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08
Apr

Jan Fabre. Oro Rosso

L’artista belga di fama mondiale Jan Fabre torna a Napoli con un nuovo progetto che coinvolge quattro luoghi di grande prestigio: il Museo e Real Bosco di Capodimonte, la chiesa del Pio Monte della Misericordia, il Museo Madre e la galleria Studio Trisorio.

Al Museo e Real Bosco di Capodimonte, l’artista esporrà un gruppo di lavori in dialogo con una selezione speciale di opere d’arte provenienti dalla collezione permanente del museo e da altre istituzioni museali napoletane.  La mostra, dal titolo Oro Rosso. Sculture d’oro e corallo, disegni di sangue, curata da Stefano Causa insieme a Blandine Gwizdala, inaugurerà il 30 marzo e vedrà sculture in oro e disegni di sangue creati dall’artista dagli anni Settanta ad oggi, oltre a una serie inedita e sorprendente di sculture in corallo rosso, realizzata appositamente per Capodimonte.

Le opere di Fabre si porranno in dialogo con alcuni capolavori pittorici e splendidi oggetti d’arte decorativa di epoca rinascimentale, manierista e barocca selezionati Stefano Causa; come dice lo stesso curatore: “Fabre racconta, in una lingua non troppo diversa, una vicenda di metamorfosi incessanti; di materiali che mutano destinazione e funzione; una storia di sangue e umori corporali, inganni e trappole del senso; pietre preziose, coralli e scarabei, usciti a pioggia dai residuati di una tomba egizia, frammenti di armature, sequenze di numeri e citazioni dalle Scritture, dentro un universo centrifugo di segni…che, talvolta, diventa un sottobosco nel quale calarsi con i pennellini di uno specialista fiammingo di nature morte”.
In mostra, le sculture dorate di Jan Fabre danno corpo prezioso alle idee dell’artista sulla creazione, sull’arte e sul suo rapporto con i grandi maestri del passato. Nei disegni di sangue si ritrovano invece le più profonde motivazioni dell’artista, le sue sperimentazioni, il suo manifesto poetico, fisico, intimo.
“Il sangue oggi è oro” – dice Jan Fabre – e nell’esposizione al Museo di Capodimonte l’artista mette in scena un intero universo di simboli che parlano d’arte e di bellezza, di forza e fragilità del genere umano, del ciclo continuo di vita-morte-rinascita.
Il corallo è stato chiamato “oro rosso”, per la sua preziosità e per la sua valenza apotropaica. Come scrive la critica d’arte Melania Rossi sul catalogo della mostra edito da Electa: “Le dieci nuove sculture di corallo rosso che il maestro belga ha creato per la sua mostra personale al museo di Capodimonte sembrano un tesoro proveniente dagli abissi della mente dell’artista. Concrezioni che fanno pensare a fantasiose barriere coralline assumono alcune tra le forme più care a Fabre: teschi, cuori anatomici, croci, spade e pugnali. A loro volta, poi, costellati d’immagini e segni che alludono ad altri significati e ad altre storie, in un ciclo continuo di connessioni fino a creare antichi ibridi tra natura e simbolo, nuovi idoli tra passato e futuro”.
Sempre dal 30 marzo, a cura di Melania Rossi, la scultura di Jan Fabre The man who bears the cross (L’uomo che sorregge la croce)(2015), sarà visibile nella chiesa del Pio Monte della Misericordia, in dialogo diretto con il capolavoro di Caravaggio Sette opere di Misericordia (1606-1607).
La scultura, realizzata completamente in cera, è un autoritratto dell’artista, basato sui tratti somatici dello zio Jaak Fabre, che tiene in bilico una croce di oltre due metri sul palmo della mano. Nel rituale auto-rappresentativo l’artista esce da sé stesso e diviene qualunque uomo, lo specchio di ognuno di noi. Scrive la curatrice: “L’uomo che sorregge la croce (2015) è la rappresentazione dell’interrogarsi, è la celebrazione del dubbio, e con la sua collocazione all’interno del Pio Monte della Misericordia sembra aggiungere un’ottava Opera di Misericordia: confortare chi dubita. Nel dipinto di Caravaggio, il bello e il vero coincidono mirabilmente e la sua opera è un incredibile intreccio di luce e buio in cui la volontà di rappresentare la verità dell’essere umano del 1600 trova piena soddisfazione. Tutta la ricerca di Jan Fabre, artista del nostro tempo, va nella stessa direzione; il ciclo vita-morte-rinascita è centrale nel suo pensiero in cui religione e scienza, simbolo e corpo si compenetrano in un vortice geniale di immagini e azioni”. Il confronto tra il linguaggio seicentesco di Caravaggio e quello contemporaneo fiammingo di Fabre accenderà nuove riflessioni, segnando un ideale e virtuoso passaggio di testimone tra passato e presente artistici.

