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SUMMARY:Marzia Migliora. Forza Lavoro
DESCRIPTION:La Galleria Lia Rumma è lieta di presentare la personale di Marzia Migliora “Forza Lavoro” con inaugurazione il 18 Febbraio 2016 alle ore 19 presso la sede di Milano.\nIl progetto espositivo prende le mosse dalla storia del Palazzo del Lavoro di Torino\, realizzato da Pier Luigi Nervi nel 1961 in occasione del primo centenario dell’Unità d’Italia e della relativa esposizione internazionale dedicata al lavoro\, a cura di Gio Ponti. A tale glorioso inizio sono seguiti anni di decadenza e incuria che hanno portato all’abbandono dei 47.000 metri quadrati della struttura. In un periodo di transizione dello stabile\, tra un importante incendio avvenuto nell’agosto 2015 e l’imminente trasformazione in centro commerciale di lusso\, l’artista ha scelto di frequentare il Palazzo attraverso una molteplicità di approcci. Marzia Migliora ha dato corpo e parola al Palazzo\, trasformandolo in un testimone privilegiato di un’epoca e lo ha collegato attraverso le singole opere realizzate a molte delle tematiche ricorrenti nella propria ricerca: la memoria come strumento di articolazione del presente o l’analisi dell’occupazione lavorativa come affermazione di partecipazione alla sfera sociale.\nI tre piani della galleria ospitano esclusivamente nuove produzioni dell’artista\, che ha concentrato per ogni livello un aspetto specifico della ricerca sul Palazzo. All’ingresso\, l’installazione. L’ideazione di un sistema resistente è atto creativo introduce l’accezione più fisica della definizione di forza lavoro. La grande struttura di mattonelle in carbone pressato disegna infatti sul pavimento il modulo\, in scala 1:1\, del solaio a nervature isostatiche concepito da Nervi che intendeva così dare forma a ciò che avviene staticamente nella materia\, attraverso la distribuzione delle linee di forza sulla superficie. Salendo al piano superiore troviamo una serie fotografica intitolata In the Country of Last Things che presenta cinque impressioni ottenute da dispositivi a foro stenopeico costruiti dall’artista assemblando frammenti vari delle vite passate del Palazzo e lasciate a impressionare per lungo tempo negli spazi dismessi. A fianco delle stampe e delle macchine stenopeiche una serie di monocromi neri ottenuti dalla lavorazione dei residui di combustione rimasti dopo il recente incendio e da altre polveri scure ottenute come scarto della lavorazione di metalli. Il gesto di impastarle in maniera pittorica ne dà una visualizzazione e rende tangibile la loro presenza nelle nostre vite: i cosiddetti composti organici volatili di origine antropica\, dannosi per la salute\, sono tanto impercettibili quanto onnipresenti nella nostra quotidianità\, così dipendente dai derivati del petrolio e dalle loro infinite lavorazioni.\nChiude il percorso all’ultimo piano il video Vita Activa. Pier Luigi Nervi\, Palazzo del Lavoro\, Torino\, 1961-2016\, nel quale l’artista chiede al musicista Francesco Dillon di produrre dei suoni a partire dall’interazione con gli ambienti e i detriti dell’edificio\, per integrarli poi alla sua esecuzione a violoncello di alcuni estratti dal Requiem in Re minore k626 di Mozart. La lotta che si instaura tra l’osservanza funebre che il brano produce\, e i tentativi di ascoltare lo spazio nell’espressione delle sue ultime potenzialità di produzione di senso\, si risolve in una tensione visiva che manifesta la parabola tra vita e morte sulla quale “Forza Lavoro” si sviluppa. \nTesto critico a cura di Matteo Lucchetti \nSi ringraziano Francesca Comisso e Liliana Dematteis dell’Archivio Gallizio per la collaborazione e il sostegno alla realizzazione del video Vita Activa\, nato con l’invito a ideare un progetto in dialogo con l’opera di Pinot Gallizio. Si ringraziano la Fondazione Merz e la Proprietà Pentagramma Piemonte per la preziosa collaborazione. \nGalleria Lia Rumma\nvia Stilicone\, 19 Milano\nmartedì-sabato 11.00-14.00 / 15.00-19.00\ningresso libero \nDal 18 febbraio al  31 marzo 2016
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SUMMARY:May Hands. Freschissimi
DESCRIPTION:May Hands\n‘Freschissimi’\n18 September – 20 October 2015\, Opening 17 September 2015\, 7pm\nT293 Rome \nT293 è lieta di annunciare la prima mostra personale dell’artista britannica May Hands. Con il titolo di Freschissimi\, la mostra comprende un’installazione e una nuova serie di dipinti e sculture create dall’artista durante la sua residenza estiva nella città di Roma. \nL’appropriazione di oggetti urbani estrapolati dal quotidiano ha sempre caratterizzato il contenuto del lavoro di May Hands. Tramite questi materiali\, l’artista riflette criticamente sull’ambiente che la circonda con lo stesso atteggiamento di un outsider\, sebbene proveniente da una simile cultura di matrice europea. In Freschissimi\, questa istanza critica prende la forma di una riflessione personale sui segni visuali del materialismo contemporaneo e dei suoi scenari urbani\, e la sua ricontestualizzazione traduce questa riflessione in un’ampia gamma di risultati tutti visibili in questa mostra. \nLa serie di lavori esposti nella stanza principale della galleria ingloba gli elementi superflui che ricorrono nei nostri quotidiani transiti urbani e rituali di consumo. Qualcosa di così umile e contingente come la carta da imballo per alimenti registra segni e gesti fortuiti e casuali\, che provengono sia dall’uso rozzo dei consumatori che dalle azioni e consuetudini della pratica artistica di May. Questi lavori sviluppano ancora di più questo elemento di contingenza e temporalità\, anche attraverso l’installazione che li accompagna: la sua struttura\, i suoi colori e la forma rispecchia e al contempo ridefinisce i dipinti sul muro opposto. \nL’interrogazione sulla vita e il destino degli oggetti\, e su come tirare fuori la bellezza da ciò che viene scartato\, prende una piega ancora più radicale nell’ultima stanza della galleria. Una nuova serie di sculture è stata creata dai calchi di secchi contenenti gli stessi residui urbani che inabitano anche le tele. Realizzati secondo lo stesso approccio tramite cui sono stati creati i dipinti\, benché assumendo forma scultorea\, questi lavori introducono l’elemento di casualità in quanto l’attitudine volontariamente approssimativa nel controllare pienamente il processo di modellazione del gesso\, e il comportamento dei materiali addizionali\, viene perentoriamente esposta negli strati che compongono la scultura. \nIn tutte le declinazioni della sua pratica artistica\, May Hands espone sottilmente le varie caratteristiche della materialità delle cose\, ed indaga nuove forme e nuove apparenze. Questa gamma di possibilità implica un’estetica che celebra la fragilità\, la sensualità del colore e superfici completamente trasformate. A questi elementi viene data nuova vita\, così da formare un discorso antropologico sulla natura della società contemporanea\, proprio mentre una rinnovata consapevolezza ambientale mette alla prova il progetto capitalista. \nT293 Rome\nVia G. M. Crescimbeni\, 11\n00184\, Roma\, Italia\nT +39 06 88980475 \nMartedì/Venerdì\, 12 – 19\,\nSabato su appuntameto
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SUMMARY:Michelangelo Pistoletto al castello di Gallipoli
DESCRIPTION:MICHELANGELO PISTOLETTO\nDal 5 giugno al 27 settembre il Castello di Gallipoli ospita\nle opere di uno dei più importanti artisti contemporanei al mondo\nInaugurazione giovedì 4 giugno – ore 19.00\nCastello di Gallipoli (Le)\nIngresso 6 euro – ridotto 3 euro\nInfo e prenotazioni: info@castellogallipoli.it – 0833262775 \nIl Castello di Gallipoli\, in provincia di Lecce\, aperto al pubblico dall’estate 2014 dopo anni di chiusura e incuria\, si prepara a ospitare Michelangelo Pistoletto. Dal 5 giugno al 27 settembre\, tra le sale e gli spazi dell’antico maniero\, sarà possibile ammirare le opere di uno dei più vivaci e prolifici artisti internazionali. La mostra (che sarà inaugurata giovedì 4 giugno alle 19) è curata da Manuela Gandini e prodotta dall’agenzia di comunicazione Orione – che gestisce il Castello – con la direzione artistica dell’architetto Raffaela Zizzari. \nMichelangelo Pistoletto\, pittore e scultore\, esponente della pop art\, animatore e protagonista del movimento dell’arte povera\, autore negli anni sessanta e settanta dei Quadri specchianti e degli Oggetti in meno\, nel 1998 fonda Cittadellarte-Fondazione Pistoletto a Biella\, luogo di interazione tra l’arte\, l’educazione\, l’industria e la società. Nel 2003 è insignito del Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia. Nel 2004 l’Università di Torino gli conferisce la laurea honoris causa in Scienze Politiche. In tale occasione l’artista annuncia quella che costituisce la fase più recente del suo lavoro\, denominata Terzo Paradiso. Il simbolo\, il Nuovo Segno di Infinito\, è costituito da una riconfigurazione del segno matematico d’infinito. Tra i due cerchi opposti\, assunti a significato di natura e artificio\, viene inserito un cerchio centrale\, a rappresentare il grembo generativo del Terzo Paradiso\, ideale superamento del conflitto distruttivo in cui natura e artificio si trovano nell’attuale società. Nell’attuale conflittualità dei due regni (naturale e artificiale)\, il segno centrale diviene l’auspicio urgente di una risoluzione nel quale armonizzare le due parti. Questi infatti contiene entrambe le sfere e rappresenta il grembo generativo come ideale superamento della crisi e del conflitto. Nel 2007 Pistoletto riceve a Gerusalemme il Wolf Foundation Prize in Arts\, “per la sua carriera costantemente creativa come artista\, educatore e attivatore\, la