Tag: Galleria Gallerati

10
Set

Rita Mandolini. Non ti faccio uscire, non ti lascio entrare

I lavori di Rita Mandolini si presentano spesso come monocromi: sfondo nero e segno quasi impercettibile; incisioni sottili che emergono da un magma scuro. Pur confrontandosi con diversi linguaggi (fotografia, pittura, scultura, performance) la matrice del suo lavoro è inevitabilmente pittorica. Le immagini si compongono e, come reperti di un vissuto, divengono visibili solamente con un’osservazione attenta e prolungata. La comparsa dei disegni segue la gradualità e la lentezza dei tempi di realizzazione con olio e pigmenti in polvere. Rita Mandolini ricerca infatti frammenti iconici che, simili a fossili, testimoniano la presenza di un passato inestinguibile. Arbusti, capelli (spesso recisi dai denti di un pettine) piante e piume, rimandano a stucchi barocchi, ricoperti però di pittura plumbea. La loro natura mimetica e decorativa viene trascesa e sconfessata attraverso il ritrovamento metaforico di oggetti immaginati. La trasformazione della materia è un tema caro all’artista e la concreta metamorfosi prevede necessariamente un cambiamento che si realizza nell’affioramento di qualcosa di inedito. Con questa nuova nascita, Rita Mandolini mette in discussione la densa staticità grumosa del nero bitume che spesso e volutamente sembra mascherare il contenuto delle sue opere. L’immagine è lì che attende di essere riconosciuta e vissuta.
testo di Noemi Pittaluga

Rita Mandolini è nata a Roma, dove vive e lavora.

Rita Mandolini
Non ti faccio usci re, non ti lascio entrare
A cura di Noemi Pittaluga

Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – Roma)
Via Apuania, 55 | I-00162 Roma | Tel. +39.06.44258243 | Mob. +39.347.7900049
info@galleriagallerati.it

Inaugurazione: martedì 11 settembre 2018, ore 19.00-22.00 (in collaborazione con Casale del Giglio)
Fino a venerdì 19 ottobre 2018 (ingresso libero)
Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 / sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento

Sabato 13 ottobre: apertura eccezionale della galleria dalle 17.00 alle 21.00 in occasione della XIV Giornata del Contemporaneo organizzata da AMACI

Ufficio stampa: Galleria Gallerati
Informazioni: info@galleriagallerati.it, www.amaci.org

13
Giu

Gianluca Maver. Nest

Carlo Gallerati è lieto di presentare Nest, una mostra personale di Gianluca Maver a cura di Noemi Pittaluga. “Nel progetto Nest, le fotografie di Gianluca Maver si caricano di senso assoluto attraverso un’osservazione che replica il paradigma del montaggio filmico. Come nelle vignette di un fumetto o in parti di fregi degli antichi templi classici, il messaggio è reso palese dal collage delle immagini che il fruitore compone di volta in volta. La relazione, che trova conferma nel video Nest #001, in cui l’elemento visivo e quello sonoro si compenetrano indissolubilmente, esprime, pur lasciando libertà d’interpretazione, il punto di vista dell’autore. In primissimo piano, isolate dal contesto di appartenenza, l’artista propone al pubblico inquadrature di nidi, radici, piante e uccelli con l’intento di ragionare sul rapporto precario in vigore tra uomo e ambiente. Il cinguettio metodico, che ascoltiamo nell’opera video, interrotto bruscamente dai secchi spari di un cacciatore, manifesta metaforicamente una netta interferenza nell’equilibrio del sistema naturale. Il bulbo selvatico è sradicato, il volatile appare privo di vita, ma il nido, nella sua estrema instabilità strutturale, rimane ben saldo tra i rami di un albero. Simbolo di pace domestica, il rifugio boschivo rimanda inevitabilmente all’idea di grembo materno che, nella sua essenza dicotomica, è potenza generatrice e contemporaneamente organo di estrema fragilità. Non c’è dubbio: è necessario agire e prendere una posizione, pena la cristallizzazione.” (Noemi Pittaluga)

Gianluca Maver è nato a Bergamo nel 1972. Terminati gli studi alla Fondazione Studio Marangoni di Firenze nel 1999, lavora come fotografo con una predilezione per la ricerca, e dal 2000 al 2009 come docente di fotografia nella medesima scuola. Attualmente è docente e capo dipartimento di fotografia presso la Lorenzo de Medici Institute di Firenze.

