Category: scultura

16
Feb

Ornaghi & Prestinari – Toccante

Galleria Continua è lieta di presentare nei suoi spazi espositivi di Roma “Toccante”, la mostra personale di Ornaghi & Prestinari. Tra i più interessanti rappresentanti della giovane generazione di artisti italiani, Valentina Ornaghi e Claudio Prestinari iniziano a lavorare insieme nel 2009 con la volontà di sviluppare ogni progetto attraverso il dialogo e la condivisione. La mostra presenta un gruppo di opere inedite realizzate appositamente per questa occasione espositiva che riflettono sul tema dell’incontro.

L’approccio multidisciplinare che Ornaghi & Prestinari hanno perfezionato durante l’esperienza formativa e l’interesse per il design, l’architettura e la storia dell’arte sono diventati parte della loro ricerca. Il lavoro degli artisti esplora la dimensione domestica, fragile e intima delle cose. La pratica di Ornaghi & Prestinari si muove tra concetto e azione con una particolare attenzione ai materiali e alla loro manipolazione. La delicatezza, la cura, il tempo, la leggerezza e l’ironia sono temi ricorrenti nelle loro opere. “Mescolando insieme figurazione pittorica e plastica, riflessioni sull’arte concettuale e esperienze di vita personale, invitiamo in un universo intimo (…) attraverso la nostra poetica, cerchiamo di dare un nuovo valore agli atti familiari. Ci sforziamo di pensare le cose come unite, per non privarle della loro complessità: per far convivere le cose piuttosto che separarle. Cerchiamo di realizzare la convivenza e l’equilibrio, di sposare mondi apparentemente lontani, di preservare la polisemia. Con la pratica, attraverso la conoscenza quotidiana dei materiali, ci sfidiamo ad acquisire nuove abilità. La forma finale è sempre il risultato di un processo di raffinamento, di lavorare su una cosa specifica finché non inizia a parlare”, spiegano gli artisti.

Le opere che Ornaghi & Prestinari concepiscono per questa mostra sono accomunate dalla tematica dell’incontro e della relazione con l’altro. Un incontro che presuppone desiderio di avvicinamento e di contatto come si evince in “Rintocco”, i calici in cristallo posti su una mensola che nel corso della giornata si avvicinano fino a toccarsi, piuttosto che in “Sfiorare”, il dittico in cui due tele si inclinano così tanto l’una verso l’altra da sfiorarsi in un angolo. “L’etimologia latina della parola pensare significa pesare. Il pensiero soppesa e può farsi pesante così come c’è una relazione tra il toccare sensoriale e ciò che ci tocca emotivamente, dichiarano gli artisti e proseguono. Come si legge in un’intervista a Jean-Luc Nancy: “Un peso non è necessariamente qualcosa di pesante. Può essere leggero. Ad esempio un petalo di un fiore sulla mia mano non pesa quasi nulla, ma io sento questo quasi nulla. Io percepisco la sua quasi assenza di peso, so bene che se volto la mano il petalo cadrà in terra, lentamente, seguendo i movimenti dell’aria. Ma questo petalo non sfuggirà comunque alla gravità, anche se una corrente d’aria o il calore lo facesse risalire, si tratterebbe ancora di un gioco del suo peso. Per quanto riguarda il pensiero, il pensiero più pesante è sempre il più leggero… per esempio “l’essere”… o “il tempo”…” (in “Sfiorarsi. Intervista a Jean- Luc Nancy”, di Gianfranco Brevetto, EXagere). “Ritrovarsi”, i grandi piatti in ceramica smaltata che gli artisti realizzano per la mostra riportano all’aspetto conviviale del condividere la tavola e il cibo insieme. Ciascun piatto, apparentemente costituito da frammenti di diversa provenienza, è stato in realtà riportato alla sua forma originaria dopo un intervento di smaltatura di alcuni dei suoi cocci. Un processo, quello che mettono in atto gli artisti, che sottintende la volontà di ritrovare un disegno già insito nel piatto; un disegno che si rivela soltanto con la sua rottura sottolineando come l’unità iniziale non fosse la fine ma l’inizio di un viaggio. Concludono il percorso espositivo “Appendimarmi”, due scarti di marmo come ritagli avanzati appesi alla parete su un supporto in metallo; il paesaggio silente e immobile di una fotografia, “Sentimento”; e “Vuoti”, il disegno di tre vasi ricavati in negativo dipingendo lo spazio attorno ai profili delle forme.

Nell’ottica di avvicinare il mondo dell’infanzia all’arte contemporanea partendo dall’esposizione di Ornaghi & Prestinari, all’interno dell’iconico hotel The St. Regis Rome si terranno, per tutta la durata della mostra, dei workshop dedicati ai bambini.

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15
Gen

Ugo Rondinone. A wall. a door. a tree. a lightbulb. winter.

