Category: scultura

23
Gen

Giulio Paolini. Teoria delle apparenze. Opere 1969-2015

Galleria Fumagalli presenta la mostra “Giulio Paolini. Teoria delle apparenze”, una selezione di opere realizzate dal 1969 al 2015. Abbracciando l’intero arco di produzione dell’artista, iscritto in un ambito di ricerca di matrice concettuale, l’esposizione si propone di restituire una visione complessiva dell’operare di Giulio Paolini: dalle tele prospettiche degli anni ’70, alla dimensione teatrale e letteraria degli anni ’80 fino ai più recenti studi sull’identità dell’autore e la sua condizione di spettatore.L’atto di nascita della ricerca artistica di Giulio Paolini risale al “Disegno geometrico del 1960, una piccola tela (40×60 cm) sulla quale l’artista ha riportato la squadratura della superficie. Da questo momento, l’artista definisce come suo campo d’analisi la struttura base della visione e i metodi dell’operare artistico che, negli anni successivi, lo portano a sviluppare un processo di decodificazione lontano dall’elaborazione di immagini evicino al segno, alla geometria visiva, alla matematica.

Con la mostra “Giulio Paolini. Teoria delle apparenze”, Galleria Fumagalli rende omaggio a una delle figure artistiche più rappresentative della ricerca italiana d’avanguardia. Attraverso installazione, disegno, collage, calco in gesso e fotografia, dagli anni ’60 a oggi, Giulio Paolini esplora la natura tautologica e metafisica dell’operare artistico mettendo in discussione le sue sovrastrutture di metodo e rigenerando il lavoro in prospettive sempre nuove. “Il mio modo di agire è in rapporto, staffetta continua, tra il quadro prima e quello dopo. Ogni mio quadro in definitiva è la replica del precedente (vorrei dire che nasce già come replica del precedente)”. (Giulio Paolini in “Dipingere la pittura”, intervista di Nico Orengo in “Fuoricampo”, Torino 1973).

Giulio Paolini è nato a Genova nel 1940, vive e lavora a Torino. Nel corso degli anni ha esposto in prestigiose istituzioni pubbliche internazionali, tra le recenti mostre personali: Center for Italian Modern Art, New York e Museo Poldi Pezzoli, Milano (2016), Macro, Roma (2013), Palazzo delle Esposizioni, Roma (2010), Kunstmuseum, Winterthur (2005), Mart, Rovereto (2004), Fondazione Prada, Milano (2003), CEAAC, Strasburgo e GAM, Torino (2001). Dal 1970 a oggi ha partecipato a rassegne internazionali come Biennale di Venezia, Quadriennale di Roma, Biennale di Sydney, Sculpture Biennial Münster, Documenta, Biennale di San Paolo. Sue opere sono esposte in modo permanente in istituzioni pubbliche e private di tutto il mondo.

Galleria Fumagalli
Giulio Paolini
Teoria delle apparenze. Opere 1969-2015
A cura di Angela Madesani e Annamaria Maggi
fino al 14 aprile 2018

Durante la mostra sarà presentato un libro con un testo inedito tratto da un incontro con GIULIO PAOLINI a cura di Angela Madesani

