Category: scultura

18
Giu

Maria Lai. Fame d’infinito

“All’essere umano non basta la terra sotto i piedi, non basta il sole sulla testa. L’uomo diventa adulto per realizzarsi oltre il proprio spazio e il proprio tempo”. Maria Lai

A distanza di un mese dalla riapertura della Stazione dell’Arte, il 26 giugno 2020 apre al pubblico il nuovo allestimento della collezione permanente dal titolo Maria Lai. Fame d’infinito. Arte da vedere, sentire, toccare: mai come in occasione del nuovo allestimento, le opere di Maria Lai attraverseranno ogni barriera fisica e intellettuale. Una mostra che è esperienza multisensoriale, concepita per favorire un nuovo approccio all’arte e nutrire la curiosità dei visitatori. Per soddisfare la nostra “Fame d’infinito”, l’esposizione recupera il dialogo diretto con il pubblico dopo lo stop per l’emergenza sanitaria e la riapertura dell’istituzione museale, avvenuta un mese fa.

La nuova esposizione aprirà al pubblico venerdì 26 giugno 2020, alle ore 15.00, negli spazi del museo fortemente voluto dall’artista ulassese, in piena sicurezza e nel rispetto delle indicazioni fornite dalle autorità preposte: ingressi contingentati (per un massimo di 10 persone alla volta) e mascherina obbligatoria.

La mostra è organizzata dalla Fondazione Stazione dell’Arte con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna, del Comune di Ulassai e della Fondazione di Sardegna. Curata da Davide Mariani, direttore del museo dedicato a Maria Lai, Fame d’infinito scandisce l’intero percorso dell’artista attraverso l’esposizione delle opere più significative da lei donate al Comune di Ulassai. La collezione restituisce, nella sua totalità, l’esperienza creativa di Maria Lai: dalle sculture ai disegni a matita e su china, dai telai alle tele cucite, dai celebri pani ai libri cuciti, dalle geografie alle installazioni e agli interventi ambientali.

Il progetto espositivo, concepito come un’esposizione permanente, è suddiviso secondo un ordine cronologico e tematico ed è arricchito dalla presenza di un sistema di apparati didattici, in italiano e in inglese, da alcune riproduzioni tattili dei manufatti in mostra e da un archivio multimediale interattivo.

MARIA LAI. FAME D’INFINITO
a cura di Davide Mariani
Museo Stazione dell’Arte
Ex Stazione ferroviaria, Ulassai (Nu)
Orari: dal martedì alla domenica, dalle 9:30 alle 19:30 (orario continuato) – ingressi contingentati
Chiusura settimanale: lunedì
Visite guidate: sospese
Per informazioni: Tel. 0782787055; e-mail: stazionedellarte@tiscali.it

Immagine in evidenza: Maria Lai Fame d’infinito. Installation view. Ph. E. Loi S. Melis Arasole Ç. Courtesy Fondazione Stazione dell’ Arte
04
Giu

FORNASETTI Theatrum Mundi

Centinaia di creazioni dell’atelier fondato da Piero Fornasetti in dialogo con le collezioni della Pilotta per raccontare la classicità attraverso la lente del design contemporaneo.

Il 3 giugno 2020 inaugura Fornasetti Theatrum Mundi, mostra ospitata all’interno del Complesso Monumentale della Pilotta di Parma. L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 14 febbraio 2021 e si colloca all’interno di “Rivitalizzazioni del Contemporaneo”, bando ideato in occasione di Parma 2020+21, Capitale Italiana della Cultura.

La mostra, inaugurata in concomitanza con la riapertura del Complesso della Pilotta dopo il lungo periodo di sospensione dovuto all’emergenza COVID-19, ha generato in questi mesi una particolare aspettativa da parte del pubblico, della stampa e degli appassionati.

L’esposizione è un vero e proprio viaggio stratificato tra classico e moderno, tra passato e presente, la cui curatela è di Barnaba Fornasetti, Direttore Artistico dell’Atelier milanese, di Valeria Manzi, co-curatrice delle attività culturali e Presidente dell’associazione Fornasetti Cult, e del direttore del Complesso Monumentale della Pilotta Simone Verde, con l’intento di rigenerare il patrimonio classico e classicità dell’istituto museale autonomo parmigiano, attraverso la ripresa intellettuale che ne ha fatto uno dei maestri indiscussi del design contemporaneo.

Fornasetti Theatrum Mundi mette in dialogo le architetture e le opere della Pilotta con l’immaginario di Piero e Barnaba Fornasetti, creando un vero e proprio ‘teatro del mondo’: una rete di rimandi iconografici e suggestioni culturali che rivela lo statuto intellettuale degli oggetti esposti e delle immagini in mostra, rendendone visibile lo spessore e regalando universali ed emozionanti implicazioni. Un vero e proprio “Theatrum” nel significato cinquecentesco, dunque, che declina nell’infinita varietà del mondo l’enciclopedica unitarietà del sapere a cui aspirava il classicismo, sia rinascimentale che settecentesco e, grazie alla chiave ludica di Fornasetti, anche contemporaneo.

