Category: design

11
Set

Corpo a corpo | Body To Body

La mostra analizza quel preciso momento in cui il lavoro degli artisti è caratterizzato dall’appropriazione di nuovi linguaggi che spaziano dalla danza all’evento, dall’happening al teatro, dalla pittura alla musica, dalla teoria alla scultura, dal cinema al video. All’interno di queste complesse vicende culturali, la mostra vuole ritagliare soltanto l’ambito in cui l’artista, lasciate le tradizionali forme dell’arte, utilizza il corpo come mezzo espressivo.

Un momento cruciale che copre i due decenni ’60 e ’70, anni di presa di coscienza e di autodeterminazione in cui si collocano le ricerche sperimentali che hanno declinato in vario modo le istanze femministe di alcune artiste come Marina Abramović, Tomaso Binga, Sanja Iveković, Ketty la Rocca, Gina Pane, Suzanne Santoro e Francesca Woodman e pioniere nella danza come Trisha Brown, Simone Forti e Yvonne Rainer negli scatti di Claudio Abate.

Negli ultimi anni il linguaggio del corpo è stato ripreso da artiste italiane dell’ultima generazione come la coppia formata da Eleonora Chiari e Sara Goldschmied, Chiara Fumai, Silvia Giambrone, Valentina Miorandi e Alice Schivardi – e del collettivo artistico con base a Parigi Claire Fontaine. Tutte hanno riattualizzato l’eredità ricevuta da chi le ha precedute, realizzando una serie di opere che compenetrano le ragioni dell’estetica con quelle della politica. Il loro lavoro ravviva quei caratteri che la critica americana Lucy Lippard riconosceva come contributo del femminismo all’interno della vicenda artistica degli anni ’70: un’arte che fosse “esteticamente e socialmente efficace allo stesso tempo” caratterizzata “da un elemento di divulgazione e da un bisogno di connessione di là dal procedimento e del prodotto”.

Ancora oggi la fotografia, il gesto e l’azione performativa sono gli strumenti ideali usati all’inizio degli anni ’60 dalle artiste per continuare lo scardinamento del linguaggio e dei mezzi espressivi classici e sottolinearne l’inadeguatezza. Il linguaggio verbale, infatti, spesso si è rivelato insufficiente per definire stati d’animo complessi. Per questo motivo la sua destrutturazione visiva, attraverso il collage e il video, è ancora fondamentale per esprimere sentimenti e punti di vista difficili da indagare con altri mezzi espressivi.Continue Reading..

31
Lug

La Terra inquieta

La Triennale di Milano e Fondazione Nicola Trussardi presentano La Terra Inquieta, una mostra ideata e curata da Massimiliano Gioni, promossa da Fondazione Nicola Trussardi e Fondazione Triennale di Milano, parte del programma del Settore Arti Visive della Triennale diretto da Edoardo Bonaspetti.

Una mostra per raccontare le trasformazioni epocali che stanno segnando lo scenario globale e la storia contemporanea, affrontando in particolare il problema della migrazione e la crisi dei rifugiati.

La Terra Inquieta prende a prestito il titolo da una raccolta di poesie dello scrittore caraibico Édouard Glissant, autore che ha dedicato la sua intera opera all’analisi e alla celebrazione della coesistenza di culture diverse. L’esposizione racconta il presente come un territorio instabile e in fibrillazione: una polifonia di narrazioni e tensioni. Attraverso le opere di più di sessanta artisti provenienti da oltre quaranta paesi del mondo – tra cui Albania, Algeria, Bangladesh, Egitto, Ghana, Iraq, Libano, Marocco, Siria e Turchia – e con l’inclusione di documenti storici e oggetti di cultura materiale, la mostra parla delle trasformazioni epocali che stanno segnando lo scenario globale e la storia contemporanea, focalizzandosi in particolare sulla rappresentazione della migrazione e della crisi dei rifugiati.

