Category: performance

30
Set

Rebecca Horn

The Kunstforum Wien celebrates Rebecca Horn with the first comprehensive retrospective of her works in Austria in almost thirty years.

Curated by Bettina M. Busse, the exhibition focuses on the interrelationships in various media between the diverse genres throughout Horn’s oeuvre and will present a wide-ranging and insightful view into her artistic practice. Rebecca Horn is regarded as one of the most extraordinary and versatile artists of her generation. Horn achieved fame in 1972 as the youngest participant in documenta 5, titled Individual Mythologies, which was curated by Harald Szeemann. Throughout her practice Horn has created a body of work which constitutes an ever-growing flow of performances, films, sculptures, spatial installations, drawings, and photographs. The essence of their imagery comes out of the tremendous precision of the physical and technical functionality she uses to stage her works within a particular space.

Throughout her over fifty-year career, Horn has created her own symbolically charged cosmos in which reality and fiction overlap, and dualisms such as material: spirit, subject: object, and male: female are transgressed. Her works make up an expanding web of objects, motifs, and themes that she revisits in new light. In doing so Horn interweaves numerous traditions of art, literature, and film, along with mythology and fairy tales.

On the occasion of the exhibition, a new catalogue will be published by Hatje Cantz, with texts by Bettina M. Busse, Emma Lavigne, Chus Martinez, and Marta Smolinska, edited by Ingried Brugger and Bettina M. Busse.

Kunstforum Wien, Vienna, Austria
Rebecca Horn

28.09.2021 – 23.01.2022

Cover Image: Ausstellungsansicht Rebecca Horn, Bank Austria Kunstforum Wien, 2021, Foto: Gregor Titze/ Bank Austria Kunstforum Wien © Rebecca Horn, Bildrecht Wien, 2021

 

 

09
Ago

straperetana 2021 | The New Abnormal

L’edizione 2021 di straperetana, la quinta, avrà luogo come sempre nel borgo di Pereto, in provincia de L’Aquila. Appuntamento consolidato del programma culturale estivo, il progetto vede la partecipazione di 24 artisti, le cui opere troveranno spazio in diversi luoghi di Pereto; gli interventi artistici creeranno un percorso che– attraversando edifici storici, strade, case dismesse – abbraccerà l’intero borgo, per un’esperienza atipica, legata sia alla fruizione delle opere sia all’esplorazione di Pereto.

The New Abnormal è il titolo scelto per questa quinta edizione. Direttamente ispirato all’ultimo disco della band statunitense The Strokes, uscito nei primi mesi del 2020 nel pieno della diffusione del virus, l’espressione trova una coincidenza con lo “strano” momento che stiamo attraversando, quasi a voler sancire l’avvento di qualcosa di inedito e insieme non conforme, diverso da ciò che conoscevamo. E proprio il concetto di “strano” è una delle categorie che la mostra intende toccare. Punto di partenza è il saggio di Mark Fisher The Weird and the Eerie(2016), nel quale il pensatore britannico cerca di delineare le nozioni di strano (“weird”) e inquietante (“eerie”) nel mondo contemporaneo attraverso una sterminata serie di esempi legati alla produzione culturale (dalla narrativa di H. P. Lovecraft al cinema di David Lynch, passando per autori come Stanley Kubrick, Philip K. Dick, Margaret Atwood).

Fisher identifica con il termine “weird” ciò che è fuori posto, inappropriato, che suscita insieme attrazione e respingimento; ma anche commistioni tra umano e animale, le soglie tra mondi diversi, l’accostamento di termini contrastanti e, in generale, il sorprendente e l’inatteso. L’“eerie” invece si manifesta “quando c’è qualcosa dove non dovrebbe esserci niente, o quando non c’è niente dove invece dovrebbe esserci qualcosa”, per usare le parole di Fisher; è un’esperienza diretta di ciò che è ignoto, capace di generare interrogativi le cui risposte oltrepassano i limiti della conoscenza.

In generale, “weird” e “eerie” hanno a che fare con ciò che risulta non conforme alla realtà, irrompendo al suo interno sotto forma di qualcosa di sconosciuto e apparentemente inclassificabile. Fisher trova una forte corrispondenza tra queste manifestazioni e la realtà contemporanea: il perenne senso di crisi e le ombre di un collasso imminente hanno portato in particolar modo negli ultimi anni all’elaborazione di un immaginario grazie al quale tentare possibili via di fuga da un reale percepito sempre meno sostenibile e desiderabile – un sentimento latente, accelerato ma non certo generato dalla pandemia.

