Camera d’Arte

03
Ago

Lucio Fontana. Ambienti/Environments

“Ambienti/Environments”raccoglie nello spazio delle Navate per la prima volta nove Ambienti spaziali e due interventi ambientali, realizzati da Lucio Fontana tra il 1949 e il 1968 per gallerie e musei italiani e internazionali. La mostra propone un corpus di opere, che mettono in rilievo la forza innovativa e precorritrice di un grande maestro del Novecento.
Gli Ambienti spaziali, stanze e corridoi concepiti e progettati dall’artista a partire dalla fine degli anni ’40 e quasi sempre distrutti al termine dell’esposizione, sono le opere più sperimentali e meno note di Fontana, proprio per la loro natura effimera. Alcuni degli ambienti esposti sono stati ricostruiti per la prima volta dalla scomparsa dell’artista grazie allo studio e alle ricerche della storica dell’arte Marina Pugliese e della restauratrice Barbara Ferriani e al contributo della Fondazione Lucio Fontana.
Il visitatore ha l’opportunità di osservare e fruire per la prima volta le opere meno conosciute di Fontana, di riscoprirne l’importanza storica e allo stesso tempo di coglierne la contemporaneità e la forza innovativa attraverso un allestimento inedito.
Lucio Fontana (1899, Rosario di Santa Fé, Argentina – 1968, Varese, Italia) è stato uno degli artisti italiani più influenti del XX secolo e fondatore dello Spazialismo, gruppo artistico nato in Italia alla fine degli anni ’40. Nel corso della sua carriera ha investigato i concetti di spazio e luce, il vuoto e il cosmo e con il suo lavoro ha radicalmente trasformato la concezione tradizionale di pittura, scultura e spazio, superando la bidimensionalità della tela e anticipando diversi movimenti artistici degli anni ’60 e ’70, come Arte Povera, Arte Concettuale, Land Art e Environmental Art.
La mostra, a cura della storica dell’arte Marina Pugliese, della restauratrice Barbara Ferriani e del Direttore Artistico di Pirelli HangarBicocca Vicente Todolí e realizzata in collaborazione con la Fondazione Lucio Fontana, sarà accompagnata da un catalogo, edito da Mousse Publishing (novembre 2017), che presenta gli esiti più recenti della ricerca sul tema degli ambienti con un ampio apparato iconografico e testuale.

Lucio Fontana. Ambienti/Environments
A cura di Marina Pugliese, Barbara Ferriani e Vicente Todolí
Pirelli Hangar Bicocca
Inaugurazione mercoledì 20 settembre 2017, ore 19
Dal 21 settembre 2017 al 25 febbraio 2018

31
Lug

La Terra inquieta

La Triennale di Milano e Fondazione Nicola Trussardi presentano La Terra Inquieta, una mostra ideata e curata da Massimiliano Gioni, promossa da Fondazione Nicola Trussardi e Fondazione Triennale di Milano, parte del programma del Settore Arti Visive della Triennale diretto da Edoardo Bonaspetti.

Una mostra per raccontare le trasformazioni epocali che stanno segnando lo scenario globale e la storia contemporanea, affrontando in particolare il problema della migrazione e la crisi dei rifugiati.

La Terra Inquieta prende a prestito il titolo da una raccolta di poesie dello scrittore caraibico Édouard Glissant, autore che ha dedicato la sua intera opera all’analisi e alla celebrazione della coesistenza di culture diverse. L’esposizione racconta il presente come un territorio instabile e in fibrillazione: una polifonia di narrazioni e tensioni. Attraverso le opere di più di sessanta artisti provenienti da oltre quaranta paesi del mondo – tra cui Albania, Algeria, Bangladesh, Egitto, Ghana, Iraq, Libano, Marocco, Siria e Turchia – e con l’inclusione di documenti storici e oggetti di cultura materiale, la mostra parla delle trasformazioni epocali che stanno segnando lo scenario globale e la storia contemporanea, focalizzandosi in particolare sulla rappresentazione della migrazione e della crisi dei rifugiati.