cui instancabile intelligenza ha dato origine a forme d’arte premonitrici che contribuiscono ad una nuova comprensione del mondo”. Nel dicembre 2012\, capovolgendo la visione negativa della profezia Maya\, si fa promotore di Rebirth-day\, prima giornata universale della rinascita\, realizzando il Terzo Paradiso contemporaneamente in oltre 70 paesi del mondo\, utilizzando materiali sempre diversi tra loro come tappi di bottiglia\, rovine romane\, torce\, persone disabili\, fiori\, orti ecc. L’ubiquità del segno è possibile grazie alla partecipazione di una rete di collaboratori\, “ambasciatori del Terzo Paradiso”\, e delle varie cittadinanze locali. Nel 2013\, da aprile a settembre\, è protagonista al Museo del Louvre di Parigi con la sua personale: “Michelangelo Pistoletto\, année un – le paradis sur terre”. Nello stesso anno\, l’artista riceve a Tokyo il Praemium Imperiale per la pittura per mano dell’Imperatore. L’artista è impegnato\, sin dagli esordi\, nell’elaborazione di un’arte socialmente impegnata\, attiva e dinamica. \nNel castello gallipolino si prevedono tre grandi installazioni site-specific\, che stimoleranno simbolicamente lo spazio di relazione tra le persone e la storia\, riconnettendo il passato al presente. Il maestro proporrà il Terzo Paradiso nella Piazza d’Armi con al centro un grande ceppo di ulivo ultrasecolare dentro al quale verrà piantato il germoglio di un nuovo ulivo. Nella sala circolare installerà un Labirinto\, con il tavolo specchiante “LoveDifference”\, a forma di Mar Mediterraneo circondato da sedie provenienti dalle culture che si affacciano al Mare Nostrum. In un’altra sala espositiva vi saranno dei lavori storici specchianti\, frutto di originali soluzioni artistiche\, sperimentate sin dagli anni settanta\, attraverso l’impiego di numerosi materiali e tecniche\, con l’intento di coinvolgere attivamente lo spettatore all’interno della sua opera. La mostra pensata per Gallipoli contiene evidenti valenze simboliche che riguardano la vita sociale nel suo più alto momento di crisi e contemporaneamente indica la via del dialogo (“LoveDifference”) e della rinascita (“Il germoglio dell’ulivo”). \nManuela Gandini è curatrice e critica d’arte contemporanea\, collabora con quotidiano “La Stampa”\, è caporedattore delle pagine dell’arte della rivista “Alfabeta2” e docente alla Naba di Milano (Nuova Accademia d’Arte Contemporanea). È autrice di numerosi saggi tra i quali “Ileana Sonnabend. The queen of Art” (Castelvecchi). Ha curato mostre in Italia e all’estero tra le quali la sezione dedicata al movimento Lettrista alla Biennale di Venezia del 1993. \nDopo decenni di chiusura e incuria\, dal luglio 2014 è stato reso fruibile un percorso di visita del Castello di Gallipoli che mira a ricostruire la storia della città e dell’antico maniero\, senza alterarne il carattere e senza avere la pretesa di essere un restauro integrale del monumento che richiederebbe ben altre risorse per ritornare agli antichi splendori. Il castello si erge all’ingresso del borgo antico di Gallipoli\, città da sempre fortificata e\, per la sua posizione strategica\, contesa. È circondato quasi completamente dal mare. Ha pianta quadrata con torrioni angolari\, di cui uno poligonale. Nei periodi successivi furono effettuati numerosi interventi di ristrutturazione e fortificazione. I lavori più importanti vennero progettati dagli Aragonesi. Quando il Duca Alfonso di Calabria venne nel Salento tra il 1491 e il 1492\, condusse con sé il celebre architetto militare senese Francesco di Giorgio Martini e volle che questi rinnovasse le fortezze salentine secondo i progressi dell’arte della guerra\, che tendeva ad abbandonare la conformazione quadrilatera ereditata dal sistema romano per passare al pentagono. Il senese\, non potendo demolire e ricostruire ex novo\, ideò il “Rivellino” mediante il quale rese di forma pentagonale l’intero maniero. Prima dell’Unità d’Italia\, quando nel 1857 il castello venne radiato dal Novero delle fortezze del Regno Borbonico\, perse la sua funzione difensiva\, ma mantenne e anzi intensificò la sua funzione civile e soprattutto commerciale. Durante il 1800 divenne deposito di sali e tabacchi\, oltre che sede della Dogana nel 1882 e\, successivamente\, sede della 17^ Legione della Guardia di Finanza. \n*Orari giugno e settembre dalle 10.00 alle 21.00; luglio e agosto dalle 10.00 alle 24.00. Aperto tutti i giorni\n*Ingresso Intero 6 euro – Ridotto 3 euro (6-14 anni\, oltre 65 anni\, scolaresche\, diversamente abili e relativi accompagnatori\, gruppi superiori a 20 unità\, residenti) Pacchetto speciale per famiglie con bambini.\n*Visita guidata di gruppo su prenotazione (in italiano\, inglese o francese)\n– solo mostra: gruppi € 80\,00 + ticket d’ingresso; scuole € 60\,00 + ticket d’ingresso\n– mostra + castello: gruppi € 100\,00 + ticket d’ingresso; scuole € 80\,00 + ticket d’ingresso\n*Info e prenotazioni info@castellogallipoli.it – www.castellogallipoli.it
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SUMMARY:Daniel Gonzalez. Super Reality
DESCRIPTION:Ispirato dai ricordi della nonna italiana che trasformava barattoli di pomodori in portafiori\, l’artista realizza sculture in paillettes cucite a mano. Mostra realizzata in collaborazione con Alessandro Cucchi. \nLa Galleria Valentina Bonomo è lieta di annunciare l’inaugurazione della mostra “Super Reality” dell’artista argentino Daniel González (Buenos Aires\, 1963) martedì 19 maggio 2015 dalle ore 18 alle ore 21 in via del Portico d’Ottavia 13\, realizzata in collaborazione con Alessandro Cucchi. \n“Super Reality” è una realtà dove pensieri\, sogni\, desideri\, sentimenti e ogni sorta di possibilità si incontrano per riconfigurare i nostri temi esistenziali. E’ l’every day con effetti speciali\, creati dalle nostre esperienze quotidiane\, come nelle opere banner paintings in paillettes cucite a mano: per chi considera l’amore un viaggio da ridefinire (Terror of Love Adventure) o chi lo riporta al livello assoluto (Love Song)\, chi scrive a Dio come se fosse un gruppo pop-rock (Letter to God) o ancora quando una macchia organica diventa un monumento (Organic Midnight Splash Monument). \nGonzález sottopone l’arte alla fruizione della vita\, opere che possono essere utilizzate (Flower pots)\, attraversate come una tenda o semplicemente appese al muro come wall paintings (Cosa Vuoi e Porco Mondo Ladro). I collage in mylar sono architetture effimere che celebrano ogni momento della nostra vita\, creati per meravigliare e pensare attraverso il riflesso del materiale con composizioni minimaliste e scritte provocatorie. Come testimonianza della performance “Portrait Fashion Factory”\, nelle sale del Complesso Monumentale Santo Spirito in Sassia\, giovedì 14 maggio 2015 dalle ore 18 alle ore 21\, a cura di Valentina Ciarallo\, il D.G. Clothes Project presenta in galleria le Sculture Indossabili realizzate in pezzi unici\, mixando abiti\, scarpe\, materiali\, tessuti e stili di vario tipo\, conferendo all’oggetto una bellezza non soltanto visuale\, bensì mentale. Tutto ci rapporta al nostro senso di libertà\, di riprendere la realtà nelle nostre mani e interpretarla a misura di ciascuno di noi. \nDaniel González (Buenos Aires\, Argentina\, 1963) vive e lavora tra Berlino e New York. Il suo lavoro nasce dalla ricerca sul rito della celebrazione e si declina in progetti pubblici\, banner-painting in paillettes e pezzi unici indossabili presentati in performance ad alto impatto emotivo per il progetto di arte applicata alla moda D.G. Clothes Project. Daniel González crea mondi deliranti\, sexy e pieni di energia: spazi di libertà dove le convenzioni esistenti collassano. Ha esposto in Viafarini (Milano) nel 2007\, nel 2008 partecipa a Manifesta 7 con il D.G. Clothes Project; nel 2010 al Witte de Withstraat festival di Rotterdam\, con la sua prima opera pop-up\, coprendo una chiesa storica con cartone intagliato\, come un libro pop-up gigante. Nel 2011 ha partecipato alla Biennale del Museo El Barrio a New York creando Pop-up Museo Disco Club\, scultura-installazione che trasformava la facciata del museo sulla 5th Avenue e l’atrio in un block party di sei mesi di durata. Con l’artista Anna Galtarossa ha realizzato progetti pubblici su larga scala\, come Chili Moon Town Tour\, città dei sogni galleggiante\, nel 2007 a Città del Messico\, Homeless Rocket with Chandeliers\, gru-installazione usata in un cantiere a Lambrate (Milano). L’artista ha esposto alla Zabludowicz Collection di Londra e al Musée d’Art Contemporain de Bordeaux\, alla Pinakothek der Moderne di Monaco. Nel 2014\, Noah Khoshbin\, curatore del Robert Wilson Watermill Center (Long Island\, NY\, USA) invita l’artista al Luminaria Festival in San Antonio\, TX\, USA\, con la performance Bohemian Texas Street Home Fashion Show. Il 2015 inizia con la performance del D.G. Clothes Project dal titolo Aaaaaaahhh Antologia di un Bugiardo\, pensata per Marsèll realizzata nello spazio Marsèlleria Permanent Exhibition di Milano e a seguire Portrait Fashion Factory\, progetto creato per Spirito Due\, a cura di Valentina Ciarallo\, nel Complesso Monumentale Santo Spirito in Sassia\, Roma. \nInaugurazione martedì 19 maggio 2015 ore 18 – 21 \nValentina Bonomo Arte Contemporanea\nvia del Portico D’Ottavia\, 13 – Roma\nda martedì a sabato 15:00 – 19:00 \nDANIEL GONZALEZ\ndal 19 maggio al 18 settembre 2015
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SUMMARY:56. Esposizione Internazionale d’Arte. All the World’s Futures
