Category: video arte

06
Set

Ryoji Ikeda – A Cosmic Journey from Infinitesimal to Astronomical

Ryoji Ikeda’s solo exhibition is on view on the ground floor of Taipei Fine Arts Museum until November 17, 2019. TFAM curator Jo Hsiao and guest curator Eva Lin have joined forces for the most comprehensive solo exhibition of works spanning Ikeda’s career in Asia since 2009. The selected artworks include large-scale sound sculptures, audiovisual installations, light boxes and two-dimensional works, which are newly conceived and exhibited for the very first time, forming an immersive space-time landscape that vaults from microscopic to macroscopic dimensions.

Ryoji Ikeda is one of only a few artists renowned internationally for both visual and sound art. His artistic explorations range from math, quantum mechanics, physics and philosophy to synthesized audio tones, music and video. His live performances, installations, and long-term projects involving print publications and music recordings constitute a distinctive creative terrain. Ikeda has exhibited around the world, including Park Avenue Armory in New York, the Centre Pompidou in Paris, the Museum of Contemporary Art Tokyo, ArtScience Museum in Singapore, and the ZKM Center for Art and Media in Karlsruhe, Germany. He is the recipient of the 3rd Prix Ars Electronica Collide @ CERN, winning the artist-in-residence program at CERN. Even though he never received formal training in art or music, Ikeda began absorbing music from a broad spectrum of genres at an early age, and later he began experimenting with editing music, manipulating magnetic tape and toying with sound frequencies. In 1994 he became a member of the multimedia art collective Dumb Type, whose works involved exhibitions, theater, dance, music and publishing. Through these cross-disciplinary collaborations, Ikeda turned his attention to theater and art exhibitions. Later, he began to do sound art performances and became active in music festivals, creating sound installations and releasing albums.

By 1995 Ikeda had begun to gradually abandon the use of repetitive musical elements in his sound creations, instead exploring the fundamental question, “What is sound?” and launching an in-depth study of its physical nature. Thoroughly reducing sounds down to their smallest units, he then rearranged and reassembled them, employing such basic elements as pure sine waves and white noise to create composite soundscapes with shifting resonances, and challenging the limits of human aural perception. In this way, he became a pioneer of minimal electronic music. Since 2000, he has followed this spirit of questing for the essence, breaking the basic structure of light down to the level of pixels, while reducing the world to data. Ikeda makes art with the mindset of a composer, incorporating physical phenomena such as sound, light, space and time as elements in his compositions. Achieving a precise expressive structure through the use of mathematical calculations, he transforms rigorous arithmetic logic into artistic forms, endowing his works with his own unique data aesthetic.Continue Reading..

20
Ago

MARIA LAI. Tenendo per mano il sole

Giocavo con grande serietà e ad a un certo punto i miei giochi li hanno chiamati arte – Maria Lai
www.maxxi.art#MariaLai

In occasione del centenario della nascita, il MAXXI dedica una grande mostra a Maria Lai. Esposti oltre 200 lavori che restituiscono una biografia complessa e affascinante e un approccio alla creatività libero e privo di pregiudizi. Si intitola Tenendo per mano il sole la grande mostra che il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo dedica a Maria Lai (1919 – 2013), una tra le voci più singolari dell’arte italiana contemporanea. Artista dalla straordinaria capacità generativa, in anticipo su ricerche artistiche che saranno sviluppate solo successivamente, Lai ha saputo creare un linguaggio differente e originale, pur consapevole del lungo processo di decantazione che la sua arte avrebbe dovuto attraversare per essere riconosciuta. Oggi quel processo sembra essersi compiuto. Negli ultimi anni molte sono state le iniziative a lei dedicate e i suoi lavori sono stati recentemente esposti a Documenta 14 e alla Biennale di Venezia 2017. “Nel 2019 – indica Giovanna Melandri, Presidente della Fondazione MAXXI – abbiamo scelto di rivolgere particolare attenzione alle visioni artistiche femminili e non poteva, dunque, mancare un progetto legato a Maria Lai. Con questa mostra, infatti, rendiamo un tributo alla figura ed all’opera di una donna che ha saputo interpretare nel corso della sua carriera artistica infiniti linguaggi, sempre però nel solco della sua ricerca: rappresentare e reinventare con delicatezza e poesia tradizioni e simboli di una cultura arcaica, eterna e rivolgersi con forza ed immediatezza ai contemporanei”. La retrospettiva al MAXXI si concentra su ciò che viene definito il suo secondo periodo, ovvero sulle opere che l’artista crea a partire dagli anni Sessanta e che ricomincia ad esporre, dopo una lunga assenza dalla scena pubblica e artistica, solo nel 1971. “Questo perché – sottolinea Bartolomeo Pietromarchi, Direttore MAXXI Arte – è proprio da quel momento, sino alla sua scomparsa nel 2013, che sono presenti nel lavoro di Maria Lai, in maniera più evidente, molte delle istanze che ne fanno oggi un’artista estremamente attuale e che permettono di restituire alla sua figura una posizione centrale nella storia dell’arterecente”.

