Tag: GALLERIA CONTINUA

26
Mag

Ornaghi & Prestinari. Keeping Things Whole

Una strana malinconia.
Un desiderio inappagato.
Due figure dormienti, lari della casa, circondati da cose.
Tenere assieme (unite e complesse) le cose. Frammenti, a volte contraddittori, di mondo: il lavoro, l’invenzione, il nuovo e lo scarto, l’antico e il tecnologico, la natura. Non c’è un altrove, non ci sono categorie distinte. Sono tutti aspetti, parti, di una stessa complessità.
Un piccolo giro, una passeggiata nella casa, tra elementi e materiali, tecniche e situazioni, quasi dei microracconti di una realtà concreta e paradossale tesa tra il quotidiano e il vuoto.
Ornaghi & Prestinari

Alla Galleria Continua in corso Keeping Things Whole, mostra personale di Ornaghi & Prestinari. Tra i più interessanti rappresentanti della giovane generazione di artisti italiani, Valentina Ornaghi e Claudio Prestinari negli ultimi anni hanno consolidato la loro posizione anche a livello internazionale grazie ad una serie di mostre in spazi pubblici e musei stranieri.

Nel progetto che concepiscono per San Gimignano l’intimità domestica della casa si incontra con la visione museale dello spazio allestito in cui gli oggetti sono esibiti. Il percorso si compone di un nutrito gruppo di opere: sculture, quadri e collage appositamente realizzati per la mostra e una selezione di lavori frutto della più recente ricerca. Attraverso queste opere gli artisti articolano riflessioni sul senso del lavoro manuale in un’epoca post-artigianale caratterizzata dall’automazione del processo lavorativo; sulle connessioni tra produzione e consumo; sui processi di trasformazione di materiali e oggetti; sui mutamenti antropologici che si determinano nella nostra società stretta tra etica del lavoro ed estetica del consumo.

Il titolo della mostra preso a prestito da una poesia di Mark Strand, Keeping Things Whole (‘Tenere assieme le cose’), è già una dichiarazione di intenti. Le “cose” (contrazione dal latino “causa”, quanto ci sta a cuore e per cui ci si batte) sono al centro del progetto. A questo proposito Ornaghi & Prestinari dichiarano “Attraverso la nostra poetica cerchiamo di conferire agli atti familiari un valore nuovo. L’aspetto quotidiano del prendersi cura della casa o degli oggetti, del ripararli o del ricostruirli, trasmuta le cose indistinte a un livello di realtà più elevato. Ci sforziamo di pensare alle cose come unite per non privarle della loro complessità: far coesistere piuttosto che separare. Proviamo a generare convivenze ed equilibri, coniugare mondi apparentemente distanti, preservare la polisemia (…). Attraverso l’esercizio, la frequentazione quotidiana dei materiali, ci sfidiamo ad acquisire nuove abilità. La forma finale è sempre la risultante di un processo di affinamento. Lavorare su una certa cosa finché non inizia a parlare”. Gli artisti concludono la loro riflessione consegnandoci un passaggio di Remo Bodei da La vita delle cose (Roma-Bari, Laterza, 2009): “Dagli utensili preistorici in pietra, osso o legno alle prime produzioni ceramiche, dalle macchine ai computer, le cose hanno percorso una lunga strada assieme a noi. Cambiando con i tempi, i luoghi e le modalità di lavorazione, discendendo da storie e tradizioni diverse, ricoprendosi di molteplici strati di senso, hanno incorporato idee, affetti, simboli di cui spesso non siamo consapevoli (…). Le cose rappresentano nodi di relazioni con la vita degli altri, anelli di continuità tra le generazioni, ponti che collegano storie individuali e collettive, raccordi tra civiltà umane e natura. Il loro rapporto con noi somiglia, in tono minore, a quello dell’amore tra persone, dove il legame convive con la reciproca autonomia e nessuno è proprietà esclusiva dell’altro.”

