Tag: A arte Invernizzi

31
Lug

Alan Charlton. Grey Paintings

La galleria A arte Invernizzi inaugura lunedì 17 settembre 2018 alle ore 18.30 una mostra personale dell’artista inglese Alan Charlton, presentata in contemporanea presso Annely Juda Fine Art di Londra.

In questa occasione Charlton ha ideato un progetto che collega idealmente le gallerie pur presentando due percorsi espositivi indipendenti.
Le opere scelte dall’artista in relazione agli spazi della galleria A arte Invernizzi tracciano per punti salienti i diversi momenti della sua ricerca – legata sin dal 1969 all’indagine delle molteplici potenzialità dei monocromi di colore grigio messi in relazione con l’ambiente circostante e con eterogenee modulazioni di luce – sino a giungere ad opere realizzate appositamente per questa mostra.
Nelle sale al piano superiore sono esposte opere significative degli anni Novanta quali 5 Vertical partse 10 Vertical parts (1993); lavori che sondano diverse possibilità geometriche e cromatiche a partire dalla lettura d’insieme di più elementi rettangolari, identici tra loro, presentati in sequenza lungo la parete. L’utilizzo di serie di tele installate a muro porta, durante il primo decennio degli anni Duemila, alla realizzazione dei Pyramid Grid Paintingse dei Triangle Grid Paintings, in cui i diversi elementi concorrono a delineare la forma di un triangolo, e pone le basi per i successivi Triangle Paintings,costituiti da un’unica tela di forma triangolare che, nella loro più recente evoluzione, giungono a suggerire la struttura del triangolo, come forma geometrica parcellizzata, visibile in opere quali Triangle in 5 Parts(2016).
Al piano inferiore si trovano i lavori realizzati appositamente per questa esposizione, che costituiscono un’analisi ulteriore della struttura dell’opera, che qui si presenta tronca nella parte culminante della forma triangolare e origina opere trapezoidali. Come scrive Antonella Soldaini: “per tutta l’opera di Charlton in generale, quello che colpisce è la forte fisicità. L’assoluta mancanza di qualsiasi referenzialità, l’autonomia, la loro coerenza e il modo con cui si impongono all’occhio di chi le osserva, creano un’atmosfera enigmatica, tanto più sfuggente quanto più la si cerchi di catturare. […] Confrontandoci con la dimensione atemporale di queste tele, con il loro esserci qui ed ora, veniamo a contatto, per antitesi, con la nostra finitezza, i nostri limiti e la nostra fragilità”.

In occasione della mostra verrà pubblicata, in collaborazione con la galleria Annely Juda Fine Art, una monografia bilingue con un saggio di Antonella Soldaini, testi di Barry Barker e Emile Charlton e un aggiornato apparato iconografico e bio-bibliografico.

ALAN CHARLTON. GREY PAINTINGS
CATALOGO CON SAGGIO DI: ANTONELLA SOLDAINI
TESTI DI: BARRY BARKER E EMILE CHARLTON

INAUGURAZIONE LUNEDÌ 17 SETTEMBRE 2018  ORE 18.30

A ARTE INVERNIZZI
VIA DOMENICO SCARLATTI 12  20124  MILANO  ITALY
TEL. FAX +39 02 29402855  info@aarteinvernizzi.it

PERIODO ESPOSITIVO:17 SETTEMBRE – 8 NOVEMBRE 2018
ORARI: DA LUNEDÌ A VENERDÌ 10-13  15-19, SABATO SU APPUNTAMENTO

11
Lug

Günter Umberg. De Pictura

La galleria A arte Invernizzi ha inaugurato la mostra Günter Umberg. De pictura. Come per le precedenti esposizioni tenutesi in galleria a partire dal 1997, anche in questa occasione l’artista tedesco ha ideato un percorso espositivo mirato e specifico, che mette in relazione diretta le opere e l’ambiente circostante.