La mostra, a cura di Bartolomeo Pietromarchi e Luigia Lonardelli, è realizzata in collaborazione con Archivio Maria Lai eFondazione Stazione dell’Arte, con il patrocinio del Comune di Ulassai e il sostegno di Fondazione di Sardegna. Esposti oltre 200 lavori, tra cui Libri cuciti, sculture, Geografie, opere pubbliche e i suoi celebri Telai, per raccontare nel modo più completo possibile la personalità di Maria Lai e i diversi aspetti del suo lavoro. In mostra anche alcune opere recentemente entrate a far parte della Collezione del MAXXI: Terra, 1984; Il viaggiatore astrale, 1989; Bisbigli, 1996; Pagina cucita, 1978 e Senza titolo, 2009, una rara Geografia su acetato in corso didonazione.

La mostra
Tenendo per mano il sole è il titolo della mostra e della prima Fiaba cucita realizzata. Sia nel titolo che nell’opera sono presenti molti degli elementi tipici della ricerca di Lai: il suo interesse per la poesia, il linguaggio e la parola; la cosmogonia delle sue geografie evocata dal sole; la vocazione pedagogica del “tenere per mano”. Non una classica retrospettiva, ma piuttosto un racconto che non si attiene a vincoli puramente cronologici e asseconda un percorso biografico e artistico peculiare, caratterizzato da discorsi e intuizioni apparentemente lasciati in sospeso per poi essere ripresi molti anni più tardi.

Attraverso un’ampia selezione di opere, in buona parte inedite, la mostra presenta il poliedrico mondo di Maria Lai e la fitta stratificazione di idee e suggestioni che ha caratterizzato il suo immaginario. Il percorso si snoda attraverso cinque sezioni, che prendono il nome da citazioni o titoli di opere di Lai, mentre nel sottotitolo vengono descritte modalità tipiche della sua ricerca; ogni sezione è accompagnata dalla voce di Maria Lai attraverso un montaggio di materiali inediti realizzati dal regista Francesco Casu. C’è anche un’ultima, ideale, sezione, che documenta le opere di arte ambientale realizzate nel territorio e in particolare in Ogliastra. La sezione Essere è tessere. Cucire e ricucire documenta le prime prove realizzate negli anni Sessanta, un decennio in cui decide di abbandonare la tecnica grafica e pittorica per dedicarsi alla sperimentazione con i materiali. Nascono così i primi Telai e le Tele cucite: oggetti funzionali del quotidiano, legati all’artigianato sardo, vengono privati della loro funzione pratica per essere trasformati in opere che dimostrano una fervida ricerca espressiva. Il filo rappresenta anche un’idea di trasmissione e comunicazione, Lai vede l’arte come strumento e linguaggio capace di modificare la nostra lettura del mondo, un’attitudine che le deriva dalla sua storia personale di insegnante e che si manifesterà in seguito nei Libri e nelle Fiabe cucite. L’arte è il gioco degli adulti. Giocare e Raccontare raccoglie i giochi dell’arte creati da Lai, riletture di giochi tradizionali con cui ribadisce il ruolo fondante della creazione nella società. Gioco come mezzo per conoscere se stessi e per imparare a relazionarsi con l’altro, un’attività da non relegare al mondo dell’infanzia, ma da continuare a coltivare in età adulta. La sezione Oggetto paesaggio. Disseminare e condividere, racconta l’aspetto relazionale della pratica di Lai attraverso un ampio corpus di oggetti legati a un suo universo affettivo, tra cui sculture che simulano l’aspetto di un libro o di singole pagine, forme che richiamano manufatti del quotidiano, rivendicando però una propria inedita individualità. Il viaggiatoreastrale.Continue Reading..

