazione” hanno una forza centrifuga, poi nella totalità dell’opera acquistano una forza, uguale e contraria, cioè centripeta: la parete così, da passivo elemento di appoggio, diviene il vero e proprio supporto, come lo sono la tela o il legno nella pittura più tradizionale, e su di essa l’artista, novello “seminatore” “sparge le parti dell’opera.
Accompagna l’esposizione un catalogo bilingue (italiano e inglese) Silvana editoriale, con una lunga conversazione tra Pino Pinelli e Giorgio Bonomi, a cura di Lara Caccia.
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