Camera d’Arte

27
Gen

Lucy Orta – Trame di Comunità, una installazione racconta la storia di una comunità in trasformazione

CasermArcheologica presenta Trame di Comunità, un’installazione site-specific dell’artista di fama internazionale Lucy Orta, nata da una residenza e da un percorso di coinvolgimento della comunità nel 2025. A cura di Simonetta Carbonaro, il progetto sarà presentato in anteprima stampa venerdì 27 febbraio 2026 alle ore 11.30 presso Palazzo Muglioni, edificio storico di Sansepolcro, nell’area della Valtiberina. Dal 2013 il palazzo è al centro di un processo di rigenerazione culturale guidato dall’Associazione CasermArcheologica ed è oggi uno dei più dinamici centri di produzione culturale in Italia.

L’iniziativa si inserisce nel programma di residenze ed esposizioni sostenuto da Fondazione CR Firenze, con il sostegno istituzionale del Comune di Sansepolcro, del Comune di Anghiari e dei Musei Civici della Madonna del Parto.

L’installazione di Lucy Orta sarà aperta al pubblico da sabato 28 febbraio alle ore 17.30 fino al 15 luglio 2026.

Trame di Comunità nasce dalla collaborazione tra CasermArcheologica, lo studio Lucy + Jorge Orta e la consulenza curatoriale di Simonetta Carbonaro.

Il progetto avviato nel luglio 2025, durante la residenza artistica di Lucy Orta a CasermArcheologica e in Valtiberina, è frutto di un processo di arte partecipativa. L’artista nei giorni di residenza ha esplorato il territorio e ha poi incontrato trentatré persone tra artigiani, artisti, insegnanti, imprenditori, attivisti e cittadini di età diverse. Sono nati momenti di ascolto in cui si è cominciato a raccogliere testimonianze legate al vissuto individuale e all’identità del territorio a partire dalla domanda “Cosa vi collega a questa terra e cosa vi respinge?”.

Da questo racconto collettivo Lucy Orta ha estratto l’idea essenziale trasformandola in un’installazione originale, pensata e realizzata appositamente per questo luogo, la sua comunità e il pubblico a cui si rivolge: cinque sculture, ovvero una sorta di accampamento di tende tessute in lino e canapa coltivati nel suolo toscano: uno spazio insieme simbolico e reale di incontro e resistenza.

Trame di Comunità, nelle parole dell’artista, prende le mosse da un gesto primario e universale: il gesto del raccogliersi. Il riferimento è antico: l’Ohel, (in ebraico “tenda”) è l’archetipo dello spazio sacro e protettivo dove si incontra l’umano e il sacro — la tenda della Madonna del Parto o quella del manto della Madonna della Misericordia — ma è anche luogo di adunanza, di racconto, di trasmissione. Una architettura fragile e fluida sospesa fra il viaggio e la dimora provvisoria, che offre il riparo necessario durante ogni transizione.

Per dare forma a un archetipo di tale potenza Lucy Orta ha creato un’opera di straordinaria intensità, frutto di un lungo e articolato lavoro. Su ciascuno dei trentatré teli che compongono le cinque sculture dell’accampamento, l’artista ha raccolto i profili individuali della comunità ricamando i volti di ognuna delle trentatré persone incontrate. I lembi di lino e canapa, ricavati da vecchie lenzuola tessute a mano, evocano la memoria materiale e morale del territorio e il legame tra corpo, comunità e ambiente. Tra i fili sospesi dei ricami di ogni volto affiorano perle, piccole lingue d’oro, custodi silenziose della parola.

Ben novantanove piccoli artefatti in terracotta modellata a mano pendono dai teli, evocano le piante, gli animali e i minerali che gli abitanti della valle hanno associato alla loro terra. Suggeriscono l’architettura fragile ma viva di una comunità che continua a resistere. “Queste sorte di amuleti fungono da pesi, ancorano i tessuti al suolo come i rocchetti dei telai antichi, creando linee di tensione che vibrano in risonanza con le testimonianze orali incorporate nel ricamo.” spiega Lucy Orta.

