Category: installazione

04
Set

Paolo Ventura. Carousel

Dal 17 settembre al 8 dicembre CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia ospita «Carousel», un percorso all’interno dell’eclettica carriera di Paolo Ventura (Milano, 1968), uno degli artisti italiani più riconosciuti e apprezzati in Italia e all’estero. Dopo aver lavorato per anni come fotografo di moda, all’inizio degli anni Duemila si trasferisce a New York per dedicarsi alla propria ricerca artistica. Sin dalle sue prime opere Ventura unisce alla grande capacità manuale una particolare visione poetica del mondo, costruendo delle scenografie all’interno delle quali prendono vita brevi storie fiabesche e surreali, immortalate poi dalla macchina fotografica. Con «War Souvenir» (2005), rielaborazione delle atmosfere della Prima Guerra Mondiale attraverso piccoli set teatrali e burattini, ottiene i primi importanti riconoscimenti, come l’inserimento all’interno del documentario della BBC «The Genius of Photography» nel 2007. Dopo dieci anni negli Stati Uniti, rientra in Italia dove realizza alcuni dei suoi progetti più celebri, all’interno dei quali mescola fotografia, pittura, scultura e teatro, come ad esempio nella scenografia di «Pagliacci» di Ruggero Leoncavallo, frutto dell’importante collaborazione con il Teatro Regio di Torino, di cui CAMERA ha esposto alcuni lavori preparatori a gennaio del 2017.

In quest’occasione le sale del museo ospitano alcune delle opere più suggestive degli ultimi quindici anni – provenienti da svariate collezioni, oltre che dallo studio dell’artista – in un’assoluta commistione di linguaggi che comprende disegni, modellini, scenografie, maschere di cartapesta e costumi teatrali. Non si tratta, tuttavia, di un percorso lineare né di una retrospettiva, quanto piuttosto di una messa in scena di tutti i temi ricorrenti della sua poetica, fra i quali spiccano quello del doppio e della finzione. Le prime sale dello spazio espositivo torinese diventano quindi un’autentica full immersion nella poetica di Ventura, un vero e proprio ingresso all’officina dove nascono e si compongono le storie elaborate dall’artista. Un viaggio e un racconto, dunque, secondo quelli che sono i temi e le modalità espressive predilette da Ventura, rappresentante di una fotografia volutamente narrativa: non a caso, i testi che accompagneranno questo percorso saranno stesi e scritti direttamente dall’artista, che diviene la voce narrante della mostra.

La seconda metà dell’esposizione sarà invece dedicata interamente a due nuovi e inediti progetti: il primo è “Grazia Ricevuta”, rivisitazione affettuosamente ironica del tema dell’ex voto, che Ventura naturalmente rielabora a partire dalla manipolazione dell’immagine e dalla presenza costante della sua figura e di quella delle persone a lui vicine. Un ulteriore affondo nella cultura popolare, così amata e ben conosciuta da Ventura, una cultura che da sempre fornisce icone e tematiche al multiforme artista milanese. Il secondo lavoro inedito è l’esito della partecipazione di Ventura al programma “ICCD/Artisti in residenza”, avviato a partire dal 2017 dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione di Roma, ed esposto per la prima volta grazie alla collaborazione fra CAMERA e l’Istituto del MiBACT. Sulla scorta della riflessione sulla rappresentazione delle vicende risorgimentali, Ventura indaga il tema della guerra e della sua rappresentazione in fotografia, influenzata dalla difficile accettazione della modernità del mezzo fotografico in un paese fortemente legato alla tradizione come l’Italia del XIX secolo. Tutto questo attraverso il romanzesco rinvenimento di una serie di rare carte salate risalenti al periodo risorgimentale, nel corso della residenza romana dell’artista. ​

Conclude la mostra una grande e spettacolare installazione, che trasforma l’intero lungo corridoio di CAMERA nel palcoscenico sul quale appare e si sviluppa una città immaginaria, composta dalle tante architetture realizzate da Ventura nel corso degli anni, riassemblate e reinventate per questa occasione in un allestimento di grande suggestione.

Curata da Walter Guadagnini la mostra sarà accompagnata da un volume monografico, pubblicato da Silvana Editoriale, che ripercorre per la prima volta in modo esaustivo e organico tutte le tappe salienti della ricerca dell’artista.

L’attività di CAMERA è realizzata grazie a Intesa Sanpaolo, Lavazza, Eni, Reda, in particolare la programmazione espositiva e culturale è sostenuta dalla Compagnia di San Paolo.

Paolo Ventura. Carousel

Torino, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia

17 settembre – 8 dicembre 2020

Mostra a cura di Walter Guadagnini

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
Via delle Rosine 18, 10123 – Torino
www.camera.to |camera@camera.to

Contatti
CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
Ufficio stampa e Comunicazione
Via delle Rosine 18, 10123 – Torino

Giulia Gaiato
www.camera.to | camera@camera.to
pressoffice@camera.to
tel. 011 0881151

Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
tel. 049 663 499
gestione3@studioesseci.net
www.studioesseci.net

Image: Behind the Walls#05 (da Behind the Walls), 2011

31
Ago

Olafur Eliasson – Sometimes the river is the bridge

Originally scheduled to begin on March 20, Olafur Eliasson’s exhibition at the Museum of Contemporary Art Tokyo opened on June 19. As neither the artist nor the staff of Studio Olafur Eliasson were able to come to Japan due to Covid-19, the exhibition, which involved the installation of 12 rooms of works including six rooms of new ones, was realized by communicating remotely.

