Category: disegno

17
Set

da MAGRITTE a DUCHAMP 1929: Il Grande Surrealismo dal Centre Pompidou

“La Gioconda è così universalmente nota e ammirata da tutti che sono stato molto tentato di utilizzarla per dare scandalo. Ho cercato di rendere quei baffi davvero artistici.”
Marcel Duchamp

Dopo la prima grande collaborazione nell’ambito della mostra “Modigliani et ses amis” che nel 2015 ha riscosso un grande successo di critica ed ha portato a Palazzo BLU oltre 110.000 visitatori, la Fondazione Palazzo BLU, il Centre Georges Pompidou di Parigi e MondoMostre tornano a collaborare per proporre un nuovo grande evento espositivo al pubblico italiano, in occasione del decennale anniversario della Fondazione Palazzo BLU.

L’11 ottobre 2018 aprirà al pubblico la mostra “da MAGRITTE a DUCHAMP. 1929: il Grande Surrealismo dal Centre Pompidou”. Per la prima volta in Italia, l’istituzione francese presterà una serie di capolavori di cui difficilmente si priva, essendo esposti nella collezione permanente di quella che è la più importante istituzione europea dedicata all’arte del Novecento. La mostra ha il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, della Regione Toscana e del Comune di Pisa.

Il percorso espositivo e la selezione delle opere è frutto della curatela di Didier Ottinger, Directeur adjoint du Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou, Musée national d’art moderne di Parigi. Ottinger, tra i luminari dell’istituzione museale francese, curatore di fama internazionale, tra i massimi esperti al mondo dell’opera di Magritte, di Picasso e del Surrealismo quale movimento, ha messo insieme per quest’occasione un impeccabile corpus di capolavori che accompagneranno i visitatori di Palazzo BLU a scoprire le meraviglie di quel Surrealismo che ha profondamente mutato l’arte del XX secolo. Sono circa 90 le opere, tra capolavori pittorici, sculture, oggetti surrealisti, disegni, collage, installazioni e fotografie d’autore in arrivo a Pisa per mostrare la straordinaria avventura dell’avanguardia surrealista, attraverso i capolavori prodotti al suo apogeo e dunque intorno all’anno 1929, come vedremo, un’annata cruciale per il gruppo di artisti che in quegli anni operava in quella Parigi fucina delle Avanguardie e capitale dello sviluppo artistico mondiale. Anno catastrofico per la memoria collettiva (crollo dell’economia, crisi dell’Internazionale comunista etc.), il 1929 segna anche una svolta decisiva nella storia del Surrealismo. In quell’ anno il teorico del movimento André Breton e il poeta Louis Aragon cercano di modificare il movimento dalle sue fondamenta teoriche. Questo nuovo approccio non trova tutti i membri d’accordo e sembra creare una insanabile frattura all’interno del gruppo stesso. Nonostante queste lacerazioni interne, la vitalità del movimento resta intatta. L’arte surrealista sembra più che mai affermarsi. A dicembre, sulla rivista “Révolution Surréaliste”, André Breton pubblica il Secondo manifesto surrealista che sancisce l’allineamento al Partito comunista francese e imprime al movimento la nuova svolta “ragionante”.

I protagonisti. Attraverso la quasi totalità dei capolavori surrealisti conservati dall’istituzione francese di René Magritte, Salvador Dalí, Marcel Duchamp, Max Ernst, Giorgio De Chirico, Alberto Giacometti, Man Ray, Joan Miró, Yves Tanguy, Pablo Picasso e molti altri, questo ambizioso progetto scientifico mira a presentare le opere, le interazioni, le visioni estetiche dei principali artisti surrealisti considerati per antonomasia tra i più grandi Maestri del Novecento. Magritte, Dalí ma anche Duchamp e Picasso appaiono quali i protagonisti indiscussi della rassegna pisana a cui si aggiungono diversi altri celebri surrealisti per una presentazione esaustiva di questa ricca stagione creativa.
Desideroso di avvicinarsi ai surrealisti parigini, Magritte si era trasferito con la moglie Georgette a Perreux-sur-Marne nel 1927. Questo “surrealista” sui generis detto anche “le saboteur tranquille”, per la sua capacità di insinuare dubbi sul reale attraverso la rappresentazione del reale stesso, che evita deliberatamente il mondo dell’inconscio e si sottrae con ogni mezzo all’automatismo, non crede né ai sogni né alla psicoanalisi, denigra il caso e pone logica e intelligenza ben al di sopra dell’immaginazione, partecipa infatti alla svolta “ragionante” che André Breton desidera imprimere al “secondo” Surrealismo.
Sempre in quel fatidico 1929 Salvador Dalí irrompe sulla scena parigina. Grazie al suo celebre metodo detto della “paranoia critica” realizza i capolavori presenti in mostra e per diversi anni l’artista incarnerà agli occhi di Breton lo “spirito del Surrealismo”.
Dalí non appare da solo, il fermento del movimento è testimoniato in quell’anno dall’uscita del primo film surrealista, “Un chien andalou”, ideato dal pittore insieme al compatriota Luis Buñuel.

