Camera d’Arte

19
Giu

Franco Grignani. Lo spazio di una magia sorprendente

La mostra, in collaborazione con il m.a.x. Museo di Chiasso e con l’Archivio Manuela Grignani Sirtoli, presenta circa 50 opere fotografiche dell’artista e grafico Franco Grignani (1908-1999), la maggior parte provenienti dalle collezioni del Museo, insieme ad altre gentilmente messe a disposizione dagli eredi dell’artista.

L’esposizione restituisce un percorso di ricerca ultra trentennale che travalica i confini tra le discipline e pone Grignani tra i maestri della cultura visiva italiana degli anni ‘60 e ‘70. L’attenzione che Grignani dedica alla fotografia costituisce una tappa fondamentale per lo sviluppo di altri linguaggi artistici, dall’iniziale sperimentazione fotografica alla grafica pubblicitaria, fino alla Optical Art.

Grignani non intende la fotografia in senso canonico: esegue fotomontaggi, sovraimpressioni, doppie esposizioni, manifestando l’esigenza di avventurarsi nel dominio della “polivalenza dei significati” dell’immagine. Alla fine degli anni Cinquanta, parla di ambiguità della fotografia, di magia, della necessità di indagare ciò che crediamo di vedere. L’ambiguità offre infinite possibilità di interpretazione e l’indagine sulle forme della percezione esplora nuovi significati delle immagini. La visione ci apre a nuove esperienze sensoriali.

I cicli della ricerca sulla fotografia astratta usano il mosso, il fluo, le subpercezioni, ovvero lo spazio visivo nella sua totalità. “Conoscevo tutto sulla fotografia ma la lente dava l’immagine regolare, cercavo allora i più disparati mezzi: lenti zoppe, vetri condensatori, prismi, acqua, olio. […] Non usavo quasi mai la geometria euclidea e mi servivo di matematiche alterate”, spiega lo stesso artista.
La sua vasta produzione – prevalentemente in bianco e nero – è non solo di supporto, ma non separabile dal lavoro di ricerca artistica, come pure fondamentale al rinnovamento nella grafica e nella pubblicità.

FRANCO GRIGNANI
Lo spazio di una magia sorprendente

a cura di Mario Piazza e Nicoletta Ossanna Cavadini
con Manuela Grignani Sirtoli
in collaborazione con m.a.x. Museo di Chiasso e con Archivio Manuela Grignani Sirtoli

20 giugno – 01 novembre 2020
Sabato e domenica, ore 10-13 e 14-19
Museo di Fotografia Contemporanea

Web preview della mostra
Venerdì 19 giugno, ore 11
Sul sito del Museo, canali YouTube e Facebook

Franco Grignani, “Eco-texture”. Sperimentale ottico con bolli filtrati, 1959

18
Giu

Maria Lai. Fame d’infinito

“All’essere umano non basta la terra sotto i piedi, non basta il sole sulla testa. L’uomo diventa adulto per realizzarsi oltre il proprio spazio e il proprio tempo”. Maria Lai

A distanza di un mese dalla riapertura della Stazione dell’Arte, il 26 giugno 2020 apre al pubblico il nuovo allestimento della collezione permanente dal titolo Maria Lai. Fame d’infinito. Arte da vedere, sentire, toccare: mai come in occasione del nuovo allestimento, le opere di Maria Lai attraverseranno ogni barriera fisica e intellettuale. Una mostra che è esperienza multisensoriale, concepita per favorire un nuovo approccio all’arte e nutrire la curiosità dei visitatori. Per soddisfare la nostra “Fame d’infinito”, l’esposizione recupera il dialogo diretto con il pubblico dopo lo stop per l’emergenza sanitaria e la riapertura dell’istituzione museale, avvenuta un mese fa.

La nuova esposizione aprirà al pubblico venerdì 26 giugno 2020, alle ore 15.00, negli spazi del museo fortemente voluto dall’artista ulassese, in piena sicurezza e nel rispetto delle indicazioni fornite dalle autorità preposte: ingressi contingentati (per un massimo di 10 persone alla volta) e mascherina obbligatoria.

La mostra è organizzata dalla Fondazione Stazione dell’Arte con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna, del Comune di Ulassai e della Fondazione di Sardegna. Curata da Davide Mariani, direttore del museo dedicato a Maria Lai, Fame d’infinito scandisce l’intero percorso dell’artista attraverso l’esposizione delle opere più significative da lei donate al Comune di Ulassai. La collezione restituisce, nella sua totalità, l’esperienza creativa di Maria Lai: dalle sculture ai disegni a matita e su china, dai telai alle tele cucite, dai celebri pani ai libri cuciti, dalle geografie alle installazioni e agli interventi ambientali.

Il progetto espositivo, concepito come un’esposizione permanente, è suddiviso secondo un ordine cronologico e tematico ed è arricchito dalla presenza di un sistema di apparati didattici, in italiano e in inglese, da alcune riproduzioni tattili dei manufatti in mostra e da un archivio multimediale interattivo.

MARIA LAI. FAME D’INFINITO
a cura di Davide Mariani
Museo Stazione dell’Arte
Ex Stazione ferroviaria, Ulassai (Nu)
Orari: dal martedì alla domenica, dalle 9:30 alle 19:30 (orario continuato) – ingressi contingentati
Chiusura settimanale: lunedì
Visite guidate: sospese
Per informazioni: Tel. 0782787055; e-mail: stazionedellarte@tiscali.it

Immagine in evidenza: Maria Lai Fame d’infinito. Installation view. Ph. E. Loi S. Melis Arasole Ç. Courtesy Fondazione Stazione dell’ Arte
04
Giu

FORNASETTI Theatrum Mundi

Centinaia di creazioni dell’atelier fondato da Piero Fornasetti in dialogo con le collezioni della Pilotta per raccontare la classicità attraverso la lente del design contemporaneo.

