Category: disegno

16
Apr

Asako Hishiki. Uccelli migratori in tarda primavera

La Galleria Paraventi Giapponesi – Galleria Nobili in collaborazione con Gastronomia Yamamoto ha il piacere di presentare la personale di Asako Hishiki presso gli spazi versatili del noto ristorante di Via Amedei 5.

L’artista giapponese propone una selezione di tredici opere realizzate per l’occasione e appositamente concepite per integrarsi in un’area già interessata dalla presenza di un suo intervento a muro permanente; la parete di ingresso accoglie un motivo naturalistico di foglie intricate su carta da parati ricavata da un pattern ideato da Hishiki e realizzato grazie a Cabana Milano. Le tele presentate, di misura contenuta, sono ottenute con la tecnica xilografica tradizionale giapponese su supporto di garza di cotone. Il tema portante della mostra Uccelli migratori in tarda primavera fa riferimento a un limitato periodo dell’anno chiamato  banshun 晩春, in Giappone, infatti, la primavera è suddivisa in tre momenti, l’ultimo dei quali, appunto la tarda primavera, inizia a fine marzo per concludersi intorno alla metà di maggio. Banshun è quel momento in cui le piante iniziano a germogliare fiorendo di lì a poco, tornano gli uccelli dai paesi del Sud e gli insetti rianimano la terra in un crescendo di suoni diversi, concertati e interconnessi. In questo spazio ideale Hishiki colloca le sue opere componendole a parete come brevi canzoni o haiku che, in una frazione limitata di spazio e tempo, sanno condensare emozioni e   sensazioni legate al risveglio in maniera spontanea, fresca e semplice come un’improvvisazione musicale.

Uccelli migratori in tarda primavera
晩春の渡り鳥
personale di Asako Hishiki
10 Aprile – 15 Maggio 2018

incontro con l’artista il giorno 18 Aprile 2018
dalle 17.00 alle 18.30

Gastronomia Yamamoto
Via Amedei 5 Milano

Aperto tutti i giorni 12.30-15.30 e 19.30-23
Orari di chiusura Domenica e Lunedì sera

PARAVENTI GIAPPONESI – GALLERIA NOBILI
Via Marsala 4 20121 Milano
Telefono +39026551681
info@paraventigiapponesi.it

27
Mar

Teresa Margolles. Ya Basta Hijos De Puta

Il PAC di Milano presenta la personale di Teresa Margolles (Culiacán,1963), artista messicana che vive e lavora tra Città del Messico e Madrid. Con una particolare attitudine al crudo realismo, le sue opere testimoniano le complessità della società contemporanea, sgretolata da un’allarmante violenza che sta lacerando il mondo e soprattutto il Messico. Vincitrice del Prince Claus Award 2012, Teresa Margolles ha rappresentato il Messico nella 53° Biennale di Venezia nel 2009 e le sue opere sono state esposte in numerosi musei, istituzioni e fondazioni internazionali. Con uno stile minimalista, ma di forte impatto e quasi prepotente sul piano concettuale, le 14 installazioni di Margolles in mostra al PAC esplorano gli scomodi temi della morte, dell’ingiustizia sociale, dell’odio di genere, della marginalità e della corruzione generando una tensione costante tra orrore e bellezza.

Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta dal PAC con Silvana Editoriale, la mostra si inserisce nel calendario dell’Art Week, la settimana milanese dedicata all’arte contemporanea, in occasione della quale l’artista presenta una performance tributo a Karla, prostituta transessuale assassinata a Ciudad Juárez (Messico) nel 2016. Un gesto forte, che lascerà una ferita aperta sui muri del PAC e vedrà protagonista Sonja Victoria Vera Bohórquez, una donna transgender che si prostituisce a Zurigo.

La mostra si inserisce nella prima delle quattro linee di ricerca del PAC, quella che durante le settimane in cui Milano diventa vetrina internazionale con miart e Salone del Mobile e vede protagonisti i grandi nomi del panorama artistico internazionale: Teresa Margolles (2018) e Anna Maria Maiolino (2019).

Venerdì 13 aprile ore 19.30 performance in occasione di miart e Art Week
Domenica 15 aprile ore 18 visita guidata con il curatore
Visite guidate gratuite giovedì h 19 e domenica h 18

Una mostra Comune di Milano – Cultura, PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Silvana Editoriale
sponsor PAC TOD’S
con il contributo di Alcantara e Cairo Editore
con il supporto di VulcanoPac

Padiglione d’Arte Contemporanea
Via Palestro, 14
20122 Milano
+39 02 8844 6359

YA BASTA HIJOS DE PUTA. TERESA MARGOLLES
dal 28 marzo al 20 maggio 2018
a cura di Diego Sileo

PROROGATA al 10 giugno 2018

Immagine in evidenza © Ph. Rafael Burillo | Teresa Margolles, 36 cuerpos, 2010, dettaglio

26
Mar

Monika Grzymala. Disegno

La Galleria Eduardo Secci Contemporary di Firenze presenta nella sede espositiva di Piazza Goldoni, la mostra personale di Monika Grzymala DISEGNO a cura di Angel Moya Garcia.