In linea con questa visione, l’edizione 2021 di straperetana intende volgere lo sguardo alle zone d’ombra, al perturbante, allo stupefacente. La mostra sarà popolata di opere legate alle idee di metamorfosi e ibridazione, immagini stranianti e misteriose, forme non immediatamente identificabili, soglie da attraversare. A fianco di autori già affermati la mostra vede la presenza di numerosi emergenti, con un focus particolare sulla scena abruzzese grazie anche al coinvolgimento di Matteo Fato, che ha collaborato con Saverio Verini alla ricerca di artisti attivi sul territorio.

“Siamo davvero felici di annunciare questa nuova puntata di straperetana, a margine di un anno complicato, incerto. E ci fa ancora più piacere che coincida con il traguardo delle cinque edizioni, una soglia simbolica e incoraggiante”, affermano gli ideatori del progetto, Paola Capata e Delfo Durante. “L’organizzazione di straperetanaè sempre estremamente impegnativa: al termine della scorsa edizione ci siamo quasi subito messi al lavoro per la mostra del 2021, che speriamo sia ricca di stimoli per il pubblico, ma anche per gli stessi artisti invitati. Il rapporto con un borgo come Pereto genera sempre cortocircuiti inattesi e“colpi di fulmine” negli artisti, che amano trascorrere del tempo in questo luogo; un sentimento ricambiato dal borgo stesso, visto che l’appuntamento è sempre più sentito nel territorio”.

I 24 artisti invitati di straperetana 2021: Giacomo Alberico (Chieti, 1994), Francesca Banchelli (Montevarchi, 1981), Giuditta Branconi (Teramo, 1998), Enzo Cucchi (Morro d’Alba, 1949), Luca De Angelis (San Benedetto del Tronto, 1980), Andrea Di Cesare (Pescara, 1977), Daniele Di Girolamo (Pescara, 1995), Floating BeautyLuca Francesconi (Mantova, 1979), Oscar Giaconia (Milano, 1978), Francesca Grilli (Bologna, 1978), Sacha Kanah (Milano, 1981), Claudia Losi (Piacenza, 1971), Giulia Mangoni (Isola del Liri, 1991), Edoardo Manzoni (Crema, 1993), Paride Petrei (Pescara, 1978), Giulia Poppi (Modena, 1992), Carol Rama (Torino, 1918 – 2015), Andrea Respino (Mondovì, 1976), Moira Ricci (Orbetello, 1977), Giuliano Sale (Cagliari, 1977), Andrea Salvino (Roma, 1969), Gabriele Silli (Roma, 1982), Giovanni Termini (Assoro, 1972).

Le visite alla mostra saranno organizzate per gruppi ristretti di persone, nel rispetto delle attuali norme di sicurezza, in diverse fasce orarie. È gradita la prenotazione all’indirizzo: info@straperetana.org

La mostra è prorogata al 22 agosto 2021. Nelle settimane di apertura, le opere saranno liberamente fruibili dal pubblico nel fine settimana (sabato e domenica), dalle 16.00 alle 20.00; negli altri giorni su appuntamento, che deve essere comunicato all’organizzazione con almeno 24 ore di anticipo.

straperetana  arte contemporanea nella porta d’Abruzzo

un progetto ideato da Paola Capata e Delfo Durante

PROROGATA al 22 agosto 2021

Orari di apertura: sabato e domenica dalle 16.00 alle 20.00
Negli altri giorni aperta solo su appuntamento. È richiesto un preavviso di 24 ore

Titolo: straperetana / The New Abnormal

Artisti: Giacomo Alberico, Francesca Banchelli, Giuditta Branconi, Enzo Cucchi, Luca De Angelis, Andrea Di Cesare, Daniele Di Girolamo, Floating Beauty, Luca Francesconi, Oscar Giaconia, Francesca Grilli, Sacha Kanah, Claudia Losi, Giulia Mangoni, Edoardo Manzoni, Paride Petrei, Giulia Poppi, Carol Rama, Andrea Respino, Moira Ricci, Giuliano Sale, Andrea Salvino, Gabriele Silli, Giovanni Termini

A cura di: Saverio Verini, con la collaborazione di Matteo Fato

Organizzazione: Paola Capata e Delfo Durante

Luogo: Pereto (AQ), sedi varie

Gradita prenotazione: info@straperetana.org- + 39 3351049685
Durata: dal 18 luglio al 15 agosto 2021 PROROGATA al 22 agosto 2021
Orari: sabato e domenica 16.00-20.00; gli altri giorni su appuntamento, prenotazione obbligatoria
Contatti: www.straperetana.org  – info@straperetana.org
STRAPERETANA socialFacebook @straperetana– Instagram straperetana

straperetana si avvale del Patrocinio del Comune di Pereto

Immagine in apertura: Enzo Cucchi, Lingue in bocca, 2017. Bronzo, ceramica, 45x45x27cm, esemplare unico. Courtesy l’artista e ZERO…Milano. Ph. Giorgio Benni

 

04
Mag

Maurizio Cattelan – Breath Ghosts Blind

Pirelli HangarBicocca presents the solo show by Maurizio Cattelan Breath Ghosts Blind, a unique site-specific project, running from July 15, 2021 to February 20, 2022.

