Tag: Jan Fabre

04
Ott

Jan Fabre – The Rhythm of the Brain

Palazzo Merulana, nato dalla sinergia tra la Fondazione Elena e Claudio Cerasi e CoopCulture, inaugura la stagione espositiva autunnale con una mostra dedicata all’artista belga Jan Fabre, The Rhythm of the Brain, a cura di Achille Bonito Oliva e Melania Rossi.

In esposizione oltre trenta opere dell’artista belga, tra sculture in bronzo e cera, disegni, molte delle quali mai esposte in Italia e alcune scelte appositamente per la Collezione Cerasi. All’interno degli spazi espositivi dell’ex Ufficio di Igiene, la mostra si svilupperà in due capitoli: l’uno si concentra su un dialogo diretto con la collezione permanente e il suo percorso espositivo; l’altro consiste in una selezione di lavori dell’artista sul tema del cervello e del rapporto tra arte e scienza, allestito insieme ad alcuni ritratti e autoritratti della Collezione Elena e Claudio Cerasi.  Una riflessione sull’arte, sull’immaginazione e sul pensiero degli artisti nel corso della storia: oltre ad alcune opere storiche che si pongono in dialogo visivo con il lavoro di Fabre, la mostra vede continui rimandi simbolici e semantici a tutta la collezione permanente del Palazzo.

Il percorso inizia con due sculture in bronzo: To Wear One’s Brain On One’s Head (2018) e De blikopener (2017). Questi autoritratti dell’artista, che porta in bilico il proprio cervello sulla testa e che tiene in mano un apriscatole, saranno una sorta di guida per tutta la mostra, che dispiegherà nei vari spazi del Palazzo l’intimo pensiero di Fabre riguardo all’arte, al pensiero umano, alla fantasia e all’immaginazione.

Jan Fabre sarà inoltre presente al Romaeuropa Festival 2019, dall’11 al 13 ottobre per una corealizzazione con il Teatro Vascello, con lo spettacolo The night writer giornale notturno di Jan Fabre con Lino Musella: un’autobiografia intima e provocatoria tratta da alcune pagine dei diari personali dell’artista affidati all’interpretazione dell’attore italiano Lino Musella.

 Jan Fabre. Con una carriera che dura da quarant’anni, Jan Fabre (1958, Anversa) è considerato una delle figure più innovative nel panorama dell’arte contemporanea internazionale. Come artista visivo e teatrale e come autore crea un’atmosfera intensamente personale con le sue regole, leggi, personaggi, simboli e motivi. Tra le personali più significative di questo versatile artista belga sono da ricordare “Homo Faber” (Kmska, Anversa 2006), “Hortus/ Corpus” (Kröller-Müller Museum, Otterlo 2011); “Stigmata. Actions and Performances, 1976-2013”, Maxxi, Roma 2013; M hka, Anversa 2015; Mac, Lione 2016; Leopold Museum, Vienna 2017; Caac, Siviglia 2018). Jan Fabre è stato il primo artista vivente a presentare una mostra di ampio respiro al Louvre di Parigi: “L’ange de la métamorphose”, nel 2008. Nel 2016, con “Spiritual Guards” Jan Fabre ha portato una grande mostra presso il Forte Belvedere, Palazzo Vecchio e piazza della Signoria, a Firenze. È stato inoltre invitato da Michail Piotrovskij a realizzare un importante progetto all’Ermitage di San Pietroburgo: “Jan Fabre. Knight of Despair/Warrior of Beauty” (2016-2017). La personale “Glass and Bone Sculptures 1977-2017” è stata presentata come evento collaterale della 57° edizione della Biennale di Venezia (2017). Per Palermo capitale italiana della cultura 2018 MondoMostre ha organizzato “Jan Fabre. Ecstasy & Oracles”, Duomo di Monreale-Valle dei Templi di Agrigento 2018), evento collaterale di Manifesta 12.