I capolavori. Attraverso la quasi totalità dei capolavori surrealisti conservati dall’istituzione francese di René Magritte, Salvador Dalí, Marcel Duchamp, Max Ernst, Giorgio De Chirico, Alberto Giacometti, Man Ray, Joan Miró, Yves Tanguy, Pablo Picasso e molti altri, questo ambizioso progetto scientifico mira a presentare le opere, le interazioni, le visioni estetiche dei principali artisti surrealisti considerati per antonomasia tra i più grandi Maestri del Novecento.
Magritte, Dalí ma anche Duchamp e Picasso appaiono quali i protagonisti indiscussi della rassegna pisana a cui si aggiungono diversi altri celebri surrealisti per una presentazione esaustiva di questa ricca stagione creativa.
Desideroso di avvicinarsi ai surrealisti parigini, Magritte si era trasferito con la moglie Georgette a Perreux-sur-Marne nel 1927. Questo “surrealista” sui generis detto anche “le saboteur tranquille”, per la sua capacità di insinuare dubbi sul reale attraverso la rappresentazione del reale stesso, che evita deliberatamente il mondo dell’inconscio e si sottrae con ogni mezzo all’automatismo, non crede né ai sogni né alla psicoanalisi, denigra il caso e pone logica e intelligenza ben al di sopra dell’immaginazione, partecipa infatti alla svolta “ragionante” che André Breton desidera imprimere al “secondo” Surrealismo.
Sempre in quel fatidico 1929 Salvador Dalí irrompe sulla scena parigina. Grazie al suo celebre metodo detto della “paranoia critica” realizza i capolavori presenti in mostra e per diversi anni l’artista incarnerà agli occhi di Breton lo “spirito del Surrealismo”.
Dalí non appare da solo, il fermento del movimento è testimoniato in quell’anno dall’uscita del primo film surrealista, “Un chien andalou”, ideato dal pittore insieme al compatriota Luis Buñuel.

INFO SULLA MOSTRA
da MAGRITTE a DUCHAMP
1929: Il Grande Surrealismo dal Centre Pompidou

BLU | Palazzo d’arte e cultura
Lungarno Gambacorti 9
Tel. 050 22 04 650
Mail: info@palazzoblu.it

Con il patrocinio:
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
Comune di Pisa
Regione Toscana

Organizzazione:
Fondazione Palazzo Blu
MondoMostre

Con la collaborazione:
Fondazione Pisa

Curatore:
Didier Ottinger

Date della mostra:
11 ottobre 2018 – 17 febbraio 2019

Orari / Opening hours
Lunedì-Venerdì 10.00 – 19.00
Sabato-Domenica e festivi 10.00 – 20.00
(La biglietteria chiude un’ora prima della chiusura)

Biglietti (audioguida inclusa):
Intero Euro 12,00
Ridotto Euro 10,00
Ridotto speciale Euro 5,00

Informazioni online:
www.mondomostre.it
www.palazzoblu.it

Catalogo:
Skira

Ufficio Stampa:
MondoMostre – Federica Mariani
cell  + 39 366 6493235  tel. 06 6893806
e-mail: federicamariani@mondomostre.it

06
Set

Enrico Fico. In virtù di una improbabile quanto aleatoria empatia

Il titolo In virtù di una improbabile quanto aleatoria empatia reca in sé l’elemento più intimo ed identificativo del percorso creativo di Enrico Fico: il confronto con l’altro, tema che trova un inedito svolgimento in questa mostra, la sua prima personale. I lavori esposti, con un allestimento che vuole suggerire le tappe di un iter portato avanti con progettualità e continuità, coprono gli anni 2014-2018. Tiziana Tommei, curatrice dell’artista, ha scelto di proporre opere in cui la parola compenetra l’immagine e l’immagine si fonde con la parola, generando una dimensione ibrida all’interno della quale l’equilibrio tra le parti si svela utopia. La fotografia, la cera e gli oggetti: tutti elementi diversi, ma anche vocaboli di un discorso univoco, che al pari di un flusso di poesia, emozioni e vissuto si riverbera in espressioni nuove, fisicamente eterogenee perché di matrice profondamente mentale. Il mezzo concreto è puro veicolo d’espressione interiore, intellettuale e percettiva. Il messaggio che egli vuole inviare resta sempre fortemente ancorato ai contenuti, alla sostanza delle cose, al noumeno.
In mostra saranno presentati lavori diversi, con un approccio curatoriale diacronico, inteso a sciorinare lo svolgimento in atto di una ricerca che non muove mai dalla materia, ma sempre dall’intangibile, quale corpo emotivo, spirituale e intellettuale d’interesse fondamentale. L’esposizione apre con una selezione di opere dal progetto À chacun son enfer (2014-2016), compenetrazione di fotografia analogica e testo poetico, presentato in forma d’installazione site specific su leggii da orchestra, presentato per la prima volta presso Galleria 33 ad Arezzo e già esposto Set Up Contemporary Art Fair, Bologna 2017 e a Palazzo Magini, Cortona nel 2018, nonché pubblicato su Juliet Art magazine 180 (dicembre 2016 – gennaio 2017). WAX e Sòtto pèlle rappresentano invece l’evoluzione di un connubio, già avviato con il progetto Ghiandole e che mette al centro, sul piano formale, la cera. In questo caso la materia si fa concetto: dissimula e vanifica pesi, misure e margini di oggetti e corpi rappresentati o evocati. Se la parola, e più in particolare il testo poetico, costituisce il filo rosso dei lavori proposti, la cera unisce le più recenti sperimentazioni, tra cui alcuni inediti. In essi sono gli oggetti – libri antichi e piccole scatole di antiquariato – ad accogliere il messaggio rispetto al quale essi si fanno veicoli segnici e semantici: per la parola, più vicina all’immagine in Monadi, e per l’oggetto (vertebra), da intendere come logos, in sostienimi. La cera protegge, nutre, impermeabilizza suggerisce e mostra una realtà velata, intima e segreta, esortando ad una visione oltre la realtà fenomenica.
La curatrice Tiziana TommeiContinue Reading..