Sørlandets Kunstmuseum is proud to open a new exhibition by Ugo Rondinone, titled a wall. a door. a tree. a lightbulb. winter. The exhibition will be on view until April, 11 2021.

This is Rondinone’s first show at a Norwegian contemporary art museum. The exhibition will feature four selected large-scale works, that underline an important element to the artist’s work: understatement. The work All Absolute Abyss forms the leitmotif to this showing, an oversized wooden (portal), crafted with sturdy applied hardware and enamel. The door summons and beckons us; are we inside, what lies beyond, is it open, ajar or firmly shut. The exhibition signals a new chapter of the museum on the move. In 2022 Sørlandets Kunstmuseum will move into its new headquarters, Kunstsilo, a spectacularly renovated grain silo originally built in 1935. The new museum will house the world’s largest collection of Nordic Modernist art, including Nicolai Tangen’s vast collection of 20th century art featuring over 3,000 works carefully collected over the years.

Ugo Rondinone was born 1964 in Brunnen, Switzerland. After moving to Zürich to work with the Austrian multi-media artist Hermann Nitsch, he felt compelled to study at the Hochschule für Angewandte Kunst in Vienna. Upon his graduation in 1990, Ugo maintained an incredible work rate. A definitive move to New York, in 1998, further forging his artistic prowess. Following the positive response to his early concentric circular paintings, Rondinone started to explore other mediums and installation processes. A beautiful and hauntingly poetic togetherness with the incredible poet John Giorno, who sadly passed away in 2019, spanning over 20 years, deeply fueled the intricate variety and depth of the works Ugo develops. Rondinone’s wide-ranging practice utilizes metaphoric and iconographic images such as clouds, animals and figures, as well as powerful declarative sayings. His work is often founded on themes and motifs from our everyday surroundings (light bulbs, masks, trees, etc.) that acquire a poetic dimension by being isolated, repeated or given specific material treatments. With respect to their form, his installations contain diverse references found within the history of art and popular culture.

A well-known recent work in this respective is Seven Magic Mountains placed in the expansive desert-lands of Nevada, USA. The installation is comprised of playfully stacked rocks coated in a special highly artificial looking coat of weather resilient day-glo paint. Imagine all hues of the rainbow paired with more subdued blacks and greys. Ugo noted the connection between these natural stones and their applied “new exterior” shapes a continuum between human and nature, artificial and natural, then and now. The contrast between the works shown at SKMU could not be higher nor more intentional. The exhibition will feature four selected large-scale works, that underline another important element to Rondione’s work: understatement. These naturally crafted objects, that exist on their own, without applied narrative, exist as bare poetic objects free for the onlooker to discover. The work All Absolute Abyss forms the leitmotif to this showing, an oversized wooden (portal), crafted with sturdy applied hardware and enamel. The door summons and beckons us; are we inside, what lies beyond, is it open, ajar or firmly shut. Together with the other works shown here; questions of belonging, of space, of nature, of interior and exterior, of fantasy, of desire and togetherness are evoked. The quiet room transports the onlooker into a secluded space, free from distracting societal noise and torrential (digital) information. Instead we are allowed to be silent. The works simply exist as they are, made with wonderful attention to detail, allowing the audience to experience them in their own respective ways. This rather melancholic world ensures that the boundaries between reality and dreamworld fade. What remains is a deeply personal suspension of time. The rest is darkness.

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21
Ott

Bruno Querci. Attraverso

La galleria A arte Invernizzi inaugura giovedì 5 novembre 2020 dalle ore 16.30 alle 20.30 la mostra Bruno Querci. Attraverso, secondo appuntamento del ciclo In Divenire. Idea e immagine nella contemporaneità.

Con queste esposizioni si vuole indagare il rapporto tra progetto e opera in chiave inedita e attualizzante mostrando sia la specificità individuale, storica, contestuale delle scelte dei singoli artisti, sia l’attualità che il loro procedere creativo oggi rappresenta. In divenire appunto, tra ciò che è stato e ciò che sarà: in divenire, tra idea e immagine.