Principali riconoscimenti:
2000: Premio per un progetto fotografico, Fondazione Studio Marangoni, Firenze; Portfolio in Piazza, vincitore ex equo, a cura di Vittoria Ciolini, Savignano sul Rubicone (FC).
2004: selezionato dal The Center for Fine Art Photography e il Museum of Contemporary Art, Fort Collins, Colorado (USA).
2005 e 2007: Premio Arti Visive San Fedele, Milano.

Principali mostre:
2007: They looked on while it happened, Galerie Image, Aarhus (DK); FotoGrafia festival intenazionale di Roma, a cura di Marco Delogu,Roma.
2008: Visages en Pose, a cura di Anna Mari Amonaci, Galleria Maurizio Nobile Loft, Bologna.
2011: Web_2010 and Web_2012, Wallace Art House, a cura di Wallace Shaw, Edinburgh, Scotland (UK); MIA Milan Image Art Fair, a cura di Fabio Castelli, Milano; Contaminazioni ambientali, a cura di Francesco Gavilli, Villa Barberino di Meleto (PC); Capalbio Fotografia, a cura di Marco Delogu, Capalbio (GR).
2013: Legenda Aurea, a cura di Andrea Lunghi, Rio nell’Elba (LI); Walking Into, Pinetum 01 Farparte, a cura di Lara Caccia, Moncioni (AR); Arte Fiera Bologna, Galleria RB contemporary fineart, Bologna.
2015: L’arte della fuga, a cura di Fausto Forte e Serena Trinchero, Casa Masaccio Arte Contemporanea, San Giovanni Valdarno (AR).
2016: In-Memory, a cura di Carles Marco, Valdarno (AR).

Gianluca Maver. Nest
A cura di Noemi Pittaluga

Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – Roma)
Fino a mercoledì 5 settembre 2018 (ingresso libero)

Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00
sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento
Ufficio stampa: Galleria Gallerati
Informazioni: info@galleriagallerati.it

10
Nov

Daniele Contavalli. Spazio perentorio

11 novembre – 7 dicembre 2015

Inaugurazione (alla presenza dell’artista): mercoledì 11 novembre 2015, ore 19.00 – 22.00

Carlo Gallerati è lieto di presentare Spazio perentorio, una mostra personale di Daniele Contavalli a cura di Saveria Colosimo.

‘… e poi arriva il punto in cui l’immagine collassa’. (Daniele Contavalli)

“Da qui comincia la narrazione sospesa di Daniele Contavalli. Un racconto febbrile in continuo divenire, fatto di parole abbozzate, di segni apparentemente indecifrabili e immagini mai definitivamente compiute. Margini visivi di luoghi dove l’arte si mostra o dove la natura si cela; sedimenti poetici; orme di parole consunte. Una scrittura muta che non si lascia penetrare, ma che evoca un corrispondente discorso interno alla propria coscienza. Lo scritto nell’opera visiva sottintende la presenza attiva dell’artista in quello spazio, sia come persona che parla il linguaggio dell’inconscio, poiché il messaggio verbale che dialoga con il resto dell’immagine non svolge un ruolo meramente enunciativo, sia come mano che opera. In questa operatività inquieta e dallo spirito indomito si può scorgere non solo l’ideale artistico di continuità e ricerca scrupolosa dell’autore, ma anche il modello di un aspetto del pensiero individualista legato alla contemporaneità: il rifiuto imperativo dell’artista di identificarsi con un paradigma stilistico precostituito. L’opera di Contavalli, infatti, si evolve nel tempo ed è caratterizzata da un principio di libertà che la rende autonoma. Nel momento in cui l’immagine, in quanto tale, esibisce chiaramente i limiti della propria dimensione spaziale e temporale, Contavalli passa all’azione; non è però una scelta arbitraria, ma una necessità. È così che estende l’atto creativo a una multiforme contaminazione dei generi: poesia, pittura e fotografia coesistono nella stessa opera di figurazione narrativa, dando luogo a un processo di interazione tra le arti, un centro di forza pulsante che spinge verso la totalità. I segni della parola scritta e i segni della pittura prendono posto nello spazio circoscritto dell’immagine fotografica, distinti nel loro rapporto di valori significanti; ciò implica una lettura dell’opera di Contavalli come dialettica costante tra i mezzi dell’arte. Il parallelismo tra parola, segno e immagine fotografica e più specificatamente, tra elemento verbale, gestuale e visivo si compie attraverso diverse fasi che l’autore percorre e scopre solo a poco a poco, poiché è consapevole di poter giungere col tempo, e solo grazie a una coscienziosa concentrazione, alla sintesi dello spazio perentorio. Lo spazio perentorio è la conquista dello spazio del ‘sentire’ e ci mostra attraverso lo svuotamento degli elementi oggettivi e visivi dell’opera, la dimensione intima, totale e profonda in cui l’artista scava, dove il ‘togliere’ significa proprio dare voce alla complessità del lato interiore mai completamente esternato. Uno spazio assoluto in cui la parola diventa un segno silente sempre più scarnificato, la pittura si fa gesto essenziale e la fotografia è un vuotato frammento dell’universale; l’universale artistico di Daniele Contavalli.” (Saveria Colosimo)

