Category: video arte

29
Giu

James Turrell. The Substance of Light

Anyone who immerses themselves in James Turrell’s light spaces enjoys a magical experience: the colored, changing light makes the room seem endless. Born in 1943 in Los Angeles, Turrell took an avid interest in flying at an early age. Today, he describes the skies as his studio, his material, his canvas. In the 1960s, influenced by minimal art and land art, he employed a range of techniques to give the immaterial light a physical presence. The Substance of Light at the Museum Frieder Burda is an exhibition conceived in close cooperation with the artist himself. Over five decades, Turrell’s work has combined conceptual thinking, science, technology and spirituality to create a unique art form: the artwork takes shape through the perception of the observer, which becomes so focused that he, in Turrell’s words, “can see his own seeing.”

This becomes clear right at the beginning of the exhibition, when visitors are led into the huge light space Apani, which already caused a sensation at the Venice Biennale in 2011. Turrell uses the German word “Ganzfeld” to describe these installations, in which visitors enter a room that seems to have no limits, with its own, especially composed light sequence. This triggers a paradox phenomenon: the visitor‘s attention turns from outside to inside, changing into a kind of meditative observing. “In a way,” explains the artist, “light unites the spiritual world with the ephemeral, physical world.” Turrell‘s affection for painting is demonstrated by his “Wedgework” installations. Projections form walls and barriers made of colored light. They suggest a spatial depth but also evoke the monochrome canvases of color field painting. The exhibition also presents Turrell’s most ambitious project, Roden Crater: During a flight in the 1970s, he noticed an extinct volcano in the Arizona desert. Since then, he has been converting it into a type of space observatory. This complex of subterranean chambers, shafts and tunnels is like a temple dedicated only to light. A selection of models, photographs and a film documentary provide impressions of the biggest artwork on our planet. Models and prints of Turrell‘s Skyspaces are on show on the mezzanine: this part of the show is dedicated to these walk-in light spaces whose architecture is especially designed to fit in with their surroundings. They comprise both solitary constructions and individual rooms in existing buildings, with apertures in their ceilings, through which one can gaze at the skies as if they were a living work of art.

Upstairs in the museum, a small selection of light works is on show. These include one of his Dual Shallow Space Constructions, which display light frames in front of a wall of light or a room of light, along with one of his astonishing Projection Pieces, his earliest series. Here, a projector shines a geometric body of light on the opposite corner of the room. In the cabinet, also upstairs, works never seen before from his two-dimensional “Hologram Series” are on display.

Finally, in the basement, the viewer can look forward to a new creation especially made for the Frieder Burda Collection: Accretion Disk is part of the “Curved Wide Glass Series,” whose objects slowly change color over a space of several hours. The cosmic aspect of James Turrell‘s art manifests itself here: in astrophysics, an accretion disk is the term used for a disk of gas or interstellar dust orbiting around a central body, often a new-born star.Continue Reading..

28
Giu

Silvia Celeste Calcagno. La plasticità del sé – Room 60

Continua la collaborazione del Museo Carlo Zauli con AICC Associazione Italiana Città delle Ceramiche su progetti formativi contemporanei ed inediti pensati per i ceramisti, in particolare rivolti ai residenti delle Città della Ceramica. I laboratori che furono di Carlo Zauli, dal 2002 sono teatro di sperimentazioni ceramiche promosse dal museo a lui intitolato attraverso residenze con artisti contemporanei internazionali e workshop con maestri della ceramica e rappresentano il luogo ideale e naturale sul territorio per creare incontri ed esperienze, generare idee innovative, approfondire temi attuali legati al mestiere del ceramista. Per questo progetto formativo l’invito del museo va a  Silvia Celeste Calcagno, che conduce i partecipanti del workshop di tre giorni in un viaggio alla scoperta della propria identità, acquisendo gli strumenti tecnici legati alla stampa su ceramica.  Dopo il lavoro in laboratorio, il workshop apre al pubblico, per restituire a tutti i risultati del lavoro, all’interno del calendario MCZ Padiglione Estate 2018, in concomitanza con l’opening dell’installazione di Silvia Celeste Calcagno, visitabile fino al 25 luglio 2018.