“Il mio lavoro – scrive Bruno Querci – è ed è sempre stato, fin dal suo inizio, caratterizzato dalla ricerca della naturalità dell’immagine, dalla involontarietà del risultato, dalla corrispondenza di modelli formativi a me consoni al di là dei fatti contingenti storico-culturali. Non è che l’artista non debba essere nel suo tempo cronologico, ma penso che abbia proprie necessità-visioni, elementi atemporali che devono essere espressi. Fin da subito ho lavorato con mezzi minimi, azzerando cromaticamente l’immagine, perseguendo la mia necessità e approdando alla bicromia bianco/nero, che io considero elemento formativo e non cromatico. Il nero per me è materia, soggettività, vissuto. Il bianco è luce, utensile stesso per formare l’immagine. Questo incontro/scontro con gli elementi minimi, basici della pittura crea un dinamismo sulla superficie. Da primo erano apparse forme archetipe, primordiali, come ad azzerare il conosciuto, a far germinare elementi nuovi, nuove possibilità. Successivamente questi elementi si sono fusi, creando una dialettica sulla superficie dove le possibilità espressive, rese libere, sono diventate infinite e caratterizzano il mio lavoro anche nel presente. Nella sala al piano superiore della galleria, ho voluto esporre Attraverso (1986) opera che rappresenta significativamente il passaggio della prima fase archetipo/germinale del mio ‘fare’ ad una apertura globale, ad una articolazione dell’immagine stessa. Questo lavoro mi ha permesso di capire l’alternanza tra forma finita e forma infinita, ad innescare la dialettica pieno/vuoto sulla superficie stessa. Altro elemento importante del mio lavoro è stato ed è il disegno, il progetto, che è per me elemento fondamentale, dove l’opera può formarsi e rendersi possibile evidenziandone la possibilità futura.”

Durante l’inaugurazione alle ore 19.15 verrà presentato il catalogo “Bruno Querci”, con testi di Hans Günter Golinski, Paolo Bolpagni e Francesca Pola, pubblicato in occasione della mostra A Darker Shade of Black che si terrà dal 24 ottobre 2020 al 10 gennaio 2021 presso il Kunstmuseum di Bochum.

Per partecipare alla presentazione del catalogo è necessario prenotarsi scrivendo a info@aarteinvernizzi.it entro mercoledì 4 novembre 2020.

A ARTE INVERNIZZI
VIA DOMENICO SCARLATTI 12  20124  MILANO  ITALY
TEL. FAX +39 02 29402855  info@aarteinvernizzi.it

In Divenire. Idea e immagine nella contemporaneità 2
Bruno Querci. Attraverso

inaugurazione giovedì 5 novembre 2020  dalle 16.30 alle 20.30

INGRESSO CONTINGENTATO NEL RISPETTO DEI PROTOCOLLI DI SICUREZZA PER IL CONTRASTO E CONTENIMENTO DEL VIRUS COVID-19

fino al 17 novembre 2020
ORARI: DA LUNEDÌ A VENERDÌ 10-13  15-19 SABATO SU APPUNTAMENTO

08
Ott

Giulio Paolini – Qui dove sono

La Galleria Christian Stein presenta un’esposizione personale di Giulio Paolini (Genova, 1940) dal titolo Qui dove sono, riferimento a un’opera in mostra e omaggio alla Galleria Christian Stein, dove Paolini espose per la prima volta oltre cinquant’anni fa, nel 1967, presso la sede di Torino e poi, regolarmente, per tutta la sua carriera, fino all’ultima esposizione nel 2016.

La mostra alla Galleria di Corso Monforte si articola in cinque opere di cui tre realizzate espressamente per l’occasione.

Scultura e fotografia, opportunamente elaborate secondo il linguaggio paoliniano, svolgono un racconto intorno al mito, alla classicità e alla storia; le immagini in mostra sono avvolte in una dimensione temporale assoluta, distante dai dati della realtà corrente.

Nell’opera, collocata a centro sala, In volo (Icaro e Ganimede) (2019-2020), il calco in gesso di Ganimede, copia di una scultura in marmo di Benvenuto Cellini (1500-71), è collocato su una alta base. Il giovane trattiene due ali di cartoncino dorato ad evocare il suo volo verso l’Olimpo, il mito di Ganimede si fonda infatti sulla bellezza del giovane di cui Zeus, il re degli dèi, si invaghì, questi lo rapì camuffandosi da aquila e lo condusse sull’Olimpo dove ne fece il suo amato. Al suolo una lastra quadrata trasparente lascia intravedere frammenti di un’immagine fotografica del cielo unitamente alla riproduzione della figura di Icaro tratta dal dipinto Dedalus et Icarus (1799) del pittore francese Charles Paul Landon (1761-1826), inoltre un antico mappamondo è posato sulla lastra di plexiglas a ridosso della base. Sia Ganimede che Icaro sono figure mitologiche legate all’atto del volo, Ganimede ascende verso l’Olimpo, mentre Icaro precipita in mare per essersi troppo avvicinato al sole che ne fonde la cera delle ali. Paolini dichiara a proposito delle due figure: “Due corpi nudi, l’uno precipitato al suolo, l’altro proteso verso l’alto, sono entrambi sospesi nella vertigine del volo (del vuoto). Sono attori volti a impersonare i destini paralleli di due personaggi: Icaro e Ganimede, fine e principio di una idea di Bellezza, di una stessa figura senza nome”.