22
Gen

Il tesoro è sempre più grande di quello che hai stretto tra le mani

Inaugura sabato 27 gennaio alle ore 18.00 nel Museo del Paesaggio di Torre di Mosto, in provincia di Venezia, la mostra collettiva Il tesoro è sempre più grande di quello che hai stretto tra le mani che riunisce le opere di Federica Landi (Rimini, 1986), Victor Leguy (San Paolo, 1979), Pedro Vaz (Maputo, 1977), Marco Maria Zanin (Padova, 1983).
I quattro artisti presentano in mostra lavori inediti realizzati nel corso di Humus Interdisciplinary Residence, piattaforma interdisciplinare che ha come scopo la contaminazione tra il mondo dell’arte contemporanea e quello di territori “al margine”, ancora estremamente legati al rapporto con l’agricoltura, le tradizioni del mondo contadino, il paesaggio, la terra intesa nel senso primario del termine.
Grazie a un periodo immersivo passato nella zona rurale del Veneto orientale compresa tra i comuni di Torre di Mosto, Eraclea e Caorle, in provincia di Venezia, a stretto contatto con la popolazione locale, gli artisti hanno potuto operare una rilettura delle identità locali attraverso l’arte in dialogo con diverse discipline. Un processo di narrazione che è anche strumento di creazione di consapevolezza e lo sviluppo della comunità stessa in futuro.
Se il lavoro di Pedro Vaz, paesaggista, si è centrato sulla rappresentazione di un tratto del fiume Livenza, Federica Landi, Victor Leguy e Marco Maria Zanin hanno deciso di focalizzarsi sulla rilettura e la narrazione in senso contemporaneo del patrimonio di oggetti appartenenti al Museo della Civiltà Contadina della piccola località di Sant’Anna di Boccafossa, che gli artisti hanno visto come una potenziale attrattiva per attività di educazione, turismo e ricerca.
In mostra saranno esposte una serie di fotografie di Federica Landi, una installazione di Victor Leguy, una video installazione e due grandi pitture di Pedro Vaz, fotografie e sculture di Marco Maria Zanin. Ci sarà inoltre una installazione collettiva realizzata dagli artisti Federica Landi, Victor Leguy e Marco Maria Zanin secondo il modello del deMuseo, dispositivo che mira a ripensare l’idea tradizionale di museo inteso come ente conservativo statico, divenendo al contrario un “organismo” dinamico dove le esperienze collettive sono il fondamento per raccogliere ed elaborare la storia e la memoria locale, che possa fungere da volano per fortificare l’identità e la coesione sociale di un territorio.
L’attività di rilettura dell’identità locale condotta da Humus Interdisciplinary Residence nel Veneto Orientale è stata individuata da VeGAL (Agenzia di sviluppo del Veneto Orientale) nell’ambito del Piano di comunicazione del Programma di Sviluppo Locale (PSL) Leader 2014/2020 “Punti, Superfici e Linee” che VeGAL gestisce nel territorio, con l’obiettivo di aumentare la qualità della vita e le opportunità di lavoro per la popolazione locale, in particolare i giovani, finanziando progetti che investono sul patrimonio ambientale, storico, culturale, agroalimentare del territorio.
Il progetto Humus Interdisciplinary Residence è nato nel 2015 su iniziativa dell’artista Marco Maria Zanin e coinvolge Carlo Sala, curatore e critico d’arte, e Michele Romanelli, psicologo e mediatore di conflitto. In occasione del seminario di conclusione dei lavori che avrà luogo il 25 febbraio 2018 alle ore 17.00 verrà presentata la pubblicazione contenente i testi critici, le immagini del processo artistico e delle opere.

Il tesoro è sempre più grande di quello che hai stretto tra le mani
artisti: Federica Landi, Victor Leguy, Pedro Vaz, Marco Maria Zanin

a cura di Carlo Sala

Museo del Paesaggio di Torre di Mosto
Torre di Mosto, Località Boccafossa (Venezia)
28 gennaio – 25 febbraio 2018
opening: 27 gennaio 2018, ore 18.00
orari: sabato: 15.00-18.00 e domenica: 10.00-12.00 / 15.00-18.00. Dal lunedì al venerdì su appuntamento.
visite guidate: domenica 28 gennaio, 4, 11 e 18 febbraio dalle 15.00 alle 18.00

Immagine: Federica Landi, Shell, 2017, stampa fine art su carta cotone, 70×100 cm

12
Gen

Sol LeWitt. Between the lines

La Fondazione Carriero è lieta di presentare Sol LeWitt. Between the Lines, una mostra a cura di Francesco Stocchi e Rem Koolhaas organizzata in stretta collaborazione con l’Estate of Sol LeWitt.
Nel decennale della scomparsa di Sol LeWitt (Hartford, 1928 – New York, 2007), “Between the Lines” intende offrire un punto di vista nuovo sulla pratica dell’artista statunitense, esplorandone i confini – nel rispetto di quelle norme e di quei principi alla base del suo pensiero – e isolando i momenti fondanti del suo metodo di indagine e dei processi che ne derivano.
Attraverso un nutrito corpus di opere che ripercorrono l’intero arco della sua carriera – da 7 celeberrimi Wall Drawings a 15 sculture – e partendo dalla peculiarità degli spazi della Fondazione, il progetto espositivo esplora la relazione del lavoro di LeWitt con l’architettura. “Between the Lines” si basa su una chiave di lettura forte e innovativa, tesa innanzitutto a riformulare l’idea che sia l’opera a doversi adattare all’architettura, fino ad arrivare a sovvertire il concetto stesso di site- specific.
Con la collaborazione dell’architetto Rem Koolhaas – per la prima volta nella veste di curatore – in dialogo con il curatore Francesco Stocchi, “Between the Lines” affronta ampi aspetti dell’opera di LeWitt, con l’obiettivo ambizioso di superare quella frattura che tradizionalmente separa l’architettura dalla storia dell’arte e che caratterizza l’intera pratica dell’artista, rivolta più al processo che al prodotto finale, e scevra di qualsiasi giudizio estetico o idealista.