L’installazione è un luogo di raccolta, rifugio e dialogo, in cui l’unicità di ciascun individuo si intreccia con un tessuto collettivo. Qui le memorie personali diventano coscienza condivisa, e ogni voce può risuonare nel coro più ampio della comunità, invitando a un’esperienza di presenza, ascolto e partecipazione attiva.

Con questa installazione Lucy Orta non si limita a rappresentare una comunità: la chiama all’esistenza”, spiega Simonetta Carbonaro. Un processo di community building accompagnerà la mostra per tutta la durata dell’esposizione. Altri cittadini della valle saranno invitati a partecipare attivamente a un percorso che prenderà avvio da una riflessione condivisa su cosa significhi appartenere a un luogo, a una comunità e a una storia comune — non come un dato stabile, ma come un gesto continuo di costruzione e ricostruzione. Il percorso esplorerà inoltre l’immaginazione di quelle “utopie possibili” che — come recita il motto di CasermArcheologica — costituiscono la forza propulsiva che continua a intrecciare i fili delle nostre comunità, orientandole verso la costruzione di futuri desiderabili.

In questa prospettiva Trame di Comunità mette inoltre in discussione il ruolo dell’artista, del pubblico e dell’istituzione: Chi ha diritto di parola? Chi decide cosa è visibile e ha impatto sulla realtà? Quali corpi, quali storie vengono legittimate come discorso artistico e, quindi, politico?  Qui le risposte non vengono date, ma generate dall’invito a stare insieme, incontrarsi, pensare, parlare e non perdere il filo di questa tela, con cui Lucy Orta invita a tessere nuove trame di comunità e nuovi lembi di futuri desiderabili.

Lucy Orta è una delle artiste più riconosciute a livello internazionale per la sua capacità di unire arte visiva e impegno sociale. Con lo studio fondato con Jorge Orta nel 1991, Lucy affronta infatti tematiche come la migrazione, la tutela dell’ambiente, i diritti umani e la costruzione di comunità. Le sue opere sono state esposte in istituzioni prestigiose come la Barbican Gallery a Londra, la Biennale di Venezia, MAXXI di Roma e l’Hangar Pirelli Bicocca di Milano, rappresentando esempi potenti di come l’arte possa essere motore di trasformazione sociale. Il lavoro di Orta si distingue anche per il suo costante impegno nell’arte partecipativa. Da oltre trent’anni lo studio di Lucy + Jorge Orta coinvolge attivamente le comunità locali nei processi creativi attraverso workshop, performance e installazioni collettive. L’arte diventa così uno strumento di dialogo, trasformazione e costruzione di senso condiviso, capace di generare nuove forme di relazione tra individui, territori e identità.

CasermArcheologica è un percorso di rigenerazione urbana che ha riqualificato l’ex Caserma dei Carabinieri di Sansepolcro, all’interno di Palazzo Muglioni, edificio storico nel centro urbano. Grazie ad uno straordinario movimento che coinvolge studenti, professionisti e professioniste, imprenditori, Istituzioni e Fondazioni, cittadinanza, l’Associazione CasermArcheologica ha riaperto alla città due piani del palazzo, abbandonato e inutilizzato dagli anni ’90, ora di nuovo accessibile come centro di produzione culturale aperto tutti i giorni, dedicato alle Arti Contemporanee, alla formazione e spazio di ricerca e lavoro per professionisti e professioniste dall’Italia e dall’estero. CasermArcheologica è un’architettura di comunità, un presidio pubblico che ha le sue fondamenta in tutti coloro che se ne prendono cura. Dal 2013 CasermArcheologica ha trasformato Palazzo Muglioni in un luogo in cui le sale di un edificio abbandonato dalle molte storie sono diventate opportunità per mettere in dialogo quotidianamente ricerche artistiche, percorsi professionali, reti di prossimità e prospettive internazionali.