Sulla parete di fondo Vis-à-vis (Kore), 2020 è composta da due metà del medesimo calco in gesso di una testa ellenistica femminile, una Kore, collocate una di fronte all’altra su due basi addossate ad una tela di grandi dimensioni che reca un disegno in prospettiva tracciato a matita. La tela funge dunque da “quinta teatrale”, da spazio scenico che ospita lo sguardo muto dei due volti. Eco di un modello assente e di un’immagine distante, mitica, il calco in gesso costituisce per Paolini uno strumento privilegiato, afferma infatti l’artista: “lo sguardo fissato in un quadro o in una scultura non si rivolge né all’autore né ad altri, non ammette né uno né molti punti di vista, riflette in sé la domanda sulla sua stessa presenza”.

La parete di sinistra ospita La casa brucia (1987-2004), l’opera si compone di quarantatre collage divisi in un compatto gruppo centrale di quindici e in un’ampia cornice perimetrale di ventotto elementi. In quelli del primo nucleo, la fotografia di un edificio in fiamme è combinata di volta in volta con particolari lacerati di riproduzioni fotografiche di opere o esposizioni precedenti dell’artista. Negli elementi perimetrali, invece, all’immagine dell’incendio si sovrappongono dei frammenti lacerati di fogli di carta usati abitualmente da Paolini (carta bianca, nera, millimetrata, da lucido ecc.). Nell’insieme, la cornice di “materiali” o strumenti preliminari – che annunciano un’opera ancora a venire – racchiude gli echi delle opere compiute e “già viste”.

Le pareti di destra ospitano una serie di collage dal titolo Qui dove sono (2019) che rimanda al luogo di residenza dell’artista, Piazza Vittorio Veneto a Torino, storica piazza porticata di forma rettangolare. La serie presenta varie prospettive tracciate a matita, sovrapposizioni e mise en abyme di immagini di diversa origine quali una riproduzione fotografica dell’atrio di ingresso dell’abitazione dell’artista, di un’antica stampa della Piazza o ancora una foto notturna dello stesso luogo. Alcuni collage presentano una figura di spalle intenta a osservare la Piazza (controfigura dell’artista stesso?), altre esibiscono una finestra prospettica nel punto di fuga. La Piazza diviene dunque il teatro ideale per inscenare rimandi di sguardi, inganni percettivi non privi di un’aura metafisica debitrice delle Piazze d’Italia di Giorgio de Chirico, non a caso evocato da figure presenti in due dei collage esposti.

Infine, tra la parete e la finestra, è collocata l’opera Passatempo (1992-98): su una base sono disposti innumerevoli frammenti di vetro, un ritratto fotografico dell’artista e alcuni frammenti di riproduzioni a colori di motivi astrali; in corrispondenza degli occhiali nel ritratto è posata una clessidra. In Passatempo l’autore guarda attraverso il tempo nel tentativo di cogliere ciò che il suo sguardo e la sua mano non possono rinunciare a inseguire. Frammenti di tempo (il ritratto del 1971), indizi di una dimensione assoluta (l’iconografia astrale), uniti alla clessidra (immobile), suggeriscono il desiderio dell’artista di trattenere l’istante ideale in cui potrebbe affiorare una visione compiuta.

Il progetto rappresenta uno dei due episodi espositivi che vedono Paolini impegnato a Milano nel corso del 2020; infatti la mostra di Giulio Paolini, Qui dove sono, alla galleria Christian Stein era inizialmente prevista ad aprile 2020, in concomitanza con Giulio Paolini. Il mondo nuovo, ospitata negli spazi milanesi di Palazzo Belgioioso alla galleria Massimo De Carlo. Inoltre, a partire dal 15 ottobre 2020 e fino al 31 gennaio 2021 il Castello di Rivoli ospita mostra di Giulio Paolini, Le chef-d’oeuvre inconnu, in occasione del suo ottantesimo anniversario.

Giulio Paolini, Qui dove sono

fino al 16 gennaio 2021

Tel. +39 0276393301

LUN-VEN | MON-FRI 10-19   SAB | SAT 10-13 | 15-19

Galleria Christian Stein, Corso Monforte 23, Milano

27
Lug

HYPERMAREMMA: Massimo Uberti – Spazio Amato

Spazio Amato, installazione permanente di Massimo Uberti apre la seconda edizione di Hypermaremma, la nuova galassia di arte contemporanea concepita per attivare il territorio della Maremma, nel sud della Toscana, attraverso mostre, dibattiti, esperienze sonore e interventi site specific elaborati da artisti invitati a relazionarsi con la storia dei luoghi.

L’edizione 2020 ha subìto una completa trasformazione per assecondare le linee guida della “nuova realtà”.  Per sostenere il territorio abbiamo lavorato per presentare un solo intervento site-specific in grado di entrare in pieno dialogo con il paesaggio della Maremma. Il progetto sarà visibile in uno spazio aperto accessibile dalla strada litoranea che costeggia il Lago di Burano dal 26 Luglio fino al 15 Settembre, tutti i giorni dalle 18 a mezzanotte passando in bicicletta, a piedi o in treno e in macchina per i più pigri. Cliccando a queste coordinate potrete individuare il punto esatto dove osservare l’installazione.