La Terra Inquieta esplora geografie reali e immaginarie, ricostruendo l’odissea dei migranti e le storie individuali e collettive dei viaggi disperati dei nuovi dannati della terra. Il percorso dell’esposizione si snoda attraverso una serie di nuclei geografici e tematici – il conflitto in Siria, lo stato di emergenza di Lampedusa, la vita nei campi profughi, la figura del nomade e dell’apolide, la migrazione italiana all’inizio del Novecento – a cui si intersecano complesse metafore visive di questo breve e instabile scorcio di secolo.

Ponendo l’accento sulla produzione artistica e culturale più che sulla cronaca, La Terra Inquieta si concentra in particolare sul ruolo dell’artista come testimone di eventi storici e sulla capacità dell’arte di raccontare cambiamenti sociali e politici. Mentre i media e la cronaca ufficiale raccontano di guerre e rivoluzioni viste a distanza, molti artisti conoscono e descrivono in prima persona il mondo da cui provengono i migranti. Le opere in mostra rivelano una rinnovata fiducia nella responsabilità dell’arte e degli artisti di raccontare e trasformare il mondo: non solo immagini di conflitti, ma anche immagini come terreno di incontro, scontro e scambio di punti di vista. Da questi racconti – sospesi tra l’affresco storico e il diario in presa diretta – emerge una concezione dell’arte come reportage lirico, documentario sentimentale e come testimonianza viva, urgente e necessaria.

La Triennale di Milano
Una mostra ideata e curata da Massimiliano Gioni
dal 28 aprile al 20 agosto 2017

Promossa da Fondazione Nicola Trussardi e Fondazione Triennale di Milano
Direzione Artistica Settore Arti Visive Triennale Edoardo Bonaspetti

Immagine: Runo Lagomarsino, “Mare Nostrum” (2016) COURTESY FRANCESCA MININI, MILAN AND COLLECTION AGOVINO, NAPLES

28
Lug

Cerimoniale di Eugenio Giliberti

La galleria delle arti contemporanee Intragallery, è lieta di presentare la mostra Cerimoniale di Eugenio Giliberti, negli spazi espositivi del Centro Caprense Ignazio Cerio, di Capri, con il Matronato della Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee 2017. L’esposizione interamente dedicata al Museo Ignazio Cerio,  è stata  inaugurata sabato 15 luglio 2017 alle ore 19.00, con la presentazione del prof. Aldo Iori, negli spazi di Palazzo Vanalesti, nei pressi della famosa Piazzetta, e sarà visitabile fino al 15 settembre 2017. Quest’ anno è stato prescelto l’artista Eugenio Giliberti, sempre sensibile allo spirito dei luoghi in cui espone, il quale, in seguito a numerosi sopralluoghi sull’isola,  e ispirato dalla collezione del Museo Cerio, realizzerà una installazione site-specic dedicata agli spazi espositivi del Centro Caprense, dal titolo Cerimoniale; Il titolo scelto dall’artista per la mostra, Cerimoniale, allude al riconoscimento e all’incontro della sensibilità dello scienziato (Ignazio Cerio) con la sua pratica artistica. Esso avviene in una sala decorata da una grande installazione composta da migliaia di dischetti imperfetti di legno di melo, testimoni della ricerca che l’artista Eugenio Giliberti conduce da anni intorno alle trasformazioni naturali e antropiche del territorio che lo accoglie orma da più di 10 anni. Il primo atto dell’innamoramento è il desiderio di conoscere tutto dell’oggetto amato. E’ ciò che ha spinto la sua poetica a rompere pretesi confini dell’arte, incamminandola in un’attività di registrazione di piccole variazioni e di indagazione, di potenzialità e relazioni, di conoscenza più profonda.

E’ ciò che spinge in generale la ricerca ad intraprendere il suo faticoso lavoro al di là dei possibili risvolti pratici.