«È lei! È proprio lei! Finalmente l’ho trovata!», esultava Roland Barthes quando, nel suo celebre saggio “La camera chiara”, racconta di avere rinvenuto in uno scatolone, durante una giornata di novembre, il “Giardino d’inverno”, la fotografia che ritrae sua madre bambina. L’unica, fra tante, a restituire in modo autentico la sensazione sicura del ricordo della donna da lui tanto amata. Quel “reale che non si può più toccare”, la fotografia, che è anche “agente della Morte, l’alibi che nega lo smarrimento del vivente”.
Il fulcro del workshop sarà l’ampio e complesso tema dell’identità e il senso del doppio, da sempre affrontati nel percorso dell’artista. Tra “Uno, nessuno, centomila” di Luigi Pirandello e la stereotipata moda del selfie, indagheremo con complessa solennità il tema dell’autoritratto fotografico allo specchio, il senso del doppio e le innate potenzialità della materia, forti della consapevolezza di non essere né fotografi e né necessariamente ceramisti. Attraverso queste due negazioni, proveremo ad affermare e codificare un nostro personale alfabeto mediante un preciso metodo.

“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Le parole di Lavoisier sembrano rievocarsi come un mantra illuminista davanti alle immagini proposte per il Solo Show dedicato da Silvia Celeste Calcagno alla Plasticità del sé. È un’indagine scientifica dell’anima, quella operata dall’artista utilizzando video in sequenza e immagini in dissolvenza, un percorso evocativo che invita ciascuno ad oltrepassare la soglia di ciò che crede di conoscere per giungere alle profondità insondabili della propria coscienza, da cui rinascere mutato. Room 60, elaborato per questa specifica occasione, si presenta come un progetto volto a porre chi guarda in relazione con le sensazioni suscitate dall’ineluttabilità dell’esistere in rapporto al non esistere: un’installazione spiazzante in cui la ciclicità e la fissità guidano attraverso un’interiorità specchiante. All’interno degli spazi emotivi il cambiamento resta, perno paradossalmente saldo, unica garanzia di continuo equilibrio.Continue Reading..

21
Giu

1977 2018. Mario Martone Museo Madre

Al Madre la prima retrospettiva dedicata al regista napoletano Mario Martone, concepita come un viaggio all’interno del suo percorso artistico.

Al Madre Martone presenta un film-flusso prodotto dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, installazione che entrerà a far parte della collezione permanente del museo, realizzata attraverso il montaggio dei materiali conservati nell’Archivio Mario Martone, in collaborazione con PAV e con il supporto dellaFondazione Campania dei Festival-Napoli Teatro Festival Italia. Attraverso documenti e filmati inediti, immagini di repertorio, brani di film e riprese di spettacoli teatrali che ne documentano la poliforme attività creativa, l’esperienza artistica di Martone viene presentata secondo un ordine non cronologico ma evocativo, in cui tutti i segni che raccontano la storia del regista convivono in un rapporto orizzontale di per sé contemporaneo. Proiettata simultaneamente su quattro schermi nella Sala Re_PUBBLICA MADRE, la presentazione del film-flusso rielabora musealmente la messa in scena di uno spettacolo teatrale di Martone del 1986, Ritorno ad Alphaville, ispirato all’omonimo film di Jean-Luc Godard, di cui sono riproposti l’andamento circolare e la visione simultanea da parte del pubblico.

Come in tutta la ricerca artistica di Martone, anche in questa mostra retrospettiva al Madre il ruolo attivo dello spettatore risulta determinante: al centro della sala sono posizionate, su una pedana, trentasei sedie girevoli, ciascuna collegata ad una cuffia con accesso diretto ai quattro canali audio corrispondenti a ognuno dei quattro schermi sui quali il film-flusso è proiettato. Lo spettatore potrà così orientare la propria attenzione girando la seduta per seguire alternativamente l’andamento delle proiezioni del film e cogliere, oltre che le singole immagini, anche le possibili connessioni visive o tematiche fra di esse. Il film stesso è stato montato secondo un flusso lineare che accoglie in sé sia la superficie bidimensionale dello schermo sia la spazialità tridimensionale dell’ambiente di proiezione, restituendo visivamente e sensorialmente le connessioni interne e quindi la circolarità propria dell’opera e della ricerca del regista napoletano.