The title of the exhibition, Sometimes the river is the bridge, suggests the possibility of bestowing form and function onto formless things—like invisible rivers that may appear to be bridges with a particular form and function, when viewed from a different, alternative perspective. Inspired by the theme of sustainability, this exhibition takes its point of departure from Eliasson’s interest in the environment, as reflected in how he has voiced his opinions at the United Nations as well as through projects like Little Sun (2012–) and Ice Watch (2014–). It is the result of a two-year dialogue with curator Yuko Hasegawa, partially in relation to the tsunami that occurred in the Tohoku region of Japan in 2011.

Eliasson, who is known for his work with water, fog, light, and other natural phenomena, deploys a unique artistic language that gives form to intangible and richly varied materials. In this exhibition, his specific intention was to shift the focus to the viewer’s ecological awareness: in other words, to imbue the perceptual experience with a different meaning or realization. What is unique here is not just the theme of the exhibition: the sustainability theme is also reflected in how it was produced. Consciousness of the carbon footprint associated with the act of staging the exhibition was manifested in how transportation was minimized by increasing the number of components that were locally produced, the choice of the means of transportation, and the use of renewable energy in the exhibition itself. Works were transported from Berlin to Tokyo not by air, but by train and boat via the Trans-Siberian Railway. 12 new drawings from a series called Memories from the critical zone (Germany–Poland–Russia–China–Japan, nos. 1–12) were automatically executed by a drawing machine as a result of the vibrations during the journey.

In addition, the light sculptures are powered by solar panels, while Sustainability Research Lab showcases the products of materials and designs that the studio has experimented with and developed, sometimes in collaboration with outside experts. The ecological and aesthetic ingenuity of the studio’s waste-based recycling processes are examined from multiple angles, becoming a statement about how the future should not just be waited for, but actively embraced and welcomed. As Eliasson himself says, “for me, all of these works articulate and express the future.”

The highlight of this exhibition is a new large-scale installation in the 20-meter long atrium space, called Sometimes the river is the bridge. A basin of water is placed in the center of the darkened space, while the reflections of twelve lights illuminating the surface of the water create various shadows on the circular screen wall above. The ripples caused by the gentle stirrings of the water surface take on a variety of forms, inviting the viewer to partake in a state of deep contemplation that resonates with these water ripples. This is not just an individual sensory experience, but also a medium for empathy with others who share the same space. Eliasson’s work takes into account the neo-materialist discursive nature of things: through the material structure of his work, he explores ways of creating a space of empathy that is accompanied by thought. In a certain sense, this particular work might be said to have achieved this goal.

In other works, such as photographs that capture the changes in Iceland’s glaciers over a period of 20 years, or documents of an intervention that causes a river to appear within a city, Eliasson deploys methods that promote awareness and knowledge production through form and space by understanding the structures external to our living spaces, such as architecture and landscapes, as elements of nature and climate. These methods are integrated into the theme of sustainability, welcoming many visitors as an exhibition that entails “feeling and thinking.”

Bilingual catalogue in Japanese and English, including photographs documenting new works, with a dialogue between Eliasson and Timothy Morton, a discussion by the Studio staff on sustainability, and an essay by Yuko Hasegawa on “Eliasson: The Artist who Listens to the Future.” (Film Art, Inc.)

Curator: Yuko Hasegawa

Organized by Museum of Contemporary Art Tokyo operated by Tokyo Metropolitan Foundation for History and Culture / The Sankei Shimbun
Supported by Embassy of Iceland, Japan / Royal Danish Embassy
Sponsored by Kvadrat, Bloomberg L.P., JINS HOLDINGS Inc.
Grant from The Scandinavia-Japan Sasakawa Foundation, Obayashi Foundation

Olafur Eliasson
Sometimes the river is the bridge
June 9–September 27, 2020

Museum of Contemporary Art Tokyo (MOT)
4-1-1 Miyoshi, Koto-ku
Tokyo 135-0022
Japan

www.mot-art-museum.jp

Image: View of Olafur Eliasson, Sometimes the river is the bridge, Museum of Contemporary Art Tokyo, 2020. Photo: Kazuo Fukunaga. Courtesy of the artist; neugerriemschneider, Berlin; Tanya Bonakdar Gallery, New York / Los Angeles. © 2020 Olafur Eliasson

source: e-flux

03
Ago

Andrea Galvani – La sottigliezza delle cose elevate

La sottigliezza delle cose elevate is an immersive interdisciplinary project by Andrea Galvani, designed especially for the monumental space of Pavilion 9B at the Mattatoio in Rome.