Curated by Roberta Tenconi and Vicente Todolí, the exhibition symbolically represents the cycle of life and gives the audience an insight into collective and personal history, always poised between hope and failure, matter and spirit, truth and fiction.

Over his 30-year-long career, Maurizio Cattelan(b. Padua, 1960), one of the most influential artists of his generation, has staged actions that are often considered provocative and irreverent. His works highlight the paradoxes of society and reflect on political and cultural scenarios with great depth and insight. By using iconic images and a caustic visual language, his works spark heated public debate, fostering a sense of collective participation. Conceiving artworks inspired by images that draw on historical events, figures or symbols of contemporary society—sometimes recalled even in its most disturbing and traumatizing sides—the artist invites the viewer to change perspective and to acknowledge the complexity and ambiguity of reality.

Specially conceived for the spaces of Pirelli HangarBicocca, Breath Ghosts Blind brings together a revised configuration of a historical piece with new artworks for the first time presented in the Navate area, transforming it into a monument beyond time. The solo show unfolds in a series of acts dealing with existential concepts such as the fragility of life, memory, the individual and collective sense of loss. Amongst symbolic references and images that belong to our collective imagery, the unique site-specific project challenges the current system of values.

Breath Ghosts Blind is the culmination of a project the artist has been working on for a long time and it celebrates his return to Milan after more than ten years. Taking place in the city that has already been home to several of his most significant interventions—from Untitled(2004), the debated installation in Piazza XXIV Maggio, to the monumental public sculpture L.O.V.E (2010)—the show pursues Cattelan’s visionary reflections towards the most disorienting aspects of everyday life.

The catalog
The exhibition will be accompanied by a monographic publication encompassing critical essays by Francesco Bonami and Nancy Spector on Cattelan’s practice, together with a conversation between the artist and the curators Roberta Tenconi and Vicente Todolí. Alongside a rich photographic documentation of the exhibited artworks, the volume will also include reflections on themes that emerge in the show through the gaze of philosophers, theologians and writers such as Arnon Grunberg, Andrea Pinotti and Timothy Verdon.

The exhibition program
The exhibition is part of the program devised by Artistic Director Vicente Todolí together with the curatorial department: Roberta Tenconi, Curator; Lucia Aspesi, Assistant Curator; and Fiammetta Griccioli, Assistant Curator. Concurrently, the exhibition Digital Mourning by Neïl Beloufa, on view in the Shed space, is now extended until January 9, 2022

Maurizio Cattelan
Breath Ghosts Blind
July 15, 2021–February 20, 2022

Pirelli HangarBicocca
Via Chiese, 2
20126 Milan
Italy
Hours: Thursday–Sunday 10:30am–8:30pm

T +39 02 6611 1573
info@hangarbicocca.org
pirellihangarbicocca.org

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01
Apr

Beuys 2021. 100 years of joseph beuys

The state of North Rhine-Westphalia is set to celebrate the centenary of the birth of Joseph Beuys in 2021.

Around 25 of the state’s museums and cultural institutions will focus throughout 2021 on the Rhineland-born artist.

Joseph Beuys is one of the world’s most significant 20th-century artists. To mark the centenary of his birth in 2021, over 25 museums and cultural institutions in the state of North Rhine-Westphalia will embark upon a critical reappraisal of the complex practice and international influence of the Rhineland-born artist. beuys 2021.100 years of joseph beuys is a project of the Ministry of Culture and Science of the State of North Rhine-Westphalia in cooperation with the Heinrich-Heine-Universität Düsseldorf. The centenary’s patron is the state’s minister president, Armin Laschet.

The centenary programme runs from March 2021 to March 2022. Numerous exhibitions, actions and performances, plays and podcasts, concerts, lectures, conferences and seminars will explore the equally fascinating and controversial ideas of one of the most influential artists and polarizing figures of the 20th century. Visitors from all over the country and abroad are invited to examine Beuys’s significance for contemporary art and political thought, and to critically engage with both his legacy and his approach to the issues of most acute concern to us today: How might we think of democracy and freedom? How do the environment and the economy condition each other? How do politics and art relate in our time?

The project beuys 2021 is directed by Prof. Dr. Eugen Blume and Dr. Catherine Nichols. It is situated within the Department of Art History at the HHU, which is headed by Prof. Dr. Timo Skrandies. Project management: Inga Nake, Anne-Marie Franz. Project assistance: Bianca Quasebarth, Pia Witzmann.