1977 2018. Mario Martone Museo Madre
a cura di Gianluca Riccio
fino al 3 settembre 2018
Re_PUBBLICA Madre

Orari: Lunedì / Sabato 10.00 – 19.30, Domenica 10.00 – 20.00, Martedì chiuso

Via Settembrini 79, 80139 Napoli
+39.081.197.37.254
info@madrenapoli.it
Immagine: 1977 2018. Mario Martone Museo Madre, courtesy Museo Madre
14
Giu

PRIVATE 57

PRIVATE 57 è un progetto speciale che unisce architettura, arte, fotografia e design. L’idea nasce dalla collaborazione di Maria Vittora Paggini Interior Design, Enrico Fico Digital Communication, Tuttaluce Design e Tiziana Tommei Contemporary Art, muovendo dal modello di Open House. Per l’occasione il meraviglioso appartamento neo ristrutturato da Maria Vittoria Paggini sarà aperto al pubblico e accoglierà al suo interno una mostra di design firmata da Tuttaluce e uno show di arte contemporanea e fotografia curato da Tiziana Tommei. La comunicazione dell’evento, grafica e fotografica, è realizzata da Enrico Fico.

Saranno esposte opere di Alessandro Bernardini (Arezzo 1970), Luca Cacioli (Arezzo 1991), Enrico Fico (Napoli 1985), Roberto Ghezzi (Cortona 1978), Donatella Izzo (Busto Arsizio 1979), Simone Lingua (Cuneo 1981) e Bernardo Tirabosco (Arezzo 1991).

Partner della serata è Tenuta la Pineta, che offrirà in degustazione un prodotto speciale: il vino Persimo.

La vernice è in programma dalle ore 19 alle ore 22 e la mostra resterà aperta e visitabile su appuntamento fino al 23 giugno 2018.

PRIVATE 57
House _ Art _ Design
13 / 23 giugno 2018
via Isonzo 57, 52100 Arezzo

Contact: Tiziana Tommei, contemporary art curator, +393984385565, info@tizianatommei.it

Imamgine in evidenza: ROBERTO GHEZZI, Naturografia di fiume I e II, 2018, elementi naturali su organza, 45×45 e 20×20 cm, ph. Enrico Fico

13
Giu

Gianluca Maver. Nest

Carlo Gallerati è lieto di presentare Nest, una mostra personale di Gianluca Maver a cura di Noemi Pittaluga. “Nel progetto Nest, le fotografie di Gianluca Maver si caricano di senso assoluto attraverso un’osservazione che replica il paradigma del montaggio filmico. Come nelle vignette di un fumetto o in parti di fregi degli antichi templi classici, il messaggio è reso palese dal collage delle immagini che il fruitore compone di volta in volta. La relazione, che trova conferma nel video Nest #001, in cui l’elemento visivo e quello sonoro si compenetrano indissolubilmente, esprime, pur lasciando libertà d’interpretazione, il punto di vista dell’autore. In primissimo piano, isolate dal contesto di appartenenza, l’artista propone al pubblico inquadrature di nidi, radici, piante e uccelli con l’intento di ragionare sul rapporto precario in vigore tra uomo e ambiente. Il cinguettio metodico, che ascoltiamo nell’opera video, interrotto bruscamente dai secchi spari di un cacciatore, manifesta metaforicamente una netta interferenza nell’equilibrio del sistema naturale. Il bulbo selvatico è sradicato, il volatile appare privo di vita, ma il nido, nella sua estrema instabilità strutturale, rimane ben saldo tra i rami di un albero. Simbolo di pace domestica, il rifugio boschivo rimanda inevitabilmente all’idea di grembo materno che, nella sua essenza dicotomica, è potenza generatrice e contemporaneamente organo di estrema fragilità. Non c’è dubbio: è necessario agire e prendere una posizione, pena la cristallizzazione.” (Noemi Pittaluga)

Gianluca Maver è nato a Bergamo nel 1972. Terminati gli studi alla Fondazione Studio Marangoni di Firenze nel 1999, lavora come fotografo con una predilezione per la ricerca, e dal 2000 al 2009 come docente di fotografia nella medesima scuola. Attualmente è docente e capo dipartimento di fotografia presso la Lorenzo de Medici Institute di Firenze.