La Terra Inquieta esplora geografie reali e immaginarie, ricostruendo l’odissea dei migranti e le storie individuali e collettive dei viaggi disperati dei nuovi dannati della terra. Il percorso dell’esposizione si snoda attraverso una serie di nuclei geografici e tematici – il conflitto in Siria, lo stato di emergenza di Lampedusa, la vita nei campi profughi, la figura del nomade e dell’apolide, la migrazione italiana all’inizio del Novecento – a cui si intersecano complesse metafore visive di questo breve e instabile scorcio di secolo.

Ponendo l’accento sulla produzione artistica e culturale più che sulla cronaca, La Terra Inquieta si concentra in particolare sul ruolo dell’artista come testimone di eventi storici e sulla capacità dell’arte di raccontare cambiamenti sociali e politici. Mentre i media e la cronaca ufficiale raccontano di guerre e rivoluzioni viste a distanza, molti artisti conoscono e descrivono in prima persona il mondo da cui provengono i migranti. Le opere in mostra rivelano una rinnovata fiducia nella responsabilità dell’arte e degli artisti di raccontare e trasformare il mondo: non solo immagini di conflitti, ma anche immagini come terreno di incontro, scontro e scambio di punti di vista. Da questi racconti – sospesi tra l’affresco storico e il diario in presa diretta – emerge una concezione dell’arte come reportage lirico, documentario sentimentale e come testimonianza viva, urgente e necessaria.

La Triennale di Milano
Una mostra ideata e curata da Massimiliano Gioni
dal 28 aprile al 20 agosto 2017

Promossa da Fondazione Nicola Trussardi e Fondazione Triennale di Milano
Direzione Artistica Settore Arti Visive Triennale Edoardo Bonaspetti

Immagine: Runo Lagomarsino, “Mare Nostrum” (2016) COURTESY FRANCESCA MININI, MILAN AND COLLECTION AGOVINO, NAPLES

21
Feb

Dalì and Schiaparelli

Dalì and Schiaparelli – presented in collaboration by The Dali Museum and Schiaparelli Paris – will feature haute couture gowns and accessories, jewelry, paintings, drawings, objects and photos, as well as new designs by Bertrand Guyon for Maison Schiaparelli. This will be the first exhibition dedicated to the creative relationship and works of Elsa Schiaparelli and Salvador Dali – friends and collaborators that set Paris and the world ablaze with their groundbreaking visions.

Elsa Schiaparelli was regarded as the most prominent figure in fashion between the two World Wars. Her designs deliberately subverted traditional notions of women’s roles and beauty, embracing and exaggerating the transgressive nature of fashion. Schiaparelli explored bold Surrealistic themes in her designs, heavily influenced by artists, especially Dali, with whom she often collaborated. The vibrant colors, experimental fabrics and elegant handmade decorations set her apart from other designers of the 1920s and 1930s. Some of the most notable clients for Schiaparelli’s haute couture designs included the Duchess of Windsor, Wallis Simpson; heiress Daisy Fellowes; and actresses Mae West and Marlene Dietrich.

Schiaparelli wrote that she “invented” her dresses, and the designs were known for their elegant and daring aesthetic combined with exquisite craftsmanship – a marriage of new ideas with traditional craft. Her designs were like the paintings of Dali in that they combined renaissance precision with wild imagination and dreamlike visions. Their fashion and art both delighted and shocked the senses and that approach was a trademark of their collaborations; their works embodied a sense of freedom and possibility that enlivened popular culture during a tumultuous time.

The Dali will be celebrating the exhibition with a grand fashion show and gala, bringing Paris chic to downtown St. Petersburg. The event will allow guests a glimpse into the secret world of haute couture. Held on Saturday October 14, 2017, the black tie affair will begin with a fashion show featuring contemporary Schiaparelli designs followed by an elegant dinner reception. A more casual yet equally celebratory Sunday brunch will be held the following day. A variety of other events and programs will also accompany the show.