Il progetto è stato possibile grazie alla collaborazione con Terre di Sacra, oltre a Oasi WWF Lago di Burano, Regione Toscana e con il patrocinio del Comune di Capalbio. Un ringraziamento speciale allo sponsor tecnico RRUNA.

ENG below

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18
Giu

Maria Lai. Fame d’infinito

“All’essere umano non basta la terra sotto i piedi, non basta il sole sulla testa. L’uomo diventa adulto per realizzarsi oltre il proprio spazio e il proprio tempo”. Maria Lai

A distanza di un mese dalla riapertura della Stazione dell’Arte, il 26 giugno 2020 apre al pubblico il nuovo allestimento della collezione permanente dal titolo Maria Lai. Fame d’infinito. Arte da vedere, sentire, toccare: mai come in occasione del nuovo allestimento, le opere di Maria Lai attraverseranno ogni barriera fisica e intellettuale. Una mostra che è esperienza multisensoriale, concepita per favorire un nuovo approccio all’arte e nutrire la curiosità dei visitatori. Per soddisfare la nostra “Fame d’infinito”, l’esposizione recupera il dialogo diretto con il pubblico dopo lo stop per l’emergenza sanitaria e la riapertura dell’istituzione museale, avvenuta un mese fa.

La nuova esposizione aprirà al pubblico venerdì 26 giugno 2020, alle ore 15.00, negli spazi del museo fortemente voluto dall’artista ulassese, in piena sicurezza e nel rispetto delle indicazioni fornite dalle autorità preposte: ingressi contingentati (per un massimo di 10 persone alla volta) e mascherina obbligatoria.

La mostra è organizzata dalla Fondazione Stazione dell’Arte con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna, del Comune di Ulassai e della Fondazione di Sardegna. Curata da Davide Mariani, direttore del museo dedicato a Maria Lai, Fame d’infinito scandisce l’intero percorso dell’artista attraverso l’esposizione delle opere più significative da lei donate al Comune di Ulassai. La collezione restituisce, nella sua totalità, l’esperienza creativa di Maria Lai: dalle sculture ai disegni a matita e su china, dai telai alle tele cucite, dai celebri pani ai libri cuciti, dalle geografie alle installazioni e agli interventi ambientali.

Il progetto espositivo, concepito come un’esposizione permanente, è suddiviso secondo un ordine cronologico e tematico ed è arricchito dalla presenza di un sistema di apparati didattici, in italiano e in inglese, da alcune riproduzioni tattili dei manufatti in mostra e da un archivio multimediale interattivo.

MARIA LAI. FAME D’INFINITO
a cura di Davide Mariani
Museo Stazione dell’Arte
Ex Stazione ferroviaria, Ulassai (Nu)
Orari: dal martedì alla domenica, dalle 9:30 alle 19:30 (orario continuato) – ingressi contingentati
Chiusura settimanale: lunedì
Visite guidate: sospese
Per informazioni: Tel. 0782787055; e-mail: stazionedellarte@tiscali.it

Immagine in evidenza: Maria Lai Fame d’infinito. Installation view. Ph. E. Loi S. Melis Arasole Ç. Courtesy Fondazione Stazione dell’ Arte
04
Giu

FORNASETTI Theatrum Mundi

Centinaia di creazioni dell’atelier fondato da Piero Fornasetti in dialogo con le collezioni della Pilotta per raccontare la classicità attraverso la lente del design contemporaneo.

Il 3 giugno 2020 inaugura Fornasetti Theatrum Mundi, mostra ospitata all’interno del Complesso Monumentale della Pilotta di Parma. L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 14 febbraio 2021 e si colloca all’interno di “Rivitalizzazioni del Contemporaneo”, bando ideato in occasione di Parma 2020+21, Capitale Italiana della Cultura.

La mostra, inaugurata in concomitanza con la riapertura del Complesso della Pilotta dopo il lungo periodo di sospensione dovuto all’emergenza COVID-19, ha generato in questi mesi una particolare aspettativa da parte del pubblico, della stampa e degli appassionati.

L’esposizione è un vero e proprio viaggio stratificato tra classico e moderno, tra passato e presente, la cui curatela è di Barnaba Fornasetti, Direttore Artistico dell’Atelier milanese, di Valeria Manzi, co-curatrice delle attività culturali e Presidente dell’associazione Fornasetti Cult, e del direttore del Complesso Monumentale della Pilotta Simone Verde, con l’intento di rigenerare il patrimonio classico e classicità dell’istituto museale autonomo parmigiano, attraverso la ripresa intellettuale che ne ha fatto uno dei maestri indiscussi del design contemporaneo.

