Category: visionart

10
Mag

Last Whispers di Lena Herzog

Last Whispers: Immersive Oratorio for Vanishing Voices, Collapsing Universes and a Falling Tree di Lena Herzog, fotografa e artista americana, è un progetto incentrato sulla tematica dell’estinzione di massa delle lingue.

L’iniziativa, promossa dall’UNESCO, è a cura di Silvia Burini, Maria Gatti Racah, Giulia Gelmi, Anastasia Kozachenko-Stravinsky (Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali – DFBC).

Ogni due settimane il mondo perde una lingua. A una velocità inedita, maggiore di quella dell’estinzione di alcune specie, la nostra diversità linguistica – forse il mezzo più importante della conoscenza di sé – si sta erodendo.

Ad oggi, delle 7.000 lingue superstiti sulla Terra, solo 30 sono usate dalla maggioranza della popolazione. Si stima che almeno la metà delle lingue attualmente parlate sarà estinta entro la fine del secolo. Altre fonti prevedono tempi di sparizione ancor più rapidi. 

Nel tentativo di sensibilizzare in ordine a questo problema, l’Assemblea Generale dell’ONU e l’UNESCO hanno dichiarato il 2022-2032 “Decennio Internazionale delle Lingue Indigene”.

Last Whispers è una composizione sonora spazializzata che unisce discorsi, canzoni, incantesimi e canti rituali con suoni e immagini della natura e frequenze provenienti dallo spazio. Il risultato è un lavoro corale, profondamente moderno e tradizionale al contempo, dedicato al tema dell’estinzione delle lingue su scala globale.

Quest’estinzione è, per definizione, silenziosa, perché è proprio il silenzio la forma che essa assume. Last Whispers dà voce a ciò che è stato ridotto al silenzio: mentre affoghiamo nel rumore delle nostre voci – espressione dei sistemi culturali e linguistici dominanti – siamo circondati da uno sconfinato oceano di silenzio.

Il panorama immersivo di Last Whispers è un’invocazione alle lingue estinte e un incantesimo per quelle a rischio.

Con il generoso sostegno della Jim & Marilyn Simons Foundation, Herzog ha selezionato registrazioni provenienti dall’Endangered Languages Documentation Programme della SOAS University di Londra (ora conservate alla Berlin-Brandenburg Academy of Sciences and Humanities), dalla Smithsonian Institution, dal progetto “Rosetta” e da oltre una dozzina tra i più grandi archivi linguistici del mondo. 

Lena Herzog è una fotografa e un’artista americana, multidisciplinare e concettuale, di origini russe che vive a Los Angeles. Il suo lavoro, riconosciuto a livello internazionale, affronta i temi della ritualità e del gesto, della perdita e della dislocazione. Il suo approccio nasce dall’intersezione tra arte e scienza, intese sia come oggetto di studio che come processo. Nei lavori a stampa Herzog utilizza tecniche fotografiche tradizionali, contemporanee e sperimentali, mentre per i progetti multimediali l’artista impiega tecnologie all’avanguardia nel suono, nell’installazione immersiva e nella realtà virtuale.

La sensibilità artistica di Herzog nell’affrontare le tematiche connesse alla sostenibilità globale, nonché la sua minuziosa e strutturata ricerca documentaria, rendono particolarmente significativa la presentazione del progetto Last Whispers al pubblico veneziano e internazionale.

Last Whispers sarà presentato all’Università Ca’ Foscari Venezia da aprile a settembre 2022, in tre momenti distinti:

  • Una versione immersiva in realtà virtuale potrà essere fruita individualmente, con visori e cuffie, dal 21 aprile al 30 luglio nella Tesa 1 di Ca’ Foscari Zattere – CFZ. Ogni visitatore sarà dotato di un set, che verrà sanificato dopo ogni uso.
  • Un’installazione site-specific di immagini tratte dal progetto sarà esposta nel cortile principale di Ca’ Foscari e aperta al pubblico dal 21 aprile al 30 settembre.
  • Una proiezione audiovisiva del lavoro, su grande schermo, sarà presentata nel cortile centrale di Ca’ Foscari come evento principale dell’edizione di Art Night 2022, che si terrà il 18 giugno.

 

ART NIGHT: LAST WHISPERS – PROIEZIONE AV
18 giugno 2022
apertura ore 18:00 / proiezione ore 21:00
Cortile centrale di Ca’ Foscari
Palazzo Ca’ Giustinian
Dorsoduro 3246

FG COMUNICAZIONE – Venezia 
Davide Federici 
——————————–
info@fg-comunicazione.it
+39 331 5265149
www.fg-comunicazione.it

Ufficio Comunicazione e Promozione di Ateneo
Area Comunicazione e Promozione Istituzionale e Culturale
Università Ca’ Foscari Venezia
T 041 234 8368
comunica@unive.it

