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08
Ago

wo/MAN RAY. Le seduzioni della fotografia

“Solo da Man Ray potevamo attenderci la Ballata delle donne del tempo presente”, scriveva André Breton a proposito dei ritratti femminili del genio nato a Philadelphia nel 1890, sbarcato a Parigi nel 1921 e lì divenuto protagonista assoluto delle stagioni dadaista prima e surrealista poi.

Dal 17 ottobre 2019 al 19 gennaio 2020, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia rende omaggio al grande maestro con la mostra wo/MAN RAY. Le seduzioni della fotografia che racchiuderà circaduecento fotografie, realizzate a partire dagli anni Venti fino alla morte (avvenuta nel 1976), tutte dedicate a un preciso soggetto, la donna, fonte di ispirazione primaria dell’intera sua poetica, proprio nella sua declinazione fotografica. In mostra alcune delle immagini che hanno fatto la storia della fotografia del XX secolo e che sono entrate nell’immaginario collettivo grazie alla capacità di Man Ray di reinventare non solo il linguaggio fotografico, ma anche la rappresentazione del corpo e del volto, i generi stessi del nudo e del ritratto. Attraverso i suoi rayographs, le solarizzazioni, le doppie esposizioni, il corpo femminile è sottoposto a una continua metamorfosi di forme e significati, divenendo di volta in volta forma astratta, oggetto di seduzione, memoria classica, ritratto realista, in una straordinaria – giocosa e raffinatissima – riflessione sul tempo e sui modi della rappresentazione, fotografica e non solo.

Assistenti, muse ispiratrici, complici in diversi passi di questa avventura di vita e intellettuale sono state figure come quelle di Lee Miller, Berenice Abbott, Dora Maar, con la costante, ineludibile presenza diJuliet, la compagna di una vita a cui è dedicato lo strepitoso portfolio “The Fifty Faces of Juliet” (1943- 1944) dove si assiste alla sua straordinaria trasformazione in tante figure diverse, in un gioco di affetti e seduzioni, citazioni e provocazioni.

Ma queste donne sono state, a loro volta, grandi artiste, e la mostra si concentrerà anche su questo aspetto, presentando un corpus di opere, riferite in particolare agli anni Trenta e Quaranta, vale a dire quelli della loro più diretta frequentazione con Man Ray e con l’ambiente dell’avanguardia dada e surrealista parigina. Ecco allora gli splendidi ritratti dei protagonisti di quella stagione di Berenice Abbott, le stranianti visioni della quotidianità di Lee Miller e di Dora Maar: figure, tutte, che oggi ottengono i meritati riconoscimenti al loro lavoro artistico, all’interno di una generale revisione dei modi di narrazione della storia dell’arte del Novecento. A rappresentare l’opera di Berenice Abbott saranno in mostra i ritratti scattati tra il 1926 e il 1938 a Parigi e a New York, capitali dell’arte di avanguardia della prima metà del XX secolo, come quello iconico a Eugene Atget o James Joyce. Dora Maar – alla quale nello stesso periodo della mostra Centre Pompidou e TATE Modern dedicheranno la prima grande ricognizione mondiale – sarà presente con opere riconducibili ad un linguaggio di street photography e di paesaggio come in “Gamin aux Chaussures Dépareillés” (1933). L’indagine del corpo femminile sarà il fulcro del lavoro di Lee Miller, con numerosi autoritratti e nudi di modelle e modelli che lavoravano con lei sia in ambito di ricerca che di fotografia di moda.Continue Reading..

