Tag: T293 Rome

20
Feb

Lorenzo Vitturi. Natural man-made, Oyinbo, and moving beats

Nato a Venezia nel 1980, Lorenzo Vitturi trasferisce l’eredità della laguna nel suo universo creativo, in cui un sapiente uso di luce e colore conferisce movimento e tridimensionalità a scatti fotografici che offrono anche evidente traccia, nelle caratteristiche allestitive e cromatiche delle composizioni, della sua precedente esperienza di pittore di scena e della sua passione per scultura e collage.

Il luogo di indagine prediletto di Lorenzo Vitturi è la strada, fonte inesauribile di idee, materiali e soggetti. In modo particolare il mercato, il primo luogo in cui l’artista generalmente si reca quando visita una città, rappresenta un perfetto microcosmo per osservare le dinamiche sociali, economiche e culturali di un territorio e, in generale, di un paese. E’ stato così nel caso del Ridley Road Market situato nel cuore di Dalston, distretto multiculturale dell’East London, e soggetto dell’acclamato progetto fotografico ‘Dalston Anatomy’ (2013). Attraverso surreali ritratti e funamboliche nature morte, Vitturi ci ha consegnato la testimonianza di una lenta trasformazione, resa ancor più evidente nel progetto successivo ‘Droste Effect, Debris and Other Problems’ presentato a Viasaterna, Milano nel 2016: la scomparsa della composizione multietnica di un quartiere in cui la convivenza di culture locali e provenienti dall’Africa, dalla Turchia, dalla Cina, dai Caraibi è costantemente minacciata da un’inarrestabile gentrificazione che costringe molti dei suoi abitanti ad abbandonare il quartiere.  Da qui l’interesse di Vitturi per la cultura dell’Africa occidentale, successivamente maturato durante la residenza in Lagos nel 2015 e concretizzatosi nel progetto ‘Money Must Be Made’ (2017), di cui viene presentata per la prima volta una selezione in occasione della mostra presso T293. Invitato dalla African Artists Foundation, l’artista non poteva non addentrarsi nel Balogun Market, smisurato e tentacolare mercato di strada, concentrandosi su una porzione in particolare: quella adiacente la Financial Trust House, palazzo di 27 piani ormai in completo disuso, una volta sede di multinazionali che nel tempo hanno dovuto trasferirsi altrove a causa dell’avanzare prepotente del mercato nel quartiere. Da un lato il caos travolgente del mercato, con le sue strade rumorose e banchi stracolmi allestiti con straordinaria creatività e arguzia; dall’altro i silenziosi interni abbandonati della Financial Trust House, distopica versione di un futuro scenario ipercapitalista in cui i loghi e grandi marchi giacciono ormai impotenti sotto una spessa coltre di sabbia sahariana.

Vitturi si è immerso nelle strade del mercato, osservando come le folle si fondevano in una massa indistinguibile di oggetti e persone. Dopo aver intervistato e ritratto i venditori e raccolto oggetti e prodotti di varia natura, Vitturi ha isolato questi materiali in studio: qui li ha assemblati, alterati con pigmenti e pitture, fotografati, stampati, riassemblati e infine rifotografati. Il suo intervento esclusivamente manuale, mai digitale, permette alle composizioni finali di non risultare artificiali ma di conservare quella materialità che accorcia le distanze con l’osservatore a cui sembra di poter toccare con mano i tessuti e gli oggetti che compongono le curiose e precarie installazioni che tentano di riprodurre i fantasiosi allestimenti osservati nel mercato. Nei ritratti dei venditori con le loro merci facciamo difficoltà a distinguere gli uni dagli altri, in un’apparente fusione tra umano e inorganico, simbolo di una invasione incontenibile di beni di consumo che travalica lo spazio circostante e si insinua nel profondo.

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03
Mar

Lorenzo Scotto di Luzio. Basteln

Basteln (fare bricolage) si compone di una nuova serie di lavori di Lorenzo Scotto di Luzio che si presentano come una cronaca della realtà quotidiana, e di alcune delle soggettività che la popolano. Evidenziando la necessità di riformulare i paradigmi di riferimento più tradizionali, l’artista tuttavia fa sì che sia l’incontro tra lo spettatore e le opere –e gli eventi e le soggettività di cui si fanno manifestazione- a completare questo mosaico del nostro quotidiano.