Fornasetti Theatrum Mundi mette in dialogo le architetture e le opere della Pilotta con l’immaginario di Piero e Barnaba Fornasetti, creando un vero e proprio ‘teatro del mondo’: una rete di rimandi iconografici e suggestioni culturali che rivela lo statuto intellettuale degli oggetti esposti e delle immagini in mostra, rendendone visibile lo spessore e regalando universali ed emozionanti implicazioni. Un vero e proprio “Theatrum” nel significato cinquecentesco, dunque, che declina nell’infinita varietà del mondo l’enciclopedica unitarietà del sapere a cui aspirava il classicismo, sia rinascimentale che settecentesco e, grazie alla chiave ludica di Fornasetti, anche contemporaneo.

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30
Gen

Sun Yuan & Peng Yu – If I Died

The St. Regis Rome e Galleria Continua rinnovano la loro proficua collaborazione con l’inaugurazione della terza esposizione, nel segno della ricerca artistica e del dialogo tra l’arte contemporanea e gli ospiti dell’albergo romano.

The St. Regis Rome e Galleria Continua sono lieti di annunciare che sarà il duo di artisti cinesi Sun Yuan & Peng Yu ad esporre nell’hotel della Capitale, presentando una selezione di opere collocate nella maestosa lobby per permettere un’interazione tra queste e gli ospiti. L’albergo romano si propone così ancora una volta come sede ideale per l’esposizione delle migliori testimonianze artistiche del panorama dell’arte contemporanea internazionale, ospitando i due artisti che lo scorso anno sono stati invitati dal curatore Ralph Rugoff a prendere parte alla 58° Biennale d’Arte a Venezia.

The St. Regis Rome è entrato nella sua “nuova era” riaprendo le porte nel novembre del 2018 dopo un meticoloso restauro. Con il progetto condotto in collaborazione con Galleria Continua, The St Regis Rome si fa portavoce del sostegno al partimonio artistico e culturale e ha dato vita a un ricco programma che consente al pubblico italiano ed internazionale di avvicinarsi ai capolavori dei migliori esponenti della scena artistica contemporanea.

Galleria Continua nasce nel 1990 a San Gimignano per iniziativa di Mario Cristiani, Lorenzo Fiaschi e Maurizio Rigillo e trova sede negli spazi di un ex cinema, lontano dalle grandi città e dalle metropoli moderne, nel borgo senza tempo di San Gimignano, immerso nella storia.

Conosciuti internazionalmente per il carattere spesso destabilizzante e provocatorio delle loro opere e per l’uso di materiali singolari, Sun Yuan & Peng Yu hanno iniziato a collaborare in coppia dalla fine degli anni ’90. Il loro lavoro è incentrato sulla costante conferma del paradosso, sulla ricerca perpetua della dualità tra il bianco e il nero, tra realtà e menzogna, tra manifesto e celato. Le loro opere sono la dimostrazione di una costante analisi della vita attraverso l’esperienza a cui spesso anche il pubblico è invitato a partecipare nella volontà di trovare l’essenza e la sostanza che si nasconde dietro l’apparenza.

Le opere selezionate per l’esposizione al The St. Regis Rome sono tre: Teenager Teenager (2011); I didn’t notice what I am doing (2012) e If I Died (2013). Ad accogliere gli ospiti all’ingresso dell’hotel, I didn’t notice what I am doing, dove un rinoceronte e un triceratopo in vetroresina sono messi a confronto: lo spettatore stabilisce automaticamente connessioni e somiglianze tra i due animali che invece non hanno nessuna attinenza con la realtà né alcuna pertinenza scientifica. Al centro della lobby troneggia la scenografica If I Died, una figura umana – che ritrae la madre di Peng Yu – che, con gli occhi socchiusi e aria sognante, fluttua insieme a decine di animali a rappresentare come la donna immagini se stessa in una vita dopo la morte. Muovendosi verso gli spazi del LUMEN Cocktails & Cuisine, il visitatore è invitato a una riflessione sui limiti della comunicazione, sui conflitti generazionali ma anche sulla possibilità di cambiare e di proteggere ciò che abbiamo: in Teenager, Teenager si trovano, adagiati su divani in pelle, una serie di figure ben vestite con un ingombrante masso sulla testa che impedisce loro ogni tipo di visione.

Le opere, che rimarranno esposte fino al 26 aprile prossimo, sono un vero e proprio invito all’interazione con l’arte per gli ospiti, i viaggiatori globali e i cittadini romani: The St. Regis Rome si    riconferma così promotore di un rapporto di apertura verso il mondo dell’arte contemporanea, con la volontà di creare una sinergia tra amanti del bello, ispirare i visitatori e stimolare il dialogo con l’hotel.