Simonetta Carbonaro è esperta di cultura dei consumi. Svolge ricerche sull’ethos delle società contemporanee, da cui trae interpretazioni sui processi di trasformazione dei bisogni umani e delle dinamiche socioculturali. Ha insegnato presso la scuola postuniversitaria di design Domus Academy di Milano ed è stata Visiting Professor al London College of Fashion. Nel 2004 ha ricevuto in Svezia il titolo di Professor in Design Management e Humanistic Marketingdall’Università di Borås, dove ha diretto l’iniziativa The Design of Prosperity, un think tank che indaga come la cultura del progetto possa generare nuovi modelli di prosperità capaci di integrare la dimensioni economica, ambientale, culturale e sociale. Nel 1997 ha co-fondato in Germania, insieme a Christian Votava, la società di consulenza REALISE, all’interno della quale conduce progetti di gestione e comunicazione dell’innovazione sostenibile per grandi marchi internazionali. La sua attuale sfida è il sostegno all’arte partecipativa come strumento capace di stimolare la necessaria trasformazione culturale delle società, promuovendo nuovi stili di vita e di pensiero.

SCHEDA TECNICA
TITOLO: Trame di Comunità
ARTISTA: Lucy Orta
A CURA DI: Simonetta Carbonaro
DOVE: CasermArcheologica, Palazzo Muglioni, Via Niccolò Aggiunti, 55, 52037 Sansepolcro (AR)
DURATA: 28 febbraio – 15 luglio 2026
ANTEPRIMA STAMPA: venerdì 27 febbraio 2026, ore 11.30
INAUGURAZIONE: sabato 28 febbraio 2026 ore 17.30
ORARI: dal lunedì al venerdì 10:00 – 18:00 sabato e domenica 15.00 – 19.00
INGRESSO GRATUITO

INFO: CasermArcheologica www.casermarcheologica.it – info@casermarcheologica.it +39 349 865 0250 – +39 349 644 2920
UFFICIO STAMPA: Amalia Di Lanno, cell. WhatsApp + 39 3337820768, info@amaliadilanno.com

Un progetto di CasermArcheologica
con il contributo di Fondazione CR Firenze
In collaborazione con REALISE e Lucy + Jorge ORTA
con il supporto istituzionale di Comune di Sansepolcro, Comune di Anghiari, Musei Civici Madonna del Parto e con il sostegno di Busatti, Tecnothermo, Ilvio Gallo, Zotti & Coulon, Fondazione Progetto Valtiberina, Sintagmi

Crediti immagini: Lucy Orta_work in progress_Trame di Comunità_ph. Judith Du Pasquier, 2026

09
Mag

GREENLAND BLURRING. Roberto Ghezzi’s Arctic projects

L’Istituto italiano di Cultura di Copenaghen presenta, mercoledì 21 maggio 2025 alle ore 18,30, una mostra di arte contemporanea dedicata alla ricerca dell’artista italiano Roberto Ghezzi dal titolo GREENLAND BLURRING, Art, Science and Climate Change in the Polar Lands a cura di Mara Predicatori. Un progetto ambizioso, frutto di studi e ricerche sull’Artico che l’artista porta avanti da diversi anni, in collaborazione con scienziati del Consiglio Nazionale delle Ricerche e, in questa occasione, con il patrocinio di Centro per l’Arte Contemporanea Palazzo Lucarini Contemporary e il supporto di Cartiera Magnani Pescia e Phoresta ETS, con l’obiettivo di indagare la natura e fenomeni connessi al cambiamento climatico, in chiave artistica. La personale di Ghezzi all’IIC di Copenaghen vede la collaborazione di Italia e Danimarca nella restituzione artistico-scientifica di un ampio progetto che intende ‘far parlare il ghiaccio’ coinvolgendo più partner nella condivisa volontà di diffondere e affrontare i temi ambientali ed ecologici attraverso il filtro poetico e critico, ad un tempo, dell’arte.
La mostra presenta opere realizzate da Roberto Ghezzi in due residenze artistiche, rispettivamente a Tassilaq (Groenlandia, 2022) presso The Red House di Robert Pieroni e alle Isole Svalbard (Norvegia, 2023), presso lo Spitsbergen Artists Center; entrambe le residenze sono state realizzate in collaborazione con il CNR ISP (Istituto di Scienze Polari). Il contributo scientifico dei ricercatori Biagio Di Mauro e Fabiana Corami ha portato a interessanti scoperte relative lo scioglimento dei ghiacciai. In entrambe le esperienze l’artista ha lasciato che fosse la fusione del ghiaccio a lasciare tracce e dunque a produrre le sue opere. Nel primo caso producendo delle cianotipie da dilavamento; nel secondo un video prodotto dal rimontaggio di girati prodotti da telecamere trasportate dai rivoli di ghiaccio in rapido scioglimento. La particolarità della ricerca dell’artista è quella di produrre lavori artistici limitando più possibile il proprio intervento diretto. Egli, infatti, tramite un’attenta prassi preparatoria, fa in modo che siano i fenomeni naturali e gli elementi del paesaggio quali acqua, aria e ghiaccio a lasciare le loro tracce su supporti di diverso tipo in sperimentazioni sempre più ardite e rispettose della voce della natura. La traccia raccolta, non manipolata dall’artista, si trasforma così in una sorta di campione o referto analizzabile talvolta scientificamente per la sua neutralità.
A corredo della mostra vi sono inoltre delle cianotipie di paesaggi che documentano i luoghi attraversati e taccuini con gli appunti visivi e diaristici dell’artista. La mostra è l’occasione, non solo di immergersi nella contemplazione di opere artistiche di indubbia fascinazione estetica, ma anche, a partire dalla ricerca di Ghezzi, di riflettere sul cambiamento climatico in atto e interrogarci sull’agire umano rispetto a quanto sta avvenendo.