Nelle loro opere Ornaghi & Prestinari elaborano e integrano influenze formali e riferimenti storico- artistici: gli “Inerti”, sculture che includono l’impronta di motivi floreali e vegetali ispirati ai disegni di William Morris iniziatore del movimento Art and Craft e pioniere del design; “Paolina” una scultura rovesciata rielaborazione della celebre scultura del Canova; “Oltremarino (S. Martini)” un’opera che parte da una riflessione sul rapporto di compresenza e distanza tra realtà e immagine, tra la fisicità minerale del blu di lapislazzuli delle tavole di Simone Martini e le sue riproduzioni sui libri, sono solo alcuni esempi. La ricerca degli artisti si concentra sulle varie sfaccettature della “cultura materiale” intesa come rapporto tra l’uomo e gli oggetti e su come questo rapporto sia legato alla storia dei materiali, alle loro potenzialità, alla progettazione, alle tecniche di produzione e al consumo. In mostra sculture realizzate con materiali naturali come la pietra (sodalite e alabastro), il legno, l’argilla diventata ceramica dialogano con strutture ed elementi in metallo che somigliano a oggetti ordinari e seriali della vita quotidiana.Continue Reading..

18
Feb

Antony Gormley. ESSERE

THE GALLERIE DEGLI UFFIZI IS PLEASED TO ANNOUNCE

ESSERE

A FORTHCOMING EXHIBITION OF WORK BY ANTONYGORMLEY
TO RUN FROM 26 FEBRUARY TO 26 MAY 2019

‘Can an object be the catalyst for new thoughts and behaviours?’ Antony Gormley

This exhibition – which is to be held in the Aula Magliabechiana in Uffizi from 26 February to 26 May 2019 – brings together works of different materials and scales that explore the body in space and the body as space. There are 12 works in the expansive new ground floor gallery, where natural light will play into 12 discrete vaulted spaces defined by six stone columns and no internal walls. Two further works are placed in the context of the historic collection and another is installed on the terrace of the Uffizi. At the core of the show there is a dialogue between two sculptures, Passage and Room, made 35 years apart. Both deal with the space of the body. Passage (2016), a 12 metre-long Corten steel tunnel in human form – allows viewers to enter, while Room (1980), a set of the artist’s clothes cut into a continuous 8 millimetre-wide ribbon expanded into an enclosure 6 metres square, keeps them out. The show is predicated on these two works and the dialogue between stasis and movement: imaginative and actual space. The artist states: “I use the indexical impression of my own living body rather than mimesis to make work that both displaces and encloses, to engage and activate attention.” There are a number of specially made new works in the exhibition, including Veer II (2018), a three-dimensional life-size cast iron evocation of a tense nervous system at the core of the body, and Breathe (2018), a large lead- covered expansion work that applies the cosmic principles of the Big Bang to the singularity of a subjective body. Interaction with the city’s precious cultural heritage, and with the Uffizi in particular, is the prerogative of to two examples of the bodyform Another Time: one is placed amongst the classical sculptures on the piano nobile and the other is installed outdoors on the terrace of the Uffizi, looking out over Piazza della Signoria. A third instance of interaction with the Uffizi’s historic collection takes the shape of a room devoted to dialogue with the Sleeping Hermaphrodite, a Roman copy from the imperial age of a 2nd century BC Hellenistic original resting on a plinth, and the floor-hugging blockwork, Settlement(2005).

Departing from ideas about an exhibition as a space for aesthetic contemplation or the enjoyment of narrative or representation, Essere invites our active participation as connectors between defined objects and open space in which mass and void, dark and light, hard and soft engage the viewer’s presence in space.Continue Reading..

02
Mag

ANISH KAPOOR. Descension

ANISH KAPOOR
Descension

Inaugurazione: sabato 2 maggio 2015, Via del Castello 11, ore 18-24
Fino al 05.09.2015, da lunedì a sabato 10-13 / 14-19