Sin dagli anni Settanta Günter Umberg indaga ed interpreta il tema del monocromo creando opere che si definiscono come presenze pienamente corporee nello spazio, lavori che l’artista ottiene sovrapponendo pigmenti puri di colore fissati con resine. Umberg stende i pigmenti in modo verticale e orizzontale alternato, fino a che ciò che appare visibile a chi osserva il suo lavoro non è più un insieme di strati di pittura sovrapposti ma un corpo “altro”, completamente indipendente.
Come scrive Serge Lemoine: ”Questa pittura che sta a contatto diretto col muro, e che non ha nulla a che vedere con un quadro da cavalletto, è la caratteristica tipica del modo di fare arte di Günter Umberg: una struttura semplice, un colore, una superficie uniforme, un supporto molto sottile, privo di materialità. L’opera non lascia emergere alcuna composizione, non ha una struttura e non ha corpo. È una sola ed unica entità, al contempo superficie e profondità, generatrice di uno spazio immateriale”.
Le superfici dei diversi Ohne Titel esposti negli spazi della galleria, sia singolarmente che nei Plan, insiemi organizzati di più elementi, vibrano dell’eco di profondità insondabili e si mostrano cariche di materia, quasi emanassero un’energia sufficiente a mutare la percezione degli ambienti in cui sono installate.

In occasione della mostra è stato pubblicato un volume che ripercorre le diverse esposizioni che a partire dalla metà degli anni Novanta si sono tenute sia presso la galleria A arte Invernizzi che in musei e spazi pubblici, con un saggio introduttivo di Serge Lemoine, testi di Paolo Bolpagni, Massimo Donà, Carlo Invernizzi, Eva Schmidt e Giorgio Verzotti, la riproduzione delle opere esposte in mostra e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

GÜNTER UMBERG
DE PICTURA

fino al  17 luglio 2018

CATALOGO CON SAGGIO DI SERGE LEMOINE
TESTI DI PAOLO BOLPAGNI  MASSIMO DONÀ
CARLO INVERNIZZI  EVA SCHMIDT  GIORGIO VERZOTTI

A ARTE INVERNIZZI
VIA DOMENICO SCARLATTI 12  20124  MILANO  ITALY
TEL. FAX +39 02 29402855  info@aarteinvernizzi.it

04
Apr

L’OCCHIO FILOSOFICO

La galleria A arte Invernizzi inaugura venerdì 13 aprile 2018 alle ore 18.30 la mostra L’occhio filosofico a cura del filosofo e musicista Massimo Donà, che intende creare un dialogo a tre voci tra arte, poesia e filosofia.

Come scrive Massimo Donà l’esposizione “si propone di far interagire l’occhio ’intellettuale‘ del filosofo e quello ’intuitivo‘ del poeta (entrambi sublimi facitori di parole) con quello ’sensibile‘, e più specificatamente ’visivo‘, dell’artista. Con il proposito di far emergere una serie di magiche corrispondenze; e soprattutto a partire dalla convinzione secondo cui artisti, filosofi, poeti, scrittori e musicisti sarebbero tutti ugualmente impegnati a far luce su un unico ’mistero‘: quello dell’esistere. Si tratta insomma di far emergere le più sottili e invisibili ’concordanze‘, e fors’anche la ’ritmica‘ che lega (logos-legein) in un unico svolgimento le raffinatissime testimonianze ‘discorsive’ di Carlo Invernizzi, quelle di Andrea Emo e quelle visive messe in opera dagli artisti – scelti in base alla specifica attenzione costantemente rivolta da ognuno di loro a ciò che, solo, può lasciar trasparire quanto, del reale, continua imperterrito a ’resistere‘ ad ogni volontà di addomesticante traduzione, costringendoci a cominciare ogni volta da capo. Situandoci in quella condizione impossibile, nonché inesperibile, per quanto necessaria e fors’anche esaltante, che, sola potrà forse rendere ragione del nostro altrimenti ’insensato‘ sentirci ’creatori‘“.