DESCRIPTION:Apre il 9 maggio la Biennale Arte: All The World’s Futures \nla mostra è curata da Okwui Enwezor \nVenezia\, 9 maggio > 22 novembre 2015 \nSarà aperta al pubblico da sabato 9 maggio a domenica 22 novembre 2015\, ai Giardini della Biennale e all’Arsenale\, la 56. Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo All the World’s Futures\, diretta da Okwui Enwezor e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta. La vernice avrà luogo nei giorni 6\, 7 e 8 maggio\, la cerimonia di premiazione e di inaugurazione si svolgerà sabato 9 maggio 2015. \nLa Mostra sarà affiancata da 89 Partecipazioni nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini\, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia. Sono 5 i paesi presenti per la prima volta: Grenada\, Mauritius\, Mongolia\, Repubblica del Mozambico\, Repubblica delle Seychelles. Altri paesi partecipano quest’anno dopo una lunga assenza: Ecuador (1966\, poi con l’IILA)\, Filippine (1964)\, Guatemala (1954\, poi con l’IILA). \nAnche quest’anno la Santa Sede parteciperà con una mostra allestita nelle Sale d’Armi\, in quegli spazi che la Biennale ha restaurato per essere destinati a padiglioni durevoli. \nIl Padiglione Italia in Arsenale\, organizzato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la Direzione generale arte e architettura contemporanee e periferie urbane – sarà curato quest’anno da Vincenzo Trione. \nSaranno 44 gli Eventi Collaterali ufficiali ammessi dal curatore e promossi da enti e istituzioni internazionali\, che allestiranno le loro mostre e le loro iniziative in vari luoghi della città. \nLa Mostra Internazionale\nLa Mostra All the World’s Futures formerà un unico percorso espositivo che si articolerà dal Padiglione Centrale (Giardini) all’Arsenale\, includendo 136 artisti dei quali 89 presenti per la prima volta\, provenienti da 53 paesi. 159 sono le nuove produzioni realizzate per questa edizione. \n“La Biennale che compie 120 anni procede\, e anno dopo anno continua a costruire anche la propria storia\, che è fatta di molti ricordi\, ma in particolare di un lungo susseguirsi di diversi punti di osservazione del fenomeno della creazione artistica nel contemporaneo.” \nCosì Paolo Baratta introduce l’edizione di quest’anno\, ricordando che “Bice Curiger ci portò il tema della percezione e Massimiliano Gioni fu interessato al fenomeno della creazione artistica dall’interno\, alle forze interiori che spingono l’artista a creare.” \n“Oggi il mondo ci appare attraversato da gravi fratture e lacerazioni\, da forti asimmetrie e da incertezze sulle prospettive. Nonostante i colossali progressi nelle conoscenze e nelle tecnologie\, viviamo una sorta di ‘age of anxiety’. E la Biennale torna a osservare il rapporto tra l’arte e lo sviluppo della realtà umana\, sociale\, politica\, nell’incalzare delle forze e dei fenomeni esterni. Si vuole quindi indagare in che modo le tensioni del mondo esterno sollecitano le sensibilità\, le energie vitali ed espressive degli artisti\, i loro desideri\, i moti dell’animo (il loro inner song). La Biennale ha chiamato Okwui Enwezor – spiega Baratta – anche per la sua particolare sensibilità a questi aspetti.”\n\n“Curiger\, Gioni\, Enwezor: quasi una trilogia – sintetizza il Presidente – tre capitoli di una ricerca della Biennale di Venezia sui riferimenti utili per formulare giudizi estetici sull’arte contemporanea\, questione ‘critica’ dopo la fine delle avanguardie e dell’arte ‘non arte’.” \n“Okwui non pretende di dare giudizi o esprimere una predizione\, ma vuole convocare le arti e gli artisti da tutte le parti del mondo e da diverse discipline: un Parlamento delle Forme. Una mostra globale dove noi possiamo interrogare\, o quanto meno ascoltare gli artisti provenienti da 53 paesi\, e molti da varie aree geografiche che ci ostiniamo a chiamare periferiche. Questo ci aiuterà anche ad aggiornarci sulla geografia e sui percorsi degli artisti di oggi\, materia questa che sarà oggetto di un progetto speciale: quello relativo ai Curricula degli artisti operanti nel mondo. Un Parlamento dunque per una Biennale di varia e intensa vitalità.” \n“Quello che si espone in Biennale ha come fondale 120 anni di storia delle arti\, i cui frammenti sono in ogni angolo e di varia natura\, visto che l’istituzione opera nell’Arte\, nell’Architettura\, nella Danza\, nel Teatro\, nella Musica e nel Cinema. (…) È il luogo delle “immagini dialettiche”\, per usare l’espressione di Walter Benjamin.” \n“E sono ancora una volta lieto – conclude Baratta – di non aver ascoltato le tristi considerazioni di chi nel 1998 mi diceva che la mostra con padiglioni stranieri era outmoded e che andava eliminata\, magari mettendo al suo posto un cubo bianco\, uno spazio asettico nel quale esercitare la nostra astratta presunzione\, o per dare ospitalità alla dittatura del mercato. Proprio la nostra articolata e complessa realtà ci aiuta a evitare questi pericoli. La grande montagna dei frammenti della nostra storia cresce ogni anno. A fronte sta la ancor maggiore montagna di quel che non fu mostrato nelle Biennali del passato.” \n(Intervento integrale di Paolo Baratta) \nDopo aver presentato lo scorso ottobre i temi principali di All the World’s Futures (Intervento del Curatore)\, Okwui Enwezor ha spiegato il suo progetto come segue: \nL’ARENA\n“Nel 1974 la Biennale di Venezia\, a seguito di un’importante riforma dell’istituzione e di una revisione dello Statuto e delle proprie direttive\, lanciò un progetto ambizioso senza precedenti\, un piano quadriennale di eventi e attività. Una parte dei programmi del 1974 fu dedicata al Cile; la Biennale si espose quindi attivamente con un gesto di solidarietà verso quel paese nel periodo immediatamente seguente il violento colpo di stato con cui\, nel 1973\, il governo di Salvador Allende era stato rovesciato dal generale Augusto Pinochet. Gli eventi della Biennale Arte del 1974\, che coinvolsero artisti di ambiti diversi – arti visive\, cinema\, musica\, teatro\, danza\, performance – furono dislocati in tutta la città di Venezia. Questo capitolo significativo che ha modificato la storia della Biennale è oggi quasi dimenticato.” \n“Quel programma di eventi dedicato al Cile e contro il fascismo incide la nostra recente memoria come una tra le più esplicite prese di posizione con cui un’esposizione della statura della Biennale Arte abbia non solo reagito\, ma abbia anche coraggiosamente tentato di condividere il proprio palcoscenico storico con il contesto politico e sociale contemporaneo. È superfluo osservare che\, nell’inquietudine dell’attuale scenario internazionale\, gli Eventi della Biennale del 1974 sono stati una fonte d’ispirazione per la Mostra di quest’anno.” \n“In risposta a quell’episodio così significativo e alla ricca documentazione che aveva generato\, la 56. Esposizione Internazionale d’Arte: All the World’s Futures presenterà ARENA\, uno spazio attivo nel Padiglione Centrale dei Giardini dedicato a una continua programmazione interdisciplinare dal vivo. Il cardine di questo programma sarà l’imponente lettura dal vivodei tre volumi di Das Kapital di Karl Marx (Il Capitale). Das Kapital diventerà una sorta di Oratorio: per i sette mesi di apertura dell’Esposizione la lettura dal vivo sarà un appuntamento che si svolgerà senza soluzione di continuità.” \n“Concepita dal premiato architetto ghanese-britannico David Adjaye\, l’ARENA fungerà da luogo di raccolta della parola parlata\, dell’arte del canto\, dei recital\, delle proiezioni di film\, e diventerà il foro delle pubbliche discussioni. Prendendo spunto dal rito sikh dell’Akhand Path (una recitazione ininterrotta del libro sacro per la quale si alternano più lettori nell’arco di diversi giorni)\, Das Kapital sarà letto da attori come un testo drammaturgico\, con la regia dell’artista e regista Isaac Julien\, per tutta la durata della Biennale Arte.” \n“Sulla scia del concetto di “Vitalità: sulla durata epica”\, la Biennale Arte ha commissionato agli artisti diverse nuove partiture e performance che saranno presentate nell’ARENA in un’analoga modalità – senza soluzione di continuità. Qui sarà particolarmente approfondito il concetto di canto\, e la possibilità offerta dalla voce di essere lo strumento che scandisce il ritmo di una narrazione.” \n“Olaf Nicolai sta preparando una nuova performance\, ispirata alla innovativa composizione in due parti di Luigi Nono (Un volto\, e del mare / Non consumiamo Marx\, per voce e nastro magnetico) e ai più recenti tentativi del compositore italiano di pronunciarsi criticamente e politicamente attraverso il medium della musica e ispirandosi per i propri brani alle poesie di Cesare Pavese\, alle scritte sui muri di Parigi\, e a voci registrate dal vivo e in modo casuale durante manifestazioni cittadine.\nJoana Hadjithomas e Khalil Joreige presenteranno una performance quotidiana di lettura del loro libro d’artista Latent Images: Diary of a Photographer\, che costituisce la terza parte del progetto Wonder Beirut e contiene sia testi sia trentotto lastre fotografiche\, selezionate tra le centinaia di rullini mai sviluppati dal fotografo libanese Abdallah Farah tra il 1997 e il 2006.\nJason Moran\, con il suo STAGED\, mapperà e approfondirà il tempo dei canti di lavoro nelle prigioni\, nei campi\, nelle case. In una campionatura dei canti di una prigione statale della Louisiana (Angola)\, il tempo varia da 57 a 190 battiti al minuto.\nJeremy Deller esplorerà il tema delle condizioni di vita e di lavoro nelle fabbriche\, a partire dalla fine del XIX secolo e fino ai nostri giorni\, basandosi su materiali d’archivio.\nCharles Gaines presenta la sua nuova magistrale composizione originale per la 56. Biennale Arte\, tratta dal corpus del suo lavoro più recente\, Notes on Social Justice\, una serie di disegni in grande scala di partiture musicali di canti.