30
Lug

Marina Abramovic all’Ambrosiana

Dal 18 Ottobre al 31 Dicembre 2019, Marina Abramovic arriva nel complesso della Pinacoteca Ambrosiana, nell’area soterranea dell’antico foro romano di Milano, all’interno del percorso di visita della Cripta di San Sepolcro, con il ciclo di video The Kitchen. Homage to Saint Therese.

La Cripta di San Sepolcro, da poco riportata a pieno splendore grazie ai grandi lavori di restauro che la hanno interessata, continua a svelarsi nel connubio con la video arte e i grandi artisti contemporanei, iniziato nel 2017 con Bill Viola e proseguita poi con Michelangelo Antonioni e Andy Warhol.

The Kitchen. Homage to Saint Therese è un’opera molto significativa nella quale Marina Abramovic si relaziona con una delle più importanti figure del cattolicesimo, Santa Teresa d’Avila. L’opera si compone di tre video, che documentano altrettante performance tenute nel 2009 dall’artista nell’ex convento di La Laboral a Gijón, in Spagna.

Curata da Casa Testori e prodotta dal Gruppo MilanoCard, gestore della Cripta di San Sepolcro, in collaborazione con la Veneranda Biblioteca e Pinacoteca Ambrosiana, la mostra interesserà l’area sotterranea della Pinacoteca Ambrosiana dove sorgeva il Foro Romano (oggi Sala dell’area del Foro) e sarà parte del percorso di visita che porterà a rivedere la Cripta di San Sepolcro.

Marina Abramovic all’Ambrosiana
18 Ottobre – 31 Dicembre 2019
Martedi-venerdi 12-20 / sabato e domenica 10-20
www.criptasansepolcromilano.it

Image Up_Marina Abramović “The Kitchen V, Carrying the Milk”, from the series The Kitchen, Homage to Saint Therese. Video installation, color, 2009 (© Marina Abramović – Courtesy of the Marina Abramovic Archives)

03
Giu

Rebecca Horn. Body Fantasies & Theatre of Metamorphoses

Museum Tinguely in Basel and Centre Pompidou-Metz present two parallel exhibitions devoted to the artist Rebecca Horn, offering complementary insights into the work of an artist who is among the most extraordinary of her generation. In the Body Fantasies show in Basel, which combines early performative works and later kinetic sculpture to highlight lines of development within her oeuvre, the focus is on transformation processes of body and machine. The exhibition Theatre of Metamorphoses explores in Metz the diverse theme of transformation from animist, surrealist and mechanistic perspectives, placing special emphasis on the role of film as a matrix within Horn’s work.

Rebecca Horn. Body Fantasies at Museum Tinguely, Basel
Horn’s work is always inspired by the human body and its movement. In her early performative pieces of the 1960s and ’70s, this is expressed via the use of objects that serve as both extensions and constrictions of the body. Since the 1980s, her work has consisted primarily of kinetic machines and, increasingly, large-scale installations that “come alive” thanks to movement, the performing body being replaced by a mechanical actor. These processes of transformation between expanded bodies and animated machines in Horn’s oeuvre, which now spans five decades, are the focus of the Basel show.

Although in terms of materiality the mechanical constructions with their cold metal contrast starkly with Horn’s earlier body extensions made using fabric and feathers, they do pursue and develop their specific movements. The Body Fantasies exhibition juxtaposes performative works and later machine sculptures in order to follow the unfolding development of such motifs of movement. Divided up into four themes (Flapping Wings, Circulating, Inscribing, Touching) the Basel show traces the development of her works as “stations in a process of transformation” (Rebecca Horn), emphasizing this continuity in her work.

This major solo exhibition of her work—that includes body instruments and actions, films, kinetic sculptures and installations—is the first of its kind in Switzerland for more than 30 years, taking place at Museum Tinguely from June 5 to September 22, 2019.

The exhibition Body Fantasies in Basel is curated by Sandra Beate Reimann.

Rebecca Horn. Theatre of Metamorphoses at Centre Pompidou-Metz
First major exhibition in France, after the one at the Musée des Beaux-arts de Grenoble in 1995, the show Rebecca Horn. Theatre of Metamorphoses at Centre Pompidou-Metz follows the processes at work in Rebecca Horn’s research, from her preparatory drawings to her sculptures and installations.