Dal 30 marzo, inoltre, il Museo Madre, a cura di Andrea VilianiMelania Rossi e Laura Trisorio, ospiterà in anteprima l’iconica sculturaL’uomo che misura le nuvole (2018), in un’inedita versione in marmo di Carrara allestita nel Cortile d’onore del museo regionale d’arte contemporanea.
Dopo la presentazione nel 2008 e nel 2017 della versione in bronzo della stessa scultura in Piazza del Plebiscito e sul terrazzo del museo, Jan Fabre torna a celebrare al Madre la capacità di immaginare, sognare e conoscere, elevandosi oltre il nostro destino di esseri umani. L’uomo che misura le nuvole si ispira dall’affermazione che l’ornitologo Robert Stroud pronunciò nel momento della liberazione dalla prigione di Alcatraz, quando dichiarò che si sarebbe d’ora in poi dedicato appunto a “misurare le nuvole”. Come artista e ricercatore, Fabre tenta costantemente, in effetti, di misurare le nuvole, ovvero di dichiarare con la sua opera che se la tensione verso il sapere ha limiti invalicabili è però possibile esprimere l’inesprimibile attraverso la ricerca artistica, e dare quindi rappresentazione all’intrinseca e fondativa bellezza umana e universale.

Presso la storica galleria Studio Trisorio, sarà esposta una selezione di opere di Jan Fabre realizzate completamente con di gusci di scarabei iridescenti.
La mostra, dal titolo Tribute to Hieronymus Bosch in Congo (Omaggio a Hieronymus Bosch in Congo), a cura di Melania Rossi e Laura Trisorio, inaugurerà il 29 marzo e vedrà dei grandi pannelli e delle sculture a mosaico di scarabei ispirati alla triste e violenta storia della colonizzazione del Congo belga. In queste opere, l’ispirazione storica si unisce alla simbologia medioevale tratta da uno dei più grandi maestri fiamminghi, uno dei maestri putativi di Jan Fabre, Hieronymus Bosch, e in particolare dal suo capolavoro Il Giardino delle Delizie (1480-1490).
L’inferno di Bosch, ammirato per la sua spiccata inventiva, per molti aspetti divenne una realtà raccapricciante nel Congo Belga. L’opera d’arte è proprio questa combinazione unica di forma e contenuto. L’artista ci porta in una zona indefinita, tra il Paradiso e il Congo Belga, in un’illusione di libertà, in un luogo lontano, sia mitico che concreto, attraverso una polisemia di immagini dell’esistenza umana.

Jan Fabre. Oro Rosso
Sculture d’oro e corallo, disegni di sangue.
Museo e Real Bosco di Capodimonte
Via Miano 2, Napoli
30 marzo – 15 settembre 2019

Jan Fabre. L’uomo che sorregge la croce.
Pio Monte della Misericordia
Via dei Tribunali 253, Napoli
30 marzo – 30 settembre 2019

Jan Fabre. Omaggio a Hieronymus Bosch in Congo.

