Camera d’Arte

19
Set

PASSI. Al Palazzo Altemps l’installazione di Alfredo Pirri

Il Museo Nazionale Romano, diretto da Daniela Porro, presenta con Electa Passi. Palazzo Altemps. 20 settembre 2018, installazione di Alfredo Pirri a cura di Ludovico Pratesi e di Alessandra Capodiferro. L’opera Passi di Alfredo Pirri costituisce un interessante esempio di relazione con lo spazio espositivo che la ospita, attribuendogli volta per volta un nuovo punto di vista, altamente spettacolare e apprezzato dal pubblico. L’artista ha adesso scelto la loggia d’ingresso di Palazzo Altemps. L’installazione – allestita con i bozzetti preparatori dal 21 settembre 2018 al 6 gennaio 2019 – crea una visione frammentata, produce una vertigine dello sguardo, un effetto caleidoscopio ma anche una sensazione di precarietà, provocando un suggestivo effetto di riflessione tra la volta della loggia, il cortile dell’aristocratica residenza e il cielo. Sull’opera è posizionata una statua femminile panneggiata, proveniente dalla raccolta archeologica dei Principi Boncompagni Ludovisi ed esposta, sino ad oggi, nella residenza privata del Casino dell’Aurora a Roma. “Un eccezionale prestito, segno di contaminazione e di continuità con la collezione permanente del Museo di Palazzo Altemps dedicata alla storia del collezionismo antiquario”, spiega Daniela Porro. La scultura porta con sé le tracce del giardino che la ospita da secoli, e dialoga così con l’altra loggia del Museo: quella dipinta con pergolati in trompe-l’oeil e putti giocosi, dove sono esposti i ritratti dei dodici Cesari. È da questi busti che si diffonde un imprevisto brusio di voci, quasi a commento dell’intervento dell’artista e della presenza della nuova statua. Il compositore e musicista Alvin Curran crea per questa occasione una spazializzazione di parole sussurrate, in latino e in italiano, che dà adito a un improvvisato scambio tra i personaggi di marmo.

PASSI
All’interno del percorso artistico di Alfredo Pirri (Cosenza, 1957), Passi costituisce un filone particolarmente felice che ha trovato altre occasioni in luoghi di notevole rilevanza simbolica come, fra gli altri: la Certosa di San Lorenzo a Padula (2003), il Foro di Cesare a Roma (2007), la Galleria Nazionale d’Arte Moderna sempre a Roma (2011) e la Galleria dell’Accademia a Firenze (2012). “Attraverso il gioco di riflessione provocato dalle superfici di specchi incrinati – spiega il curatore Ludovico Pratesi – ogni luogo che ha ospitato l’opera non si limita ad accoglierla, ma si trasforma nell’opera stessa, attraverso un gioco di rifrazioni che sembra frammentarne le coordinate spaziali, ma in realtà ne esalta l’identità”. La capacità evocativa e simbolica del lavoro di Pirri viene ulteriormente sottolineata dalla serie di bozzetti preparatori dell’installazione, anch’essi esposti a Palazzo Altemps. Per i visitatori uno strumento per avvicinarsi alla genesi dell’opera stessa. Si tratta di disegni ad acquarello e tecnica mista, che interpretano in maniera libera il rapporto tra l’installazione e il Palazzo: attraverso un linguaggio espressivo, libero e ricco di suggestioni pittoriche nell’uso di sali d’argento, lo stesso componente degli antichi specchi. “L’intenzione è di creare uno spazio capace di generare una sorpresa visiva – aggiunge l’artista – per cui la consapevolezza di conoscere la storia e le materie con cui ci confrontiamo non è sufficiente a esaurire lo stupore che si genera in noi: siamo spettatori inermi del passato proiettati in un tempo a venire che si incrina sotto il nostro peso “.

In occasione della presentazione, il 20 settembre alle ore 19.00, durante l’happening di Alfredo Pirri ha luogo un Solo-Performance di Alvin Curran dal titolo “Ancient Talking Heads”, come impronta e apertura al lavoro installativo. Mentre l’artista frantuma il pavimento di specchi che ricopre interamente la loggia d’ingresso, Curran crea uno scambio acustico tra l’incrinarsi degli specchi, le voci latine e il suono dello shofar. In seguito lo specchio continuerà a incrinarsi, sotto i passi dei visitatori che verranno.