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30
Gen

Sun Yuan & Peng Yu – If I Died

The St. Regis Rome e Galleria Continua rinnovano la loro proficua collaborazione con l’inaugurazione della terza esposizione, nel segno della ricerca artistica e del dialogo tra l’arte contemporanea e gli ospiti dell’albergo romano.

The St. Regis Rome e Galleria Continua sono lieti di annunciare che sarà il duo di artisti cinesi Sun Yuan & Peng Yu ad esporre nell’hotel della Capitale, presentando una selezione di opere collocate nella maestosa lobby per permettere un’interazione tra queste e gli ospiti. L’albergo romano si propone così ancora una volta come sede ideale per l’esposizione delle migliori testimonianze artistiche del panorama dell’arte contemporanea internazionale, ospitando i due artisti che lo scorso anno sono stati invitati dal curatore Ralph Rugoff a prendere parte alla 58° Biennale d’Arte a Venezia.

The St. Regis Rome è entrato nella sua “nuova era” riaprendo le porte nel novembre del 2018 dopo un meticoloso restauro. Con il progetto condotto in collaborazione con Galleria Continua, The St Regis Rome si fa portavoce del sostegno al partimonio artistico e culturale e ha dato vita a un ricco programma che consente al pubblico italiano ed internazionale di avvicinarsi ai capolavori dei migliori esponenti della scena artistica contemporanea.

Galleria Continua nasce nel 1990 a San Gimignano per iniziativa di Mario Cristiani, Lorenzo Fiaschi e Maurizio Rigillo e trova sede negli spazi di un ex cinema, lontano dalle grandi città e dalle metropoli moderne, nel borgo senza tempo di San Gimignano, immerso nella storia.

Conosciuti internazionalmente per il carattere spesso destabilizzante e provocatorio delle loro opere e per l’uso di materiali singolari, Sun Yuan & Peng Yu hanno iniziato a collaborare in coppia dalla fine degli anni ’90. Il loro lavoro è incentrato sulla costante conferma del paradosso, sulla ricerca perpetua della dualità tra il bianco e il nero, tra realtà e menzogna, tra manifesto e celato. Le loro opere sono la dimostrazione di una costante analisi della vita attraverso l’esperienza a cui spesso anche il pubblico è invitato a partecipare nella volontà di trovare l’essenza e la sostanza che si nasconde dietro l’apparenza.

Le opere selezionate per l’esposizione al The St. Regis Rome sono tre: Teenager Teenager (2011); I didn’t notice what I am doing (2012) e If I Died (2013). Ad accogliere gli ospiti all’ingresso dell’hotel, I didn’t notice what I am doing, dove un rinoceronte e un triceratopo in vetroresina sono messi a confronto: lo spettatore stabilisce automaticamente connessioni e somiglianze tra i due animali che invece non hanno nessuna attinenza con la realtà né alcuna pertinenza scientifica. Al centro della lobby troneggia la scenografica If I Died, una figura umana – che ritrae la madre di Peng Yu – che, con gli occhi socchiusi e aria sognante, fluttua insieme a decine di animali a rappresentare come la donna immagini se stessa in una vita dopo la morte. Muovendosi verso gli spazi del LUMEN Cocktails & Cuisine, il visitatore è invitato a una riflessione sui limiti della comunicazione, sui conflitti generazionali ma anche sulla possibilità di cambiare e di proteggere ciò che abbiamo: in Teenager, Teenager si trovano, adagiati su divani in pelle, una serie di figure ben vestite con un ingombrante masso sulla testa che impedisce loro ogni tipo di visione.

Le opere, che rimarranno esposte fino al 26 aprile prossimo, sono un vero e proprio invito all’interazione con l’arte per gli ospiti, i viaggiatori globali e i cittadini romani: The St. Regis Rome si    riconferma così promotore di un rapporto di apertura verso il mondo dell’arte contemporanea, con la volontà di creare una sinergia tra amanti del bello, ispirare i visitatori e stimolare il dialogo con l’hotel.