Constructed in 1888-1891 by the celebrated architect Gioacchino Ersoch, the Mattatoio is considered one of the most important industrial landmarks in Rome. From 2002-2018, it was the second seat of the MACRO Museum of Contemporary Art, first known as MACRO Future and then MACRO Testaccio, with an expansive exhibition space of 6,000 sqm stretching across two pavilions. Today, under the direction of Azienda Speciale Palaexpo, the Mattatoio juxtaposes its iconic historical structure with some of the most ambitious, foreword-thinking and experimental exhibitions in the international contemporary art world.

What happens when magnetic fields migrate? When time loses unity, direction, and objectivity? What would happen if space suddenly folded in on itself, inverting its structure?
The rigorous research of Andrea Galvani (Verona 1973, lives and work in New York and Mexico City) coalesces around history’s biggest questions—investigations nurtured by social, educational, political, ideological, technological, and scientific transformations that continue to change the conditions of our daily lives, inescapably and oftentimes invisibly. La sottigliezza delle cose elevate [The Subtleties of Elevated Things] is an interdisciplinary project conceived as an open laboratory, an experiential environment in constant and continuous evolution. Through a series of architectural installations, actions, and performance specifically developed for Pavilion 9B of the Mattatoio, Galvani focuses our attention on the human need to measure, decipher, and understand the unknown, to give shape and direction to the abstract.

The title of this exhibition is adapted from the grimoire Shams al-Ma’arif wa Lata’if al-‘Awarif (كتاب شمس المعارف ولطائف العوارف), The Book of the Sun of Gnosis and the Subtleties of Elevated Things, written by Ahmad ibn ‘Ali al-Buni (أحمد البوني‎) before his death in 1225 CE. Shams al-Ma’arif is generally understood as the most influential text of its kind in the Arab world, opening with a series of complex magic squares that demonstrate hidden relationships between numbers and geometrical forms. It was written at a time when science, mathematics, and magic were intricately intertwined. For over 10,000 years, humans have looked out on the visible and intelligible world, constructing our intellectual inheritance through observation, calculation, and analyses of phenomena often described with equal parts logic and mysticism. Many of the greatest minds in the history of Western science were part of this legacy: Galileo Galilei and Johannes Kepler were avid astrologists; Isaac Newton and Robert Boyle were alchemists. In his groundbreaking Systema Naturae (first published 1735)Carl Linnaeus devoted a whole chapter to the taxonomic order of mythical creatures, like the hydra and the phoenix. For the great physician Paracelsus, mastering chemical as well as magical cures was crucial to understanding illness and wellness.

La sottigliezza delle cose elevate embodies this visionary, pioneering, transdisciplinary approach to scientific research and processes, while also embracing the emotional, spiritual, and metaphysical environment of the exhibition. In this show, the Mattatoio does not only contain an articulation and extension of scientific and mathematical languages that transform, expand, and illuminate architectural space, but also the physical, intellectual, and psychological effort behind the mathematical calculations that form the architecture of our collective knowledge.

Galvani’s La sottigliezza delle cose elevate [The Subtleties of Elevated Things] is conceived as an open laboratory, an experiential environment in constant and continuous evolution. The exhibition comes to life through a series of intensive on-site interventions and three-month performance that will gradually unfold over the entire duration of the show. Collaborating with the Departments of Physics, Mathematics, Neuroscience, Astrobiology, Molecular Medicine, Biochemical Science, and Electrical Engineering at the Sapienza University of Rome, as well as researchers at CERN and Virgo data analysis group, the artist brings the raw processes of scientific research, computation, and analysis to the center, exposing what is normally invisible to us. La sottigliezza delle cose elevate manifests Galvani’s ongoing commitment to honoring the power of human knowledge while simultaneously emphasizing its limits, circumscribing a perimeter of action that moves forward—able to appear and generate itself from its own impossibility.

La sottigliezza delle cose elevate by Andrea Galvani is the inaugural exhibition in Dispositivi sensibili [Sensitive Devices], a three-year program conceived by Angel Moya Garcia for Pavilion 9B of the Mattatoio, advancing projects by some of the most important international artists engaging performance in their work today.

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27
Lug

HYPERMAREMMA: Massimo Uberti – Spazio Amato

Spazio Amato, installazione permanente di Massimo Uberti apre la seconda edizione di Hypermaremma, la nuova galassia di arte contemporanea concepita per attivare il territorio della Maremma, nel sud della Toscana, attraverso mostre, dibattiti, esperienze sonore e interventi site specific elaborati da artisti invitati a relazionarsi con la storia dei luoghi.

L’edizione 2020 ha subìto una completa trasformazione per assecondare le linee guida della “nuova realtà”.  Per sostenere il territorio abbiamo lavorato per presentare un solo intervento site-specific in grado di entrare in pieno dialogo con il paesaggio della Maremma. Il progetto sarà visibile in uno spazio aperto accessibile dalla strada litoranea che costeggia il Lago di Burano dal 26 Luglio fino al 15 Settembre, tutti i giorni dalle 18 a mezzanotte passando in bicicletta, a piedi o in treno e in macchina per i più pigri. Cliccando a queste coordinate potrete individuare il punto esatto dove osservare l’installazione.

Il progetto è stato possibile grazie alla collaborazione con Terre di Sacra, oltre a Oasi WWF Lago di Burano, Regione Toscana e con il patrocinio del Comune di Capalbio. Un ringraziamento speciale allo sponsor tecnico RRUNA.