Principali riconoscimenti:
2000: Premio per un progetto fotografico, Fondazione Studio Marangoni, Firenze; Portfolio in Piazza, vincitore ex equo, a cura di Vittoria Ciolini, Savignano sul Rubicone (FC).
2004: selezionato dal The Center for Fine Art Photography e il Museum of Contemporary Art, Fort Collins, Colorado (USA).
2005 e 2007: Premio Arti Visive San Fedele, Milano.

Principali mostre:
2007: They looked on while it happened, Galerie Image, Aarhus (DK); FotoGrafia festival intenazionale di Roma, a cura di Marco Delogu,Roma.
2008: Visages en Pose, a cura di Anna Mari Amonaci, Galleria Maurizio Nobile Loft, Bologna.
2011: Web_2010 and Web_2012, Wallace Art House, a cura di Wallace Shaw, Edinburgh, Scotland (UK); MIA Milan Image Art Fair, a cura di Fabio Castelli, Milano; Contaminazioni ambientali, a cura di Francesco Gavilli, Villa Barberino di Meleto (PC); Capalbio Fotografia, a cura di Marco Delogu, Capalbio (GR).
2013: Legenda Aurea, a cura di Andrea Lunghi, Rio nell’Elba (LI); Walking Into, Pinetum 01 Farparte, a cura di Lara Caccia, Moncioni (AR); Arte Fiera Bologna, Galleria RB contemporary fineart, Bologna.
2015: L’arte della fuga, a cura di Fausto Forte e Serena Trinchero, Casa Masaccio Arte Contemporanea, San Giovanni Valdarno (AR).
2016: In-Memory, a cura di Carles Marco, Valdarno (AR).

Gianluca Maver. Nest
A cura di Noemi Pittaluga

Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – Roma)
Fino a mercoledì 5 settembre 2018 (ingresso libero)

Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00
sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento
Ufficio stampa: Galleria Gallerati
Informazioni: info@galleriagallerati.it

11
Mag

Pietro Mari. Oggetti non trovati

La tecnica duchampiana del rinominare l’oggetto industriale icastico e dell’associazione aporetica che crea uno spiazzamento nella percezione dell’oggetto-opera è esattamente opposta al metodo di Pietro Mari, un fotografo che a dirla come Antonella Sica ‘tanto è rigoroso e compatto nelle sue opere fotografiche quanto leggero e ribelle come un sasso lanciato contro le convenzioni nelle opere di creazione esposte in questa mostra’. Dopo la sua serie Oggetti Pensanti, oggetti di uso comune che esprimono pensieri spaesanti sul loro destino e sulla realtà (nel piano bidimensionale della fotografia), si applica a definire attraverso la costruzione e la manipolazione di nuovi oggetti il senso di propri pensieri sporadici o ossessivi. Un lavoro tridimensionale ‘costruttivo’ che nasce prima come parola, come idea linguistica e che successivamente diventa Oggetto. Le opere hanno nomi come Blind Trust o Hyperreaktion, Sei Volti Antibiotici o Pissing Match, didascalie nate prima dell’oggetto ed emanatrici dell’oggetto stesso. Come in fotografia Pietro Mari non concede nulla alla bellezza conforme o all’estetizzazione, superfici metalliche sabbiate, punti di sutura, grigi antracite e rari colori di emergenza; una stringatezza ironica dove non compare mai la decorazione o il piacere retinico. Oggetti che stavolta lascia ad altri per la fotografia, come un set che possa liberarlo dalla planarità dell’immagine. 

