Category: installazione

07
Nov

Hito Steyerl. The City of Broken Windows

Hito Steyerl (Monaco, 1966) è una tra gli artisti e teorici più attivi del nostro tempo e le sue riflessioni sulla possibilità di pensiero critico nell’era digitale hanno influenzato il lavoro di numerosi artisti. Ha rappresentato la Germania alla 56. Biennale di Venezia nel 2015. La sua opera si concentra sul ruolo dei media, della tecnologia e della circolazione delle immagini nell’era della globalizzazione. Sconfinando dal cinema all’arte visiva e viceversa, l’artista realizza installazioni in cui la produzione filmica viene associata alla costruzione di ambienti immersivi ed estranianti. In occasione della mostra nella Manica Lunga del Castello di Rivoli, Steyerl crea una nuova installazione multimediale basata sul suono, sul video e sull’intervento architettonico. Steyerl presenta in anteprima The City of Broken Windows (La città delle finestre rotte, 2018), nata dalla sua ricerca attorno alle industrie di AI (artificial intelligence), sulle tecnologie di sorveglianza e attorno al ruolo che i musei d’arte contemporanea svolgono nella società oggi. L’artista indaga il modo in cui l’intelligenza artificiale influenza il nostro ambiente urbano e come possano emergere atti pittorici alternativi in spazi pubblici. Schermi, finestre, cristalli liquidi e non liquidi si legano tutti insieme in questa nuova installazione, la prima realizzata dall’artista dopo Hell Yeah We Fuck Die (Eh già cazzo moriamo, 2016), nella quale Steyerl esaminava la performatività e la precarietà dei robot. Creata per la Biennale di San Paolo, l’installazione Hell Yeah We Fuck Die è stata recentemente esposta a Skulptur Projekte a Münster (2017), è attualmente in mostra al Kunstmuseum di Basilea ed è stata acquisita per le Collezioni del Castello di Rivoli.

The City of Broken Windows ruota attorno a registrazioni alterate di suoni; come in una sinfonia atonale e disturbante, esse documentano il processo d’apprendimento dell’intelligenza artificiale alla quale viene insegnato come riconoscere il rumore di finestre che si rompono, una pratica comune all’industria e alla tecnologia della sicurezza nella nostra società. Il progetto di Steyerl offre un contributo cruciale e una prospettiva intrigante su come l’immaginario contemporaneo digitale plasmi le emozioni e l’esperienza del reale. Fra l’altro, Chris Toepfer, protagonista della nuova opera, occluderà il Castello di Rivoli con un dipinto trompe l’oeil. Le riflessioni di Steyerl sono contenute nei suoi numerosi scritti. Tra i suoi testi più importanti, ha pubblicato In Defense of the Poor Image (In difesa dell’immagine povera) nella rivista online e-flux nel 2009. Recentemente, i suoi scritti sono stati raccolti in volumi come The Wretched of the Screen (I dannati dello schermo), e-flux e Sternberg Press, 2012 e Duty Free Art. Art In the Age of Planetary Civil War, Verso Press, Londra e New York, 2017, pubblicato in Italia con il titolo Duty Free Art. L’arte nell’epoca della guerra civile planetaria, Johan & Levi, 2018.

La mostra sarà accompagnata da una nuova pubblicazione a cura del Castello di Rivoli per i tipi di Skira e da un simposio sull’intelligenza artificiale che si terrà il 12 dicembre 2018 al quale parteciperà tra gli altri Esther Leslie, Professore di Estetica Politica presso Birkbeck, University of London.

La mostra è realizzata con l’ulteriore sostegno di Graham Foundation for Advanced Studies in the Fine Arts, Andrew Kreps Gallery, Collezione E. Righi, Marco Rossi, Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT.

Hito Steyerl. The City of Broken Windows / La città delle finestre rotte
A cura di Carolyn Christov-Bakargiev e Marianna Vecellio
1 novembre 2018 – 30 giugno 2019
Inaugurazione: 31 ottobre 2018, ore 19

Castello di Rivoli. MUSEO D ’ A R T E CONTEMPORANEA
Piazza Mafalda di Savoia – 10098 Rivoli (Torino) – Italia
tel. +39/011.9565222 – 9565280 fax +39/011.9565231
e-mail: info@castellodirivoli.org

Ufficio Stampa Castello di Rivoli
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Brunella Manzardo | b.manzardo@castellodirivoli.org | tel. 011.9565211

Consulenza Stampa
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31
Ott

Mario Merz. Igloos

“Igloos”, la mostra dedicata a Mario Merz (Milano, 1925-2003), tra gli artisti più rilevanti del secondo dopoguerra, riunisce il corpusdelle sue opere più iconiche, gli igloo, datati tra il 1968 e l’anno della sua scomparsa.
Il progetto espositivo, curato da Vicente Todolí e realizzato in collaborazione con la Fondazione Merz, si espande nelle Navate di Pirelli HangarBicocca e pone il visitatore al centro di una costellazione di oltre trenta opere di grandi dimensioni a forma di igloo, un paesaggio inedito dal forte impatto visivo. Mario Merz, figura chiave dell’Arte Povera, indaga e rappresenta i processi di trasformazione della natura e della vita umana: in particolare gli igloo, visivamente riconducibili alle primordiali abitazioni, diventano per l’artista l’archetipo dei luoghi abitati e del mondo e la metafora delle diverse relazioni tra interno ed esterno, tra spazio fisico e spazio concettuale, tra individualità e collettività. Queste opere sono caratterizzate da una struttura metallica rivestita da una grande varietà di materiali di uso comune, come argilla, vetro, pietre, juta e acciaio – spesso appoggiati o incastrati tra loro in modo instabile – e dall’uso di elementi e scritte al neon. La mostra offre l’occasione per osservare lavori di importanza storica e dalla portata innovativa, provenienti da collezioni private e museali internazionali, raccolti ed esposti insieme per la prima volta in numero così ampio.