Jan Fabre – The Rhythm of the Brain
a cura di Achille Bonito Oliva e Melania Rossi
dall’ 11 ottobre 2019 al 9 febbraio 2020

Palazzo Merulana
via Merulana, 121 – Roma

Orari
Da mercoledì a lunedì, dalle 10.00 alle 20.00, martedì chiuso
Ultimo ingresso ore 19

Info e tariffe
+39 0639967800
info@palazzomerulana.it

In co-realizzazione con Romaeuropa Festival 2019, Flanders State of the Art e galleria Magazzino

30
Ott

Jan Fabre: The Castles in the Hour Blue

I Castelli nell’Ora Blu , è la prima mostra personale a Milano dell’artista, creatore teatrale e autore Jan Fabre, curata da Melania Rossi.
In mostra una selezione di lavori – in gran parte in anteprima assoluta perché provenienti dalla collezione dell’artista, e messi ora a disposizione del pubblico- realizzati da Jan Fabre dalla fine degli anni Ottanta, incentrati su due temi particolarmente significativi per l’artista: i castelli e l’Ora Blu. Disegni, collage, film e opere fotografiche compongono un percorso nell’immaginario più “romantico” e poetico, ma sempre radicale e simbolico, di uno degli artisti più interessanti della scena contemporanea.
Se il castello è il luogo della favola romantica per eccellenza, i castelli di Jan Fabre hanno qualcosa di diverso, sono infusi del personale romanticismo dell’artista, che si definisce “cavaliere della disperazione e guerriero della bellezza”.
La tonalità dell’inchiostro Bic ricorda all’artista l’atmosfera di quell’ora speciale tra la notte e il giorno, tra il sonno e la veglia, tra la vita e la morte. L’Ora Blu, teorizzata da Jean Henri Fabre, considerato il padre dell’entomologia, è un momento di totale silenzio e perfetta simmetria in natura, quando gli animali notturni si stanno per addormentare e quelli diurni si stanno svegliando, in cui i processi di metamorfosi hanno atto.
Anche nei grandi formati in mostra, l’attenzione si concentra naturalmente su piccole porzioni di disegno per seguirne le linee ora più lievi, ora più marcate, oppure trova un immaginario punto di fuga negli insetti-foglia applicati sulla carta, che formano profili di torri castellane. Come di fronte al grande telo in seta di quasi diciassette metri (Un Castello nel Cielo per René, 1987) che è esposto all’interno della Basilica di Sant’Eustorgio, al cospetto della scultura nella Cappella Portinari o nell’opera site specific che l’artista ha realizzato sul lucernario di BUILDING, siamo dentro il disegno, che diviene spazio, casa, castello.

Jan Fabre: The Castles in the Hour Blue
a cura di Melania Rossi
22 Sep 201822 Dec 2018

BUILDING
Via Monte di Pietà 23, Milano
Mar – Sab, 10:00 – 19:00

Basilica di Sant’Eustorgio e Cappella Portinari
P.zza Sant’Eustorgio 1, 20122 Milano
Lun – Dom, 10:00 – 17:30
Ingresso Capella Portinari: €6

English below

BUILDING is pleased to present The Castles in the Hour Blue, the first solo exhibition ever held in Milan of the visual artist and theatrical author Jan Fabre. The exhibition, curated by Melania Rossi, will open to the public on 22 September, with site specific installations at BUILDING; it will also feature ad hoc installations in two institutional places of the city of Milan, such as the Basilica of Sant’Eustorgio and the Portinari Chapel.