Per maggiori informazioni su The St. Regis Rome potete visitare www.stregisrome.com Per maggiori informazioni su Galleria Continua potete visitare www.galleriacontinua.com

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Sun Yuan & Peng Yu
Sun Yuan nasce nel 1972 a Pechino. Peng Yu nasce nel 1974 a Heilongjiang, in Cina. Si formano negli stessi anni presso la Central Academy of Fine Arts di Pechino, città dove tuttora vivono e lavorano. Numerose le istituzioni pubbliche e private dove hanno esposto: 5° Biennale di Lione (2000); Triennale di Yokohama (2001); 1° Triennale di Guangzhou (2002); Today Art Museum, Pechino (2003); MAC Museo d’arte contemporanea, Lione (2004); Biennale di Kwangju (2004); MuHKA: Museo d’arte contemporanea, Anversa (2004); Kunstmuseum di Berna (2005); 51° Biennale di Venezia (2005); Biennale Liverpool (2006); 2° Biennale di Mosca (2007); Kunsthaus di Graz (2007); Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana (2008, 2009, 2011); The Saatchi Gallery, Londra (2008); The National Art Center, Tokyo (2008); Ullens Center for Contemporary Art – UCCA, Pechino (2009); 2° Biennale di Mosca (2009); Triennale di Aichi, Nagoya (2010); Biennale di Sydney (2010); Para\Site Art Space, Hong Kong (2011); The Pace Gallery, Pechino (2011); dOCUMENTA(13), Kassel (2012); Contemporary Art Center di Taipei (2012); Hayward Gallery, Londra (2012); PinchukArtCentre, Kiev (2013); Uferhallen, Berlino (2014); Qatar Museums (QMA), Doha (2016); Guggenheim Museum, New York (2016); 11° Biennale di Shanghai (2016); DMA- Daejeon Museum of Art, Daejeon (2017); Guggenheim Museum, Bilbao (2018); May You Live in Interesting Times, 58° Edition of Venice Biennale, Venice, Italy (2019).

Informazioni su St. Regis Hotels & Resorts
Con un blend tra classica raffinatezza e lusso contemporaneo, il brand St.Regis parte di Marriott International, Inc. rimane fedele al proprio impegno nel far vivere esperienze eccezionali presso 40 hotel e resort situati nei luoghi più esclusivi al mondo. Creato da John Jacob Astor IV, con l’apertura del primo St.Regis Hotel a New York oltre un secolo fa, il Brand di Hotellerie St.Regis è noto nel mondo per la propria cifra stilistica legata al lusso esclusivo, alla raffinata eleganza e al servizio altamente personalizzato, grazie all’impeccabile St Regis Butler. Per maggiori informazioni e nuove aperture, visitare stregis.com o seguire Twitter, Instagram e Facebook.

Informazioni su Marriott International, Inc.
Marriott International, Inc. (NASDAQ: MAR) è una società con sede a Bethesda (Maryland, Stati Uniti d’America) e conta circa 7200 proprietà e 30 brands in oltre 132 paesi. Marriott è una società di gestione e franchising di alberghi, oltre ad essere licenziataria di resort in multiproprietà. La società offre un travel program Marriott Bonvoy TM che sostituisce Marriott Rewards®, The Ritz-Carlton Rewards®, and Starwood Preferred Guest®(SPG). Per ulteriori informazioni si prega di visitare il sito web all’indirizzo www.marriott.com e per le ultime notizie visitate www.marriottnewscenter.com e @MarriottIntl su

Informazioni su Galleria Continua
Galleria Continua ha aperto a San Gimignano nel 1990, su iniziativa di tre amici: Mario Cristiani, Lorenzo Fiaschi e Maurizio Rigillo. Trovando sede negli spazi di un ex cinema, Galleria Continua si è affermata e ha prosperato in una posizione del tutto inaspettata, lontano dalle grandi città e dai centri urbani ultramoderni, in un borgo – San Gimignano – ricco di storia, senza tempo. Questa scelta del luogo ha permesso di sviluppare nuove forme di dialogo e simbiosi tra geografie inaspettate: rurali e industriali, locali e globali, arte del passato e arte di oggi, artisti famosi e emergenti. Rimanendo fedele a uno spirito di evoluzione perpetua e impegnato a interessare il più vasto pubblico possibile nell’arte contemporanea, nel corso di quasi un trentennio Galleria Continua ha costruito una forte identità attraverso i suoi legami e le sue esperienze. Questa identità è fondata su due valori: generosità e altruismo, che si trovano al centro di tutti i rapporti con gli artisti, il pubblico in generale e il suo sviluppo nel suo complesso. Galleria Continua è stata la prima galleria straniera con un programma internazionale ad aprire in Cina nel 2004 e tre anni dopo, nel 2007, ha inaugurato un nuovo sito particolare per le creazioni di grandi dimensioni – Les Moulins – nella campagna parigina. Nel 2015 la galleria ha intrapreso nuovi percorsi, aprendo uno spazio a L’Avana, a Cuba, dedicato a progetti culturali volti a superare ogni frontiera. Galleria Continua è un desiderio di continuità tra i secoli, l’aspirazione ad avere una parte nella scrittura della storia del presente, una storia sensibile alle pratiche creative contemporanee e che custodisce il legame tra passato e futuro, e tra individui e geografie diverse e inusuali.