The exhibition reveals in watermarks the affinities they maintain with certain figures of surrealism and their repetition and their transformation during the course of five decades of creation. Rebecca Horn perpetuates in a unique manner, the themes bequeathed to us by mythology and fairytales, such as metamorphosis into a hybrid or mythical creature, the secret life of the world of objects, the secrets of alchemy, or the fantasies of body-robots. These founding themes, which have been present in numerous currents of art history such as Mannerism or Surrealism, resonate in the exhibition. It highlights artists who have nourished her imagination, like Man Ray, Meret Oppenheim, Marcel Duchamp, or Jean Cocteau and whose works are matched with those of Rebecca Horn. This show is an invitation to share this discernible stage so that it becomes for the visitor-spectator “the free space of his own imagination.”

This exhibition will be taking place at Centre Pompidou-Metz from June 8 to January 13, 2020.
The exhibition Theatre of Metamorphoses in Metz is curated by Emma Lavigne and Alexandra Müller.

Rebecca Horn
Body Fantasies
June 5–September 22, 2019

Rebecca Horn
Theatre of Metamorphoses
June 8, 2019–January 13, 2020

Vernissage: June 4, 6:30pm
Museum Tinguely, Basel
Vernissage: June 7, 7pm
Centre Pompidou-Metz, Metz

www.tinguely.ch
www.centrepompidou-metz.fr

Image: Rebecca Horn, White Body Fan, 1972. Photograph. Rebecca Horn Collection. © 2019 Rebecca Horn/ProLitteris, Zürich

30
Apr

Lygia Pape

Fondazione Carriero presents Lygia Pape, curated by Francesco Stocchi, the first solo exhibition ever held in an Italian institution on one of the leading figures of Neoconcretism in Brazil, organized in close collaboration with Estate Projeto Lygia Pape

Fifteen years after the death of Lygia Pape (Rio de Janeiro, 1927-2004), Fondazione Carriero sets out to narrate and explore the career of the Brazilian artist, emphasizing her eclectic, versatile approach. Across a career spanning over half a century, Pape came to grips with multiple languages—from drawing to sculpture, video to dance and poetry, ranging into installation and photography— absorbing the experiences of European modernism and blending them with the cultural tenets of her country, generating a very personal synthesis of artistic practices. Inserted in the architecture of the Foundation, the exhibition represents a true voyage in the artist’s world, organized in different spaces, each of which delves into one specific aspect of her work, through the presentation of nuclei of pieces from 1952 to 2000. The exhibition provides an opportunity for knowledge, analysis and investigation of an artist whose practice embodies some of the key areas of research of Post-War. 

The exhibition Lygia Pape offers visitors a chance to approach the artist’s output and to observe it from multiple vantage points, starting from analysis of her research, a synthesis of invention and contamination from which color, intuition and sensuality emerge. Full and empty, interior and exterior, presence and absence coexist, conveying Pape’s figure and continuous experimentation, sustained by an ability to combine materials and techniques through the use of unconventional modes and languages of expression. Seen as a whole, her research reveals the way each new project develops as a natural evolution of those that preceded it. These connections are highlighted in the display of the works, spreading through the three floors of the Foundation and linked together by a common root, a leitmotif that originates in observation of nature and develops in a maximum formal tension using a reduced vocabulary.
The works on view include Livro Noite e Dia and Livro da Criação, books seen as objects with which to establish a relationship, condensations of mental and sensory experiences. The Tecelares, a series of engravings on wood, combine the Brazilian folk tradition with the Constructivist research of European origin. The exhibition also features Tteia1, the distinguished installation that embodies Lygia Pape’s investigation of materials, the third dimension and the constant drive towards reinvention and reinterpretation of her language.
 Today her work offers interesting tools for the interpretation of the issues of our present, in an approach based less on rules and more on spontaneity, applied by the artist has a key for deconstructing the standards and schemes of preconceptions. 

About Fondazione Carriero
Fondazione Carriero opened to the public in 2015, thanks to the great passion of its founder for art and his desire to share this passion with the public. It is a non-profit institution that joins research activities to commissioning new works for solo, and group exhibitions.

With the creation of a free venue open to everyone, the Foundation aims to promote, enhance, and spread modern and contemporary art and culture, acting as a cultural center in collaboration with the most acclaimed and innovative contemporary artists while also drawing attention to new artists or those from the past who deserve to be reconsidered. From a perspective that joins rediscovery and experimentation, investigations into any form of intellectual expression are joined with commissioning new works.