La ricerca di Monika Grzymala si focalizza sulle diverse potenzialità della linea e del segno nello spazio tridimensionale attraverso l’utilizzo di materiali come nastro adesivo, carboncino o grandi disegni in rilievo su carta Washi fatta a mano. I lavori installativi, sviluppati per costruire nuovi cosmi e nuove relazioni, riconfigurano radicalmente gli ambienti per cui vengono ideati, mentre i disegni su carta sono delicati, fragili e transitori, ma celano una dirompente materialità. In entrambe le declinazioni, l’energica gestualità dell’artista si avverte nelle linee aggrovigliate che si spandono e disperdono, implodono e curvano, si dilatano e diramano creando un ritmo dinamico, imprevedibile e sospeso. I titoli delle sue opere contengono sempre il termine tedesco “Raumzeichnung”, che potremmo tradurre come “Disegno spaziale”, e a seguire tra parentesi un elemento speci co legato al lavoro a cui si riferisce. In questi lavori, le strutture lineari rendono visibili le tracce e i gesti che l’artista abbozza metodicamente e gradualmente e, soprattutto, mettono in relazione le proporzioni del proprio corpo con lo spazio. In ogni lavoro, realizzato senza assistenti e senza nessuna correzione a posteriori, vengono creati interventi solo in parte preventivati. Infatti, partendo da uno schizzo iniziale, il processo può assumere prospettive inaspettate attraverso una modalità di lavoro in cui le accumulazioni di materiali non escludono gli imprevisti o le modifiche istintive che possono verificarsi. I lavori non tentano mai di riempire la stanza quanto piuttosto di trasformarla, di alterare le possibilità percettive ed esperienziali dei visitatori. In questo senso, l’immagine che viene a crearsi non solo viene sperimentata in modo visivo, ma anche fisico poiché le persone possono addentrarsi o attraversare le installazioni, costruite con materiali precari, senza nessuna protezione e libere di essere sensualmente tangibili per ogni individuo. In mostra, questo processo metodico che non esclude tuttavia i componenti spontanei, si intuisce negli interventi a parete, così come nelle installazioni con nastro e nei lavori su carta che vengono presentati nelle sale della galleria. Una successione di lavori con cui tracciare un disegno spaziale attraverso una prospettiva personale, un’interpretazione soggettiva delle relazioni e una manipolazione del paesaggio che prova a contenerlo.

Monika Grzymala (Zabre, 1970). Attualmente vive e lavora a Berlino. Ha studiato scultura in Germania, nelle città di Karlsruhe, Kassel, e Amburgo. E’ stata Professoressa di Pittura all’Università di Arti Applicate di Vienna e di Design Sperimen- tale presoo Braunschweig University of Art in Germania. Tra le sue mostre più importanti: (2018): Helix (Raumzeichnung Uppsala) Atrium Hubben Uppsala Science Park Uppsala, Svezia; (2017): Raumzeichnung (Solitär), Haus der Kunst St. Josef, Solothurn, Svizzera; Formationen, Raumzeichnungen, Museum Lothar Fischer Neumarkt i.Opf. Bavaria, Germania; Drawing in Space, Tiefereth Israel Synagogue, Des Moines Iowa, USA; (2016): Raumzeichnung (Orbital Motion), EACC Espai d’Art Contemporani de Castello, Spagna; (2015): Drawing Biennial, The Drawing Room, Londra; Drawing Now, Albertina Museum, Vienna, Austria; (2014 & 2016): Raaklijnen / lines of tangency, MSK Museum of Fine Art, Ghent, Belgio; The Making of Forming Something New generative drawing, Synthesis Reykjavik Art Museum Hafnarhus, Islanda; Tree of Life sculpture garden, long-term project on the roof top, Woodner Company, Manhattan New York City, USA; (2013): Mono Meros, Saal der Meisterzeichnung, Kunsthalle Hamburg, Germania; The River II 49 Nord 6 Est, FRAC, Metz, Francia; Volumen, The Mor- gan Library & Museum, New York, USA; (2010); On Line: Drawing Through the Twentieth Century, Museum of Modern Art (MoMA), New York City, USA.

