Camera d’Arte

01
Apr

Beuys 2021. 100 years of joseph beuys

The state of North Rhine-Westphalia is set to celebrate the centenary of the birth of Joseph Beuys in 2021.

Around 25 of the state’s museums and cultural institutions will focus throughout 2021 on the Rhineland-born artist.

Joseph Beuys is one of the world’s most significant 20th-century artists. To mark the centenary of his birth in 2021, over 25 museums and cultural institutions in the state of North Rhine-Westphalia will embark upon a critical reappraisal of the complex practice and international influence of the Rhineland-born artist. beuys 2021.100 years of joseph beuys is a project of the Ministry of Culture and Science of the State of North Rhine-Westphalia in cooperation with the Heinrich-Heine-Universität Düsseldorf. The centenary’s patron is the state’s minister president, Armin Laschet.

The centenary programme runs from March 2021 to March 2022. Numerous exhibitions, actions and performances, plays and podcasts, concerts, lectures, conferences and seminars will explore the equally fascinating and controversial ideas of one of the most influential artists and polarizing figures of the 20th century. Visitors from all over the country and abroad are invited to examine Beuys’s significance for contemporary art and political thought, and to critically engage with both his legacy and his approach to the issues of most acute concern to us today: How might we think of democracy and freedom? How do the environment and the economy condition each other? How do politics and art relate in our time?

The project beuys 2021 is directed by Prof. Dr. Eugen Blume and Dr. Catherine Nichols. It is situated within the Department of Art History at the HHU, which is headed by Prof. Dr. Timo Skrandies. Project management: Inga Nake, Anne-Marie Franz. Project assistance: Bianca Quasebarth, Pia Witzmann.

About Joseph Beuys
Joseph Beuys (born in 1921 in Krefeld, raised in Kleve, died in 1986 in Düsseldorf) was a draughtsman, sculptor, action and installation artist, teacher, politician and activist. Along with Marcel Duchamp, John Cage and Andy Warhol he is widely considered one of the most significant artists of the 20th century. He fundamentally altered the nature, materiality, language, boundaries and tasks of art. In his practice—universal in its scope—Beuys explored questions pertaining to humanism, social philosophy and anthropology. His attempt to come to terms with his participation in the National Socialist regime, his experiences as a soldier in World War II and his return to a morally compromised society had a profound influence on the evolution of his practice. Taking himself as a model for inner transformation, he sought to democratize himself and society at large, believing that the key lay in the creativity innate in all human beings. The extent to which he succeeded in achieving the transformation to which he aspired remains a point of substantial controversy. From 1964 onwards he no longer distinguished between his biography and his artwork, having come to view his life as material to be sculpted. This model became the point of departure for his theory of social sculpture, which culminated in 1982 with his documenta contribution 7,000 Oaks.

Joseph Beuys was unique among the artists of his time in his ability to interweave art with social processes and in his call for the adoption of his universalist conception of art as a creative, transformative force within politics, science, philosophy and economics. His far-reaching ideas remain remarkably astute and pertinent to our times. His early environmental advocacy, which went hand in hand with his critique of economic conditions, is but one example of his foresight. As a formative teacher at the Düsseldorf Academy he instigated a pivotal reevaluation of the education system. His key concern was the expansion of thought and action through art. With his notion that »everyone is an artist« he envisioned a universal world society. Beuys continues to exert a palpable influence upon artistic and political discourse. Nevertheless he remains a polarizing figure and force in contemporary society.

Please find the complete programme with all participating museums and institutions here and tourist advice here

Joseph Beuys
beuys 2021. 100 years of joseph beuys
March 27, 2021–March 6, 2022

beuys2021.de

Heinrich-Heine-University Düsseldorf
Projekt Office beuys 2021
Department of Art History
Universitätsstraße 1
40225 Düsseldorf

Press

Kathrin Luz
beuys 2021
T +49 [0] 171 3102472 / kl@luz-communication.de

09
Mar

PASSI di Alfredo Pirri al Castello Maniace di Siracusa

Ottocento metri quadrati ricoperti di specchi calpestabili, una nuova, temporanea pavimentazione per la Sala Ipostila del Castello Maniace, dove si moltiplicheranno le immagini delle volte a crociera, delle colonne in pietra luminosa, della sobria architettura normanna.
PASSI, la coinvolgente installazione itinerante di Alfredo Pirri (Cosenza, 1957), giunge per la prima volta in Sicilia, dal 23 marzo al 31 settembre 2021, operando un’affascinante trasformazione di un monumento millenario, grazie alla forza concettuale e al potere visionario dell’arte contemporanea. Si tratta della più grande edizione dell’opera realizzata fin qui in uno spazio chiuso, seconda solo a quella a cielo aperto pensata per il Foro di Cesare.