Passi. Palazzo Altemps. 20 settembre 2018
installazione di Alfredo Pirri
a cura di Ludovico Pratesi e di Alessandra Capodiferro

Museo Nazionale Romano – Palazzo Altemps
21 settembre 2018 – 6 gennaio 2019

17
Set

da MAGRITTE a DUCHAMP 1929: Il Grande Surrealismo dal Centre Pompidou

“La Gioconda è così universalmente nota e ammirata da tutti che sono stato molto tentato di utilizzarla per dare scandalo. Ho cercato di rendere quei baffi davvero artistici.”
Marcel Duchamp

Dopo la prima grande collaborazione nell’ambito della mostra “Modigliani et ses amis” che nel 2015 ha riscosso un grande successo di critica ed ha portato a Palazzo BLU oltre 110.000 visitatori, la Fondazione Palazzo BLU, il Centre Georges Pompidou di Parigi e MondoMostre tornano a collaborare per proporre un nuovo grande evento espositivo al pubblico italiano, in occasione del decennale anniversario della Fondazione Palazzo BLU.

L’11 ottobre 2018 aprirà al pubblico la mostra “da MAGRITTE a DUCHAMP. 1929: il Grande Surrealismo dal Centre Pompidou”. Per la prima volta in Italia, l’istituzione francese presterà una serie di capolavori di cui difficilmente si priva, essendo esposti nella collezione permanente di quella che è la più importante istituzione europea dedicata all’arte del Novecento. La mostra ha il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, della Regione Toscana e del Comune di Pisa.

Il percorso espositivo e la selezione delle opere è frutto della curatela di Didier Ottinger, Directeur adjoint du Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou, Musée national d’art moderne di Parigi. Ottinger, tra i luminari dell’istituzione museale francese, curatore di fama internazionale, tra i massimi esperti al mondo dell’opera di Magritte, di Picasso e del Surrealismo quale movimento, ha messo insieme per quest’occasione un impeccabile corpus di capolavori che accompagneranno i visitatori di Palazzo BLU a scoprire le meraviglie di quel Surrealismo che ha profondamente mutato l’arte del XX secolo. Sono circa 90 le opere, tra capolavori pittorici, sculture, oggetti surrealisti, disegni, collage, installazioni e fotografie d’autore in arrivo a Pisa per mostrare la straordinaria avventura dell’avanguardia surrealista, attraverso i capolavori prodotti al suo apogeo e dunque intorno all’anno 1929, come vedremo, un’annata cruciale per il gruppo di artisti che in quegli anni operava in quella Parigi fucina delle Avanguardie e capitale dello sviluppo artistico mondiale. Anno catastrofico per la memoria collettiva (crollo dell’economia, crisi dell’Internazionale comunista etc.), il 1929 segna anche una svolta decisiva nella storia del Surrealismo. In quell’ anno il teorico del movimento André Breton e il poeta Louis Aragon cercano di modificare il movimento dalle sue fondamenta teoriche. Questo nuovo approccio non trova tutti i membri d’accordo e sembra creare una insanabile frattura all’interno del gruppo stesso. Nonostante queste lacerazioni interne, la vitalità del movimento resta intatta. L’arte surrealista sembra più che mai affermarsi. A dicembre, sulla rivista “Révolution Surréaliste”, André Breton pubblica il Secondo manifesto surrealista che sancisce l’allineamento al Partito comunista francese e imprime al movimento la nuova svolta “ragionante”.