26
Gen

PALADINO

Tutta la storia artistica di Mimmo Paladino si nutre della cultura, della terra e della luce mediterranee. E non solo. Altri fantasmi la abitano. Mentre i pittori della sua generazione fanno ricorso alla memoria e alla citazione con effetti puramente stilistici, i riferimenti poetici di Paladino sondano le profondità del mito da cui riemergono frantumati, come schegge di figurazioni arcane, indecifrabili e tuttavia familiari per chi ha confidenza con il mondo oscuro della cultura arcaica campana. Memoria e citazione non sono tuttavia attività libere e giocose, ma pratiche quotidiane di lavoro e di confronto con la materia dell’arte, che non è solo colore, pietra, legno, bronzo. Fondamentale in Paladino resta la formazione concettuale e analitica che è divenuta nel tempo dato inalienabile del lavoro pittorico, permettendogli di spaziare fra le istanze della tradizione e quelle dell’avanguardia, di rielaborare la cultura figurativa del Novecento, in particolare l’espressionismo, l’informale e la popart, di attingere da culture arcaiche ed extraeuropee, sapendo scegliere chi e che cosa guardare: gli affreschi e le miniature medievali, le alchimie del manierismo, i chiaroscuri del Seicento. I soggetti della sua pittura non sono infatti mai semplicemente figurativi, perché quanto si dà come pittoricamente visibile è il risultato di un linguaggio formale assai consapevole che incamera e restituisce il fantasma o i fantasmi attraverso tutto quanto in astratto e in concreto può diventare o essere pittura e figura. Spesso l’immagine scaturisce dalla proliferazione o stratificazione di segni e materie. La superficie viene coperta con strati successivi di colore o gesso, si creano grovigli e frammenti di segni e simboli che a volte dichiarano un significato, a volte alludono, a volte nascondono. Se è vero che Mimmo Paladino, silenzioso si ritira a dipingere già nel 1977, troncando la sua prima ispirazione concettuale e anticipando la svolta culturale della generazione transavanguardista, nondimeno è evidente dal disegno al quadro, dalla pittura alla scultura, dall’architettura alla scenografia, che l’arte per Paladino sia un processo ricostruttivo di ordine e di senso, avulso da ogni tentazione regressiva o restaurativa. L’arte come creazione di una cosmogonia, fondazione di un universo senza tempo, in cui tornino a circolare storie e leggende che rendano abitabile e affascinante la vicenda umana. Ecco allora che le forme paladiniane, depurate dalle tensioni della contingenza, raggiungono l’essenza primitiva, iconica, di immagini essenziali come ombre che non si cancellano e sempre ritornano, mescolandosi all’infinito. Questo è il tratto decisivo dell’opera di Mimmo Paladino: l’affermazione di un linguaggio figurativo non illustrativo, non narrativo; di un’arte che genera pensiero e conoscenza e dunque speranza di un mondo nuovo.

PALADINO
CASAMADRE
Piazza dei Martiri 58, Palazzo Partanna – Napoli – Campania
dal 22 gennaio 2022  al 9 aprile 2022

Immagine in evidenza: Mimmo Paladino, senza titolo, 2020

14
Gen

Ugo Rondinone | nude in the landscape

Landscapes, suns, nudes, and still lifes—Ugo Rondinone‘s visual worlds transport the viewer into an unfamiliar reality. For his first solo exhibition in a museum in Austria, the multimedia conceptual and installation artist has devised a polyphonic, immersive cosmos.

Ugo Rondinone has been crossing boundaries between media and disciplines for more than 30 years. Works by the New York–based Swiss artist are often inspired by everyday issues and subjects that take on a poetic dimension through isolation, amplification, or specific material treatment. Ideas of Romanticism, the sublime, and transience resonate, as do the leitmotifs that define Rondinone’s work: figuration and abstraction, humans and nature, day and night, space and time. In highly artificial installations that cite art history and popular culture, the artist creates haunting moods that capture our modern-day attitude toward life.

nude in the landscape is Rondinone’s first solo show in an Austrian museum. With the genres “nude” and “landscape” cited in the title, the artist opens up a broad artistic and art historical space of signification that extends through different eras to our present day. As viewers step into a calm, almost meditative setting, a “landscape tableau” made up of several elements unfolds before them.

At the center of the exhibition is a monumental statement: two standing landscapes with sunrise and sunset (2021), the title of Rondinone’s oversized two-part work created specifically for this show. Standing over four meters tall, these “walls” are 16 and 18 meters wide respectively and weigh several tons; they can be read both as picturess and as sculptures. The two circular sections placed at different heights denote a sunrise and sunset. Juxtaposed against the landscapes are 14 life-size nudes (2010/11), wax casts of dancers, captured in a moment of contemplation and indifferent repose. Each figure consists of up to twenty segments, with earth pigments from different continents mixed into the material to produce a variety of color gradations. Also part of this atmospheric setting are the series poems (2003–2021), the work winter cloud (2019) and a series of clocks without hands: red clock(2016), blue clock (2016) and yellow clock (2016). A transparent gray foil work on the glass façade of the Belvedere 21, titled when the sun goes down and the moon comes up (2021), blurs the boundaries between day and night, interior and exterior, art and nature. The romantic longing to capture a particular fleeting moment, or rather to suspend time by artistic means, permeates the entire exhibition.

Curated by Axel Köhne

Ugo Rondinone
nude in the landscape
December 12, 2021–May 1, 2022

Belvedere 21
Arsenalstrasse 1
1030 Vienna
Austria
Hours: Tuesday–Sunday 11am–6pm

T +43 1 795570
info@belvedere.at

www.belvedere.at

Image: View of Ugo Rondinone: nude in the landscape, Belvedere 21, Vienna, 2022. Photo: Stefan Altenburger, Courtesy studio rondinone

Catalogue
Ugo Rondinone. Akt in der Landschaft / nude in the landscape
Editors: Stella Rollig, Axel Köhne
Authors: Laura Hoptman, Axel Köhne, Stella Rollig
Graphics: Willi Schmid
Verlag Buchhandlung Walther & Franz König
Approx. 112 pages, 150 illustrations
Format: 31 × 24 cm
Hardcover
German & English in one volume
ISBN 978-3-903114-99-9
Price: 29.80 EUR
Available from February 2022

Press contact: Irene Jäger, presse@belvedere.at / T +43 1 79 557-185

16
Set

Mustafa Sabbagh. Spazio Disponibile – areare il pensiero prima di soggiornarvi

Dal 17 settembre 2021 al 30 gennaio 2022, La Galleria Estense di Modena e il Palazzo Ducale di Sassuolo ospitano il progetto Spazio disponibile – areare il pensiero prima di soggiornarvi,a firma dell’artista contemporaneo Mustafa Sabbagh.