Il Castello Maniace, luogo fortificato sin dai tempi degli antichi Greci, successivamente roccaforte bizantina – il nome viene dal comandante Giorgio Maniace, Principe e Vicario dell’Imperatore di Costantinopoli – fu edificato, per come lo conosciamo oggi, dall’architetto Riccardo da Lentini su ordine di Federico II di Svevia. Era il 1232 e una straordinaria testimonianza storico-artistica iniziava a prendere forma in luogo iconico della città di Siracusa. Oggi è un bene di pertinenza della Soprintendenza regionale di Siracusa.

Da un’idea della curatrice, Helga Marsala, l’approdo di Passi al Maniace si è reso possibile grazie all’impegno di ADITUS, concessionaria per i servizi aggiuntivi dellaRegione Siciliana per i principali siti archeologici e culturali della Sicilia orientale: in stretta collaborazione con la Soprintendenza dei Beni culturali e ambientali di Siracusa, Aditus ha prodotto e realizzato la poderosa installazione, che all’interno dello storico edificio genera una trasformazione radicale, tra suggestioni di tipo estetico e simbolico, nel moltiplicarsi di luce, spazio, linee, forme: il soffitto e le pareti, sdoppiandosi e frammentandosi sullo specchio, destinato a infrangersi sotto il peso di migliaia di passi, produrranno immagini nuove, dilatate, plurali, irregolari.

La luce è rinascita, rinnovamento, continua offerta di spigolature e colori nuovi. Gli specchi infranti di Alfredo Pirri– sottolinea l’Assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà– rimescolano le carte, spazzano via finte certezze, ci mostrano una realtà che può essere interpretata in chiave contemporanea attraverso occhi nuovi, attraverso uno sguardo altro rispetto all’ordinario. Riaprire il Castello Maniace con questa installazione apre a una rilettura dell’antico attraverso nuove forme narrative, crea un ponte ideale tra passato, presente e futuro e ci avvia sulla strada di una modernità da indagare secondo prospettive inedite. Uno specchio che si infrange, in generale, è anche metafora della nostra personalità, di un ego troppo spesso autocelebrativo che, però, proiettato in una dimensione irregolare deforma se stesso e rivela particolari non conosciuti dell’essere umano e dello spazio circostante“.

Per il Dirigente generale del Dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Sergio Alessandro, “L’arte contemporanea dimostra di nuovo come sia possibile coniugare ricerca attuale e custodia del passato, intendendo la storia come bagaglio da vivificare e interpretare.
Siamo orgogliosi
– aggiunge –di ospitare quest’importante opera in uno dei luoghi più iconici della nostra isola. La tutela del monumento non esclude la sua trasformazione temporanea, quando si è dinanzi a progetti di alto profilo, orientati al rispetto dei luoghi e gestiti con profonda intelligenza.

Un particolare apprezzamento mi piace esprimerlo innanzitutto nei confronti del Soprintendente Irene Donatella Aprile, che con  lucida visione ha voluto offrire spunti di nuova luce a questi luoghi straordinari, e poi a tutto lo staff del Concessionario dei servizi aggiuntivi, Aditus: il sapiente management, ancora una volta espresso nel lavoro sul territorio, ha saputo coniugarsi con la sensibile cura del progetto da parte di Helga Marsala e con il talento di un artista di livello internazionale come Alfredo Pirri”.

E proprio l’Architetto Irene Donatella Aprile, Soprintendente di Siracusa, ha creduto nel progetto, sposando l’idea – spiega – di “una reinvenzione in chiave contemporanea del monumento, in analogia con i più prestigiosi luoghi culturali italiani, di cui il Castello Maniace rappresenta una testimonianza altrettanto prestigiosa nel circuito culturale della Sicilia”.