Studio Trisorio
Riviera di Chiaia 215, Napoli
29 marzo – 30 settembre 2019

Jan Fabre. L’uomo che misura le nuvole
Museo Madre
Via Luigi Settembrini 79, Napoli
30 marzo – 30 settembre 2019

NAPOLI: Museo e Real Bosco di Capodimonte e altre sedi
Dal 29 Marzo 2019 al 30 Settembre 2019
Ente promotore: MiBAC – Museo e Real Bosco di Capodimonte
T.+39 081 7499111
mu-cap@beniculturali.it

Immagine: Jan Fabre, Golden Human Brain with Angel Wings, 2011. Nero Assoluto / bronzo silicato, oro 24 carati, granito Nero Assoluto, 28×30,5×26 cm

11
Mag

Rebecca Horn. Passing the Moon of Evidence

Allo STUDIO TRISORIO la mostra personale di Rebecca Horn dal titolo Passing the Moon of Evidence.

Saranno esposte sei nuove sculture meccaniche di grandi e medie dimensioni e disegni di vario formato in cui la Horn continua a indagare i temi profondi dell’esistenza umana, l’agire del tempo, l’energia del cosmo. Nelle vetrine che danno il titolo alla mostra, Passing the Moon of Evidence, farfalle meccaniche aprono e chiudono le ali in un’atmosfera onirica, sospese sopra rocce vulcaniche o tra rami dalle estremità d’oro; due specchi di forma circolare, simbolo del dualismo ricorrente nella poetica dell’artista, evocano il movimento del sole e della luna e la relazione tra il principio maschile e quello femminile nell’equilibrio cosmico. Nell’opera Aus dem Mittelalter entwurzelt due aste in ottone di diverse altezze, fissate in un paio di scarpe di bronzo di foggia medievale, ondeggiano avanti e indietro, avvicinandosi senza mai toccarsi, come metafore del passaggio cadenzato del tempo. Uno specchio rotante e un vetro di forma circolare affiancano una pietra lavica e animano, con riflessi di luce, l’opera Im Kreis sich drehen: movimenti ritmici che si trasmettono nello spazio da una scultura all’altra, sviluppando tra di esse un dialogo continuo e incessante. Artista versatile e poliedrica, Rebecca Horn ha sperimentato, nel corso della sua lunga carriera, i molteplici linguaggi dell’arte. La scultura, la pittura, il disegno, l’installazione, la fotografia, il cinema, la performance sono i mezzi espressivi con cui conduce da sempre le sue ricerche in modo innovativo.

Rebecca Horn è nata a Michelstadt, Germania, nel 1944. Ha esposto nei principali musei internazionali e ha preso parte ad alcune delle più importanti esposizioni dell’ultimo decennio, da Documenta a Kassel (1972, 1977, 1982 e 1992) alla Biennale di Venezia (1980, 1986 e 1997). I suoi lavori sono nelle collezioni dei maggiori musei quali il Solomon R. Guggenheim di New York, la Tate Gallery di Londra, il Centre Pompidou di Parigi e la Nationalgalerie di Berlino. Una sua installazione site specific fa parte della collezione permanente del Museo Madre di Napoli. Nel settembre 2016 Rebecca Horn è diventata membro dell’“Orden pour le Mérite für Wissenschaften und Künste” che costituisce la più alta onorificenza conferita ad artisti e scienziati dalla Repubblica Federale della Germania. Nel giugno 2017 è stata la prima donna a ricevere il prestigioso Wilhelm Lehmbruck Prize, come riconoscimento per il suo lavoro e la sua poetica che hanno profondamente influenzato le arti scultoree fra XX e XXI secolo. In Italia è rappresentata dallo Studio Trisorio dal 2003.