ENG below

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23
Giu

Alan Charlton. Il respiro del limite

La galleria A arte Invernizzi inaugura mercoledì 1 luglio 2020 dalle ore 15 alle ore 20 Alan Charlton. Il respiro del limite il primo appuntamento del ciclo di mostre In Divenire. Idea e immagine nella contemporaneità.

Come possiamo leggere e definire il progetto di un’opera, l’idea di un’immagine, oggi, nella dimensione “aumentata” del nostro agire quotidiano ed operare creativo? Esiste un’autonomia e una significazione del progetto, nell’immersività partecipata e distratta dell’era post-digitale? Come possiamo ripensare e ridefinire questa relazione alla luce delle inedite coordinate di spaziotempo ed esperienza che viviamo nell’oggi? In questa dimensione “espansa” dei sensi e della mente, quale significato assume il “progettare” quelle presenze di scarto, di interrogazione, di soglia su un altrove che sono le opere d’arte? Con queste esposizioni si cercherà di indagare il rapporto tra progetto e opera in chiave inedita e attualizzante: mostrando sia la specificità individuale, storica, contestuale delle scelte dei singoli artisti, sia l’attualità che il loro procedere creativo oggi rappresenta. In divenire appunto, tra ciò che è stato e ciò che sarà: in divenire, tra idea e immagine.
In questa occasione verrà presentata, nella sala al piano superiore, Pyramid Grid Painting (2011) opera emblematica per comprendere la relazione che nel lavoro di Alan Charlton si articola tra idea e immagine: il lavoro, costituito da undici tele monocrome grigie della medesima tonalità e disposte a costituire una piramide rovesciata, è infatti preceduto da un progetto a collage, nel quale proporzionalità e cromie si riconoscono analoghe, ma il cui risultato fenomenico ed esperienziale risulta di natura completamente differente. In una conversazione di alcuni anni fa, proprio a una domanda sul ruolo del progetto nel suo lavoro, Charlton mi rispondeva con la consueta naturalezza densa di pensiero: “Fare il disegno è una cosa, ma poi, quando lo realizzi, diventa un’opera completamente differente”. (Francesca Pola)

In occasione di questa inaugurazione sarà possibile visitare anche la mostra in corso Pino Pinelli. Frammentità a cura di Giorgio Verzotti.

IN DIVENIRE
IDEA E IMMAGINE NELLA CONTEMPORANEITÀ 1

ALAN CHARLTON
IL RESPIRO DEL LIMITE

A CURA DI FRANCESCA POLA

INAUGURAZIONE
MERCOLEDÌ 1 LUGLIO 2020
DALLE 15 ALLE 20

INGRESSO CONTINGENTATO NEL RISPETTO DEI PROTOCOLLI DI SICUREZZA
PER IL CONTRASTO E CONTENIMENTO DEL VIRUS COVID-19

LA MOSTRA SI PUÒ VISITARE
DA LUNEDÌ A VENERDÌ 10 – 13 | 14 – 18

A ARTE INVERNIZZI
VIA DOMENICO SCARLATTI 12  20124  MILANO  ITALY
TEL. FAX +39 02 29402855  info@aarteinvernizzi.it

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18
Giu

Maria Lai. Fame d’infinito

“All’essere umano non basta la terra sotto i piedi, non basta il sole sulla testa. L’uomo diventa adulto per realizzarsi oltre il proprio spazio e il proprio tempo”. Maria Lai

A distanza di un mese dalla riapertura della Stazione dell’Arte, il 26 giugno 2020 apre al pubblico il nuovo allestimento della collezione permanente dal titolo Maria Lai. Fame d’infinito. Arte da vedere, sentire, toccare: mai come in occasione del nuovo allestimento, le opere di Maria Lai attraverseranno ogni barriera fisica e intellettuale. Una mostra che è esperienza multisensoriale, concepita per favorire un nuovo approccio all’arte e nutrire la curiosità dei visitatori. Per soddisfare la nostra “Fame d’infinito”, l’esposizione recupera il dialogo diretto con il pubblico dopo lo stop per l’emergenza sanitaria e la riapertura dell’istituzione museale, avvenuta un mese fa.

La nuova esposizione aprirà al pubblico venerdì 26 giugno 2020, alle ore 15.00, negli spazi del museo fortemente voluto dall’artista ulassese, in piena sicurezza e nel rispetto delle indicazioni fornite dalle autorità preposte: ingressi contingentati (per un massimo di 10 persone alla volta) e mascherina obbligatoria.

La mostra è organizzata dalla Fondazione Stazione dell’Arte con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna, del Comune di Ulassai e della Fondazione di Sardegna. Curata da Davide Mariani, direttore del museo dedicato a Maria Lai, Fame d’infinito scandisce l’intero percorso dell’artista attraverso l’esposizione delle opere più significative da lei donate al Comune di Ulassai. La collezione restituisce, nella sua totalità, l’esperienza creativa di Maria Lai: dalle sculture ai disegni a matita e su china, dai telai alle tele cucite, dai celebri pani ai libri cuciti, dalle geografie alle installazioni e agli interventi ambientali.