About Joseph Beuys
Joseph Beuys (born in 1921 in Krefeld, raised in Kleve, died in 1986 in Düsseldorf) was a draughtsman, sculptor, action and installation artist, teacher, politician and activist. Along with Marcel Duchamp, John Cage and Andy Warhol he is widely considered one of the most significant artists of the 20th century. He fundamentally altered the nature, materiality, language, boundaries and tasks of art. In his practice—universal in its scope—Beuys explored questions pertaining to humanism, social philosophy and anthropology. His attempt to come to terms with his participation in the National Socialist regime, his experiences as a soldier in World War II and his return to a morally compromised society had a profound influence on the evolution of his practice. Taking himself as a model for inner transformation, he sought to democratize himself and society at large, believing that the key lay in the creativity innate in all human beings. The extent to which he succeeded in achieving the transformation to which he aspired remains a point of substantial controversy. From 1964 onwards he no longer distinguished between his biography and his artwork, having come to view his life as material to be sculpted. This model became the point of departure for his theory of social sculpture, which culminated in 1982 with his documenta contribution 7,000 Oaks.

Joseph Beuys was unique among the artists of his time in his ability to interweave art with social processes and in his call for the adoption of his universalist conception of art as a creative, transformative force within politics, science, philosophy and economics. His far-reaching ideas remain remarkably astute and pertinent to our times. His early environmental advocacy, which went hand in hand with his critique of economic conditions, is but one example of his foresight. As a formative teacher at the Düsseldorf Academy he instigated a pivotal reevaluation of the education system. His key concern was the expansion of thought and action through art. With his notion that »everyone is an artist« he envisioned a universal world society. Beuys continues to exert a palpable influence upon artistic and political discourse. Nevertheless he remains a polarizing figure and force in contemporary society.

Please find the complete programme with all participating museums and institutions here and tourist advice here

Joseph Beuys
beuys 2021. 100 years of joseph beuys
March 27, 2021–March 6, 2022

beuys2021.de

Heinrich-Heine-University Düsseldorf
Projekt Office beuys 2021
Department of Art History
Universitätsstraße 1
40225 Düsseldorf

Press

Kathrin Luz
beuys 2021
T +49 [0] 171 3102472 / kl@luz-communication.de

25
Nov

Francesca Woodman: New York Works

Una mostra dedicata a una rara serie di fotografie a colori di Francesca Woodman allestita nel suo appartamento di New York nel 1979.

Nella sua breve carriera Francesca Woodman (1958-1981) ha creato uno straordinario corpus di opere acclamato per la sua singolarità di stile e di tecniche innovative. Fin dall’inizio, la sua attenzione si è concentrata sul rapporto con il suo corpo come oggetto dello sguardo e come soggetto attivo dietro la macchina fotografica.

A seguito dell’esposizione in galleria del 2018 riguardante opere realizzate in Italia nel 1977-1978, le opere di questo centro espositivo riguardano una rara serie di fotografie a colori che Woodman ha messo in scena nel suo appartamento a New York nel 1979. In queste immagini, e nelle fotografie in bianco e nero anch’esse realizzate a New York più o meno nello stesso periodo, Woodman contorce e inserisce il suo corpo nello spazio e nell’architettura, a volte anche “esibendosi” nella scultura classica attingendo a metodologie possibilmente incontrate nel corso del suo anno all’estero a Roma mentre era studentessa alla Rhode Island School of Design. Una delle principali influenze dell’arte italiana sul lavoro di Woodman è stata l’uso preciso della composizione, il quale è diventato sempre più sofisticato durante il suo soggiorno romano. Esplora la prospettiva e utilizza consapevolmente le strategie formali apprese dalla scultura classica e dallo studio di maestri fiorentini come Giotto e Piero della Francesca. Scrisse da New York nel 1980 a Edith Schloss, amica, pittrice e critica romana: “È buffo come mentre vivevo in Italia la cultura non mi abbia influenzato molto e ora ho tutto questo fascino per l’architettura, ecc.“

Se nelle precedenti fotografie di Woodman sono certamente presenti influenze italiane e classiche, esse raggiungono una nuova articolazione nelle opere realizzate a New York, culminate nella sua monumentale opera-collage inscindibilmente legata alla forma della diazotipia: Blueprint for a Temple, nella collezione del Metropolitan Museum of Art di New York, e nelle sue Caryatids, anch’esse incluse in questa mostra. Come sottolinea la critica Isabella Pedicini: “Insieme al suo continuo lavoro con la statuaria antica, l’inquadratura ricorrente del torso acefalo ricorda le caratteristiche salienti di una scultura antica”. Ci giunge spesso in frammenti. In ogni caso, il suo interesse per la scultura si concentra in particolare sull’esemplare stesso, la forma frammentaria che sopravvive… Temple Project (1980), in cui vediamo modelli come cariatidi sul lato di un tempio greco, rivela anche influenze classiche dirette”.