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21
Mar

Louise Bourgeois. Voyages Without a Destination

On Friday, March 24 at the Studio Trisorio, a retrospective exhibit of Louise Bourgeois entitled Voyages Without a Destination will be inaugurated.

On exhibit are four bronze sculptures and 34 drawings, half of which have never before been exhibited. Executed by the artist between 1940 and 2009, these works bear witness to the course of her poetics throughout her career.

An internationally renowned artist, Louise Bourgeois was born in Paris in 1911. Despite the fact that she lived in New York from 1938 to her death, most of her inspiration was drawn from her early childhood in France and family relations. Using the body as a primary form, she explored the entire range of human emotions. In her works, varying from drawings to large-scale installations, she has dealt with themes such as memories, sexuality, love and abandonment thus giving form to her fears in order to exorcize them.

The works of Louise Bourgeois have been exhibited the world over. In Italy her solo exhibits were held at the Venice Biennale where her work was presented at the US Pavilion (1993), the Prada Foundation (1997); the Bevilacqua La Masa Foundation (2000), the National Museum of Capodimonte (2008) and the Vedova Foundation (2010).

Louise Bourgeois (1911–2010) was nominated Officer of the Ordre des Arts et des Lettres by the French Minister of Culture (1983) and received numerous international recognitions: the Grand Prix National de la Sculpture from the French government (1991), the Lifetime Achievement Award from the International Sculpture Center in Washington D.C. (1991), the National Medal of Arts from the President of the United States (1997). Louise Bourgeois was elected member of American Academy of Arts and Science and was awarded the French Legion of Honour medal (2008).

Louise Bourgeois. Voyages Without a Destination
March 24–June 17, 2017

Studio Trisorio
Riviera di Chiaia, 215
80121 Naples
Italy
Hours: Monday–Friday 4–7:30pm,
Monday–Friday 10am–1:30pm,
Saturday 10:30am–1:30pm

T +39 081 414306
F +39 081 414306
info@studiotrisorio.com

Image: Louise Bourgeois, YOU ARE MY FAVORITE MONSTER (detail), 2005. © The Easton Foundation/ Licensed SIAE 2017. Photo: Christopher Burke.

19
Dic

Eulalia Valldosera. Plastic Mantra

Inaugurata lo scorso 14 dicembre alle ore 19 presso lo Studio Trisorio la mostra PLASTIC MANTRA. Canto di guarigione per le acque marine e l’isola di Capri, un progetto site specific dell’artista catalana Eulalia Valldosera che ha lavorato muovendosi nella baia di Napoli tra i Campi Flegrei e Capri. L’artista ci induce a riflettere sull’inquinamento del mare causato dalla plastica. Considerando l’ecologia come una questione spirituale e l’ambiente come una creatura vivente, la Valldosera esprime la sua denuncia attraverso una manifestazione di luce e bellezza.

L’arte per la Valldosera è un viaggio interiore, un’esperienza d’ascolto dei livelli invisibili della memoria, attraverso il contatto con le energie profonde della materia. L’artista si fa “medium” di queste esperienze ricalcando il modello di figure archetipiche di mediatrici e guaritrici come le sibille e ripercorre fisicamente i luoghi che queste donne avevano vissuto come guidata dalle loro stesse voci. Nel video Il Canto – filo conduttore della mostra – l’artista riporta i loro messaggi attraverso la sua voce in stato di trance e mediante gesti silenziosi, traducendoli in linguaggio artistico.

Una sibilla o il suo archetipo è evocato da un mantello di plastica che fluttua nello spazio della galleria, come un vestito in attesa di essere abitato da una figura della quale vediamo solamente una corona luminosa che riverbera i suoi bagliori colorati sul soffitto e sul pavimento.

Due fontane con giochi di acqua e luce, realizzate con utensili da cucina, emergono dalla penombra: nella Fonte dell’incontro l’acqua scorre da due ampolle tradizionalmente utilizzate per il vino e l’olio creando un circuito di colori grazie a fasci di luce. Il movimento dell’acqua che si riversa in un terzo contenitore evoca la circolazione dei fluidi e dell’energia nel corpo umano.