I protagonisti. Attraverso la quasi totalità dei capolavori surrealisti conservati dall’istituzione francese di René Magritte, Salvador Dalí, Marcel Duchamp, Max Ernst, Giorgio De Chirico, Alberto Giacometti, Man Ray, Joan Miró, Yves Tanguy, Pablo Picasso e molti altri, questo ambizioso progetto scientifico mira a presentare le opere, le interazioni, le visioni estetiche dei principali artisti surrealisti considerati per antonomasia tra i più grandi Maestri del Novecento. Magritte, Dalí ma anche Duchamp e Picasso appaiono quali i protagonisti indiscussi della rassegna pisana a cui si aggiungono diversi altri celebri surrealisti per una presentazione esaustiva di questa ricca stagione creativa.
Desideroso di avvicinarsi ai surrealisti parigini, Magritte si era trasferito con la moglie Georgette a Perreux-sur-Marne nel 1927. Questo “surrealista” sui generis detto anche “le saboteur tranquille”, per la sua capacità di insinuare dubbi sul reale attraverso la rappresentazione del reale stesso, che evita deliberatamente il mondo dell’inconscio e si sottrae con ogni mezzo all’automatismo, non crede né ai sogni né alla psicoanalisi, denigra il caso e pone logica e intelligenza ben al di sopra dell’immaginazione, partecipa infatti alla svolta “ragionante” che André Breton desidera imprimere al “secondo” Surrealismo.
Sempre in quel fatidico 1929 Salvador Dalí irrompe sulla scena parigina. Grazie al suo celebre metodo detto della “paranoia critica” realizza i capolavori presenti in mostra e per diversi anni l’artista incarnerà agli occhi di Breton lo “spirito del Surrealismo”.
Dalí non appare da solo, il fermento del movimento è testimoniato in quell’anno dall’uscita del primo film surrealista, “Un chien andalou”, ideato dal pittore insieme al compatriota Luis Buñuel.

I capolavori. Attraverso la quasi totalità dei capolavori surrealisti conservati dall’istituzione francese di René Magritte, Salvador Dalí, Marcel Duchamp, Max Ernst, Giorgio De Chirico, Alberto Giacometti, Man Ray, Joan Miró, Yves Tanguy, Pablo Picasso e molti altri, questo ambizioso progetto scientifico mira a presentare le opere, le interazioni, le visioni estetiche dei principali artisti surrealisti considerati per antonomasia tra i più grandi Maestri del Novecento.
Magritte, Dalí ma anche Duchamp e Picasso appaiono quali i protagonisti indiscussi della rassegna pisana a cui si aggiungono diversi altri celebri surrealisti per una presentazione esaustiva di questa ricca stagione creativa.
Desideroso di avvicinarsi ai surrealisti parigini, Magritte si era trasferito con la moglie Georgette a Perreux-sur-Marne nel 1927. Questo “surrealista” sui generis detto anche “le saboteur tranquille”, per la sua capacità di insinuare dubbi sul reale attraverso la rappresentazione del reale stesso, che evita deliberatamente il mondo dell’inconscio e si sottrae con ogni mezzo all’automatismo, non crede né ai sogni né alla psicoanalisi, denigra il caso e pone logica e intelligenza ben al di sopra dell’immaginazione, partecipa infatti alla svolta “ragionante” che André Breton desidera imprimere al “secondo” Surrealismo.
Sempre in quel fatidico 1929 Salvador Dalí irrompe sulla scena parigina. Grazie al suo celebre metodo detto della “paranoia critica” realizza i capolavori presenti in mostra e per diversi anni l’artista incarnerà agli occhi di Breton lo “spirito del Surrealismo”.
Dalí non appare da solo, il fermento del movimento è testimoniato in quell’anno dall’uscita del primo film surrealista, “Un chien andalou”, ideato dal pittore insieme al compatriota Luis Buñuel.

INFO SULLA MOSTRA
da MAGRITTE a DUCHAMP
1929: Il Grande Surrealismo dal Centre Pompidou

BLU | Palazzo d’arte e cultura
Lungarno Gambacorti 9
Tel. 050 22 04 650
Mail: info@palazzoblu.it

Con il patrocinio:
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
Comune di Pisa
Regione Toscana

Organizzazione:
Fondazione Palazzo Blu
MondoMostre

Con la collaborazione:
Fondazione Pisa

Curatore:
Didier Ottinger

Date della mostra:
11 ottobre 2018 – 17 febbraio 2019

Orari / Opening hours
Lunedì-Venerdì 10.00 – 19.00
Sabato-Domenica e festivi 10.00 – 20.00
(La biglietteria chiude un’ora prima della chiusura)

Biglietti (audioguida inclusa):
Intero Euro 12,00
Ridotto Euro 10,00
Ridotto speciale Euro 5,00

Informazioni online:
www.mondomostre.it
www.palazzoblu.it

Catalogo:
Skira

Ufficio Stampa:
MondoMostre – Federica Mariani
cell  + 39 366 6493235  tel. 06 6893806
e-mail: federicamariani@mondomostre.it

14
Set

Irina Razumovskaya. Inner geometry

Dal 26 settembre al 26 ottobre Officine Saffi è lieta di presentare la prima mostra personale in galleria di Irina Razumovskaya.