In quest’occasione gli scritti di Massimo Donà, del poeta Carlo Invernizzi e del filosofo Andrea Emo sono messi in relazione attiva con le opere esposte. Il percorso si articola sui due piani della galleria con l’intento di far emergere le possibili connessioni, relazioni e consonanze tra diversi linguaggi e ricerche. Così i lavori di Rodolfo Aricò, Carlo Ciussi, Philippe Decrauzat, Riccardo De Marchi, François Morellet, Mario Nigro, Pino Pinelli, Bruno Querci, Mauro Staccioli, Niele Toroni e Michel Verjux presenti al piano superiore sono messi in ideale connessione con la sezione pensata per la sala al piano inferiore, in cui si trovano le opere di Gianni Asdrubali, Nicola Carrino, Alan Charlton, Dadamaino, Nelio Sonego e Günter Umberg.

Durante l’inaugurazione della mostra Massimo Donà terrà un concerto con il suo Trio (composto, oltre che da Donà, alla tromba, da Michele Polga al sax tenore e da Davide Ragazzoni alla batteria). La performance jazzistica vedrà il trio impegnato, oltre che nell’esecuzione di alcune composizioni originali, anche a dialogare in modo estemporaneo con la voce di Tommaso Trini e con quella dello stesso Donà – chiamati, tutti insieme, a disegnare un’altra magica “relazione”: quella tra parola e suono. Forse, a dimostrazione del fatto che L’occhio filosofico non sarebbe tale se non invitasse tutte le più diverse forme espressive a connettersi per restituire, come in un’unica sinfonia, qualcosa che assomigli il più possibile al “ritmo originario” dell’esistere.

In occasione della mostra verrà pubblicato un volume con la riproduzione delle opere in mostra, un saggio introduttivo di Massimo Donà, poesie e scritti di Carlo Invernizzi, scritti di Andrea Emo e Massimo Donà e un apparato biografico.

MOSTRA: L’Occhio Filosofico
A CURA DI: Massimo Donà
ARTISTI ESPOSTI: Rodolfo Aricò, Gianni Asdrubali, Nicola Carrino, Alan Charlton, Carlo Ciussi, Dadamaino, Philippe Decrauzat, Riccardo De Marchi, François Morellet, Mario Nigro, Pino Pinelli, Bruno Querci, Nelio Sonego, Mauro Staccioli, Niele Toroni, Günter Umberg, Michel Verjux
PERIODO ESPOSITIVO: 13 aprile – 16 maggio 2018

Inaugurazione venerdì 13 aprile 2018  ore 18.30

PERFORMANCE DI MUSICA E PAROLE CON MASSIMO DONÀ,
TOMMASO TRINI, MICHELE POLGA E DAVIDE RAGAZZONI

A Arte Studio Invernizzi 

via D. Scarlatti, 12 Milano
lun-ven 10-13 e 15-19, sab su appuntamento
ingresso libero

Immagine: Michel Verjux, Poursuite du sol au plafond, centrée dans l’escalier, 2001

08
Feb

Carlo Ciussi. La pittura come fisicità del pensiero

La galleria A arte Invernizzi inaugura mercoledì 7 febbraio 2018 alle ore 18.30 una mostra personale di Carlo Ciussi in occasione della quale vengono presentate opere degli anni Sessanta e Settanta in dialogo con lavori degli anni Novanta. Il percorso epositivo comprende anche una selezione di opere realizzate nel 1965 recentemente esposte presso la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia nell’ambito di “Postwar Era. Una storia recente”.