05
Set

Ornaghi & Prestinari. Keeping Things Whole

Una strana malinconia.
Un desiderio inappagato.
Due figure dormienti, lari della casa, circondati da cose.
Tenere assieme (unite e complesse) le cose. Frammenti, a volte contraddittori, di mondo: il lavoro, l’invenzione, il nuovo e lo scarto, l’antico e il tecnologico, la natura. Non c’è un altrove, non ci sono categorie distinte. Sono tutti aspetti, parti, di una stessa complessità.
Un piccolo giro, una passeggiata nella casa, tra elementi e materiali, tecniche e situazioni, quasi dei microracconti di una realtà concreta e paradossale tesa tra il quotidiano e il vuoto.
Ornaghi & Prestinari

Alla Galleria Continua in corso Keeping Things Whole, mostra personale di Ornaghi & Prestinari. Tra i più interessanti rappresentanti della giovane generazione di artisti italiani, Valentina Ornaghi e Claudio Prestinari negli ultimi anni hanno consolidato la loro posizione anche a livello internazionale grazie ad una serie di mostre in spazi pubblici e musei stranieri.

Nel progetto che concepiscono per San Gimignano l’intimità domestica della casa si incontra con la visione museale dello spazio allestito in cui gli oggetti sono esibiti. Il percorso si compone di un nutrito gruppo di opere: sculture, quadri e collage appositamente realizzati per la mostra e una selezione di lavori frutto della più recente ricerca. Attraverso queste opere gli artisti articolano riflessioni sul senso del lavoro manuale in un’epoca post-artigianale caratterizzata dall’automazione del processo lavorativo; sulle connessioni tra produzione e consumo; sui processi di trasformazione di materiali e oggetti; sui mutamenti antropologici che si determinano nella nostra società stretta tra etica del lavoro ed estetica del consumo.

Il titolo della mostra preso a prestito da una poesia di Mark Strand, Keeping Things Whole (‘Tenere assieme le cose’), è già una dichiarazione di intenti. Le “cose” (contrazione dal latino “causa”, quanto ci sta a cuore e per cui ci si batte) sono al centro del progetto. A questo proposito Ornaghi & Prestinari dichiarano “Attraverso la nostra poetica cerchiamo di conferire agli atti familiari un valore nuovo. L’aspetto quotidiano del prendersi cura della casa o degli oggetti, del ripararli o del ricostruirli, trasmuta le cose indistinte a un livello di realtà più elevato. Ci sforziamo di pensare alle cose come unite per non privarle della loro complessità: far coesistere piuttosto che separare. Proviamo a generare convivenze ed equilibri, coniugare mondi apparentemente distanti, preservare la polisemia (…). Attraverso l’esercizio, la frequentazione quotidiana dei materiali, ci sfidiamo ad acquisire nuove abilità. La forma finale è sempre la risultante di un processo di affinamento. Lavorare su una certa cosa finché non inizia a parlare”. Gli artisti concludono la loro riflessione consegnandoci un passaggio di Remo Bodei da La vita delle cose (Roma-Bari, Laterza, 2009): “Dagli utensili preistorici in pietra, osso o legno alle prime produzioni ceramiche, dalle macchine ai computer, le cose hanno percorso una lunga strada assieme a noi. Cambiando con i tempi, i luoghi e le modalità di lavorazione, discendendo da storie e tradizioni diverse, ricoprendosi di molteplici strati di senso, hanno incorporato idee, affetti, simboli di cui spesso non siamo consapevoli (…). Le cose rappresentano nodi di relazioni con la vita degli altri, anelli di continuità tra le generazioni, ponti che collegano storie individuali e collettive, raccordi tra civiltà umane e natura. Il loro rapporto con noi somiglia, in tono minore, a quello dell’amore tra persone, dove il legame convive con la reciproca autonomia e nessuno è proprietà esclusiva dell’altro.”

Nelle loro opere Ornaghi & Prestinari elaborano e integrano influenze formali e riferimenti storico- artistici: gli “Inerti”, sculture che includono l’impronta di motivi floreali e vegetali ispirati ai disegni di William Morris iniziatore del movimento Art and Craft e pioniere del design; “Paolina” una scultura rovesciata rielaborazione della celebre scultura del Canova; “Oltremarino (S. Martini)” un’opera che parte da una riflessione sul rapporto di compresenza e distanza tra realtà e immagine, tra la fisicità minerale del blu di lapislazzuli delle tavole di Simone Martini e le sue riproduzioni sui libri, sono solo alcuni esempi. La ricerca degli artisti si concentra sulle varie sfaccettature della “cultura materiale” intesa come rapporto tra l’uomo e gli oggetti e su come questo rapporto sia legato alla storia dei materiali, alle loro potenzialità, alla progettazione, alle tecniche di produzione e al consumo. In mostra sculture realizzate con materiali naturali come la pietra (sodalite e alabastro), il legno, l’argilla diventata ceramica dialogano con strutture ed elementi in metallo che somigliano a oggetti ordinari e seriali della vita quotidiana.Continue Reading..