Sol LeWitt. Between the lines
fino al 23 giugno 2018

Orari di apertura
da martedì a domenica, 11.00 – 18.00
entrata libera
Chiuso il lunedì

Informazioni e prenotazioni
info@fondazionecarriero.org
Tel. +39 02 3674 7039

Fondazione Carriero
via Cino del Duca, 4 – 20122 Milano

Immagine: Sol LeWitt, complex form#34, 1990, ph. amaliadilanno  
gallery a cura di amaliadilanno

11
Dic

A Cortona il progetto artistico #newgeneration by Art Adoption

L’Associazione culturale Art Adoption, sotto la direzione di Massimo Magurano, presenta e inaugura a Cortona domenica 17 dicembre 2017 il progetto artistico New Generation a cura di Tiziana Tommei.
L’evento, patrocinato dal Comune di Cortona, avrà luogo nel centro storico della città e vedrà il coinvolgimento di 27 luoghi espositivi, spazi pubblici e privati e attività commerciali, con i quali 29 artisti, nazionali e internazionali, si relazioneranno ad hoc.

In calendario, con qualche giorno in anticipo dalla data di inaugurazione, sono previsti importanti interventi artistici che arricchiranno il palinsesto di questa edizione New Generation. La prima anticipazione è prevista l’8 dicembre 2017, in arrivo direttamente dal Padiglione Bolivia della Biennale di Venezia, 57esima Esposizione d’Arte Internazionale, la maestosa installazione di Jannis Markopoulos. L’opera sarà allestita nell’Auditorium di Sant’Agostino, complesso del XIII secolo situato nel centro storico di Cortona. Seconda sorpresa di respiro internazionale è la partecipazione dell’artista Alfredo Rapetti Mogol, poeta, compositore e personalità poliedrica del mondo dell’arte, che il 9 dicembre 2017 per New Generation presenterà una proiezione visiva sulla facciata del Comune. L’opera visiva di Mogol vede il contributo artistico di Mirko Pagliacci, altro maestro protagonista di questa edizione che esporrà un importante corpus di opere della sua produzione artistica in una personale unica. Last but not least l’opera simbolo scelta per rappresentare questa edizione New Generation by Art Adoption è firmata Qwerty. Lo street artist con la sua ‘rivoluzione’ visiva e poetica sicuramente a Cortona ‘lascerà il segno’.
Una edizione davvero speciale che intende valorizzare l’Arte attraverso un percorso espositivo lineare, diversificato e stimolante che possa in una modalità alternativa e non ordinaria avvicinare il pubblico ai nuovi linguaggi espressivi.

Tutti gli eventi in programma sono a INGRESSO LIBERO

Artisti
Manuel Mampaso (Spagna), Giuseppe Chiari (Italia), Daniel Argimon (Spagna), Massimiliano Luchetti (Italia), Mario Consiglio (Italia), Clara Turchi (Italia/Inghilterra), Fabio Savoldi (Italia), Vittore Baroni (Italia), MBU (Italia), Caruso Pezzal (Italia), Flavia Bucci (Italia), Qwerty Street Art (Italia), Sam Francis (USA), Mirko Pagliacci (Italia), Massimiliano Roncatti (Italia), Pierre Fernandez Arman (Francia), Simone Lingua (Italia), Giulia Ronchetti (Italia), Alessandro Bernardini (Italia), Andrea Barbagallo (Italia), Enrico Fico (Italia), Sandro del Pistoia (Italia), Luigi Merola (Italia), Alice Paltrinieri (Italia), Giuseppe Negro (Italia), Cesare Vignato (Italia), Alfredo Rapetti Mogol (Italia), Jannis Markopoulos (Grecia), Fernanda Marangoni (Italia).