Riconosciuto a livello mondiale come uno tra i più significativi artisti contemporanei Anish Kapoor torna ad esporre in Italia con la mostra Descension, un progetto espositivo appositamente conce-pito per gli spazi del cinema teatro di Galleria Continua di San Gimignano. Cuore della mostra è l’installazione posta in platea, Descension, che dà anche il titolo alla personale.
Anish Kapoor si inserisce a pieno titolo in quella genealogia di artisti che sviluppano interrogativi alchemici e agiscono anche attraverso concetti paradossali realizzando opere che ci spingono oltre l’apparire alla ricerca dell’essere, facendoci riflettere sullo stato latente della potenza della materia stessa, dell’energia in essa contenuta e per questo metafora dell’intero universo.
A caratterizzare l’opera di Kapoor sono l’infinita capacità di reinvenzione del linguaggio artistico, nella sua dimensione monumentale come anche in quella più intima. I temi della sua ricerca, che è anche e in primo luogo ricerca filosofica, sono centrati sull’uomo e sulla consapevolezza di sé, sulla mente e l’esperienza delle cose che la circondano, sull’universalità di tempo e spazio, dalle prime opere fino alle più recenti e monumentali installazioni in musei e spazi pubblici.
L’opera di Kapoor ridefinisce e amplia il concetto di scultura nell’arte. La sua poetica implode e al contempo intensifica ed approfondisce le relazioni binarie, le energie opposte, le antitesi che costituiscono il mondo visibile. Luce ed ombra, negativo e positivo, maschile e femminile, materiale ed immateriale, interno ed esterno, concavo e convesso, lucido ed opaco, liscio e ruvido, naturale ed artificiale, rigido e morbido, solido e liquido, attivo e inerte, ordine e disordine, pieno e vuoto non sono che alcune delle polarità che l’opera di Kapoor è capace di rappresentare suscitando straordinario incanto. A proposito della relazione tra pieno e vuoto l’artista afferma: “Ho sempre pensato al vuoto come a uno spazio transitorio. E tutto ciò ha molto a che fare con il tempo. Sono sempre stato interessato al momento creativo in cui ogni cosa è possibile e niente è ancora accaduto. Il vuoto è quel momento di tempo che precede la creazione, in cui tutto è possibile”.Continue Reading..

05
Set

Ornaghi & Prestinari. Keeping Things Whole

Una strana malinconia.
Un desiderio inappagato.
Due figure dormienti, lari della casa, circondati da cose.
Tenere assieme (unite e complesse) le cose. Frammenti, a volte contraddittori, di mondo: il lavoro, l’invenzione, il nuovo e lo scarto, l’antico e il tecnologico, la natura. Non c’è un altrove, non ci sono categorie distinte. Sono tutti aspetti, parti, di una stessa complessità.
Un piccolo giro, una passeggiata nella casa, tra elementi e materiali, tecniche e situazioni, quasi dei microracconti di una realtà concreta e paradossale tesa tra il quotidiano e il vuoto.
Ornaghi & Prestinari

Alla Galleria Continua in corso Keeping Things Whole, mostra personale di Ornaghi & Prestinari. Tra i più interessanti rappresentanti della giovane generazione di artisti italiani, Valentina Ornaghi e Claudio Prestinari negli ultimi anni hanno consolidato la loro posizione anche a livello internazionale grazie ad una serie di mostre in spazi pubblici e musei stranieri.

Nel progetto che concepiscono per San Gimignano l’intimità domestica della casa si incontra con la visione museale dello spazio allestito in cui gli oggetti sono esibiti. Il percorso si compone di un nutrito gruppo di opere: sculture, quadri e collage appositamente realizzati per la mostra e una selezione di lavori frutto della più recente ricerca. Attraverso queste opere gli artisti articolano riflessioni sul senso del lavoro manuale in un’epoca post-artigianale caratterizzata dall’automazione del processo lavorativo; sulle connessioni tra produzione e consumo; sui processi di trasformazione di materiali e oggetti; sui mutamenti antropologici che si determinano nella nostra società stretta tra etica del lavoro ed estetica del consumo.

Il titolo della mostra preso a prestito da una poesia di Mark Strand, Keeping Things Whole (‘Tenere assieme le cose’), è già una dichiarazione di intenti. Le “cose” (contrazione dal latino “causa”, quanto ci sta a cuore e per cui ci si batte) sono al centro del progetto. A questo proposito Ornaghi & Prestinari dichiarano “Attraverso la nostra poetica cerchiamo di conferire agli atti familiari un valore nuovo. L’aspetto quotidiano del prendersi cura della casa o degli oggetti, del ripararli o del ricostruirli, trasmuta le cose indistinte a un livello di realtà più elevato. Ci sforziamo di pensare alle cose come unite per non privarle della loro complessità: far coesistere piuttosto che separare. Proviamo a generare convivenze ed equilibri, coniugare mondi apparentemente distanti, preservare la polisemia (…). Attraverso l’esercizio, la frequentazione quotidiana dei materiali, ci sfidiamo ad acquisire nuove abilità. La forma finale è sempre la risultante di un processo di affinamento. Lavorare su una certa cosa finché non inizia a parlare”. Gli artisti concludono la loro riflessione consegnandoci un passaggio di Remo Bodei da La vita delle cose (Roma-Bari, Laterza, 2009): “Dagli utensili preistorici in pietra, osso o legno alle prime produzioni ceramiche, dalle macchine ai computer, le cose hanno percorso una lunga strada assieme a noi. Cambiando con i tempi, i luoghi e le modalità di lavorazione, discendendo da storie e tradizioni diverse, ricoprendosi di molteplici strati di senso, hanno incorporato idee, affetti, simboli di cui spesso non siamo consapevoli (…). Le cose rappresentano nodi di relazioni con la vita degli altri, anelli di continuità tra le generazioni, ponti che collegano storie individuali e collettive, raccordi tra civiltà umane e natura. Il loro rapporto con noi somiglia, in tono minore, a quello dell’amore tra persone, dove il legame convive con la reciproca autonomia e nessuno è proprietà esclusiva dell’altro.”