14
Dic

Anthony McCall. Split Second

Sean Kelly is delighted to announce Split Second, Anthony McCall’s sixth solo exhibition with the gallery. Occupying the entire space, the exhibition features two new ‘solid-light’ installations, McCall’s seminal horizontal work Doubling Back, 2003, and a curated selection of black and white photographs, a number of which will be exhibited in the US for the first time. There will be an opening reception on Thursday, December 13, 6-8pm. The artist will be present. Anthony McCall is widely recognized for his ‘solid-light’ installations, a series he began in 1973 with the ground-breaking Line Describing a Cone, in which a volumetric form composed of projected light slowly evolves in three-dimensional space. In Split Second, McCall further expands the development of this series, creating a dialogue between two new works, Split Second and Split Second (Mirror). Split Second consists of two separate points of light emanating from the top and bottom of the gallery’s back wall. The projections expand to reveal a flat blade and an elliptical cone, which combine to create a complex field of rotating, interpenetrating planes in space. Split Second (Mirror) is a single projection in which the “split” is created by interrupting the throw of light with a wall-sized mirror. The plane of light is reflected back onto itself, creating a shifting volumetric cone, which exists seamlessly both in real space and as a reflected object.  Doubling Back, 2003, first exhibited in the 2004 Whitney Biennale, is on view in the lower gallery. This work marked McCall’s return to making art following a more than twenty-year hiatus and was the genesis of a new series of films. The piece is distinguished by the direct way in which it uses the architecture of the gallery as a framing device. Consisting of two identical animated wave drawings, the forms intersect as they travel slowly through one another, one moving horizontally, the other vertically to produce curving chambers and pockets of light that unfold against one side of the gallery. Each solid-light installation occupies a space where cinema, sculpture and drawing overlap. The visibility of these works is dependent upon mist produced by a haze machine, inducting the spectator into a three-dimensional field where forms gradually shift and turn over time. The selection of photographs in the front gallery includes images from McCall’s most recent series, Smoke Screen, 2018, which explores moments of intersection between smoke, projected light, and photography. These images relate to McCall’s photographs from the early 1970s, a selection of which will also be on view.

Anthony McCall lives and works in New York City. In the past year, his work has been recognized with solo exhibitions at The Hepworth Wakefield, United Kingdom, and Pioneer Works, Brooklyn, New York. McCall’s solo exhibitions include: Serpentine Gallery, London, United Kingdom; Hamburger Bahnhof, Berlin, Germany; Hangar Bicocca, Milan, Italy; Musée de Rochechouart, Rochechouart, France; the Eye Filmmuseum, Amsterdam, The Netherlands; LAC Lugano Arte e Cultura, Lugano, Switzerland; Les Abattoirs, Toulouse, France; the Nevada Museum of Art, Reno, Nevada; Moderna Museet, Stockholm, Sweden; and Tate Britain, London, United Kingdom. His work has been featured in group exhibitions at the Museum Moderner Kunst, Vienna, Austria; Kunsthaus Zurich, Zürich, Switzerland; Hamburger Bahnhof, Berlin, Germany, the Hirshhorn Museum, Washington, DC; the Museum of Modern Art, New York and the Whitney Museum of American Art, New York.

McCall’s work is represented in numerous collections including, amongst others, Tate, London, United Kingdom; the Museum of Modern Art, New York; the Museum für Moderne Kunst, Frankfurt, Germany; the Hall Art Foundation, New York; the Kramlich Collection, San Francisco, California; the Museu d’Art Contemporani de Barcelona, Spain; Art Gallery of New South Wales, Sydney, Australia; the Baltimore Museum of Art, Baltimore, Maryland; the Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington, DC; the Institut d’Art Contemporain, Villeurbanne/Rhône-Alpes, France; The Margulies Collection, Miami, Florida; the Moderna Museet, Stockholm, Sweden; the Musée National d’Art Moderne, Centre Georges Pompidou, Paris, France; the Museum für Moderne Kunst, Frankfurt, Germany; Sammlung Falckenberg Collection of Art, Hamburg, Germany; SFMoMA, San Francisco, California; Thyssen-Bornemisza Art Contemporary, Vienna, Austria; and the Whitney Museum of American Art, New York.

Anthony McCall. Split Second
DECEMBER 14, 2018 – JANUARY 26, 2019
OPENING RECEPTION: Thursday, December 13, 6-8pm

Sean Kelly Gallery
475 Tenth Avenue
New York NY 10018

30
Lug

Marina Abramovic all’Ambrosiana

Dal 18 Ottobre al 31 Dicembre 2019, Marina Abramovic arriva nel complesso della Pinacoteca Ambrosiana, nell’area soterranea dell’antico foro romano di Milano, all’interno del percorso di visita della Cripta di San Sepolcro, con il ciclo di video The Kitchen. Homage to Saint Therese.