La mostra si compone di quattro elementi:

gli strumenti:  alcuni strumenti e oggetti della ricerca artistica convivono con i reperti esposti nelle vetrine del museo le tavole di data-base: piccola galleria estratta dall’opera che da anni accompagna la cura della piccola piantagione di mele annurche della masseria Varco, disegni a matita che rappresentano uno stesso albero del meleto nei 4 anni di vita di “data – base”. Qui si richiama la dedizione all’osservazione e alla cura della natura che è lo spirito dell’opera, ma anche quello della collezione che consegna una coscienza del luogo alle generazioni future. La sala della potatura: una grande decorazione murale composta da migliaia di dischetti di legno ricavati dalla potatura del meleto dove si immagina lo svolgimento del cerimoniale in una sontuosa e ironica messa in scena il pianoforte muto: un pianoforte completamente rivestito da un robusto tessuto bianco cucito sull’oggetto da un’abile artigiana ricalca in negativo i rumori dell’isola turistica. L’elemento incidentale del pianoforte parla ancora una volta di cura, la cura dello strumento, la sua impropria vestizione, come metafora della cura dell’arte e del pensiero. Ma lo strumento vestito è anche imbavagliato: muto, rifiuta di confrontarsi con gli altri emettitori di suoni che della musica fanno sfondo, brodaglia sonora delle nostre distratte esistenze. L’artista ha lavorato più volte sull’isola, ma poi l’incantesimo con i luoghi si era interrotto, e non voleva più tornarvi, salvo poi ricredersi, dopo una attenta visita al Museo Cerio, accompagnato dalla Presidentessa del Centro, Anna Maria Cataldi Palombi.

Queste le sue preziose considerazioni: “Spesso, parlando della vita culturale dell’isola con amici o con frequentatori innamorati di Capri, sento come il continuo riaprirsi di una ferita. La ferita di chi vede nel turismo di cui vive l’sola una specie di macchia originale. Una cappa di volgarità dalla quale cercare di far riemergere una “storia culturale” negata. Ho avuto occasione diverse volte di esporre  miei lavori nell’isola. La prima volta ad Anacapri – era il 1983 – in uno stage organizzato da Gianni Pisani dove ebbi il mio primo confronto con altri artisti della mia generazione da cui poi scaturì l’idea di riunire un certo gruppo di giovani e giovanissimi nella mostra che prese il nome di Evacuare Napoli (1985); poi, nel 1987, nel cantiere dell’ex Hotel Internazionale situato nei giardini della Flora Caprense in una collettiva curata da Bruno Corà, “Avvistamenti, 4 indirizzi della giovane ricerca artistica”. L’ultima volta nel 2008 ma fu un infortunio… Avevo pensato di non volerne più sapere. Capri è ciò che è e non ha bisogno di niente. E tutti i discorsi nostalgici sul passato colto, sulle grandi frequentazioni intellettuali non appartengono più a un presente ineluttabilmente frivolo. Il Museo Cerio è il luogo che non ti aspetti, che esiste e non ti chiede l’esercizio del rimpianto. Un luogo anti nostalgico che ti racconta una visione diversa dell’isola, dà conto di una complessità solo apparentemente negata. Il lascito di Ignazio ed Edwin Cerio e l’azione dei continuatori di questa singolare istituzione culturale testimonia, al di là del tempo, di un’intensità possibile nella ricerca del perché dello stare al mondo. Anzi, dell’affermazione che lo stare al mondo è uno stato interrogativo. Una musica flebile emana dalle mura e dalle bacheche del museo Cerio. La musica di un atto di affetto costruito in più generazioni cui già dai racconti ho sentito una possibile affinità.”

Cerimoniale di Eugenio Giliberti
dal 15 luglio al 15 settembre 2017
Palazzo Vanalesti, Centro Caprense Ignazio Cerio, Capri

11
Lug

GIACOMETTI

Tate Modern presents the UK’s first major retrospective of Alberto Giacometti for 20 years

Celebrated as a sculptor, painter and draughtsman, Alberto Giacometti’s distinctive elongated figures are some of the most instantly recognisable works of modern art. This exhibition reasserts Giacometti’s place alongside the likes of Matisse, Picasso and Degas as one of the great painter-sculptors of the 20th century. Through unparalleled access to the extraordinary collection and archive of the Fondation Alberto et Annette Giacometti, Paris, Tate Modern’s ambitious and wide-ranging exhibition brings together over 250 works. It includes rarely seen plasters and drawings which have never been exhibited before and showcases the full evolution of Giacometti’s career across five decades, from early works such as Head of a Woman [Flora Mayo] 1926 to iconic bronze sculptures such as Walking Man I 1960.