Vernissage venerdì 11 maggio 2018 ore 18.00

Studio Tiepolo 38-Arte Contemporanea
Via Giovanni Battista Tiepolo, 3B, Roma

La mostra è visitabile fino all’ 8 giugno 2018
Orari visita: dal martedì al giovedì: dalle 16.00 alle 22.00, venerdi e sabato: dalle 16.00 alle 24.00, domenica dalle 16.00 alle 22.00. Chiusa: lunedì

 

27
Mar

Teresa Margolles. Ya Basta Hijos De Puta

Il PAC di Milano presenta la personale di Teresa Margolles (Culiacán,1963), artista messicana che vive e lavora tra Città del Messico e Madrid. Con una particolare attitudine al crudo realismo, le sue opere testimoniano le complessità della società contemporanea, sgretolata da un’allarmante violenza che sta lacerando il mondo e soprattutto il Messico. Vincitrice del Prince Claus Award 2012, Teresa Margolles ha rappresentato il Messico nella 53° Biennale di Venezia nel 2009 e le sue opere sono state esposte in numerosi musei, istituzioni e fondazioni internazionali. Con uno stile minimalista, ma di forte impatto e quasi prepotente sul piano concettuale, le 14 installazioni di Margolles in mostra al PAC esplorano gli scomodi temi della morte, dell’ingiustizia sociale, dell’odio di genere, della marginalità e della corruzione generando una tensione costante tra orrore e bellezza.

Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta dal PAC con Silvana Editoriale, la mostra si inserisce nel calendario dell’Art Week, la settimana milanese dedicata all’arte contemporanea, in occasione della quale l’artista presenta una performance tributo a Karla, prostituta transessuale assassinata a Ciudad Juárez (Messico) nel 2016. Un gesto forte, che lascerà una ferita aperta sui muri del PAC e vedrà protagonista Sonja Victoria Vera Bohórquez, una donna transgender che si prostituisce a Zurigo.

La mostra si inserisce nella prima delle quattro linee di ricerca del PAC, quella che durante le settimane in cui Milano diventa vetrina internazionale con miart e Salone del Mobile e vede protagonisti i grandi nomi del panorama artistico internazionale: Teresa Margolles (2018) e Anna Maria Maiolino (2019).

Venerdì 13 aprile ore 19.30 performance in occasione di miart e Art Week
Domenica 15 aprile ore 18 visita guidata con il curatore
Visite guidate gratuite giovedì h 19 e domenica h 18

Una mostra Comune di Milano – Cultura, PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Silvana Editoriale
sponsor PAC TOD’S
con il contributo di Alcantara e Cairo Editore
con il supporto di VulcanoPac

Padiglione d’Arte Contemporanea
Via Palestro, 14
20122 Milano
+39 02 8844 6359

YA BASTA HIJOS DE PUTA. TERESA MARGOLLES
dal 28 marzo al 20 maggio 2018
a cura di Diego Sileo

PROROGATA al 10 giugno 2018

Immagine in evidenza © Ph. Rafael Burillo | Teresa Margolles, 36 cuerpos, 2010, dettaglio

09
Mar

‘Music For Your Eyes’ di Keziat e Luca Ciarla al ‘The Centre for the Less Good Idea’ di William Kentridge

Parte da Johannesburg, Sudafrica, presso il prestigioso The Centre for the Less Good Idea fondato e gestito da William Kentridge, spazio dedito a performance multidisciplinari e sperimentali, il terzo ciclo di mostre e performance dell’artista italiana Keziat dal titolo Introspective. Un tour che si preannuncia straordinario già in partenza con la performance Music for your eyes, prima tappa estera in uno spazio unico e due uniche date, 15 e 16 marzo 2018. La performance di Keziat sarà introdotta da William Kentridge in conversazione con l’artista sudafricano Sam Nhlengethwa e vedrà l’artista italiana esibirsi con le sue video proiezioni, alcune delle quali realizzate live, con il musicista Luca Ciarla (violino e loop machine) e con la partecipazione speciale della compagnia di danza Darkroom contemporary.