The Dali and Schiaparelli exhibition will be accompanied by a catalog with essays by Dilys Blum, Curator of Costume and Textiles for the Philadelphia Museum of Art, Dali Museum Curator of Exhibitions William Jeffett, Dali Museum Director Hank Hine, and exhibition consultant John William Barger III.

The exhibition is organized by The Dali, St. Petersburg FL in collaboration with Schiaparelli, Paris with loans from the Philadelphia Museum of Art, the Metropolitan Museum and others.

The Dalì Museum
One Dali Blvd,
St. Petersburg, FL 33701

October 18, 2017 through January 18, 2018

Image Credit: Aphrodisiac Telephone (Lobster Telephone). Salvador Dali, 1938

 

11
Dic

Da vicino. “in ascolto dell’inudibile risuono dell’opera”

La galleria A arte Invernizzi inaugura mercoledì 14 dicembre 2016 alle ore 18.30 la mostra Da vicino. “In ascolto dell’inudibile risuono dell’opera” a cura di Francesca Pola, che presenta esclusivamente opere di piccolo formato a creare una costellazione di linguaggi e visioni contemporanei. L’esposizione propone una particolare modalità esperienziale dell’opera d’arte rispetto a quella riservata alle installazioni monumentali o alle opere di grande dimensione, vale a dire una immedesimazione che nasce dalla relazione diretta, quasi tattile, con la fisicità di questi lavori che, per via delle loro dimensioni, possono appunto essere osservati e compresi tramite una percezione ravvicinata.
Se l’idea di una mostra di opere di piccolo formato può annoverare illustri precedenti storici, che vanno dalla Boîte-en-valise di Marcel Duchamp, ai Microsalon parigini di Iris Clert, alle proposte itineranti di sculture da viaggio e arte moltiplicata di Bruno Munari e Daniel Spoerri, essa non pone tuttavia l’accento sugli aspetti “portatili” dell’opera di queste dimensioni, che la rendono spesso la materializzazione di un’idea che appunto si può spostare con facilità. Ad essere privilegiata nel caso di questa mostra è invece l’intimità della relazione che si viene a creare tra osservatore e singolo lavoro, nella necessità di soffermarsi con attenzione su ogni opera per comprenderne i meccanismi creativi, dando luogo a una sorta di immedesimazione per empatia tra osservatore e oggetto. Una componente non secondaria in questo processo di partecipazione è poi naturalmente quella del tempo di fruizione, che si dilata in misura inversamente proporzionale alla dimensione dell’opera stessa.
Le relazioni tra le opere in mostra rispondono a meccanismi di tipo spaziale e associativo, privilegiando quelle personalità creative caratterizzate da una riduzione significante che da sempre costituiscono l’asse portante dei programmi espositivi della galleria. Una proposta di avvicinamento non scontata, nella quale la sequenzialità non è sinonimo di serialità, così come iterazione non significa ripetizione.

In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue con un saggio introduttivo di Francesca Pola, la riproduzione delle opere in mostra e poesie di Carlo Invernizzi che partecipano della stessa empatia umana: a una sua frase, è anche ispirato il sottotitolo della mostra, che sottolinea appunto “l’inudibile risuono dell’opera”, percepibile solo in questo “avvicinamento di attenzione”.

Inaugurazione mercoledì 14 dicembre 2016 ore 18.30Continue Reading..

28
Nov

Fabio Mauri. Retrospettiva a luce solida

Un’ampia mostra retrospettiva, dedicata ad uno dei più grandi artisti contemporanei, influente e seminale esponente delle neo-avanguardie della seconda metà del XX secolo.

a cura di LAURA CHERUBINI, ANDREA VILIANI
Retrospettiva a luce solida è il titolo della mostra monografica dedicata dal Madre nel mese di novembre a Fabio Mauri (Roma, 1926-2009), magistrale esponente delle neo-avanguardie della seconda metà del XX secolo, la cui pratica artistica – incentrata sull’esplorazione dei meccanismi dell’ideologia e dei linguaggi della propaganda, come dell’immaginario collettivo e delle strutture delle narrazioni mediatiche – lo impone fra i più autorevoli e seminali artisti contemporanei a livello internazionale. Organizzata in stretta collaborazione con lo Studio Fabio Mauri, la mostra – la più completa mai dedicata all’artista dopo la retrospettiva, nel 1994, alla GNAM-Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma – comprenderà, in un percorso appositamente concepito per i singoli spazi del museo, più di cento fra opere, installazioni, azioni e documenti, che indagano la storia moderna e contemporanea nei suoi conflitti e nelle sue contraddizioni e trovano nell’intrinseco rapporto fra dimensione storica e dimensione etica il loro fulcro intellettuale ed emotivo.