\nMathieu Kleyebe Abonnenc presenterà alla Biennale Arte un memoriale temporaneo alla musica e alla personalità del musicista\, cantante e straordinario compositore afroamericano Julius Eastman (1940-1990)\, il cui singolare e inimitabile contributo alla musica classica\, contemporanea e d’avanguardia sarà esposto nell’ARENA per tutta la durata dell’Esposizione.\nThe TOMORROW punterà l’attenzione su Das Kapital\, non solo come ambito astratto di apparati economici e logici\, ma piuttosto come potenziale ricettacolo di storie e figure. Nella 56. Biennale Arte\, The TOMORROW cercherà di immaginare i personaggi e le figure che potrebbero utilizzare il repertorio di Marx nel contesto contemporaneo. Tales on Das Kapital è una ricerca che si propone di interpretare teatralmente il Capitale attraverso la partecipazione di soggetti non moderni. The TOMORROW organizzerà dei seminari\, da tenersi nei weekend\, con l’obiettivo di investigare la dimensione narrativa ed epica del testo di Marx.” \n“Le performance e le azioni dal vivo si svilupperanno nel Padiglione Centrale attraverso l’ARENA\, all’interno della Biblioteca della Biennale\, dove sarà consultabile NOA (Not Only Arabic) di Mounira Al Solh\, una rivista periodica in edizione limitata fondata nel 2008\, per una consultazione individuale da concordare su appuntamento. Durante la vernice\, dal 6 all’8 maggio\, Lili Reynaud Dewar e i suoi studenti daranno vita a una lettura\, anche questa nella Biblioteca\, di una selezione di testi che coprono un arco di tempo che va dalla metà degli anni ’90 a oggi: analisi\, testimonianze\, manifesti approfondiranno temi come l’intimità\, la vulnerabilità e la promiscuità correlati all’epidemia di AIDS.” \n“A collegare le due sedi principali della Mostra (Giardini e Arsenale) sarà Saâdane Afif con The Laguna’s Tribute: A Corner Speaker in Venice\, performance che si svilupperà all’inizio di Via Garibaldi (lato Canal Grande). Sarà allestito uno speaker corner locale che presenterà al pubblico letture e canterà canzoni scritte da amici dell’artista.” \n“Anche l’Arsenale sarà il palcoscenico di diverse performance\, a cominciare dal nuovo progetto di Jennifer Allora e Guillermo Calzadilla\, In the Midst of Things\, che coinvolgerà un coro nell’interpretazione di un arrangiamento di Die Schöpfung (La Creazione) di Joseph Haydn.” \n“Le Corderie ospiteranno Theaster Gates con la sua nuova installazione multimediale Martyr Construction. L’opera affronta la questione del ripetuto smantellamento e della scomparsa di numerose chiese appartenenti a quartieri con etnie afroamericane e ispaniche in tutti gli Stati Uniti.” \nPRESENTAZIONI SPECIALI\n“Mentre il cardine di All the World’s Futures rimane un corpus assai ampio di nuove opere commissionate specificamente agli artisti per la 56. Biennale Arte – una selezione senza precedenti di progetti qui esposti per la prima volta – l’Esposizione dedicherà particolare attenzione anche a una rassegna di prospettive storiche realizzate da artisti viventi e non. Queste rassegne\, organizzate in forma di piccole antologie\, spaziano da una serie di neon testuali – realizzata da Bruce Nauman tra il 1972 e l’inizio degli anni ’80 – a un atlante della filmografia di Harun Farocki che comprende complessivamente 87 film. La Biennale Arte presenterà inoltre le opere di alcune figure magistrali\, tra le quali ricordiamo il fotografo Walker Evans\, con un set completo tratto dall’edizione originale di Let Us Now Praise Famous Men; il cineasta Sergej Ejzenstejn; l’artista multimedialeChris Marker; l’installation artist Isa Genzken; lo scultore-compositore Terry Adkins; l’autore-regista Alexander Kluge; l’installation artist Hans Haacke; l’artista concettuale Teresa Burga; il performance artist Fabio Mauri; lo scultore Melvin Edwards; la pittrice Marlene Dumas; l’artista-attivista Inji Efflatoun; il land artist Robert Smithson; la pittrice Emily Kngwereye; il regista Ousmane Sembène; lo scultore Ricardo Brey; l’artista concettuale Adrian Piper\, e altri pittori come Tetsuya Ishida e Georg Baselitz.” \n“Questa raccolta di pratiche artistiche provenienti da Africa\, Asia\, Australia\, Europa\, Nord e Sudamerica costituisce la ricerca di nuove connessioni nell’impegno con cui gli artisti indagano la condizione umana\, o esplorano idee specifiche e aree di produzione all’interno della loro opera.” \n“The Invisible Borders Trans-African Project è un’organizzazione fondata nel 2009 in Nigeria che riunisce artisti africani – soprattutto fotografi\, scrittori e cineasti – con l’impegno e la passione del cambiamento sociale\, per riflettere sulla questione delle frontiere e sulle implicazioni connesse nell’Africa del 21° secolo. Invisible Borders presenterà alla 56. Esposizione il suo Trans-African Worldspace\, una panoramica della produzione fotografica e audiovisiva più recente e attuale realizzata dalla piattaforma. Tale produzione sarà generata e inclusa nella presentazione con una cadenza regolare\, durante i sette mesi di apertura dell’Esposizione. Inoltre\, il gruppo presenterà nell’ARENA il documentario Invisible Borders 2011\, The Film\, che sarà seguito da una discussione sullo stato delle cose nella scena dell’arte contemporanea trans-africana e le idee critiche poste al centro dell’attività.”\nAbounaddara è un collettivo anonimo di cineasti siriani che lavora su documentari estemporanei\, altrimenti conosciuto come “cinema di emergenza”\, e che ha riflettuto a lungo sul diritto all’immagine. Il gruppo impiega un’estetica di disorientamento e do-it-yourself\, autoproducendo i propri film e distribuendoli online per evitare la censura politica e i costrittivi dettami dell’industria dei media e dell’entertainment. Dalla sua fondazione\, nel 2010\, Abounaddara ha realizzato una serie di brevi documentari che celebrano la vita quotidiana della gente comune in Siria. In seguito alla sollevazione popolare del marzo 2011\, il collettivo ha iniziato a produrre un breve film ogni venerdì\, un’iniziativa tuttora in corso\, realizzata grazie a una rete di cineasti volontari che operano in segreto per motivi di sicurezza. Nell’ARENA della 56. Esposizione Abounaddara presenterà ogni venerdì\, in prima rappresentazione\, un’installazione video di una selezione di film tratti dall’ampio corpus dei lavori già realizzati dal collettivo e anche il loro nuovo lungometraggio Syria: Snapshots of History in the Making. \nBiennale Sessions\, il progetto per le Università\nSi rinnova per il sesto anno consecutivo\, e dopo il successo degli anni precedenti\, il progetto Biennale Sessions che la Biennale dedica alle istituzioni operanti nella ricerca e nella formazione nel campo delle arti o nei campi affini\, Università e Accademie di Belle Arti. L’obiettivo è quello di offrire una facilitazione a visite di tre giorni da loro organizzate per gruppi di almeno 50 tra studenti e docenti\, con vitto a prezzo di favore\, la possibilità di organizzare seminari in luoghi di mostra offerti gratis\, assistenza all’organizzazione del viaggio e soggiorno. \nEducational\nAnche per il 2015 è prevista l’attività Educational che si rivolge a singoli e gruppi di studenti delle scuole di ogni ordine e grado\, delle università e delle accademie d’arte\, professionisti\, aziende\, esperti\, appassionati e famiglie. Le iniziative mirano a un coinvolgimento attivo dei partecipanti e si suddividono in Percorsi Guidati e Attività di Laboratorio. \nL’offerta editoriale\nIl catalogo della Biennale Arte 2015 si compone di due volumi. Il primo descrive la Mostra Internazionale attraverso un ampio saggio del curatore\, articolato in capitoli che scandiscono le biografie narrative degli Artisti invitati e le immagini delle loro opere. Il secondo volume è dedicato alle Partecipazioni Nazionali e agli Eventi Collaterali. Una guida breve della Mostra è lo strumento indispensabile per la visita contenendo informazioni su tutti gli Artisti\, i Padiglioni Nazionali e gli Eventi Collaterali. Il progetto grafico dell’Esposizione e dei prodotti editoriali è firmato da Chris Rehberger e dal suo studio Double Standards di Berlino. Tutti i volumi sono realizzati da Marsilio Editori. \nLa 56. Esposizione Internazionale d’Arte è realizzata anche con il sostegno di Swatch\, partner della manifestazione. \nENEL main sponsor\, JTI (Japan Tobacco International)\, Vela-Venezia Unica\, illycaffè e VEDE-Venice Excellence Design. Ringraziamenti a Cleary Gottlieb Steen & Hamilton LLP\, Adecco e Ferrovie dello Stato Italiane. \nSi ringrazia il Ministero per i Beni e le Attività Culturali che in un momento non facile per la finanza pubblica mantiene il suo decisivo supporto\, le Istituzioni del territorio che in vario modo sostengono la Biennale\, la Città di Venezia\, la Regione del Veneto. Si estende il ringraziamento alla Marina Militare e alle Soprintendenze veneziane.\nUn ringraziamento va ai numerosi Donors\, particolarmente importanti nella realizzazione della 56. Esposizione.\nIn particolare i nostri ringraziamenti vanno a Okwui Enwezor e a tutto il suo team.\nGrazie infine a tutte le grandi professionalità della Biennale applicate con grande dedizione alla realizzazione e alla gestione della Mostra nei 6 mesi e mezzo di durata. \n56. Esposizione Internazionale d’Arte\nAll the World’s Futures
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SUMMARY:ANISH KAPOOR. Descension