A cura di Federico Fischetti e Fabiola Triolo, il progetto nasce come reazione a una delle fasi più buie vissute dal settore dei musei e della cultura, costretto al silenzio nel pieno dell’emergenza Covid-19. Una cesura lunga e dolorosa, che ha indotto al ripensamento di alcuni specifici aspetti di educazione e di stimolo propri delle istituzioni museali di arte antica nei confronti della società contemporanea. Il desiderio di apertura, condivisione e circolazione di idee ha così abbracciato la strada del dialogo con un artista contemporaneo, alla ricerca di un comune approccio al patrimonio antico. Un approccio obliquo rispetto alle forme tradizionali, fondamentalmente basate sulla filologia, per riossigenare il rapporto tra il museo e il suo territorio – un percorso che le Gallerie Estensi hanno già avuto occasione di sperimentare con successo nel passato, con l’installazione corale Monochromatic Light (Lawrence Carroll, Phil Sims, Ettore Spalletti, David Simpson, Winston Roeth, Timothy Litzmann, Anne Appleby, 2004), divenuta permanente grazie alla donazione Panza di Biumo e oggi parte integrante degli apparati decorativi del Palazzo Ducale di Sassuolo.

Da fertili conversazioni con Mustafa Sabbagh ha dunque preso forma il presente progetto inedito, che si articolerà in due sedi: nel Palazzo Ducale di Sassuolo e nella Galleria Estense di Modena. La doppia sede riflette una duplice posizione, liberamente incoerente, con cui Mustafa Sabbagh intende sollecitarci sul tema del rapporto col nostro patrimonio. A Sassuolo il linguaggio sarà quello proprio dei prodotti di consumo, confezionati e offerti in vendita per un utilizzo indotto e non consapevole, esito difficilmente eliminabile dalla retorica della valorizzazione del turismo culturale. Tre interventi ubicati nel Cortile d’Onore, nell’Appartamento Stuccato e nella Camera dell’Amore riproporranno frammenti di opere d’arte e pitture murali già presenti nella Reggia Estense e risemantizzati dall’artista attraverso fotografia, video e installazioni, offrendosi come medicinali da assumere secondo una specifica posologia, descritta in un apposito bugiardino. A Modena l’approccio è completamente diverso, per riflettere sul valore estetico autonomo delle opere d’arte, rifiutando la passiva semplificazione delle formule di consumo che riconducono tutto a logo, a brand. Anche qui, tre interventi si articoleranno in altrettante sale del museo attraverso i linguaggi della fotografia, del video-mapping, della scultura e dell’installazione prendendo le mosse da alcuni dipinti scelti, da Garofalo a Guercino, e da una scultura barocca della Collezione Estense. Il filo conduttore sarà quello di un erotismo indefinito, vagamente voyeuristico, che attraverso particolari anatomici decontestualizzati dal soggetto e dal suo genere suggerirà di liberare l’istinto e lasciarsi andare a personali ricerche nel mondo figurativo e nelle qualità formali dell’arte antica.

Mustafa Sabbagh nasce ad Amman (Giordania, 1961, vive e lavora in Italia). Italo-palestinese, allevato tra l’Europa ed il Medio Oriente, l’imprinting è cosmopolita, l’attitudine è nomade. Già assistente di Richard Avedon e docente al Central Saint Martins College of Art and Design di Londra, dopo una brillante carriera come fotografo di moda riconosciuta dai magazines più prestigiosi del mondo, a partire dal 2012 Sabbagh concentra la sua ricerca nell’arte contemporanea per mezzo della fotografia e della video-arte, attraverso una sorta di contro-canone estetico dove il punctum è la pelle – diario dell’unicità individuale. Armonia dell’imperfezione, indagine psicologica e studio antropologico attraverso la costruzione dell’immagine e dell’installazione ambientale sono gli stilemi che Sabbagh trasferisce dalle pagine patinate, agli spazi dei musei e delle gallerie più famosi del mondo – tra cui il Musée de l’Élysée di Losanna, considerato tempio internazionale della fotografia.

Spesso protagonista di interviste e documentari che indagano nelle sue visioni, nel 2013 Sky Arte HD, attraverso la serie Fotografi, lo ha eletto tra gli 8 artisti più significativi del panorama nazionale contemporaneo, e nel 2017 Rai5l’ha indicato come il cantore privilegiato del lato oscuro della Bellezzaattraverso il documentario di produzione internazionale The Sense of Beauty. Ad oggi Mustafa Sabbagh è stato riconosciuto, da uno storico dell’arte e della fotografia quale Peter Weiermair, come uno dei 100 fotografi più influenti al mondo, ed uno dei 40 ritrattisti di nudo – unico italiano – tra i più rilevanti su scala internazionale. Mustafa Sabbagh è stato chiamato a risemantizzare, a dimostrazione che l’arte è un continuum, l’Ebedi Canova (Musei San Domenico, Forlì, 2017), la Venere Pudicadi Botticelli (Palazzo dei Diamanti, Ferrara e Musei Reali, Torino, 2017), la Venere dei Portidi Sironi (Casa Museo Boschi Di Stefano, Milano, 2015) – opere tutte entrate a far parte della collezione d’arte delle suddette istituzioni museali. In seguito alla sua prima mostra antologica XI comandamento: non dimenticare, il Sindaco Leoluca Orlando ha conferito a Sabbagh la cittadinanza onoraria del Comune di Palermo.

Suoi lavori sono presenti in numerose monografie (tra cui About Skin, ed. Damiani, acquisita all’interno della biblioteca di libri d’arte della Tate Gallery, Londra, e XI comandamento: non dimenticare, nelle biblioteche dei più importanti poli museali italiani), in pubblicazioni accreditate internazionalmente (tra cui Faces – the 70 most beautiful photography portraits of all time, a cura di Peter Weiermair), e in molteplici collezioni permanenti, in Italia e all’estero – incluse le storiche Collezione Arte Farnesina, la collezione della Fondazione Orestiadi, la collezione di arte contemporanea del MAXXI – Museo nazionale delle Arti del XXI secolo.