11
Lug

Günter Umberg. De Pictura

La galleria A arte Invernizzi ha inaugurato la mostra Günter Umberg. De pictura. Come per le precedenti esposizioni tenutesi in galleria a partire dal 1997, anche in questa occasione l’artista tedesco ha ideato un percorso espositivo mirato e specifico, che mette in relazione diretta le opere e l’ambiente circostante.

Sin dagli anni Settanta Günter Umberg indaga ed interpreta il tema del monocromo creando opere che si definiscono come presenze pienamente corporee nello spazio, lavori che l’artista ottiene sovrapponendo pigmenti puri di colore fissati con resine. Umberg stende i pigmenti in modo verticale e orizzontale alternato, fino a che ciò che appare visibile a chi osserva il suo lavoro non è più un insieme di strati di pittura sovrapposti ma un corpo “altro”, completamente indipendente.
Come scrive Serge Lemoine: ”Questa pittura che sta a contatto diretto col muro, e che non ha nulla a che vedere con un quadro da cavalletto, è la caratteristica tipica del modo di fare arte di Günter Umberg: una struttura semplice, un colore, una superficie uniforme, un supporto molto sottile, privo di materialità. L’opera non lascia emergere alcuna composizione, non ha una struttura e non ha corpo. È una sola ed unica entità, al contempo superficie e profondità, generatrice di uno spazio immateriale”.
Le superfici dei diversi Ohne Titel esposti negli spazi della galleria, sia singolarmente che nei Plan, insiemi organizzati di più elementi, vibrano dell’eco di profondità insondabili e si mostrano cariche di materia, quasi emanassero un’energia sufficiente a mutare la percezione degli ambienti in cui sono installate.

In occasione della mostra è stato pubblicato un volume che ripercorre le diverse esposizioni che a partire dalla metà degli anni Novanta si sono tenute sia presso la galleria A arte Invernizzi che in musei e spazi pubblici, con un saggio introduttivo di Serge Lemoine, testi di Paolo Bolpagni, Massimo Donà, Carlo Invernizzi, Eva Schmidt e Giorgio Verzotti, la riproduzione delle opere esposte in mostra e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

GÜNTER UMBERG
DE PICTURA

fino al  17 luglio 2018

CATALOGO CON SAGGIO DI SERGE LEMOINE
TESTI DI PAOLO BOLPAGNI  MASSIMO DONÀ
CARLO INVERNIZZI  EVA SCHMIDT  GIORGIO VERZOTTI

A ARTE INVERNIZZI
VIA DOMENICO SCARLATTI 12  20124  MILANO  ITALY
TEL. FAX +39 02 29402855  info@aarteinvernizzi.it

29
Mag

Omar Galliani e Lorenzo Puglisi. Visioni di luce e di tenebra

Lo Studio Museo Francesco Messina presenta fino al 13 giugno, Omar Galliani – Lorenzo Puglisi. Visioni di luce e di tenebra, un progetto espositivo studiato per questo sito significativo per l’arte e la storia di Milano, con una particolare riflessione sull’iconografia religiosa che costituiva l’arredo della Chiesa nei tempi del suo massimo fulgore, a cavallo tra il XVI e il XVII secolo.

La mostra curata da Maria Fratelli e Raffaella Resch è prodotta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e dallo Studio Museo Francesco Messina con la sponsorizzazione di Liquid Art System. Il catalogo edito da Scalpendi conterrà i testi delle curatrici e del critico Mark Gisbourne, oltre alle immagini dell’allestimento delle opere presso lo studio Messina. La Fondazione Maimeri collaborerà alla comunicazione e alla promozione dell’evento.

Omar Galliani e Lorenzo Puglisi sono stati invitati dalle curatrici a confrontarsi all’interno della chiesa sconsacrata di San Sisto quale punto di congiunzione tra sacro e profano, luogo d’elezione dove riscoprire comuni fonti dell’immaginario. I due artisti hanno quindi lavorato sulle tracce della pittura religiosa che decorava la Chiesa a metà del ‘600 nel momento di maggior splendore dell’edificio, dopo il quale seguirono un lento declino e poi spoliazioni e distruzioni durante le due guerre mondiali, prima che lo scultore Messina decidesse di farne il suo atelier.

Diversi nello stile e nel percorso, in questo momento Galliani e Puglisi condividono lo studio sullo spazio e sulla luce nella pittura, in cui spicca l’uso particolare della maniera nera. Nel buio che pervade le opere di Galliani la luce stilla di un lucore magico, inquietante e seduttivo. Oppure trapela da una fonte luminosa nascosta, oscurata alla nostra visione da un ostacolo, solo grazie al quale percepiamo la consistenza dei raggi luminosi. In Puglisi la luce è il risultato di un’aggregazione della pittura, una sorta di antimateria la cui potente gravità permette a solo pochi frammenti di figura di emergere da un nero colloso e di sembrare quasi in movimento, nella struttura tridimensionale della pennellata.