La Cripta di San Sepolcro, da poco riportata a pieno splendore grazie ai grandi lavori di restauro che la hanno interessata, continua a svelarsi nel connubio con la video arte e i grandi artisti contemporanei, iniziato nel 2017 con Bill Viola e proseguita poi con Michelangelo Antonioni e Andy Warhol.

The Kitchen. Homage to Saint Therese è un’opera molto significativa nella quale Marina Abramovic si relaziona con una delle più importanti figure del cattolicesimo, Santa Teresa d’Avila. L’opera si compone di tre video, che documentano altrettante performance tenute nel 2009 dall’artista nell’ex convento di La Laboral a Gijón, in Spagna.

Curata da Casa Testori e prodotta dal Gruppo MilanoCard, gestore della Cripta di San Sepolcro, in collaborazione con la Veneranda Biblioteca e Pinacoteca Ambrosiana, la mostra interesserà l’area sotterranea della Pinacoteca Ambrosiana dove sorgeva il Foro Romano (oggi Sala dell’area del Foro) e sarà parte del percorso di visita che porterà a rivedere la Cripta di San Sepolcro.

Marina Abramovic all’Ambrosiana
18 Ottobre – 31 Dicembre 2019
Martedi-venerdi 12-20 / sabato e domenica 10-20
www.criptasansepolcromilano.it

Image Up_Marina Abramović “The Kitchen V, Carrying the Milk”, from the series The Kitchen, Homage to Saint Therese. Video installation, color, 2009 (© Marina Abramović – Courtesy of the Marina Abramovic Archives)

25
Ott

Mario Merz. Igloos

“Igloos”, la mostra dedicata a Mario Merz (Milano, 1925-2003), tra gli artisti più rilevanti del secondo dopoguerra, riunisce il corpusdelle sue opere più iconiche, gli igloo, datati tra il 1968 e l’anno della sua scomparsa.
Il progetto espositivo, curato da Vicente Todolí e realizzato in collaborazione con la Fondazione Merz, si espande nelle Navate di Pirelli HangarBicocca e pone il visitatore al centro di una costellazione di oltre trenta opere di grandi dimensioni a forma di igloo, un paesaggio inedito dal forte impatto visivo. Mario Merz, figura chiave dell’Arte Povera, indaga e rappresenta i processi di trasformazione della natura e della vita umana: in particolare gli igloo, visivamente riconducibili alle primordiali abitazioni, diventano per l’artista l’archetipo dei luoghi abitati e del mondo e la metafora delle diverse relazioni tra interno ed esterno, tra spazio fisico e spazio concettuale, tra individualità e collettività. Queste opere sono caratterizzate da una struttura metallica rivestita da una grande varietà di materiali di uso comune, come argilla, vetro, pietre, juta e acciaio – spesso appoggiati o incastrati tra loro in modo instabile – e dall’uso di elementi e scritte al neon. La mostra offre l’occasione per osservare lavori di importanza storica e dalla portata innovativa, provenienti da collezioni private e museali internazionali, raccolti ed esposti insieme per la prima volta in numero così ampio.

Mario Merz. Igloos
a cura di Vincenzo Todolì
25 ottobre 2018 – 24 febbraio 2019
in collaborazione con Fondazione Merz

Pirelli HangarBicocca
Milano
20126 Milano
T (+39) 02 66 11 15 73
info@hangarbicocca.org

05
Lug

Robert Mapplethorpe. L’obiettivo sensibile

Le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano nella sede di Galleria Corsini a Roma, la mostra Robert Mapplethorpe. L’obiettivo sensibile, a cura di Flaminia Gennari Santori. L’esposizione prosegue il dialogo e l’intreccio tra passato e presente iniziato con l’esposizione di Parade di Picasso nel 2017 e la mostra Eco e Narciso nel 2018, tratto distintivo della strategia delineata dalla direzione del museo.