Mario Merz. Igloos
a cura di Vincenzo Todolì
25 ottobre 2018 – 24 febbraio 2019
in collaborazione con Fondazione Merz

Pirelli HangarBicocca
Via Chiese 2
20126 Milano
T (+39) 02 66 11 15 73
info@hangarbicocca.org

30
Ott

Jan Fabre: The Castles in the Hour Blue

I Castelli nell’Ora Blu , è la prima mostra personale a Milano dell’artista, creatore teatrale e autore Jan Fabre, curata da Melania Rossi.
In mostra una selezione di lavori – in gran parte in anteprima assoluta perché provenienti dalla collezione dell’artista, e messi ora a disposizione del pubblico- realizzati da Jan Fabre dalla fine degli anni Ottanta, incentrati su due temi particolarmente significativi per l’artista: i castelli e l’Ora Blu. Disegni, collage, film e opere fotografiche compongono un percorso nell’immaginario più “romantico” e poetico, ma sempre radicale e simbolico, di uno degli artisti più interessanti della scena contemporanea.
Se il castello è il luogo della favola romantica per eccellenza, i castelli di Jan Fabre hanno qualcosa di diverso, sono infusi del personale romanticismo dell’artista, che si definisce “cavaliere della disperazione e guerriero della bellezza”.
La tonalità dell’inchiostro Bic ricorda all’artista l’atmosfera di quell’ora speciale tra la notte e il giorno, tra il sonno e la veglia, tra la vita e la morte. L’Ora Blu, teorizzata da Jean Henri Fabre, considerato il padre dell’entomologia, è un momento di totale silenzio e perfetta simmetria in natura, quando gli animali notturni si stanno per addormentare e quelli diurni si stanno svegliando, in cui i processi di metamorfosi hanno atto.
Anche nei grandi formati in mostra, l’attenzione si concentra naturalmente su piccole porzioni di disegno per seguirne le linee ora più lievi, ora più marcate, oppure trova un immaginario punto di fuga negli insetti-foglia applicati sulla carta, che formano profili di torri castellane. Come di fronte al grande telo in seta di quasi diciassette metri (Un Castello nel Cielo per René, 1987) che è esposto all’interno della Basilica di Sant’Eustorgio, al cospetto della scultura nella Cappella Portinari o nell’opera site specific che l’artista ha realizzato sul lucernario di BUILDING, siamo dentro il disegno, che diviene spazio, casa, castello.

Jan Fabre: The Castles in the Hour Blue
a cura di Melania Rossi
22 Sep 201822 Dec 2018

BUILDING
Via Monte di Pietà 23, Milano
Mar – Sab, 10:00 – 19:00

Basilica di Sant’Eustorgio e Cappella Portinari
P.zza Sant’Eustorgio 1, 20122 Milano
Lun – Dom, 10:00 – 17:30
Ingresso Capella Portinari: €6

English below

BUILDING is pleased to present The Castles in the Hour Blue, the first solo exhibition ever held in Milan of the visual artist and theatrical author Jan Fabre. The exhibition, curated by Melania Rossi, will open to the public on 22 September, with site specific installations at BUILDING; it will also feature ad hoc installations in two institutional places of the city of Milan, such as the Basilica of Sant’Eustorgio and the Portinari Chapel.

On view will be a “world premiere” selection of artworks – for the main part, never seen before since part of the artist’s collection, now available to the public for the very first time – made by Jan Fabre since the late Eighties, focused on two themes which are particularly important to the master: castles and the Hour Blue. Drawings, collages, videos and photographic works bring together a journey in the most “romantic” and poetic – but always radical and symbolic – imagery of one of the most important artists on the contemporary scene. The aesthetic and ethical fusion of the two themes in the conception of Jan Fabre, declared in the title of the show, is evident in the exhibited artworks, starting from Tivoli(1990), one of the works that consecrated the artistic career of Jan Fabre at an international level. In this case, Fabre had completely covered the Tivoli castle (Mechelen) in sheets all drawn in blue Bic, which had been left transforming under the sun light and bad weather. A real architectural performance that the artist had been recording during day and night, releasing a 35 mm short movie that will be on view at the gallery. “Sometimes the castle has a purple reflection, sometimes more towards the red, then a silvery glow, to then turn into intense blue bic again. (The sculpture-drawing trembles and lives with its enigmas)”, Fabre writes in his nocturnal diary during the realization of the work.
The tone of the Bic ink reminds the artist of the atmosphere of that special hour between night and day, between sleep and awakening, between life and death. The Hour Blue, a sublime moment of complete silence and perfect symmetry in nature, when nocturnal animals are about to fall asleep and the diurnal ones are waking up, in which the processes of metamorphosis take place. Theorized by Jean-Henri Fabre, considered the father of entomology, the Hour Blue has inspired Jan Fabre a production of Bic pen drawings of different sizes, but it is mostly in the large works that the eye is completely immersed in the dense blue lines, where it is difficult – if not impossible – to embrace the work in its entirety. The drawing, in this production by Fabre, acquires a dignity which is not only autonomous but also three- dimensional, becoming sculpture, architecture; it is not a mere preparation for a painting or a draft sketch for a sculpture, it is an immersive artwork that reveals the most intimate, true and instinctive feeling of the artist’s thought. On this idea Jan Fabre has been working since his beginnings, since the birth of his “bic art”. “I want my viewers to be able to abandon themselves to the physical experience of drowning in the apparently calm sea of my blue bic drawings”, the artist writes in 1988. Even in the large formats on display, the attention is naturally captured by small portions of drawing in order to follow the lines, now subtler, now more marked, or it finds an imaginary point of escape in the leaf-insects applied on the paper, which form profiles of castle towers. As in front of the large silk installation displayed inside the Basilica of Sant’Eustorgio, in presence of the sculptures in the Portinari Chapel or in front of the site specific work that the artist will make at BUILDING, we are inside the drawing, which becomes space, house, castle. If the castle is the place of the romantic fairytale par excellence, Jan Fabre’s castles have something different, they are infused with the personal romanticism of the artist, who defines himself “a knight of despair and a warrior of beauty”. The first aim, the only creed of the artist, is to defend the beauty and fragility of art. Jan Fabre is a contemporary knight who makes castles in the air, castles of cards, rests in his castle and dreams. Tivoli, Wolfskerke, Monopoli, are the castles on which the artist has taken action with his blue sign and which are represented in the artworks on display, covered in the typical light of that special moment in which we can dream of owning a castle, still being in a chivalrous era made of values for which to fight strenuously. The “way of the sword” is “the way of the art”, the true avant-garde of the artist who, while dreaming, draws, writes and invents a personal universe starting from the great tradition that precedes him. Fabre fights to the point of exhaustion in defense of the most authentic, tragic, mad and heroic spirit of the artist and of the man.