Ufficio Stampa
Ottavia Sartini press@eduardosecci.com T. (+39) 055 661356 C. (+39) 339 3111976

Monika Grzymala. Disegno
a cura di Angel Moya Garcia
fino al 12 maggio 2018
Orario visita: Martedi-Sabato 10:00_13:30 _ 14:30_19:00 e su appuntamento

Galleria Eduardo Secci Contemporary
Piazza Carlo Goldoni, 2 _ 50123 Firenze (FI) / IT _ T. (+39) 055 661356 _ gallery@eduardosecci.com

26
Mar

Marina Bindella. Contrappunti

Lo Studio Tiepolo 38-Arte Contemporanea presenta una personale di Marina Bindella, artista, incisore e docente all’Accademia di Belle Arti di Roma. In mostra una trentina di lavori, alcuni dei quali mai esposti: si tratta di olii e graffito su tavola, acquerelli, disegni, xilografie e tecniche miste che documentano la ricerca degli ultimi due decenni. Fitti intrecci di segni pulviscolari, che siano incisi o disegnati, danno vita a immagini di lontana evocazione cosmica o naturalistica, che si dissolvono in una vibrazione luminosa ritmica e palpitante. In un suo testo critico, Claudio Zambianchi, parlando del segno di Marina Bindella, scrive che esso ‘richiami o meno la memoria del mondo visibile, ha sempre una qualità evocativa ottenuta mediante l’uso di un segno non gestuale, ma pulviscolare, dotato di una qualità non “esistenziale” e invece classica. L’azione diretta della punta sulla lastra, della penna sul foglio, del pennello sul supporto è filtrata dal rigore del metodo ed è ricreata, tradotta e sublimata nei contrasti luminosi, in un gioco di trame e segni che modulano sottilmente le quantità di luce’.

Marina Bindella si è laureata in Storia dell’Arte e si è diplomata In Incisione alla scuola delle Arti Ornamentali di S. Giacomo di Roma, città nella quale vive e lavora. Ha partecipato alle più importanti rassegne internazionali d1incisione, ottenendo numerosi premi. È docente di xilografia all’Accademia di Belle Arti di Roma. Il suo lavoro artistico spazia dalla xilografia alla pittura. Fra le ultime mostre personali si ricordano quella al Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Università La Sapienza di Roma nel 2015, quella al Museo di Castelvecchio di Verona e quella all’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona nel 2017.

MARINA BINDELLA. Contrappunti
Studio Tiepolo 38-Arte Contemporanea
Via Giovanni Battista Tiepolo, 3B, Roma
La Mostra è visitabile fino al 5 maggio 2018
Orari visita: dal martedì al giovedì: dalle 16.00 alle 22.00, venerdi e sabato: dalle 16.00 alle 24.00, domenica dalle 16.00 alle 22.00. Chiusa: lunedì

22
Feb

Contemporary Experience

Relais Rione Ponte, in collaborazione con la Galleria Emmeotto, è lieta di presentare la mostra Contemporary Experience, che celebra il decimo progetto espositivo all’interno di Spazio Arte, realtà che fa incontrare l’arte contemporanea e gli ospiti del boutique hotel, nella cornice del centro storico di Roma, a pochi passi da Piazza Navona, e il quarto anniversario dell’apertura della struttura. Gli eleganti ambienti e le raffinate camere del Relais Rione Ponte, al secondo piano di un palazzo del XVII secolo, sono il luogo ideale per ospitare le opere d’arte di artisti italiani e internazionali in un’atmosfera sofisticata dove le persone possono interagire con la creatività contemporanea. L’ospite diventa, nella propria camera e nelle aree comuni, interlocutore attivo delle opere, alcune ideate appositamente per gli spazi del relais, e protagonista della propria esperienza artistica.
In mostra, fino al 2 luglio 2018, una selezione di opere di quattro artisti che hanno allestito mostre personali nello Spazio Arte: Keziat nel 2015 e Marco Angelini, Verdiana Patacchini e Barbara Salvucci nel 2017 sotto la direzione artistica della Galleria Emmeotto. Pur nelle diversità stilistiche e formali, tutti hanno studiato progetti site specific per gli spazi portando le caratteristiche peculiari della propria ricerca artistica.

Marco Angelini (Roma, 1971; vive tra Roma e Varsavia) per l’occasione espone una serie di opere di diversa datazione per ripercorrere l’excursus espositivo già presentato nella personale Abstract Configurations lo scorso anno, ma con nuove proposte. Egli fa della superficie pittorica il luogo d’incontro di forme e materie, segni e significati. Una ricerca espressiva dominata dalle materie più diverse, per lo più di riciclo, base su cui va poi ad intervenire con pigmenti, polveri, colle, metalli e plastiche. Materia e colore si intrecciano nelle tele, lo spazio acquisisce, attraverso la modalità del prelievo oggettuale, una terza dimensione che è la continuità logica tra figurazione e astrazione. L’itinerario pittorico dell’artista è strettamente connesso allo studio della società e del reale che irrompe nelle tele attraverso gli oggetti della quotidianeità, la cui funzione originaria diviene di volta in volta trasformata stravolgendone il significato.Le opere di Marco Angelini sono state acquisite da diversi collezionisti a Roma, Milano, Londra, Varsavia, New York, Melbourne, Washington ed una di esse fa parte della prestigiosa collezione privata della Fondazione Roma (Palazzo Sciarra). Inoltre, espone in prestigiose sedi istituzionali e importanti gallerie in Italia e all’estero (Istituto Italiano di Cultura, Cracovia;  Banca Fideuram, Roma; Museo Carlo Bilotti, Roma; Museion, Bolzano; Novus Art Gallery, Abu Dabhi; Nowe Miejsce Gallery, Varsavia). Dal 15 marzo al 7 aprile 2018 sarà protagonista della personale Lo spazio del sacro al Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Università La Sapienza di Roma.

