Tag: fotografia

08
Ago

wo/MAN RAY. Le seduzioni della fotografia

“Solo da Man Ray potevamo attenderci la Ballata delle donne del tempo presente”, scriveva André Breton a proposito dei ritratti femminili del genio nato a Philadelphia nel 1890, sbarcato a Parigi nel 1921 e lì divenuto protagonista assoluto delle stagioni dadaista prima e surrealista poi.

Dal 17 ottobre 2019 al 19 gennaio 2020, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia rende omaggio al grande maestro con la mostra wo/MAN RAY. Le seduzioni della fotografia che racchiuderà circaduecento fotografie, realizzate a partire dagli anni Venti fino alla morte (avvenuta nel 1976), tutte dedicate a un preciso soggetto, la donna, fonte di ispirazione primaria dell’intera sua poetica, proprio nella sua declinazione fotografica. In mostra alcune delle immagini che hanno fatto la storia della fotografia del XX secolo e che sono entrate nell’immaginario collettivo grazie alla capacità di Man Ray di reinventare non solo il linguaggio fotografico, ma anche la rappresentazione del corpo e del volto, i generi stessi del nudo e del ritratto. Attraverso i suoi rayographs, le solarizzazioni, le doppie esposizioni, il corpo femminile è sottoposto a una continua metamorfosi di forme e significati, divenendo di volta in volta forma astratta, oggetto di seduzione, memoria classica, ritratto realista, in una straordinaria – giocosa e raffinatissima – riflessione sul tempo e sui modi della rappresentazione, fotografica e non solo.

Assistenti, muse ispiratrici, complici in diversi passi di questa avventura di vita e intellettuale sono state figure come quelle di Lee Miller, Berenice Abbott, Dora Maar, con la costante, ineludibile presenza diJuliet, la compagna di una vita a cui è dedicato lo strepitoso portfolio “The Fifty Faces of Juliet” (1943- 1944) dove si assiste alla sua straordinaria trasformazione in tante figure diverse, in un gioco di affetti e seduzioni, citazioni e provocazioni.

Ma queste donne sono state, a loro volta, grandi artiste, e la mostra si concentrerà anche su questo aspetto, presentando un corpus di opere, riferite in particolare agli anni Trenta e Quaranta, vale a dire quelli della loro più diretta frequentazione con Man Ray e con l’ambiente dell’avanguardia dada e surrealista parigina. Ecco allora gli splendidi ritratti dei protagonisti di quella stagione di Berenice Abbott, le stranianti visioni della quotidianità di Lee Miller e di Dora Maar: figure, tutte, che oggi ottengono i meritati riconoscimenti al loro lavoro artistico, all’interno di una generale revisione dei modi di narrazione della storia dell’arte del Novecento. A rappresentare l’opera di Berenice Abbott saranno in mostra i ritratti scattati tra il 1926 e il 1938 a Parigi e a New York, capitali dell’arte di avanguardia della prima metà del XX secolo, come quello iconico a Eugene Atget o James Joyce. Dora Maar – alla quale nello stesso periodo della mostra Centre Pompidou e TATE Modern dedicheranno la prima grande ricognizione mondiale – sarà presente con opere riconducibili ad un linguaggio di street photography e di paesaggio come in “Gamin aux Chaussures Dépareillés” (1933). L’indagine del corpo femminile sarà il fulcro del lavoro di Lee Miller, con numerosi autoritratti e nudi di modelle e modelli che lavoravano con lei sia in ambito di ricerca che di fotografia di moda.Continue Reading..