In Music For Your Eyes, Keziat e Luca Ciarla esplorano le varie possibili interazioni tra le due arti; un duo inusuale che prende per mano il pubblico per guidarlo lungo percorsi immaginari dove le note si trasformano in colori, i suoni diventano immagini. Un viaggio suggestivo e visionario in cui le video proiezioni di Keziat, realizzate come vere e proprie video installazioni site specific su veli, stoffe o superfici non convenzionali si fondono, contaminandosi, con la sorprendente musica del violinista Luca Ciarla.

La performance è nata nel 2009 e ha girato il mondo: Trickfilm Festival, Stoccarda (Germania); Auditorium Parco della Musica, Roma; Casa Italiana Zerilli-Marimo’, New York University, New York (Usa); Istituto Italiano di Cultura, Los Angeles (USA); Northern Arizona University, Flagstaff (Usa); The Stella Adler Studio of Acting, New York (USA); Sabiana Paoli art gallery, Singapore; Performing Arts Centre, Mandurah (Australia); Cummins Theatre, Merredin (Australia); Joan Sutherland Performing Arts Centre, Penrith (Australia); Chapel Theater, Glenn Innes (Australia); Mackay Entertainment Centre, Mackay (Australia); The Arts Council Tablelands, Atherton (Australia); Istituto Italiano di Cultura, Jakarta (Indonesia); Grand Salon de l’Hôtel de Ville, Nancy (Francia); Kulturverein, Lauterbach (Germania); Caisa, Helsinki (Finlandia); MAT Museo dell ‘Alto Tavoliere, San Severo; Centro Culturale Elsa Morante, Roma; Teatro Puccini, Merano; Teatro Studio, Scandicci, Firenze; Palazzo Gravisi, Koper (Slovenia), Kino Šiška Centre for Urban Culture, Ljubljana (Slovenia); Teatro Arciliuto, Roma; Istituto Italiano di Cultura, Amsterdam (Olanda); Alluvium, Oldenburg (Germania); Centre Mandapa, Parigi (Francia); António de Almeida Foundation, Porto (Portogallo); Istituto Italiano di Cultura, New York (USA); Istituto Italiano di Cultura, San Francisco (Usa); The Pearl Company, Hamilton (Canada); The Train Studio, Toronto (Canada); Vandercook College, Chicago (Usa); Istituto Italiano di Cultura, Washington DC (Usa); Rio Grande Theatre, Las Cruces (Usa).

Le due date sudafricane segnano l’inizio di Introspective il terzo tour espositivo e performativo di Keziat in programma fino al 2019 con tappe italiane ed estere, in linea con l’iter dei due precedenti cicli espositivi. A seguito del grande successo dei cicli di mostre Visionaria e Hybrids, in collaborazione con Il MAT Museo dell’Alto Tavoliere di San Severo, la Casa Italiana Zerilli Marimò di New York, la Sabiana Paoli art gallery di Singapore, il Centro Culturale Elsa Morante di Roma, l’Istituto Italiano di Cultura di Amsterdam, le Scuderie Aldobrandini di Frascati, la Società Dante Alighieri di Miami e il Chulalongkorn University Museum di Bangkok, l’artista Keziat si prepara a un nuovo e strabiliante tour ‘visionario’ con una partenza davvero eccezionale in un luogo di grande pregio, in sintonia con le sue sperimentazioni ed evoluzioni artistiche. La performance Music for your eyes sarà rappresentata in due date imperdibili e avrà luogo nel celebre The Centre for the Less Good Idea di William Kentridge, spazio il cui punto cardine è la contaminazione delle arti nell’ottica di valorizzazione di progetti di collaborazione, sperimentali e interdisciplinari.