Federico Fischetti (Roma, 1977) dopo il dottorato di ricerca in Storia dell’arte è entrato in servizio nel Ministero della Cultura e lavora come curatore alle Gallerie Estensi, dove si occupa delle collezioni d’arte del Sei e Settecento.

Fabiola Triolo (Firenze, 1977) è critica d’arte e cultura, curatrice e responsabile della comunicazione per selezionati artisti. Colonnista dal 2008 per testate di settore, dal 2017 è curatrice editoriale della pubblicazione culturale Ossigeno – Elements of Life.

Le Gallerie Estensi sono un museo diffuso che, seguendo il filo rosso della storia dinastica e collezionistica degli Este, racchiude al suo interno diversi istituti culturali tra le provincie di Modena e Ferrara. Questa caratteristica rende le Gallerie Estensi un modello museale innovativo: una rete di musei sempre in movimento ma allo stesso tempo un “luogo dell’incanto” che offre ai suoi visitatori un itinerario culturale unico.

La Galleria Estense espone la straordinaria collezione d’arte dei duchi d’Este, fra cui opere di pittura, scultura, arte applicata. La Biblioteca è un moderno istituto di rilievo nazionale che unisce la preziosa collezione libraria estense alla ricca Biblioteca Universitaria. Il Museo Lapidario racconta la storia di Modena dalla fondazione romana fino alla modernità, con una vasta collezione monumenti e reperti archeologici. La Pinacoteca Nazionale propone un percorso alla scoperta della pittura ferrarese, nella cornice di Palazzo dei Diamanti di Ferrara.

Il Palazzo Ducale di Sassuolo è una delle più importanti residenze barocche dell’Italia settentrionale. Il suo aspetto attuale prende forma per volere del duca Francesco I d’Este, che nel 1634 incarica l’architetto Bartolomeo Avanzini di trasformare l’antico castello di famiglia in una moderna dimora extraurbana per la corte. Pitture murali, decorazioni a stucco, sculture e fontane ancora oggi trasmettono il senso dello splendore della corte estense.

Mustafa Sabbagh
Spazio Disponibile – areare il pensiero prima di soggiornarvi
a cura di Federico Fischetti, Fabiola Triolo
dal 17 settembre 2021 al 30 gennaio 2022
vernice: giovedì 16 settembre, h. 10:00, c/o Galleria Estense
Galleria Estense– Largo Porta Sant’Agostino 337, Modena
Palazzo Ducale– Piazzale della Rosa 10, Sassuolo
GIORNI E ORARI DI venerdì 17 settembre e sabato 18 settembre: ore 09.00 – 23.00
APERTURA PER IL domenica 19 settembre: ore 09.00 – 21.00
FESTIVAL FILOSOFIA: ingresso libero e contingentato
GIORNI E ORARI Galleria Estense: dal martedì al sabato, ore 08.30 – 19.30 |
DI APERTURA: domenica ore 10.00 – 18.00 | chiuso il lunedì
Palazzo Ducale: dal venerdì alla domenica, ore 10.00 – 19.00
CONTATTI: Gallerie Estensi tel. +39 059 4395711 – fax +39 059 230196
ga-esten@beniculturali.it
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26
Lug

La forma dell’oro

BUILDINGBOX presenta dal 3 luglio al 30 luglio 2021 un’opera di Delphine Valli (Champigny-sur-Marne, Francia, 1972), settima artista de La forma dell’oro, progetto espositivo annuale a cura di Melania Rossi, che indaga l’utilizzo dell’oro nella ricerca artistica contemporanea attraverso le opere di dodici artisti invitati a misurarsi con il tema prescelto. Le installazioni sono visibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7 dalla vetrina di via Monte di Pietà 23 a Milano.

Concepita dall’artista site specific, la scultura vuole innescare un gioco sottile tra ciò che è immediatamente visibile e ciò che è assente, tra materiale e immateriale, mandando in cortocircuito il meccanismo automatico con cui interpretiamo un oggetto in uno spazio. La pratica artistica di Delphine Valli ricerca da sempre le tensioni, i confini e le relazioni inaspettate tra l’opera e il luogo in cui si trova, mettendo in dialogo elementi architettonici, parti scultoree, geometrie dipinte e il vuoto come dimensione poetica di osservazione. L’artista crea forme ambigue e instabili, che seppur con un’estetica pulita e minimale, pongono l’osservatore nella “scomoda” posizione di ricercare punti di vista diversi, instaurando un rapporto inedito con la realtà conosciuta. Il concetto di “non definito” è centrale nei lavori di Delphine Valli, il potenziale insito nelle forme aperte favorisce letture e significati multipli che l’artista ricerca senza mai provocare o forzare, ma piuttosto minando, delicatamente, la solidità delle cose. Le installazioni sono spesso accompagnate da testi scritti dall’artista, che ci invitano ad uscire da interpretazioni prestabilite.

Nel caso di Cosmic Attraction, la geometria scultorea sospesa nello spazio della vetrina manca di alcune parti che l’occhio dell’osservatore tende a completare in maniera automatica. Nel notare questo meccanismo della visione, passiamo dall’attenzione al dettaglio alla visione d’insieme e viceversa, cercando strategie percettive per raggiungere un nuovo punto di equilibrio. Il colore oro emerge tra le ossidazioni dell’ottone, ottenute dall’artista usando acidi, fuoco e acqua piovana; le reazioni del metallo possono essere controllate solo in parte e proprio in questa casualità guidata sono sottese la poetica e l’estetica del lavoro. L’oro stesso, che riesce a raggiungere la superficie della Terra dalle regioni più profonde del pianeta, sarebbe stato originato da uno scontro cosmico non ancora del tutto spiegato. Interrogandoci sulla sua natura alchemica, siamo inevitabilmente portati a chiederci da dove veniamo, dove stiamo andando. Il testo Dark Matter – che accompagna l’opera fisica ed è leggibile di seguito e attraverso il QR code stampato sulla vetrina – descrive il nostro camminare nella realtà quotidiana e allo stesso tempo ci invita ad elevare la nostra visione dalla strada fino alle stelle.