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03
Ago

Andrea Galvani – La sottigliezza delle cose elevate

La sottigliezza delle cose elevate is an immersive interdisciplinary project by Andrea Galvani, designed especially for the monumental space of Pavilion 9B at the Mattatoio in Rome.

Constructed in 1888-1891 by the celebrated architect Gioacchino Ersoch, the Mattatoio is considered one of the most important industrial landmarks in Rome. From 2002-2018, it was the second seat of the MACRO Museum of Contemporary Art, first known as MACRO Future and then MACRO Testaccio, with an expansive exhibition space of 6,000 sqm stretching across two pavilions. Today, under the direction of Azienda Speciale Palaexpo, the Mattatoio juxtaposes its iconic historical structure with some of the most ambitious, foreword-thinking and experimental exhibitions in the international contemporary art world.

What happens when magnetic fields migrate? When time loses unity, direction, and objectivity? What would happen if space suddenly folded in on itself, inverting its structure?
The rigorous research of Andrea Galvani (Verona 1973, lives and work in New York and Mexico City) coalesces around history’s biggest questions—investigations nurtured by social, educational, political, ideological, technological, and scientific transformations that continue to change the conditions of our daily lives, inescapably and oftentimes invisibly. La sottigliezza delle cose elevate [The Subtleties of Elevated Things] is an interdisciplinary project conceived as an open laboratory, an experiential environment in constant and continuous evolution. Through a series of architectural installations, actions, and performance specifically developed for Pavilion 9B of the Mattatoio, Galvani focuses our attention on the human need to measure, decipher, and understand the unknown, to give shape and direction to the abstract.

The title of this exhibition is adapted from the grimoire Shams al-Ma’arif wa Lata’if al-‘Awarif (كتاب شمس المعارف ولطائف العوارف), The Book of the Sun of Gnosis and the Subtleties of Elevated Things, written by Ahmad ibn ‘Ali al-Buni (أحمد البوني‎) before his death in 1225 CE. Shams al-Ma’arif is generally understood as the most influential text of its kind in the Arab world, opening with a series of complex magic squares that demonstrate hidden relationships between numbers and geometrical forms. It was written at a time when science, mathematics, and magic were intricately intertwined. For over 10,000 years, humans have looked out on the visible and intelligible world, constructing our intellectual inheritance through observation, calculation, and analyses of phenomena often described with equal parts logic and mysticism. Many of the greatest minds in the history of Western science were part of this legacy: Galileo Galilei and Johannes Kepler were avid astrologists; Isaac Newton and Robert Boyle were alchemists. In his groundbreaking Systema Naturae (first published 1735)Carl Linnaeus devoted a whole chapter to the taxonomic order of mythical creatures, like the hydra and the phoenix. For the great physician Paracelsus, mastering chemical as well as magical cures was crucial to understanding illness and wellness.

La sottigliezza delle cose elevate embodies this visionary, pioneering, transdisciplinary approach to scientific research and processes, while also embracing the emotional, spiritual, and metaphysical environment of the exhibition. In this show, the Mattatoio does not only contain an articulation and extension of scientific and mathematical languages that transform, expand, and illuminate architectural space, but also the physical, intellectual, and psychological effort behind the mathematical calculations that form the architecture of our collective knowledge.

Galvani’s La sottigliezza delle cose elevate [The Subtleties of Elevated Things] is conceived as an open laboratory, an experiential environment in constant and continuous evolution. The exhibition comes to life through a series of intensive on-site interventions and three-month performance that will gradually unfold over the entire duration of the show. Collaborating with the Departments of Physics, Mathematics, Neuroscience, Astrobiology, Molecular Medicine, Biochemical Science, and Electrical Engineering at the Sapienza University of Rome, as well as researchers at CERN and Virgo data analysis group, the artist brings the raw processes of scientific research, computation, and analysis to the center, exposing what is normally invisible to us. La sottigliezza delle cose elevate manifests Galvani’s ongoing commitment to honoring the power of human knowledge while simultaneously emphasizing its limits, circumscribing a perimeter of action that moves forward—able to appear and generate itself from its own impossibility.

La sottigliezza delle cose elevate by Andrea Galvani is the inaugural exhibition in Dispositivi sensibili [Sensitive Devices], a three-year program conceived by Angel Moya Garcia for Pavilion 9B of the Mattatoio, advancing projects by some of the most important international artists engaging performance in their work today.