La Sala Ipostilasi moltiplica a dismisura – sottolinea infine la curatrice, Helga Marsala – in una girandola percettiva densa di significati.Un incantesimo che trasporta il visitatore in una nuova dimensione, simile a un sogno o una vertigine. I luoghi a cui affidiamo la nostra identità culturale e la nostra memoria vengono messi in discussione grazie a un’operazione che, fra estetica e politica, trasforma l’aspetto di monumenti immutabili, “beni comuni” in cui la società si identifica; trasformando altresì la condizione dello sguardo e l’esperienza della visione.
Un modo per ribadire che la storia può e deve essere riletta criticamente, essendo sempre punto di partenza per nuove riflessioni. Il pubblico, protagonista di una performance collettiva, frantuma gli specchi camminandovi sopra. Grazie al tipo di materiale utilizzato – calpestabile in sicurezza – le fratture si moltiplicheranno ma la superficie non arriverà a rompersi. Un’immagine di fragilità e resistenza, cicatrici come aperture verso significati altri e altre modalità di attraversamento”.

***

PASSI è il titolo di una serie di installazioniavviata nel 2003da Alfredo Pirri – uno dei maggiori esponenti dell’arte contemporanea italiana, attivo a partire dagli Anni Ottanta – con un fortunato intervento all’interno della Certosa di San Lorenzo a Padula (Salerno), a cura di Achille Bonito Oliva. Da quel momento il progetto è stato accolto in diverse sedi storiche, in Italia e all’estero, integrando nel suo nome quello dello spazio che lo ospitava: edifici sacricome la stessa Certosa di Padula e l’Abbazia di Novalesa, spazi culturali come il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro e la Cinemateca jugoslava di Belgrado, istituzioni museali come Palazzo Altemps (Roma), Museo Novecento (Firenze) e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna (Roma),siti archeologicicome il Foro di Cesare o siti industriali come l’ex Centrale termoelettrica di Daste e Spalenga a Bergamo o l’ex bunker antiatomico voluto da Tito a Konjic, in Bosnia. Per questo debutto in Sicilia, nell’affascinante corrispondenza tra lo specchio del mare che circonda il castello e il piano specchiante all’interno della Sala Ipostila, l’installazione trova un modo per ridisegnare l’ambiente, realizzando una perfetta sintesi tra architettura e natura, tra storia e arte contemporanea. Sul pavimento in frantumi “galleggiano”,come testimonianze emerse dagli abissi, alcuni reperti provenienti dal Museo archeologico “Paolo Orsi” di Siracusa, in dialogo con le leggerissime sfere colorate realizzate dall’artista: sono pesanti “proiettili” in pietra di antiche catapulte, divenuti qui oggetti misteriosi, metafisici, dal forte valore simbolico e formale. In una seconda sala, intitolata all’aspetto grafico e progettuale del lavoro, sono esposti dei frammenti di capitelli ritrovati in loco, memorie storico-architettoniche accostate ad altre opere di Pirri: due nuovi disegni e una maquette di specchi dedicati al Maniace, insieme a una serie di acquerelli recenti. Il Castello, macchina scenica luminosa e insieme macchina da guerra, mette insieme la potenza dell’arte e del paesaggio con l’epica della morte e del potere propria del suo passato di fortezza militare e dimora reale.

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16
Feb

Ornaghi & Prestinari – Toccante

Galleria Continua è lieta di presentare nei suoi spazi espositivi di Roma “Toccante”, la mostra personale di Ornaghi & Prestinari. Tra i più interessanti rappresentanti della giovane generazione di artisti italiani, Valentina Ornaghi e Claudio Prestinari iniziano a lavorare insieme nel 2009 con la volontà di sviluppare ogni progetto attraverso il dialogo e la condivisione. La mostra presenta un gruppo di opere inedite realizzate appositamente per questa occasione espositiva che riflettono sul tema dell’incontro.