GREENLAND BLURRING | Art, Science and Climate Change in the Polar Lands | I progetti in Artico di Roberto Ghezzi
Curatela: Mara Predicatori
Arte contemporanea. Mostra personale con opere realizzate in due residenze artistiche nelle regioni artiche
Con la partecipazione scientifica della dott.ssa Fabiana Corami del CNR ISP
Con il patrocinio di: Palazzo Lucarini Contemporary Centro per l’Arte Contemporanea
Inaugurazione: 21 maggio 2025 ore 18,30
Periodo: dal 21 maggio al 6 giugno 2025
Orario visite: lunedì 9.30-15 – martedì 12-15 – mercoledì 9.30 -16.00 – giovedì 9.30 -16.00 venerdì 9.30-12; 14.00-15.00
Sede: Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen
Gjørlingsvej 11, DK 2900 Hellerup – Copenaghen, Danimarca
Tel. +45 39620696 – iiccopenaghen@esteri.it
organizzatore: Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen (Danimarca)
Sponsor tecnico: Cartiera Enrico Magnani Pescia, Phoresta ETS

Communication Manager Amalia Di Lanno
info@amaliadilanno.com

 

11
Nov

The Mountain’s Eyes, il progetto di Roberto Ghezzi in Nepal

The Mountain’s Eyes è il progetto di Roberto Ghezzi in Nepal, una spedizione sempre a stretto contatto con la natura e in relazione con il paesaggio, campo di ricerca che caratterizza un percorso d’arte e vita.

Il progetto, a cura di Gabriele Salvaterra, in partenariato con l’Università di Torino, Dipartimento di Scienze della Terra, si avvale della supervisione scientifica di Rodolfo Cafosi, Chiara Montomoli e Salvatore Iaccarino, della collaborazione logistica della guida sherpa Suraj Gurung, il sostegno di Phoresta ETS e del supporto della galleria MCUBE di Kathmandu che ha ospitato, al termine della residenza, una mostra personale con i primi risultati della ricerca.

Dopo due decenni di approfondimento artistico, ricerche e attività esplorative e, dopo aver realizzato installazioni e opere in ambienti estremi come i ghiacciai dell’Artico, i fiumi dell’Alaska, le torbiere della Patagonia o i deserti dell’Africa, per la prima volta Roberto Ghezzi dedica la sua ricerca esclusivamente alle montagne dell’Himalaya. Per questo grande progetto l’artista, pur attraverso lo stesso approccio teso al dialogo totale con gli ambienti studiati, ha pensato di utilizzare tecniche differenti quali la fotografia stenopeica e la stampa di monotipi senza l’utilizzo del torchio.