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20
Ago

MARIA LAI. Tenendo per mano il sole

Giocavo con grande serietà e ad a un certo punto i miei giochi li hanno chiamati arte – Maria Lai
www.maxxi.art#MariaLai

In occasione del centenario della nascita, il MAXXI dedica una grande mostra a Maria Lai. Esposti oltre 200 lavori che restituiscono una biografia complessa e affascinante e un approccio alla creatività libero e privo di pregiudizi. Si intitola Tenendo per mano il sole la grande mostra che il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo dedica a Maria Lai (1919 – 2013), una tra le voci più singolari dell’arte italiana contemporanea. Artista dalla straordinaria capacità generativa, in anticipo su ricerche artistiche che saranno sviluppate solo successivamente, Lai ha saputo creare un linguaggio differente e originale, pur consapevole del lungo processo di decantazione che la sua arte avrebbe dovuto attraversare per essere riconosciuta. Oggi quel processo sembra essersi compiuto. Negli ultimi anni molte sono state le iniziative a lei dedicate e i suoi lavori sono stati recentemente esposti a Documenta 14 e alla Biennale di Venezia 2017. “Nel 2019 – indica Giovanna Melandri, Presidente della Fondazione MAXXI – abbiamo scelto di rivolgere particolare attenzione alle visioni artistiche femminili e non poteva, dunque, mancare un progetto legato a Maria Lai. Con questa mostra, infatti, rendiamo un tributo alla figura ed all’opera di una donna che ha saputo interpretare nel corso della sua carriera artistica infiniti linguaggi, sempre però nel solco della sua ricerca: rappresentare e reinventare con delicatezza e poesia tradizioni e simboli di una cultura arcaica, eterna e rivolgersi con forza ed immediatezza ai contemporanei”. La retrospettiva al MAXXI si concentra su ciò che viene definito il suo secondo periodo, ovvero sulle opere che l’artista crea a partire dagli anni Sessanta e che ricomincia ad esporre, dopo una lunga assenza dalla scena pubblica e artistica, solo nel 1971. “Questo perché – sottolinea Bartolomeo Pietromarchi, Direttore MAXXI Arte – è proprio da quel momento, sino alla sua scomparsa nel 2013, che sono presenti nel lavoro di Maria Lai, in maniera più evidente, molte delle istanze che ne fanno oggi un’artista estremamente attuale e che permettono di restituire alla sua figura una posizione centrale nella storia dell’arterecente”.

La mostra, a cura di Bartolomeo Pietromarchi e Luigia Lonardelli, è realizzata in collaborazione con Archivio Maria Lai eFondazione Stazione dell’Arte, con il patrocinio del Comune di Ulassai e il sostegno di Fondazione di Sardegna. Esposti oltre 200 lavori, tra cui Libri cuciti, sculture, Geografie, opere pubbliche e i suoi celebri Telai, per raccontare nel modo più completo possibile la personalità di Maria Lai e i diversi aspetti del suo lavoro. In mostra anche alcune opere recentemente entrate a far parte della Collezione del MAXXI: Terra, 1984; Il viaggiatore astrale, 1989; Bisbigli, 1996; Pagina cucita, 1978 e Senza titolo, 2009, una rara Geografia su acetato in corso didonazione.

La mostra
Tenendo per mano il sole è il titolo della mostra e della prima Fiaba cucita realizzata. Sia nel titolo che nell’opera sono presenti molti degli elementi tipici della ricerca di Lai: il suo interesse per la poesia, il linguaggio e la parola; la cosmogonia delle sue geografie evocata dal sole; la vocazione pedagogica del “tenere per mano”. Non una classica retrospettiva, ma piuttosto un racconto che non si attiene a vincoli puramente cronologici e asseconda un percorso biografico e artistico peculiare, caratterizzato da discorsi e intuizioni apparentemente lasciati in sospeso per poi essere ripresi molti anni più tardi.

Attraverso un’ampia selezione di opere, in buona parte inedite, la mostra presenta il poliedrico mondo di Maria Lai e la fitta stratificazione di idee e suggestioni che ha caratterizzato il suo immaginario. Il percorso si snoda attraverso cinque sezioni, che prendono il nome da citazioni o titoli di opere di Lai, mentre nel sottotitolo vengono descritte modalità tipiche della sua ricerca; ogni sezione è accompagnata dalla voce di Maria Lai attraverso un montaggio di materiali inediti realizzati dal regista Francesco Casu. C’è anche un’ultima, ideale, sezione, che documenta le opere di arte ambientale realizzate nel territorio e in particolare in Ogliastra. La sezione Essere è tessere. Cucire e ricucire documenta le prime prove realizzate negli anni Sessanta, un decennio in cui decide di abbandonare la tecnica grafica e pittorica per dedicarsi alla sperimentazione con i materiali. Nascono così i primi Telai e le Tele cucite: oggetti funzionali del quotidiano, legati all’artigianato sardo, vengono privati della loro funzione pratica per essere trasformati in opere che dimostrano una fervida ricerca espressiva. Il filo rappresenta anche un’idea di trasmissione e comunicazione, Lai vede l’arte come strumento e linguaggio capace di modificare la nostra lettura del mondo, un’attitudine che le deriva dalla sua storia personale di insegnante e che si manifesterà in seguito nei Libri e nelle Fiabe cucite. L’arte è il gioco degli adulti. Giocare e Raccontare raccoglie i giochi dell’arte creati da Lai, riletture di giochi tradizionali con cui ribadisce il ruolo fondante della creazione nella società. Gioco come mezzo per conoscere se stessi e per imparare a relazionarsi con l’altro, un’attività da non relegare al mondo dell’infanzia, ma da continuare a coltivare in età adulta. La sezione Oggetto paesaggio. Disseminare e condividere, racconta l’aspetto relazionale della pratica di Lai attraverso un ampio corpus di oggetti legati a un suo universo affettivo, tra cui sculture che simulano l’aspetto di un libro o di singole pagine, forme che richiamano manufatti del quotidiano, rivendicando però una propria inedita individualità. Il viaggiatoreastrale.Continue Reading..

