Camera d’Arte

03
Ago

Andrea Galvani – La sottigliezza delle cose elevate

La sottigliezza delle cose elevate is an immersive interdisciplinary project by Andrea Galvani, designed especially for the monumental space of Pavilion 9B at the Mattatoio in Rome.

Constructed in 1888-1891 by the celebrated architect Gioacchino Ersoch, the Mattatoio is considered one of the most important industrial landmarks in Rome. From 2002-2018, it was the second seat of the MACRO Museum of Contemporary Art, first known as MACRO Future and then MACRO Testaccio, with an expansive exhibition space of 6,000 sqm stretching across two pavilions. Today, under the direction of Azienda Speciale Palaexpo, the Mattatoio juxtaposes its iconic historical structure with some of the most ambitious, foreword-thinking and experimental exhibitions in the international contemporary art world.

What happens when magnetic fields migrate? When time loses unity, direction, and objectivity? What would happen if space suddenly folded in on itself, inverting its structure?
The rigorous research of Andrea Galvani (Verona 1973, lives and work in New York and Mexico City) coalesces around history’s biggest questions—investigations nurtured by social, educational, political, ideological, technological, and scientific transformations that continue to change the conditions of our daily lives, inescapably and oftentimes invisibly. La sottigliezza delle cose elevate [The Subtleties of Elevated Things] is an interdisciplinary project conceived as an open laboratory, an experiential environment in constant and continuous evolution. Through a series of architectural installations, actions, and performance specifically developed for Pavilion 9B of the Mattatoio, Galvani focuses our attention on the human need to measure, decipher, and understand the unknown, to give shape and direction to the abstract.

The title of this exhibition is adapted from the grimoire Shams al-Ma’arif wa Lata’if al-‘Awarif (كتاب شمس المعارف ولطائف العوارف), The Book of the Sun of Gnosis and the Subtleties of Elevated Things, written by Ahmad ibn ‘Ali al-Buni (أحمد البوني‎) before his death in 1225 CE. Shams al-Ma’arif is generally understood as the most influential text of its kind in the Arab world, opening with a series of complex magic squares that demonstrate hidden relationships between numbers and geometrical forms. It was written at a time when science, mathematics, and magic were intricately intertwined. For over 10,000 years, humans have looked out on the visible and intelligible world, constructing our intellectual inheritance through observation, calculation, and analyses of phenomena often described with equal parts logic and mysticism. Many of the greatest minds in the history of Western science were part of this legacy: Galileo Galilei and Johannes Kepler were avid astrologists; Isaac Newton and Robert Boyle were alchemists. In his groundbreaking Systema Naturae (first published 1735)Carl Linnaeus devoted a whole chapter to the taxonomic order of mythical creatures, like the hydra and the phoenix. For the great physician Paracelsus, mastering chemical as well as magical cures was crucial to understanding illness and wellness.

La sottigliezza delle cose elevate embodies this visionary, pioneering, transdisciplinary approach to scientific research and processes, while also embracing the emotional, spiritual, and metaphysical environment of the exhibition. In this show, the Mattatoio does not only contain an articulation and extension of scientific and mathematical languages that transform, expand, and illuminate architectural space, but also the physical, intellectual, and psychological effort behind the mathematical calculations that form the architecture of our collective knowledge.

Galvani’s La sottigliezza delle cose elevate [The Subtleties of Elevated Things] is conceived as an open laboratory, an experiential environment in constant and continuous evolution. The exhibition comes to life through a series of intensive on-site interventions and three-month performance that will gradually unfold over the entire duration of the show. Collaborating with the Departments of Physics, Mathematics, Neuroscience, Astrobiology, Molecular Medicine, Biochemical Science, and Electrical Engineering at the Sapienza University of Rome, as well as researchers at CERN and Virgo data analysis group, the artist brings the raw processes of scientific research, computation, and analysis to the center, exposing what is normally invisible to us. La sottigliezza delle cose elevate manifests Galvani’s ongoing commitment to honoring the power of human knowledge while simultaneously emphasizing its limits, circumscribing a perimeter of action that moves forward—able to appear and generate itself from its own impossibility.

La sottigliezza delle cose elevate by Andrea Galvani is the inaugural exhibition in Dispositivi sensibili [Sensitive Devices], a three-year program conceived by Angel Moya Garcia for Pavilion 9B of the Mattatoio, advancing projects by some of the most important international artists engaging performance in their work today.

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27
Lug

HYPERMAREMMA: Massimo Uberti – Spazio Amato

Spazio Amato, installazione permanente di Massimo Uberti apre la seconda edizione di Hypermaremma, la nuova galassia di arte contemporanea concepita per attivare il territorio della Maremma, nel sud della Toscana, attraverso mostre, dibattiti, esperienze sonore e interventi site specific elaborati da artisti invitati a relazionarsi con la storia dei luoghi.