Scheda tecnica:
The Centre for the Less Good Idea di William Kentridge
JOHANNESBURG, SUDAFRICA

Music for your eyes | Keziat
con Luca Ciarla in collaborazione con compagnia danza Darkroom contemporary
15, 16 marzo 2018 ore 19:30

Artist Keziat
www.keziat.net

Organizzazione Violipiano Visual
www.lucavl.com

Communication manager Amalia Di Lanno
info@amaliadilanno.com |www.amaliadilanno.com

Introspective è un progetto Violipiano Visual

In collaborazione con The Centre for the Less Good Idea fondato da William Kentridge

29
Gen

Mustafa Sabbagh | Sislej Xhafa. Umanità

Nello scorso mese di novembre è stata formalizzata la costituzione dell’Associazione Culturale Umanità, fondata con il proposito di occuparsi del concetto di integrazione tra culture differenti e di promuovere i valori supremi del rispetto per l’umanità, dell’empatia, della solidarietà. Ferrara ospiterà, il 26 gennaio 2018, il primo evento promosso dall’Associazione.

Luogo prescelto è il Museo di Casa Romei, antica edificazione signorile costruita tra il Medioevo ed il Rinascimento, che nel corso degli ultimi decenni del XIX secolo venne adibita a ricovero di indigenti: già nel 1872, a seguito dell’alluvione del Reno, numerose famiglie sfollate dai territori devastati furono alloggiate all’interno delle sue sale. Casa Romei è oggi eletta nuovamente – in virtù del suo farsi simbolo di Casa, e attraverso l’importante gesto di incontro tra due noti artisti contemporanei invitati da Umanità – a sito di accoglienza, rivivendo nella consapevolezza sincronica dell’importanza rivestita dal Museo attraverso il suo ruolo sociale[1].

Susseguente ad una tavola rotonda presieduta, dalle 17:30 alle 19:00, dal Professor Paolo Magri [Direttore dell’ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale e docente di Relazioni Internazionali all’Università Bocconi], il tema dell’integrazione verrà dunque riflesso, dalle 19:00 alle 21:00 e nei giorni a seguire fino al 18 febbraio 2018, nelle visioni artistiche di Mustafa Sabbagh e Sislej Xhafa.

Internazionalmente riconosciuti come due tra i massimi esponenti dell’arte contemporanea, essi stessi privi di una precisa appartenenza geografica – se non quella alla sola umanità – i due artisti intrecciano le loro poetiche per la prima volta in questa occasione, con la curatela di Paola Nicita e Andrea Sardo. La mostra, realizzata con l’appoggio della Galleria Continua [San Gimignano], ha altresì ottenuto il patrocinio del MiBACT – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali come evento di profonda rilevanza artistica.

«Lesposizione di Sislej Xhafa e Mustafa Sabbagh è loccasione particolare per assistere a un dialogo doppio: tra gli artisti contemporanei Xhafa e Sabbagh – entrambi, seppur con modalità differenti, legati ad una ricerca artistica indirizzata ad una riflessione sociale – e tra le opere degli artisti in dialogo con gli spazi di Casa Romei – abitazione ancor prima che museo, luogo di accoglienza, di ospitalità, d’arte e di cultura. Umanità è il fil rouge che lega l’indagine compiuta attraverso il lavoro artistico:  la ricerca di un valore da sottolineare come elemento di salvezza, inscindibile dalle ragioni più profonde dell’essere» [Paola Nicita].

Attraverso quattro interventi video ed installativi, selezionati specificamente all’interno del loro percorso artistico, Mustafa Sabbagh e Sislej Xhafa – entrambi presenti all’inaugurazione – aderiscono ad Umanità attraverso un gesto sapientemente artistico, ma innanzitutto profondamente, coscientemente Umano.

[1] In riferimento alla raccomandazione UNESCO 2015 «Museums as spaces for cultural transmission, intercultural dialogue, learning, discussion and training, also play an important role in education (formal, informal, and lifelong learning), social cohesion and sustainable development. Museums have great potential to raise public awareness of the value of cultural and natural heritage and of the responsibility of all citizens to contribute to their care and transmission. Museums also support economic development, notably through cultural and creative industries and tourism».Continue Reading..