Il progetto espositivo, concepito come un’esposizione permanente, è suddiviso secondo un ordine cronologico e tematico ed è arricchito dalla presenza di un sistema di apparati didattici, in italiano e in inglese, da alcune riproduzioni tattili dei manufatti in mostra e da un archivio multimediale interattivo.

MARIA LAI. FAME D’INFINITO
a cura di Davide Mariani
Museo Stazione dell’Arte
Ex Stazione ferroviaria, Ulassai (Nu)
Orari: dal martedì alla domenica, dalle 9:30 alle 19:30 (orario continuato) – ingressi contingentati
Chiusura settimanale: lunedì
Visite guidate: sospese
Per informazioni: Tel. 0782787055; e-mail: stazionedellarte@tiscali.it

Immagine in evidenza: Maria Lai Fame d’infinito. Installation view. Ph. E. Loi S. Melis Arasole Ç. Courtesy Fondazione Stazione dell’ Arte
04
Giu

FORNASETTI Theatrum Mundi

Centinaia di creazioni dell’atelier fondato da Piero Fornasetti in dialogo con le collezioni della Pilotta per raccontare la classicità attraverso la lente del design contemporaneo.

Il 3 giugno 2020 inaugura Fornasetti Theatrum Mundi, mostra ospitata all’interno del Complesso Monumentale della Pilotta di Parma. L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 14 febbraio 2021 e si colloca all’interno di “Rivitalizzazioni del Contemporaneo”, bando ideato in occasione di Parma 2020+21, Capitale Italiana della Cultura.

La mostra, inaugurata in concomitanza con la riapertura del Complesso della Pilotta dopo il lungo periodo di sospensione dovuto all’emergenza COVID-19, ha generato in questi mesi una particolare aspettativa da parte del pubblico, della stampa e degli appassionati.

L’esposizione è un vero e proprio viaggio stratificato tra classico e moderno, tra passato e presente, la cui curatela è di Barnaba Fornasetti, Direttore Artistico dell’Atelier milanese, di Valeria Manzi, co-curatrice delle attività culturali e Presidente dell’associazione Fornasetti Cult, e del direttore del Complesso Monumentale della Pilotta Simone Verde, con l’intento di rigenerare il patrimonio classico e classicità dell’istituto museale autonomo parmigiano, attraverso la ripresa intellettuale che ne ha fatto uno dei maestri indiscussi del design contemporaneo.

Fornasetti Theatrum Mundi mette in dialogo le architetture e le opere della Pilotta con l’immaginario di Piero e Barnaba Fornasetti, creando un vero e proprio ‘teatro del mondo’: una rete di rimandi iconografici e suggestioni culturali che rivela lo statuto intellettuale degli oggetti esposti e delle immagini in mostra, rendendone visibile lo spessore e regalando universali ed emozionanti implicazioni. Un vero e proprio “Theatrum” nel significato cinquecentesco, dunque, che declina nell’infinita varietà del mondo l’enciclopedica unitarietà del sapere a cui aspirava il classicismo, sia rinascimentale che settecentesco e, grazie alla chiave ludica di Fornasetti, anche contemporaneo.

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03
Feb

James Turrell – Passages of Light

My work is more about your seeing than it is about my seeing, although it is a product of my seeing. I’m also interested in the sense of presence of space; that is space where you feel a presence, almost an entity—that physical feeling and power that space can give. James Turrell

From November 22, 2019 to March 29, 2020,Museo Jumex presents a survey of the internationally acclaimed arti James Turrell (USA, b.1943). The exhibition features new works from Turrell’s most important series, spanning two floors of Museo Jumex’s galleries. Each installation is a carefully controlled environment in which light is formed and experienced.

Using light as his medium, saturated elds of color take on a physical presence. Through a scientific understanding of light’s affects and a singular artistic vision, Turrell creates wordless meditations on time and space that are as relevant today as they have been throughout human history. Extending beyond the physical spaces of a gallery or museum, the artist has created monumental structures that makes the skies and heavenly bodies seem tangible to the viewer.

Each body of work in the exhibition has been juxtaposed by a quotation from diverse sources that offer a poetic understanding of Turrell’s influences.

The first floor gallery presents Amesha Spentas one of James Turrell’s Ganzfeld installations that subsume the visitor in a field of color. As light modulates through a sequence of changing colors and effects, space transforms and dissolves around the viewer, the installation is designed to eliminate the viewer’s depth perception and provoke different ways of seeing.

On the second floor the exhibition continues with a selection of installations, prints, photographs, models and holograms that survey Turrell’s broad-ranging practice.

The exhibition is introduced by the First Light prints that capture the various forms made from light from Turrell’s Projection Pieces. A projection piece installation follows, marking one of the artists’ earliest experiments with using pure light as a medium to transform space. The Double Shallow Space (Atman) and Wedgework (Spenta Mainyu)installations date from the same period.

The exhibition continues with a selection of photographs and models that document Turrell’s Roden Crater project. Aerial views of the crater portray Turrell’s view of the crater from his percpective as an experienced pilot, an important influence on his understanding of light. The models allow visitors to envisage the point of view of looking out from Roden Crater’s chambers towards the sky. Further works include Turrell’s use of recent technology, including holograms, a natural medium for the artist to explore as light seems to take on a presence in space. The Curved Elliptical Glass(Gathas) installation is among Turrell’s most recent body of works, and its slow transformation of color has been likened by the artist to musical scores.