Nei due livelli della chiesa, al piano terreno e interrato, verranno installate dieci opere di grandi dimensioni, come di consueto per i due artisti, la cui vocazione monumentale ben si attaglia a questo confronto con la pittura delle pale d’altare del ‘600. I soggetti presentati evocheranno santi e demoni, la passione e l’estasi, in una lettura laica di temi religiosi, il cui comun denominatore è la pittura come ricerca di mezzi espressivi che aprano uno spiraglio su una nuova visione

Galliani presenta una selezione di opere recenti di cui alcune inedite come la tavola Soltanto rosee una spiazzante crocifissione del 2004, insieme a Nuovi fiori, nuovi santi, del 2005, dittico devozionale realizzato come di consueto su tavola, e infine Denti, tre tavole a matita del 2009, ispirate al ciclo di Sant’Apollonia.

Puglisi realizza per l’occasione una grande tavola dedicata alla Crocifissioneche, insieme alla Nativitàdel 2016, tela dedicata al dipinto omonimo di Caravaggio, e a Il grande sacrificiodel 2015, tracciano una sorprendente lettura della vita del Cristo.Continue Reading..

16
Apr

Asako Hishiki. Uccelli migratori in tarda primavera

La Galleria Paraventi Giapponesi – Galleria Nobili in collaborazione con Gastronomia Yamamoto ha il piacere di presentare la personale di Asako Hishiki presso gli spazi versatili del noto ristorante di Via Amedei 5.

L’artista giapponese propone una selezione di tredici opere realizzate per l’occasione e appositamente concepite per integrarsi in un’area già interessata dalla presenza di un suo intervento a muro permanente; la parete di ingresso accoglie un motivo naturalistico di foglie intricate su carta da parati ricavata da un pattern ideato da Hishiki e realizzato grazie a Cabana Milano. Le tele presentate, di misura contenuta, sono ottenute con la tecnica xilografica tradizionale giapponese su supporto di garza di cotone. Il tema portante della mostra Uccelli migratori in tarda primavera fa riferimento a un limitato periodo dell’anno chiamato  banshun 晩春, in Giappone, infatti, la primavera è suddivisa in tre momenti, l’ultimo dei quali, appunto la tarda primavera, inizia a fine marzo per concludersi intorno alla metà di maggio. Banshun è quel momento in cui le piante iniziano a germogliare fiorendo di lì a poco, tornano gli uccelli dai paesi del Sud e gli insetti rianimano la terra in un crescendo di suoni diversi, concertati e interconnessi. In questo spazio ideale Hishiki colloca le sue opere componendole a parete come brevi canzoni o haiku che, in una frazione limitata di spazio e tempo, sanno condensare emozioni e   sensazioni legate al risveglio in maniera spontanea, fresca e semplice come un’improvvisazione musicale.

Uccelli migratori in tarda primavera
晩春の渡り鳥
personale di Asako Hishiki
10 Aprile – 15 Maggio 2018

incontro con l’artista il giorno 18 Aprile 2018
dalle 17.00 alle 18.30

Gastronomia Yamamoto
Via Amedei 5 Milano

Aperto tutti i giorni 12.30-15.30 e 19.30-23
Orari di chiusura Domenica e Lunedì sera

PARAVENTI GIAPPONESI – GALLERIA NOBILI
Via Marsala 4 20121 Milano
Telefono +39026551681
info@paraventigiapponesi.it

27
Mar

Teresa Margolles. Ya Basta Hijos De Puta

Il PAC di Milano presenta la personale di Teresa Margolles (Culiacán,1963), artista messicana che vive e lavora tra Città del Messico e Madrid. Con una particolare attitudine al crudo realismo, le sue opere testimoniano le complessità della società contemporanea, sgretolata da un’allarmante violenza che sta lacerando il mondo e soprattutto il Messico. Vincitrice del Prince Claus Award 2012, Teresa Margolles ha rappresentato il Messico nella 53° Biennale di Venezia nel 2009 e le sue opere sono state esposte in numerosi musei, istituzioni e fondazioni internazionali. Con uno stile minimalista, ma di forte impatto e quasi prepotente sul piano concettuale, le 14 installazioni di Margolles in mostra al PAC esplorano gli scomodi temi della morte, dell’ingiustizia sociale, dell’odio di genere, della marginalità e della corruzione generando una tensione costante tra orrore e bellezza.

Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta dal PAC con Silvana Editoriale, la mostra si inserisce nel calendario dell’Art Week, la settimana milanese dedicata all’arte contemporanea, in occasione della quale l’artista presenta una performance tributo a Karla, prostituta transessuale assassinata a Ciudad Juárez (Messico) nel 2016. Un gesto forte, che lascerà una ferita aperta sui muri del PAC e vedrà protagonista Sonja Victoria Vera Bohórquez, una donna transgender che si prostituisce a Zurigo.

La mostra si inserisce nella prima delle quattro linee di ricerca del PAC, quella che durante le settimane in cui Milano diventa vetrina internazionale con miart e Salone del Mobile e vede protagonisti i grandi nomi del panorama artistico internazionale: Teresa Margolles (2018) e Anna Maria Maiolino (2019).