Basilica of Sant’Eustorgio and Portinari Chapel
Mon – Sun, 10:00 AM – 5:30 PM
Entrance to Portinari Chapel: €6
P.zza Sant’Eustorgio 1, 20122 Milan

Jan Fabre: The Castles in the Hour Blue
Curated by Melania Rossi

Tue – Sat, 10 AM – 7 PM

Additional venues:
Basilica of Sant’Eustorgio
Portinari Chapel

29
Ott

Giulio Paolini. Del bello ideale

La Fondazione Carriero è lieta di presentare “Giulio Paolini. Del bello ideale”, a cura di Francesco Stocchi, mostra dedicata a uno dei massimi esponenti dell’arte concettuale, con interventi della scenografa Margherita Palli, organizzata in stretta collaborazione con l’artista. Attraverso una nutrita selezione di lavori, scelti e allestiti dal curatore insieme all’artista torinese, Del bello ideale ripercorre l’intero arco dei suoi 57 anni di carriera, esponendo capisaldi della sua produzione, alcuni dei suoi celebri autoritratti, fino a tre nuove opere appositamente concepite per l’occasione. Paolini ha risposto all’invito della Fondazione Carriero facendosi coinvolgere in prima persona nella realizzazione della mostra e accettando di cimentarsi in un esercizio introspettivo, in un processo di lettura dall’interno, e in alcuni casi di rilettura, della sua produzione. Il dialogo con il curatore Francesco Stocchi ha dato vita a un percorso espositivo non cronologico, scandito da nuclei tematici che si articolano nello spazio entrando in relazione con l’architettura dell’edificio, consentendo al visitatore di mettere a fuoco la poetica di Paolini e di semplificarne la comprensione. Attraverso questo esercizio, la mostra “scompone” l’opera di Paolini in tre nuclei tematici, la seziona adottando lo stesso approccio teorico e formale utilizzato dall’artista nei suoi lavori e nel suo modo di affrontare l’arte.
La scenografa Margherita Palli è stata invitata a entrare in dialogo con il corpus di opere dell’artista, creando degli interventi che “mettano in scena” i nuclei tematici della mostra e che, attingendo alle stesse fonti di Paolini e ad alcune opere della sua collezione privata, offrano ai visitatori la possibilità di entrare nel suo mondo e di partecipare dall’interno a questo viaggio introspettivo.

La mostra è resa possibile grazie alla stretta collaborazione con Giulio Paolini e la Fondazione Giulio e Anna Paolini e a prestiti provenienti da prestigiose istituzioni pubbliche e importanti collezioni private.

Giulio Paolini. Del bello ideale
fino al 10 febbraio 2019

Fondazione Carriero
via Cino del Duca 4 | 20122 Milano
+39 02 36747039 | info@fondazionecarriero.org
Aperto tutti i giorni con ingresso libero dalle 11:00 alle 18:00 (chiuso lunedì)

Immagine: Giulio Paolini, Mimesi, 1975 Calchi in gesso. © Giulio Paolini, Foto courtesy Fondazione Giulio e Anna Paolini, Torino

24
Ott

Simone Lingua. Preview

Sabato 27 ottobre dalle ore 19.00 alle ore 21.00 presso Golden View, in via de’ Bardi a Firenze avrà luogo PREVIEW, mostra personale dell’artista Simone Lingua a cura di Tiziana Tommei. L’evento, oltre a presentare per la prima volta nel capoluogo toscano le opere dell’artista, nome emergente dell’arte cinetica, vuole essere occasione d’incontro per anticipare il progetto ideato da Lingua per la città. La scelta del contesto fiorentino trova ragione nella biografia di Simone Lingua: i suoi esordi in ambito artistico, per quanto attiene alla pittura, alla scultura e alla fotografia, sono infatti legati alla realtà dell’Accademia fiorentina. Questo nesso, che l’artista ha da sempre avvertito come una radice forte e imprescindibile, oltre quella anagrafica – Lingua si definisce toscano per imprinting ed evoluzione – è alla base della volontà ferma di esporre il suo lavoro, nonché di dedicare un’opera unica alla città di Firenze.