James Turrell: Passages of Light is organized by Kit Hammonds, Chief Curator, and Adriana Kuri Alamillo, Curatorial Assistant, Museo Jumex.

In order to preserve the intimate, meditative nature of James Turrell’s work, museum capacity will be limited during this exhibition. Please be aware that there may be delays for entry. Photography and video are not permitted within the exhibition.

JAMES TURRELL
James Turrell, considered one of the most important artist of the Southern California Light and Space movement, was born in Los Angeles in 1943 and attended Pomona College, where he studied art, art history, mathematics, perceptual psychology and astronomy. Turrell’s work has been widely acclaimed and exhibited since his first showing at the Pasadena Art Museum in 1967. His work has since been presented at major venues including the Stedelijk Museum, Amsterdam (1976); the Whitney Museum of American Art, New York (1980); the Israel Museum (1982); the Museum of Contemporary Art, Los Angeles (1984); MAK, Vienna (1998–99); the Mattress Factory, Pittsburgh (2002–03); and the Kunstmuseum Wolfsburg, Germany (2009– 10); the Solomon R. Guggenheim Museum, New York (2013) and was included in the54th Venice Biennale (2011).

MUSEO JUMEX
Museo Jumex is the Fundación Jumex Arte Contemporáneo’s main platform. It opened its doors to the public in November 2013 as an institution devoted to contemporary art, whose aim was not only to serve a broad and diverse public, but also to become a laboratory for experimentation and innovation in the arts. Through its exhibitions and public programs, Museo Jumex aspires to become a relevant in institution in the field of art by producing and coproducing original exhibitions and research, and familiarizing audiences with the concepts and contexts that inform current art practice. Through the use of critical and pedagogical tools, the museum’s educational programs further the institution’s commitment to build links between contemporary art and the public.

ADMISSION
General admission / $50 MXN
Mexican citizens / $30 MXN
Free for: Children under 15 / Students* / Senior citizens* /Teachers**with valid ID
Sundays free

HOURS
Tuesday–Sunday / 10 AM–8 PM Monday / Closed

PRESS CONTACTS
Ruth Ovseyevitzruth@fundacionjumex.org +52 (55) 5395 2618–107
Maricruz Garrido maricruz@fundacionjumex.org +52 (55) 5395 2615–103

JAMES TURRELL: PASSAGES OF LIGHT
GALLERIES 1 & 2
NOV.22.2019–MAR.29.2020

MUSEO JUMEX
MIGUEL DE CERVANTES SAAVEDRA 303,
COLONIA GRANADA, 11520, MEXICO CITY

T.(55) 5395 2615 (55) 5395 2618
FUNDACIONJUMEX.ORG
Image: Gathas from series Curved Elliptical Glass, 2019. Museo Jumex, 2019. © James Turrell. Foto- Florian Holzherr
30
Gen

Sun Yuan & Peng Yu – If I Died

The St. Regis Rome e Galleria Continua rinnovano la loro proficua collaborazione con l’inaugurazione della terza esposizione, nel segno della ricerca artistica e del dialogo tra l’arte contemporanea e gli ospiti dell’albergo romano.

The St. Regis Rome e Galleria Continua sono lieti di annunciare che sarà il duo di artisti cinesi Sun Yuan & Peng Yu ad esporre nell’hotel della Capitale, presentando una selezione di opere collocate nella maestosa lobby per permettere un’interazione tra queste e gli ospiti. L’albergo romano si propone così ancora una volta come sede ideale per l’esposizione delle migliori testimonianze artistiche del panorama dell’arte contemporanea internazionale, ospitando i due artisti che lo scorso anno sono stati invitati dal curatore Ralph Rugoff a prendere parte alla 58° Biennale d’Arte a Venezia.

The St. Regis Rome è entrato nella sua “nuova era” riaprendo le porte nel novembre del 2018 dopo un meticoloso restauro. Con il progetto condotto in collaborazione con Galleria Continua, The St Regis Rome si fa portavoce del sostegno al partimonio artistico e culturale e ha dato vita a un ricco programma che consente al pubblico italiano ed internazionale di avvicinarsi ai capolavori dei migliori esponenti della scena artistica contemporanea.

Galleria Continua nasce nel 1990 a San Gimignano per iniziativa di Mario Cristiani, Lorenzo Fiaschi e Maurizio Rigillo e trova sede negli spazi di un ex cinema, lontano dalle grandi città e dalle metropoli moderne, nel borgo senza tempo di San Gimignano, immerso nella storia.

Conosciuti internazionalmente per il carattere spesso destabilizzante e provocatorio delle loro opere e per l’uso di materiali singolari, Sun Yuan & Peng Yu hanno iniziato a collaborare in coppia dalla fine degli anni ’90. Il loro lavoro è incentrato sulla costante conferma del paradosso, sulla ricerca perpetua della dualità tra il bianco e il nero, tra realtà e menzogna, tra manifesto e celato. Le loro opere sono la dimostrazione di una costante analisi della vita attraverso l’esperienza a cui spesso anche il pubblico è invitato a partecipare nella volontà di trovare l’essenza e la sostanza che si nasconde dietro l’apparenza.