On view will be a “world premiere” selection of artworks – for the main part, never seen before since part of the artist’s collection, now available to the public for the very first time – made by Jan Fabre since the late Eighties, focused on two themes which are particularly important to the master: castles and the Hour Blue. Drawings, collages, videos and photographic works bring together a journey in the most “romantic” and poetic – but always radical and symbolic – imagery of one of the most important artists on the contemporary scene. The aesthetic and ethical fusion of the two themes in the conception of Jan Fabre, declared in the title of the show, is evident in the exhibited artworks, starting from Tivoli(1990), one of the works that consecrated the artistic career of Jan Fabre at an international level. In this case, Fabre had completely covered the Tivoli castle (Mechelen) in sheets all drawn in blue Bic, which had been left transforming under the sun light and bad weather. A real architectural performance that the artist had been recording during day and night, releasing a 35 mm short movie that will be on view at the gallery. “Sometimes the castle has a purple reflection, sometimes more towards the red, then a silvery glow, to then turn into intense blue bic again. (The sculpture-drawing trembles and lives with its enigmas)”, Fabre writes in his nocturnal diary during the realization of the work.
The tone of the Bic ink reminds the artist of the atmosphere of that special hour between night and day, between sleep and awakening, between life and death. The Hour Blue, a sublime moment of complete silence and perfect symmetry in nature, when nocturnal animals are about to fall asleep and the diurnal ones are waking up, in which the processes of metamorphosis take place. Theorized by Jean-Henri Fabre, considered the father of entomology, the Hour Blue has inspired Jan Fabre a production of Bic pen drawings of different sizes, but it is mostly in the large works that the eye is completely immersed in the dense blue lines, where it is difficult – if not impossible – to embrace the work in its entirety. The drawing, in this production by Fabre, acquires a dignity which is not only autonomous but also three- dimensional, becoming sculpture, architecture; it is not a mere preparation for a painting or a draft sketch for a sculpture, it is an immersive artwork that reveals the most intimate, true and instinctive feeling of the artist’s thought. On this idea Jan Fabre has been working since his beginnings, since the birth of his “bic art”. “I want my viewers to be able to abandon themselves to the physical experience of drowning in the apparently calm sea of my blue bic drawings”, the artist writes in 1988. Even in the large formats on display, the attention is naturally captured by small portions of drawing in order to follow the lines, now subtler, now more marked, or it finds an imaginary point of escape in the leaf-insects applied on the paper, which form profiles of castle towers. As in front of the large silk installation displayed inside the Basilica of Sant’Eustorgio, in presence of the sculptures in the Portinari Chapel or in front of the site specific work that the artist will make at BUILDING, we are inside the drawing, which becomes space, house, castle. If the castle is the place of the romantic fairytale par excellence, Jan Fabre’s castles have something different, they are infused with the personal romanticism of the artist, who defines himself “a knight of despair and a warrior of beauty”. The first aim, the only creed of the artist, is to defend the beauty and fragility of art. Jan Fabre is a contemporary knight who makes castles in the air, castles of cards, rests in his castle and dreams. Tivoli, Wolfskerke, Monopoli, are the castles on which the artist has taken action with his blue sign and which are represented in the artworks on display, covered in the typical light of that special moment in which we can dream of owning a castle, still being in a chivalrous era made of values for which to fight strenuously. The “way of the sword” is “the way of the art”, the true avant-garde of the artist who, while dreaming, draws, writes and invents a personal universe starting from the great tradition that precedes him. Fabre fights to the point of exhaustion in defense of the most authentic, tragic, mad and heroic spirit of the artist and of the man.

Basilica of Sant’Eustorgio and Portinari Chapel
Mon – Sun, 10:00 AM – 5:30 PM
Entrance to Portinari Chapel: €6
P.zza Sant’Eustorgio 1, 20122 Milan

Jan Fabre: The Castles in the Hour Blue
Curated by Melania Rossi

Tue – Sat, 10 AM – 7 PM

Additional venues:
Basilica of Sant’Eustorgio
Portinari Chapel

07
Set

Jan Fabre. Maskers

Mi disegno sempre meglio. Comincio a conoscere il mio muso, la mia maschera. Ma che cos’è un autoritratto? Qualcuno che nega di essere morto.
Jan Fabre, Anversa, 3 febbraio 1980