Il lavoro di Verdiana Patacchini (Orvieto, 1984; vive a New York) si compone di eterogenei elementi di analisi e ricerca. L’artista sperimenta l’utilizzo di differenti materiali, come metalli, carta, ceramica, polistirolo da cui le figure emergono con forza e carattere. Le linee e i motivi monocromatici riflettono una “smaterializzazione” della figura in una dimensione poetica, mentre l’universo immaginifico si nutre di eterogenei elementi concettuali: letteratura, musica, poesia, sono le componenti essenziali della ricerca estetica di Verdiana, che investiga sulla qualità del segno e della materia, rivelatrice di immagini così come si è evinto dalla sua personale Muta Imago al Relais Rione Ponte, di cui, per l’occasione della mostra in corso, sono riproposte alcune opere fondamentali. Nel 2002, Verdiana si trasferisce a Roma per frequentare l’Accademia di Belle Arti. Studia pittura tra Roma e la Spagna e nel 2007, con la cattedra di Giuseppe Modica, si diploma in pittura, con una tesi su Carlo Guarienti di cui diventerà allieva. Nel 2011 espone alla 54° Biennale di Venezia nel Padiglione Italia. Da gennaio 2016 le è stata assegnata una residenza presso il centro artistico MANA Contemporary di New York e nello stesso anno, la sua personale è stata presentata al Consolato d’Italia a Park Avenue. Negli ultimi anni ha vissuto viaggiando tra l’Italia e l’America e firma le suo opere con lo pseudonimo Virdi.

La ricerca di Barbara Salvucci (Roma, 1970) prende vita dalla sperimentazione sulla materia, realizzando le opere su diversi supporti come carta, stoffa damascata, zinco, bronzo e video, passando dal sofisticato tratto grafico dei disegni alle incisioni, fino alle opere con vernice fluorescente e le lightbox, pensate e realizzate appositamente per il Relais Rione Ponte per dare una maggiore connotazione site specific al progetto espositivo Skin, durante la personale appena conclusa. L’aspetto formale, composto dal segno meticoloso e attento e la padronanza della tecnica, è legato in maniera indissolubile alla componente emotiva che si riconosce in ogni opera, un viaggio inconscio all’interno del sé. La produzione di Barbara Salvucci è una personale e forte esperienza artistica, dove meditazione, concentrazione e gestione emozionale sono protagonisti dell’azione da svolgere sui materiali, in un insieme di creazioni legate tra loro da un’armonia dei segni, che viaggiano da una superficie all’altra. Barbara ha esposto in numerose mostre personali e collettive in importanti musei e gallerie in Italia e all’estero (Temple University, Roma; MACRO, Roma; MUSMA, Matera; Galleria Paola Verrengia, Salerno; Galleria L&C Tirelli, Vevey, Svizzera). Nel 2013 partecipa alla 55esima Biennale d’Arte di Venezia e nel 2016 due importanti mostre personali la vedono protagonista a Roma: INK al Museo Carlo Bilotti e SIGNS alla Galleria Emmeotto – Palazzo Taverna. Nel 2017, entra a far parte della collezione permanente del MOMA Hostel di Franco LoSvizzero, aderisce all’A-HEAD Project e partecipa alla mostra Limtless presso la Hybris Art Gallery a Roma e all’inizio del 2018  espone a Londra alla Gallery No20. Dal 2 al 4 marzo 2018 parteciperà alla prima edizione romana di ArtRooms Fair al The Church Palace Hotel.