Spazi pubblici e attività commerciali
Palazzo Magini, Auditorium Sant’Agostino, Enoteca Enotria, Dolce Vita, Bam Boutique, Beerbone, Touscher, Castellani Antiquari, La Nicchia, Eliana Boutique, Giolielli Caneschi, Pasticceria Banchelli, Ristorante il Cacciatore, Caffè Signorelli, Il Papiro, Nais Profumeria, Il Pozzo Galleria, Caffè Degli Artisti, La Saletta, Nocentini Libri, Terra Bruga, Karma, Jacente Store, Galleria Nazionale, Agenzia Alunno, Antonio Massarutto, Hotel San Luca
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21
Nov

Alessandro Bernardini. NON SOLO TE[LE]

Venerdì 24 novembre presso l’enoteca Donà dei Monti ad Arezzo sarà presentato il catalogo dal titolo Non solo te[le] dell’artista Alessandro Bernardini. Per l’occasione sarà creata un’installazione site-specific e andrà in scena una performance; saranno inoltre esposte opere mai viste e realizzate dall’artista dal 2011 ad oggi. La costruzione di questo catalogo ha significato ripercorrere la produzione artistica di Bernardini. Si tratta, infatti, di una summa della suo percorso: dagli assemblage alle ultime opere installative, passando per i lavori con cemento e catrame.

Il testo critico d’introduzione è firmato da Tiziana Tommei, che ha curato anche la ricerca e selezione delle opere riprodotte.  Il concept e design grafico, al pari delle immagini fotografiche, sono invece a cura di Enrico Fico. Si tratta infine di un’edizione limitata, almeno nella versione attuale: infatti, quando sarà nuovamente dato alle stampe avrà al suo interno anche i prossimi lavori dell’artista.

Riportiamo a seguire l’incipit dal testo critico:
«Questo catalogo è in verità un’autobiografia per immagini. Alessandro Bernardini è un artista capace di assemblare sulla tela pensieri e stati d’animo. Il processo creativo che lo contraddistingue è principalmente di natura concettuale. Tuttavia, nel percorso che egli sta svolgendo, e il cui carattere emerge con chiarezza tra le pagine a seguire, la materia assume assoluta presenza. Ho seguito in modo diretto e costante la produzione di Bernardini dal 2013 e oggi, osservandola à rebours, posso coglierne con chiarezza il carattere affatto lineare dell’evoluzione. Siffatte asimmetrie, insite nello svolgimento del suo percorso artistico, sono da ascrivere a due aspetti principali: spazio e materia».

L’evento avrà luogo al n. 47/49 di via Niccolò Aretino, all’enoteca Donà dei Monti, il giorno 24 novembre dalle ore 19.30 alle 22.30. I lavori inediti dell’artista e l’installazione site-specific resteranno in mostra fino al 7 dicembre 2017.

ALESSANDRO BERNARDINI. NON SOLO TE[LE]
24 novembre 2017 ore 19.30 22.30

Enoteca Donà dei Monti, via Niccolò Aretino 47/49 Arezzo
+39 (0)575477911/ info@donadeimonti.it