Lygia Pape
March 28–July 21, 2019 

Fondazione Carriero
Via Cino del Duca 4 
20122 Milan 
Italy 
Hours: Monday–Saturday 11am–6pm H

Contact
T +39 02 3674 7039 
info@fondazionecarriero.org
press@fondazionecarriero.org

29
Mar

Jenny Holzer: Thing Indescribable

The Guggenheim Museum Bilbao presents Jenny Holzer: Thing Indescribable, a survey of work by one of the most outstanding artists of our time. Sponsored by the Fundación BBVA, this exhibition features new works, including a series of light projections on the facade of the museum, which can be viewed each night from March 21 to March 30. Holzer’s work has been part of the museum’s fabric since its beginnings, in the form of the imposing Installation for Bilbao (1997). Installed in the atrium, the work—commissioned for the museum’s opening—is made up of nine luminous columns, each more than 12 meters high. Since last year, this site-specific work has been complemented by Arno Pair (2010), a set of engraved stone benches gifted to the museum by the artist.

The reflections, ideas, arguments, and sorrows that Holzer has articulated over a career of more than 40 years will be presented in a variety of distinct installations, each with an evocative social dimension. Her medium—whether emblazoned on a T-shirt, a plaque, a painting, or an LED sign—is language. Distributing text in public space is an integral aspect of her work, starting in the 1970s with posters covertly pasted throughout New York City and continuing in her more recent light projections onto landscape and architecture.

Visitors to this exhibition will experience the evolving scope of the artist’s practice, which addresses the fundamental themes of human existence—including power, violence, belief, memory, love, sex, and killing. Her art speaks to a broad and ever-changing public through unflinching, concise, and incisive language. Holzer’s aim is to engage the viewer by creating evocative spaces that invite a reaction, a thought, or the taking of a stand, leaving the sometimes anonymous artist in the background.

Jenny Holzer
Thing Indescribable
March 22–September 9, 2019

Guggenheim Bilbao
Abandoibarra et.2
48001 Bilbao
Spain

jennyholzer.guggenheim-bilbao.eus

Curated by: Petra Joos, curator of the Guggenheim Museum Bilbao

Image: Jenny Holzer, Survival, 1989

28
Mar

Italian Pavilion at the Venice Biennale. Neither Nor: The challenge to the Labyrinth

Neither Nor: The challenge to the Labyrinth (Né altra Né questa: La sfida al Labirinto) is the title of the exhibition for the Italian Pavilion at the 58th Venice Biennale, curated by Milovan Farronato and featuring work by Enrico David (Ancona, 1966), Chiara Fumai (Rome, 1978–Bari, 2017) and Liliana Moro (Milan, 1961).

The subtitle of the project alludes to La sfida al labirinto (The Challenge to the Labyrinth), a seminal essay written by Italo Calvino in 1962 that has been the inspiration for Neither Nor. In this text the author proposed a cultural work open to all possible languages and that felt itself co-responsible in the construction of a world which, having lost its traditional points of reference, no longer asked to be simply represented. To visualize the intricate forms of contemporary reality, Calvino turned to the vivid metaphor of the labyrinth: an apparent maze of lines and tendencies that is in reality constructed on the basis of strict rules.

Interpreting this line of thought in an artistic context, Neither Nor—whose Italian title, Né altra Né questa, already uses the rhetorical figure of the anastrophe to disorientate—gives agency to a project of ‘challenge to the labyrinth’ that takes Calvino’s lesson on board by staging an exhibition whose layout is not linear and cannot be reduced to a set of tidy and predictable trajectories. Many generous journeys and interpretations are offered to the public, whom the exhibition entrusts with the chance to take on an active role in determining the route they will take and thereby find themselves confronted with the result of their own choices, accepting doubt and uncertainty as inescapable parts of understanding.

The exhibition is accompanied by a Public Program including talks by Enrico David, Liliana Moro and Prof. Marco Pasi, as well as the presentation of Bustrofedico (“Boustrophedon”), a new experimental short film by Italian filmmaker Anna Franceschini documenting the exhibition, produced by In Between Art Film and Gluck50, to be premiered in Venice at the end of the show. The Educational Program, promoted by the Directorate-General for Contemporary Art and Architecture and Urban Peripheries (DGAAP) of the Ministry for the Cultural Heritage and Activities, invites participants to collectively study and perform a choreography conceived by Christodoulos Panayiotou (Limassol, Cyprus, 1978), inspired by the ‘Dance of the Cranes’ which, according to the ancient Greek poet Callimachus, celebrated Theseus’s escape from the Labyrinth of Knossos. The Programs are curated by Milovan Farronato, Stella Bottai and Lavinia Filippi, and will be held in the spaces of the Italian Pavilion.