Come scrive Francesca Pola: “Carlo Ciussi ha interpretato l’arte come visione attiva del mondo, e come fisicità di un pensiero che non accetta alcuna neutralità di contenuto o decorativismo di forma, ma si pone come visione positiva possibile della realtà, ricreando costantemente nuovi spazi di espressione umana. È di questo paradosso che vive la sua opera, volutamente pensata per non essere categorizzabile secondo schemi correnti o canoni precostituiti, quanto come inesorabile e inesausta trasformazione dell’universo: dare corpo al pensiero come azione che interpreta il mondo. Senza descriverlo, ma per ricrearlo, in un incessante divenire che procede, senza soluzione di continuità, dall’esistenza stessa. (…) È in questa densità dell’immagine, che visualizza il mentale dell’uomo non semplicemente come portato razionale, quanto come complessità biologico-evolutiva del nostro immaginare e costruire civiltà, che si ritrova la più evidente continuità del lavoro di Ciussi. Nella sua opera, il palpitare dei segni o le scansioni degli spazi sono la struttura stessa della realtà, in un intenzionale coincidere di microcosmo e macrocosmo per cui l’immagine è frammento e soglia dell’infinito divenire dell’universo”.

Nelle opere appartenenti alla seconda metà degli anni Sessanta esposte al primo piano della galleria l’artista, attraverso intrecci tra elementi geometrici primari, suggerisce le forme del cerchio e del quadrato seguendo traiettorie che occupano solo in parte lo spazio della tela. In altri lavori, realizzati negli anni immediatamente successivi, le stesse forme si sviluppano in profondità, si sovrappongono in diverse aree di colore sino a giungere ad inserirsi le une nelle altre. Nella visione d’insieme proprio l’utilizzo che Carlo Ciussi fa delle cromie diviene una chiave elementare di lettura ed esse costruiscono, ritmandolo, l’equilibrio della struttura stessa dell’immagine. Questa stessa geometria connaturata al colore, che muta pur rimanendo sempre fedele a se stessa, diviene negli anni Novanta segno lineare, che si staglia su tutta la superficie in un all over senza soluzione di continuità. Opere tridimensionali quali Colonne e Struttura a cinque elementi(210×700 cm), le cui superfici vengono attraversate da una pluralità di linee rette spezzate che si intrecciano e si sovrappongono, si ergono nello spazio al piano inferiore della galleria e si ridefiniscono alla luce di una fisicità più marcata, acuendo in modo più evidente il dialogo con l’ambiente architettonico circostante.

In occasione della mostra verrà pubblicato un volume contenente la riproduzione delle opere in mostra, un saggio di Francesca Pola, una poesia di Carlo Invernizzi e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

Carlo Ciussi. La pittura come fisicità del pensiero
catalogo con saggio di Francesca Pola
7 febbraio – 29 marzo 2018

A Arte Studio Invernizzi 

via D. Scarlatti, 12 Milano
lun-ven 10-13 e 15-19, sab su appuntamento
ingresso libero

Immagine: Carlo Ciussi. Struttura a cinque elementi, 1996 Olio su tela, 210×700 cm Courtesy A arte Invernizzi, Milano. Foto Bruno Bani, Milano