Simone Lingua è nato Cuneo nel 1981. Avvia il suo percorso formativo all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Gli esordi della sua carriera artistica sono legati alla pittura. I primi studi inerenti l’arte cinetica risalgono al 2010 e sono applicati alla progettazione in ambito architettonico per le facciate di Prada. Ha esposto in gallerie e spazi istituzionali, in Italia e all’estero. Tra il 2016 e il 2017 ha esposto al Pan di Napoli, al Louvre, al Castello Estense a Ferrara, alla Galleria Mirabilia a Reggio Emilia, a Palazzo Bentivoglio Gualtieri a Reggio Emilia, alla Galleria Accorsi a Torino, al Museo di Villa Mazzucchelli a Brescia, al Castello di Bratislava, alla Fondazione De Nittis a Barletta, al Castello di Sarzana, alla Galleria Idearte a Ferrara, al Museo Fondazione Sorrento e alla galleria TAG a Lugano. Nel luglio del 2016, Palazzo Gagliardi a Vibo Valentia, ha ricevuto il Premio come miglior opera concettuale. Tra i più recenti progetti espositivi si citano: il group show Condizione, progetto curato da Roberto Baciocchi presso Dôme di Elephant Paname a Parigi (aprile 2018); il progetto esclusivo ideato e realizzato per Bagno Vignoni: Ninfea, installazione site specific e mostra personale diffusa a cura di Tiziana Tommei (aprile – giugno 2018). Tra i prossimi progetti vi è la proposta di un progetto speciale tra gli eventi collaterali della prossima Biennale d’Arte di Venezia. Il suo lavoro è seguito dal 2017 da Tiziana Tommei. Vive e lavora ad Arezzo.

Golden View è una realtà storica: avviata nell’aprile del 2002, è oggi un luogo di eccellenza della città. Una dimensione straordinaria: dalle sue vetrate è possibile ammirare Ponte Vecchio, il Corridoio Vasariano e gli Uffizi e il fiume Arno. Un spazio dal design minimalista e votato all’arte contemporanea; 650 metri quadri in cui cultura culinaria, enologica e artistica s’incontrano.

SIMONE LINGUA. PREVIEW
Mostra personale e presentazione del progetto per la città di Firenze
a cura di Tiziana Tommei

Opening 27 ottobre 2018, 19.00 – 21.00

GOLDEN VIEW
via de’ Bardi 54-58r Firenze

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Contatti_
Tiziana Tommei info@tizianatommei.it +39 339 84 38 565
Golden View info@goldenviewopenbar.com +39 055 21 45 02 / +39 333 47 57 400

22
Ott

Ryoji Ikeda

The exhibition Ryoji Ikeda, on show at ers an insightful perspective on the radical work of Japanese audiovisual artist Ryoji Ikeda. The selection ranges from sculptural pieces such as data.scan (2009) and grid.system (nº1-A)(2012) to newly adapted versions of large-scale projections like the radar [3 WUXGA version A] (2012-2018) and data.tron [3 SXGA + version] (2009-2018), and includes two new audiovisual installations made specially by Ikeda for Eye.

Sound artist, electronic composer and visual artist Ryoji Ikeda (born in Gifu in 1966) started in electronic music and now ranks as one of the pioneering artists who approach the fundamental elements of sound and image in a mathematical, physical and aesthetic manner. Ikeda’s career as an audiovisual artist transformed when he joined the multidisciplinary artist collective “dumb type” from Kyoto, which radically renewed theatre in the 1990s. By then, Ikeda had already defined the alphabet of his sonic language in the two fundamental elements of sound: the sine wave and white noise. Inspired by his experience with dumb type, Ikeda broadened his scope of work to encompass both sound and image. He applied a comparable reductionist approach in identifying the pixel as the elementary component of the image.

In his series “datamatics,” featuring data.tron [3 SXGA + version] (2009-2018) and data.scan(2009), both on show in the exhibition, Ikeda investigates how we can perceive and experience vast flows of data that go beyond our comprehension. Each pixel is determined by strict mathematical rules that are applied to the data sets that form the source material. The resulting works are not so much about the abstract data level but about representations of reality that we can generate with data. They are an ode to the scientific imagination and the enthralling exploration of uncharted worlds and aspects of reality that we can now access thanks to science. During his stay at CERN and Ars Electronica Futurelab in 2014-2015, Ikeda explored the world of particle physics and further refined his notion of (big) data. He examined dynamic data but defined his source material exclusively as static data: absolute facts, constant truths such as DNA code, galactic coordinates, or proteins, as in his spellbindingly immersive floor projection data.gram [n ° 1] (2018), which he developed specially for Eye. Here Ikeda also explores his interest in the micro-scale: identifying and isolating the smallest particle, the alphabet of all material. Also on show in the exhibition is 4’33” (2010), Ikeda’s celluloid homage to the iconic work of the American experimental composer John Cage. A framed and sliced strip of blank 16 mm film: the piece forms a conceptual introduction to Ikeda’s ongoing study of the contrast between the continuous and the discrete or discontinuous. In data.tron [3 SXGA + version], Ikeda explores his fascination for the concept of infinity and fundamental mathematical and philosophical questions. Is reality continuous or not? Is it continuous but can we do nothing but apply the modern scientific method of reducing it to elementary particles in order to understand it? The exhibition culminates with the second new piece specially made for the Eye exhibition: point of no return, which represents nothing but a black hole. A black circle is bordered by a clear white light. Shining from the other side is an extremely powerful lamp whose colour temperature approaches that of the sun on the projection screen. According to the general theory of relativity, a black hole in the universe swallows everything. Nothing can escape from it—no material, no information, not even light. There is no way back. In Ikeda’s own words: “This technically simple work is my most metaphysical to date.”