Nelle loro opere Ornaghi & Prestinari elaborano e integrano influenze formali e riferimenti storico- artistici: gli “Inerti”, sculture che includono l’impronta di motivi floreali e vegetali ispirati ai disegni di William Morris iniziatore del movimento Art and Craft e pioniere del design; “Paolina” una scultura rovesciata rielaborazione della celebre scultura del Canova; “Oltremarino (S. Martini)” un’opera che parte da una riflessione sul rapporto di compresenza e distanza tra realtà e immagine, tra la fisicità minerale del blu di lapislazzuli delle tavole di Simone Martini e le sue riproduzioni sui libri, sono solo alcuni esempi. La ricerca degli artisti si concentra sulle varie sfaccettature della “cultura materiale” intesa come rapporto tra l’uomo e gli oggetti e su come questo rapporto sia legato alla storia dei materiali, alle loro potenzialità, alla progettazione, alle tecniche di produzione e al consumo. In mostra sculture realizzate con materiali naturali come la pietra (sodalite e alabastro), il legno, l’argilla diventata ceramica dialogano con strutture ed elementi in metallo che somigliano a oggetti ordinari e seriali della vita quotidiana.Continue Reading..

18
Mag

ANISH KAPOOR. Descension

ANISH KAPOOR
Descension

Inaugurazione: sabato 2 maggio 2015, Via del Castello 11, ore 18-24
Fino al 05.09.2015, da lunedì a sabato 10-13 / 14-19

Riconosciuto a livello mondiale come uno tra i più significativi artisti contemporanei Anish Kapoor torna ad esporre in Italia con la mostra Descension, un progetto espositivo appositamente conce-pito per gli spazi del cinema teatro di Galleria Continua di San Gimignano. Cuore della mostra è l’installazione posta in platea, Descension, che dà anche il titolo alla personale.
Anish Kapoor si inserisce a pieno titolo in quella genealogia di artisti che sviluppano interrogativi alchemici e agiscono anche attraverso concetti paradossali realizzando opere che ci spingono oltre l’apparire alla ricerca dell’essere, facendoci riflettere sullo stato latente della potenza della materia stessa, dell’energia in essa contenuta e per questo metafora dell’intero universo.
A caratterizzare l’opera di Kapoor sono l’infinita capacità di reinvenzione del linguaggio artistico, nella sua dimensione monumentale come anche in quella più intima. I temi della sua ricerca, che è anche e in primo luogo ricerca filosofica, sono centrati sull’uomo e sulla consapevolezza di sé, sulla mente e l’esperienza delle cose che la circondano, sull’universalità di tempo e spazio, dalle prime opere fino alle più recenti e monumentali installazioni in musei e spazi pubblici.
L’opera di Kapoor ridefinisce e amplia il concetto di scultura nell’arte. La sua poetica implode e al contempo intensifica ed approfondisce le relazioni binarie, le energie opposte, le antitesi che costituiscono il mondo visibile. Luce ed ombra, negativo e positivo, maschile e femminile, materiale ed immateriale, interno ed esterno, concavo e convesso, lucido ed opaco, liscio e ruvido, naturale ed artificiale, rigido e morbido, solido e liquido, attivo e inerte, ordine e disordine, pieno e vuoto non sono che alcune delle polarità che l’opera di Kapoor è capace di rappresentare suscitando straordinario incanto. A proposito della relazione tra pieno e vuoto l’artista afferma: “Ho sempre pensato al vuoto come a uno spazio transitorio. E tutto ciò ha molto a che fare con il tempo. Sono sempre stato interessato al momento creativo in cui ogni cosa è possibile e niente è ancora accaduto. Il vuoto è quel momento di tempo che precede la creazione, in cui tutto è possibile”.Continue Reading..