La prima sezione della mostra, articolata su tutto il terzo piano del museo, presenterà le opere con cui l’artista esplora, in un’iniziale tangenza con le estetiche pop, la dimensione della comunicazione di massa, fino alla serie degli Schermi (anni Cinquanta-Settanta), che si integrano con i “tappeti-zerbini” e una pluralità di altre opere e materiali connessi alla ricerca sui significati e le dinamiche della proiezione, tra cui i principali lavori scultorei e installativi della fine degli anni Sessanta (Cinema a luce solida, 1968; Pila a luce solida, 1968; Colonne di luce, 1968; Luna, 1968). Il percorso culmina in una selezione delle opere con proiezioni, da quelle in 16mm degli anni Settanta su corpi ed oggetti (vari esemplari di Senza e Senza ideologia, la ricostruzione di Intellettuale-Pasolini), fino alle più recenti proiezioni su supporto digitale e di impianto ambientale.

Una seconda sezione della mostra, al piano terra del museo nella sala Re_PUBBLICA MADRE e presso le tre sale del mezzanino, sarà costituita da opere, installazioni, azioni e documentazioni afferenti alla matrice performativa e teatrale della ricerca dell’artista, con una selezione delle più importanti azioni di Mauri, che verranno presentate periodicamente, durante l’arco della mostra, o attraverso materiali documentari e alcune essenziali componenti “sceniche”. Integrandosi in questo ambiente dinamico saranno presentate anche alcune installazioni fondamentali, quali Manipolazione di Cultura (1971-1973, terminato nel 1976), l’opera-libro Linguaggio è guerra (1975), Oscuramento (1975), Il Muro Occidentale o del Pianto (1993), Teatrum Unicum Artium (2007). Spazio di indagine verrà inoltre dedicato alla prima opera teatrale di Mauri, monologo in due tempi e due scene intitolato L’isola (1960).Continue Reading..

28
Nov

ANTONIO MARRAS: NULLA DIES SINE LINEA

VITA, DIARI E APPUNTI DI UN UOMO IRREQUIETO

22 OTT 2016 – 21 GEN 2017

Installazioni edite e inedite, disegni, schizzi e dipinti raccontano il percorso visivo di Antonio Marras.

Mostra antologica di opere d’arte, realizzate negli ultimi vent’anni, che racconta il percorso visivo di Antonio Marras.

Il titolo della mostra è la famosa frase di Plinio il Vecchio riferita al pittore Apelle che “non lasciava passar giorno senza tratteggiare col pennello qualche linea”, suggerisce come lo stesso ha sempre affiancato alla sua attività di stilista quella di artista. Curata da Francesca Alfano Miglietti, l’esposizione vuole essere come lei stessa dichiara: “un’esperienza totalizzante, un viaggio in un mondo suggestivo e provocatorio (suggestivo perché provocatorio), a volte assoluto, a tratti spregiudicato”.

Antonio Marras, conosciuto come “il più intellettuale degli stilisti italiani”, è noto soprattutto per le sue contaminazioni tra i mondi che compongono l’universo creativo: dal cinema alla poesia, dalla storia all’arte visiva. E proprio quest’ultima è la protagonista della mostra. Più volte Marras ha partecipato ad esposizioni e ha lui stesso organizzato mostre ed eventi. Vincitore del Premio Francesca Alinovi, protagonista di una delle ultime Biennali di Venezia, Marras si colloca al centro di un universo poetico teso fra linguaggi diversi, sospeso tra sconfinamenti da una materia all’altra, da una tecnica all’altra, da un’espressività all’altra.