Nel lavoro di Delphine Valli l’oro non è mai “vero”, che sia vernice spray, ottone o bronzo, è usato dall’artista per evocare il mistero del cosmo e dell’esistenza.

Niente è meno certo dell’improbabile, meno ovvio dell’imprevisto e a volte tutto è arido, camminiamo per le strade, sui marciapiedi, concepiamo muri, cartelli, semafori, negozi, taxi, ombrelli, ruote, fiori, agende, borse, occhiali, targhe, ecc. non concepiamo nient’altro al di là di questo orizzonte solido e fattuale, sta tutto lì, nel mondo comune – finito, definito, determinato, ineluttabile. Rimaniamo materialisti, per carità, ma per guadagnare un po’ di altezza, ci ricordiamo che siamo su un pianeta, in una galassia, che ci sono cento miliardi di pianeti nella nostra galassia, che ci sono forse due trilioni di galassie nell’universo, lune, comete e stelle a bizzeffe… ma non cambia nulla. Siamo tanto stupidi quanto un martello senza chiodi o un pozzo senza fondo. Delphine Valli

   

BUILDINGBOX dedica la stagione 2021 al progetto La forma dell’oro, un’esposizione in dodici appuntamenti con cadenza mensile, a cura di Melania Rossi. La mostra vuole dare una panoramica sull’utilizzo dell’oro nella ricerca artistica contemporanea, attraverso dodici installazioni di artisti che alludono al “re dei metalli” con modalità e pratiche diverse. Definito “carne degli dei” dagli antichi egizi, oggetto simbolo della discordia nel mito greco, l’oro diviene nell’interpretazione cristiana sia emblema della manifestazione divina, sia incarnazione della vanità terrena e dei vizi umani. Un fatto è certo: nel corso dei secoli, questo elemento naturale ha conservato un alto valore espressivo tanto nella sfera del sacro, quanto in quella del profano. Nella tradizione rappresentativa, l’oro è definito da una polifonia di metafore che vanno dal divino al demoniaco, dallo spirituale al materiale, dalla perfezione alla corruzione. Lo spettro della sua potenza simbolica è tale da arrivare persino ad alludere all’assenza, alla negazione dello spazio-tempo e della gravità. I pittori d’epoca medievale e del primo Rinascimento se ne servivano per rappresentare ciò che eccede la realtà materiale e supera l’uomo. L’aura mistica propria di tecniche antiche quali il fondo oro, il lustro e la doratura rappresentano l’imprescindibile punto di partenza per tutti gli artisti che ancora oggi scelgono di inserire quest’elemento nella loro prassi artistica. Che tipo di fascino esercita l’oro nel mondo odierno? A quali scopi se ne serve l’arte contemporanea? Tutti lucenti nella loro doratura, le opere e i lavori site specific degli artisti selezionati da Melania Rossi (in oro vero o falso, oppure in bronzo, ottone, plastica, ceramica, vetro, carta) richiamano inevitabilmente la tradizione storico-artistica, portando al contempo la personale ricerca di ogni autore. Ciascun artista offre infatti un punto di vista diverso sul metallo nobile, osservato con seduzione alchemica o volontà dissacratoria. Alcuni, considerandolo un colore, ne hanno studiato le proprietà pittoriche; altri, considerandolo un materiale plastico, ne hanno indagato le potenzialità scultoree. Altri artisti, invece, hanno operato dei ribaltamenti di senso rispetto ai significati mitici, filosofici e letterari assunti dall’oro lungo le epoche. La forma dell’oro è dunque una mostra fatta di eccezioni: qui, è tutto oro quel che luccica. La mostra si compone di un’installazione al mese per dodici mesi, visibile 7 giorni su 7, 24 ore su 24, nella vetrina BUILDINGBOX. Un confronto senza pause tra diversi ed eccellenti modi di intendere l’aurum, metallo nobile, eterno e incorruttibile nella sua natura più pura.

Cenni biografici
Delphine Valli (Champigny-sur-Marne, Francia, 1972) vive e lavora a Roma dove si è diplomata all’Accademia di Belle Arti in Scultura nel 2002.
La sua ricerca artistica ha origine dalla fascinazione provata nell’osservare l’ambiente circostante; sollecita l’apparente immutabilità delle cose. Esplora le tensioni che si creano tra l’intervento artistico e lo spazio, coinvolgendolo come elemento plastico. Ha esposto il suo lavoro in gallerie e spazi privati, pubblici e istituzionali tra i quali: MANIFESTA13, Maison R&C, Marsiglia; a Roma, AlbumArte, Institut Français, MAXXI, Accademia Nazionale di San Luca, Ex Elettrofonica; Seminaria Sogninterra, Festival Biennale di Arte Ambientale, Maranola (FM); Jade Carving Art Museum, Suzhou, Cina; Digital District, Paris; Ex Convento Domenicano, Muro Leccese; CIAC, Genazzano; Galleria Nazionale dell’Umbria, Perugia; Festival Euromediterraneo, Altomonte; Ninni Esposito arte contemporanea, Bari; MuseoLaboratorio, Città Sant’Angelo.
Insegna Tecniche Performative per le Arti Visive all’Accademia di Belle Arti di Roma.