Venerdì 13 aprile ore 19.30 performance in occasione di miart e Art Week
Domenica 15 aprile ore 18 visita guidata con il curatore
Visite guidate gratuite giovedì h 19 e domenica h 18

Una mostra Comune di Milano – Cultura, PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Silvana Editoriale
sponsor PAC TOD’S
con il contributo di Alcantara e Cairo Editore
con il supporto di VulcanoPac

Padiglione d’Arte Contemporanea
Via Palestro, 14
20122 Milano
+39 02 8844 6359

YA BASTA HIJOS DE PUTA. TERESA MARGOLLES
dal 28 marzo al 20 maggio 2018
a cura di Diego Sileo

PROROGATA al 10 giugno 2018

Immagine in evidenza © Ph. Rafael Burillo | Teresa Margolles, 36 cuerpos, 2010, dettaglio

26
Mar

Monika Grzymala. Disegno

La Galleria Eduardo Secci Contemporary di Firenze presenta nella sede espositiva di Piazza Goldoni, la mostra personale di Monika Grzymala DISEGNO a cura di Angel Moya Garcia.

La ricerca di Monika Grzymala si focalizza sulle diverse potenzialità della linea e del segno nello spazio tridimensionale attraverso l’utilizzo di materiali come nastro adesivo, carboncino o grandi disegni in rilievo su carta Washi fatta a mano. I lavori installativi, sviluppati per costruire nuovi cosmi e nuove relazioni, riconfigurano radicalmente gli ambienti per cui vengono ideati, mentre i disegni su carta sono delicati, fragili e transitori, ma celano una dirompente materialità. In entrambe le declinazioni, l’energica gestualità dell’artista si avverte nelle linee aggrovigliate che si spandono e disperdono, implodono e curvano, si dilatano e diramano creando un ritmo dinamico, imprevedibile e sospeso. I titoli delle sue opere contengono sempre il termine tedesco “Raumzeichnung”, che potremmo tradurre come “Disegno spaziale”, e a seguire tra parentesi un elemento speci co legato al lavoro a cui si riferisce. In questi lavori, le strutture lineari rendono visibili le tracce e i gesti che l’artista abbozza metodicamente e gradualmente e, soprattutto, mettono in relazione le proporzioni del proprio corpo con lo spazio. In ogni lavoro, realizzato senza assistenti e senza nessuna correzione a posteriori, vengono creati interventi solo in parte preventivati. Infatti, partendo da uno schizzo iniziale, il processo può assumere prospettive inaspettate attraverso una modalità di lavoro in cui le accumulazioni di materiali non escludono gli imprevisti o le modifiche istintive che possono verificarsi. I lavori non tentano mai di riempire la stanza quanto piuttosto di trasformarla, di alterare le possibilità percettive ed esperienziali dei visitatori. In questo senso, l’immagine che viene a crearsi non solo viene sperimentata in modo visivo, ma anche fisico poiché le persone possono addentrarsi o attraversare le installazioni, costruite con materiali precari, senza nessuna protezione e libere di essere sensualmente tangibili per ogni individuo. In mostra, questo processo metodico che non esclude tuttavia i componenti spontanei, si intuisce negli interventi a parete, così come nelle installazioni con nastro e nei lavori su carta che vengono presentati nelle sale della galleria. Una successione di lavori con cui tracciare un disegno spaziale attraverso una prospettiva personale, un’interpretazione soggettiva delle relazioni e una manipolazione del paesaggio che prova a contenerlo.

Monika Grzymala (Zabre, 1970). Attualmente vive e lavora a Berlino. Ha studiato scultura in Germania, nelle città di Karlsruhe, Kassel, e Amburgo. E’ stata Professoressa di Pittura all’Università di Arti Applicate di Vienna e di Design Sperimen- tale presoo Braunschweig University of Art in Germania. Tra le sue mostre più importanti: (2018): Helix (Raumzeichnung Uppsala) Atrium Hubben Uppsala Science Park Uppsala, Svezia; (2017): Raumzeichnung (Solitär), Haus der Kunst St. Josef, Solothurn, Svizzera; Formationen, Raumzeichnungen, Museum Lothar Fischer Neumarkt i.Opf. Bavaria, Germania; Drawing in Space, Tiefereth Israel Synagogue, Des Moines Iowa, USA; (2016): Raumzeichnung (Orbital Motion), EACC Espai d’Art Contemporani de Castello, Spagna; (2015): Drawing Biennial, The Drawing Room, Londra; Drawing Now, Albertina Museum, Vienna, Austria; (2014 & 2016): Raaklijnen / lines of tangency, MSK Museum of Fine Art, Ghent, Belgio; The Making of Forming Something New generative drawing, Synthesis Reykjavik Art Museum Hafnarhus, Islanda; Tree of Life sculpture garden, long-term project on the roof top, Woodner Company, Manhattan New York City, USA; (2013): Mono Meros, Saal der Meisterzeichnung, Kunsthalle Hamburg, Germania; The River II 49 Nord 6 Est, FRAC, Metz, Francia; Volumen, The Mor- gan Library & Museum, New York, USA; (2010); On Line: Drawing Through the Twentieth Century, Museum of Modern Art (MoMA), New York City, USA.