Come e cosa vedrebbero le montagne più alte della terra, se qualcuno donasse loro degli occhi? È una delle domande a cui tenta di dare risposta Ghezzi durante la sua spedizione in Himalaya, tra le cime più alte del pianeta, per “donare occhi” alle montagne. L’artista, infatti, durante la nuova missione che lo vede protagonista sotterreràlungo il percorso, che da Pokhara (Nepal) lo condurrà verso il campo base del monte Annapurna (8091mt slm), una serie di piccole macchine fotografiche da lui stesso costruite con materiale di recupero, come lattine di bibite usate, che potrà reperire direttamente in loco. Queste, dopo che l’artista avrà inserito al loro interno carta fotografica e praticato un piccolissimo foro per l’ingresso della luce, verranno lasciate semisepolte tra le rocce delle montagne per circa venti giorni e poi recuperate. Al loro interno la luce, giorno dopo giorno, imprimerà sulla carta fotografica l’immagine di ciò che le montagne vedono, da millenni, condensato in un “battito di ciglia” lungo 480 ore. In più occasioni (ad es. Laguna Veneta 2022 – CNR ISMAR; Lago Trasimeno 2022 – Arpa Umbria; Groenlandia 2022 – CNR ISP; Svalbard 2023 – CNR ISP) le opere di Ghezzi hanno assunto il ruolo di veicolo per la mappatura e il monitoraggio del territorio e della biodiversità che lo caratterizza, creando un vero e proprio ponte tra arte e scienza, sia dal punto di vista della ricerca che da quello della divulgazione.L’artista ha infatti collaborato con molti enti e istituti scientifici italiani ed esteri. Per il progetto Annapurna-Nepal Roberto Ghezzi si avvarrà del supporto scientifico della Facoltà di Scienze della Terra dell’Università di Torino. Un team di ricercatori composto da Rodolfo Carosi, Chiara Montomoli e Salvatore Iaccarino realizzerà per l’occasione testi scientifici che accompagneranno la produzione di Ghezzi esito della residenza e studieranno, così, i luoghi attraversati dall’artista.

Roberto Ghezzi | The Mountain’s Eyes
progetto, residenza e mostra in Nepal
a cura di Gabriele Salvaterra
ottobre – novembre 2024

partenariato scientifico Università di Torino, Dipartimento di Scienze della Terra
supervisione scientifica di Rodolfo Cafosi, Chiara Montomoli e Salvatore Iaccarino
collaborazione logistica di Suraj Gurung, guida sherpa
supporto della Galleria MCUBE di Kathmandù
sostegno Phoresta ETS

Annapurna Base Camp – Gallery MCUBE
Kathmandu, NEPAL

Communication Manager Amalia DI Lanno info@amaliadilanno.com – www.amaliadilanno.com

19
Set

WHITE FADES | Art, Science and Climate Change in the Polar Lands | I progetti in Artico di Roberto Ghezzi

L’Istituto Italiano di Cultura a Oslo presenta, giovedì 26 settembre 2024 alle ore 18,30, una mostra di arte contemporanea dedicata alla ricerca estetica dell’artista italiano Roberto Ghezzi dal titolo WHITE FADES, Art, Science and Climate Change in the Polar Lands a cura di Mara Predicatori. Un progetto ambizioso, frutto di studi e ricerche sull’Artico che l’artista porta avanti da diversi anni, in collaborazione con scienziati del Consiglio Nazionale delle Ricerche e, in questa occasione, con il patrocinio di Centro per l’Arte Contemporanea Palazzo Lucarini Contemporary e il supporto di Cartiera Magnani Pescia e Phoresta ETS, con l’obiettivo di indagare la natura e fenomeni connessi al cambiamento climatico, in chiave artistica. La personale di Ghezzi all’IIC di Oslo vede la collaborazione di Italia e Norvegia nella restituzione artistico-scientifica di un ampio progetto che intende ‘far parlare il ghiaccio’ coinvolgendo più partner nella condivisa volontà di diffondere e affrontare i temi ambientali ed ecologici attraverso il filtro poetico e critico, ad un tempo, dell’arte.