Contatti stampa:
Per The St. Regis Rome
Sara Migliore, Director of Communications Italy, Marriott International
Sara.Migliore@marriott.com
+39 335 775 6847

Per Galleria Continua
Silvia Pichini, Communications Director
press@galleriacontinua.com
+39 347 453 6136

ENGLISH below

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20
Gen

Blanc sur Blanc

Gagosian is pleased to present Blanc sur Blanc, a group exhibition.

A century ago, Kazimir Malevich’s Suprematist paintings heralded a revolutionary new interpretation of white, in which total abstraction suggests the utopian and the infinite. Since then, artists have deployed the achromatism of whiteness in an endless range of formal and symbolic ways, evoking states of emptiness and effacement, and summoning the raw potential of the blank page. Working in different contexts and with different ends in mind, the artists in Blanc sur Blanc find unexpected power and substance in what appears at first to be an absence or lack.

In 1946, Lucio Fontana and his students drafted the Manifesto Blanco, a vision for a fundamentally new method of artistic production that demanded that artists engage with the real-world physicality of their materials instead of treating the canvas as an illusory, self-contained space. It was out of this impulse that Fontana produced Concetto Spaziale, Attese(Spatial Concept, Waiting, 1966), one of his first slashed canvases. For Fontana, the painting’s allover coat of white formed a blank screen and acted as a vehicle for heightened drama, with any connotations of purity or tranquility disrupted by his forceful incisions.

During the last decade of his life, Andy Warhol broke with the visual and conceptual language of Pop art to produce idiosyncratic takes on abstract and gestural painting. Abstract Painting (1982) is one such work. Measuring forty inches square—the same dimensions that Warhol used previously for his notorious Society Portraits—the canvas is veiled in a white wash that permits only tantalizing glimpses of multicolored swirls beneath.

LEAN (2005) exemplifies Rachel Whiteread’s practice of concretizing negative space in order to memorialize it. Here she has cast the interiors of various cardboard boxes in plaster of paris as a somewhat wistful tribute to the banal, quotidian container. The resulting geometric accumulation of minimalist white slabs is propped up casually against the gallery wall, ghostlike yet palpable.

Also on view are three recent pieces by Paris-based artist Sheila Hicks, whose textile works incorporate yarn-based techniques from diverse cultures. While Hicks’s oeuvre is characterized by intense color, she also works with natural undyed fibers. Here she has fashioned spheres, woven rectangular canvases, and tumbling cascades of linen in neutral shades that exude a tactile yet meditative calm.

Blanc sur Blanc includes works by Jean (Hans) Arp, Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Edmund de Waal, Lucio Fontana, Theaster Gates, Diego Giacometti, Wade Guyton, Simon Hantaï, Sheila Hicks, Thomas Houseago, Y.Z. Kami, Imi Knoebel, Bertrand Lavier, Sol LeWitt, Sally Mann, John Mason, Olivier Mosset, Giuseppe Penone, Seth Price, Paolo Scheggi, Setsuko, Rudolf Stingel, Cy Twombly, Andy Warhol, Franz West, and Rachel Whiteread, among others.

BLANC SUR BLANC
January 16–March 7, 2020

Gagosian
4 rue de Ponthieu, Paris

Image: Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attese, 1966

13
Gen

Dalí & Magritte. Two surrealist icons in dialogue

The Royal Museums of Fine Arts of Belgium dedicate an exceptional exhibition to Salvador Dalí and René Magritte. For the first time ever, the connection and influences between the two greatest icons of the surrealist movement are highlighted.

Dalí and Magritte both aim to challenge reality, question our gaze and shake up our certainties. The Catalan and the Belgian show a fascinating proximity, despite their very different creations and personalities, which would eventually lead them to drift apart.In the spring of 1929, Salvador Dalí and René Magritte meet in Paris, surrounded by the great names of the artistic avant-garde. In August of the same year, at Dalí’s invitation, Magritte travels to Cadaqués, the Spanish painter’s home base. This surrealist summer – which also includes visits by Éluard, Miró and Buñuel – will prove decisive.

The exhibition reveals the personal, philosophical and aesthetic links between these two iconic artists through more than 100 paintings, sculptures, photographs, drawings, films and archival objects.

The “Dalí & Magritte” exhibition is held under the High Patronage of their Majesties the King and Queen and is organized by the RMFAB in collaboration with the Dalí Museum (St. Petersburg, Florida), the Gala-Salvador Dalí Foundation and the Magritte Foundation. More than 40 international museums and private collections have lent their masterpieces for this unique exhibition, which ties in with the festivities organised around the Magritte Museum’s 10th anniversary.
Exhibition curator: Michel Draguet, Director General of the RMFAB.