Scrive nel suo testo Francesca Alfano Miglietti: “Per Marras tutto diventa materiale artistico: la sua storia personale, la sua isola, i suoi cani, gli orizzonti, il mare, la storia, gli stracci, i rapporti, le relazioni. Tutti gli ambiti che ha avvicinato, o da cui è avvicinato, divengono materiali da usare al pari del collage, della fotografia, dell’objet trouvèe, della pittura, della scultura, dell’installazione… Materiali con cui ha un rapporto fisico, uno scontro corpo a corpo, con cui conduce quello scontro capace di far nascere un incontro. Un incontro unico e personale. (…) tutto il suo lavoro ha a che fare con la luce… nonostante le ombre e le penombre… una qualità di luce capace di intrecciare una sterminata curiosità intellettuale e una rara potenza creativa”.

Per la mostra della Triennale Antonio Marras, insieme a una serie di installazioni edite e inedite, ha rielaborato più di cinquecento disegni e dipinti, realizzati nel corso degli anni, montandoli su vecchie cornici su cui è intervenuto intessendoli con le più disparate stoffe e appendendoli lungo le pareti della Curva della Triennale, testimoni e al tempo stesso narratori della vita raccontata nelle “stanze”, installazioni con finestre, porte, pertugi, abitate da vecchi abiti (nessuno disegnato da lui) e oggetti di varia natura e foggia. In un allestimento fluido, esso stesso un’opera d’arte, che si estende per più di 1.200 metri quadrati, sono esposti anche gli incontri e le relazioni di Marras, come quello con Maria Lai e Carol Rama, due figure che hanno per prime sollecitato Marras a esporre opere tenute segrete.Continue Reading..

21
Nov

WAITING FOR… di Michele Iodice

La galleria Intragallery è lieta di ospitare nel suo spazio di Napoli la personale WAITING FOR…dell’artista Michele Iodice.

Il 26 novembre, a partire dalle 11.30 sarà esposta in galleria parte della mostra itinerante O.O.PARTS / OUT OF PLACE ARTIFACTS / Reperti Impossibili presentata a Capri in luglio scorso, in attesa dell’inaugurazione del 26 dicembre 2016, quando O.O.PARTS sbarcherà al Mann, il Museo Archeologico di Napoli.

La mostra O.O.PARTS era stata concepita appositamente per gli spazi del Centro Caprense Ignazio Cerio, quale rilettura in chiave contemporanea dei reperti conservati al Museo Cerio.

In quell’occasione, l’artista, ispirato dal piccolo antiquarium della fondazione Cerio, creò una vera installazione site specific di opere ready made, ispirate ai reperti paleontologici ed archeologici collezionati dallo studioso Ignazio Cerio, composta da sculture ispirate all’antichità, ma rese contemporanee dai materiali utilizzati: metallo riciclato, acciaio, alluminio e resine.

“L’acciaio e l’alluminio, metalli o meglio leghe che hanno forgiato e che continuano a forgiare le metropoli e gli utensili della modernità, per contrasto o partenopeamente per continuità, si appropriano delle forme e dei miti degli animali, delle forme viventi più antiche.” (Cit. Mario Codognato)

Nella seconda sala della galleria sarà presentata anche una raccolta dei lavori di design dell’eclettico artista Michele Iodice, per una lettura a più livelli del suo mondo immaginifico.

La mostra è patrocinata dal Centro Caprense Ignazio Cerio.

Michele Iodice nasce nel 1956 a Napoli, dove vive e lavora. Autore di numerosi interventi, al-lestimenti, installazioni e decorazioni in situ: il luogo è rivissuto, dall’artista come uno spazio da interpretare e del quale proporre una significativa trasformazione, non come un contenitore di cose create altrove. Ha realizzato anche scenografie teatrali, impianti per feste, oggetti di design, con grande profusione inventiva ed una voluta alternanza fra la grande opera e il piccolo oggetto, tra il concettuale e il decorativo: affiora in lui un impulso rinascimentale riproposto in una sintesi moderna.