Basteln rappresenta anche l’inizio di un nuovo ciclo espositivo per la galleria all’interno del nuovo spazio in Trastevere. Con uno stile sicuramente colto, sempre acuto e beffardo, l’artista inscena la parodia di una realtà che si mostra durissima, illustrando le paranoie, la paura del fallimento e le pulsioni volitive che la pervadono. In un momento storico connotato da una perversa compulsione verso il possesso, e da una narcisistica ansia di autorappresentazione, Lorenzo Scotto di Luzio prende invece ispirazione da un libro per bambini composto da facce da colorare e da ornare con vari adesivi. Ed è così che i suoi ritratti finiscono per assumere le forme di un pomodoro, di un limone, di bambina sorridente, di un ovale contornato da una collana di perle, e di un volto astratto nel suo lento decadere. Questi volti non richiedono malinconica contemplazione, né compassione. La loro irriverenza e la goffaggine delle loro forme tradiscono l’estetizzazione di quell’ansia e di quel desiderio di cui si fanno simbolo. Ed è proprio questa procedura anti-estetizzante, riduttiva e palesemente non-professionale che acuisce la forza corrosiva delle tensioni che animano i soggetti ritratti. Le stesse tensioni drammatiche e assolutamente non necessarie animano i movimenti –reali o presunti- delle sculture che accompagnano il visitatore lungo le sale della galleria. Una scultura in particolare, esalta la dimensione temporale –e fortemente contemporanea- di questa parodia del dramma. Composta da barre in alluminio e palloni da basket, Stick Man Kills Stick Man (2015) raffigura la procedura di un’esecuzione, come quelle di cui sentiamo parlare quotidianamente, stilizzando la frustrazione implorante del condannato a morte che si inchina di fronte alla ‘ferrea’ impassibilità del boia. Le loro pose ricordano la naïveté di certi monumenti pubblici dell’immediato dopoguerra italiano: quei monumenti che ancora oggi abitano le piazze delle città della penisola, e la cui ostentata formalità tradisce il peso ideologico del contenuto.Continue Reading..

07
Set

May Hands. Freschissimi

May Hands
‘Freschissimi’
18 September – 20 October 2015, Opening 17 September 2015, 7pm
T293 Rome

T293 è lieta di annunciare la prima mostra personale dell’artista britannica May Hands. Con il titolo di Freschissimi, la mostra comprende un’installazione e una nuova serie di dipinti e sculture create dall’artista durante la sua residenza estiva nella città di Roma.

L’appropriazione di oggetti urbani estrapolati dal quotidiano ha sempre caratterizzato il contenuto del lavoro di May Hands. Tramite questi materiali, l’artista riflette criticamente sull’ambiente che la circonda con lo stesso atteggiamento di un outsider, sebbene proveniente da una simile cultura di matrice europea. In Freschissimi, questa istanza critica prende la forma di una riflessione personale sui segni visuali del materialismo contemporaneo e dei suoi scenari urbani, e la sua ricontestualizzazione traduce questa riflessione in un’ampia gamma di risultati tutti visibili in questa mostra.

La serie di lavori esposti nella stanza principale della galleria ingloba gli elementi superflui che ricorrono nei nostri quotidiani transiti urbani e rituali di consumo. Qualcosa di così umile e contingente come la carta da imballo per alimenti registra segni e gesti fortuiti e casuali, che provengono sia dall’uso rozzo dei consumatori che dalle azioni e consuetudini della pratica artistica di May. Questi lavori sviluppano ancora di più questo elemento di contingenza e temporalità, anche attraverso l’installazione che li accompagna: la sua struttura, i suoi colori e la forma rispecchia e al contempo ridefinisce i dipinti sul muro opposto.

L’interrogazione sulla vita e il destino degli oggetti, e su come tirare fuori la bellezza da ciò che viene scartato, prende una piega ancora più radicale nell’ultima stanza della galleria. Una nuova serie di sculture è stata creata dai calchi di secchi contenenti gli stessi residui urbani che inabitano anche le tele. Realizzati secondo lo stesso approccio tramite cui sono stati creati i dipinti, benché assumendo forma scultorea, questi lavori introducono l’elemento di casualità in quanto l’attitudine volontariamente approssimativa nel controllare pienamente il processo di modellazione del gesso, e il comportamento dei materiali addizionali, viene perentoriamente esposta negli strati che compongono la scultura.Continue Reading..