Il 3 giugno 2020 inaugura Fornasetti Theatrum Mundi, mostra ospitata all’interno del Complesso Monumentale della Pilotta di Parma. L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 14 febbraio 2021 e si colloca all’interno di “Rivitalizzazioni del Contemporaneo”, bando ideato in occasione di Parma 2020+21, Capitale Italiana della Cultura.

La mostra, inaugurata in concomitanza con la riapertura del Complesso della Pilotta dopo il lungo periodo di sospensione dovuto all’emergenza COVID-19, ha generato in questi mesi una particolare aspettativa da parte del pubblico, della stampa e degli appassionati.

L’esposizione è un vero e proprio viaggio stratificato tra classico e moderno, tra passato e presente, la cui curatela è di Barnaba Fornasetti, Direttore Artistico dell’Atelier milanese, di Valeria Manzi, co-curatrice delle attività culturali e Presidente dell’associazione Fornasetti Cult, e del direttore del Complesso Monumentale della Pilotta Simone Verde, con l’intento di rigenerare il patrimonio classico e classicità dell’istituto museale autonomo parmigiano, attraverso la ripresa intellettuale che ne ha fatto uno dei maestri indiscussi del design contemporaneo.

Fornasetti Theatrum Mundi mette in dialogo le architetture e le opere della Pilotta con l’immaginario di Piero e Barnaba Fornasetti, creando un vero e proprio ‘teatro del mondo’: una rete di rimandi iconografici e suggestioni culturali che rivela lo statuto intellettuale degli oggetti esposti e delle immagini in mostra, rendendone visibile lo spessore e regalando universali ed emozionanti implicazioni. Un vero e proprio “Theatrum” nel significato cinquecentesco, dunque, che declina nell’infinita varietà del mondo l’enciclopedica unitarietà del sapere a cui aspirava il classicismo, sia rinascimentale che settecentesco e, grazie alla chiave ludica di Fornasetti, anche contemporaneo.

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23
Mag

Ren Hang – Prima mostra italiana al Centro Pecci di Prato

A partire dal 4 giugno, inoltre, fino al 23 agosto 2020 l’offerta espositiva del Centro Pecci sarà arricchita dalla prima mostra italiana dedicata all’ acclamato fotografo e poeta cinese Ren Hang (Changchun 1987- Pechino 2017), tragicamente scomparso a neppure trent’anni. L’artista, che non ha mai voluto essere considerato un artista politico – nonostante le sue fotografie fossero ritenute in Cina pornografiche e sovversive – è noto soprattutto per la sua ricerca su corpo, identità, sessualità e rapporto uomo-natura, che ha per protagonista una gioventù cinese nuova, libera e ribelle. Nella mostra al Centro Pecci verrà esposta una selezione di scatti provenienti da collezioni internazionali, capace di restituire tutta l’intensità della sua poetica.

Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci
Viale della Repubblica, 277, Prato

REN HANG
a cura di Cristiana Perrella
4 giugno—30 agosto 2020

02
Mar

ZERO IS INFINITY

Yayoi Kusama Museum is delighted to announce its first major group exhibition, ZERO IS INFINITY, ZERO and Yayoi Kusama, featuring Kusama’s activity in Europe during the 1960s, introducing ZERO’s art practices and also exploring their relationship with Kusama.

“ZERO” indicated in a narrow sense the name of the group formed by Mack and Piene in 1958 in Düsseldorf, Germany, with Günther Uecker later joining in 1961. However, by publishing the magazine ZERO and holding many exhibitions, ZERO’s activity began to involve many active artists, groups and movements from various places in Europe: Yves Klein from France, Piero Manzoni and Enrico Castellani from Italy, and Henk Peeters and Jan Schoonhoven, founding members of Dutch avant-garde group Nul from the Netherlands. Like the resetting of the European continent separated under World War II, ZERO has been a powerful motivation for transnational collaboration between avant-garde artists.

At the time, Yayoi Kusama was based in New York and participated in many exhibitions along with other leading artists of Pop art and Minimalism. While she received high acclaim from the New York art world, she regularly presented her art across Europe, in particular at exhibitions led by ZERO, attracting attention in the European art scene in the 1960s. Kusama’s first invitation to the European exhibitions was for Monochrome Painting (Monochrome Malerei), curated by Udo Kultermann, and held at Morsbroich Museum, Leverkusen in 1960. After participating in this international exhibition, Kusama started correspondence with ZERO artists such as Peeters. Kusama’s pursuit of “Infinity” through her art finds various similarities with artistic expressions in the works of ZERO artists: in their experiments with new materials such as mirror, repetitions of single motifs, pursuit of monochrome and their orientations towards environment art and performance.

In this context, ZERO IS INFINITY explores the transnational developments in Kusama’s and ZERO’s activities during the 1960s, by showcasing their works and documentation materials. The group show displays a work from Infinity Nets, Kusama’s monochrome painting series, a series shown in Europe for the first time at the above-mentioned exhibition in 1960. The newest work in her Infinity Mirror Rooms series, Longing for Infinite Heaven, as well as a reproduction of Christian Megert’s Mirror Wall (Spiegelwand) installation are also presented. Other highlights of the exhibition include another Kusama installation, Narcissus Garden,which was first presented in the 33rd Venice Biennale in 1966 with financial support from Lucio Fontana, who also exhibits an artwork from his signature series Spatial Concept (Concetto Spaziale) at this show.Continue Reading..