19
Dic

VICINANZE. Studi per un’idea di attraversamento

Venerdì 20 dicembre alle 18.30, presso il neo-nato spazio Off Gallery in via Raimondo De Sangro, inaugura la mostra “VICINANZE. Studi per un’idea di attraversamento” a cura di Marcello De Masi. In questa occasione di presentazione di un nuovo spazio per l’arte, Chiara Arturo e Cristina Cusani propongono di aprire il dialogo sul concetto di confine e di attraversamento per un’idea di Mediterraneo come luogo di condivisione. Il percorso inizia con un estratto della mostra “Attraverso il Giardino. Due ri flessioni naturali”, presentata lo scorso agosto ai Giardini Ravino di Ischia. “Attraverso il Giardino” rappresentava il prologo di un’idea per l’attraversamento, in cui le due autrici si interrogavano sul concetto di confine come soglia, mostrandone la complessità e partendo dal giardino come primo luogo di ri flessione. Come spiegava il curatore nel suo testo: “Se è vero che il giardino, ovunque nel mondo, signi fica al contempo il recinto e il paradiso, è proprio attraverso le sue soglie che inizia la ricerca delle due autrici. Che sia confine, limite, divisione o frontiera, il  passaggio viene rimesso in discussione: mostra le sue fragilità, le sue ambiguità, viene spezzato, oltrepassato, eppure c’è, resta quasi necessario, anzi chiama l’attenzione, interroga per chiedere una reazione, un intervento, nel tempo: a volte anche lui cerca la sua pace, il suo silenzio. Necessita di una cura. Mostra la complessità attraverso lo scambio delle materie che si incontrano, si toccano, mercanteggiano scambiandosi vita e morte. D’altronde è coerente, perché qui interviene l’eccellenza dell’artista: egli esercita la sua arte nel trattamento dei limiti.” Nella prima fase le due autrici rivolgevano il loro sguardo sul giardino e -selezionando le fotografie dal loro archivio, scavando in una visione già presente nel loro percorso- ponevano le basi per iniziare una ricerca sul riconoscimento e la comprensione del confine-soglia. Adesso proseguono con una fase di confronto, aprendo uno spazio di condivisione e lavorando sulle vicinanze. La mostra, che inaugura giovedì 20 dicembre alla Off Gallery, rappresenta lo stato di passaggio tra due momenti di uno stesso progetto. Le autrici partono dalla necessità di confrontarsi per avviare uno spazio di dialogo. Le fotografie sono piccoli studi e diventano dunque degli spunti per iniziare un discorso, sono immagini che fungono da punteggiatura, da congiunzione e servono ad unire e a tenere insieme. Gli studi si porgono allo sguardo del fruitore in forma di dittico, si osservano in coppia, si pongono come sussurri, bisbigli, in cui è evidente l’inizio di un’analisi del Mediterraneo come spazio di attraversamento.

Chiara Arturo (Ischia, 1984)
Durante gli anni dell’università, in parallelo con gli studi in Architettura alla Federico II di Napoli, si concentra sulla fotografia come mezzo espressivo, con un particolare interesse per il paesaggio. Integra la sua formazione nel campo delle arti visive e inizia a partecipare ad alcune esposizioni collettive. Si laurea con lode con una tesi sperimentale in Landscape Urbanism sulla contaminazione ambientale in Campania. Nel 2012 entra in LAB, il Laboratorio Irregolare di Antonio Biasiucci, una masterclass in ricerca personale che cambierà radicalmente il suo approccio alla fotogra fia. Tra il 2014/15 espone con LAB al Festival Internazionale FotoGrafia di Roma e al SIFest di Savignano sul Rubicone. Alla fine del 2014 inizia a collaborare con Antonio Biasiucci come sua assistente. Nel 2015 la prima personale alla Galleria Eloart (Ischia, NA). Nel 2016 entra nella collezione Imago Mundi Campania e partecipa come artista visiva al Live Artena. Nel 2017 espone con Imago Mundi allo Spazio ZAC di Palermo e al Museo MADRE di Napoli; viene selezionata tra gli autori del Festival di fotogra fia contemporanea di Gonzaga ed è invitata a partecipare alla sua prima residenza artistica (BOCs Art di Cosenza). Dal 2017 è rappresentata dalla Galleria Heillandi di Lugano. Nel 2018 entra a far parte della collezione Dimensione Fragile della Biblioteca Vallicelliana di Roma. Attualmente lavora ai suoi progetti personali e su commissione. La sua ricerca personale è incentrata sull’elemento acqua e un’idea di isola, sulla percezione del paesaggio e degli spazi, sull’archiviazione del ricordo, sul modo in cui percezione e archiviazione in fluiscono sulla costruzione dell’immaginario; partendo da un’indagine introspettiva, con metodo cartografico, si focalizza sulle geogra fie del pensiero, le tracce, il viaggio, la visione, le ferite, i paesaggi interiori. Attraverso fotografia, mixed media, video e installazione, esplora temi e condizioni dell’esistenza come il transito e la sosta, l’imponenza dei paesaggi materiali e la loro fragilità, analizza poeticamente ciò che la circonda, il territorio d’appartenenza e le mete raggiunte. Vive a Napoli.