VIDEO Behind The Scenes at the exhibition DALÍ & MAGRITTE

Dalí & Magritte Two surrealist icons in dialogue

Royal Museums of Fine Arts of Belgium
Rue de la Régence/Regentschapsstraat 3
1000 Brussels
+32 (0)2 508 32 11
info@fine-arts-museum.be

Image: Magritte, The Blood of the World, 1925

20
Dic

Shiota Chiharu : The Soul Trembles

Shiota Chiharu: The Soul Trembles is the first grand-scale exhibition in Korea containing works from Shiota Chiharu’s early career in the 1990s through to the present, illustrating the artist’s growing international reputation. It is co-organized by the Busan Museum of Art and Mori Art Museum in Tokyo, Japan, curated by Mami Kataoka, Deputy Director and Chief Curator of Mori Art Museum where it elicited a great response from visitors after opening at Mori Art Museum in June, 2019. Following upon that exhibition at Mori Art Museum, her solo exhibition in Busan centers around four large-scale installation pieces, but features approximately 110 works that allow a comprehensive look at the artist’s activities over the past 25 years.

She is continuing to work with various genres, ranging from large-scale immersive installations incorporating thread and common objects, to sculptural works, photographs, drawings, video, and performance.Through works that visualize questions of the soul, immeasurable anxiety and fear, and her inexplicable existence, the artist expresses an inner state of confronting uncertainty and seeks the meaning of ‘existence’. Utilizing common objects such as thread, dresses, chairs, beds, shoes and bags, the artist creates vast spaces where the memories and relationships embedded in objects are explored. For the artist, the theme of “death” has been a longstanding concern, together with existence and the realm of the unconscious. Her works embody the fear of death she felt at family graves as a child, and the feelings of sorrow and trauma experienced on the border between life and death through two battles with cancer. By capturing these through her works, Shiota approaches death as the beginning of a new life.

Most of her works arise from her personal experiences. However, her works act as the same psychological mechanism for audiences as well to recall life, death and forgotten memories. Going into the 2000s, the artist produced large site-specific installations employing black thread and materials such as window frames, constructing a distinctive formative world of her own. In particular, she is known foremost for her series of immersive installations in which entire spaces are strung with red or black thread, unfolding like human blood vessels or spider webs. The subtitle “The Soul Trembles” references Shiota’s earnest wish to convey to others soul-trembling experiences derived from nameless emotions. In works that elicit ontological thought, she provokes soul-searching of an emotional and primal nature, and her artworks continually raise other questions. These may stem from this time of uncertainty we live in today, when it is increasingly difficult to predict where the many invisible connections in the lives of every individual are leading. Some things that are invisible to humans (the soul, fate, death), along with that uncertainty, may represent fears that are hard to face, and yet they are questions that are ultimately inevitable. Shiota Chiharu: The Soul Trembles is an exhibition that promises to offer an opportunity to reflect on the existence of the individual and to produce new relationships.

Shiota Chiharu (b. 1972) was born in Osaka, Japan, graduated from Kyoto Seika University, and moved to Germany in 1996. She subsequently studied at the University of Fine Arts Hamburg (HFBK), the Braunschweig University of Art (HBK), and the Berlin University of the Arts. Currently based in Berlin, she continues to work internationally. Since her first solo exhibition in 1993, the artist has shown her works in over 300 solo and group exhibitions. She has also participated in numerous international events, including the Sydney Biennale (2016), Busan Biennale (2014), Kiev First International Biennale (2012), and Yokohama Triennale (2001). In 2015, she represented Japan at the 56th Venice Biennale International Art Exhibition, where her work was praised by audiences and art officials.

Shiota Chiharu : The Soul Trembles
Busan Museum of ART
December 17, 2019 – April 19, 2020

Image: Me Somewhere Else,  2018. Blain Southern London. Photo by Peter Mallet

28
Ott

Marcel Duchamp: The Barbara and Aaron Levine Collection

The Smithsonian’s Hirshhorn Museum and Sculpture Garden has announced a two-part exhibition on the life and legacy of Marcel Duchamp, commencing with “Marcel Duchamp: The Barbara and Aaron Levine Collection” on view Nov. 9–Oct. 12, 2020. This first part of the exhibition will feature the recent gift of over 50 major historical artworks, including more than 35 seminal works by Duchamp, promised to the museum by Washington, D.C., collectors Barbara and Aaron Levine. The second stage of the exhibition, on view April 18, 2020–Oct. 12, 2020, will examine Duchamp’s lasting impact through the lens of the Hirshhorn’s permanent collection, including significant works by a diverse roster of modern and contemporary artists. Both exhibitions are organized by Evelyn Hankins, the Hirshhorn’s senior curator, and accompanied by a 224-page publication.