Le opere selezionate per l’esposizione al The St. Regis Rome sono tre: Teenager Teenager (2011); I didn’t notice what I am doing (2012) e If I Died (2013). Ad accogliere gli ospiti all’ingresso dell’hotel, I didn’t notice what I am doing, dove un rinoceronte e un triceratopo in vetroresina sono messi a confronto: lo spettatore stabilisce automaticamente connessioni e somiglianze tra i due animali che invece non hanno nessuna attinenza con la realtà né alcuna pertinenza scientifica. Al centro della lobby troneggia la scenografica If I Died, una figura umana – che ritrae la madre di Peng Yu – che, con gli occhi socchiusi e aria sognante, fluttua insieme a decine di animali a rappresentare come la donna immagini se stessa in una vita dopo la morte. Muovendosi verso gli spazi del LUMEN Cocktails & Cuisine, il visitatore è invitato a una riflessione sui limiti della comunicazione, sui conflitti generazionali ma anche sulla possibilità di cambiare e di proteggere ciò che abbiamo: in Teenager, Teenager si trovano, adagiati su divani in pelle, una serie di figure ben vestite con un ingombrante masso sulla testa che impedisce loro ogni tipo di visione.

Le opere, che rimarranno esposte fino al 26 aprile prossimo, sono un vero e proprio invito all’interazione con l’arte per gli ospiti, i viaggiatori globali e i cittadini romani: The St. Regis Rome si    riconferma così promotore di un rapporto di apertura verso il mondo dell’arte contemporanea, con la volontà di creare una sinergia tra amanti del bello, ispirare i visitatori e stimolare il dialogo con l’hotel.

Per maggiori informazioni su The St. Regis Rome potete visitare www.stregisrome.com Per maggiori informazioni su Galleria Continua potete visitare www.galleriacontinua.com

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Sun Yuan & Peng Yu
Sun Yuan nasce nel 1972 a Pechino. Peng Yu nasce nel 1974 a Heilongjiang, in Cina. Si formano negli stessi anni presso la Central Academy of Fine Arts di Pechino, città dove tuttora vivono e lavorano. Numerose le istituzioni pubbliche e private dove hanno esposto: 5° Biennale di Lione (2000); Triennale di Yokohama (2001); 1° Triennale di Guangzhou (2002); Today Art Museum, Pechino (2003); MAC Museo d’arte contemporanea, Lione (2004); Biennale di Kwangju (2004); MuHKA: Museo d’arte contemporanea, Anversa (2004); Kunstmuseum di Berna (2005); 51° Biennale di Venezia (2005); Biennale Liverpool (2006); 2° Biennale di Mosca (2007); Kunsthaus di Graz (2007); Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana (2008, 2009, 2011); The Saatchi Gallery, Londra (2008); The National Art Center, Tokyo (2008); Ullens Center for Contemporary Art – UCCA, Pechino (2009); 2° Biennale di Mosca (2009); Triennale di Aichi, Nagoya (2010); Biennale di Sydney (2010); Para\Site Art Space, Hong Kong (2011); The Pace Gallery, Pechino (2011); dOCUMENTA(13), Kassel (2012); Contemporary Art Center di Taipei (2012); Hayward Gallery, Londra (2012); PinchukArtCentre, Kiev (2013); Uferhallen, Berlino (2014); Qatar Museums (QMA), Doha (2016); Guggenheim Museum, New York (2016); 11° Biennale di Shanghai (2016); DMA- Daejeon Museum of Art, Daejeon (2017); Guggenheim Museum, Bilbao (2018); May You Live in Interesting Times, 58° Edition of Venice Biennale, Venice, Italy (2019).

Informazioni su St. Regis Hotels & Resorts
Con un blend tra classica raffinatezza e lusso contemporaneo, il brand St.Regis parte di Marriott International, Inc. rimane fedele al proprio impegno nel far vivere esperienze eccezionali presso 40 hotel e resort situati nei luoghi più esclusivi al mondo. Creato da John Jacob Astor IV, con l’apertura del primo St.Regis Hotel a New York oltre un secolo fa, il Brand di Hotellerie St.Regis è noto nel mondo per la propria cifra stilistica legata al lusso esclusivo, alla raffinata eleganza e al servizio altamente personalizzato, grazie all’impeccabile St Regis Butler. Per maggiori informazioni e nuove aperture, visitare stregis.com o seguire Twitter, Instagram e Facebook.