La Fonte del perdono è realizzata invece con pentole e piatti di diverse epoche impilati a formare una spirale ascendente fino ad assumere la forma di un vortice: una cascata di acqua luminosa pulisce metaforicamente avanzi di pasti consumati in un tempo passato. I suoni e i riflessi di luce colorata influenzano il nostro corpo e la nostra mente come un mantra di guarigione.
Le immagini del video in cui l’artista interagisce con la natura nei luoghi intrisi di storia come l’antro della Sibilla a Cuma o Villa Jovis a Capri, appaiono e scompaiono, alternandosi sincronicamente con la fontana che si accende e si spegne.

Nelle fotografie in mostra l’acqua ritorna ad essere rappresentata come spazio infinito di ispirazione, ma anche come luogo di contaminazione ridotto dall’uomo a ricettacolo di rifiuti inquinanti.
L’acqua è dunque elemento portante della memoria, fonte di vita, sostanza purificante e rigenerante che necessita della nostra attenzione e cura.

La mostra si potrà visitare fino all’11 febbraio 2017.Continue Reading..

16
Nov

FABRIZIO CORNELI. Flechas de sombra

Nell’ambito della XVI Settimana della Scienza di Madrid, l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid inaugura la mostra Schegge d’ombra di Fabrizio Corneli. Seguirà la conferenza Luce e Arte: un legame indissolubile, del Fisico e Responsabile del Laboratorio di Ergonomia della Visione del CNR, Alessandro Farini.

Fabrizio Corneli, artista fiorentino attivo dagli inizi degli anni ottanta, è stato, ed è, uno dei protagonisti dell’ estetica dell’oscurità. L’arte di Corneli dialoga, in piena attualità, con la scienza: le sue sorprendenti installazioni si basano su un attento studio dell’ottica e della geometria, delle regole prospettiche e della percezione per dare forma alla materia oscura – sconosciuta, inconoscibile? – dell’ombra.

Alessandro Farini è un fisico laureato presso l’università di Firenze dove ha conseguito anche la specializzazione in Ottica. E’ il responsabile del Laboratorio di Ergonomia della Visione del CNR-Istituto Nazionale di Ottica. Il Laboratorio di Ergonomia della visione è dedicato alla Psicofisica Applicata, ed in particolare allo studio dell’illuminazione e dell’ottica oftalmica. È docente di fotofisica del processo visivo e di psicofisica presso il corso di laurea in Ottica e Optometria dell’Università di Firenze.

Giovedì, 17 novembre 2016 alle ore 12.00
Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Si servirà un aperitivo.

Informazioni
Data: Gio 17 Nov 2016
Orario: Alle 12:00
Organizzato da : Istituto Italiano di Cultura di Madrid
In collaborazione con : Studio Trisorio
Ingresso : Libero
dal 17 novembre 2016 al 27 gennaio 2017

Istituto Italiano di Cultura
Calle Mayor, 86
28013 Madrid
tel: +34 915475205
iicmadrid@esteri.it
orari: lun-ven > 10.00 – 18.00

29
Set

Marisa Albanese. Le storie del vento

Giovedì 29 settembre, presso lo Studio Trisorio di Napoli in via Riviera di Chiaia 215, alle ore 19.00, sarà inaugurata la mostra Le storie del vento di Marisa Albanese.

L’installazione nasce da una riflessione intima su un tema che da decenni occupa le nostre cronache, la condizione dei migranti, considerati sempre stranieri, oltre un confine netto o talvolta invisibile. Un albero è sospeso orizzontalmente nello spazio della galleria e le sue radici si trasformano in rami su cui vengono proiettate parole che scorrono come linfa vitale, parole antiche tratte dall’Odissea di Omero, dove il viaggio diventa paradigma universale della condizione umana, della perenne ricerca della propria identità. Come Ulisse i migranti viaggiano pericolosamente attraverso mari ignoti ma non smettono di custodire le proprie radici, ancor più sotto i cieli spesso ostili delle nuove patrie.