DESCRIPTION:ANISH KAPOOR\nDescension \nInaugurazione: sabato 2 maggio 2015\, Via del Castello 11\, ore 18-24\nFino al 05.09.2015\, da lunedì a sabato 10-13 / 14-19 \nRiconosciuto a livello mondiale come uno tra i più significativi artisti contemporanei Anish Kapoor torna ad esporre in Italia con la mostra Descension\, un progetto espositivo appositamente conce-pito per gli spazi del cinema teatro di Galleria Continua di San Gimignano. Cuore della mostra è l’installazione posta in platea\, Descension\, che dà anche il titolo alla personale.\nAnish Kapoor si inserisce a pieno titolo in quella genealogia di artisti che sviluppano interrogativi alchemici e agiscono anche attraverso concetti paradossali realizzando opere che ci spingono oltre l’apparire alla ricerca dell’essere\, facendoci riflettere sullo stato latente della potenza della materia stessa\, dell’energia in essa contenuta e per questo metafora dell’intero universo.\nA caratterizzare l’opera di Kapoor sono l’infinita capacità di reinvenzione del linguaggio artistico\, nella sua dimensione monumentale come anche in quella più intima. I temi della sua ricerca\, che è anche e in primo luogo ricerca filosofica\, sono centrati sull’uomo e sulla consapevolezza di sé\, sulla mente e l’esperienza delle cose che la circondano\, sull’universalità di tempo e spazio\, dalle prime opere fino alle più recenti e monumentali installazioni in musei e spazi pubblici.\nL’opera di Kapoor ridefinisce e amplia il concetto di scultura nell’arte. La sua poetica implode e al contempo intensifica ed approfondisce le relazioni binarie\, le energie opposte\, le antitesi che costituiscono il mondo visibile. Luce ed ombra\, negativo e positivo\, maschile e femminile\, materiale ed immateriale\, interno ed esterno\, concavo e convesso\, lucido ed opaco\, liscio e ruvido\, naturale ed artificiale\, rigido e morbido\, solido e liquido\, attivo e inerte\, ordine e disordine\, pieno e vuoto non sono che alcune delle polarità che l’opera di Kapoor è capace di rappresentare suscitando straordinario incanto. A proposito della relazione tra pieno e vuoto l’artista afferma: “Ho sempre pensato al vuoto come a uno spazio transitorio. E tutto ciò ha molto a che fare con il tempo. Sono sempre stato interessato al momento creativo in cui ogni cosa è possibile e niente è ancora accaduto. Il vuoto è quel momento di tempo che precede la creazione\, in cui tutto è possibile”.\nDescension presenta una serie di nuove sculture in alabastro in cui Anish Kapoor scava con cura una sezione ben rifinita. Queste opere invitano lo spettatore a riflettere sul concetto di infinito e sui misteri del tempo sepolti all’interno della loro forma e sostanza. Uno degli aspetti più particolari del lavoro di Kapoor\, ed in particolare delle opere in pietra\, è un senso di eternità. Grazie alle qualità traslucide del materiale l’artista riesce a rafforzare il senso del passaggio dalla pittura alla scultura e dalla pittura alla dissoluzione aerea fino a diventare luce. Il rosso intenso di alcune di queste sculture\, così come di altre opere in mostra\, richiama l’elemento organico.\nL’opera che l’artista crea sul palcoscenico della galleria è una sorta di eco della Madre Terra: “…per tutta la vita ho riflettuto e lavorato sul concetto che ci sia più spazio di quello che si vede\, che ci siano spazi vuoti o\, per dire così\, che ci sia un orizzonte più vasto. La cosa curiosa nel togliere contenuto\, nel fare spazio\, è che noi\, come esseri umani\, facciamo molta fatica ad accostarci all’assenza di contenuti. È l’horror vacui. Questo concetto platonico è alla base del mito della caverna\, quella in cui gli uomini guardano verso il mondo esterno. Ma qui c’è anche un’immagine freudianamente opposta\, che è quella del fondo della caverna\, che poi è il fondo oscuro e vuoto dell’essere. Anche Dante\, il vostro più grande poeta\, si avventura in un posto del genere. Quello è il luogo del vuoto\, che poi paradossalmente è pieno: di paura\, di oscurità. Che lo rappresenti con uno specchio o con una forma scura\, è sempre il «fondo» il punto che attrae il mio interesse e mette in moto la mia creatività. (…) Nell’affrontare il problema del fondo della caverna\, come lo chiamo io\, è quasi inevitabile imbattersi nella religione. È letteralmente uno scontro con una realtà che fa emergere alcune domande fondamentali sull’Essere. È inevitabile. Lo scopo della rappresentazione astratta\, per me come per molti altri artisti\, coincide con il tentativo di andare all’origine di queste domande. E in fondo a queste domande c’è la coscienza\, cioè una dimensione che la scienza non riesce a definire\, ad afferrare compiutamente. L’arte è proprio la via d’accesso privilegiata alla coscienza”. \n“Descension”\, l’installazione che Kapoor realizza nella platea del cinema teatro di San Gimignano prosegue formalmente “Descent into Limbo” l’opera presentata nel 1992 in occasione di documenta IX; a Kassel nel mezzo di un cubo\, una specie di buco nero apparentemente senza fondo si apriva nel pavimento ‘trascinando’ lo spettatore al suo interno. “Descension” destabilizza\, mette in crisi la nostra percezione della terra come elemento solido\, conferma l’interesse di Kapoor per i non-oggetti e per le forme auto-generate. Nel suo stato di flusso e movimento\, “Descension” ci mette di fronte a una forza perpetua\, a una spinta verso il basso e verso un interno totalmente inconoscibile.\nAnish Kapoor nasce a Bombay nel 1954. Negli anni ‘70 si trasferisce a Londra\, città dove tutt’oggi vive e lavora. Il percorso artistico di Kapoor si compone di due fasi complementari. Alla prima appartengono le opere dei primi anni ‘80: oggetti scultorei con forme tra l’astratto e il naturale\, completamente ricoperte di pigmento puro\, il cui intenso colore nasconde l’origine di manufatto e suggerisce l’idea di sconfinamento. Negli anni ‘90 invece approfondisce quelle che possono essere riconosciute come sue caratteristiche peculiari: sculture di dimensioni sempre più monumentali e che rappresentano la sua messa in scena del vuoto\, reso tangibile da una cavità che si riempie o da una materia che si svuota. Negli ultimi trenta anni la sua opera è stata esposta nei più importanti musei ed istituzioni del mondo. Ha realizzato mostre personali alla Kunsthalle di Basilea\, alla Tate Gallery e Hayward Gallery di Londra\, al Reina Sofia di Madrid\, al CAPC a Bordeaux\, al CCBB Centro Cultural Banco do Brasil a Brasilia\, Rio de Janeiro e San Paolo e\, più recentemente\, alla Haus der Kunst di Monaco e presso la Royal Academy di Londra. Nel 2010 ha esposto per la prima volta in India con mostre personali alla National Gallery of Modern Art di New Delhi e al Mehboob Studios di Munbai. L’artista ha inoltre preso parte a numerose mostre collettive in contesti come la Serpentine Gallery di Londra\, documenta IX di Kassel\, Moderna Museet di Stoccolma\, Centre Georges Pompidou\, Louvre e Grand Palais di Parigi\, Guggenheim di Berlino\, New York e Bilbao. Molte le collezioni pubbliche e private che accolgono le opere dell’artista\, tra queste MoMA di New York e Stedelijk Museum di Amsterdam. Tra le più note e apprezzate commissioni pubbliche realizzate da Anish Kapoor in questi anni: Marsyas (Tate Modern Turbine Hall\, Londra)\, Cloud Gate (Millennium Park\, Chicago)\, Underground (torre medioevale di Sant’Agostino\, Arte Continua\, San Gimignano) e Earth Cinema (Arte Pollino un altro sud con Arte Continua\, Basilicata). Anish Kapoor ha ricevuto il ‘Premio Duemila’ alla Biennale di Venezia del 1990\, il Turner Prize nel 1991\, è stato premiato come Honorary Fellowship al London Institute nel 1997 e nel 2003 ha ricevuto il CBE. Dal 2001 è membro onorario del Royal Institute of British Architecture. Tra le più recenti commissioni pubbliche: Ark Nova\, Lucerne Festival\, Matsushima\, Giappone (2013)\, Orbit\, Olympic Games\, Londra in collaborazione con Cecil Balmond (2012)\, Leviathan\, Grand Palais\, Parigi\, Monumenta 2011 (2011). Da giugno a ottobre l’artista sarà protagonista di una grande esposizione monografica presso la Reggia di Versailles. \nPer ulteriori informazioni sulla mostra e materiale fotografico: \nSilvia Pichini responsabile comunicazione press@galleriacontinua.com mob. +39 3474536136 \nGALLERIA CONTINUA / San Gimignano\nITALIA\nVia del Castello 11\n53037 San Gimignano (SI)\nTel.: +39.0577.943134\ninfo@galleriacontinua.com\naperto lunedí-sabato ore 10-13 e ore 14-19 o su appuntamento. Chiuso i giorni festivi
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SUMMARY:GIUSEPPE PENONE. Spazio di luce