La mostra presenta opere realizzate da Roberto Ghezzi in due residenze artistiche, rispettivamente a Tassilaq (Groenlandia, 2022) presso The Red Housedi Robert Pieroni e alleIsoleSvalbard (Norvegia, 2023), presso lo Spitsbergen Artists Center; entrambe le residenze sono state realizzate in collaborazione con il CNR ISP (Istituto di Scienze Polari). Il contributo scientifico dei ricercatori Biagio Di Mauro e Fabiana Corami ha portato a interessanti scoperte relative lo scioglimento dei ghiacciai. In entrambe le esperienze l’artista ha lasciato che fosse la fusione del ghiaccio a lasciare tracce e dunque a produrre le sue opere. Nel primo caso producendo delle cianotipie da dilavamento; nel secondo un video prodotto dal rimontaggio di girati prodotti da telecamere trasportate dai rivoli di ghiaccio in rapido scioglimento. La particolarità della ricerca dell’artista è quella di produrre lavori artistici limitando più possibile il proprio intervento diretto. Egli, infatti, tramite un’attenta prassi preparatoria, fa in modo che siano i fenomeni naturali e gli elementi del paesaggio quali acqua, aria e ghiaccio a lasciare le loro tracce su supporti di diverso tipo in sperimentazioni sempre più ardite e rispettose della voce della natura. La traccia raccolta, non manipolata dall’artista, si trasforma così in una sorta di campione o referto analizzabile talvolta scientificamente per la sua neutralità.

A corredo della mostra vi sono inoltre delle cianotipie di paesaggi che documentano i luoghi attraversati e taccuini con gli appunti visivi e diaristici dell’artista. La mostra è l’occasione, non solo di immergersi nella contemplazione di opere artistiche di indubbia fascinazione estetica, ma anche, a partire dalla ricerca di Ghezzi, di riflettere sul cambiamento climatico in atto e interrogarci sull’agire umano rispetto a quanto sta avvenendo.

Titolo: WHITE FADES | Art, Science and Climate Change in the Polar Lands | I progetti in Artico di Roberto Ghezzi
Artista: Roberto Ghezzi
Curatela: Mara Predicatori
Oggetto: Arte contemporanea. Mostra personale con opere realizzate in due residenze artistiche nelle regioni artiche
Con la partecipazione scientificadella dott.ssa Fabiana Corami del CNR ISP
Con il patrocinio di: Palazzo Lucarini Contemporary Centro per l’Arte Contemporanea

Inaugurazione: 26 settembre 2024 ore 18,30

Periodo: dal 26 settembre al 15 novembre 2024
Orario visite:Lunedì-Giovedì 10.00-13.00; 14.30-16.00 Venerdì 10.00-13.00
In occasione di eventi serali dalle 18.30 alle 21.00 – INGRESSO LIBERO
Sede: Istituto Italiano di Cultura di Oslo
Oscars gate 56, 0258 Oslo – Norvegia
Tel. +47 40002790/92 – iicoslo@esteri.it
Ente promotore: Istituto Italiano di Cultura di Oslo (Norvegia)
Sponsor tecnico: Cartiera Enrico Magnani Pescia, Phoresta ETS

Si ringrazia il videomaker Leonardo Mizar Vianello (The Polar Stream, 2023)

Communication Manager: Amalia Di Lanno
info@amaliadilanno.com www.amaliadilanno.com

30
Ago

LAMIE di Claudio Palma, una riflessione sulla fragilità ambientale

La Galleria Orizzonti Arte Contemporanea di Ostuni ha riaperto le porte dello Spazio Purgatorio all’arte contemporanea. Nell’antico Oratorio della Confraternita del Purgatorio nel centro storico della Città Bianca è stato presentato LAMIE, progetto speciale tra fotografia, video e installazione dell’artista ostunese Claudio Palma, a cura di Ilaria Caravaglio. La mostra incentrata sul tema della Xylella, intende riflettere sulla fragilità ambientale e sulle attuali problematiche insorte a seguito dell’emergenza che ha colpito gran parte del territorio pugliese.