Irina Razumovskaya nasce a Leningrado, in URSS, nel 1990. Pur se troppo giovane per appartenere alla generazione della Ostalgia, la ventisettenne scultrice sembra subirne un fascino discreto. L’attrazione per una bellezza non comune, per l’inatteso, la portano a descrivere nelle sue opere i profili essenziali di oggetti domestici, di parti di macchinari, o ancora dettagli di edifici con tutte le loro possibili sfumature di granulosità. Nella sua prima personale milanese intitolata Inner Geometry, Irina Razumovskaya presenta un corpus di nuovi lavori in ceramica che arricchiscono la sua riflessione sul tema del deperimento della materia, cercando di far emergere i sottili legami emozionali che pervadono la sua pratica artistica volutamente anti narrativa. «Sperimento molto con le superfici – dice l’artista – nell’intento di riprodurre l’invecchiamento delle strutture architettoniche, evocando la sensazione di strati di vernice scrostata o della pietra che si sgretola lentamente».

Proprio per rafforzare il legame concettuale con l’architettura, sperimenta materiali per lei nuovi come il cemento; nella serie Construct combina forme in ceramica sabbiata con superfici in calcestruzzo, creando una tavolozza monocroma di grigio. In questo lavoro riecheggia l’intima impressione che si può avere di un paesaggio urbano«quando questo muta in un’esperienza tangibile grazie alla stratificazione di dettagli e sfumature».

Con Inner Geometry, Irina Razumovskaya colleziona immaginari reperti provenienti da oniriche rovine contemporanee, edificate su visione di forme e simboli inconsci, ribadendo così la sua ferma convinzione che il lirismo consista più nel celare che nello svelare e che l’arte trovi la sua massima espressione “tra le linee” di una poesia, tra le crepe della ceramica, nel mistero, nel suo pieno senso etimologico di ciò che non deve – o non dovrebbe – essere rilevato.*

*Estratto dal testo critico di Fabrizio Meris

IRINA RAZUMOVSKAYA
Irina Razumovskaya nasce nel 1990 a Leningrado, URSS (poi San Pietroburgo). All’età di cinque anni entra nella Kustodiev Art School e da allora non ha mai smesso di dedicarsi all’arte. Nel 2008 si iscrive al dipartimento di Fine Art Ceramic and Glass della State Academy of Art and Design e partecipa all’Hermitage Museum Lecture Art Program. Irina si diploma al prestigioso Royal College of Art di Londra nel 2017 e nel frattempo ha vinto diverse residenze in Cina, Germania, Spagna, Svizzera, USA, Ungheria e Taiwan. Irina è rappresentata da diverse gallerie internazionali e le sue opere sono esposte al Design Museum di Londra in occasione del Loewe Craft Prize 2018, a Chatsworth House, all’Yingge Ceramics Museum di Taiwan e all’Icheon World Ceramic Center in Corea e presso il Modern Art Museum di Yerevan, Armenia.

OFFICINE SAFFI
Officine Saffi è un centro di ricerca specializzato nella ceramica contemporanea. Il progetto comprende la Galleria che organizza e promuove mostre personali e collettive di artisti contemporanei e maestri del passato. Il Laboratorio dove vengono organizzati corsi e workshop, oltre ad accogliere produzioni di artisti e designer, le Residenze d’artista e la Casa Editrice che pubblica cataloghi d’arte e la rivista trimestrale Fragile. Completa il progetto il concorso biennale Open to Art, dedicato alla ceramica contemporanea d’arte e di design.

Milano | Officine Saffi
Irina Razumovskaya
INNER GEOMETRY

26 settembre – 26 ottobre 2018
Press preview e Inaugurazione: martedì 25 settembre 2018, 18.30-21.30

Orari di apertura:
Dal lunedì al venerdì  10–13, 14-18.30
Sabato 11-18
Domenica su appuntamento
Ingresso gratuito

Info:
+39 02 36 68 56 96
info@officinesaffi.com
press@officinesaffi.com

11
Set

Sarah Moon. Time at Work

Milano rende omaggio a Sarah Moon, artista e fotografa che abita i territori dell’arte e della fotografia, con due mostre che avranno luogo presso la Fondazione Sozzani e Armani/Silos.