Ufficio Stampa
Ottavia Sartini press@eduardosecci.com T. (+39) 055 661356 C. (+39) 339 3111976

Monika Grzymala. Disegno
a cura di Angel Moya Garcia
fino al 12 maggio 2018
Orario visita: Martedi-Sabato 10:00_13:30 _ 14:30_19:00 e su appuntamento

Galleria Eduardo Secci Contemporary
Piazza Carlo Goldoni, 2 _ 50123 Firenze (FI) / IT _ T. (+39) 055 661356 _ gallery@eduardosecci.com

26
Mar

Marina Bindella. Contrappunti

Lo Studio Tiepolo 38-Arte Contemporanea presenta una personale di Marina Bindella, artista, incisore e docente all’Accademia di Belle Arti di Roma. In mostra una trentina di lavori, alcuni dei quali mai esposti: si tratta di olii e graffito su tavola, acquerelli, disegni, xilografie e tecniche miste che documentano la ricerca degli ultimi due decenni. Fitti intrecci di segni pulviscolari, che siano incisi o disegnati, danno vita a immagini di lontana evocazione cosmica o naturalistica, che si dissolvono in una vibrazione luminosa ritmica e palpitante. In un suo testo critico, Claudio Zambianchi, parlando del segno di Marina Bindella, scrive che esso ‘richiami o meno la memoria del mondo visibile, ha sempre una qualità evocativa ottenuta mediante l’uso di un segno non gestuale, ma pulviscolare, dotato di una qualità non “esistenziale” e invece classica. L’azione diretta della punta sulla lastra, della penna sul foglio, del pennello sul supporto è filtrata dal rigore del metodo ed è ricreata, tradotta e sublimata nei contrasti luminosi, in un gioco di trame e segni che modulano sottilmente le quantità di luce’.

Marina Bindella si è laureata in Storia dell’Arte e si è diplomata In Incisione alla scuola delle Arti Ornamentali di S. Giacomo di Roma, città nella quale vive e lavora. Ha partecipato alle più importanti rassegne internazionali d1incisione, ottenendo numerosi premi. È docente di xilografia all’Accademia di Belle Arti di Roma. Il suo lavoro artistico spazia dalla xilografia alla pittura. Fra le ultime mostre personali si ricordano quella al Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Università La Sapienza di Roma nel 2015, quella al Museo di Castelvecchio di Verona e quella all’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona nel 2017.

MARINA BINDELLA. Contrappunti
Studio Tiepolo 38-Arte Contemporanea
Via Giovanni Battista Tiepolo, 3B, Roma
La Mostra è visitabile fino al 5 maggio 2018
Orari visita: dal martedì al giovedì: dalle 16.00 alle 22.00, venerdi e sabato: dalle 16.00 alle 24.00, domenica dalle 16.00 alle 22.00. Chiusa: lunedì

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Feb

Contemporary Experience

Relais Rione Ponte, in collaborazione con la Galleria Emmeotto, è lieta di presentare la mostra Contemporary Experience, che celebra il decimo progetto espositivo all’interno di Spazio Arte, realtà che fa incontrare l’arte contemporanea e gli ospiti del boutique hotel, nella cornice del centro storico di Roma, a pochi passi da Piazza Navona, e il quarto anniversario dell’apertura della struttura. Gli eleganti ambienti e le raffinate camere del Relais Rione Ponte, al secondo piano di un palazzo del XVII secolo, sono il luogo ideale per ospitare le opere d’arte di artisti italiani e internazionali in un’atmosfera sofisticata dove le persone possono interagire con la creatività contemporanea. L’ospite diventa, nella propria camera e nelle aree comuni, interlocutore attivo delle opere, alcune ideate appositamente per gli spazi del relais, e protagonista della propria esperienza artistica.
In mostra, fino al 2 luglio 2018, una selezione di opere di quattro artisti che hanno allestito mostre personali nello Spazio Arte: Keziat nel 2015 e Marco Angelini, Verdiana Patacchini e Barbara Salvucci nel 2017 sotto la direzione artistica della Galleria Emmeotto. Pur nelle diversità stilistiche e formali, tutti hanno studiato progetti site specific per gli spazi portando le caratteristiche peculiari della propria ricerca artistica.

Marco Angelini (Roma, 1971; vive tra Roma e Varsavia) per l’occasione espone una serie di opere di diversa datazione per ripercorrere l’excursus espositivo già presentato nella personale Abstract Configurations lo scorso anno, ma con nuove proposte. Egli fa della superficie pittorica il luogo d’incontro di forme e materie, segni e significati. Una ricerca espressiva dominata dalle materie più diverse, per lo più di riciclo, base su cui va poi ad intervenire con pigmenti, polveri, colle, metalli e plastiche. Materia e colore si intrecciano nelle tele, lo spazio acquisisce, attraverso la modalità del prelievo oggettuale, una terza dimensione che è la continuità logica tra figurazione e astrazione. L’itinerario pittorico dell’artista è strettamente connesso allo studio della società e del reale che irrompe nelle tele attraverso gli oggetti della quotidianeità, la cui funzione originaria diviene di volta in volta trasformata stravolgendone il significato.Le opere di Marco Angelini sono state acquisite da diversi collezionisti a Roma, Milano, Londra, Varsavia, New York, Melbourne, Washington ed una di esse fa parte della prestigiosa collezione privata della Fondazione Roma (Palazzo Sciarra). Inoltre, espone in prestigiose sedi istituzionali e importanti gallerie in Italia e all’estero (Istituto Italiano di Cultura, Cracovia;  Banca Fideuram, Roma; Museo Carlo Bilotti, Roma; Museion, Bolzano; Novus Art Gallery, Abu Dabhi; Nowe Miejsce Gallery, Varsavia). Dal 15 marzo al 7 aprile 2018 sarà protagonista della personale Lo spazio del sacro al Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Università La Sapienza di Roma.