La mostra, che raccoglie quarantacinque opere, si concentra su alcuni temi che contraddistinguono l’opera di Robert Mapplethorpe (1946 — 1989), notissimo, rivoluzionario e controverso maestro del secondo Novecento: lo studio delle nature morte, dei paesaggi, della statuaria classica e della composizione rinascimentale. La scelta della curatrice di fare una mostra su Robert Mapplethorpe è ispirata alla pratica collezionistica dell’artista, avido raccoglitore di fotografie storiche, passione che condivideva con il compagno Sam Wagstaff, la cui collezione costituisce un fondo straordinario del dipartimento di fotografia del Getty Museum. La selezione delle opere e la loro collocazione nella Galleria rispondono a diverse intenzioni: mettere in luce aspetti del lavoro di Mapplethorpe che risuonano in modo particolare con la sede museale, intesa come spazio — fisico e concettuale — del collezionismo, per innescare una relazione inedita tra i visitatori, le opere e gli ambienti della Galleria. Il 2019 è il trentesimo anniversario della morte di Robert Mapplethorpe e questa iniziativa, organizzata in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York, si iscrive in una serie di mostre dedicate all’artista, tra le quali una grande retrospettiva al Guggenheim di New York e, in Italia, quella al Museo Madre di Napoli che si concentra in modo inedito sull’intima matrice performativa della pratica fotografica dell’artista.

La mostra è un evento unico poiché, come afferma la curatrice: “questa è la prima volta che le opere di Mapplethorpe vengono esposte nel contesto di una quadreria settecentesca”.
La selezione delle opere e la loro collocazione nella Galleria rispondono a diverse intenzioni: mettere in luce aspetti del lavoro di Mapplethorpe che risuonano in modo particolare con la Galleria Corsini, intesa come spazio — fisico e concettuale — del collezionismo, per innescare una relazione inedita tra i visitatori, le opere e gli ambienti della Galleria. A chiusura della mostra è in programma un finissage aperto al pubblico, occasione in cui verrà presentato il catalogo bilingue (italiano/inglese) edito da Allemandi, che contiene il testo della curatrice e un ricco repertorio fotografico dell’allestimento.

INFORMAZIONI:
MOSTRA: Robert Mapplethorpe. L’obiettivo sensibile
CURATORE: Flaminia Gennari Santori
SEDE: Roma, Galleria Corsini, via della Lungara, 10
APERTURA AL PUBBLICO: 15 marzo – 6 ottobre 2019
ORARI: mercoledì/lunedì 8.30- 19.00. La biglietteria chiude alle 18.30
GIORNI DI CHIUSURA: martedì

BIGLIETTO BARBERINI CORSINI: Intero 12 € – Ridotto 2 €
Il biglietto è valido dal momento della timbratura per 10 giorni in entrambe le sedi del Museo: Palazzo Barberini e Galleria Corsini. Gratuito: minori di 18 anni, scolaresche e insegnanti accompagnatori dell’Unione Europea (previa prenotazione), studenti e docenti di Architettura, Lettere (indirizzo archeologico o storico-artistico), Conservazione dei Beni Culturali e Scienze della Formazione, Accademie di Belle Arti, dipendenti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, membri ICOM, guide ed interpreti turistici in servizio, giornalisti con tesserino dell’ordine, portatori di handicap con accompagnatore, personale docente della scuola, di ruolo o con contratto a termine, dietro esibizione di idonea attestazione sul modello predisposto dal Miur.

Informazioni: tel. 06-4824184 | email: comunicazione@barberinicorsini.org

UFFICIO STAMPA BARBERINI CORSINI GALLERIE NAZIONALI
Maria Bonmassar
ufficiostampa@mariabonmassar.com

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gallery a cura di amaliadilanno