16
Nov

Bruno Querci. Energicoforma

La galleria A arte Invernizzi inaugura martedì 21 novembre 2017 alle ore 18.30 una mostra personale di Bruno Querci, in occasione della quale viene presentato un percorso espositivo che, attraverso la compresenza di lavori degli anni Ottanta e opere recenti, mette in luce gli snodi cruciali del percorso creativo dell’artista. Sin dagli albori del suo “fare pittura” Querci, protagonista di quella tendenza artistica che Filiberto Menna definì a metà anni Ottanta come “astrazione povera”, restituisce sulla superficie delle tele un articolato gioco di pesi percettivi in cui la dislocazione dei diversi piani definisce una complessa condizione di equilibrio, sempre diversa. Opere come “Incombente” (1985), “Insieme” (1985) e “Pittura” (1985), che si trovano al primo piano della galleria, mostrano come sin dal momento germinale della ricerca emerga la tendenza dell’artista a cercare di fissare il “confine di quella forma che sempre sfugge”. Il rapporto tra visibile e invisibile, che resta una tematica fondamentale di riflessione anche nelle opere recenti, si determina a partire dal vuoto, cioè dalla scelta di ridurre, e quindi di costruire attraverso la sottrazione degli elementi presenti sulla superficie. L’idea di pittura che emerge da lavori quali “Minimo” (1986) e “Luogo” (1985) è quella di un potenziale dialogo con l’infinito, in cui la luce, da un lato definisce e attiva la sembianza delle forme, dall’altro crea la possibilità di percepire in chiave sempre diversa il valore tattile delle cromie. Querci stende infatti più mani sovrapposte di pittura, bianca e nera, procedimento che determina tuttavia un “effetto di annullamento del tessuto della tela, restituendo superfici come prive di supporto materiale”. I lavori recenti, realizzati e presentati per la prima volta in questa occasione espositiva, perseguono una maggiore radicalità e si mostrano più geometricamente essenziali allo sguardo dell’osservatore. La compresenza tra i lavori esposti al piano superiore e “Geometrico luce” (2017), “Geometrico naturale” (2017), “Dinamico forma” (2017) e “Gotico naturale” (2017), rende ancor più evidente come l’artista si sia spinto sempre più a fondo nella descrizione di un potenziale dialogo con l’infinito, in cui la forma si struttura al punto tale da divenire un “unicum” con l’assenza, quella intrinseca, quella della forma stessa. Querci si è lasciato, e si lascia condurre dalla necessità che ciò che appare guidi “la mano dell’artista finché la forma-informe non appare, fino a che egli non rende liberi sé e l’opera riuscendo a volere ciò che la necessità di quest’ultima gli impone di volere”.
In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo contenente la riproduzione delle opere in mostra, un saggio di Davide Mogetta, una poesia di Carlo Invernizzi e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

Bruno Querci. Energicoforma
Inaugurazione: martedì 21 novembre ore 18.30
21 NOVEMBRE 2017 – 31 GENNAIO 2018

A Arte Studio Invernizzi 
via D. Scarlatti, 12 Milano
lun-ven 10-13 e 15-19, sab su appuntamento
ingresso libero

Immagine: Infinitotraccia, 2010. Acrilico su tela, 300×230 cm. Courtesy A arte Invernizzi, Milano. Foto Bruno Bani, Milano

15
Set

Lesley Foxcroft. New Works in m.d.f. and Rubber

La galleria A arte Invernizzi inaugura giovedì 21 settembre 2017 alle ore 18.30 una mostra personale di Lesley Foxcroft, in occasione della quale saranno esposte opere realizzate appositamente per gli spazi della galleria.

Nella prima sala del piano superiore si trovano lavori in gomma industriale, quali Folds e Knotted, materiale relativamente nuovo per l’artista inglese, che tuttavia lavora da sempre con materie prime semplici e basilari dall’uso fondamentalmente quotidiano – quali carta, cartoncino e MDF. In queste opere come anche nell’installazione Eye level, presente nel secondo ambiente del piano superiore, Foxcroft utilizza un linguaggio essenziale e rigoroso per manipolare la materia e creare forme non comunemente ad essa associate. La capacità di evidenziare delle caratteristiche del materiale meno note rispetto alle qualità che ne risultano evidenti dall’utilizzo quotidiano, appare evidente anche in Stacked o Milan corner e negli altri lavori esposti al piano inferiore della galleria e realizzati in MDF. Foxcroft riesce a combinare la flessibilità della materia prima in un equilibrio perfetto con la semplicità degli elementi funzionali – quali uncini, asole, morsetti o viti – tanto da creare una nuova entità, un nuovo insieme, che guida la percezione in modo nuovo, chiaro e logico-razionale.