Kezia Terracciano, in arte Keziat, (San Severo, 1973; vive a Roma). Nel corso della sua produzione artistica ha realizzato opere pittoriche su tela, disegni a penna su carta e tela, illustrazioni per importanti case editrici, fumetti, per poi sperimentare nel mondo delle animazioni video, installazioni e performance interdisciplinari di musica, danza, teatro e arti visive. Sempre evidente nella sua ricerca uno sguardo surreale sul mondo in cui gli elementi si muovono liberamente, all’interno di una dimensione onirica dove si intrecciano e fluttuano realtà e fantasia, immaginazione ed esperienza, emozioni e pensieri. Nonostante l’utilizzo di una tecnica complessa e articolata dal punto di vista estetico, Keziat non cede mai al decorativo, ma accoglie e coinvolge, nella propria narrazione, lo sguardo dello spettatore. I suoi progetti, dal 2009, assumono carattere internazionale e diventano itineranti come Visionaria  (San Severo, Roma, New York, Singapore e Amsterdam) e Hybrids (Miami, Bangkok). Inoltre, ha presentato i suoi lavori a Venezia, Parigi, Firenze, Hong Kong, Lussemburgo, San Francisco, Chicago, Los Angeles, Washington, Toronto, Stoccarda, Perth, Kuala Lumpur, Porto, Jakarta, Milano, Helsinki e Ljubljana Nel 2018 partirà il suo nuovo ciclo di mostre e performance Introspective.

Marco Angelini, Verdiana Patacchini, Barbara Salvucci e Keziat: quattro artisti diversi ma con in comune una profonda ricerca concettuale e un approccio performativo alla materia, che si diffondono per tutti gli ambienti del Relais Rione Ponte, proponendo in ogni spazio una diversa “esperienza contemporanea” che possa coinvolgere e ispirare l’ospite che la vive in un contesto di arte, design, e ospitalità sullo sfondo della città Eterna.

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12
Gen

Sol LeWitt. Between the lines

La Fondazione Carriero è lieta di presentare Sol LeWitt. Between the Lines, una mostra a cura di Francesco Stocchi e Rem Koolhaas organizzata in stretta collaborazione con l’Estate of Sol LeWitt.
Nel decennale della scomparsa di Sol LeWitt (Hartford, 1928 – New York, 2007), “Between the Lines” intende offrire un punto di vista nuovo sulla pratica dell’artista statunitense, esplorandone i confini – nel rispetto di quelle norme e di quei principi alla base del suo pensiero – e isolando i momenti fondanti del suo metodo di indagine e dei processi che ne derivano.
Attraverso un nutrito corpus di opere che ripercorrono l’intero arco della sua carriera – da 7 celeberrimi Wall Drawings a 15 sculture – e partendo dalla peculiarità degli spazi della Fondazione, il progetto espositivo esplora la relazione del lavoro di LeWitt con l’architettura. “Between the Lines” si basa su una chiave di lettura forte e innovativa, tesa innanzitutto a riformulare l’idea che sia l’opera a doversi adattare all’architettura, fino ad arrivare a sovvertire il concetto stesso di site- specific.
Con la collaborazione dell’architetto Rem Koolhaas – per la prima volta nella veste di curatore – in dialogo con il curatore Francesco Stocchi, “Between the Lines” affronta ampi aspetti dell’opera di LeWitt, con l’obiettivo ambizioso di superare quella frattura che tradizionalmente separa l’architettura dalla storia dell’arte e che caratterizza l’intera pratica dell’artista, rivolta più al processo che al prodotto finale, e scevra di qualsiasi giudizio estetico o idealista.

Sol LeWitt. Between the lines
fino al 23 giugno 2018

Orari di apertura
da martedì a domenica, 11.00 – 18.00
entrata libera
Chiuso il lunedì

Informazioni e prenotazioni
info@fondazionecarriero.org
Tel. +39 02 3674 7039

Fondazione Carriero
via Cino del Duca, 4 – 20122 Milano

Immagine: Sol LeWitt, complex form#34, 1990, ph. amaliadilanno  
gallery a cura di amaliadilanno

29
Dic

Corporale.Tomaso Binga e Donatella Spaziani

Il progetto espositivo approfondisce la tematica del corpo come soggetto, mettendo in relazione il lavoro di Tomaso Binga e Donatella Spaziani, due artiste appartenenti a  diverse generazioni.
Tomaso Binga trasforma i segni alfabetici in una scrittura vivente dove il corpo diviene esso stesso segno di un linguaggio altro. La sua scrittura sembra delineare per il corpo femminile molteplici possibilità per nuove interpretazioni, proprio come la poesia, al di fuori dalle strutture e dalle semantiche precostituite. L’arte di Donatella Spaziani, invece, indaga la dimensione dello spazio e del tempo in relazione al corpo, in questo caso sottoposto a una tensione emotiva che lo vede diviso tra ambienti spesso anonimi, provvisori ed opprimenti tipici del vivere contemporaneo, e un impulso alla fuga che anima, declinando in nuove forme, sagome scure nello spazio. Le loro opere presentano analogie nell’uso dei materiali, come la carta da parati, seppure con un’accezione personale e differente. In Tomaso Binga la carta da parati è superficie che rimanda alla passività a cui è associato il corpo femminile, incluso com’è tra pareti domestiche e ruoli imposti dalla tradizione, una passività che l’artista attraverso il suo segno riesce a sabotare, con arguzia e ironia; in Donatella Spaziani, la carta da parati è sintesi dello spazio circostante e sfondo emotivo in cui le sue sagome nere, silhouettes di corpi, si muovono e con cui si rapportano.