18
Ott

Alberto Giacometti. A retrospective

This exhibition surveys four decades of production by Alberto Giacometti (b. 1901; d. 1966), one of the most influential artists of the 20th century. More than 200 sculptures, paintings, and drawings make up a show that offers a unique perspective on the artist’s work, highlighting the extraordinary holdings of artworks and archive material gathered by Giacometti’s wife, Annette, now in the Fondation Giacometti in Paris.  Giacometti was born in Switzerland to a family of artists. He was introduced to painting and sculpture by his father, the renowned Neo-Impressionist painter Giovanni Giacometti. Three heads done of him by the young Giacometti are seen on display here. In 1922 Alberto Giacometti moved to Paris to continue his artistic training, and four years later he set up what was to remain his studio until the end of his life, a rented space of just 23 square meters on the Rue Hippolyte-Maindron, close to Montparnasse. In that tiny narrow room, Giacometti created a very personal vision of the world about him. The human figure is a fundamental theme in this artist’s oeuvre. Over the years, he produced works inspired by the people around him, especially his brother Diego, his wife Annette, and his friends and lovers. The artist said: “For me, sculpture, painting, and drawing have always been means of understanding my own vision of the outside world, and above all the face and the whole of the human being. Or to put it more simply, of my fellow creatures, and especially of those who for one reason or another are closest to me.” Giacometti’s ideas on how to approach the human figure were to become crucial questions of contemporary art for the following generations of artists.

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03
Lug

Sally Mann – A Thousand Crossings

For more than 40 years, Sally Mann (born 1951) has been taking hauntingly beautiful experimental photographs that explore the essential themes of existence: memory, desire, mortality, family, and nature’s overwhelming indifference towards mankind. What gives unity to this vast corpus of portraits, still lifes, landscapes and miscellaneous studies is that it is the product of one place, the southern United States.

Sally Mann was born in Lexington, Virginia. Many years ago she wrote about what it means to live in the South; drawing on a deep love for that area and a profound awareness of its complex historical heritage, she raised bold, thought-provoking questions—about history, identity, race and religion—that went beyond geographical and national boundaries.

This exhibition is the first major retrospective of the eminent artist’s work; it examines her relationship with her native region and how it has shaped her work. The retrospective is arranged in five parts and features many previously unknown or unpublished works. It is both an overview of four decades of the artist’s work and a thoughtful analysis of how the legacy of the South – at once, homeland and cemetery, refuge and battlefield – is reflected in her work as a powerful and disturbing force that continues to shape the identity and the reality of an entire country.

Curators: Sarah Greenough and Sarah Kennel

Exhibition organised by the National Gallery of Art, Washington and the Peabody Essex Museum, Salem, Massachussetts, in association with the Jeu de Paume.

The FOUNDATION NEUFLIZE OBC choses to bring its support to this exhibition.

Sally Mann
A Thousand Crossings
June 18–September 22, 2019

Jeu de Paume
1, place de la Concorde
75008 Paris
France

www.jeudepaume.org
lemagazine.jeudepaume.org

Images: Jessie #25 & Virginia #6 2004. Sally Mann, Gelatin silver print. National Gallery of Art, Washington, Promised Gift of Stephen G. Stein Employee Benefit Trust. © Sally Mann
25
Giu

Arianna Matta – Romanticismo digitale

L’artista romana Arianna Matta è la protagonista della terza mostra nel calendario degli eventi della galleria Orizzonti Arte Contemporanea di Ostuni. Con la personale Romanticismo digitale l’artista propone una selezione di dipinti di grandi dimensioni puntando l’attenzione sul flusso del tempo, liquido, interrotto e sospeso che attraversa luoghi fermi ma vibranti, proiezione di immagini interiori.

L’artista stessa ci parla del suo lavoro, raccontandoci quanto il trascorrere del tempo, il passato inteso come radici, siano elementi fondamentali nel suo lavoro.