The exhibition is accompanied by films, talks and events in the cinemas at Eye.

On November 23, Ryoji Ikeda will perform a live audiovisual concert at Eye entitled datamatics [version 2.0]. In collaboration with Amsterdam Art Weekend and IDFA.

Ryoji Ikeda
Until December 2, 2018

EYE Filmmuseum
IJpromenade 1
1031 KT Amsterdam
The Netherlands

Image: Ryoji Ikeda photo by Ryuichi Maruo

26
Set

Carte Blanche to Tomás Saraceno. On Air

The exhibition On Air  is an emerging ecosystem that hosts a choreography of multiple voices belonging to human and non-human universes and in which works reveal common, fragile and ephemeral rhythms and trajectories linking these worlds. On Air is comprised of the myriad presences, animate and inanimate, that meet and cohabit within it.

The exhibition functions as an ensemble, revealing the strength of the various entities floating in the air and the ways in which they interact with us: from CO2 to cosmic dust, from radio waves to reimagined corridors of movement. Thus, when breath becomes air, the invisible histories that compose the nature of which we are part invite us to poetically reimagine our ways of inhabiting the world—and of being human.

As industrial extraction mines the Earth for resources, threatening entire ecologies, On Air celebrates new ways of thinking and new modes of knowledge production that point the way to a planet free of borders and fossil fuels. In so doing, the exhibition responds to the debate and global challenges posed by the Anthropocene, a word coined to define an epoch in which human activity leaves an impact so great that it profoundly modifies terrestrial ecosystems.

On Air gathers numerous collaborators and collaborations, bringing together scientific institutions, research groups, activists, local communities, visitors, musicians, philosophers, non-human animals, and celestial phenomena, all of whom collectively take part in the evolution of the exhibition. Workshops, concerts, and public talks will regularly transform the exhibition into a “cosmic jam session,” animating On Air with new encounters and assemblies that appear out of this togetherness as part of nascent rhythms of interspecies solidarity.

Curator: Rebecca Lamarche-Vadel

Jamming with spiders concerts program:
October 26: Alvin Lucier
November 23: Evan Ziporyn
December 14: Éliane Radigue

On Air, carte blanche to Tomás Saraceno, with:
Holocnemus pluchei, Éliane Radigue, Psechrus jaegeri, Bruno Latour, Bise, Argiope lobata, PM 2.5, Mitchell Akiyama, Air, Caesium-137, Peter Jäger, Mark Wigley, 1.62 m/s², Yannick Guedon, Tegenaria domestica, Christina Dunbar-Hester, Dermatophagoides pteronyssinus, Anselm Franke, Sagittarius A*, Yasmil Raymond, Vinciane Despret, GW170817, Milovan Farronato, CO, Maximiliano Laina, Andrea Belfi, Isabelle Su, (C8H8)n, Estelle Zhong Mengual, Cyanobacteria, Michael Marder, Nephila senegalensis, Turritopsis dohrnii, Nephila edulis, Philip Ursprung, Sasha Engelmann, Theridiidae sp, Christine Southworth, Linyphia triangularis, Nick Shapiro, Alberto-László Barabási, Markus J. Buehler, Peggy S. M. Hill, Larinioides sclopetarius, Sam Hertz, Linyphiidae sp, Cyclosa conica, 51 Pegasi b, Bertrand Gauguet, Emidio Giorgio, Nephila inaurata, Anna-Sophie Springer, Zygiella x-notata, Lodovica Illari, Fecenia sp, Pm3n (223), Gabriele Uhl, Steatoda triangulosa, Freifunk Antenna, 9.789 m/s2, Jonathan Ledgard, Eben Kirksey, Robert Barry, Porous Chondrite, Argyroneta aquatica, Jo Grys, Débora Switsun, Glenn Flierl, Badumna longinqua, pm, Parasteatoda tepidariorum, Eratigena atrica, Primavera de Filippi, <10 Hz, Ingo Allekotte, Christian Spiering, Yellow dwarf star, Veronica Fiorito, CO2, Stavros Katsanevas, Mistral, Anna Lena Vaney, Marie Thébaud-Sorger, Ozone, Jol Thomson, Nicolas Arnaud, Soot, Caroline A. Jones, Alberto de Campo, Panda algorithm, Hannes Hoelzl, Brandon LaBelle, U, Etienne Turpin, Alex Jordan, Megan Prelinger, VOC, PM10, Carol Robinson, Jens Hauser, Valerio Boschi, Julia Eckhardt, Christine Rollard, 6.62607004 × 10-34 m2 kg/s, João Ribas, Whales, David Haskell, Leila W. Kinney, CHO, Giorgio Riccobene, Bill McKenna, Cyrtophora citricola, Claudie Haigneré, Neriene peltata, Steatoda grossa, Hg, Philoponella alata, d’bi.young anitafrika, Frédérique Ait-Touati, Anelosimus studiosus, Fernando Ferroni, Bronislaw Szerszynski, Sofia Lemos, Aerocene Explorer, Argiope bruennichi, Neriene clathrata, Luca Cerizza, Derek McCormack, Manuel Platino, Chondrite, Alvin Lucier, Paschal Coyle, Salvatore Viola, Filipa Ramos, (C2H4)n, Timothy Choy, HD 209458 b, Andrea Familari, Li, Steve Torchinsky, 20 Hz, Jussi Parikka, Cumulonimbus, Sarodia Vydelingum, Alberto Etchegoyen, Enoplognatha ovata, Latrodectus geometricus, Vincenzo Napolano, siberian tiger, Claude Vallee, OGLE-2005-BLG-390, Agelena labyrinthica, Benjamin Bratton, Beatriz Garcia, 1 Hz, Heinrich Jaeger, Andreas Philippopoulos-Mihalopoulos, Museo Aerosolar, Evan Ziporyn…