*testo del curatore
“Ciò che sempre parla in silenzio è il corpo” diceva Alighiero Boetti. E Jacques Lacan: “Chi non parla con la lingua parla con la punta delle dita”… Dalla Body Art in avanti il corpo è diventato uno dei materiali dell’arte: il corpo è linguaggio e può essere letto come un sistema di segni. Ma è in particolare quando il tema del corpo viene coniugato al femminile che viene legato al tema dell’abitare, della casa e della dimensione domestica. La pelle del corpo è il primo confine tra la persona e il mondo, il secondo confine è l’abito, il terzo l’abitazione. La casa è l’estensione, l’espansione del corpo. Ora questi due elementi si ritrovano accostati in due artiste del tutto differenti per generazione e percorso di lavoro, ma di cui questa mostra coglie alcune sorprendenti affinità relativamente alle opere esposte: Tomaso Binga (alias Bianca Menna) e Donatella Spaziani. Tomaso Binga, fra i più noti esponenti della poesia fonetico-sonora-performativa italiana contemporanea, “come forma di protesta di fronte ai privilegi maschili, decide di adottare un nome da uomo” scrive Paola Ugolini “Le scritture viventi di Binga nascono dunque con l’obiettivo di creare un’alternativa radicale al linguaggio maschile”. Scrittura Vivente è un alfabeto scritto direttamente dal corpo che si trasforma in segno. Il corpo è nudo, perché oppone maggiore resilienza al dominio maschile. Così avviene, sotto gli occhi del pubblico, la metamorfosi del corpo femminile in parola. Immagini fotografiche, come una mano da scrittore, vengono inscatolate “nelle forme cave e candide del polistirolo” (Giulio Carlo Argan), un materiale che interessa Binga perché è uno scarto, ma che viene riscattato dal suo candore fino a diventare un teatrino che mette in cornice l’immagine. Il contesto è quello “casalingo” (Dorfles) delle “quattro mura” (Cortenova) vestite a festa dalla carta da parati. La carta da parati è solcata da sottile grafia e il corpo stesso dell’artista si farà carta da parati. La carta da parati è protagonista anche dell’opera di Donatella Spaziani: si tratta di un lavoro che nasce in Russia, a San Pietroburgo, dove Spaziani ha fissato in una serie di autoscatti la propria silhouette e dove ha potuto prendere frammenti di pareti che possono ricostruire uno spazio. Le figurette nere si muovono sul motivo decorativo indicativo del contesto da cui provengono. La carta da parati è dunque contenitore e le decorazioni un elemento su cui far riposare le silhouette. “Tornata a casa ho ridisegnato la planimetria della casa così come la ricordo” dice Spaziani “Si tratta di una pianta emotiva”. Come la carta da parati anche il perimetro del corpo della stessa artista diviene un contenitore all’interno del quale disegnare. C’è poi il progetto intitolato Fuga con le maquette a forma di guscio di noce con materassi all’interno. Allude a un letto con forma concava e convessa e reca la memoria della fiaba di Pollicina, la minuscola bimba nata in un fiore che aveva per letto un guscio di noce con materasso di foglie di viola e per coperta un petalo di rosa… Fuga è anche termine musicale e anche nel disegno conta il suono della matita…
Laura Cherubini

Corporale. Tomaso Binga e Donatella Spaziani
A cura di Laura Cherubini ed Erica Ravenna
fino al 3 marzo 2018

Erica Ravenna Arte Contemporanea
E.R.A. Srl
Via Margutta 17 – 00187 Roma
t./f. +39 06 3219968   artecontemporanea@ericafiorentini.it
Lun-ven 10:30 – 19:30 | Sab 10:30 – 13:30 (o su appuntamento)

Immagine di apertura: Donatella Spaziani, senza titolo, 2008, disegno matita su carta, cm 100×70

18
Dic

Franco Grignani: Subperception

Dal 10 febbraio al 24 marzo 2018, la Galleria 10 A.M. Art di Milano rende omaggio, a 110 anni dalla sua nascita, a Franco Grignani (1908-1999), artista tra i più profondi innovatori del Novecento.

Nell’ambito del costante lavoro di riscoperta e di presentazione del lavoro di Franco Grignani, figura poliedrica che si è mossa sul sottile confine che lega arte, design e grafica e che è stata celebrata la scorsa estate con una importante antologica alla Estorick Collection di Londra, la Galleria 10 A.M. Art si concentra ora sull’uso della fotografia che il grande artista e grafico lombardo ha praticato costantemente nel corso di tutta la sua attività, con particolare fervore negli anni cinquanta.

La mostra, curata da Marco Meneguzzo, in collaborazione con l’Archivio Manuela Grignani Sirtoli, presenta 20 opere tra sperimentali ottici su tela emulsionata e tavola e fotografie ai sali di bromuro d’argento.