Cristina Cusani (Napoli, 1984
Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione all’università La Sapienza di Roma si dedica allo studio della fotografia prima all’University of the Arts, London College of Communication a Londra, successivamente all’Outside School a Roma e all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Espone in alcune mostre collettive tra cui l’XI Premio Cairo a Milano. Nel 2012 segue il Laboratorio Irregolare con Antonio Biasiucci da cui è nata la mostra itinerante Epifanie, esposta anche durante la XIII edizione del Fotografia – Festival Internazionale di Roma e al SIFest di Savignano sul Rubicone. Nel 2015 viene selezionata per la residenza d’artista BoCs Art dove realizza due opere per il Bocs Art Museo di Cosenza. E’ finalista di importanti premi come il premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee e Un’opera per il Castello ed entra a far parte di alcune Collezioni di Arte Contemporanea come Imago Mundi Art e Dimensione Fragile della Biblioteca Vallicelliana di Roma. Nel 2017 vince il Premio Sidicini per l’Arte Contemporanea e nel 2018 vince il Premio Residenza alla Fondazione Bevilacqua la Masa. Nella sua indagine fotografica utilizza le esperienze quotidiane come punto di partenza per analizzare il signi ficato dell’essere umani partendo da un’analisi personale che si traduce nell’espressione di temi universali. Nelle sue opere la finzione e la realtà s’incontrano, i signi ficati cambiano, il passato e il presente diventano una cosa sola. Utilizzando un linguaggio poetico e talvolta metaforico, realizza fotografie che sono leggibili su più livelli e portano lo spettatore ad interrogarsi, creando in chi guarda una reazione in equilibrio tra il riconoscimento e l’alienazione. Il suo percorso artistico è caratterizzato da una grande sperimentazione di tecniche fotografiche, ma la sua ricerca vuole andare oltre il mezzo utilizzato e per questo comincia ad ampliare i suoi orizzonti artistici progettando opere/installazioni site-speci fic. Attualmente vive e lavora tra Napoli e Roma.

Marcello De Masi (Napoli, 1987)
Fotografo, docente e curatore. Nel 2011 si è laureato in Cinema presso l’Università IULM di Milano; città dove, tra studio e lavoro, ha vissuto per diversi anni. Lavora con Giovanni Chiaramonte da Marzo 2011. È stato Docente di Teoria e Storia della Fotografia – Drammaturgia dell’immagine presso l’Università IULM, la Nuova Accademia di Belle Arti (NABA) di Milano e l’Università d’Architettura di Bologna. È cofondatore e socio dell’Associazione Culturale Presente Infinito insieme ad altri cinque amici fotografi (www.presenteinfinito.it). Ha pubblicato i propri scritti e le proprie immagini principalmente tra l’Italia, gli Stati Uniti e la Francia, in riviste, libri e mostre. Porta avanti progetti personali e collettivi principalmente nel campo della fotografia e del cinema, ma che coinvolgono altre forme espressive ed artistiche: tra questi progetti Presente Infinito e Napoli – Nuova Luce. Dopo essere tornato nella sua città natale per alcuni anni tra il 2014 ed il 2017, attualmente vive a Parigi.

“VICINANZE. Studi per un’idea di attraversamento”
fotografie di Chiara Arturo e Cristina Cusani
a cura di Marcello De Masi
Off Gallery – via Raimondo De Sangro, 20 (NA)
Inaugurazione 20 dicembre ore 18:30
Su appuntamento, fino al 14 febbraio 2019

14
Giu

PRIVATE 57

PRIVATE 57 è un progetto speciale che unisce architettura, arte, fotografia e design. L’idea nasce dalla collaborazione di Maria Vittora Paggini Interior Design, Enrico Fico Digital Communication, Tuttaluce Design e Tiziana Tommei Contemporary Art, muovendo dal modello di Open House. Per l’occasione il meraviglioso appartamento neo ristrutturato da Maria Vittoria Paggini sarà aperto al pubblico e accoglierà al suo interno una mostra di design firmata da Tuttaluce e uno show di arte contemporanea e fotografia curato da Tiziana Tommei. La comunicazione dell’evento, grafica e fotografica, è realizzata da Enrico Fico.