DESCRIPTION:GIUSEPPE PENONE SPAZIO DI LUCE \nMAY 2 – JUNE 6\, 2015 \n…There is a place on the border between France and Italy\, the Valley of Miracles (Valle delle Meraviglie)\, where there are circa 30\,000 rock carvings around Mount Bego\, a sacred mountain. \nThe miracle is not the carvings\, but the beauty of the site with its valleys\, its mountains\, its larches\, and the presence of the sea evoked by the smell of the grass. \nIt is a beauty that suggests a sense of sacredness. \nIt is a protected area\, a natural park in which the vegetation and the territory are periodically maintained. I know woodsmen who work in the park under the supervision of forest rangers\, and I go to them when I need larches. The altitude tapers the form of these larches. Large at the base\, their trunk narrows rapidly\, accentuating its conical shape. I used one of these trees for Space of light. I coated the trunk and the branches with a layer of wax\, as if it were a year’s growth in the tree’s life cycle. When it came into contact with the trunk\, the wax was imprinted with the pattern of the bark and the signs of the hands that applied it. \nI cast it in bronze in eight sections of circa 170 centimeters\, obtaining a covering with handprints on the external surface and the negative trace of the tree bark on the inside. \nThe surface on the inside was covered in gold. The eight sections of the sculpture are lined up horizontally one after another at a distance of about 50 centimeters. \nLooking at the interior\, one’s gaze follows the absent core of the tree and the light reflected off the gold emphasizes the space\, a space of light that testifies to the absence of the tree\, a being whose form and existence are defined by the search and the exposure to the light. \nSpace of light extends for twenty meters towards the line of the horizon\, imprisons the light and the gaze in its interior\, directing them towards the central focal point of the vista. \nThe gaze is closed into the interior of the bronze\, a year of bronze… \n—Giuseppe Penone\, 22 Opere a Versailles\, Château de Versailles\, Paris\, 2013 \nGiuseppe Penone was born in 1947 in Garessio\, Italy. He lives and works in Paris and Turin. Public collections include Tate Gallery\, London; Centre Georges Pompidou\, Paris; Musée d´Art Moderne de la Ville de Paris; MAXXI\, Rome; Castello di Rivoli\, Turin; Stedelijk Museum\, Amsterdam; Museum of Modern Art\, New York; and Museum of Contemporary Art\, Los Angeles. Recent solo exhibitions include Centre Georges Pompidou\, Paris (2004); Toyota Municipal Museum of Art\, Toyota\, Japan (2008); Ikon Gallery\, Birmingham\, United Kingdom (2009); Musée des Arts Contemporains\, Grand-Hornu\, Belgium (2011); Documenta 13\, Kassel (2012); “The Bloomberg Commission: Giuseppe Penone\,” Whitechapel Art Gallery\, London (2012); “Penone Versailles\,” Château de Versailles\, France (2013); “Giuseppe Penone\,” Kunstmuseum Winterthur\, Switzerland (2013); “Ideas of Stone\,” Madison Square Park\, New York (2013–14); “Prospettiva Vegetale\,” Forte di Belvedere—Boboli Gardens\, Florence (2014); “Breath is a Sculpture\,” Beirut Art Center\, Beirut (2014); and “Giuseppe Penone\,” Musée Grenoble\, France (2014). Penone co-represented Italy in the 52nd Venice Biennale (2007) and was awarded the Praemium Imperiale by the Japan Art Association in 2014. \nThe Nasher Sculpture Center\, Dallas will present a major solo exhibition of Penone’s work from September 19\, 2015 to February 10\, 2016. \nFor further inquiries please contact the gallery at +39.06.4208.6498 or at roma@gagosian.com. All images are subject to copyright. Gallery approval must be granted prior to reproduction. \nPlease join the conversation with Gagosian Gallery on Twitter (@GagosianRome)\, Facebook (@GagosianGallery)\, Google+ (@+Gagosian)\, Instagram (@gagosiangallery)\, Tumblr (@GagosianGallery)\, and Artsy (@Gagosian-Gallery) via the hashtags #GiuseppePenone #Spaziodiluce #GagosianRome. \n…C’è un luogo sul confine tra Francia e Italia\, la Vallée des Merveilles\, in cui si trovano circa 30.000 incisioni rupestri attorno al monte Bego\, un monte sacro. \nLa meraviglia non sono le incisioni\, ma la bellezza del luogo con le sue valli\, le sue montagne\, i suoi larici\, e la presenza del mare che si avverte nel profumo delle erbe che la ricoprono. \nÈ una bellezza che suggerisce il sentimento del sacro. \nÈ un’area protetta\, un parco naturale che viene mantenuto con interventi sulla vegetazione e sul territorio. Conosco dei boscaioli che lavorano nel parco sotto la guida dei forestali ed è a loro che mi rivolgo quando ho bisogno di larici. Sono alberi che a causa dell’altitudine hanno una forma molto rastremata. Il loro tronco grande alla base\, si riduce rapidamente\, accentuando la loro struttura conica. Mi sono servito di uno di questi alberi per Spazio di luce. Ne ho rivestito il tronco ed i rami con uno strato di cera\, come fosse un anno di crescita dell’albero. La cera\, a contatto del tronco\, ha registrato l’impronta della scorza e l’impronta della pelle delle mani che l’hanno applicata. \nL’ho fuso in bronzo in otto sezioni di circa 170 centimetri\, ottenendo un involucro che ha sulla superficie esterna le impronte delle mani ed all’interno il negativo della sua scorza. \nLa superficie interna è stata ricoperta d’oro. Le otto sezioni della scultura sono allineate orizzontalmente e progressivamente ad una distanza di circa 50 centimetri. \nOsservando l’interno\, lo sguardo percorre il negativo dell’albero e l’oro che riflette la luce ne esalta lo spazio\, uno spazio di luce che registra l’assenza dell’albero\, un essere la cui forma ed esistenza sono determinate dalla ricerca ed esposizione alla luce. \nSpazio di luce cammina per venti metri verso la linea dell’orizzonte\, imprigiona la luce e lo sguardo nel suo interno verso un punto che coincide con la focale centrale della prospettiva. \nLo sguardo è racchiuso all’interno del bronzo\, un anno di bronzo… \n—Giuseppe Penone\, 22 Opere a Versailles\, Château de Versailles\, Parigi\, 2013 \nGiuseppe Penone è nato nel 1947 a Garessio\, Torino. Vive e lavora tra Parigi e Torino. Le sue opere sono parte integrante delle principali collezioni museali nel mondo\, quali Tate Gallery\, Londra; Centre Georges Pompidou\, Parigi; Musée d´Art Moderne de la Ville de Paris; MAXXI\, Roma; Castello di Rivoli\, Torino; Stedelijk Museum\, Amsterdam; Museum of Modern Art\, New York; e Museum of Contemporary Art\, Los Angeles. Tra le personali più recenti si annoverano: Centre Georges Pompidou\, Parigi (2004); Toyota Municipal Museum of Art\, Toyota\, Giappone (2008); Ikon Gallery\, Birmingham\, Gran Bretagna (2009); Musée des Arts Contemporains\, Grand-Hornu\, Belgio (2011); Documenta 13\, Kassel (2012); “The Bloomberg Commission: Giuseppe Penone”\, Whitechapel Art Gallery\, Londra (2012); “Penone Versailles”\, Château de Versailles\, Francia (2013); “Giuseppe Penone”\, Kunstmuseum Winterthur\, Svizzera (2013); “Ideas of Stone”\, Madison Square Park\, New York (2013–14); “Prospettiva Vegetale”\, Forte di Belvedere—Giardini di Boboli\, Firenze (2014); “Breath is a Sculpture”\, Beirut Art Center\, Beirut (2014); e “Giuseppe Penone”\, Musée Grenoble\, Francia (2014). Penone ha co-rappresentato l’Italia in occasione della 52esima Biennale di Venezia (2007) ed è stato insignito del Praemium Imperiale dalla Japan Art Association nel 2014. \nIl Nasher Sculpture Center\, Dallas presenterà un’importante mostra dell’artista dal 19 Settembre\, 2015 al 10 Febbraio\, 2016. \nGAGOSIAN GALLERY \nVia Francesco Crispi 16\n00187 Rome\nT. 39.06.4208.6498 F. 39.06.4201.4765\nroma@gagosian.com\nHours: Tue–Sat 10:30-7
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SUMMARY:Lara Favaretto. Good Luck
DESCRIPTION:Un’opera dedicata al tema degli “scomparsi”\, persone che hanno fatto perdere le proprie tracce. Il progetto è alimentato da una vasta ricerca\, cominciata nel 2005\, che ha portato l’artista a costruire un vero e proprio archivio di immagini\, documenti\, lettere\, fotografie\, testimonianze\, articoli di giornale. \n\nIl viaggiatore misterioso Jean – Albert Dadas\, la pioniera dell’aviazione americana Amelia Earhart\, lo scacc hista Bobby Fisher\, il fisico Ettore Majorana\, il grande scrittore J.D. Salinger e il poeta pugile Arthur Cravan\, sono alcuni dei personaggi protagonisti di Good Luck \, il progetto che dal 30 aprile l’artista Lara Favaretto presenta al MAXXI. \nGood Luck \, co mmissionato dal MAXXI Arte diretto d a Anna Mattirolo\, è la prosecuzione di Momentary Monument (The Swamp)\, installazione realizz ata nel 2009 in occasione della 53a Biennale di Venezia\, prima opera dedicata al tema degli “scomparsi” – persone che\, volontari amente o no\, si sono ritirate dalla vita pubblica\, facendo perdere le proprie tracce.\nL’intero progetto è alimentato da una vastissima ricerca\, cominciata nel 2005\, che ha portato l’artista a costruire un vero e proprio archivio di immagini\, documenti\, let tere\, fotografie\, testimonianze\, articoli di giornale. \nUna selezione di questa raccolta eterogenea è confluita in I Momentary Monument (Archive Books\, Berlino\, 2010)\, libro d’artista che lascia emergere le personalità degli scomparsi e la loro storia\, at traverso la giustapposizione del materiale d’archivio. \nAi protagonisti del volume\, resi celebri anche dalla modalità della loro scomparsa\, Lara Favaretto dedica i suoi cenotafi\, sculture innalzate in loro memoria e realizzate in legno\, ottone e terra.\nRim arcandone il significato e la funzione\, i cenotafi di Good Luck intendono accogliere e tramandare il ricordo degli scomparsi\, per offrire loro una degna memoria. \nOgni cenotafio è un volume scultoreo con caratteristiche variabili nella forma e nella dimen sione\, ed è dedicato a uno degli scomparsi\, senza presentare sulla superficie elementi che ne permettano l’identificazione. Ogni volume è accompagnato da una scatola di metallo chiusa ermeticamente\, visibile o custodita al suo interno\, che contiene oggetti appartenuti o dedicati agli scomparsi. \nGood Luck riunisce al MAXXI per la prima volta diciotto dei venti cenotafi prodotti dall’artista a partire dal 2010 e un cospicuo gruppo di ultima realizzazione\, che completa il progetto. Tutti sono stati concepiti per essere dispersi e conservati separatamente: la loro collocazione finale disegnerà una nuova mappa dei luoghi destinati alla memoria degli scomparsi; una mappa ideale\, utopica\, assolutamente casuale\, che dipenderà da coloro che vorranno custodirli. Ass enti dalla mostra sono due volumi – in ricordo di Federico Caffè e di Grant Thomas Hadwin – che hanno già trovato la loro definitiva collocazione. \nI diciotto cenotafi di Good Luck sono dedicati a : Jean – Albert Dadas\, Percy Fawcett\, Amelia Mary Earhart\, Art hur Cravan\, Robert James “Bobby” Fischer\, Donald Crowhurst\, Ambrose Gwinnett Bierce\, Howard Phillips Lovecraft\, Nikola Tesla\, Thomas P. “Boston” Corbett\, Ettore Majorana\, Leslie Conway “Lester” Bangs \, Jerome David Salinger\, Bruno Manser\, Everett Ruess\, Bas Jan Ader\, László Tóth\, Thomas Ruggles Pynchon. \nIn occasione della mostra sarà pubblicato un volume dedicato a una selezione del lavoro di Lara Favaretto dal 1995 a oggi e all’analisi di alcuni temi cruciali\, affrontati dall’artista grazie ai contributi d i importanti autori. \nLa mostra è stata realizzata con il sostegno della Galleria Franco Noero \nUfficio stampa MAXXI\nBeatrice Fabbretti +39 06 3225178\, press@fondazionemaxxi.it \nInaugurazione 29 aprile ore 19\,30 \nMAXXI–Museo nazionale delle Arti del XXI secolo – Spazio D\nvia Guido Reni\, 4a Roma\nmartedì-mercoledì-giovedì-venerdì-domenica 11.00-19.00\nsabato 11.00-22.00; Chiuso lunedì\ningresso gratuito \nLara Favaretto\ndal 29 aprile al 20 settembre 2015