Neither Nor: The challenge to the Labyrinth will be accompanied by a bilingual catalogue published by Humboldt Books, with essays by Stella Bottai, Italo Calvino, Enrico David, Milovan Farronato, Lavinia Filippi, Chiara Fumai, Liliana Moro, Christodoulos Panayiotou, Emanuele Trevi.

The Italian Pavilion is realized also with the support of Gucci and FPT Industrial, main sponsors of the exhibition, and the contribution of the main donor Nicoletta Fiorucci Russo. Special thanks also go to all the other donors for their fundamental contributions to the project; we are grateful as well to the technical sponsors Gemmo, C&C-Milano and Select Aperitivo.

Neither Nor: The challenge to the Labyrinth
Italian Pavilion at the Venice Biennale
May 11–November 24, 2019

Italian Pavilion at the Venice Biennale
Arsenale
Venice
Italy

www.neithernor.it

Commissioned by the Ministry for Cultural Heritage and Activities
DGAAP – Directorate-General for Contemporary Art and Architecture Urban Peripheries
Commissioner: Federica Galloni, Director General DGAAP

Curated by Milovan Farronato

source: e-flux

26
Mar

La ferita della bellezza. Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina

Alberto Burri, chiamato a realizzare un intervento per la ricostruzione del paese distrutto dal terremoto nella Valle del Belice del 1968, decide di intervenire sulle macerie della città di Gibellina, creando l’opera di Land Art più grande al mondo. Le ricopre di un sudario bianco, di un’enorme gettata di cemento che ingloba i resti e riveste, in parte ricalcandola, la planimetria della vecchia Gibellina. Culmine del percorso interpretativo sono le fotografie in bianco e nero di Aurelio Amendola sul Grande Cretto. Fotografo che per eccellenza ha raccolto le immagini di Burri, dei suoi lavori e dei processi creativi, Amendola ha realizzato gli scatti in due riprese, nel 2011 e nel 2018, a completamento avvenuto dell’opera (2015).

Nel percorso inoltre, il video di Petra Noordkamp – prodotto e presentato nel 2015 dal Guggenheim Museum di New York, in occasione della grande retrospettiva The Trauma of Painting –  filma in un racconto poetico e di grande sapienza tecnica l’opera di Burri e il paesaggio circostante.

Alcune opere uniche dell’artista, veri e propri capolavori, inoltre, estendono non solo ai Cretti ma anche ai Sacchi, ai Legni, ai Catrami, alle Plastiche e a una selezione di opere grafiche la lettura proposta dal celebre psicanalista.
È una ferita che è dappertutto, che trema ovunque. Una scossa, un tormento, un precipitare di fessurazioni infinite ed ingovernabili.

Come scrive Recalcati in Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina, nei Legni la ferita è generata dal fuoco e dalla carbonizzazione del materiale ma, soprattutto, dal resto che sopravvive alla bruciatura. Nelle Combustioni, lo sgretolamento della materia, la manifestazione della sua umanissima friabilità, della sua più radicale vulnerabilità, viene restituita con grande equilibrio poetico e formale. È ciò che avviene anche con le Plastiche dove, ancora una volta, è sempre l’uso del fuoco a infliggere su di una materia debole ed inconsistente come la plastica, l’ustione della vita e della morte.

In occasione della mostra, realizzato dalla casa editrice Magonza un importante volume stampato su carta di pregio e di grande formato con testimonianze e ricerche inedite su Alberto Burri, la sua opera e Il Grande Cretto di Gibellina. Un nuovo testo di Massimo Recalcati raccoglie gli sviluppi ulteriori della sua ricerca, insieme a interventi di storici dell’arte quali Gianfranco Maraniello e Aldo Iori.

Organizzata una conferenza ad hoc tenuta da Massimo Recalcati, un’occasione di una riflessione ampia sull’opera di Alberto Burri e sulla mostra.

La ferita della bellezza. Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina
Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese
dal 23 marzo al 9 giugno 2019

nei seguenti orari: dal 23 marzo al 31 maggio 2019
da martedì a venerdì e festivi (lunedì di Pasqua) ore 10.00 – 16.00 (ingresso consentito fino alle 15.30)
sabato e domenica ore 10.00 – 19.00 (ingresso consentito fino alle 18.30).
Giorni di chiusura: lunedì e 1 maggio

dal 1 al 9 giugno 2019
da martedì a venerdì e festivi ore 13.00 – 19.00 (ingresso consentito fino alle 18.30)
sabato e domenica ore 10.00 – 19.00 (ingresso consentito fino alle 18.30)
Giorni di chiusura: lunedì

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Progetto espositivo itinerante. Dopo la tappa romana l’esposizione riallestita da giugno 2019 ad ottobre 2019 al MAG Museo Alto Garda a Riva del Garda in collaborazione con il MART Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto.