Saranno esposte opere di Alessandro Bernardini (Arezzo 1970), Luca Cacioli (Arezzo 1991), Enrico Fico (Napoli 1985), Roberto Ghezzi (Cortona 1978), Donatella Izzo (Busto Arsizio 1979), Simone Lingua (Cuneo 1981) e Bernardo Tirabosco (Arezzo 1991).

Partner della serata è Tenuta la Pineta, che offrirà in degustazione un prodotto speciale: il vino Persimo.

La vernice è in programma dalle ore 19 alle ore 22 e la mostra resterà aperta e visitabile su appuntamento fino al 23 giugno 2018.

PRIVATE 57
House _ Art _ Design
13 / 23 giugno 2018
via Isonzo 57, 52100 Arezzo

Contact: Tiziana Tommei, contemporary art curator, +393984385565, info@tizianatommei.it

Imamgine in evidenza: ROBERTO GHEZZI, Naturografia di fiume I e II, 2018, elementi naturali su organza, 45×45 e 20×20 cm, ph. Enrico Fico

20
Mar

Italia Inside Out

Un viaggio nel Belpaese attraverso 600 immagini dei piu’ importanti fotografi italiani e internazionali. In mostra fotografie di Marina Ballo Charmet, Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Letizia Battaglia, Gianni Berengo Gardin, Luigi Ghirri, Mimmo Jodice, Martino Marangoni, Nino Migliori, Domingo Milella, Paolo Monti, Ugo Mulas e altri ancora.

a cura di Giovanna Calvenzi

Dal 21 marzo al 27 settembre 2015, Palazzo della Ragione Fotografia di Milano ospita Italia Inside Out, la più grande mostra di fotografia mai realizzata, interamente dedicata all’Italia. L’esposizione, concepita per essere un’unica iniziativa scandita in due momenti, dal 21 marzo al 21 giugno con i fotografi italiani e dal 1° luglio al 27 settembre con i fotografi del mondo, consegna al pubblico l’immagine del paese più rappresentato della terra, attraverso 600 immagini dei più importanti autori italiani e internazionali.

“Questa mostra raccoglie idealmente il testimonial delle due precedenti esposizioni dedicate ai due grandi maestri della fotografia Salgado e Bonatti che hanno raccolto un grande successo e racconta il nostro paese proponendo le fotografie di grandi fotografi che hanno colto gli aspetti principali del nostro Paese e dei suoi abitanti – ha dichiarato Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura – . Un capitolo importante del palinsesto di Expo in città che conferma la vocazione di Milano come città d’arte aperta “aperta a tutti i linguaggi dell’espressione artistica contemporanea”.Continue Reading..

22
Mar

Irving Penn. Centennial

With a body of work stretching from portraits of Pablo Picasso, Marlene Dietrich, Alfred Hitchcock, New Guinean natives to abstract female nudes, exquisite still lifes, all the way to glamorous fashion photos for Vogue, Irving Penn (1917–2009) is considered the most influential photographer of the twentieth century. In his nearly 70-year career, he created an exceptionally diverse and distinctive visual cosmos. An unparalleled master of different genres, he succeeded in weaving contemporary photography and art. His new and different photographic gaze made each of his subjects special, whether they were human beings or inanimate objects. His innovative photographs are infused with clarity, elegance, perfection, and a flawless beauty. His unique style and pared-down aesthetic remain influential to this day, and have had a profound impact on innumerable successors. On the 100th anniversary of his birth, C/O Berlin is commemorating Irving Penn with a major retrospective. The exhibition featuring around 240 works was organized by The Metropolitan Museum of Art in collaboration with The Irving Penn Foundation. More than 180 works to be donated by The Irving Penn Foundation to The Metropolitan Museum of Art forms the core of the exhibition, among them the famous studies of Lisa Fonssagrives-Penn, the most sought-after photo model of the time, who became Irving Penn’s wife and muse. A comprehensive monograph accompanying the exhibition is published by Schirmer/Mosel, Munich.

Irving Penn (1917–2009) studied at the Philadelphia Museum School of Industrial Art, where Alexei Brodovitch, Art Director at Harper’s Bazaar, taught up to 1934. In 1943, Penn photographed his first cover photo for Vogue followed by many more. He became one of the most important fashion photographers of the 1950s and 1960s. After founding his own photographic studio in New York in 1953, he continued to create numerous portraits of luminaries from the worlds of film, music, and art and took innumerable still life and fashion photographs. Irving Penn ranks among the most important photographers of the last century, in no small part because of his pioneering work in both commercial and artistic photography. Penn died in New York in 2009. His photographs have been shown in numerous international exhibitions and are in major museums and collections throughout the world, including the Metropolitan Museum of Art and the Museum of Modern Art in New York, the Art Institute of Chicago, and the National Gallery of Art in Washington, D.C.