14
Nov

Paolo Ciregia. Forse sarà di nuovo

L’Elefante Arte Contemporanea di Treviso propone l’esposizione personale dell’autore Paolo Ciregia (Viareggio, 1987) intitolata Forse sarà di nuovo, a cura di Carlo Sala, che aprirà sabato 18 novembre alle ore 18.00. In mostra un nutrito corpus di lavori, che spaziano dalla scultura all’installazione fino alla fotografia, per riflettere su alcuni grandi temi della storia contemporanea come la propaganda, l’ideologia, le dittature e la libertà di pensiero. Il titolo scelto per la mostra, Forse sarà di nuovo, fa però comprendere come l’artista con il suo lavoro non voglia presentare un racconto ancorato al passato, ma, al contrario, utilizzare alcuni nodi fondamentali del Secolo breve come lente per comprendere il presente e porre un monito: la storia può ripetersi. Ad aprire il percorso è l’installazione From A to Z del 2017 (già vincitrice al prestigioso FOAM Talent di Amsterdam e successivamente esposta a New York e Londra); l’opera è parte della serie Ideological loop, costituita da lavori che ragionano sugli aspetti comuni ai diversi sistemi totalitari del Novecento e su come questi si riverberino nella società odierna. Appartiene al medesimo ciclo il lavoro Senza Titolo del 2016, dove l’immagine di un gerarca tedesco, tratta da una rivista di propaganda, è parzialmente rivestita da un tappeto che ne copre lo sguardo: la precisa trama di fili con cui è realizzato l’oggetto è una metafora delle ferree regole che le dittature impongono ai popoli, offuscando il loro sguardo e dunque una vera visione-comprensione degli accadimenti. A campeggiare nella seconda sala è la scultura 12 agosto 1944 (2017) ispirata all’eccidio di Sant’Anna di Stazzema (Lucca) dove le SS naziste sterminarono cinquecento civili inermi. Partendo dalla forma di una borraccia tedesca dell’epoca, l’autore ha modellato una scultura di cristallo a forma di vaso, posandola poi su una lastra di tufo proveniente da un monte della zona. Sigillata all’interno del manufatto si trova dell’acqua che l’artista ha raccolto attraverso un deumidificatore all’interno della chiesa che fu teatro del massacro, quasi a cristallizzarne per sempre la memoria. Nella serie di lavori Exeresi viene analizzato il linguaggio propagandistico comune alle varie dittature: l’artista preleva delle immagini da riviste storiche e attraverso il suo intervento ne sovverte la percezione togliendo la rassicurante retorica del tempo e facendo emergere alcuni aspetti crudi e inquietanti. L’opera Wir Fahren Gegen Engeland del 2017, ad esempio, è basata sulla strana ambiguità della figura di un gerarca che sembra essere immerso in un momento di gioco e invece sta progettando un attacco militare. Tra le opere fotografiche esposte vi è Glasnost (dalla serie Perestrojka) del 2015: il lavoro parte da uno scatto di cronaca realizzato da Paolo Ciregia durante la guerra del Donbass che dal 2014 oppone l’esercito ucraino ai separatisti russi. Vediamo delle persone protese verso una figura distesa – forse un ferito o un cadavere – il cui corpo è però celato alla nostra vista dall’intervento dell’artista, che lo rende una semplice sagoma bianca. In una società come la nostra, sovraffollata di immagini-choc, il dolore e la morte sono diventati una sorta di intrattenimento massmediatico a cui siamo abituati e che oramai non destabilizza: è per questo che l’autore sceglie la strada opposta e attraverso l’horror vacui delle fattezze umane negate crea una tensione emotiva che non può lasciare indifferenti. Tutta la mostra di Paolo Ciregia può riassumersi nell’opera composta da una lampadina sulla soglia tra due stanze che si accende e si spegne, trasmettendo in codice morse la frase latina Historia magistra vitae: si tratta di un memento verso i drammi della storia, espresso attraverso un linguaggio accessibile a pochi. Se questa difficoltà di comprensione sembra rimandare ad un uomo sordo, condannato a reiterare i medesimi errori; essa deve essere anche letta come uno stimolo per forgiare delle coscienze critiche, capaci di contrastare le forme più o meno mano manifeste di omologazione del pensiero che connaturano la nostra società.

L’esposizione è visitabile fino al 22 dicembre 2017.

PAOLO CIREGIA
Forse sarà di nuovo // Das Kann wieder passieren // Может будет вновь
a cura di Carlo Sala

L’Elefante Arte Contemporanea
Via Roggia 52 – Treviso
Inaugurazione: Sabato 18 novembre, ore 18.00
Dal 18 novembre al 22 dicembre 2017
orari: dal martedì al sabato, dalle 15.00 alle 19.30, oppure su appuntamento.
galleria.elefante@libero.it
cell: 348.9036567