Le voci di Iaia Forte e Pino Ferraro, in italiano e in greco, daranno corpo e suono ai testi omerici.

La mostra si potrà visitare fino al 14 novembre 2016.

Biografia
Marisa Albanese vive e lavora a Napoli. Disegno, scultura, video e fotografia sono i linguaggi che utilizza per le sue installazioni. Ha esposto in numerosi spazi pubblici e privati in Italia e all’estero e ha realizzato sculture per commissioni pubbliche. Fra le sue mostre recenti: Sentieri di Mani, Istituto Centrale per la grafica, Roma, 2016; Doble Cel, Casal Solleric, Palma Di Maiorca, 2015, Fuori dal Giardino, Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes, 2014; Un battito d’Ali, Studio Trisorio Napoli, 2012.

INGRESSO GRATUITO

Studio Trisorio
via Riviera di Chiaia, 215
80121 Napoli
info@studiotrisorio.com

orari:
lun-ven 10.00 -13.30 / 16.00 -19.30
sab 10.00 -13.30

13
Apr

Carlo Alfano. La pienezza dell’assenza

Venerdì 15 aprile, alle ore 19, presso lo Studio Trisorio, in via Riviera di Chiaia 215 a Napoli, sarà inaugurata una mostra di Carlo Alfano dal titolo La pienezza dell’assenza, con opere di grandi dimensioni realizzate nel decennio 1980 -1990. In tutta l’opera di Alfano è costante una tensione a interrogarsi, a porre domande sul significato della rappresentazione, del dipingere e, in senso più filosofico, dell’esistenza umana. Nei suoi lavori la “temporalità” è intesa come autoriflessione della durata, come ricerca di uno spazio aperto dell’essere che divida il sé dall’altro. Questo tema è affrontato in particolare nei cicli Eco-Narciso, Eco-Discesa e Figure, di cui fanno parte le opere esposte in mostra. In Eco-Narciso, l’artista isola la figura di Narciso e, prescindendo dall’edonistico autocompiacimento del mito, cerca di cogliere l’esatto momento in cui, rispecchiandosi, la figura si scinde e diviene altro da sé, perdendo i propri confini spazio-temporali. La duplicità è infatti un concetto fondamentale nel lavoro di Alfano, come mostrano le figure spezzate di Eco-Discesa, il primo ciclo degli anni Ottanta. Qui il doppio non è mai inteso come somma, ma come condizione di ambiguità in cui giocano il reale e il suo riflesso. Tutto oscilla fra queste due dimensioni. L’eco è una voce che va oltre la sua sorgente d’origine ma che ha sempre bisogno di una fonte: così nel quadro le due parti staccate non possono agire autonomamente. Lo spazio nero ricorrente in queste opere dà forma visibile al concetto di profondità e sulla soglia insondabile compare la figura umana. La tela tagliata sembra indicare la frattura dell’individuo, poi ricomposta attraverso una fitta trama di fili. La scissione e la perdita di centralità dell’individuo sono rimarcate anche nei lavori successivi del ciclo Figure, dove i corpi si sdoppiano specularmente, si dividono o sono spesso rappresentati di spalle nell’atto di varcare una metaforica soglia, fino a smaterializzarsi in spazi cromaticamente densi, grigi e blu saturi, che li avvolgono.

La mostra si potrà visitare fino al 3 giugno 2016.Continue Reading..

22
Gen

Bill Beckley. Elements of Romance. Works from The Seventies

Giovedì 21 gennaio presso lo Studio Trisorio, in via Riviera di Chiaia 215 a Napoli, sarà inaugurata la mostra di Bill Beckley Elements of Romance. Works from The Seventies.