Magazzino è lieta di annunciare Maskers, la sesta mostra personale in galleria dell’artista belga Jan Fabre, a cura di Melania Rossi. Il progetto raccoglie parte della produzione scultorea di Fabre che affronta il tema dell’autoritratto, sia come forma di indagine sulla natura umana, sia come tentativo di rappresentare e liberare le diverse personalità che compongono la propria identità. Quando siamo davanti allo specchio riusciamo davvero a vederci? Pensiamo di riuscire ad afferrare la nostra immagine, ma non possiamo mai farlo davvero. Il corpo umano è in uno stato di costante trasformazione e i già tanti volti che possediamo mutano inesorabilmente nel corso del tempo. Jan Fabre racconta l’inafferrabilità del “sé” attraverso una serie di sculture in bronzo dorato e cera dal titolo Chapters I-XVIII (2010), busti in cui l’artista si rappresenta con l’aggiunta di attributi animali. La metamorfosi dall’uomo all’animale e dall’animale all’uomo è centrale in tutto il lavoro di Fabre e qui, tra corna e orecchie multispecie, l’artista compone una sorta di bestiario antropomorfo, in cui la perfezione del dettaglio anatomico e alcuni elementi colorati nascondono significati ora autobiografici, ora simbolici. Fabre ci appare come un impunito satiro insidiatore, come uno spietato e diabolico dittatore, uno sfrontato ribelle, un saggio fiero e serafico o un vinto costretto allo scherno delle orecchie d’asino. Il risultato è di una teatralità che tocca tutti i generi della narrazione surreale, talvolta grottesca, ironica, oppure drammatica e perfino spaventosa.

“Il mio corpo è un serbatoio che contiene tutti gli elementi umani: ricordi, avvenimenti e identità”, scrive nel 1986 il giovane Fabre nel suo “Giornale notturno”. L’aspetto, il carattere, l’educazione e l’esperienza ci rendono ciò che siamo; potenzialmente, però, possiamo essere tutto e la nostra identità è un carnevale di personaggi che appaiono, scompaiono e convivono. Questa serie di autoritratti diventa così l’esposizione di una personalità complessa, in lotta tra volontà di attacco e necessità di difesa, tra furia e vulnerabilità. Una sorta di fantasma dai mille volti, in cui la fissità dei tratti è in realtà sempre diversa. Nella forma, il naturalismo di Fabre è quello della tradizione fiamminga, quello dei suoi ideali maestri belgi, di Pieter Paul Rubens, che realizzò molti autoritratti nel corso della sua vita, di James Ensor, il pittore delle maschere e della morte, a cui sembra fare riferimento il teschio bronzeo Vanitas Compass (2011), vitalistico “memento mori” fabresco. In mostra sono presentate anche delle vere e proprie maschere-elmi, alcune delle quali sono la versione in bronzo dei copricapi usati da Jan Fabre durante le sue performance, come Sanguis/Mantis (Helmet) (2006), che insieme alle maschere-volti della serie Chapters svelano e nascondono le ramificazioni dell’io dell’artista e dell’animo umano.Continue Reading..

15
Apr

Jan Fabre. Spiritual Guards

Firenze, 2016
Piazza della Signoria e Palazzo Vecchio, 15 aprile – 2 ottobre

Forte Belvedere, 14 maggio – 2 ottobre

Direzione artistica Sergio Risaliti

Mostra a cura di Joanna De Vos e Melania Rossi

Si rinnova l’appuntamento annuale con la grande arte al Forte Belvedere di Firenze. Dopo le mostre internazionali di Giuseppe Penone e Antony Gormley, i bastioni dell’antica fortezza medicea ospiteranno le opere di Jan Fabre, uno degli artisti più innovativi e rilevanti del panorama contemporaneo. Artista totale, Fabre (Anversa, 1958) sprigiona la sua immaginazione nei diversi linguaggi della scultura, del disegno e dell’installazione, della performance e del teatro.