Informazioni su Marriott International, Inc.
Marriott International, Inc. (NASDAQ: MAR) è una società con sede a Bethesda (Maryland, Stati Uniti d’America) e conta circa 7200 proprietà e 30 brands in oltre 132 paesi. Marriott è una società di gestione e franchising di alberghi, oltre ad essere licenziataria di resort in multiproprietà. La società offre un travel program Marriott Bonvoy TM che sostituisce Marriott Rewards®, The Ritz-Carlton Rewards®, and Starwood Preferred Guest®(SPG). Per ulteriori informazioni si prega di visitare il sito web all’indirizzo www.marriott.com e per le ultime notizie visitate www.marriottnewscenter.com e @MarriottIntl su

Informazioni su Galleria Continua
Galleria Continua ha aperto a San Gimignano nel 1990, su iniziativa di tre amici: Mario Cristiani, Lorenzo Fiaschi e Maurizio Rigillo. Trovando sede negli spazi di un ex cinema, Galleria Continua si è affermata e ha prosperato in una posizione del tutto inaspettata, lontano dalle grandi città e dai centri urbani ultramoderni, in un borgo – San Gimignano – ricco di storia, senza tempo. Questa scelta del luogo ha permesso di sviluppare nuove forme di dialogo e simbiosi tra geografie inaspettate: rurali e industriali, locali e globali, arte del passato e arte di oggi, artisti famosi e emergenti. Rimanendo fedele a uno spirito di evoluzione perpetua e impegnato a interessare il più vasto pubblico possibile nell’arte contemporanea, nel corso di quasi un trentennio Galleria Continua ha costruito una forte identità attraverso i suoi legami e le sue esperienze. Questa identità è fondata su due valori: generosità e altruismo, che si trovano al centro di tutti i rapporti con gli artisti, il pubblico in generale e il suo sviluppo nel suo complesso. Galleria Continua è stata la prima galleria straniera con un programma internazionale ad aprire in Cina nel 2004 e tre anni dopo, nel 2007, ha inaugurato un nuovo sito particolare per le creazioni di grandi dimensioni – Les Moulins – nella campagna parigina. Nel 2015 la galleria ha intrapreso nuovi percorsi, aprendo uno spazio a L’Avana, a Cuba, dedicato a progetti culturali volti a superare ogni frontiera. Galleria Continua è un desiderio di continuità tra i secoli, l’aspirazione ad avere una parte nella scrittura della storia del presente, una storia sensibile alle pratiche creative contemporanee e che custodisce il legame tra passato e futuro, e tra individui e geografie diverse e inusuali.

Contatti stampa:
Per The St. Regis Rome
Sara Migliore, Director of Communications Italy, Marriott International
Sara.Migliore@marriott.com
+39 335 775 6847

Per Galleria Continua
Silvia Pichini, Communications Director
press@galleriacontinua.com
+39 347 453 6136

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20
Gen

Blanc sur Blanc

Gagosian is pleased to present Blanc sur Blanc, a group exhibition.

A century ago, Kazimir Malevich’s Suprematist paintings heralded a revolutionary new interpretation of white, in which total abstraction suggests the utopian and the infinite. Since then, artists have deployed the achromatism of whiteness in an endless range of formal and symbolic ways, evoking states of emptiness and effacement, and summoning the raw potential of the blank page. Working in different contexts and with different ends in mind, the artists in Blanc sur Blanc find unexpected power and substance in what appears at first to be an absence or lack.

In 1946, Lucio Fontana and his students drafted the Manifesto Blanco, a vision for a fundamentally new method of artistic production that demanded that artists engage with the real-world physicality of their materials instead of treating the canvas as an illusory, self-contained space. It was out of this impulse that Fontana produced Concetto Spaziale, Attese(Spatial Concept, Waiting, 1966), one of his first slashed canvases. For Fontana, the painting’s allover coat of white formed a blank screen and acted as a vehicle for heightened drama, with any connotations of purity or tranquility disrupted by his forceful incisions.

During the last decade of his life, Andy Warhol broke with the visual and conceptual language of Pop art to produce idiosyncratic takes on abstract and gestural painting. Abstract Painting (1982) is one such work. Measuring forty inches square—the same dimensions that Warhol used previously for his notorious Society Portraits—the canvas is veiled in a white wash that permits only tantalizing glimpses of multicolored swirls beneath.

LEAN (2005) exemplifies Rachel Whiteread’s practice of concretizing negative space in order to memorialize it. Here she has cast the interiors of various cardboard boxes in plaster of paris as a somewhat wistful tribute to the banal, quotidian container. The resulting geometric accumulation of minimalist white slabs is propped up casually against the gallery wall, ghostlike yet palpable.

Also on view are three recent pieces by Paris-based artist Sheila Hicks, whose textile works incorporate yarn-based techniques from diverse cultures. While Hicks’s oeuvre is characterized by intense color, she also works with natural undyed fibers. Here she has fashioned spheres, woven rectangular canvases, and tumbling cascades of linen in neutral shades that exude a tactile yet meditative calm.

Blanc sur Blanc includes works by Jean (Hans) Arp, Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Edmund de Waal, Lucio Fontana, Theaster Gates, Diego Giacometti, Wade Guyton, Simon Hantaï, Sheila Hicks, Thomas Houseago, Y.Z. Kami, Imi Knoebel, Bertrand Lavier, Sol LeWitt, Sally Mann, John Mason, Olivier Mosset, Giuseppe Penone, Seth Price, Paolo Scheggi, Setsuko, Rudolf Stingel, Cy Twombly, Andy Warhol, Franz West, and Rachel Whiteread, among others.

BLANC SUR BLANC
January 16–March 7, 2020

Gagosian
4 rue de Ponthieu, Paris

Image: Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attese, 1966