In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo contenente la riproduzione delle opere in mostra, una poesia di Carlo Invernizzi e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

Lesley Foxcroft. New Works in m.d.f. and Rubber
21 settembre – 8 novembre 2017
da lunedì a venerdì 10-13, 15-19
sabato su appuntamento
Inaugurazione: giovedì 21 settembre 2017 ore 18.30

A Arte Studio Invernizzi
via D. Scarlatti, 12 Milano
ingresso libero

Immagine: Lesley Foxcroft, Standpoint, 2015, MDF nero, 280×35 cm © A arte Invernizzi, Milano. Foto Bruno Bani, Milano

11
Apr

FRANÇOIS MORELLET. Mappe visive

La galleria A arte Invernizzi inaugura martedì 23 maggio 2017 alle ore 18.30 una mostra personale di François Morellet, protagonista dell’arte internazionale sin dagli anni Cinquanta. La collaborazione con l’artista francese, iniziata nel 1994 con l’esposizione Dadamaino Morellet Uecker tenutasi in occasione dell’apertura della galleria, ha portato negli anni alla realizzazione di numerose mostre personali sia in Italia che all’estero e, a un anno dalla scomparsa del maestro, questa esposizione desidera mettere in luce il suo peculiare e personalissimo approccio al “fare arte”, ripercorrendo l’ultimo decennio della sua ricerca.

Nella prima sala del piano superiore sono esposte le ultime opere realizzate nel 2016, appartenenti al ciclo “3D concertant”, in cui le direttrici nere, tratteggiate seguendo diverse gradazioni angolari, pervadono lo spazio bianco della tela e guidano l’occhio verso l’illusione ottica della terza dimensione. La combinazione tra rigore sistematico e incessante curiosità per la sperimentazione, che è una costante nella ricerca di Morellet, è evidente anche nella serie “Desarcticulation” (2012), visibile nella stessa sala, in cui le superfici e il semicerchio dipinto si accostano e si sovrappongono su due differenti tele accostate, celando il reale con la geometria ed aprendo la via a molteplici percorsi visivi. Attraverso la combinazione di dissimili soluzioni linguistiche, di cui i titoli sono parte fondamentale, François Morellet crea un senso di continuo spaesamento che genera visioni ambivalenti, come nel caso di Lunatique neonly 4 quarts n.11 (2002). Qui i tubi al neon, la cui forma suggerisce quattro segmenti del medesimo cerchio, si adagiano intersecandosi sulla tela, anch’essa circolare, fino a sconfinarne in un ironico gioco di rimandi visivi e illusione percettiva.

Al piano inferiore della galleria si trovano i lavori del ciclo “π piquant neonly” (2005-2007) in cui i neon si svincolano dal limite imposto dal perimetro delimitato dalla tela e si definiscono liberamente nello spazio. La luce bianca e azzurra diviene, in questi lavori, elemento costitutivo. Le rette si susseguono in un andamento spezzato eppure continuo acquisendo una valenza costruttiva, anche a livello formale, che si traduce nella possibilità di una percezione consapevole, seppur pervasa da un persistente senso di ambiguità.

In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue contenente la riproduzione delle opere in mostra, un saggio di Massimo Donà, una poesia di Carlo Invernizzi e un aggiornato apparato bio- bibliografico.

A Arte Studio Invernizzi
via D. Scarlatti, 12 Milano
lun-ven 10-13 e 15-19, sab su appuntamento
ingresso libero

FRANÇOIS MORELLET
INAUGURAZIONE MARTEDÌ 23 MAGGIO 2017 ORE 18.30
CATALOGO CON SAGGIO DI: MASSIMO DONÀ
PERIODO ESPOSITIVO: 23 MAGGIO – 12 LUGLIO 2017
ORARI: DA LUNEDÌ A VENERDÌ 10-13 15-19, SABATO SU APPUNTAMENTO

François Morellet_Desarcticulation n°1, 2012 1/3_Olio su acrilico su tela su legno, 138x162x37 cm© A arte Invernizzi, Milano

20
Feb

Mario Nigro. Dal ‘ritmo verticale’ al ‘tempo totale’