BUILDING
via Monte di Pietà 23, Milano www.building-gallery.com

La forma dell’oro
a cura di Melania Rossi
da gennaio 2021, 12 artisti in 12 mesi

BUILDINGBOX
via Monte di Pietà 23, 20121 Milano

Visibile 24/7
3 luglio 2021 – 30 luglio 2021

Delphine Valli
Cosmic Attraction, 2021
ottone, argento, acido, fuoco, pioggia 299 x 35 x 35 cm

Ufficio stampa
ddlArts | T +39 02 8905.2365
Alessandra de Antonellis | E-mail: alessandra.deantonellis@ddlstudio.net | T +39 339 3637.388 Ilaria Bolognesi | E-mail: ilaria.bolognesi@ddlstudio.net | T +39 339 1287.840
Elisa Fusi | E-mail: elisa.fusi@ddlstudio.net | T + 39 347 8086.566

Immagine in apertura: Cosmic Attraction Delphine Valli 2021_credito foto Luis Do Rosario

22
Apr

STILL – Studies on Moving Images

Fondazione In Between Art Film is pleased to launch the first chapter of STILL – Studies on Moving Images, a research platform for specially commissioned texts investigating the field of artists’ moving images.

Through essays and conversations, the project explores works belonging to the Foundation’s collection and the practice of those artists whose works have been commissioned or supported.

The first manifestation of STILL – Studies on Moving Images is an online collection of texts that are released four times a year. Each release consists of four studies:

–”Double Exposure” features a conversation between an artist and an art writer
–”Cross-cutting” offers a ground-breaking theoretical essay
–”Close-Up” is an in-depth analysis of a selected work of art
–”First Look” examines a work that has been recently acquired by the Foundation.

At the end of each year, the four chapters will be collected in a book published by Mousse Publishing.

Thanks to the collaboration with international artists, writers, curators, and researchers, this project is conceived as an integral part of the mission of the Foundation in promoting the culture associated with moving images, with the desire to contribute to the literature and knowledge surrounding the work of artists whose vision enriches and inspires our work.

The 2021 edition of STILL – Studies on Moving Images will see contributions by:

Lucia Aspesi, Assistant Curator, Pirelli HangarBicocca, Milan
Erika Balsom, Reader in Film Studies, King’s College, London
Ferran Barenblit, Director, MACBA: Museu d’Art Contemporani de Barcelona
Richard Birkett, independent curator and writer
Zoe Butt, Artistic Director, the Factory Contemporary Arts Centre, Ho Chi Minh City
Barbara Casavecchia, writer and contributing editor, frieze; curator, The Current III, TBA21 Academy
Teresa Castro, Associate Professor in film studies, Université Sorbonne Nouvelle, Paris
Flavia Frigeri, Art historian and Chanel Curator for the Collection, National Portrait Gallery, London
Karen Irvine, Chief Curator and Deputy Director, Museum of Contemporary Photography at Columbia College, Chicago
Nora N. Khan, writer, professor at RISD in Digital + Media; editor and curator
Mason Leaver-Yap, Associate Curator, KW Institute for Contemporary Art, Berlin
Hammad Nasar, Senior Research Fellow, Paul Mellon Centre for Studies in British Art; co-curator, British Art Show 9 at the Southbank Centre
Bonaventure Soh Bejeng Ndikung, Founder and Artistic Director, SAVVY Contemporary, Berlin
Pavel Pyś, Curator of Visual Arts, Walker Art Center, Minneapolis
Valentine Umansky, Curator of International Art, Tate Modern, London
Yang Beichen, curator and scholar

With artists Yuri Ancarani, Hiwa K, Cyrill Lachauer, Clare Langan, Cristina Lucas,Diego Marcon, Shirin Neshat, Thao Nguyen Phan, Adrian Paci, Hetain Patel, Hito Steyerl, and Wang Tuo.

The first chapter of STILL features a conversation between artist and filmmaker Shirin Neshat and Valentine Umansky, an essay by Pavel Pyś that explores visual technologies and representation, an in-depth analysis of Cristina Lucas’ three-channel installation Unending Lightning (2015-ongoing) by Ferran Barenblit, and a text by Yang Beichen examining Wang Tuo’s video The Interrogation (2017).

Developed by the team of Fondazione In Between Art Film, STILL is conceived by Alessandro Rabottini, Artistic Director and edited with Bianca Stoppani, Editor, together with Leonardo Bigazzi and Paola Ugolini, Curators.

Coordination: Alessia Carlino, Project Manager

Design: Mousse Agency

Fondazione In Between Art Film
Fondazione In Between Art Film fosters dialogue between the different artistic languages of our time, mapping new borderlands between video, cinema, and performance.

Created at the initiative of its president Beatrice Bulgari, the foundation supports the work of artists and institutions that explore the field of the moving image through exhibitions, new productions, and international partnerships.

The Foundation carries on the work of the production company In Between Art Film, founded in 2012, which forged partnerships with major projects and institutions such as the 55th International Art Exhibition of La Biennale di Venezia, MAXXI in Rome, Tate Modern in London, Documenta 14, Manifesta 12, miart in Milan, Centre d’Art Contemporain in Geneva, Lo schermo dell’arte in Florence, Dhaka Art Summit, and Loop Barcelona.

STILL – Studies on Moving Images

inbetweenartfilm.com
Instagram

Cover Image: Wang Tuo, The Interrogation, 2017. Single-channel HD video, 18:35 minutes. Courtesy of the artist and Fondazione In Between Art Film Collection

 

01
Apr

Beuys 2021. 100 years of joseph beuys

The state of North Rhine-Westphalia is set to celebrate the centenary of the birth of Joseph Beuys in 2021.

Around 25 of the state’s museums and cultural institutions will focus throughout 2021 on the Rhineland-born artist.

Joseph Beuys is one of the world’s most significant 20th-century artists. To mark the centenary of his birth in 2021, over 25 museums and cultural institutions in the state of North Rhine-Westphalia will embark upon a critical reappraisal of the complex practice and international influence of the Rhineland-born artist. beuys 2021.100 years of joseph beuys is a project of the Ministry of Culture and Science of the State of North Rhine-Westphalia in cooperation with the Heinrich-Heine-Universität Düsseldorf. The centenary’s patron is the state’s minister president, Armin Laschet.