“The Levines’ gift is transformative for the Hirshhorn, and because of their generosity we are able to present the works of one of the most significant artists of the 20th century, whose influence is still felt by artists working today,” said Hirshhorn Director Melissa Chiu. “Through this exhibition, museum visitors will observe firsthand the evolution of Duchamp’s creative output alongside examples of artworks by his peers and artists of subsequent generations.”

“Marcel Duchamp: The Barbara and Aaron Levine Collection” comprises an unparalleled selection of artworks, thoughtfully acquired over the course of two decades and offering a rarely seen view of the entire arc of Duchamp’s career. The exhibition will include a number of Duchamp’s most famous readymades, including “Hat Rack,” “Comb,” “Apolinère Enameled,” “With Hidden Noise,” “L.H.O.O.Q.” and “Why Not Sneeze?,” which together embody Duchamp’s then-radical idea that an artist’s ideas are more important than craft or aesthetics. Also prominently featured will be a number of Duchamp’s unique drawings and prints related to his magnum opus, “The Bride Stripped Bare by Her Bachelors, Even (The Large Glass),” including “Pendu Femelle,” “Studies for the Bachelors in the Cemetery of Uniforms and Liveries, No. 2,” “Bride” and “Nine Malic Moulds.” Further insight into his unique working process is revealed by “The Bride Stripped Bare by Her Bachelors, Even (The Green Box)” and “In the Infinitive (The White Box),” which contain more than 150 facsimiles of Duchamp’s working notes for “The Large Glass.” His forward-thinking mindset can be seen in his later kinetic works, such as the “Rotoreliefs (Optical Disks)” and “Cover of S.M.S. (Esquivons les ecchymoses des esquimaux aux mots exquis),” which demonstrate the artist’s interest in creating works that call upon the brain to enhance, instead of merely process, the information received by the eye, deftly anticipating future experiments in film and Op art. The exhibition will also include portraits of Duchamp, as well as works by his contemporaries and those he influenced, including Man Ray, Tristan Tzara, Henri Cartier-Bresson, Diane Arbus and Irving Penn, among others. An educational resource room for visitors of all ages will be included at the end of the exhibition, featuring books about Duchamp and his practice and hands-on making activities inspired by the artist’s work. An interactive chess table will also be included at the end of the exhibition—a nod to one of the artist’s favorite pastimes.

The second exhibition focuses on the extraordinary legacy of Duchamp by examining works from the Hirshhorn’s permanent collection that touch upon a number of broad themes pivotal to the artist’s practice. The exhibition will begin by introducing artwork created by Duchamp’s friends and contemporaries, many of whom explored similar ideas, often challenging traditional artistic mediums to create work that questioned the conventional ideas of fine art. Other issues investigated in the work of artists like Joseph Kosuth and Robert Rauschenberg include optics and light, language, the reuse and reproduction of existing images, the use of everyday objects, the artist’s commitment to self-representation and his belief that an artwork’s meaning is inherently dependent on the viewer.

The promised gift will establish the Hirshhorn as a preeminent Duchamp resource in the mid-Atlantic region, offering one of the most significant public collections in the United States alongside those of the Philadelphia Museum of Art and the Museum of Modern Art. Together the paired exhibitions, which demonstrate not only Duchamp’s incredible impact on art, but also the ways in which his revolutionary practice transformed people’s understanding of what an artwork can be, will give viewers a full awareness of the artist’s inimitable significance.Continue Reading..

10
Ott

Musja. The Dark Side – Who is afraid of the Dark?

Christian Boltanski, Monica Bonvicini, Monster Chetwynd, Gino De Dominicis, Gianni Dessì, Flavio Favelli, Sheela Gowda, James Lee Byars, Robert Longo, Hermann Nitsch, Tony Oursler, Gregor Schneider, Chiharu Shiota

Curated by Danilo Eccher

Musja, the exhibition space in via dei Chiavari 7 in Rome presided over by Ovidio Jacorossi, becomes a private museum with the opening on October 9 of Who is afraid of the Dark?, the first exhibition within The Dark Side project, a three year programme curated by Danilo Eccher.

The vast art collection owned by Jacorossi, covering the period from the early 19th century Italian to the present, will be flanked by the most innovative contemporary trends in the international panorama in order to highlight the fundamental contribution of art to personal and collective growth. The new museum also sets out to become established as a focus for the development of civil society in Rome, and to carry forward cultural commitment, and dialogue with international public and private institutions and museums.