Note biografiche
Paolo Ciregia (Viareggio, 1987), inizia il suo percorso artistico dopo un’esperienza di alcuni anni in Ucraina, che culmina nella documentazione del conflitto con la Russia nel 2014. Da quel momento focalizza la propria ricerca sui temi della storia, della propaganda politica ad uso dei media e della rappresentazione del potere. Indagandone i paradigmi e destrutturandone il linguaggio, Ciregia enfatizza l’eloquenza degli oggetti che impiega per creare installazioni multimediali dalla forte carica simbolica. Nel suo lavoro i momenti della Grande Storia rivivono attraverso epifanie di vite individuali, dando vita ad una dimensione temporale interrotta e introspettiva. Tra i maggiori riconoscimenti è vincitore del Foam Talent di Amsterdam nel 2016, selezionato per la Biennale Jeune Création Européenne JCE a Montrouge nel 2016, vincitore di Giovane Fotografia Italiana nel Festival Fotografia Europea a Reggio Emilia nel 2016, menzione d’onore per l’Arte emergente del Premio Francesco Fabbri nel 2016, finalista di TU35 del Museo Pecci di Prato nel 2016. Le sue opere sono state esposte in mostre personali e collettive in Italia e all’estero, tra cui New York, Londra, Parigi, Galles, Roma, Milano, Torino, Zagabria, Amsterdam. Vive e lavora in Toscana.

Immagine di apertura: Paolo Ciregia, Senza titolo (Ideological loop), 2016

04
Ott

Confini apparenti di Josè Angelino e Tristano di Robilant

La galleria delle arti contemporanee Intragallery è lieta di presentare nei suoi spazi espositivi di Napoli, in occasione dell’apertura della stagione espositiva 2017 / 2018, la doppia personale Confini apparenti, di Josè Angelino e Tristano di Robilant, sabato 7 ottobre 2017, alle ore 11.30.

Per Tristano di Robilant è la seconda mostra organizzata dalla Intragallery. Dopo il successo ottenuto dalla prima personale nel dicembre 2015, e successivamente al suo impegno per la mostra tenutasi tra dicembre del 2016 e aprile 2017 al  “Museum of Contemporary Art San Diego”, la galleria ha chiesto al di Robilant di immaginarsi in un ideale dialogo con un altro artista, a lui affine, e da lui prescelto. Così Tristano ha invitato Josè Angelino, classe ’77, a intessere con lui uno stimolante confronto intergenerazionale tra le loro opere e le loro visioni. In mostra saranno presentate le sculture in vetro di entrambi gli artisti. Le sculture in vetro di Tristano di Robilant, con le loro irregolari e movimentate superfici, hanno un soffio di incompiutezza e casualità, dalle forme quasi liquide, apparentemente semplici ma non classificabili. “Non a caso si tratta di forme enigmatiche, nate da sogni che attingono a un continente interiore, un mare originario, ma anche a un altro io, il doppio che abita dentro di noi.” (Cit. Tanja Lelgemann) Per Tristano di Robilant la stretta collaborazione con artigiani e con i maestri vetrai di Murano è fondamentale: sono loro che riportano nella materia le sue idee trasformandole  in opere di una bellezza maestosa e ancestrale.

Le sculture di Josè Angelino sono costituite da scatole di vetro e ampolle, ove l’artista, dopo avervi creato un vuoto assoluto all’interno, vi immette gas Argon. La ricerca di José Angelino si fonda sul binomio arte-scienza, creando un nuovo linguaggio, derivato dalle materie più leggere e da profondi saperi, quali  la fisica, la filosofia e l’astronomia: partendo dall’analisi di quelle dinamiche naturali che si manifestano nello sviluppo di un evento, ne evidenzia preferenzialità ed organizzazioni, realizzando così uno strumento di indagine sull’indefinita linea di confine tra la necessità di accadere e l’adattamento all’ambiente. “Quella cui il pubblico assiste è  un’apparizione. Flussi di luce cangianti per forma e colore passano davanti agli occhi, indefinibili e impalpabili.  L’effetto è quello di una inarrestabile scrittura luminosa, metafora del divenire incessante”. (Cit. Anna D’Elia)

Ad accomunare i due artisti è la tensione creativa, il sentire poetico verso la leggerezza e l’impossibilità di osservare linee di confine che siano realmente nette, attraversando tutti gli apparenti confini legati alla fragilità della materia, per poi disvelarli nella loro realtà, esili limiti che non vincolano le loro visioni.Continue Reading..