The centenary programme runs from March 2021 to March 2022. Numerous exhibitions, actions and performances, plays and podcasts, concerts, lectures, conferences and seminars will explore the equally fascinating and controversial ideas of one of the most influential artists and polarizing figures of the 20th century. Visitors from all over the country and abroad are invited to examine Beuys’s significance for contemporary art and political thought, and to critically engage with both his legacy and his approach to the issues of most acute concern to us today: How might we think of democracy and freedom? How do the environment and the economy condition each other? How do politics and art relate in our time?

The project beuys 2021 is directed by Prof. Dr. Eugen Blume and Dr. Catherine Nichols. It is situated within the Department of Art History at the HHU, which is headed by Prof. Dr. Timo Skrandies. Project management: Inga Nake, Anne-Marie Franz. Project assistance: Bianca Quasebarth, Pia Witzmann.

About Joseph Beuys
Joseph Beuys (born in 1921 in Krefeld, raised in Kleve, died in 1986 in Düsseldorf) was a draughtsman, sculptor, action and installation artist, teacher, politician and activist. Along with Marcel Duchamp, John Cage and Andy Warhol he is widely considered one of the most significant artists of the 20th century. He fundamentally altered the nature, materiality, language, boundaries and tasks of art. In his practice—universal in its scope—Beuys explored questions pertaining to humanism, social philosophy and anthropology. His attempt to come to terms with his participation in the National Socialist regime, his experiences as a soldier in World War II and his return to a morally compromised society had a profound influence on the evolution of his practice. Taking himself as a model for inner transformation, he sought to democratize himself and society at large, believing that the key lay in the creativity innate in all human beings. The extent to which he succeeded in achieving the transformation to which he aspired remains a point of substantial controversy. From 1964 onwards he no longer distinguished between his biography and his artwork, having come to view his life as material to be sculpted. This model became the point of departure for his theory of social sculpture, which culminated in 1982 with his documenta contribution 7,000 Oaks.

Joseph Beuys was unique among the artists of his time in his ability to interweave art with social processes and in his call for the adoption of his universalist conception of art as a creative, transformative force within politics, science, philosophy and economics. His far-reaching ideas remain remarkably astute and pertinent to our times. His early environmental advocacy, which went hand in hand with his critique of economic conditions, is but one example of his foresight. As a formative teacher at the Düsseldorf Academy he instigated a pivotal reevaluation of the education system. His key concern was the expansion of thought and action through art. With his notion that »everyone is an artist« he envisioned a universal world society. Beuys continues to exert a palpable influence upon artistic and political discourse. Nevertheless he remains a polarizing figure and force in contemporary society.

Please find the complete programme with all participating museums and institutions here and tourist advice here

Joseph Beuys
beuys 2021. 100 years of joseph beuys
March 27, 2021–March 6, 2022

beuys2021.de

Heinrich-Heine-University Düsseldorf
Projekt Office beuys 2021
Department of Art History
Universitätsstraße 1
40225 Düsseldorf

Press

Kathrin Luz
beuys 2021
T +49 [0] 171 3102472 / kl@luz-communication.de

15
Gen

Ugo Rondinone. A wall. a door. a tree. a lightbulb. winter.

Sørlandets Kunstmuseum is proud to open a new exhibition by Ugo Rondinone, titled a wall. a door. a tree. a lightbulb. winter. The exhibition will be on view until April, 11 2021.

This is Rondinone’s first show at a Norwegian contemporary art museum. The exhibition will feature four selected large-scale works, that underline an important element to the artist’s work: understatement. The work All Absolute Abyss forms the leitmotif to this showing, an oversized wooden (portal), crafted with sturdy applied hardware and enamel. The door summons and beckons us; are we inside, what lies beyond, is it open, ajar or firmly shut. The exhibition signals a new chapter of the museum on the move. In 2022 Sørlandets Kunstmuseum will move into its new headquarters, Kunstsilo, a spectacularly renovated grain silo originally built in 1935. The new museum will house the world’s largest collection of Nordic Modernist art, including Nicolai Tangen’s vast collection of 20th century art featuring over 3,000 works carefully collected over the years.

Ugo Rondinone was born 1964 in Brunnen, Switzerland. After moving to Zürich to work with the Austrian multi-media artist Hermann Nitsch, he felt compelled to study at the Hochschule für Angewandte Kunst in Vienna. Upon his graduation in 1990, Ugo maintained an incredible work rate. A definitive move to New York, in 1998, further forging his artistic prowess. Following the positive response to his early concentric circular paintings, Rondinone started to explore other mediums and installation processes. A beautiful and hauntingly poetic togetherness with the incredible poet John Giorno, who sadly passed away in 2019, spanning over 20 years, deeply fueled the intricate variety and depth of the works Ugo develops. Rondinone’s wide-ranging practice utilizes metaphoric and iconographic images such as clouds, animals and figures, as well as powerful declarative sayings. His work is often founded on themes and motifs from our everyday surroundings (light bulbs, masks, trees, etc.) that acquire a poetic dimension by being isolated, repeated or given specific material treatments. With respect to their form, his installations contain diverse references found within the history of art and popular culture.

A well-known recent work in this respective is Seven Magic Mountains placed in the expansive desert-lands of Nevada, USA. The installation is comprised of playfully stacked rocks coated in a special highly artificial looking coat of weather resilient day-glo paint. Imagine all hues of the rainbow paired with more subdued blacks and greys. Ugo noted the connection between these natural stones and their applied “new exterior” shapes a continuum between human and nature, artificial and natural, then and now. The contrast between the works shown at SKMU could not be higher nor more intentional. The exhibition will feature four selected large-scale works, that underline another important element to Rondione’s work: understatement. These naturally crafted objects, that exist on their own, without applied narrative, exist as bare poetic objects free for the onlooker to discover. The work All Absolute Abyss forms the leitmotif to this showing, an oversized wooden (portal), crafted with sturdy applied hardware and enamel. The door summons and beckons us; are we inside, what lies beyond, is it open, ajar or firmly shut. Together with the other works shown here; questions of belonging, of space, of nature, of interior and exterior, of fantasy, of desire and togetherness are evoked. The quiet room transports the onlooker into a secluded space, free from distracting societal noise and torrential (digital) information. Instead we are allowed to be silent. The works simply exist as they are, made with wonderful attention to detail, allowing the audience to experience them in their own respective ways. This rather melancholic world ensures that the boundaries between reality and dreamworld fade. What remains is a deeply personal suspension of time. The rest is darkness.