L’edizione 2020 ha subìto una completa trasformazione per assecondare le linee guida della “nuova realtà”.  Per sostenere il territorio abbiamo lavorato per presentare un solo intervento site-specific in grado di entrare in pieno dialogo con il paesaggio della Maremma. Il progetto sarà visibile in uno spazio aperto accessibile dalla strada litoranea che costeggia il Lago di Burano dal 26 Luglio fino al 15 Settembre, tutti i giorni dalle 18 a mezzanotte passando in bicicletta, a piedi o in treno e in macchina per i più pigri. Cliccando a queste coordinate potrete individuare il punto esatto dove osservare l’installazione.

Il progetto è stato possibile grazie alla collaborazione con Terre di Sacra, oltre a Oasi WWF Lago di Burano, Regione Toscana e con il patrocinio del Comune di Capalbio. Un ringraziamento speciale allo sponsor tecnico RRUNA.

ENG below

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22
Lug

ALBERTO GIACOMETTI. Grafica al confine fra arte e pensiero

La stagione espositiva 2020 del m.a.x. museo di Chiasso (Svizzera) si apre nel segno di Alberto Giacometti (1901-1966), uno fra i più rilevanti artisti del XX secolo.

Dopo la sosta forzata a causa dell’emergenza Coronavirus, che ne aveva rimandato l’inaugurazione, martedì 9 giugno 2020 si è aperta una mostra, curata da Jean Soldini e Nicoletta Ossanna Cavadini, che, fino al 10 gennaio 2021, presenta, per la prima volta, il corpus grafico dell’artista svizzero: sono esposti oltre quattrocento fogli e numerosi libri d’artista, provenienti dalleprincipali istituzioni internazionali che conservano le opere di Alberto Giacometti e da importanti collezionisti privati.

L’ambiente creativo dell’artista e dell’uomo è inoltre restituito dalle suggestive fotografie realizzate dall’amico Ernst Scheidegger che, dal 1943, ha documentato con immagini e filmati l’attività artistica e la vita privata di Giacometti. La rassegna documenta la straordinaria padronanza di Giacometti delle varie tecniche grafiche, dalla xilografia all’incisione a bulino, dall’acquaforte alla puntasecca. Sebbene sia conosciuto soprattutto come scultore e pittore, Giacometti realizzò, nondimeno, molte incisioni, espressione di una profonda ricerca artistica.

Giacometti, infatti, vedeva nel disegno e nella sua trasposizione sulla matrice, il fondamento estetico e concettuale su cui costruire le sue opere pittoriche e plastiche. Com’ebbe modo di affermare lo stesso artista, “di qualsiasi cosa si tratti, di scultura o di pittura, è solo il disegno che conta”. È noto che egli disegnava dappertutto, sulle buste e lettere ricevute, su giornali e riviste, sull’interno del pacchetto di sigarette, al bar sui tovaglioli o sulle tovagliette di carta, sulle pareti intonacate dell’atelier e sui pannelli di legno tavolato, e più normalmente sul suo inseparabile taccuino e sull’album per gli schizzi.

“La sua opera grafica non è quindi marginale – ricorda Nicoletta Ossanna Cavadini – rispetto alla produzione artistica vera e propria, ossia alla pittura e alla scultura, ma riesce a rivelare meglio il pensiero giacomettiano in cui dal segno emerge un senso di angoscia, di affanno, di incertezza, e nei ritratti l’incapacità di ritrovare la forza dello sguardo e il suo valore emozionale, o ancora il foglio come metafora del concetto di spazio e tempo in cui l’uomo cerca la sua dimensione dell’essere”.

Alberto Giacometti compie la sue prime esperienze di tecnica grafica in età adolescenziale seguendo i consigli del padre Giovanni, esperto xilografo. Le sue prime opere, come i ritratti di due compagni di classe (Deux camarades de classe) o quello di Lucas Lichtenhan, risalgono al 1917, in cui l’arte dell’intaglio del legno era sempre preceduta dal necessario disegno preparatorio. Dopo queste primi esercizi, l’incontro con la grafica avverrà solo quindici anni dopo, tra il 1933 e il 1935, quando, trasferitosi a Parigi ed entrato nella cerchia del Surrealismo, si dedica alla tecnica tradizionale a bulino, dimostrando grande perizia tecnica. Tra i lavori più riusciti si ricorda quella per Les pieds dans le plat di René Crevel e le quattro incisioni concepite per L’air de l’eaudi André Breton, una raccolta di poesie che lo scrittore e teorico del movimento aveva composto in occasione del proprio matrimonio nell’agosto 1934 con la pittrice Jacqueline Lamba. Nello stesso anno lavorò alle sue prime illustrazioni per una raccolta di poesie e incise quattro stampe calcografiche per L’air de l’eaudi André Breton, intitolate La maine La fée du sel, quindi Le chevalier de paille, assieme ad Animal Ie Animal IIe Le serpent Ie Le serpent II. Abbandonato il Surrealismo, a causa di un litigio con lo stesso Breton, Giacometti sospende la sua produzione grafica per dieci anni. Tornerà nel 1946-47 con le illustrazioni per l’Histoire de ratsdi Georges Bataille, seguita nel 1949 dalla sua prima litografia, un ritratto di Tristan Tzara. L’inizio degli anni cinquanta vede Giacometti nuovamente intento a realizzare opere grafiche, adottando la litografia come moduspiù vicino al risultato ottenuto col disegno. Dalla metà degli anni cinquanta in poi Giacometti incrementò molto la produzione, che arrivò a essere nel 1956 addirittura più importante e numerosa di quella plastica e pittorica. Sempre affascinato dalla scrittura e dalla poesia, era disponibile alle richieste di artisti, intellettuali e galleristi che gli commissionavano illustrazioni e frontespizi per pubblicazioni d’arte.