Per maggiori informazioni su The St. Regis Rome potete visitare www.stregisrome.com Per maggiori informazioni su Galleria Continua potete visitare www.galleriacontinua.com

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Sun Yuan & Peng Yu
Sun Yuan nasce nel 1972 a Pechino. Peng Yu nasce nel 1974 a Heilongjiang, in Cina. Si formano negli stessi anni presso la Central Academy of Fine Arts di Pechino, città dove tuttora vivono e lavorano. Numerose le istituzioni pubbliche e private dove hanno esposto: 5° Biennale di Lione (2000); Triennale di Yokohama (2001); 1° Triennale di Guangzhou (2002); Today Art Museum, Pechino (2003); MAC Museo d’arte contemporanea, Lione (2004); Biennale di Kwangju (2004); MuHKA: Museo d’arte contemporanea, Anversa (2004); Kunstmuseum di Berna (2005); 51° Biennale di Venezia (2005); Biennale Liverpool (2006); 2° Biennale di Mosca (2007); Kunsthaus di Graz (2007); Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana (2008, 2009, 2011); The Saatchi Gallery, Londra (2008); The National Art Center, Tokyo (2008); Ullens Center for Contemporary Art – UCCA, Pechino (2009); 2° Biennale di Mosca (2009); Triennale di Aichi, Nagoya (2010); Biennale di Sydney (2010); Para\Site Art Space, Hong Kong (2011); The Pace Gallery, Pechino (2011); dOCUMENTA(13), Kassel (2012); Contemporary Art Center di Taipei (2012); Hayward Gallery, Londra (2012); PinchukArtCentre, Kiev (2013); Uferhallen, Berlino (2014); Qatar Museums (QMA), Doha (2016); Guggenheim Museum, New York (2016); 11° Biennale di Shanghai (2016); DMA- Daejeon Museum of Art, Daejeon (2017); Guggenheim Museum, Bilbao (2018); May You Live in Interesting Times, 58° Edition of Venice Biennale, Venice, Italy (2019).

Informazioni su St. Regis Hotels & Resorts
Con un blend tra classica raffinatezza e lusso contemporaneo, il brand St.Regis parte di Marriott International, Inc. rimane fedele al proprio impegno nel far vivere esperienze eccezionali presso 40 hotel e resort situati nei luoghi più esclusivi al mondo. Creato da John Jacob Astor IV, con l’apertura del primo St.Regis Hotel a New York oltre un secolo fa, il Brand di Hotellerie St.Regis è noto nel mondo per la propria cifra stilistica legata al lusso esclusivo, alla raffinata eleganza e al servizio altamente personalizzato, grazie all’impeccabile St Regis Butler. Per maggiori informazioni e nuove aperture, visitare stregis.com o seguire Twitter, Instagram e Facebook.

Informazioni su Marriott International, Inc.
Marriott International, Inc. (NASDAQ: MAR) è una società con sede a Bethesda (Maryland, Stati Uniti d’America) e conta circa 7200 proprietà e 30 brands in oltre 132 paesi. Marriott è una società di gestione e franchising di alberghi, oltre ad essere licenziataria di resort in multiproprietà. La società offre un travel program Marriott Bonvoy TM che sostituisce Marriott Rewards®, The Ritz-Carlton Rewards®, and Starwood Preferred Guest®(SPG). Per ulteriori informazioni si prega di visitare il sito web all’indirizzo www.marriott.com e per le ultime notizie visitate www.marriottnewscenter.com e @MarriottIntl su

Informazioni su Galleria Continua
Galleria Continua ha aperto a San Gimignano nel 1990, su iniziativa di tre amici: Mario Cristiani, Lorenzo Fiaschi e Maurizio Rigillo. Trovando sede negli spazi di un ex cinema, Galleria Continua si è affermata e ha prosperato in una posizione del tutto inaspettata, lontano dalle grandi città e dai centri urbani ultramoderni, in un borgo – San Gimignano – ricco di storia, senza tempo. Questa scelta del luogo ha permesso di sviluppare nuove forme di dialogo e simbiosi tra geografie inaspettate: rurali e industriali, locali e globali, arte del passato e arte di oggi, artisti famosi e emergenti. Rimanendo fedele a uno spirito di evoluzione perpetua e impegnato a interessare il più vasto pubblico possibile nell’arte contemporanea, nel corso di quasi un trentennio Galleria Continua ha costruito una forte identità attraverso i suoi legami e le sue esperienze. Questa identità è fondata su due valori: generosità e altruismo, che si trovano al centro di tutti i rapporti con gli artisti, il pubblico in generale e il suo sviluppo nel suo complesso. Galleria Continua è stata la prima galleria straniera con un programma internazionale ad aprire in Cina nel 2004 e tre anni dopo, nel 2007, ha inaugurato un nuovo sito particolare per le creazioni di grandi dimensioni – Les Moulins – nella campagna parigina. Nel 2015 la galleria ha intrapreso nuovi percorsi, aprendo uno spazio a L’Avana, a Cuba, dedicato a progetti culturali volti a superare ogni frontiera. Galleria Continua è un desiderio di continuità tra i secoli, l’aspirazione ad avere una parte nella scrittura della storia del presente, una storia sensibile alle pratiche creative contemporanee e che custodisce il legame tra passato e futuro, e tra individui e geografie diverse e inusuali.