04
Ott

Alessandro Bernardini. Fragile

Domenica 8 ottobre 2017 dalle ore 16.00, presso la Cannoniera della Fortezza del Girifalco a Cortona, inaugura la mostra dal titolo Fragile, personale di Alessandro Bernardini a cura di Tiziana Tommei. L’evento, patrocinato dal Comune di Cortona, si inserisce nell’ambito della programmazione 2017 relativa all’arte contemporanea in Fortezza, è organizzato da Art Adoption, associazione attiva nella promozione e diffusione dell’arte contemporanea, e presentato dall’associazione OnTheMove. La mostra è stata realizzata grazie al supporto tecnico di Self Fioa.

Fragile è il titolo del progetto site-specific ideato da Alessandro Bernardini per lo spazio che lo ospita, la Cannoniera della Fortezza del Girifalco. Il concept è già dichiarato attraverso la scelta dell’immagine simbolo, Strike. Una sfera lucida e specchiata che, rievocando l’arma-emblema della cannoniera, viene liberata di qualsivoglia valenza e rimando allo status bellico per divenire oggetto ludico e strumento di scena. L’intera mostra ha come apparente tema la guerra, ma come soggetto reale il gioco. Specificatamente, si mette in scena questo secondo elemento, facendo appello alla negazione del primo. La palla di cannone viene letteralmente svuotata di massa, quindi di significato: da proiettile diviene palla da bowling, assumendo parvenza e leggerezza di un decoro natalizia. In linea con la sfera, le armi non sono presenti, ma rievocate mediante surrogati, fino al paradosso: se un’asse di legno verniciata di bianco mima il profilo sinuoso di un fucile – Arma bianca –  uova intere e non svuotate “diventano” Mine. Il titolo della mostra cita invece l’omonima installazione, Fragile. Essa, al pari di Protezione – opera realizzata a quattro mani con Monica Nofri – prende spunto da un episodio storico: durante la seconda guerra mondiale la fortezza cortonese divenne rifugio di 250 donne, figlie di italiani all’estero. A tale memoria riporta l’assemblage di manichini femminili, mentre la componente umana, introiettata nella composizione mediante performance, definisce il senso della mise en scène. Il progetto sebbene muova dallo spazio, in ultima istanza riduce quest’ultimo a pretesto per avviare una riflessione sul concetto di speranza: ad essa, secondo l’artista, si può giungere solo attraverso il disincanto e la lucida consapevolezza del presente. Il filo spinato si disfa e distendendosi perde gli aculei, liberando da qualsivoglia trincea. Il generale, privo di corpo, abbandona il campo: il suo abito è vuoto e appeso ad una gruccia, mentre le sue scarpe sono divise a metà e dalla spaccatura fuoriesce catrame. Si ricostruisce, impilando i blocchi di cemento l’uno sull’altro – Componili –  e non lasciandosi abbattere dallo spettacolo di macerie, mentre sul versante spirituale, si rende manifesta con le opere C. R. e Imma-colata la presenza del divino, sofferente e segnato, ma perennemente forte e potente.Continue Reading..

15
Set

Lesley Foxcroft. New Works in m.d.f. and Rubber

La galleria A arte Invernizzi inaugura giovedì 21 settembre 2017 alle ore 18.30 una mostra personale di Lesley Foxcroft, in occasione della quale saranno esposte opere realizzate appositamente per gli spazi della galleria.

Nella prima sala del piano superiore si trovano lavori in gomma industriale, quali Folds e Knotted, materiale relativamente nuovo per l’artista inglese, che tuttavia lavora da sempre con materie prime semplici e basilari dall’uso fondamentalmente quotidiano – quali carta, cartoncino e MDF. In queste opere come anche nell’installazione Eye level, presente nel secondo ambiente del piano superiore, Foxcroft utilizza un linguaggio essenziale e rigoroso per manipolare la materia e creare forme non comunemente ad essa associate. La capacità di evidenziare delle caratteristiche del materiale meno note rispetto alle qualità che ne risultano evidenti dall’utilizzo quotidiano, appare evidente anche in Stacked o Milan corner e negli altri lavori esposti al piano inferiore della galleria e realizzati in MDF. Foxcroft riesce a combinare la flessibilità della materia prima in un equilibrio perfetto con la semplicità degli elementi funzionali – quali uncini, asole, morsetti o viti – tanto da creare una nuova entità, un nuovo insieme, che guida la percezione in modo nuovo, chiaro e logico-razionale.