Tomás Saraceno thanks: Aerocene Foundation, Airparif, BIENALSUR / Universidad Nacional Tres de Febrero, CCK / Sistema Federal de Medios y Contenidos Públicos / Argentina, European Gravitational Observatory, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Massachusetts Institute of Technology, Museum für Naturkunde Berlin, Muséum national d’Histoire naturelleContinue Reading..

19
Set

PASSI. Al Palazzo Altemps l’installazione di Alfredo Pirri

Il Museo Nazionale Romano, diretto da Daniela Porro, presenta con Electa Passi. Palazzo Altemps. 20 settembre 2018, installazione di Alfredo Pirri a cura di Ludovico Pratesi e di Alessandra Capodiferro. L’opera Passi di Alfredo Pirri costituisce un interessante esempio di relazione con lo spazio espositivo che la ospita, attribuendogli volta per volta un nuovo punto di vista, altamente spettacolare e apprezzato dal pubblico. L’artista ha adesso scelto la loggia d’ingresso di Palazzo Altemps. L’installazione – allestita con i bozzetti preparatori dal 21 settembre 2018 al 6 gennaio 2019 – crea una visione frammentata, produce una vertigine dello sguardo, un effetto caleidoscopio ma anche una sensazione di precarietà, provocando un suggestivo effetto di riflessione tra la volta della loggia, il cortile dell’aristocratica residenza e il cielo. Sull’opera è posizionata una statua femminile panneggiata, proveniente dalla raccolta archeologica dei Principi Boncompagni Ludovisi ed esposta, sino ad oggi, nella residenza privata del Casino dell’Aurora a Roma. “Un eccezionale prestito, segno di contaminazione e di continuità con la collezione permanente del Museo di Palazzo Altemps dedicata alla storia del collezionismo antiquario”, spiega Daniela Porro. La scultura porta con sé le tracce del giardino che la ospita da secoli, e dialoga così con l’altra loggia del Museo: quella dipinta con pergolati in trompe-l’oeil e putti giocosi, dove sono esposti i ritratti dei dodici Cesari. È da questi busti che si diffonde un imprevisto brusio di voci, quasi a commento dell’intervento dell’artista e della presenza della nuova statua. Il compositore e musicista Alvin Curran crea per questa occasione una spazializzazione di parole sussurrate, in latino e in italiano, che dà adito a un improvvisato scambio tra i personaggi di marmo.

PASSI
All’interno del percorso artistico di Alfredo Pirri (Cosenza, 1957), Passi costituisce un filone particolarmente felice che ha trovato altre occasioni in luoghi di notevole rilevanza simbolica come, fra gli altri: la Certosa di San Lorenzo a Padula (2003), il Foro di Cesare a Roma (2007), la Galleria Nazionale d’Arte Moderna sempre a Roma (2011) e la Galleria dell’Accademia a Firenze (2012). “Attraverso il gioco di riflessione provocato dalle superfici di specchi incrinati – spiega il curatore Ludovico Pratesi – ogni luogo che ha ospitato l’opera non si limita ad accoglierla, ma si trasforma nell’opera stessa, attraverso un gioco di rifrazioni che sembra frammentarne le coordinate spaziali, ma in realtà ne esalta l’identità”. La capacità evocativa e simbolica del lavoro di Pirri viene ulteriormente sottolineata dalla serie di bozzetti preparatori dell’installazione, anch’essi esposti a Palazzo Altemps. Per i visitatori uno strumento per avvicinarsi alla genesi dell’opera stessa. Si tratta di disegni ad acquarello e tecnica mista, che interpretano in maniera libera il rapporto tra l’installazione e il Palazzo: attraverso un linguaggio espressivo, libero e ricco di suggestioni pittoriche nell’uso di sali d’argento, lo stesso componente degli antichi specchi. “L’intenzione è di creare uno spazio capace di generare una sorpresa visiva – aggiunge l’artista – per cui la consapevolezza di conoscere la storia e le materie con cui ci confrontiamo non è sufficiente a esaurire lo stupore che si genera in noi: siamo spettatori inermi del passato proiettati in un tempo a venire che si incrina sotto il nostro peso “.

In occasione della presentazione, il 20 settembre alle ore 19.00, durante l’happening di Alfredo Pirri ha luogo un Solo-Performance di Alvin Curran dal titolo “Ancient Talking Heads”, come impronta e apertura al lavoro installativo. Mentre l’artista frantuma il pavimento di specchi che ricopre interamente la loggia d’ingresso, Curran crea uno scambio acustico tra l’incrinarsi degli specchi, le voci latine e il suono dello shofar. In seguito lo specchio continuerà a incrinarsi, sotto i passi dei visitatori che verranno.