The complex thematic setting of The Dark Side project is organized into three exhibitions spread over three years, and dedicated to: “Fear of the Dark,” “Fear of Solitude,” and “Fear of Time.” The first event in the new exhibition programme—“Fear of the Dark”—brings together 13 of the most important international artists with large site-specific installations and large-scale artworks by established artists, such as Gregor Schneider, Robert Longo, Hermann Nitsch, Tony Oursler, Christian Boltanski, James Lee Byars as well as new protagonists on the contemporary art scene such as Monster Chetwynd, Sheela Gowda, and Chiharu Shiota. There is a substantial Italian component with works and installations by Gino De Dominicis, Gianni Dessì, Flavio Favelli, Monica Bonvicini. During the opening of the exhibition, and thereafter at monthly intervals, there will be a performance by “Differenziale Femminile,” a group of four actresses, in the rooms of the gallery.

The majority of the site-specific works will be produced especially for the exhibition, while others are loans from various institutions, galleries and some others are part of the Jacorossi collection. All of them were selected for their power to draw the viewer in and encourage reflection on the topic while, at the same time, introducing some essential aspects of current contemporary art research. Visitors will be able to analyse their own reactions to sensory and tactile experiences, theatrical and magical visions, rituals and settings, anxieties that take different and unexpected forms only to melt away.

The catalogue accompanying the exhibition, published by Silvana Editoriale, contains a wealth of images by all the participating artists as well as written contributions. In addition to Danilo Eccher’s contribution, there are also some intellectually complex views on the theme of the dark by theologian Gianfranco Ravasi, theoretical physicist Mario Rasetti, psychiatrist Eugenio Borgna and philosopher Federico Vercellone. Different points of view, cross-cutting approaches, intellectual fields that diverge, overlap and are interwoven, give the project much greater scope than a standard art exhibition.

In the course of the exhibition, Musja will also be holding a series of meetings on the theme, coordinated by Federico Vercellone, professor of Aesthetics in the Department of Philosophy at Turin University.

The Dark Side – Who is afraid of the Dark?
October 9, 2019–March 1, 2020

Musja
via dei Chiavari 7
Rome
Italy

Image artwork by Gino De Dominicis, Jacorossi collection

04
Ott

Jan Fabre – The Rhythm of the Brain

Palazzo Merulana, nato dalla sinergia tra la Fondazione Elena e Claudio Cerasi e CoopCulture, inaugura la stagione espositiva autunnale con una mostra dedicata all’artista belga Jan Fabre, The Rhythm of the Brain, a cura di Achille Bonito Oliva e Melania Rossi.

In esposizione oltre trenta opere dell’artista belga, tra sculture in bronzo e cera, disegni, molte delle quali mai esposte in Italia e alcune scelte appositamente per la Collezione Cerasi. All’interno degli spazi espositivi dell’ex Ufficio di Igiene, la mostra si svilupperà in due capitoli: l’uno si concentra su un dialogo diretto con la collezione permanente e il suo percorso espositivo; l’altro consiste in una selezione di lavori dell’artista sul tema del cervello e del rapporto tra arte e scienza, allestito insieme ad alcuni ritratti e autoritratti della Collezione Elena e Claudio Cerasi.  Una riflessione sull’arte, sull’immaginazione e sul pensiero degli artisti nel corso della storia: oltre ad alcune opere storiche che si pongono in dialogo visivo con il lavoro di Fabre, la mostra vede continui rimandi simbolici e semantici a tutta la collezione permanente del Palazzo.

Il percorso inizia con due sculture in bronzo: To Wear One’s Brain On One’s Head (2018) e De blikopener (2017). Questi autoritratti dell’artista, che porta in bilico il proprio cervello sulla testa e che tiene in mano un apriscatole, saranno una sorta di guida per tutta la mostra, che dispiegherà nei vari spazi del Palazzo l’intimo pensiero di Fabre riguardo all’arte, al pensiero umano, alla fantasia e all’immaginazione.

Jan Fabre sarà inoltre presente al Romaeuropa Festival 2019, dall’11 al 13 ottobre per una corealizzazione con il Teatro Vascello, con lo spettacolo The night writer giornale notturno di Jan Fabre con Lino Musella: un’autobiografia intima e provocatoria tratta da alcune pagine dei diari personali dell’artista affidati all’interpretazione dell’attore italiano Lino Musella.