In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo contenente la riproduzione delle opere in mostra, una poesia di Carlo Invernizzi e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

Lesley Foxcroft. New Works in m.d.f. and Rubber
21 settembre – 8 novembre 2017
da lunedì a venerdì 10-13, 15-19
sabato su appuntamento
Inaugurazione: giovedì 21 settembre 2017 ore 18.30

A Arte Studio Invernizzi
via D. Scarlatti, 12 Milano
ingresso libero

Immagine: Lesley Foxcroft, Standpoint, 2015, MDF nero, 280×35 cm © A arte Invernizzi, Milano. Foto Bruno Bani, Milano

07
Set

Jan Fabre. Maskers

Mi disegno sempre meglio. Comincio a conoscere il mio muso, la mia maschera. Ma che cos’è un autoritratto? Qualcuno che nega di essere morto.
Jan Fabre, Anversa, 3 febbraio 1980

Magazzino è lieta di annunciare Maskers, la sesta mostra personale in galleria dell’artista belga Jan Fabre, a cura di Melania Rossi. Il progetto raccoglie parte della produzione scultorea di Fabre che affronta il tema dell’autoritratto, sia come forma di indagine sulla natura umana, sia come tentativo di rappresentare e liberare le diverse personalità che compongono la propria identità. Quando siamo davanti allo specchio riusciamo davvero a vederci? Pensiamo di riuscire ad afferrare la nostra immagine, ma non possiamo mai farlo davvero. Il corpo umano è in uno stato di costante trasformazione e i già tanti volti che possediamo mutano inesorabilmente nel corso del tempo. Jan Fabre racconta l’inafferrabilità del “sé” attraverso una serie di sculture in bronzo dorato e cera dal titolo Chapters I-XVIII (2010), busti in cui l’artista si rappresenta con l’aggiunta di attributi animali. La metamorfosi dall’uomo all’animale e dall’animale all’uomo è centrale in tutto il lavoro di Fabre e qui, tra corna e orecchie multispecie, l’artista compone una sorta di bestiario antropomorfo, in cui la perfezione del dettaglio anatomico e alcuni elementi colorati nascondono significati ora autobiografici, ora simbolici. Fabre ci appare come un impunito satiro insidiatore, come uno spietato e diabolico dittatore, uno sfrontato ribelle, un saggio fiero e serafico o un vinto costretto allo scherno delle orecchie d’asino. Il risultato è di una teatralità che tocca tutti i generi della narrazione surreale, talvolta grottesca, ironica, oppure drammatica e perfino spaventosa.

“Il mio corpo è un serbatoio che contiene tutti gli elementi umani: ricordi, avvenimenti e identità”, scrive nel 1986 il giovane Fabre nel suo “Giornale notturno”. L’aspetto, il carattere, l’educazione e l’esperienza ci rendono ciò che siamo; potenzialmente, però, possiamo essere tutto e la nostra identità è un carnevale di personaggi che appaiono, scompaiono e convivono. Questa serie di autoritratti diventa così l’esposizione di una personalità complessa, in lotta tra volontà di attacco e necessità di difesa, tra furia e vulnerabilità. Una sorta di fantasma dai mille volti, in cui la fissità dei tratti è in realtà sempre diversa. Nella forma, il naturalismo di Fabre è quello della tradizione fiamminga, quello dei suoi ideali maestri belgi, di Pieter Paul Rubens, che realizzò molti autoritratti nel corso della sua vita, di James Ensor, il pittore delle maschere e della morte, a cui sembra fare riferimento il teschio bronzeo Vanitas Compass (2011), vitalistico “memento mori” fabresco. In mostra sono presentate anche delle vere e proprie maschere-elmi, alcune delle quali sono la versione in bronzo dei copricapi usati da Jan Fabre durante le sue performance, come Sanguis/Mantis (Helmet) (2006), che insieme alle maschere-volti della serie Chapters svelano e nascondono le ramificazioni dell’io dell’artista e dell’animo umano.Continue Reading..