30
Lug

Marina Abramovic all’Ambrosiana

Dal 18 Ottobre al 31 Dicembre 2019, Marina Abramovic arriva nel complesso della Pinacoteca Ambrosiana, nell’area soterranea dell’antico foro romano di Milano, all’interno del percorso di visita della Cripta di San Sepolcro, con il ciclo di video The Kitchen. Homage to Saint Therese.

La Cripta di San Sepolcro, da poco riportata a pieno splendore grazie ai grandi lavori di restauro che la hanno interessata, continua a svelarsi nel connubio con la video arte e i grandi artisti contemporanei, iniziato nel 2017 con Bill Viola e proseguita poi con Michelangelo Antonioni e Andy Warhol.

The Kitchen. Homage to Saint Therese è un’opera molto significativa nella quale Marina Abramovic si relaziona con una delle più importanti figure del cattolicesimo, Santa Teresa d’Avila. L’opera si compone di tre video, che documentano altrettante performance tenute nel 2009 dall’artista nell’ex convento di La Laboral a Gijón, in Spagna.

Curata da Casa Testori e prodotta dal Gruppo MilanoCard, gestore della Cripta di San Sepolcro, in collaborazione con la Veneranda Biblioteca e Pinacoteca Ambrosiana, la mostra interesserà l’area sotterranea della Pinacoteca Ambrosiana dove sorgeva il Foro Romano (oggi Sala dell’area del Foro) e sarà parte del percorso di visita che porterà a rivedere la Cripta di San Sepolcro.

Marina Abramovic all’Ambrosiana
18 Ottobre – 31 Dicembre 2019
Martedi-venerdi 12-20 / sabato e domenica 10-20
www.criptasansepolcromilano.it

Image Up_Marina Abramović “The Kitchen V, Carrying the Milk”, from the series The Kitchen, Homage to Saint Therese. Video installation, color, 2009 (© Marina Abramović – Courtesy of the Marina Abramovic Archives)

03
Giu

Rebecca Horn. Body Fantasies & Theatre of Metamorphoses

Museum Tinguely in Basel and Centre Pompidou-Metz present two parallel exhibitions devoted to the artist Rebecca Horn, offering complementary insights into the work of an artist who is among the most extraordinary of her generation. In the Body Fantasies show in Basel, which combines early performative works and later kinetic sculpture to highlight lines of development within her oeuvre, the focus is on transformation processes of body and machine. The exhibition Theatre of Metamorphoses explores in Metz the diverse theme of transformation from animist, surrealist and mechanistic perspectives, placing special emphasis on the role of film as a matrix within Horn’s work.

Rebecca Horn. Body Fantasies at Museum Tinguely, Basel
Horn’s work is always inspired by the human body and its movement. In her early performative pieces of the 1960s and ’70s, this is expressed via the use of objects that serve as both extensions and constrictions of the body. Since the 1980s, her work has consisted primarily of kinetic machines and, increasingly, large-scale installations that “come alive” thanks to movement, the performing body being replaced by a mechanical actor. These processes of transformation between expanded bodies and animated machines in Horn’s oeuvre, which now spans five decades, are the focus of the Basel show.

Although in terms of materiality the mechanical constructions with their cold metal contrast starkly with Horn’s earlier body extensions made using fabric and feathers, they do pursue and develop their specific movements. The Body Fantasies exhibition juxtaposes performative works and later machine sculptures in order to follow the unfolding development of such motifs of movement. Divided up into four themes (Flapping Wings, Circulating, Inscribing, Touching) the Basel show traces the development of her works as “stations in a process of transformation” (Rebecca Horn), emphasizing this continuity in her work.

This major solo exhibition of her work—that includes body instruments and actions, films, kinetic sculptures and installations—is the first of its kind in Switzerland for more than 30 years, taking place at Museum Tinguely from June 5 to September 22, 2019.

The exhibition Body Fantasies in Basel is curated by Sandra Beate Reimann.