Passi. Palazzo Altemps. 20 settembre 2018
installazione di Alfredo Pirri
a cura di Ludovico Pratesi e di Alessandra Capodiferro

Museo Nazionale Romano – Palazzo Altemps
21 settembre 2018 – 6 gennaio 2019

17
Set

da MAGRITTE a DUCHAMP 1929: Il Grande Surrealismo dal Centre Pompidou

“La Gioconda è così universalmente nota e ammirata da tutti che sono stato molto tentato di utilizzarla per dare scandalo. Ho cercato di rendere quei baffi davvero artistici.”
Marcel Duchamp

Dopo la prima grande collaborazione nell’ambito della mostra “Modigliani et ses amis” che nel 2015 ha riscosso un grande successo di critica ed ha portato a Palazzo BLU oltre 110.000 visitatori, la Fondazione Palazzo BLU, il Centre Georges Pompidou di Parigi e MondoMostre tornano a collaborare per proporre un nuovo grande evento espositivo al pubblico italiano, in occasione del decennale anniversario della Fondazione Palazzo BLU.

L’11 ottobre 2018 aprirà al pubblico la mostra “da MAGRITTE a DUCHAMP. 1929: il Grande Surrealismo dal Centre Pompidou”. Per la prima volta in Italia, l’istituzione francese presterà una serie di capolavori di cui difficilmente si priva, essendo esposti nella collezione permanente di quella che è la più importante istituzione europea dedicata all’arte del Novecento. La mostra ha il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, della Regione Toscana e del Comune di Pisa.

Il percorso espositivo e la selezione delle opere è frutto della curatela di Didier Ottinger, Directeur adjoint du Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou, Musée national d’art moderne di Parigi. Ottinger, tra i luminari dell’istituzione museale francese, curatore di fama internazionale, tra i massimi esperti al mondo dell’opera di Magritte, di Picasso e del Surrealismo quale movimento, ha messo insieme per quest’occasione un impeccabile corpus di capolavori che accompagneranno i visitatori di Palazzo BLU a scoprire le meraviglie di quel Surrealismo che ha profondamente mutato l’arte del XX secolo. Sono circa 90 le opere, tra capolavori pittorici, sculture, oggetti surrealisti, disegni, collage, installazioni e fotografie d’autore in arrivo a Pisa per mostrare la straordinaria avventura dell’avanguardia surrealista, attraverso i capolavori prodotti al suo apogeo e dunque intorno all’anno 1929, come vedremo, un’annata cruciale per il gruppo di artisti che in quegli anni operava in quella Parigi fucina delle Avanguardie e capitale dello sviluppo artistico mondiale. Anno catastrofico per la memoria collettiva (crollo dell’economia, crisi dell’Internazionale comunista etc.), il 1929 segna anche una svolta decisiva nella storia del Surrealismo. In quell’ anno il teorico del movimento André Breton e il poeta Louis Aragon cercano di modificare il movimento dalle sue fondamenta teoriche. Questo nuovo approccio non trova tutti i membri d’accordo e sembra creare una insanabile frattura all’interno del gruppo stesso. Nonostante queste lacerazioni interne, la vitalità del movimento resta intatta. L’arte surrealista sembra più che mai affermarsi. A dicembre, sulla rivista “Révolution Surréaliste”, André Breton pubblica il Secondo manifesto surrealista che sancisce l’allineamento al Partito comunista francese e imprime al movimento la nuova svolta “ragionante”.

I protagonisti. Attraverso la quasi totalità dei capolavori surrealisti conservati dall’istituzione francese di René Magritte, Salvador Dalí, Marcel Duchamp, Max Ernst, Giorgio De Chirico, Alberto Giacometti, Man Ray, Joan Miró, Yves Tanguy, Pablo Picasso e molti altri, questo ambizioso progetto scientifico mira a presentare le opere, le interazioni, le visioni estetiche dei principali artisti surrealisti considerati per antonomasia tra i più grandi Maestri del Novecento. Magritte, Dalí ma anche Duchamp e Picasso appaiono quali i protagonisti indiscussi della rassegna pisana a cui si aggiungono diversi altri celebri surrealisti per una presentazione esaustiva di questa ricca stagione creativa.
Desideroso di avvicinarsi ai surrealisti parigini, Magritte si era trasferito con la moglie Georgette a Perreux-sur-Marne nel 1927. Questo “surrealista” sui generis detto anche “le saboteur tranquille”, per la sua capacità di insinuare dubbi sul reale attraverso la rappresentazione del reale stesso, che evita deliberatamente il mondo dell’inconscio e si sottrae con ogni mezzo all’automatismo, non crede né ai sogni né alla psicoanalisi, denigra il caso e pone logica e intelligenza ben al di sopra dell’immaginazione, partecipa infatti alla svolta “ragionante” che André Breton desidera imprimere al “secondo” Surrealismo.
Sempre in quel fatidico 1929 Salvador Dalí irrompe sulla scena parigina. Grazie al suo celebre metodo detto della “paranoia critica” realizza i capolavori presenti in mostra e per diversi anni l’artista incarnerà agli occhi di Breton lo “spirito del Surrealismo”.
Dalí non appare da solo, il fermento del movimento è testimoniato in quell’anno dall’uscita del primo film surrealista, “Un chien andalou”, ideato dal pittore insieme al compatriota Luis Buñuel.