Ingresso gratuito

Tel 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00)
Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
con un prestito della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma
A cura di Massimo Recalcati con il coordinamento scientifico di Alessandro Sarteanesi
Servizi museali Zètema Progetto Cultura
Prodotta da Magonza editore (www.magonzaeditore.it)
Con il patrocinio di Regione Lazio, Regione Sicilia, Comune di Gibellina, Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, Fondazione Orestiadi con un  prestito della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma
Con il sostegno di Broker ufficiale; PL Ferrari; A Member of the Lockton Group of Companies
20
Mar

Miart 2019

A Milano dal 5 al 7 aprile 2019 torna miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea organizzata da Fiera Milano e diretta per il terzo anno da Alessandro Rabottini. 186 gallerie provenienti da 19 paesi esporranno opere di maestri moderni, artisti contemporanei affermati ed emergenti e designer storicizzati e sperimentali. In occasione di miart 2019, fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea organizzata da Fiera Milano, una nuova edizione della Milano Art Week coinvolgerà visitatori, collezionisti e professionisti.

Concepita da miart in collaborazione con il Comune di Milano, la Milano Art Week conferma lo status di capitale culturale e creativa di Milano mettendo in scena una gamma incredibilmente diversificata di posizioni artistiche – sia storiche sia contemporanee – attraverso nuove commissioni artistiche, mostre monografiche e collettive tematiche. A partire dal 1 aprile, ogni giornata della Milano Art Week ospiterà opening e visite straordinarie presso mostre e progetti artistici tra cui, fra gli altri:

– Sheela Gowda, a cura di Nuria Enguita e Lucia Aspesi; Giorgio Andreotta Calò, a cura di Roberta Tenconi presso Pirelli HangarBicocca
– Lizzie Fitch / Ryan Trecartin presso Fondazione Prada
– Ibrahim Mahama alla Fondazione Nicola Trussardi, a cura di Massimiliano Gioni
– Anna Maria Maiolino presso PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, a cura di Diego Sileo
– XXII Triennale di Milano. Broken Nature: Design Takes on Human Survival a cura di Paola Antonelli presso La Triennale di Milano
– Lygia Pape alla Fondazione Carriero, a cura di Francesco Stocchi
The Unexpected Subject. 1978 Art and Feminism in Italy presso FM – Centro per l’Arte Contemporanea, a cura di Marco Scotini e Raffaella Perna
– Renata Boero, a cura di Anna Daneri e Iolanda Ratti; Marinella Pirelli, a cura di Lucia Aspesi e Iolanda Ratti al Museo del Novecento
– Antonello da Messina, a cura di Giovanni Carlo Federico Villa; Jean-Auguste-Dominique Ingres, a cura di Florence Viguier a Palazzo Reale
– Carlos Amorales alla Fondazione Adolfo Pini, a cura di Gabi Scardi
– Sophia Al-Maria presso Fondazione Arnaldo Pomodoro, a cura di Cloé Perrone
– Jamie Diamond presso Osservatorio Fondazione Prada, a cura di Melissa Harris
– Morbelli (1853-1919) alla GAM – Galleria d’Arte Moderna, a cura di Paola Zatti
Hyper Visuality. Film & Video Art from the Wemhöner Collection a Palazzo Dugnani e curata da Philipp Bollmann
– Hans Josephsohn presso ICA, a cura di Alberto Salvadori
– Anj Smith presso il Museo Poldi Pezzoli
The Last Supper After Leonardo alla Fondazione Stelline e curata da Demetrio Paparoni

La Milano Art Week porterà in scena anche la performance attraverso alcune prestigiose commissioni, fra cui mk e Linda Fregni Nagler presso Triennale Teatro dell’Arte e Anna Maria Maiolino al PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea.

La Milano Art Week 2019 culminerà con la Art Night di sabato 6 aprile – una serata di inaugurazioni e performance diffuse nei numerosi spazi non profit e di sperimentazione della città – e con l’ apertura straordinaria delle gallerie milanesi prevista per domenica 7.

miart vi aspetta a Milano dal 5 al 7 aprile 2019 (con anteprima VIP il 4 aprile)!