“Il tempo è per me un fattore determinate, difficile se non impossibile fissarne la memoria. Noi siamo la nostra memoria, noi siamo questo museo chimerico di forme incostanti, questo mucchio di specchi rotti – scriveva Borges – autore che amo molto e, in un certo senso, la mia pittura traduce in immagini tali parole. Anche se l’incertezza di un tempo o di uno spazio credo sia connaturata all’esistenza stessa, ogni azione umana si nutre dell’illusoria volontà del superamento della stessa. Infatti la pittura è la mia illusione, il mio prendere tempo, una specie di pacificata rassegnazione. Forse è un modo per fissare sulla tela la nostalgia attraverso una sorta di archeologia della memoria, non per testimoniare quello che è stato, ma per vivere, per andare avanti. Ricostruiamo noi stessi attraverso un puzzle di ricordi, che plasmiamo di volta in volta, per come ci fa più comodo, per come dobbiamo o riusciamo a essere in un preciso momento. Pertanto, una certa tensione nostalgica e malinconica è presente nel mio fare pittura e non potrebbe essere altrimenti.

In riferimento a un onirismo liquido cosi definito e ravvisato nelle mie opere, alcuni amici mi fecero notare certe analogie tra il pensiero di Bauman, in merito appunto alla liquidità e il mio modo di dipingere. In realtà, non c’è un riferimento conscio e diretto, ma vivendo in questo tempo non posso che essere il frutto, oserei dire, l’anello debole, di questa vita liquida. Anello debole in quanto non mi ritengo una pittrice contemporanea, mi definirei ‘neoromantica digitale’, destinata in un certo senso a soccombere, se proprio vogliamo riferirci a Bauman. In questa vita liquida, o cambiamo pelle di continuo o siamo destinati a essere sopraffatti. Io ho deciso di tenere la mia pelle, di essere aderente a me stessa.

Ed è per questo che la mia ricerca pittorica si sviluppa intorno all’esigenza di una pittura intimista. Il gesto tecnico, nella mia visione dell’arte, è fortemente legato a quello concettuale; di conseguenza la mia, è una pittura gestuale, che si nutre dell’immediatezza delle emozioni. Non realizzo disegni preparatori o bozzetti, lascio che il movimento sia naturale e svincolato dalla forma, Il mio è un ’romanticismo digitale’, vale a dire un romanticismo che si nutre delle nuove tecnologie, sviluppandole in ‘analogico’. Tendo ad evocare spazi vissuti ed emozioni strizzando l’occhio alla glitch art, come se il richiamo al ’disturbo digitale’ fosse, ad oggi, il modo più naturale per raccontare le inquietudini quotidiane”.

Romanticismo Digitale
Opere di Arianna Matta

INAUGURAZIONE in galleria DOMENICA 30 GIUGNO 2019 dalle ore 11.00 in poi
dal 30 giugno al 14 luglio 2019

GALLERIA ORIZZONTI ARTE CONTEMPORANEA
Piazzetta Cattedrale (centro storico)
72017 Ostuni (Br)
Tel. 0831.335373 – Cell. 348.8032506
info@orizzontiarte.it
www.orizzontiarte.it
F: Orizzontiartecontemporanea

Communication Manager
Amalia Di Lanno
www.amaliadilanno.com
info@amaliadilanno.com

30
Apr

Lygia Pape

Fondazione Carriero presents Lygia Pape, curated by Francesco Stocchi, the first solo exhibition ever held in an Italian institution on one of the leading figures of Neoconcretism in Brazil, organized in close collaboration with Estate Projeto Lygia Pape

Fifteen years after the death of Lygia Pape (Rio de Janeiro, 1927-2004), Fondazione Carriero sets out to narrate and explore the career of the Brazilian artist, emphasizing her eclectic, versatile approach. Across a career spanning over half a century, Pape came to grips with multiple languages—from drawing to sculpture, video to dance and poetry, ranging into installation and photography— absorbing the experiences of European modernism and blending them with the cultural tenets of her country, generating a very personal synthesis of artistic practices. Inserted in the architecture of the Foundation, the exhibition represents a true voyage in the artist’s world, organized in different spaces, each of which delves into one specific aspect of her work, through the presentation of nuclei of pieces from 1952 to 2000. The exhibition provides an opportunity for knowledge, analysis and investigation of an artist whose practice embodies some of the key areas of research of Post-War. 