L’approccio multidisciplinare che Ornaghi & Prestinari hanno perfezionato durante l’esperienza formativa e l’interesse per il design, l’architettura e la storia dell’arte sono diventati parte della loro ricerca. Il lavoro degli artisti esplora la dimensione domestica, fragile e intima delle cose. La pratica di Ornaghi & Prestinari si muove tra concetto e azione con una particolare attenzione ai materiali e alla loro manipolazione. La delicatezza, la cura, il tempo, la leggerezza e l’ironia sono temi ricorrenti nelle loro opere. “Mescolando insieme figurazione pittorica e plastica, riflessioni sull’arte concettuale e esperienze di vita personale, invitiamo in un universo intimo (…) attraverso la nostra poetica, cerchiamo di dare un nuovo valore agli atti familiari. Ci sforziamo di pensare le cose come unite, per non privarle della loro complessità: per far convivere le cose piuttosto che separarle. Cerchiamo di realizzare la convivenza e l’equilibrio, di sposare mondi apparentemente lontani, di preservare la polisemia. Con la pratica, attraverso la conoscenza quotidiana dei materiali, ci sfidiamo ad acquisire nuove abilità. La forma finale è sempre il risultato di un processo di raffinamento, di lavorare su una cosa specifica finché non inizia a parlare”, spiegano gli artisti.

Le opere che Ornaghi & Prestinari concepiscono per questa mostra sono accomunate dalla tematica dell’incontro e della relazione con l’altro. Un incontro che presuppone desiderio di avvicinamento e di contatto come si evince in “Rintocco”, i calici in cristallo posti su una mensola che nel corso della giornata si avvicinano fino a toccarsi, piuttosto che in “Sfiorare”, il dittico in cui due tele si inclinano così tanto l’una verso l’altra da sfiorarsi in un angolo. “L’etimologia latina della parola pensare significa pesare. Il pensiero soppesa e può farsi pesante così come c’è una relazione tra il toccare sensoriale e ciò che ci tocca emotivamente, dichiarano gli artisti e proseguono. Come si legge in un’intervista a Jean-Luc Nancy: “Un peso non è necessariamente qualcosa di pesante. Può essere leggero. Ad esempio un petalo di un fiore sulla mia mano non pesa quasi nulla, ma io sento questo quasi nulla. Io percepisco la sua quasi assenza di peso, so bene che se volto la mano il petalo cadrà in terra, lentamente, seguendo i movimenti dell’aria. Ma questo petalo non sfuggirà comunque alla gravità, anche se una corrente d’aria o il calore lo facesse risalire, si tratterebbe ancora di un gioco del suo peso. Per quanto riguarda il pensiero, il pensiero più pesante è sempre il più leggero… per esempio “l’essere”… o “il tempo”…” (in “Sfiorarsi. Intervista a Jean- Luc Nancy”, di Gianfranco Brevetto, EXagere). “Ritrovarsi”, i grandi piatti in ceramica smaltata che gli artisti realizzano per la mostra riportano all’aspetto conviviale del condividere la tavola e il cibo insieme. Ciascun piatto, apparentemente costituito da frammenti di diversa provenienza, è stato in realtà riportato alla sua forma originaria dopo un intervento di smaltatura di alcuni dei suoi cocci. Un processo, quello che mettono in atto gli artisti, che sottintende la volontà di ritrovare un disegno già insito nel piatto; un disegno che si rivela soltanto con la sua rottura sottolineando come l’unità iniziale non fosse la fine ma l’inizio di un viaggio. Concludono il percorso espositivo “Appendimarmi”, due scarti di marmo come ritagli avanzati appesi alla parete su un supporto in metallo; il paesaggio silente e immobile di una fotografia, “Sentimento”; e “Vuoti”, il disegno di tre vasi ricavati in negativo dipingendo lo spazio attorno ai profili delle forme.

Nell’ottica di avvicinare il mondo dell’infanzia all’arte contemporanea partendo dall’esposizione di Ornaghi & Prestinari, all’interno dell’iconico hotel The St. Regis Rome si terranno, per tutta la durata della mostra, dei workshop dedicati ai bambini.

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15
Gen

Ugo Rondinone. A wall. a door. a tree. a lightbulb. winter.

Sørlandets Kunstmuseum is proud to open a new exhibition by Ugo Rondinone, titled a wall. a door. a tree. a lightbulb. winter. The exhibition will be on view until April, 11 2021.

This is Rondinone’s first show at a Norwegian contemporary art museum. The exhibition will feature four selected large-scale works, that underline an important element to the artist’s work: understatement. The work All Absolute Abyss forms the leitmotif to this showing, an oversized wooden (portal), crafted with sturdy applied hardware and enamel. The door summons and beckons us; are we inside, what lies beyond, is it open, ajar or firmly shut. The exhibition signals a new chapter of the museum on the move. In 2022 Sørlandets Kunstmuseum will move into its new headquarters, Kunstsilo, a spectacularly renovated grain silo originally built in 1935. The new museum will house the world’s largest collection of Nordic Modernist art, including Nicolai Tangen’s vast collection of 20th century art featuring over 3,000 works carefully collected over the years.