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LOCATION:MAXXI–Museo nazionale delle Arti del XXI secolo\, via Guido Reni\, 4a\, Roma\, 00196\, Italia
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SUMMARY:DANIEL BUREN. Come un gioco da bambini
DESCRIPTION:DANIEL BUREN\nCome un gioco da bambini\nlavoro in situ\, 2014-2015\, Madre\, Napoli – #1\nOpening: 24 aprile\, ore 19.00\ndal 25 aprile al 31 agosto 2015\nSala Re-PUBBLICA MADRE \nIl museo MADRE è lieto di presentare il primo dei progetti che\, nel corso del 2015\, saranno appositamente commissionati all’artista francese Daniel Buren (Boulogne-Villancourt\, 1938) e che celebrano la relazione fra il museo e il suo pubblico\, tra l’istituzione e la sua comunità. Uno dei massimi artisti contemporanei\, Daniel Buren è autore di un’opera in cui la valenza visiva è sempre associata a quella teorica\, e il cui elemento emblematico potrebbe essere riassunto nella sua comprensione e utilizzo della nozione di in situ: espressione con cui l’artista stesso indica la stringente interrelazione fra i suoi interventi e i luoghi espositivi o urbani in cui essi sono realizzati. Buren\, che ha basato tutta la sua produzione su una stoffa da tende a righe di 8\,7 cm\, alternativamente bianche e colorate\, ha progressivamente accostato la realizzazione di opere museali a installazioni architettoniche in spazi pubblici. Profondamente legato anche alla città di Napoli\, dove è intervenuto più volte\, nel 1986 Buren si aggiudica alla Biennale di Venezia il Leone d’Oro per il miglior Padiglione Nazionale.\nDa aprile a agosto 2015 l’artista interverrà nella sala Re_PUBBLICA MADRE con la grande installazione in situ intitolata Come un gioco da bambini (2014-2015\, in collaborazione con Musée d’Art Moderne et Contemporain\, Strasburgo). Con questo intervento Buren accoglie tutti i visitatori nella grande sala al piano terra del museo\, trasformandola in uno spazio di gioco\, un vero e proprio gioco di costruzioni a grandezza reale. L’opera – risultato della collaborazione fra l’artista e l’architetto Patrick Bouchain – si propone come un sottile dialogo con l’architettura\, che diventa quasi viva\, performativa: i visitatori hanno la possibilità di passeggiare all’interno di una città fatta di cerchi ipnotici (su cui appaiono le righe di 8\,7 cm\, segno distintivo delle opere dell’artista)\, archi colorati\, torri cilindriche\, basamenti quadrati\, timpani triangolari\, collocati simmetricamente fra loro quasi fossero parte dell’architettura stessa del museo\, dotandola al contempo di una sua ipotetica ad alternativa potenzialità fantastica e immaginativa. \nNFORMAZIONI E PRENOTAZIONI\nlunedì-venerdì\, 09.00 – 18.00; sabato\, 09.00 – 14.00\n081 193 13 016 / www.madrenapoli.it\nEmail: info@madrenapoli.it \nORARI DI APERTURA\nLunedì\, Mercoledì\, Giovedì\, Venerdì\, Sabato: 10.00 – 19.30\nDomenica: 10.00 – 20.00\nLa biglietteria chiude un’ora prima\nChiuso il Martedì \n081 193 13 016 / www.madrenapoli.it
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LOCATION:Museo MADRE\, Via Settembrini 79\, Napoli\, 80139\, Italia
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SUMMARY:Arts & Foods. Rituali dal 1851
DESCRIPTION:Si mette a fuoco la pluralita’ di linguaggi che dal 1851\, anno della prima Expo a Londra\, fino ad oggi ha ruotato intorno al cibo e alla convivialita’. Una panoramica mondiale sugli intrecci estetici e progettuali che hanno riguardato i riti del nutrirsi e una mostra internazionale che attraversa tutti i livelli di espressivita’ e creativita’ sul tema. \na cura di Germano Celant \nAllestita negli spazi interni ed esterni della Triennale – 7.000 metri quadrati circa tra edificio e giardino – “Arts & Foods” metterà a fuoco la pluralità di linguaggi visuali e plastici\, oggettuali e ambientali che dal 1851\, anno della prima Expo a Londra\, fino ad oggi hanno ruotato intorno al cibo\, alla nutrizione e al convivio. Una panoramica mondiale sugli intrecci estetici e progettuali che hanno riguardato i riti del nutrirsi e una mostra internazionale che farà ricorso a differenti media così da offrire un attraversamento temporale\, dallo storico al contemporaneo\, di tutti i livelli di espressività\, creatività e comunicazione espressi in tutte le aree culturali. \nMain partner del progetto sarà Cassa depositi e prestiti.\nCon una prospettiva stratificata e plurisensoriale “Arts & Foods”\, a cura di Germano Celant e con l’allestimento dello Studio Italo Rota\, cercherà di documentare gli sviluppi e le soluzioni adottate per relazionarsi al cibo\, dagli strumenti di cucina alla tavola imbandita e al picnic\, dalle articolazioni pubbliche di bar e ristoranti ai mutamenti avvenuti in rapporto al viaggio per strada\, in aereo e nello spazio\, dalla progettazione e presentazione di edifici dedicati ai suoi rituali e alla sua produzione. Il tutto apparirà intrecciato alle testimonianze di artisti\, scrittori\, film makers\, grafici\, musicisti\, fotografi\, architetti e designers che\, dall’Impressionismo e dal Divisionismo alle Avanguardie storiche\, dalla Pop Art alle ricerche più attuali\, hanno contribuito allo sviluppo della visione e del consumo del cibo. \nUna raccolta e un viaggio nel tempo che rifletterà creativamente il tema dell’Esposizione Universale di Milano\, “Nutrire il Pianeta\, Energia per la Vita”\, attraverso centinaia e centinaia di opere\, oggetti e documenti provenienti da musei\, istituzioni pubbliche e private\, collezionisti e artisti da tutto il mondo. Durante l’incontro è stato inoltre presentato il concept di “Cucina & Ultracorpi”\, a cura di Germano Celant e in stretta collaborazione con Silvana Annicchiarico. Per l’ottava edizione del Triennale Design Museum il tema di Expo Milano 2015 è stato declinato per raccontare un’ulteriore specificità del design italiano. La varietà dei due progetti espositivi si relazionerà anche con il Salone del Mobile\, l’altro grande evento internazionale milanese che\, l’anno prossimo\, aprirà al pubblico il 10 aprile. \n“La Triennale di Milano è l’unica istituzione italiana che tratta le arti visive e applicate in modo multidisciplinare – ha affermato Claudio De Albertis\, presidente della Triennale di Milano. Pertanto è stato naturale accogliere la proposta di Expo di produrre e realizzare la mostra “Arts & Foods” e la VIII edizione del Triennale Design Museum dedicata al tema così necessario come quello di Expo. Infatti\, con Silvana Annicchiarico direttore del Triennale Design Museum\, abbiamo chiesto a Germano Celant insieme a Italo Rota di creare e progettare “Cucina & Ultracorpi”. Siamo sicuri che avremo un ottimo risultato sotto tutti i profili.” \n“Siamo molto soddisfatti del percorso artistico proposto da “Arts & Foods” – ha spiegato il Commissario Unico del Governo per Expo Milano 2015 Giuseppe Sala – Grazie a questa Area tematica inserita nel contesto della Triennale non solo portiamo nel cuore di Milano il tema dell’Esposizione Universale\,l’alimentazione\, ma permetteremo agli amanti e agli appassionati di arte che durante i sei mesi dell’Expo visiteranno la nostra città di godere di opere uniche\, che hanno segnato la storia. La collaborazione con le strutture museali di tutto il mondo è fondamentale nel progetto che Germano Celant ha disegnato. Siamo certi che il risultato sarà all’altezza delle attese e ci renderà orgogliosi di aver potuto ospitare una mostra di così importante valore internazionale”. \n“L’impegno di Cassa depositi e prestiti\, della SACE e del Fondo Strategico Italiano per l’Esposizione Universale – ha detto l’Amministratore delegato Cassa depositi e prestiti Giovanni Gorno Tempini – è coerente con la nostra missione di sostenere l’economia italiana e le sue imprese\, per rafforzarne la competitività e la crescita internazionale. Per questo mettiamo in campo il nostro nome e il nostro impegno per contribuire a rendere Expo Milano 2015 una grande vetrina per l’Italia”. \n” “Arts & Foods” coinvolge tutti i media e linguaggi: dalla pittura alla scultura\, dal video all’installazione\, dalla fotografia alla pubblicità\, dal design all’architettura\, dal cinema alla musica e alla letteratura. – ha dichiarato Germano Celant\, curatore del Padiglione e dell’ottava edizione Triennale Design Museum – Si articola con un andamento cronologico che copre il periodo dal 1851 – data della prima Expo a Londra e dell’avvio della modernità – all’attualità\, attraverso la creazione di ambienti dedicati ai luoghi e agli spazi del convivo\, sia in ambito privato sia nella sfera pubblica – dalla sala da pranzo alla cucina\, dal bar al cibo da viaggio – in cui arredi\, oggetti\, elettrodomestici e opere d’arte creano una narrazione di forte impatto visivo e suggestione sensoriale. \nIn occasione di Expo Milano 2015\, l’ottava edizione del Triennale Design Museum\, propone “Cucina & Ultracorpi”\, che vuole raccontare la lenta quanto inesorabile trasformazione degli strumenti tradizionali della cucina in macchine e automi. Un’armata d’invasori che\, da metà del XIX Secolo con l’avvento dell’industrializzazione\, è dilagata arrivando a sostituire molte pratiche del cucinare. L’intento è di ripercorrere l’evoluzione di cucine ed elettrodomestici in Italia\, dalla prima emergenza documentabile fino al 2015\, anche in relazione a episodi della progettazione internazionale e dell’industria estera.” \nUffici stampa:\nExpo Milano 2015 Alessandra Santerini Tel. 02 89459400 ufficiostampa@expo2015.org – pressoffice@expo2015.org\nTriennale di Milano Tel. 02 72434247 press@triennale.org\nUfficio stampa Triennale Design Museum Damiano Gullì Tel. 02 72434241 Damiano.gulli@triennale.org \nANTEPRIMA STAMPA 7 APRILE DALLE 10.00 ALLE 18.00.