 Jan Fabre. Con una carriera che dura da quarant’anni, Jan Fabre (1958, Anversa) è considerato una delle figure più innovative nel panorama dell’arte contemporanea internazionale. Come artista visivo e teatrale e come autore crea un’atmosfera intensamente personale con le sue regole, leggi, personaggi, simboli e motivi. Tra le personali più significative di questo versatile artista belga sono da ricordare “Homo Faber” (Kmska, Anversa 2006), “Hortus/ Corpus” (Kröller-Müller Museum, Otterlo 2011); “Stigmata. Actions and Performances, 1976-2013”, Maxxi, Roma 2013; M hka, Anversa 2015; Mac, Lione 2016; Leopold Museum, Vienna 2017; Caac, Siviglia 2018). Jan Fabre è stato il primo artista vivente a presentare una mostra di ampio respiro al Louvre di Parigi: “L’ange de la métamorphose”, nel 2008. Nel 2016, con “Spiritual Guards” Jan Fabre ha portato una grande mostra presso il Forte Belvedere, Palazzo Vecchio e piazza della Signoria, a Firenze. È stato inoltre invitato da Michail Piotrovskij a realizzare un importante progetto all’Ermitage di San Pietroburgo: “Jan Fabre. Knight of Despair/Warrior of Beauty” (2016-2017). La personale “Glass and Bone Sculptures 1977-2017” è stata presentata come evento collaterale della 57° edizione della Biennale di Venezia (2017). Per Palermo capitale italiana della cultura 2018 MondoMostre ha organizzato “Jan Fabre. Ecstasy & Oracles”, Duomo di Monreale-Valle dei Templi di Agrigento 2018), evento collaterale di Manifesta 12.

Jan Fabre – The Rhythm of the Brain
a cura di Achille Bonito Oliva e Melania Rossi
dall’ 11 ottobre 2019 al 9 febbraio 2020

Palazzo Merulana
via Merulana, 121 – Roma

Orari
Da mercoledì a lunedì, dalle 10.00 alle 20.00, martedì chiuso
Ultimo ingresso ore 19

Info e tariffe
+39 0639967800
info@palazzomerulana.it

In co-realizzazione con Romaeuropa Festival 2019, Flanders State of the Art e galleria Magazzino

My REVIEW on RIVISTA SEGNO: Il cervello vibrante di Jan Fabre

23
Set

Antony Gormley – Solo Exhibition

Acclaimed sculptor Antony Gormley presents his most significant solo exhibition for over a decade. A conversation between old works and new, it will span his wide-ranging practice and exploit the scale and light of the RA’s architecture.

This exhibition is intended as a form of adventure that invites both physical and imaginative participation. The body in Gormley’s work is not a protagonist in a narrative, nor an ideal, a portrait or a memorial – it is the body inand as space.

Early experimental sculptures, objects and drawings – often made using his own body as a primary tool, material and subject – are brought together with large scale environments made especially for the RA. Using organic, industrial and elemental materials, such as iron, steel, lead, seawater and clay, the solidity and certainty of sculpture is put to the test, acknowledging entropy, disintegration, the experience of disorientation. Our understanding of matter itself is under scrutiny – what it means to have a body, when every ‘thing’ is essentially space and energy. Sculpture, for Antony Gormley, is not treated as a ‘thing apart’, separate from its context; it is a means of interrogating and activating its space and place. His negotiation of the surface of the body, his preoccupation with the space within, treads the line between the body as a container of feeling, a living reality, our ‘condition’, and the body as an abstract entity.

From the British coastline to the rooftops of Manhattan, Antony Gormley’s sculptures are recognised across the world. With work from his 45-year career alongside major new installations created for the galleries of Royal Academy of Arts, it will be present his most ambitious exhibition in more than ten years.

Following in the footsteps of Ai Weiwei and Anselm Kiefer, Antony Gormley will be the next artist to take over our Main Galleries with a series of works that test the scale and light of the RA’s architecture. The exhibition will explore Gormley’s wide-ranging use of organic, industrial and elemental materials over the years, including iron, steel, hand-beaten lead, seawater and clay. We will also bring to light rarely-seen early works from the 1970s and 1980s, some of which led to Gormley using his own body as a tool to create work, as well as a selection of his pocket sketchbooks and drawings.

Throughout a series of experiential installations, some brand-new, some remade for the RA’s galleries, we will invite visitors to slow down and become aware of their own bodies. Highlights include Clearing VII, an immersive ‘drawing in space’ made from kilometres of coiled, flexible metal which visitors find their own path through, and Lost Horizon I, 24 life-size cast iron figures set at different orientations on the walls, floor and ceiling – challenging our perception of which way is up.

Perhaps best-known for his 200-tonne Angel of the North installation near Gateshead, and his project involving 24,000 members of the public for Trafalgar Square’s the Fourth Plinth, Antony Gormley is one of the UK’s most celebrated sculptors.

The exhibition is curated by Martin Caiger-Smith, with Sarah Lea, Curator at the Royal Academy of Arts.

Please note: if you are sensitive to enclosed spaces, one of the works may not be suitable for you to enter. Please ask a member of staff for the best route around. Some of the works contain water, sharp edges and materials that can transfer onto clothing.

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Antony Gormley
Solo Exhibition, Royal Academy of Arts, London, United Kingdom
September 21 – December 3, 2019