Il lavoro di Verdiana Patacchini (Orvieto, 1984; vive a New York) si compone di eterogenei elementi di analisi e ricerca. L’artista sperimenta l’utilizzo di differenti materiali, come metalli, carta, ceramica, polistirolo da cui le figure emergono con forza e carattere. Le linee e i motivi monocromatici riflettono una “smaterializzazione” della figura in una dimensione poetica, mentre l’universo immaginifico si nutre di eterogenei elementi concettuali: letteratura, musica, poesia, sono le componenti essenziali della ricerca estetica di Verdiana, che investiga sulla qualità del segno e della materia, rivelatrice di immagini così come si è evinto dalla sua personale Muta Imago al Relais Rione Ponte, di cui, per l’occasione della mostra in corso, sono riproposte alcune opere fondamentali. Nel 2002, Verdiana si trasferisce a Roma per frequentare l’Accademia di Belle Arti. Studia pittura tra Roma e la Spagna e nel 2007, con la cattedra di Giuseppe Modica, si diploma in pittura, con una tesi su Carlo Guarienti di cui diventerà allieva. Nel 2011 espone alla 54° Biennale di Venezia nel Padiglione Italia. Da gennaio 2016 le è stata assegnata una residenza presso il centro artistico MANA Contemporary di New York e nello stesso anno, la sua personale è stata presentata al Consolato d’Italia a Park Avenue. Negli ultimi anni ha vissuto viaggiando tra l’Italia e l’America e firma le suo opere con lo pseudonimo Virdi.

La ricerca di Barbara Salvucci (Roma, 1970) prende vita dalla sperimentazione sulla materia, realizzando le opere su diversi supporti come carta, stoffa damascata, zinco, bronzo e video, passando dal sofisticato tratto grafico dei disegni alle incisioni, fino alle opere con vernice fluorescente e le lightbox, pensate e realizzate appositamente per il Relais Rione Ponte per dare una maggiore connotazione site specific al progetto espositivo Skin, durante la personale appena conclusa. L’aspetto formale, composto dal segno meticoloso e attento e la padronanza della tecnica, è legato in maniera indissolubile alla componente emotiva che si riconosce in ogni opera, un viaggio inconscio all’interno del sé. La produzione di Barbara Salvucci è una personale e forte esperienza artistica, dove meditazione, concentrazione e gestione emozionale sono protagonisti dell’azione da svolgere sui materiali, in un insieme di creazioni legate tra loro da un’armonia dei segni, che viaggiano da una superficie all’altra. Barbara ha esposto in numerose mostre personali e collettive in importanti musei e gallerie in Italia e all’estero (Temple University, Roma; MACRO, Roma; MUSMA, Matera; Galleria Paola Verrengia, Salerno; Galleria L&C Tirelli, Vevey, Svizzera). Nel 2013 partecipa alla 55esima Biennale d’Arte di Venezia e nel 2016 due importanti mostre personali la vedono protagonista a Roma: INK al Museo Carlo Bilotti e SIGNS alla Galleria Emmeotto – Palazzo Taverna. Nel 2017, entra a far parte della collezione permanente del MOMA Hostel di Franco LoSvizzero, aderisce all’A-HEAD Project e partecipa alla mostra Limtless presso la Hybris Art Gallery a Roma e all’inizio del 2018  espone a Londra alla Gallery No20. Dal 2 al 4 marzo 2018 parteciperà alla prima edizione romana di ArtRooms Fair al The Church Palace Hotel.

Kezia Terracciano, in arte Keziat, (San Severo, 1973; vive a Roma). Nel corso della sua produzione artistica ha realizzato opere pittoriche su tela, disegni a penna su carta e tela, illustrazioni per importanti case editrici, fumetti, per poi sperimentare nel mondo delle animazioni video, installazioni e performance interdisciplinari di musica, danza, teatro e arti visive. Sempre evidente nella sua ricerca uno sguardo surreale sul mondo in cui gli elementi si muovono liberamente, all’interno di una dimensione onirica dove si intrecciano e fluttuano realtà e fantasia, immaginazione ed esperienza, emozioni e pensieri. Nonostante l’utilizzo di una tecnica complessa e articolata dal punto di vista estetico, Keziat non cede mai al decorativo, ma accoglie e coinvolge, nella propria narrazione, lo sguardo dello spettatore. I suoi progetti, dal 2009, assumono carattere internazionale e diventano itineranti come Visionaria  (San Severo, Roma, New York, Singapore e Amsterdam) e Hybrids (Miami, Bangkok). Inoltre, ha presentato i suoi lavori a Venezia, Parigi, Firenze, Hong Kong, Lussemburgo, San Francisco, Chicago, Los Angeles, Washington, Toronto, Stoccarda, Perth, Kuala Lumpur, Porto, Jakarta, Milano, Helsinki e Ljubljana Nel 2018 partirà il suo nuovo ciclo di mostre e performance Introspective.

Marco Angelini, Verdiana Patacchini, Barbara Salvucci e Keziat: quattro artisti diversi ma con in comune una profonda ricerca concettuale e un approccio performativo alla materia, che si diffondono per tutti gli ambienti del Relais Rione Ponte, proponendo in ogni spazio una diversa “esperienza contemporanea” che possa coinvolgere e ispirare l’ospite che la vive in un contesto di arte, design, e ospitalità sullo sfondo della città Eterna.

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