Ugo Rondinone was born 1964 in Brunnen, Switzerland. After moving to Zürich to work with the Austrian multi-media artist Hermann Nitsch, he felt compelled to study at the Hochschule für Angewandte Kunst in Vienna. Upon his graduation in 1990, Ugo maintained an incredible work rate. A definitive move to New York, in 1998, further forging his artistic prowess. Following the positive response to his early concentric circular paintings, Rondinone started to explore other mediums and installation processes. A beautiful and hauntingly poetic togetherness with the incredible poet John Giorno, who sadly passed away in 2019, spanning over 20 years, deeply fueled the intricate variety and depth of the works Ugo develops. Rondinone’s wide-ranging practice utilizes metaphoric and iconographic images such as clouds, animals and figures, as well as powerful declarative sayings. His work is often founded on themes and motifs from our everyday surroundings (light bulbs, masks, trees, etc.) that acquire a poetic dimension by being isolated, repeated or given specific material treatments. With respect to their form, his installations contain diverse references found within the history of art and popular culture.

A well-known recent work in this respective is Seven Magic Mountains placed in the expansive desert-lands of Nevada, USA. The installation is comprised of playfully stacked rocks coated in a special highly artificial looking coat of weather resilient day-glo paint. Imagine all hues of the rainbow paired with more subdued blacks and greys. Ugo noted the connection between these natural stones and their applied “new exterior” shapes a continuum between human and nature, artificial and natural, then and now. The contrast between the works shown at SKMU could not be higher nor more intentional. The exhibition will feature four selected large-scale works, that underline another important element to Rondione’s work: understatement. These naturally crafted objects, that exist on their own, without applied narrative, exist as bare poetic objects free for the onlooker to discover. The work All Absolute Abyss forms the leitmotif to this showing, an oversized wooden (portal), crafted with sturdy applied hardware and enamel. The door summons and beckons us; are we inside, what lies beyond, is it open, ajar or firmly shut. Together with the other works shown here; questions of belonging, of space, of nature, of interior and exterior, of fantasy, of desire and togetherness are evoked. The quiet room transports the onlooker into a secluded space, free from distracting societal noise and torrential (digital) information. Instead we are allowed to be silent. The works simply exist as they are, made with wonderful attention to detail, allowing the audience to experience them in their own respective ways. This rather melancholic world ensures that the boundaries between reality and dreamworld fade. What remains is a deeply personal suspension of time. The rest is darkness.

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09
Dic

YAYOI KUSAMA: INFINITY MIRROR ROOMS

Step into infinite space

Tate presents a rare chance to experience two of Yayoi Kusama’s Infinity Mirror Rooms. These immersive installations will transport you into Kusama’s unique vision of endless reflections.

Infinity Mirrored Room – Filled with the Brilliance of Life is one of Kusama’s largest installations to date and was made for her 2012 retrospective at Tate Modern. It is shown alongside Chandelier of Grief, a room which creates the illusion of a boundless universe of rotating crystal chandeliers.

A small presentation of photographs – some on display for the first time – provides historical context for the global phenomenon that Kusama’s mirrored rooms have become today.

Born in 1929 in Matsumoto, Japan, Kusama came to attention for her happenings in 1960s New York and a wide-ranging artistic practice that has encompassed installation, painting, sculpture, fashion design and literary writing. Since the 1970s she has lived in Tokyo, where she continues to work prolifically and to international acclaim.

Yayoi Kusama: Infinity Mirror Rooms is presented in The George Economou Gallery. This exhibition is in partnership with Bank of America.
Curated by Frances Morris, Director and Katy Wan, Assistant Curator, Tate Modern

TATE MODERN EXHIBITION
YAYOI KUSAMA: INFINITY MIRROR ROOMS
29 MARCH 2021 – 27 MARCH 2022

Image: Yayoi Kusama Chandelier of Grief 2016/2018 Tate Presented by a private collector, New York 2019 © YAYOI KUSAMA