Rebecca Horn. Theatre of Metamorphoses at Centre Pompidou-Metz
First major exhibition in France, after the one at the Musée des Beaux-arts de Grenoble in 1995, the show Rebecca Horn. Theatre of Metamorphoses at Centre Pompidou-Metz follows the processes at work in Rebecca Horn’s research, from her preparatory drawings to her sculptures and installations.

The exhibition reveals in watermarks the affinities they maintain with certain figures of surrealism and their repetition and their transformation during the course of five decades of creation. Rebecca Horn perpetuates in a unique manner, the themes bequeathed to us by mythology and fairytales, such as metamorphosis into a hybrid or mythical creature, the secret life of the world of objects, the secrets of alchemy, or the fantasies of body-robots. These founding themes, which have been present in numerous currents of art history such as Mannerism or Surrealism, resonate in the exhibition. It highlights artists who have nourished her imagination, like Man Ray, Meret Oppenheim, Marcel Duchamp, or Jean Cocteau and whose works are matched with those of Rebecca Horn. This show is an invitation to share this discernible stage so that it becomes for the visitor-spectator “the free space of his own imagination.”

This exhibition will be taking place at Centre Pompidou-Metz from June 8 to January 13, 2020.
The exhibition Theatre of Metamorphoses in Metz is curated by Emma Lavigne and Alexandra Müller.

Rebecca Horn
Body Fantasies
June 5–September 22, 2019

Rebecca Horn
Theatre of Metamorphoses
June 8, 2019–January 13, 2020

Vernissage: June 4, 6:30pm
Museum Tinguely, Basel
Vernissage: June 7, 7pm
Centre Pompidou-Metz, Metz

www.tinguely.ch
www.centrepompidou-metz.fr

Image: Rebecca Horn, White Body Fan, 1972. Photograph. Rebecca Horn Collection. © 2019 Rebecca Horn/ProLitteris, Zürich

16
Mag

Gina Pane. Action Psyché

“If I open my ‘body’ so that you can see your blood therein, it is for the love of you: the Other.” 
– Gina PANE, 1973

Gina Pane was instrumental to the development of the international Body Art movement, establishing a unique and corporeal language marked by ritual, symbolism and catharsis. The body, most often the artist’s own physical form, remained at the heart of her artistic practice as a tool of expression and communication until her death in 1990. Coming from the archives of the Galerie Rodolphe Stadler, the Parisian gallery of Pane who were themselves revolutionary in their presentation of avant-garde performance art, her exhibition at Richard Saltoun Gallery celebrates the artist’s pioneering career with a focus on the actions for which she is best known. It provides the most comprehensive display of the artist’s work in London since the Tate’s presentation in 2002.
Exploring universal themes such as love, pain, death, spirituality and the metaphorical power of art, Pane sought to reveal and transform the way we have been taught to experience our body in relation to the self and others. She defined the body as “a place of the pain and suffering, of cunning and hope, of despair and illusion.” Her actions strived to reconnect the forces of the subconscious with the collective memory of the human psyche, and the sacred or spiritual. In these highly choreographed events, Pane subjected herself to intense physical and mental trials, which ranged from desperately seeking to drink from a glass of milk whilst tied, breaking the glass and lapping at the shards with her mouth (Action Transfert, 1973); piercing her arm with a neat line of rose thorns (Action Sentimentale, 1973); to methodically cutting her eyelids and stomach with razor blades (Action Psyché, 1974);and boxing with herself in front of a mirror (Action Il Caso no. 2 sul ring, 1976) – all performed silently in front of gathered audiences. She interpreted the sacrifice and aestheticised risk of such actions as an expression of love for the ‘other’.
Actions were photographed by Francoise Masson, to whom Pane provided detailed diagrams and sketches to indicate the intense moments she wished to be captured on camera. By creating such pre-determined scenarios, which she referred to as constat d’action [event proof], Pane elevated the status of the photographic object beyond mere documentation. With the resulting constat, one can examine the undulating rhythm of images and the subtle shifts in narrative but also Pane’s long-lasting desire to ignite within us a curiosity as to the meaning of our existence.
At the heart of the exhibition is Pane’s 1974 work, Action Psyché, perhaps the most visionary and intense of all of her actions. The consant presented here is considered to be the most definitive manifestation of the work in terms of both its size and scale, incorporating 25 unique colour photographs, preparatory drawings and ephemera preserved in a metal case. Further highlights include Pane’s landscape actions, which reference her earlier career as a painter of colourful, hard-edge abstractions that eventually morphed into outdoor sculptures. From the late 1960s Pane began documenting her activities in natural settings, which generally involved gestures to mark and imprint the land with her body, stones or blocks of wood. Pane combined the images into storyboard-like montages that charted temporal progress but also more importantly implied the presence (and absence) of the human hand. Whilst formally quite simple, the works incorporate sophisticated elements of scale, space and repetition.

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