Main Partner : Intesa Sanpaolo – Intesa Sanpaolo Private Banking
Partner : Herno, Fidenza Village, Snaporazverein, LCA Studio Legale
miartalks powered by : In Between Art Film
Sponsor : Ruinart, Flos, Nava press
Media Partner : Elle Decor
International Media Partner: The New York Times
Official Guide : My Art Guides
Online exclusively on : Artsy

La campagna visiva Horizon è un racconto per immagini dal sapore cinematografico che celebra il tema dell’arte come luogo di esplorazione, scoperta e mutamento.

Horizon è stata realizzata da:
fotografo Jonathan Frantini
Art Direction di Francesco Valtolina per Mousse
Assistente Art Direction: Anita Poltronieri (Mousse)
Assistente fotografo: Francesca Gardini, Giacomo Lepori
Casting: Semina Casting
Modelli: Amelie, Lorenzo, Clara, Federico, Alessandro, Mohamed, Sara, Angela, Martina, Alessandro, Nicolo’, Davide, Loreley, Mehdi
15
Mar

Manifesto. Julian Rosefeldt

L’architettura del Palazzo delle Esposizioni viene ridisegnata dall’installazione Manifesto di Julian Rosefeldt articolata in 13 grandi schermi con storie diverse che, di tanto in tanto, si accordano nella potenza di una voce corale.

L’opera, apparsa per la prima volta nel 2015, rende omaggio alla tradizione toccante e alla bellezza letteraria dei manifesti artistici del Novecento, mettendo allo stesso tempo in discussione il ruolo svolto dalla figura dell’artista nella società contemporanea. Per ciascuna delle 13 proiezioni, Rosefeldt ha creato un collage di testi attingendo ai manifesti di futuristi, dadaisti, Fluxus, suprematisti, situazionisti, Dogma 95 e di altri collettivi o movimenti o alle riflessioni individuali di artisti, danzatori e registi come Umberto Boccioni, Antonio Sant’Elia, Lucio Fontana, Claes Oldenburg, Yvonne Rainer, Kazimir Malevich, André Breton, Elaine Sturtevant, Sol LeWitt, Jim Jarmusch, Guy Debord, Adrian Piper, John Cage.

Ogni stazione presenta una diversa situazione incentrata, ad eccezione del prologo, su undici diversi personaggi femminili e su uno maschile: un senzatetto, una broker, l’operaia di un impianto di incenerimento dei rifiuti, una CEO, una punk, una scienziata, l’oratrice a un funerale, una burattinaia, la madre di una famiglia conservatrice, una coreografa, una giornalista televisiva e un’insegnante, tutte figure interpretate dall’attrice australiana Cate Blanchett. È lei a infondere nuova linfa drammatica alle parole dei manifesti che risuonano in contesti inaspettati.Nel suo complesso, l’opera si presenta come un “manifesto dei manifesti”, che l’artista definisce una sorta di call to action contemporanea, nella quale il significato politico è verificato alla luce di una componente performativa. Frutto, in molti casi, di una rabbia o di una vitalità giovanili, i manifesti del Novecento non solo esprimono il desiderio dei loro autori di cambiare il mondo attraverso l’arte, ma si fanno interpreti della voce di un’intera generazione. Esplorando la potenza e l’urgenza di queste affermazioni – espresse con passione e convinzione dagli artisti di epoche diverse – Manifesto si chiede se le parole e sentimenti in esse contenute, abbiano retto la prova del tempo.

Hanno ancora un significato universale? E come sono cambiate le dinamiche tra politica, arte e vita vissuta?

Manifesto è un’opera, scritta, diretta e prodotta da Julian Rosefeldt. È stata commissionata dall’ACMI – Australian Centre for the Moving Image di Melbourne, l’Art Gallery of New South Wales di Sydney, dalla Nationalgalerie – Staatliche Museen zu Berlin e dallo Sprengel Museum di Hanover; co-prodotta da Burger Collection Hong Kong e Ruhrtriennale e realizzata grazie al generoso sostegno di Medienboard Berlin-Brandenburg e in cooperazione con Bayerischer Rundfunk.

Manifesto. Julian Rosefeldt
fino al 21 aprile 2019

Palazzo delle Esposizioni
Roma,Via Nazionale 194

Immagine in evidenza: video still frame from Manifesto@Palazzo Esposizioni, 2019_ph. amaliadilanno