La ricerca di Giacometti sulla figura umana diventò progressivamente sempre più presente, trattata in maniera tematica nel 1957 nelle stampe realizzate per la rivista “Derrière le Miroir”, promossa dal gallerista-editore Maeght. Questo orientamento rifletteva le nuove preoccupazioni formali dell’artista, portandolo nelle sue sculture ad abbandonare i gruppi a favore di figure isolate e spesso di grandi dimensioni, per esprimere il profondo senso di disagio esistenziale. In questo periodo, l’artista decide di focalizzare la sua attenzione sul ritratto per indagare il senso dell’essere umano. Giacometti ritraeva solo gli amici o chi aveva un’affinità elettiva con lui: molti di loro erano scrittori, filosofi o intellettuali. Le sessioni di posa diventavano veri e propri dialoghi fra l’artista e il soggetto e ne favorivano l’intimità e la conoscenza per la buona riuscita del ritratto stesso. Esemplari a tal proposito, i ritratti di Michel Leiris, André du Bouchet, Edith Boissonnas, Jacques Dupin, Pierre Loeb, o dell’artista André Derain. La figura femminile più frequentemente ritratta fin dall’adolescenza fu la madre Annetta, mentre cuciva, sotto la lampada, in posa, o immortalata in momenti di vita quotidiana. Poi, dal 1946, la sua principale modella femminile fu Annette, sua compagna di vita e poi moglie dal 1949, soggetto privilegiato per ritratti in primo piano, ma anche per nudi femminili. Con il 1964 apparve nelle incisioni anche la sua amante Caroline, il cui ritratto è inserito nell’ultima grande campagna litografica diParis sans fin, progetto incompiuto di un libro stampato che lo occuperà ininterrottamente dal 1958 al 1965.

Paris sans fin era la metafora visiva della vita e della città che egli amava profondamente, e che gli appariva tutto d’un colpo distante e lontana. Nella stupefacente consequenzialità delle 150 tavole litografiche Giacometti riporta la vita frenetica della metropoli, il fascino dei suoi monumenti, i bar frequentati, i musei, con visioni riprese all’esterno nelle strade, ma anche negli intimi momenti d’amore per Caroline. Ognuna delle quattro sezioni in cui è suddiviso il percorso espositivo, propone un dipinto, un disegno o una scultura particolarmente significativa per comprendere il rapporto tra i diversi mezzi di espressione.

La mostra è organizzata in collaborazione con la Fondation Giacometti di Parigi, l’Alberto Giacometti-Stiftung di Zurigo, la Fondation Marguerite et Aimé Maeght di Saint-Paul-de-Vence (Francia), il Museo d’Arte dei Grigioni di Coira (Svizzera), il Museo Ciäsa Granda di Bregaglia (Svizzera), la Fondazione Marguerite Arp di Locarno (Svizzera), la Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli” di Milano, la Galerie Kornfeld di Berna (Svizzera), l’Alberto Giacometti Museum di Sent (Svizzera).

Catalogo bilingue (italiano-inglese) Albert Skira (Milano-Ginevra)

          

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06
Lug

Marina Apollonio – Dinamiche Virtuali

Online una mostra retrospettiva dedicata a Marina Apollonio, figura di rilievo internazionale tra le più rappresentative dell’arte Ottico-Cinetica Italiana. Le opere in mostra ricostruiscono il percorso artistico dell’Apollonio, raccogliendo diversi cicli di lavori significativi da lei sviluppati dal 1964 ad oggi; le opere in alluminio, le Gradazioni su tela, le Dinamiche Circolari, i Rilievi a Diffusione Cromatica e le recenti Dinamiche Ellittiche e Fusioni Circolari. La poliedrica ricerca dell’artista sintetizza in modo semplice uno studio complesso, in bilico tra arte e scienza,rendendo lo spettatore protagonista di una visione spazio–temporale da lei minuziosamente programmata. Il segno deciso e l’equilibrio tra gli opposti, soprattutto tra il bianco e nero, determinano un’iconicità tale da delineare il tratto distintivo dei suoi lavori e la loro assoluta riconoscibilità.