La grande mostra Jan Fabre. Spiritual Guards , promossa dal Comune di Firenze, si svilupperà tra Forte Belvedere, Palazzo Vecchio e Piazza della Signoria. Si tratta di una delle più complesse e articolate mostre in spazi pubblici italiani realizzata dall’artista e regista teatrale fiammingo. Per la prima volta in assoluto un artista vivente si cimenterà contemporaneamente in tre luoghi di eccezionale valore storico e artistico.  Saranno esposti un centinaio di lavori realizzati da Fabre tra il 1978 e il 2016: sculture in bronzo, installazioni di gusci di scarabei, lavori in cera e film che documentano le sue performance. Fabre presenterà anche due opere inedite, pensate appositamente per questa occasione. L’anteprima sarà un evento di straordinario impatto visivo e dai forti connotati simbolici. La mattina del 15 aprile, infatti, ben due sculture in bronzo di Fabre entreranno a far par parte – temporaneamente – di quel museo a cielo aperto che è Piazza Signoria. Una di queste, Searching for Utopia, di eccezionali dimensioni, dialogherà con il monumento equestre di Cosimo I, capolavoro rinascimentale del Giambologna; mentre la seconda, The man who measures the clouds (American version, 18 years older), si innalzerà sull’Arengario, o Ringhiera, di Palazzo Vecchio, tra le copie del David di Michelangelo e della Giuditta di Donatello. In entrambe le opere si riconoscerà l’autoritratto dell’artista, nella doppia veste di cavaliere e guardiano, come tramite tra terra e cielo, tra forze naturali e dello spirito. Ad una storia dell’arte che si è messa anche a disposizione del potere politico ed economico – come quella di Piazza Signoria con i suoi giganti di marmo (David, Ercole, Nettuno) e con le sue rappresentazioni bibliche, mitologiche o del genius loci (Giuditta, Perseo, Marzocco) – Jan Fabre oppone un’arte che vuole rappresentare e incarnare il potere dell’immaginazione, la missione dell’artista come “spiritual guard”. E lo fa in una piazza che dal rinascimento in poi è stata pensata e usata come agorà e palcoscenico figurativo, che da allora è diventata luogo paradigmatico del rapporto tra arte e spazio pubblico, e dove è stata configurata in modo esemplare la funzione simbolica-spettacolare del monumento moderno.  Sempre dal 15 aprile saranno visibili in Palazzo Vecchio una serie di sculture che andranno a dialogare con gli affreschi e i manufatti conservati in alcune sale del percorso museale del palazzo, in particolare quelle del Quartiere di Eleonora, assieme alla Sala dell’Udienza e alla Sala dei Gigli. Tra le opere esposte anche un grande mappamondo (2.50 m di diametro) rivestito interamente di scarabei dal carapace cangiante, la cui forma e dimensione dialoga perfettamente con il celebre globo conservato nella Sala delle Mappe geografiche, opera cinquecentesca di Ignazio Danti.Continue Reading..

15
Ott

Jan Fabre. Gli Anni dell’Ora Blu

Pareti, oggetti, intere stanze ed edifici vengono trasformate attraverso il segno ossessivo della penna, annullate ma allo stesso tempo consacrate nelle loro forme dal passaggio dell’artista.

È con grande piacere che Magazzino annuncia la quinta personale dell’artista belga Jan Fabre in galleria. La mostra, intitolata Gli Anni dell’Ora Blu presenta per la prima volta in Italia la serie omonima di opere realizzate con la penna Bic negli anni Ottanta e Novanta. La bic-art, questo il termine con cui Fabre designa questo ramo della sua produzione, inizia alla fine degli anni Settanta con una serie di performance, in cui l’artista si relaziona, espandendo la tradizionale bidimensionalità del disegno, allo spazio e alla storia dell’arte. Pareti, oggetti, intere stanze ed edifici vengono trasformate attraverso il segno ossessivo della penna, annullate ma allo stesso tempo consacrate nelle loro forme dal passaggio dell’artista.