I capolavori. Attraverso la quasi totalità dei capolavori surrealisti conservati dall’istituzione francese di René Magritte, Salvador Dalí, Marcel Duchamp, Max Ernst, Giorgio De Chirico, Alberto Giacometti, Man Ray, Joan Miró, Yves Tanguy, Pablo Picasso e molti altri, questo ambizioso progetto scientifico mira a presentare le opere, le interazioni, le visioni estetiche dei principali artisti surrealisti considerati per antonomasia tra i più grandi Maestri del Novecento.
Magritte, Dalí ma anche Duchamp e Picasso appaiono quali i protagonisti indiscussi della rassegna pisana a cui si aggiungono diversi altri celebri surrealisti per una presentazione esaustiva di questa ricca stagione creativa.
Desideroso di avvicinarsi ai surrealisti parigini, Magritte si era trasferito con la moglie Georgette a Perreux-sur-Marne nel 1927. Questo “surrealista” sui generis detto anche “le saboteur tranquille”, per la sua capacità di insinuare dubbi sul reale attraverso la rappresentazione del reale stesso, che evita deliberatamente il mondo dell’inconscio e si sottrae con ogni mezzo all’automatismo, non crede né ai sogni né alla psicoanalisi, denigra il caso e pone logica e intelligenza ben al di sopra dell’immaginazione, partecipa infatti alla svolta “ragionante” che André Breton desidera imprimere al “secondo” Surrealismo.
Sempre in quel fatidico 1929 Salvador Dalí irrompe sulla scena parigina. Grazie al suo celebre metodo detto della “paranoia critica” realizza i capolavori presenti in mostra e per diversi anni l’artista incarnerà agli occhi di Breton lo “spirito del Surrealismo”.
Dalí non appare da solo, il fermento del movimento è testimoniato in quell’anno dall’uscita del primo film surrealista, “Un chien andalou”, ideato dal pittore insieme al compatriota Luis Buñuel.

INFO SULLA MOSTRA
da MAGRITTE a DUCHAMP
1929: Il Grande Surrealismo dal Centre Pompidou

BLU | Palazzo d’arte e cultura
Lungarno Gambacorti 9
Tel. 050 22 04 650
Mail: info@palazzoblu.it

Con il patrocinio:
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
Comune di Pisa
Regione Toscana

Organizzazione:
Fondazione Palazzo Blu
MondoMostre

Con la collaborazione:
Fondazione Pisa

Curatore:
Didier Ottinger

Date della mostra:
11 ottobre 2018 – 17 febbraio 2019

Orari / Opening hours
Lunedì-Venerdì 10.00 – 19.00
Sabato-Domenica e festivi 10.00 – 20.00
(La biglietteria chiude un’ora prima della chiusura)

Biglietti (audioguida inclusa):
Intero Euro 12,00
Ridotto Euro 10,00
Ridotto speciale Euro 5,00

Informazioni online:
www.mondomostre.it
www.palazzoblu.it

Catalogo:
Skira

Ufficio Stampa:
MondoMostre – Federica Mariani
cell  + 39 366 6493235  tel. 06 6893806
e-mail: federicamariani@mondomostre.it

06
Set

Enrico Fico. In virtù di una improbabile quanto aleatoria empatia

Il titolo In virtù di una improbabile quanto aleatoria empatia reca in sé l’elemento più intimo ed identificativo del percorso creativo di Enrico Fico: il confronto con l’altro, tema che trova un inedito svolgimento in questa mostra, la sua prima personale. I lavori esposti, con un allestimento che vuole suggerire le tappe di un iter portato avanti con progettualità e continuità, coprono gli anni 2014-2018. Tiziana Tommei, curatrice dell’artista, ha scelto di proporre opere in cui la parola compenetra l’immagine e l’immagine si fonde con la parola, generando una dimensione ibrida all’interno della quale l’equilibrio tra le parti si svela utopia. La fotografia, la cera e gli oggetti: tutti elementi diversi, ma anche vocaboli di un discorso univoco, che al pari di un flusso di poesia, emozioni e vissuto si riverbera in espressioni nuove, fisicamente eterogenee perché di matrice profondamente mentale. Il mezzo concreto è puro veicolo d’espressione interiore, intellettuale e percettiva. Il messaggio che egli vuole inviare resta sempre fortemente ancorato ai contenuti, alla sostanza delle cose, al noumeno.
In mostra saranno presentati lavori diversi, con un approccio curatoriale diacronico, inteso a sciorinare lo svolgimento in atto di una ricerca che non muove mai dalla materia, ma sempre dall’intangibile, quale corpo emotivo, spirituale e intellettuale d’interesse fondamentale. L’esposizione apre con una selezione di opere dal progetto À chacun son enfer (2014-2016), compenetrazione di fotografia analogica e testo poetico, presentato in forma d’installazione site specific su leggii da orchestra, presentato per la prima volta presso Galleria 33 ad Arezzo e già esposto Set Up Contemporary Art Fair, Bologna 2017 e a Palazzo Magini, Cortona nel 2018, nonché pubblicato su Juliet Art magazine 180 (dicembre 2016 – gennaio 2017). WAX e Sòtto pèlle rappresentano invece l’evoluzione di un connubio, già avviato con il progetto Ghiandole e che mette al centro, sul piano formale, la cera. In questo caso la materia si fa concetto: dissimula e vanifica pesi, misure e margini di oggetti e corpi rappresentati o evocati. Se la parola, e più in particolare il testo poetico, costituisce il filo rosso dei lavori proposti, la cera unisce le più recenti sperimentazioni, tra cui alcuni inediti. In essi sono gli oggetti – libri antichi e piccole scatole di antiquariato – ad accogliere il messaggio rispetto al quale essi si fanno veicoli segnici e semantici: per la parola, più vicina all’immagine in Monadi, e per l’oggetto (vertebra), da intendere come logos, in sostienimi. La cera protegge, nutre, impermeabilizza suggerisce e mostra una realtà velata, intima e segreta, esortando ad una visione oltre la realtà fenomenica.
La curatrice Tiziana TommeiContinue Reading..