While Alberto Giacometti is best known for his bronze figures, Tate Modern is repositioning him as an artist with a far wider interest in materials and textures, especially plaster and clay. The elasticity and malleability of these media allowed him to work in an inventive way, continuously reworking and experimenting with plaster to create his distinctive highly textured and scratched surfaces. A large number of these fragile plaster works which rarely travel are being shown for the first time in this exhibition including Giacometti’s celebrated Women of Venice 1956. Created for the Venice Biennale, this group of important works are brought together for the first time since their creation.

The exhibition also explores some of the key figures in the artist’s life who were vital to his work including his wife Annette Giacometti, his brother Diego and his late mistress Caroline. Alberto Giacometti’s personal relationships were an enduring influence throughout his career and he continuously used friends and family as models. One room in the exhibition focusses specifically on portraits demonstrating Giacometti’s intensely observed images of the human face and figure.

I am very interested in art but I am instinctively more interested in truth […] The more I work, the more I see differently
Alberto Giacometti

Tate Modern
GIACOMETTI
UNTIL 10 SEPTEMBER 2017

30
Giu

Da Duchamp a Cattelan. Arte contemporanea sul Palatino

L’arte contemporanea torna a confrontarsi con l’archeologia. La mostra presenta 100 opere tra grandi installazioni, sculture, dipinti, fotografie e opere su carta di artisti provenienti da 25 diverse nazioni.

Accanto a maestri riconosciuti come Marina Abramović, Gino De Dominicis, Marcel Duchamp, Gilbert & George, Joseph Kosuth, Barbara Kruger, Richard Long, Allan McCollum, Vettor Pisani, Michelangelo Pistoletto, Remo Salvadori, Mario Schifano, Mauro Staccioli, sono proposti i lavori realizzati da alcuni tra i più significativi esponenti delle ultime generazioni quali Mario Airò, Maurizio Cattelan, Anya Gallaccio, Cai Guo-Qiang, Claudia Losi, Paul McCarthy, Sisley Xhafa, Vedovamazzei e Luca Vitone. Non manca, poi, una serie di lavori realizzata da designer e architetti come Ugo La Pietra, Gianni Pettena e Denis Santachiara. All’interno dello Stadio Palatino e del peristilio inferiore della Domus Augustana, con le terrazze e le Arcate Severiane, la mostra articola le sue tematiche essenziali: le Installazioni architettonichein situ, efficace accostamento tra archeologia e arte contemporanea; le Mani, disegnate, fotografate, dipinte, scolpite, simbolo comunicativo e forza creatrice; i Ritratti, traccia identitaria per eccellenza e genere artistico dove gli antichi romani hanno primeggiato.

Architettura, identità, comunicazione, creazione sono temi che la contemporaneità interpreta spesso con disinvolta ironia, in maniera destabilizzante, rifiutando ogni dogma: a confronto con le maestose architetture dei palazzi imperiali del Palatino, questi materiali ci interrogano sul senso del tempo e della permanenza. Sono interventi – molti dei quali creati appositamente per questo progetto al Palatino – che non vogliono essere rassicuranti, ma che suggeriscono differenti percorsi di comprensione dell’antico. I lavori provengono dal museo ALT creato dall’architetto Tullio Leggeri, tra i maggiori collezionisti italiani che, fin dagli anni ’60, ha caratterizzato il suo rapporto con gli artisti sviluppando i loro progetti e suggerendo soluzioni tecniche e creative. Tra le monumentali rovine, viene esposta una significativa selezione delle oltre 1000 opere che costituiscono la sua raccolta.Continue Reading..