In questo contesto si sviluppano alcune tra le opere più celebri di Fabre come la serie Ilad of the Bic-Art, Tivoli (il cui video è presentato in mostra) del 1991 o la Blaue Raum realizzata nel 1988 al Bethanien o il monumentale The Hour Blue in collezione allo SMAK di Gent, fino a Das Medium (una delle prime opere di bic Art, realizzata nel 1979) in cui il disegno si materializza nell’oggetto, e il medium dell’opera diventa il corpo.

Nella serie di opere presentate in mostra, Fabre sintetizza un universo di simboli, metafore, fantasie e realtà, che emergono, quasi senza contorno, dal blu profondo del disegno. L’ora crepuscolare è essa stessa una metafora di un passaggio, di una metamorfosi, un tema che ricorre nella produzione pluridecennale dell’artista fiammingo.
Pugnali, spade, demoni, animali reali e fantastici, un immaginario che spesso attinge alla storia dell’arte e più in generale a una dimensione spirituale e mistica che si risolve però spesso nell’universo materiale della natura e dei suoi passaggi, guidano il nostro sguardo attraverso un mondo-momento (la metafora del crepuscolo) in cui le figure emergono sulla superficie scarabocchiata, sembrano prevalere e al contempo essere risucchiate dal gesto invasivo tracciato dalla penna.

In qualche modo, come nota Lorand Hegyi nel suo testo per la mostra realizzata al Museo Metropole Saint-Etienne nel 2011, l’Ora Blu è forse l’invito migliore per “schiudere agli occhi dell’osservatore, l’universo poetico e sensibile dell’eccezionale creatore che è Jan Fabre”.Continue Reading..

16
Mag

Jan Fabre, Tribute to Hieronymus Bosch in Congo (2011-2013)

April 15 – May 23, 2015

Wetterling Gallery is delighted to present the international and renowned artist Jan Fabre, exhibiting for the first time at a Swedish gallery.
Opening reception Tuesday, April 14, 6-8 pm.
The exhibition is on view at until May 23, 2015.

The exhibition, Tribute to Hieronymus Bosch in Congo (2011-2013), is a dedication to the Dutch artist Hieronymus Bosch. Fabre shares Bosch’s fascination for subjects like death, malice and desire, which Jan Fabre depicts in a symbolic way in his artworks.

On display are grand mosaic artworks in fantastic colors – a spectrum of vivid green, glimmering gold, to deep blue. Looking more carefully at the shimmering artwork you realize that they are made out of thousands of beetle wings, creating patterns and symbols. The exhibition is an artistic and critical reflection on the Belgium’s colonial past and the horrific slavery that took place in Congo during the reign of Leopold II (1885-1908).

Jan Fabre
Jan Fabre, born in Antwerpen 1958, occupies different media and multifaceted practices as an artist; theatre director, film maker, choreographer, author and visual artist.

Jan Fabre has continuously been working with beetle wings and one of his most remarkable oeuvres is the “Heaven of Delight” for the Royal Palace of Belgium in Brussels, 2002. Commissioned by the Queen Paula of Belgium, Fabre created a monumental ceiling painting in the Colonial Hall, an artwork consisting of 1,6 million beetles created by the assistance of 25 co-workers working full-time for several months.

Another of Fabre’s most comprehensive works is the series The Years of the Hour Blue, drawn with blue ballpoint bic-pen made during a period of 15 years.

Jan Fabre has exhibited at numerous galleries around the world, at the Louvre, Paris, MAXXI Museum, Rome, Kunsthistorisches Museum, Vienna and at the Venice Biennial. Fabre has created gigantic sculptures in marble, bronze, sculptured portraits of himself, made numerous public works, and his own theatre company Troubleyn continuously tours his performances.

Image: Skull with Cote D’Or Insignia (2013)

WETTERLING GALLERY
Kungsträdgården 3 Stockholm
info@wetterlinggallery.com
www.wetterlinggallery.com