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20
Gen

Blanc sur Blanc

Gagosian is pleased to present Blanc sur Blanc, a group exhibition.

A century ago, Kazimir Malevich’s Suprematist paintings heralded a revolutionary new interpretation of white, in which total abstraction suggests the utopian and the infinite. Since then, artists have deployed the achromatism of whiteness in an endless range of formal and symbolic ways, evoking states of emptiness and effacement, and summoning the raw potential of the blank page. Working in different contexts and with different ends in mind, the artists in Blanc sur Blanc find unexpected power and substance in what appears at first to be an absence or lack.

In 1946, Lucio Fontana and his students drafted the Manifesto Blanco, a vision for a fundamentally new method of artistic production that demanded that artists engage with the real-world physicality of their materials instead of treating the canvas as an illusory, self-contained space. It was out of this impulse that Fontana produced Concetto Spaziale, Attese(Spatial Concept, Waiting, 1966), one of his first slashed canvases. For Fontana, the painting’s allover coat of white formed a blank screen and acted as a vehicle for heightened drama, with any connotations of purity or tranquility disrupted by his forceful incisions.

During the last decade of his life, Andy Warhol broke with the visual and conceptual language of Pop art to produce idiosyncratic takes on abstract and gestural painting. Abstract Painting (1982) is one such work. Measuring forty inches square—the same dimensions that Warhol used previously for his notorious Society Portraits—the canvas is veiled in a white wash that permits only tantalizing glimpses of multicolored swirls beneath.

LEAN (2005) exemplifies Rachel Whiteread’s practice of concretizing negative space in order to memorialize it. Here she has cast the interiors of various cardboard boxes in plaster of paris as a somewhat wistful tribute to the banal, quotidian container. The resulting geometric accumulation of minimalist white slabs is propped up casually against the gallery wall, ghostlike yet palpable.

Also on view are three recent pieces by Paris-based artist Sheila Hicks, whose textile works incorporate yarn-based techniques from diverse cultures. While Hicks’s oeuvre is characterized by intense color, she also works with natural undyed fibers. Here she has fashioned spheres, woven rectangular canvases, and tumbling cascades of linen in neutral shades that exude a tactile yet meditative calm.

Blanc sur Blanc includes works by Jean (Hans) Arp, Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Edmund de Waal, Lucio Fontana, Theaster Gates, Diego Giacometti, Wade Guyton, Simon Hantaï, Sheila Hicks, Thomas Houseago, Y.Z. Kami, Imi Knoebel, Bertrand Lavier, Sol LeWitt, Sally Mann, John Mason, Olivier Mosset, Giuseppe Penone, Seth Price, Paolo Scheggi, Setsuko, Rudolf Stingel, Cy Twombly, Andy Warhol, Franz West, and Rachel Whiteread, among others.

BLANC SUR BLANC
January 16–March 7, 2020

Gagosian
4 rue de Ponthieu, Paris

Image: Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attese, 1966

13
Gen

Dalí & Magritte. Two surrealist icons in dialogue

The Royal Museums of Fine Arts of Belgium dedicate an exceptional exhibition to Salvador Dalí and René Magritte. For the first time ever, the connection and influences between the two greatest icons of the surrealist movement are highlighted.

Dalí and Magritte both aim to challenge reality, question our gaze and shake up our certainties. The Catalan and the Belgian show a fascinating proximity, despite their very different creations and personalities, which would eventually lead them to drift apart.In the spring of 1929, Salvador Dalí and René Magritte meet in Paris, surrounded by the great names of the artistic avant-garde. In August of the same year, at Dalí’s invitation, Magritte travels to Cadaqués, the Spanish painter’s home base. This surrealist summer – which also includes visits by Éluard, Miró and Buñuel – will prove decisive.

The exhibition reveals the personal, philosophical and aesthetic links between these two iconic artists through more than 100 paintings, sculptures, photographs, drawings, films and archival objects.

The “Dalí & Magritte” exhibition is held under the High Patronage of their Majesties the King and Queen and is organized by the RMFAB in collaboration with the Dalí Museum (St. Petersburg, Florida), the Gala-Salvador Dalí Foundation and the Magritte Foundation. More than 40 international museums and private collections have lent their masterpieces for this unique exhibition, which ties in with the festivities organised around the Magritte Museum’s 10th anniversary.
Exhibition curator: Michel Draguet, Director General of the RMFAB.

VIDEO Behind The Scenes at the exhibition DALÍ & MAGRITTE

Dalí & Magritte Two surrealist icons in dialogue

Royal Museums of Fine Arts of Belgium
Rue de la Régence/Regentschapsstraat 3
1000 Brussels
+32 (0)2 508 32 11
info@fine-arts-museum.be

Image: Magritte, The Blood of the World, 1925