La generazione artistica di Grignani è proprio quella che “scopre” le possibilità linguistiche della fotografia, spingendosi nel territorio, apparentemente estraneo a quella disciplina, che è l’astrazione. Come altri suoi coetanei, pionieri di questa “esplorazione” – primo fra tutti Luigi Veronesi -, Grignani vede schiudersi un mondo davanti a sé e lo approfondisce, non come se fosse avulso da altre pratiche artistiche, ma come connaturato a esse, quasi che la sperimentazione fotografica potesse essere propedeutica al lavoro di grafica “optical” che ha caratterizzato tutta la sua carriera. Di fatto, fotografia, grafica e pittura si intersecano indissolubilmente nel lavoro di Grignani, che alla fotografia chiede di poter sperimentare le infinite varianti di pattern e textures simili, sia che intenda riportarle in pittura, sia che preferisca utilizzarle nella loro veste iniziale di carta emulsionata. In questo senso, la “Subpercezione”, è una delle categorie entro cui l’artista fa ricadere la visione delle sue opere. Come scrive Marco Meneguzzo, la “Subpercezione” è “una visione subliminale che sfrutta capacità “laterali” della mente nella visione dell’opera. La fotografia, utilizzata secondo empirismi segreti e gelosamente custoditi, e sempre per la produzione di superfici astratte regolari o distorte, anamorfiche o ripetitive, diventa così l’equivalente del bozzetto, dello schizzo iniziale dell’opera, ma al contempo ne costituisce anche l’essenza. Per questo, in mostra saranno esposte superfici pittoriche derivate da sperimentazioni fotografiche, tele emulsionate di estrema rarità e grandezza, oltre a un numero davvero cospicuo di carte fotografiche, firmate dall’artista, che testimoniano della puntigliosa ricerca della “variante” più interessante in un mondo in bianco e nero”. Accompagna la mostra un corposo volume bilingue (italiano-inglese), edizioni 10 A.M. Art, curato da Marco Meneguzzo, il cui saggio si accentra sulla pratica fotografica di Grignani. Il volume aggiunge un ulteriore tassello nell’analisi della sua figura d’artista, dopo le pubblicazioni “generaliste” di due anni fa (personale alla 10 A.M. Art) e dell’anno scorso (mostra all’Estorick Collection di Londra).Continue Reading..

11
Dic

A Cortona il progetto artistico #newgeneration by Art Adoption

L’Associazione culturale Art Adoption, sotto la direzione di Massimo Magurano, presenta e inaugura a Cortona domenica 17 dicembre 2017 il progetto artistico New Generation a cura di Tiziana Tommei.
L’evento, patrocinato dal Comune di Cortona, avrà luogo nel centro storico della città e vedrà il coinvolgimento di 27 luoghi espositivi, spazi pubblici e privati e attività commerciali, con i quali 29 artisti, nazionali e internazionali, si relazioneranno ad hoc.

In calendario, con qualche giorno in anticipo dalla data di inaugurazione, sono previsti importanti interventi artistici che arricchiranno il palinsesto di questa edizione New Generation. La prima anticipazione è prevista l’8 dicembre 2017, in arrivo direttamente dal Padiglione Bolivia della Biennale di Venezia, 57esima Esposizione d’Arte Internazionale, la maestosa installazione di Jannis Markopoulos. L’opera sarà allestita nell’Auditorium di Sant’Agostino, complesso del XIII secolo situato nel centro storico di Cortona. Seconda sorpresa di respiro internazionale è la partecipazione dell’artista Alfredo Rapetti Mogol, poeta, compositore e personalità poliedrica del mondo dell’arte, che il 9 dicembre 2017 per New Generation presenterà una proiezione visiva sulla facciata del Comune. L’opera visiva di Mogol vede il contributo artistico di Mirko Pagliacci, altro maestro protagonista di questa edizione che esporrà un importante corpus di opere della sua produzione artistica in una personale unica. Last but not least l’opera simbolo scelta per rappresentare questa edizione New Generation by Art Adoption è firmata Qwerty. Lo street artist con la sua ‘rivoluzione’ visiva e poetica sicuramente a Cortona ‘lascerà il segno’.
Una edizione davvero speciale che intende valorizzare l’Arte attraverso un percorso espositivo lineare, diversificato e stimolante che possa in una modalità alternativa e non ordinaria avvicinare il pubblico ai nuovi linguaggi espressivi.