“La cifra autentica dell’opera di Michele Iodice è nella sua appartenenza alla modernità (nel riuso di materiali) e, nel contempo, nella nostalgia attiva del passato: da questo corto circuito nasce l’energia inventiva che ridona dignità estetica ad oggetti, arredi, fasti, frammenti, tracce che riprendono vita in una insanabile frattura temporale purificata da folklore, clichè, ingenuità apologetiche”. ( Cit. G. Merlino)

INTRAGALLERY

Via Cavallerizza a Chiaia 57, Napoli
+39 335 628 3679

OPENING: 26 novembre 2016 dalle ore 11.30
dal 26 novembre 2016 al 12 gennaio 2017

Immagine: Amoeba, acciaio e metallo riciclato, 2016, foto Giuseppe Salviati

25
Mag

59° Premio Faenza. Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte Contemporanea

Officine Saffi ospita

Il 59° Premio Faenza
Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte Contemporanea

Milano, 8 giugno – 15 luglio 2016
Milano, 8 Giugno 2016. Officine Saffi prosegue la collaborazione con il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza presentando nei propri spazi milanesi la selezione delle opere premiate alla 59° edizione del Premio Faenza.

Dall’8 giugno al 15 luglio, alle Officine Saffi di Milano saranno esposti 15 artisti del 59° Premio Faenza tra cui i vincitori dei premi principali, Silvia Celeste Calcagno (Genova, Italia,1974) per la sezione over 40, con l’opera Interno 8 – La fleur coupée – la cui serie di opere è già stata presentata in anteprima alle Officine Saffi in concomitanza dell’aggiudicazione del premio -.
Helene Kirchmair (Hall in Tirol, Austria,1981) vincitrice ex aequo con Thomas Stollar (Claysville, Pennsylvania, Stati Uniti, 1980) per la categoria under 40 rispettivamente con le opere Bobbles e 1900 steps #2. E Nicholas Lees, (Winchester, Regno Unito, 1967) a cui è stato assegnato il Premio Cersaie per l’opera Four Leaning Vessels.

A questi si accompagnano i lavori degli artisti che hanno ricevuto le altre menzioni in palio, Yves Malfliet Kathy Ruttenberg, Ann Van Hoey, Chiara Lecca, Zsolt Jozsef Simon, Marie-Laure Gobat-Bouchat, Monika Jeannette Schoedel-Mueller e Werner Bernhard Nowka, Omur Tokgoz, Giulio Mannino, Irina Razumovskaya, ed Erna Aaltonen.

“Le opere selezionate stanno a dimostrare una varia complessa realtà, frutto di ricerche, formazioni e percorsi diversi, tutti, nel loro personalissimo equilibrio, di altissimo livello. – commenta Claudia Casali direttrice del Museo.

Officine Saffi nella sua mission di realtà promotrice della cultura ceramica rinnova la collaborazione con il MIC volendo rafforzare e sostenere il medium ceramico come mezzo espressivo contemporaneo che oggi più che mai sta vivendo soprattutto in Italia un momento di grande attenzione nel sistema dell’arte.

A questo scopo, a latere della mostra nel corso dell’anno verranno ospitati nei laboratori delle Officine Saffi le residenze d’artista dei vincitori dei premi principali, che rappresenteranno un momento importante di scambio e osmosi a livello internazionale.
Premio Faenza
Il Premio Faenza, istituito nel 1938, negli anni ha visto la partecipazione di artisti come Lucio Fontana, Angelo Biancini, Guido Gambone, Leoncillo Leonardi, Pietro Melandri, Carlo Zauli – e stranieri – come Eduard Chapallaz, Sueharu Fukami – che hanno fatto, non solo la storia della ceramica del XX secolo, ma anche quella della scultura e della pittura del Novecento.Continue Reading..