Negli anni Settanta Bill Beckley è stato uno degli iniziatori e dei protagonisti del movimento della Narrative Art e membro del gruppo 112 Greene Street, nato in risposta al Minimalismo di Robert Morris, Carl Andre e Sol LeWitt. Ha utilizzato tecniche e materiali diversi associando sempre testi e immagini che in alcuni casi sono anche messi in relazione con azioni performative e installazioni.

Oltre a lavori storici come Myself as Washington (1969), Cake Story (1974), Paris Bistro (1975), Mao Dead (1976), Kitchen (1977), Deirdre’s Lip, (1978), Shoulder Blade, (1978) che possono essere considerati manifesti della Narrative Art, saranno in mostra acquerelli e studi preparatori.

Attraverso immagini di forte impatto visivo e testi iconici, ognuno di questi lavori apre il varco all’immaginazione conducendoci in un racconto che intreccia frammenti di esperienze e ricordi personali, stralci di Storia e altre narrazioni.

I lavori fotografici esposti sono gli ultimi esemplari realizzati con la tecnica di stampa cibachrome, oggi non più riproducibile, che Beckley ha scelto per la resa sensuale e splendente dei colori.

L’artista sarà presente all’inaugurazione.

La mostra si potrà visitare fino al 21 marzo 2016.

Biografia
Bill Beckley è nato ad Amburgo, in Pennsylvania nel 1946. Vive e lavora a New York. Ha esposto al MOMA, al Museo Solomon R. Guggenheim, al Whitney Museum of American Art (1979), a Documenta/Kassel (1976), alla Biennale di Parigi (1973) alla Biennale di Venezia (1975). Le sue opere sono nelle collezioni permanenti di istituzioni pubbliche e private in diverse parti del mondo: Museum of Modern Art di New York, Whitney Museum of American Art, Solomon R. Guggenheim Museum, Smithsonian American Art Museum, Museum of Fine Arts di Boston, Tate Modern di Londra; Daimler Collection di Stoccarda, collezione Hoffman di Berlino, Morton Neumann Family Collection di Washington, collezioni degli artisti Jeff Koons e Sol LeWitt. È rappresentato in Italia dallo Studio Trisorio con cui collabora fin dal 1986, anno della personale Gardens of Pompeii. Un’opera della stessa mostra è attualmente esposta al Museo MADRE di Napoli.

Studio Trisorio
Riviera di Chiaia 215
80121 Napoli
tel/fax +39 081 414306
info@studiotrisorio.com

02
Ott

REBECCA HORN. The Vertebra Oracle in Napoli 2015

REBECCA HORN

The Vertebra Oracle in Napoli 2015
inaugurazione: sabato 10 ottobre ore 11,00

Lo Studio Trisorio inaugura la nuova stagione espositiva sabato 10 ottobre 2015, alle ore 11,00, con una personale di Rebecca Horn.

Artista fra le più versatili e creative del nostro tempo, Rebecca Horn utilizza diversi linguaggi: installazione, scultura, performance, pittura, film e poesia.
Nel corso degli ultimi quattro decenni il suo lavoro si è sviluppato unendo la riflessione su questioni metafisiche e un profondo desiderio di comprendere l’esistenza umana.

La sua ultima volta allo Studio Trisorio di Napoli è stata nel 2012 quando – dopo 10 anni esatti dall’installazione Spiriti di madreperla in Piazza del Plebiscito – è tornata a ripensare, con la mostra Capuzzelle, ai temi della rinascita, della reciprocità fra la dimensione della vita e quella della morte. Le “capuzzelle” (teschi in ghisa) hanno continuato ad accompagnare il suo lavoro per molti anni e in diversi musei, a Berlino, Nuova Delhi, Maribor, Mosca, fino alla recente mostra della Llotja a Palma di Maiorca.