22
Gen

Il tesoro è sempre più grande di quello che hai stretto tra le mani

Inaugura sabato 27 gennaio alle ore 18.00 nel Museo del Paesaggio di Torre di Mosto, in provincia di Venezia, la mostra collettiva Il tesoro è sempre più grande di quello che hai stretto tra le mani che riunisce le opere di Federica Landi (Rimini, 1986), Victor Leguy (San Paolo, 1979), Pedro Vaz (Maputo, 1977), Marco Maria Zanin (Padova, 1983).
I quattro artisti presentano in mostra lavori inediti realizzati nel corso di Humus Interdisciplinary Residence, piattaforma interdisciplinare che ha come scopo la contaminazione tra il mondo dell’arte contemporanea e quello di territori “al margine”, ancora estremamente legati al rapporto con l’agricoltura, le tradizioni del mondo contadino, il paesaggio, la terra intesa nel senso primario del termine.
Grazie a un periodo immersivo passato nella zona rurale del Veneto orientale compresa tra i comuni di Torre di Mosto, Eraclea e Caorle, in provincia di Venezia, a stretto contatto con la popolazione locale, gli artisti hanno potuto operare una rilettura delle identità locali attraverso l’arte in dialogo con diverse discipline. Un processo di narrazione che è anche strumento di creazione di consapevolezza e lo sviluppo della comunità stessa in futuro.
Se il lavoro di Pedro Vaz, paesaggista, si è centrato sulla rappresentazione di un tratto del fiume Livenza, Federica Landi, Victor Leguy e Marco Maria Zanin hanno deciso di focalizzarsi sulla rilettura e la narrazione in senso contemporaneo del patrimonio di oggetti appartenenti al Museo della Civiltà Contadina della piccola località di Sant’Anna di Boccafossa, che gli artisti hanno visto come una potenziale attrattiva per attività di educazione, turismo e ricerca.
In mostra saranno esposte una serie di fotografie di Federica Landi, una installazione di Victor Leguy, una video installazione e due grandi pitture di Pedro Vaz, fotografie e sculture di Marco Maria Zanin. Ci sarà inoltre una installazione collettiva realizzata dagli artisti Federica Landi, Victor Leguy e Marco Maria Zanin secondo il modello del deMuseo, dispositivo che mira a ripensare l’idea tradizionale di museo inteso come ente conservativo statico, divenendo al contrario un “organismo” dinamico dove le esperienze collettive sono il fondamento per raccogliere ed elaborare la storia e la memoria locale, che possa fungere da volano per fortificare l’identità e la coesione sociale di un territorio.
L’attività di rilettura dell’identità locale condotta da Humus Interdisciplinary Residence nel Veneto Orientale è stata individuata da VeGAL (Agenzia di sviluppo del Veneto Orientale) nell’ambito del Piano di comunicazione del Programma di Sviluppo Locale (PSL) Leader 2014/2020 “Punti, Superfici e Linee” che VeGAL gestisce nel territorio, con l’obiettivo di aumentare la qualità della vita e le opportunità di lavoro per la popolazione locale, in particolare i giovani, finanziando progetti che investono sul patrimonio ambientale, storico, culturale, agroalimentare del territorio.
Il progetto Humus Interdisciplinary Residence è nato nel 2015 su iniziativa dell’artista Marco Maria Zanin e coinvolge Carlo Sala, curatore e critico d’arte, e Michele Romanelli, psicologo e mediatore di conflitto. In occasione del seminario di conclusione dei lavori che avrà luogo il 25 febbraio 2018 alle ore 17.00 verrà presentata la pubblicazione contenente i testi critici, le immagini del processo artistico e delle opere.

Il tesoro è sempre più grande di quello che hai stretto tra le mani
artisti: Federica Landi, Victor Leguy, Pedro Vaz, Marco Maria Zanin

a cura di Carlo Sala

Museo del Paesaggio di Torre di Mosto
Torre di Mosto, Località Boccafossa (Venezia)
28 gennaio – 25 febbraio 2018
opening: 27 gennaio 2018, ore 18.00
orari: sabato: 15.00-18.00 e domenica: 10.00-12.00 / 15.00-18.00. Dal lunedì al venerdì su appuntamento.
visite guidate: domenica 28 gennaio, 4, 11 e 18 febbraio dalle 15.00 alle 18.00

Immagine: Federica Landi, Shell, 2017, stampa fine art su carta cotone, 70×100 cm