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09
Dic

YAYOI KUSAMA: INFINITY MIRROR ROOMS

Step into infinite space

Tate presents a rare chance to experience two of Yayoi Kusama’s Infinity Mirror Rooms. These immersive installations will transport you into Kusama’s unique vision of endless reflections.

Infinity Mirrored Room – Filled with the Brilliance of Life is one of Kusama’s largest installations to date and was made for her 2012 retrospective at Tate Modern. It is shown alongside Chandelier of Grief, a room which creates the illusion of a boundless universe of rotating crystal chandeliers.

A small presentation of photographs – some on display for the first time – provides historical context for the global phenomenon that Kusama’s mirrored rooms have become today.

Born in 1929 in Matsumoto, Japan, Kusama came to attention for her happenings in 1960s New York and a wide-ranging artistic practice that has encompassed installation, painting, sculpture, fashion design and literary writing. Since the 1970s she has lived in Tokyo, where she continues to work prolifically and to international acclaim.

Yayoi Kusama: Infinity Mirror Rooms is presented in The George Economou Gallery. This exhibition is in partnership with Bank of America.
Curated by Frances Morris, Director and Katy Wan, Assistant Curator, Tate Modern

TATE MODERN EXHIBITION
YAYOI KUSAMA: INFINITY MIRROR ROOMS
29 MARCH 2021 – 27 MARCH 2022

Image: Yayoi Kusama Chandelier of Grief 2016/2018 Tate Presented by a private collector, New York 2019 © YAYOI KUSAMA

04
Dic

Chen Zhen. Short-circuits

“Short-circuits” [cortocircuiti] è concepita come un’esplorazione immersiva nella complessa ricerca artistica di Chen Zhen (1955, Shanghai – 2000, Parigi) e riunisce per la prima volta oltre venti installazioni su larga scala realizzate tra il 1991 e il 2000 nelle Navate e nel Cubo di Pirelli HangarBicocca. Chen Zhen sviluppa la sua pratica artistica a partire dalla fine degli anni Settanta. Nato e cresciuto a Shanghai, in Cina, attraversa la Rivoluzione Culturale nella sua adolescenza, nel 1986 si trasferisce a Parigi. Inizialmente orientato verso la pittura, l’artista si avvicina progressivamente alla realizzazione di installazioni (la prima datata 1989), accostando oggetti della vita quotidiana come letti, sedie, tavoli, assemblati in composizioni che spostano questi elementi dalla loro funzione originaria per consegnarli a una dimensione metaforica. La produzione di Chen Zhen riflette in maniera paradigmatica il suo desiderio di trovare una sintesi visiva che integri le caratteristiche estetiche del suo paese di origine con quelle dei luoghi con cui entra in contatto, in uno scambio fluido e costante tra pensiero orientale e quello occidentale.

Il titolo della mostra in Pirelli HangarBicocca prende spunto dal metodo creativo sviluppato dall’artista, definito il “fenomeno del cortocircuito”: lo svelamento del significato recondito dell’opera d’arte nel momento in cui viene spostata dal contesto originale per cui era stata concepita in un luogo diverso. Un processo che conduce Chen Zhen a riflettere sul concetto di contaminazione simbolica e culturale come modalità di creazione artistica. La concezione della mostra riflette questa pratica, creando accostamenti inediti tra le opere esposte e mettendo in luce i numerosi rimandi e le connessioni presenti nel lavoro dell’artista in aperto dialogo con diversi temi: la globalizzazione e il consumismo, il superamento dell’egemonia dei valori occidentali e l’incontro tra differenti culture.

Tra le sue mostre personali di maggior rilievo, vi sono Rockbund Art Museum, Shanghai (2015); Musée Guimet, Parigi (2010); MART – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto (2008); Kunsthalle Wien (2007); Palais de Tokyo, Parigi (2003–04); Pac – Padiglione d’arte contemporanea di Milano, Milano, MoMA PS1, New York (2003); Serpentine Gallery, Londra (2001); GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino (2000); Museum of Contemporary Art, Zagreb (2000); Cimaise & Portique, Albi (2000); Tel Aviv Museum of Art (1998); The New Museum of Contemporary Art, New York (1994); Le Magasin, Grenoble (1992).
Le sue opere sono state incluse in numerose collettive presso prestigiose istituzioni, tra cui Solomon R. Guggenheim, New York (2017-18); Ullens Center for Contemporary Art, Pechino (2007-08); Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, Parigi (2000-01); Witte de With Center for Contemporary Art, Rotterdam (1994); Grand Palais, Parigi (1988). Ha inoltre partecipato alla 4a Biennale di Lione, 2a Biennale di Gwangju (1997); diverse edizioni della Biennale di Venezia (2009, 2007, 1999); 3a Asia-Pacific Triennial of Contemporary Art, Brisbane (1999-2000).

Sulla base di quanto previsto dal Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, gli spazi di Pirelli HangarBicocca sono temporaneamente chiusi al pubblico fino a nuove disposizioni.

Chen Zhen. Short-circuits
A cura di Vicente Todolí / 15 Ottobre 2020 – 21 Febbraio 2021

Pirelli HangarBicocca
Via Chiese 2
20126 Milano
T (+39) 02 66 11 15 73
info@hangarbicocca.org

Immagine in evidenza: Chen Zhen, Jardin Lavoir, 2000. Courtesy Galleria Continua