Daniele Contavalli è nato a Siena nel 1964, vive e lavora a Roma. Nel 1983 conclude gli studi superiori al III Liceo Artistico di Roma. Nel 1987 si diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Ha esposto in numerose mostre collettive e personali presso gallerie e spazi pubblici italiani. Alcune sue opere fanno parte di collezioni private.

Daniele Contavalli. Spazio perentorio
A cura di Saveria Colosimo
Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – I-00162 Roma – Tel. +39.06.44258243 – Mob. +39.347.7900049)
Inaugurazione: mercoledì 11 novembre 2015, ore 19.00-22.00
Fino a lunedì 7 dicembre 2015 (ingresso libero)
Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 / sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento
Mezzi pubblici: bus: 61, 62, 310, 542; metro: linea B, ferm.Bologna (da P.Bologna: 400 m lungo V.Livorno o V.M.di Lando)

Ufficio stampa: Galleria Gallerati
Informazioni: info@galleriagallerati.it, www.galleriagallerati.it, www.danielecontavalli.com
Via Apuania, 55 – I-00162 Roma – Tel. +39.06.44258243 – info@galleriagallerati.it – www.galleriagallerati.it

09
Mag

Letizia Marabottini – per qualche minuto

Letizia Marabottini
per qualche minuto
5 maggio – 5 giugno 2015
Inaugurazione (alla presenza dell’artista): martedì 5 maggio 2015, ore 19.00 – 22.00

Carlo Gallerati è lieto di presentare per qualche minuto, una mostra personale di Letizia Marabottini a cura di Adriana M. Soldini.

“Dopo la ‘distinta signora’ di Sweet instant of memory, dalla chioma candida che custodiva i ricordi di una vita, la fotografa Letizia Marabottini ha trovato una nuova musa con lunghi capelli che vibrano dal desidero di rivelarsi; ma l’attende un lavoro delicato. La protagonista è appena uscita dal periodo adolescenziale e si affaccia al mondo degli adulti. Appare fragile nella realizzazione del principio di autodeterminazione, mentre delinea la sua identità. Sospesa nella precarietà, si sente smarrita nell’identificare il suo ruolo in una società vorace della sua giovinezza che la spinge verso un sistema opaco e vischioso, a tratti impraticabile. Nell’incertezza, la giovane si trova a ripiegare sul presente piuttosto che sentirsi stimolata a concorrere alla costruzione del proprio futuro. Ma la sua non è una resa. Per qualche minuto, ogni giorno, alla stessa ora, nella sua camera, esegue un rituale salvifico per liberare la mente dagli inutili dettagli e dalle angosce che la società impone. Ed è allora che la ragazza invita l’artista a condividere con lei l’intimità di quel breve spazio temporale. Letizia la segue con il suo obiettivo, mentre entra nella stanza e si abbandona sul letto, come assente. Malgrado la giovane età, custodisce dentro di sé una sapienza antica, archetipa, che accorre in aiuto e le indica la strada giusta da perseguire. Nella sua mente, riesce a stabilire un approccio di accoglienza ed empatia con la natura, ultima ancora di salvezza, e ricambia la generosità divenendo lei stessa sua custode. Letizia rivela allo spettatore questo incanto con un video evanescente (in cui le immagini fluiscono lentamente) e una installazione che danno il tema alla mostra: per qualche minuto. L’installazione riporta il senso di riservatezza per mezzo di sette woodbox, con al centro un foro attraverso cui l’osservatore può spiare come dal buco della serratura e vedere le immagini catturate dal video. Letizia sollecita lo spettatore a interagire con le opere e si avvale del concetto di ‘soglia’ per condurre alla conoscenza, interponendo sportelli tra le due parti dell’immagine che solo se aperti rivelano la soluzione operata. La trasformazione psicofisica della ragazza le ha consentito di recuperare il senso di libertà e la forza che solo la riconnessione alla natura può donare. La sua mente si è dispiegata in spazi di soggettività creativa, come se dopo la caduta di certezze si fossero aperti territori prima con ingresso vietato.” (Adriana M. Soldini, sunto della critica)Continue Reading..