\nVisita in anteprima della mostra “Arts & Foods – Rituali dal 1851” e dell’Ottava Edizione del Triennale Design Museum “Cucine & Ultracorpi”.\nSaranno presenti:\nSilvana Annicchiarico\, Direttore Triennale Design Museum\nGermano Celant\, curatore\nItalo Rota\, progettista dell’allestimento\nCONFERENZA STAMPA 8 APRILE ORE 11.00 \nTriennale di Milano\nviale Alemagna\, 6 – 20121 Milano\nOrari:\nLunedì – Domenica 10.00 – 23.00\nLa biglietteria chiude un’ora prima delle mostre.\nEuro 12\,00 (intero)\, euro 10\,00 (ridotto convenzioni) o euro 8\,00 (ridotto gruppi)\nEntrambi i tipi di biglietto possono essere acquistati alla biglietteria della Triennale oppure in prevendita \nARTS & FOODS\ndal 7/4/2015 al 1/11/2015
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SUMMARY:Triennal: surround audience
DESCRIPTION:The Triennial’s predictive\, rather than retrospective\, model embodies the institution’s thirty-seven-year commitment to exploring the future of culture through the art of today.\nCurated by: Lauren Cornell\, Ryan Trecartin\, Sara O’Keeffe \nIt provides an important platform for an emergent generation of artists that is shaping the discourse of contemporary art. The Triennial’s predictive\, rather than retrospective\, model embodies the institution’s thirty-seven-year commitment to exploring the future of culture through the art of today. The 2015 Triennial is organized by Lauren Cornell\, Curator\, 2015 Triennial\, Museum as Hub\, and Digital Projects at the New Museum\, and the iconic artist Ryan Trecartin\, who was featured in the inaugural 2009 Triennial. \nThis third iteration of the Triennial is titled “Surround Audience” and will feature fifty-one artists and artist collectives from over twenty-five countries; for many of the participants\, this will be their first inclusion in a museum exhibition in the United States. \nCornell and Trecartin have worked together for nearly a decade and they each bring a shared passion for probing the social and psychological effects of digital technology. For Cornell\, “Surround Audience” is inspired in part by Trecartin’s own artistic practice\, which\, as she describes\, “vividly manifests a world in which the effects of technology and late capitalism have been absorbed into our bodies and altered our vision of the world.” A tension between the newfound freedoms and threats of today’s society animates and anchors “Surround Audience.” \nWe are surrounded by a culture replete with impressions of life\, be they visual\, written\, or construed through data. We move through streams of chatter\, swipe past pictures of other people’s lives\, and frame our own experiences as\, all the while\, our digital trails are subtly captured\, tracked\, and stored. This is a culture in which the radical multimedia environments envisioned by pioneering artists like Nam June Paik and Stan VanDerBeek are being lived out every day\, albeit with much more complexity and compromise. With these transformations in mind\, “Surround Audience” explores how artists are currently depicting subjectivity\, unpacking complex systems of power\, and claiming sites of artistic agency. \nWhile issues around social media provide a point of departure for the exhibition\, it is not the platforms themselves that are the exhibition’s primary focus\, but rather the ways their associated effects intersect with life. Among the many narratives and ideas emerging from the works\, there are three recurring lines of inquiry: First\, how representations of the body and persona have evolved in an image-laden culture in which surveillance is widely dispersed and editorializing one’s life in public is the norm; second\, if it might be possible to opt out of or reframe the pressures of increasingly corporatized and invasive spaces; and third\, how artists are striving to embed their works in the world around them through incursions into media and activism. \nThe exhibition encompasses a variety of artistic practices\, including sound\, dance\, comedy\, poetry\, installation\, sculpture\, painting\, video\, and one online talk show. If there is any aesthetic link between these diverse works it is in their energetic mutability of form. Together\, these works speak to a newfound elasticity in our understanding of what mediums constitute contemporary art. Here\, paintings evolve out of 3-D models\, digital images erupt into sculpture\, and sound becomes action. This is a group of works that attests to how form is continuously converted across word\, image\, and medium. \nRESIDENCIES\, COMMISSIONS\, & NEW WORKS\nMany of the works in the Triennial have been commissioned specifically for the show. In the two years leading up to the exhibition\, the New Museum has hosted research and production residences for both international and local artists: niv Acosta\, Aslı Çavuşoğlu\, Juliana Huxtable\, Geumhyung Jeong\, Eduardo Navarro\, Daniel Steegmann Mangrané\, and Luke Willis Thompson. These residencies took different forms: Some consisted of research supported by the New Museum’s curatorial team\, while others took place on-site at the studio spaces in the Museum’s adjacent building at 231 Bowery and in the New Museum Theater\, which was used as a rehearsal space. Additional new works by Nadim Abbas\, Sophia Al-Maria\, Ketuta Alexi-Meskhishvili\, Olga Balema\, Frank Benson\, Sascha Braunig\, José León Cerrillo\, Onejoon Che\, Tania Pérez Córdova\, DIS\, Aleksandra Domanović\, Casey Jane Ellison\, Exterritory\, Shadi Habib Allah\, Lena Henke\, Josh Kline\, Eva Kotátková\, Oliver Laric\, Rachel Lord\, Ashland Mines\, Avery K. Singer\, Martine Syms\, and Lisa Tan have also been commissioned or produced for the exhibition. \nIn addition to works featured in the galleries\, the curators selected artists to mobilize sites outside of the Museum\, including the means of dispersing information about the exhibition itself. Such projects include the Triennial ad campaign Extended Release (2015)\, which was conceived and designed by New York artist collective K-HOLE and serves as the group’s contribution to the exhibition. Distant Feel (2015)—a new symbol for empathy designed by Antoine Catala\, intended as an “update to the peace sign”—was co-commissioned by the Carnegie Museum of Art and will be made available online as a GIF as well as presented within the show as a sculpture. Finally\, episodes of Ovation’s “Touching the Art” (2014–15)—a web series by Casey Jane Ellison that will temporarily become an artwork in “Surround Audience”—will focus on themes broached by the exhibition and will be shot in the Museum. \nPUBLICATIONS\n“Surround Audience” will also be accompanied by an exhibition catalogue designed by Familiar and copublished by the New Museum and Rizzoli. The catalogue will include full-color\, four-page spreads on each of the fifty-one artists and groups as well interviews between the artist collective DIS and Daniel Steegmann Mangrané\, artist; Andrew Durbin\, writer\, and Frank Benson and Juliana Huxtable\, artists; Helga Christoffersen\, Assistant Curator\, and Basim Magdy\, artist; and Sara O’Keeffe\, Assistant Curator\, and Aslı Çavuşoğlu\, artist. The catalogue will also include essays by Cornell and Trecartin; Johanna Burton\, Keith Haring Director and Curator of Education and Public Engagement; Brian Droitcour\, writer; Alexander Provan\, writer and Cofounder\, Triple Canopy; and Hito Steyerl\, artist. \nIn conjunction with the exhibition\, the New Museum will publish a book of poetry\, researched and edited by Droitcour. Featuring works by over sixty-nine contributors\, including Cathy Park Hong\, Dodie Bellamy\, Jenny Zhang\, Mónica de la Torre\, and Bhanu Kapil\, with original translations and texts by Triennial artists all interwoven with transcriptions of social media statuses of many varieties\, The Animated Reader: Poetry of Surround Audience offers an expansion of the Triennial’s themes in the medium of poetry. \nABOUT THE TRIENNIAL\nThe New Museum Triennial was initiated in 2009. The first edition\, “Younger Than Jesus\,” was organized by Massimiliano Gioni\, Laura Hoptman\, and Lauren Cornell. The second Triennial\, “The Ungovernables\,” was organized by Eungie Joo in 2012. The 2015 Triennial was organized by Lauren Cornell\, Curator\, 2015 Triennial\, Museum as Hub\, and Digital Projects\, and artist Ryan Trecartin\, with Sara O’Keeffe\, Assistant Curator. The catalogue was overseen by Helga Christoffersen\, Assistant Curator. \nImage: Juliana Huxtable\, Untitled\, 2014 (detail). Photograph\, color. Courtesy the artist \nPress Contact:\nGabriel Einsohn\, Communications\, press@newmuseum.org \nOpening: Tuesday 24 February 2015 8.30 pm \nNew Museum\n235 Bowery\nWed 11am to 6pm\nThu 11am to 9pm\nFri-Sun 11am to 6pm \nNEW MUSEUM\nNew York\n235 Bowery\n212 2191222 FAX 212 4315328\n2015 TRIENNIAL\ndal 24/2/2015 al 24/5/2015
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