In mostra sarà esposta anche l’installazione a pavimento che Marina Apollonio presentò in The Illusive Eye presso El Museo Del Barrio di New York nel 2016.

Online a retrospective exhibition dedicated to Marina Apollonio, a figure of international importance, among the most representative ones of the Italian Optical-Kinetic art. The works in the exhibition reconstructs the artistic path of Marina Apollonio, collecting several cycles of significant works she has developed since 1964; works in aluminum, the Gradazioni on canvas, the Dinamiche Circolari, the Rilievi a Diffusione Cromatica and the recent Dinamiche Ellittiche and the Fusioni Circolari. The multifaceted research of this artist summarizes a complex study in a simple way, in a balance between art and science, making the viewer protagonist of a space-time vision she has meticulously planned. The strong mark and the balance between opposites, especially between white and black, determine an iconicity that delineates the hallmark of her worksand their absolute recognizability. Included in the online exhibition, the pavement installation Marina Apollonio presented during the exhibition The Illusive Eye, at El Museo Del Barrio, New York in 2016.

10 A.M. ART
Marina Apollonio. Dinamiche Virtuali
visitabile sul sito della Galleria fino al 30 luglio 2020

Immagine in evidenza: Marina Apollonio, Dinamica Circolare 6S+S II, 1966, tecnica mista su tavola, meccanismo rotante motorizzato, Ø 102 cm

23
Giu

Alan Charlton. Il respiro del limite

La galleria A arte Invernizzi inaugura mercoledì 1 luglio 2020 dalle ore 15 alle ore 20 Alan Charlton. Il respiro del limite il primo appuntamento del ciclo di mostre In Divenire. Idea e immagine nella contemporaneità.

Come possiamo leggere e definire il progetto di un’opera, l’idea di un’immagine, oggi, nella dimensione “aumentata” del nostro agire quotidiano ed operare creativo? Esiste un’autonomia e una significazione del progetto, nell’immersività partecipata e distratta dell’era post-digitale? Come possiamo ripensare e ridefinire questa relazione alla luce delle inedite coordinate di spaziotempo ed esperienza che viviamo nell’oggi? In questa dimensione “espansa” dei sensi e della mente, quale significato assume il “progettare” quelle presenze di scarto, di interrogazione, di soglia su un altrove che sono le opere d’arte? Con queste esposizioni si cercherà di indagare il rapporto tra progetto e opera in chiave inedita e attualizzante: mostrando sia la specificità individuale, storica, contestuale delle scelte dei singoli artisti, sia l’attualità che il loro procedere creativo oggi rappresenta. In divenire appunto, tra ciò che è stato e ciò che sarà: in divenire, tra idea e immagine.
In questa occasione verrà presentata, nella sala al piano superiore, Pyramid Grid Painting (2011) opera emblematica per comprendere la relazione che nel lavoro di Alan Charlton si articola tra idea e immagine: il lavoro, costituito da undici tele monocrome grigie della medesima tonalità e disposte a costituire una piramide rovesciata, è infatti preceduto da un progetto a collage, nel quale proporzionalità e cromie si riconoscono analoghe, ma il cui risultato fenomenico ed esperienziale risulta di natura completamente differente. In una conversazione di alcuni anni fa, proprio a una domanda sul ruolo del progetto nel suo lavoro, Charlton mi rispondeva con la consueta naturalezza densa di pensiero: “Fare il disegno è una cosa, ma poi, quando lo realizzi, diventa un’opera completamente differente”. (Francesca Pola)

In occasione di questa inaugurazione sarà possibile visitare anche la mostra in corso Pino Pinelli. Frammentità a cura di Giorgio Verzotti.

IN DIVENIRE
IDEA E IMMAGINE NELLA CONTEMPORANEITÀ 1

ALAN CHARLTON
IL RESPIRO DEL LIMITE

A CURA DI FRANCESCA POLA

INAUGURAZIONE
MERCOLEDÌ 1 LUGLIO 2020
DALLE 15 ALLE 20

INGRESSO CONTINGENTATO NEL RISPETTO DEI PROTOCOLLI DI SICUREZZA
PER IL CONTRASTO E CONTENIMENTO DEL VIRUS COVID-19

LA MOSTRA SI PUÒ VISITARE
DA LUNEDÌ A VENERDÌ 10 – 13 | 14 – 18

A ARTE INVERNIZZI
VIA DOMENICO SCARLATTI 12  20124  MILANO  ITALY
TEL. FAX +39 02 29402855  info@aarteinvernizzi.it

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