Tutti gli eventi in programma sono a INGRESSO LIBERO

Artisti
Manuel Mampaso (Spagna), Giuseppe Chiari (Italia), Daniel Argimon (Spagna), Massimiliano Luchetti (Italia), Mario Consiglio (Italia), Clara Turchi (Italia/Inghilterra), Fabio Savoldi (Italia), Vittore Baroni (Italia), MBU (Italia), Caruso Pezzal (Italia), Flavia Bucci (Italia), Qwerty Street Art (Italia), Sam Francis (USA), Mirko Pagliacci (Italia), Massimiliano Roncatti (Italia), Pierre Fernandez Arman (Francia), Simone Lingua (Italia), Giulia Ronchetti (Italia), Alessandro Bernardini (Italia), Andrea Barbagallo (Italia), Enrico Fico (Italia), Sandro del Pistoia (Italia), Luigi Merola (Italia), Alice Paltrinieri (Italia), Giuseppe Negro (Italia), Cesare Vignato (Italia), Alfredo Rapetti Mogol (Italia), Jannis Markopoulos (Grecia), Fernanda Marangoni (Italia).

Spazi pubblici e attività commerciali
Palazzo Magini, Auditorium Sant’Agostino, Enoteca Enotria, Dolce Vita, Bam Boutique, Beerbone, Touscher, Castellani Antiquari, La Nicchia, Eliana Boutique, Giolielli Caneschi, Pasticceria Banchelli, Ristorante il Cacciatore, Caffè Signorelli, Il Papiro, Nais Profumeria, Il Pozzo Galleria, Caffè Degli Artisti, La Saletta, Nocentini Libri, Terra Bruga, Karma, Jacente Store, Galleria Nazionale, Agenzia Alunno, Antonio Massarutto, Hotel San Luca
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27
Nov

Bruno Munari. The game is on!

Bruno Munari (Milano 1907-1998) è stato uno dei protagonisti internazionali del rinnovamento della cultura visiva e materiale del XX Secolo. Il suo percorso artistico è poliedrico e seminale non solo nella varietà dei suoi riferimenti al mondo dell’arte e della cultura, ma perché è stato precocemente in grado di legare la scultura e l’industrial design, la pittura e il cinema, l’animazione e l’attività editoriale, la grafica e la didattica. Un costante rimando alla libertà creativa dell’infanzia e un uso sottile quanto spregiudicato dell’ironia ne fanno tutt’oggi una figura di riferimento per le giovani generazioni, oltre che per l’estensione del piano culturale che egli promosse comprendendo esperienze artistiche extra-europee come quelle dell’Estremo Oriente.

MAAB Gallery ripercorre la ricerca di Bruno Munari con una mostra, a cura di Gianluca Ranzi, che inquadra la sua sperimentazione a tutto tondo nel desiderio di opporsi a ogni forma grande e piccola di dogmatismo culturale, di rigidità mentale, di fondamentalismo intellettuale, di stanzialità. Con Munari invece l´arte contemporanea afferma un valore positivo: la coesistenza delle differenze, e l’artista diviene colui che si muove su crinali volutamente incerti, in una zona dai confini sovrapposti e spesso mutevoli. In mostra le tempere chiamate semplicemente Composizioni (realizzati dagli anni Cinquanta ai Settanta), che mentre ammiccano alle composizioni di forme e di colori fondamentali delle Avanguardie Storiche come De Stijl e il Suprematismo, di fatto ricalibrano pesi e temperature cromatiche, pieni e vuoti, sul filo di una delicata ironia e di una contrappuntistica musicale che ne fa emergere armonie e dissonanze. Il movimento, fisicamente presente già nelle sue opere tardo futuriste del 1930, diviene non solo una caratteristica cinetica dell’opera ma un vero e proprio metodo operativo. E’ così che il movimento delle Macchine Inutili rende aerea la scultura, moltiplicandone i punti di vista, ma allo stesso tempo sollecita nell’osservatore una visione mobile, permeata di cambiamento e di continua rimodulazione percettiva. Lo stesso avviene nei Negativi-Positivi degli anni Cinquanta o nella Curva di Peano: il fruitore è risvegliato nei sensi dal torpore di chi semplicemente assiste ed è libero di scegliere quale forma assumere come fondamentale. Come nella poesia anche nell’opera di Munari le pause e gli spazi vuoti contano alla pari degli spazi pieni, tanto che le ombre assumono uguale importanza della luce. Le Sculture da viaggio (dal 1958) si piegano e si ripongono in valigia, si rimontano in viaggio e cambiano il loro aspetto a seconda della persona che vi interagisce. Inafferrabile alle facili classificazioni i suoi Negativi-Positivi non sono sovrapponibili alle esperienze ottico-cinetiche, così come le sue Macchine inutili non hanno a che fare con i Mobile di Calder. L’ironia che Bruno Munari è riuscito a infondere in essi fonda un territorio nuovo e fertilissimo per cui Munari non ridicolizza mai, non ribalta una posizione a suo favore, ma entra dolcemente e con rispetto nell’orbita dell’altro e con calore e partecipazione vi inserisce una nuova prospettiva, rendendolo sempre più consapevole di se stesso.

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