Irving Penn. Centennial
March 24–July 1, 2018

Opening: March 23, 7pm

C/O Berlin Foundation
Amerika Haus
Hardenbergstrasse 22-24
10623 Berlin
Germany

Saul Steinberg in Nose Mask, New York, 1966 © Condé Nast

07
Mar

Hiroshi Sugimoto. Stop Time

La fotografia diventa linguaggio e strumento di interpretazione del mondo, accompagnata da un’approfondita pratica di altre discipline, come il design e l’architettura.
a cura di Filippo Maggia

Dall’8 marzo al 7 giugno 2015 Fondazione Fotografia Modena presenta negli spazi espositivi del Foro Boario di Modena una mostra antologica dedicata a Hiroshi Sugimoto, tra i più autorevoli interpreti della fotografia contemporanea internazionale. Il percorso, a cura del direttore di Fondazione Fotografia Modena Filippo Maggia, ripercorre l’intera carriera dell’artista, presentando alcune pietre miliari della sua ricerca.

Attivo dalla metà degli anni settanta, Hiroshi Sugimoto (Tokyo, 1948) utilizza il mezzo fotografico per indagare le tracce della storia nel nostro presente. In particolare, nel ritrarre soggetti che ricreano o replicano momenti di un passato distante e luoghi geograficamente lontani, Sugimoto critica la presunta capacità della fotografia di ritrarre la storia con accuratezza. A quest’impostazione concettuale, l’artista unisce un rigore metodologico tipicamente orientale: la meticolosa perfezione delle sue stampe è il risultato di un lavoro imponente, che include un’ampia ricerca preliminare, l’uso di fotocamere di grande formato e delle tradizionali tecniche del bianco e nero. Ogni progetto ha origine da una riflessione filosofica profonda su un determinato tema e spesso si protrae per molti anni a venire.Continue Reading..

26
Feb

Gary Hill. Depth Charge

Hill incentra la sua ricerca sulle relazioni tra codice verbale e immagini elettroniche e digitali. Il suo lavoro indaga le modalita’ di percezione, la diversita’ dei linguaggi (parlato, scritto e gestuale) e le dinamiche scaturite dalla combinazione di elementi visivi e sonori.
La Galleria Lia Rumma è lieta di annunciare la terza personale italiana di Gary Hill, dal titolo Depth Charge, che inaugurerà giovedì 26 febbraio 2015. Dopo le personali del 1996 e del 1999, presentate rispettivamente a Napoli e a Milano, nella prima sede di Via Solferino, l’artista californiano esporrà sui tre piani della galleria due lavori recenti: Klein Bottle, Pacifier e quattro lavori storici: Depth Charge, Isolation Tank, Learning Curve and Sine Wave.

Noto per l’utilizzo del video “come la forma di espressione più vicina al pensiero”, Gary Hill (Santa Monica, California, 1951), incentra la sua ricerca sulle relazioni tra codice verbale e immagini elettroniche e digitali. Il suo lavoro indaga infatti le modalità di percezione, la diversità dei linguaggi (parlato, scritto e gestuale) e le dinamiche scaturite dalla combinazione di elementi visivi e sonori generati elettronicamente.

Dalla metà degli Anni ’70 realizza video e video-installazioni, complesse e spesso scenografiche, in grado di coinvolgere attivamente lo spettatore. I sei lavori, intorno ai quali Hill ha costruito la sua terza personale da Lia Rumma, sono chiaramente esplicativi della sua rigorosa ricerca artistica e della varietà dei processi di elaborazione. In Depth Charge (2009-2012), che dà anche il titolo alla mostra, Gary Hill combina due precedenti opere: la proiezione è infatti un riferimento a Varèse 360, in cui la composizione, Un Grand Sommeil Noir (1906) di Edgard Varèse, è interpretata dal musicista/compositore Bill Frisell alla chitarra elettrica, mentre i cinque monitor a terra ripropongono l’opera The Psychedelic Gedankenexperiment, nella quale l’artista indaga le alterazioni psichiche dovute all’assunzione di dietilamide dell’acido lisergico (LSD).

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