Per la mostra di Napoli saranno presentate sculture e disegni legati alla poesia, come Vertebra Oracle for the future. Sarà in mostra anche la grande scultura Revelation of a Tree: rami in bronzo, attraverso estensioni meccaniche, convergono nel centro di energia dell’albero.

Rebecca Horn sarà presente all’inaugurazione.

La mostra si potrà visitare fino al 31 dicembre 2015 – PROROGATA al 16 gennaio 2016

Biografia
Rebecca Horn ha presentato le sue prime grandi performance a Documenta 5 di Kassel (1972), e da allora le sue opere sono state esposte in numerose mostre personali, presso importanti musei internazionali, come le grandi retrospettive al Guggenheim Museum di New York (1993), alla Tate Gallery Londra (1994), alla Nationalgalerie di Berlino (1994), al Martin-Gropius-Bau di Berlino (2006), presso il Museo d’Arte Contemporanea di Tokyo (2009) e il Centro Cultural Banco do Brasil a Rio de Janeiro e San Paolo (2010). Per il suo lavoro, Rebecca Horn ha ricevuto molti premi e riconoscimenti, tra i quali il Barnett e Annalee Newman Award (2004), il Praemium Imperiale, (Tokyo) e lo Hessischer Kulturpreis (entrambi 2010), la Grande Médaille des Arts Plastiques (Parigi 2011). Nel 2010 ha fondato la Fondazione Moontower.
Ha realizzato i film: Der Eintänzer (1978), La Ferdinanda – Sonate für eine Medici Villa (1981), Buster’s Bedroom (1990), Cutting Through the Past (1995), e Moon Mirror Journey (2012). Nel 2008 ha diretto e disegnato le scene e i costumi dell’opera Luci mie traditrici di Salvatore Sciarrino per il Festival di Salisburgo. In Italia sue installazioni sono in collezione permanente presso il museo MADRE di Napoli e presso il Castello di Rivoli.Continue Reading..

19
Set

Marisa Albanese. Doble Cel

Marisa Albanese | Doble Cel | 19 settembre – Casal Solleric, Palma de Mallorca / September 17, 2015

Ma come in vista della città arriveremo – un muro la cinge,
alto, e bello ai lati della città s’apre un porto,
ma stretta è l’entrata […].
(Odissea, VI, 262-264)

In occasione della Nit de l’Art 2015, la Fundació Palma Espai d’Art inaugurerà il progetto site specific Doble cel, di Marisa Albanese.

Doppio cielo è una riflessione muta, intima, su di un tema che da decenni occupa le nostre cronache. L’immagine è quella di un albero speculare, che trasforma le proprie radici in rami e occupa lo spazio orizzontalmente, e se la fronda evoca la volta celeste, la doppia fronda evoca due cieli che fronteggiandosi lasciano pensare a popoli che guardano cieli simili ma divisi.

Le fronde dell’albero sono le linee della vita che si stagliano nel cielo sotto il quale la sorte ci ha destinato vivere; un albero con una doppia fronda si fa cos simbolo del doppio cielo abitato da esistenze costrette a farsi nomadi. Sull’albero di alluminio vengono proiettate parole che si muovono come fossero la linfa vitale di questi rami, i flussi luminosi di culture che si spostano e si incontrano nel fluire del mare nostrum. Le parole sono parole antiche, brani tratti da uno dei testi fondanti la cultura europea e la visione del mediterraneo come sorgente originaria di scambi e di creazione, di miti e di leggende, l’Odissea di Omero.

Si fronteggiano due mondi in un essere avversi tra cieli che si sentono diversi e così l’accoglienza diviene distanza, separazione, incomprensione. L’orizzonte si spezza, e la specularità è solo apparente. Doble cielo parla dello spostarsi dei migranti sulla terra, ma anche del loro trovarsi divisi da una linea di separazione, da un diaframma netto, ma invisibile che separa le due parti dell’albero; cielo contro cielo.Continue Reading..