The exhibition Lygia Pape offers visitors a chance to approach the artist’s output and to observe it from multiple vantage points, starting from analysis of her research, a synthesis of invention and contamination from which color, intuition and sensuality emerge. Full and empty, interior and exterior, presence and absence coexist, conveying Pape’s figure and continuous experimentation, sustained by an ability to combine materials and techniques through the use of unconventional modes and languages of expression. Seen as a whole, her research reveals the way each new project develops as a natural evolution of those that preceded it. These connections are highlighted in the display of the works, spreading through the three floors of the Foundation and linked together by a common root, a leitmotif that originates in observation of nature and develops in a maximum formal tension using a reduced vocabulary.
The works on view include Livro Noite e Dia and Livro da Criação, books seen as objects with which to establish a relationship, condensations of mental and sensory experiences. The Tecelares, a series of engravings on wood, combine the Brazilian folk tradition with the Constructivist research of European origin. The exhibition also features Tteia1, the distinguished installation that embodies Lygia Pape’s investigation of materials, the third dimension and the constant drive towards reinvention and reinterpretation of her language.
 Today her work offers interesting tools for the interpretation of the issues of our present, in an approach based less on rules and more on spontaneity, applied by the artist has a key for deconstructing the standards and schemes of preconceptions. 

About Fondazione Carriero
Fondazione Carriero opened to the public in 2015, thanks to the great passion of its founder for art and his desire to share this passion with the public. It is a non-profit institution that joins research activities to commissioning new works for solo, and group exhibitions.

With the creation of a free venue open to everyone, the Foundation aims to promote, enhance, and spread modern and contemporary art and culture, acting as a cultural center in collaboration with the most acclaimed and innovative contemporary artists while also drawing attention to new artists or those from the past who deserve to be reconsidered. From a perspective that joins rediscovery and experimentation, investigations into any form of intellectual expression are joined with commissioning new works.

Lygia Pape
March 28–July 21, 2019 

Fondazione Carriero
Via Cino del Duca 4 
20122 Milan 
Italy 
Hours: Monday–Saturday 11am–6pm H

Contact
T +39 02 3674 7039 
info@fondazionecarriero.org
press@fondazionecarriero.org

18
Apr

Latifa Echakhch – Romance

Fondazione Memmo presenta, da venerdì 3 maggio, Romance, personale dell’artista franco-marocchina Latifa Echakhch, a cura di Francesco Stocchi.

Romance nasce dall’invito rivolto dalla Fondazione Memmo a Latifa Echakhch, per la realizzazione di un progetto inedito a partire dalle suggestioni derivanti dal suo incontro con il paesaggio, le atmosfere, la storia e le vicende socio-culturali di Roma.

La mostra trae origine da un processo di avvicinamento graduale che ha portato l’artista a scoprire, interiorizzare e tradurre gli stimoli raccolti nel corso delle sue visite.

Il titolo della mostra, Romance, riassume lo spirito dell’intervento di Latifa Echakhch volto a rappresentare la stratificazione architettonica, culturale e geologica della città, in cui si intrecciano differenti periodi storici e si mescolano molteplici linguaggi e registri espressivi. L’artista è interessata a esprimere questo sentimento di trasporto, di indagine e sorpresa attraverso un’istallazione realizzata negli spazi della Fondazione Memmo (le antiche scuderie di Palazzo Ruspoli): un’opera immersiva, inedita che richiama – sia concettualmente, sia per la tecnica realizzativa – i “capricci” architettonici in materiale cementizio che ornano i giardini di fine Ottocento.

Questa mostra segna una ulteriore tappa del percorso attraverso cui la Fondazione Memmo intende promuovere l’incontro di artisti internazionali con il tessuto produttivo e artigianale della città di Roma attraverso la produzione di progetti espositivi che rivisitino materiali e tecniche tradizionali.

Latifa Echakhch _ Romance
A cura di Francesco Stocchi
Anteprima stampa: 2 maggio 2019, ore 11.30
Vernissage: 2 maggio 2019, ore 18.00
Dal 3 maggio al 27 ottobre 2019

Orario: tutti i giorni dalle 11.00 alle 18.00 (martedì chiuso)
Ingresso libero

CONTATTI PER LA STAMPA
PCM Studio
Via Farini, 70 | 20159 Milano
www.paolamanfredi.com