La Fondazione Sozzani con la mostra “Sarah Moon. Time at Work” mette in evidenza il percorso artistico dell’artista, dal 1995 al 2018. Circa novanta opere, accompagnate da uno storico film documentario di Sarah Moon su Lillian Bassman (“There is something about Lillian”, 2001) e dal cortometraggio “Contacts” (1995), saranno esposte negli spazi della Galleria Carla Sozzani. In parallelo, Armani/Silos espone “From one season to another”, una raccolta di oltre 170 opere – a colori e in bianco e nero – che offre uno sguardo trasversale sul lavoro di Sarah Moon, accostando opere inedite e meno conosciute alle sue evocative immagini di moda.
Artista francese tra le maggiori fotografe contemporanee, Sarah Moon da molti anni indaga la bellezza e lo scorrere del tempo con un linguaggio proprio e inconfondibile, con cui ha saputo leggere un mondo onirico, in equilibrio tra fiaba e fantasia.
Scrive Sarah Moon: “Time at Work. Questa è la storia del tempo che passa e cancella. Qui e ora, la storia che racconto non è completamente mia, è la storia di queste fotografie prima che scompaiano. È il tempo al lavoro. Per caso ho ritrovato queste immagini in positivo da polaroid che non ho terminato alcune erano inaspettate, altre solo rovinate, molte sbiadite poco a poco. Le ho raccolte e unite con alcuni lavori recenti.”
Con le sue visioni, in una forma volutamente evanescente, l’artista evoca momenti, sensazioni e coincidenze provenienti da una realtà immaginaria, filtrata dal ricordo e dall’inconscio.
Le sue fotografie sono così misteriose, così cariche di tensione drammatica e tuttavia riservate, rappresentano un intero mondo visto attraverso uno spiraglio luminoso.
Come dice lei stessa, le sue immagini parlano di lei.

Fondazione Sozzani
Sarah Moon. Time at Work.
Dal 19 settembre 2018 al 6 gennaio 2019

Armani/Silos
Sarah Moon. From one season to another. Dal 19 settembre al 6 gennaio 2019Continue Reading..

10
Set

Rita Mandolini. Non ti faccio uscire, non ti lascio entrare

I lavori di Rita Mandolini si presentano spesso come monocromi: sfondo nero e segno quasi impercettibile; incisioni sottili che emergono da un magma scuro. Pur confrontandosi con diversi linguaggi (fotografia, pittura, scultura, performance) la matrice del suo lavoro è inevitabilmente pittorica. Le immagini si compongono e, come reperti di un vissuto, divengono visibili solamente con un’osservazione attenta e prolungata. La comparsa dei disegni segue la gradualità e la lentezza dei tempi di realizzazione con olio e pigmenti in polvere. Rita Mandolini ricerca infatti frammenti iconici che, simili a fossili, testimoniano la presenza di un passato inestinguibile. Arbusti, capelli (spesso recisi dai denti di un pettine) piante e piume, rimandano a stucchi barocchi, ricoperti però di pittura plumbea. La loro natura mimetica e decorativa viene trascesa e sconfessata attraverso il ritrovamento metaforico di oggetti immaginati. La trasformazione della materia è un tema caro all’artista e la concreta metamorfosi prevede necessariamente un cambiamento che si realizza nell’affioramento di qualcosa di inedito. Con questa nuova nascita, Rita Mandolini mette in discussione la densa staticità grumosa del nero bitume che spesso e volutamente sembra mascherare il contenuto delle sue opere. L’immagine è lì che attende di essere riconosciuta e vissuta.
testo di Noemi Pittaluga

Rita Mandolini è nata a Roma, dove vive e lavora.

Rita Mandolini
Non ti faccio usci re, non ti lascio entrare
A cura di Noemi Pittaluga

Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – Roma)
Via Apuania, 55 | I-00162 Roma | Tel. +39.06.44258243 | Mob. +39.347.7900049
info@galleriagallerati.it

Inaugurazione: martedì 11 settembre 2018, ore 19.00-22.00 (in collaborazione con Casale del Giglio)
Fino a venerdì 19 ottobre 2018 (ingresso libero)
Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 / sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento

Sabato 13 ottobre: apertura eccezionale della galleria dalle 17.00 alle 21.00 in occasione della XIV Giornata del Contemporaneo organizzata da AMACI

Ufficio stampa: Galleria Gallerati
Informazioni: info@galleriagallerati.it, www.amaci.org