Il progetto è supportato da numerose associazioni pubbliche e sponsor privati, è patrocinato dal Comune di Ostuni, dal Gal Alto Salento e da Slow Food Piana degli Ulivi, e ha come partner A.M.O, Tàccaru e Millenari di Puglia, realtà che, in modalità differenti, operano attivamente per la tutela e per l’educazione alla conoscenza del territorio pugliese.

Attraverso le parole della curatrice entriamo in Lamie di Claudio Palma:

Una ricerca incrociata tra architettura e fotografia, le due principali competenze e passioni dell’artista Claudio Palma, ha visto germogliare, nel 2021, il progetto Lamie, inizialmente concepito come estensione di una tesi sperimentale in Architettura, incentrata sul turismo lento e su nuove pratiche di scoperta dei luoghi. Un progetto che matura nell’esigenza e nella ricerca di parole necessarie nel racconto della Xylella e che viene ora presentato al pubblico per la prima volta, fiancheggiando il dolore di un territorio che si intensifica, tra incredulità ed impotenza, di fronte alla rovina di centinaia di alberi, scheletri tra quel che resta degli ulivi secolari, nelle aree intorno ad Ostuni e nei suoi confini.

Con la mostra Lamie, Claudio Palma ci immerge in un racconto visivo potente e spettrale, in cui l’eredità millenaria di un territorio si scontra con la minaccia incombente causata da un batterio comparso circa undici anni fa e che, lentamente, sta spazzando via l’immagine, la sacralità, l’antica identità di un territorio.

Sono otto le fotografie presentate ai visitatori, frutto di un lavoro paziente, costruito attraverso lunghe esposizioni notturne, in cui l’artista ha sostato al cospetto delle lamie, le antiche architetture in pietra, un tempo presidio del paesaggio degli ulivi ora in pericolo. […]

Lamie non è solo una mostra fotografica, ma un invito a una riflessione scomoda. Ci interroga sul nostro rapporto con il territorio, sulla nostra colpa e sul nostro dovere di guardare ai luoghi in una scala temporale non più solo umana ma biologica ed ecologica. Sulla necessità di preservare la memoria e di costruire e celebrare un futuro realmente sostenibile […]

Questo Purgatorio, oltre a dare il nome al settecentesco spazio fisico, nel cuore storico di Ostuni, che accoglie oggi temporaneamente la mostra, può rivelarsi una pena temporanea, nella quale lasciare spazio ad un destino da riscrivere, in un futuro in cui un nuovo equilibrio tra natura ed opera dell’uomo è possibile.”

   

progetto: Claudio Palma | LAMIE
curatela: Ilaria Caravaglio
date: 23 agosto – 20 settembre 2024
sede: Confraternita del Purgatorio, via Alfonso Giovine, 1 – 72017 Ostuni (Br)
promotore: Galleria Orizzonti Arte Contemporanea Ostuni
patrocinio: Comune di Ostuni, Gal Alto Salento, Slow Food Piana degli Ulivi
partners: A.M.O. (Alberi Monumentali Ostuni), Tàccaru, Millenari di Puglia
supporto: Annavanna (Associazione Culturale e Sociale Giovanile), Comunità Laudato Si’ (Associazione per un’ecologia integrale), La casa di Pietra (Compagnia teatrale che promuove il teatro come processo educativo nelle scuole), Comenuovo Markek (associazione per un consumo consapevole delle risorse)
supporto tecnico: White Wall, Publiarte, Wemakers, Skillpress, Specchia forniture
main sponsor: Studio Flore e Venezia, Masseria Donnagnora, Galante
altri sponsor: Galleria delle Idee, Officine Tamborrino, Costruzioni Sirio, Jansen, Drogheria Pugliese, Pastificio Cardone, Marco Carani Nautica, Ostuni Touring, Terramadre Homes, Pace Gioielli, Casale Madre, Lamia Cervone
progetto grafico: Laura Castronovo Albanese
progetto di comunicazione social: Ivana Castronovo
sito web artistawww.claudiopalma.it

ufficio stampa: Amalia Di Lanno
LAMIE_CARTELLA STAMPA 

Immagini: Claudio Palma, Lamie, installation view,, 2024. Courtesy the artist