La galleria A arte Invernizzi inaugura giovedì 23 febbraio 2017 alle ore 18.30 una mostra personale di Mario Nigro (Pistoia 1917 – Livorno 1992) che, in occasione del centenario dalla sua nascita, ripercorre il momento germinale di tutta la sua esperienza artistica, il ventennio che va dal 1948 al 1968.
L’esposizione presenta il percorso fondamentale dell’artista, dal suo Ritmo verticale del 1948 fino alle opere esposte alla XXXIV Biennale Internazionale d’Arte di Venezia del 1968.
Nella prima sala del piano superiore della galleria sono esposte opere realizzate a partire dal 1950. Questi lavori, dal ciclo “Scacchi”, testimoniano un momento di maturazione del linguaggio dell’artista, già orientato verso un interesse percettivo più dinamico e penetrante, che prelude, con l’accentuazione dell’elemento diagonale nel 1952, alla serie dello “Spazio totale”. Negli ambienti successivi dello stesso piano si trovano opere che ripercorrono l’evoluzione creativa di Mario Nigro, a partire dal Ritmo verticale del 1948, che elaborano e analizzano le sue prime suggestioni astratto-costruttive, fino al superamento della bidimensionalità del quadro in una nuova tensione tra spazio e forma che si risolve nell’intrecciarsi e accavallarsi dei piani negli “Spazi totali” del 1954.
All’ingresso della galleria è esposta Tempo e spazio: tensioni reticolari: simultaneità di elementi in lotta del 1954. Si tratta di un’opera fondamentale per comprendere i successivi sviluppi della pittura di Mario Nigro in relazione all’approfondimento dei concetti di tempo, simultaneità e progressività che diventeranno essenziali nelle opere degli anni seguenti.
Un’attenzione particolare viene inoltre riservata a un nucleo di opere del 1956. In seguito all’invasione sovietica dell’Ungheria in quell’anno, tutte le certezze politiche e ideologiche dell’artista vengono improvvisamente infrante. Con il crollo dell’utopia sociale che animava il suo lavoro, anche la fiducia nella purezza assoluta della geometria viene meno, lasciando il posto ad un progressivo accentuarsi e poi disgregarsi delle griglie spaziali, fino allo loro totale dissoluzione.
Il percorso espositivo si conclude al piano inferiore dove vengono presentate le opere esposte nella sala personale dell’artista alla XXXIV Biennale Internazionale d’Arte di Venezia del 1968. L’abisso prospettico delle opere precedenti esce dalla bidimensionalità della tela per diffondersi nello spazio, assumendo una dimensione ambientale nell’accumularsi in colonne o nel dispiegarsi lungo le pareti. Questo luogo vivo e pulsante si completa poi nel ritmo musicale sviluppato dal ripetersi dei piccoli tratti di colore che percorrono l’opera a terra dal titolo Le stagioni o dall’infinita tensione espansiva dei “Tralicci”. È in questa rinnovata sinergia tra spazio e tempo che le opere di Nigro raggiungono una totalità immersiva assoluta, nella quale, e durante la quale, lo spettatore si trova calato non tanto in una rappresentazione dell’esistenza ma in una sua concreta e drammatica manifestazione.Continue Reading..

11
Dic

Da vicino. “in ascolto dell’inudibile risuono dell’opera”

La galleria A arte Invernizzi inaugura mercoledì 14 dicembre 2016 alle ore 18.30 la mostra Da vicino. “In ascolto dell’inudibile risuono dell’opera” a cura di Francesca Pola, che presenta esclusivamente opere di piccolo formato a creare una costellazione di linguaggi e visioni contemporanei. L’esposizione propone una particolare modalità esperienziale dell’opera d’arte rispetto a quella riservata alle installazioni monumentali o alle opere di grande dimensione, vale a dire una immedesimazione che nasce dalla relazione diretta, quasi tattile, con la fisicità di questi lavori che, per via delle loro dimensioni, possono appunto essere osservati e compresi tramite una percezione ravvicinata.
Se l’idea di una mostra di opere di piccolo formato può annoverare illustri precedenti storici, che vanno dalla Boîte-en-valise di Marcel Duchamp, ai Microsalon parigini di Iris Clert, alle proposte itineranti di sculture da viaggio e arte moltiplicata di Bruno Munari e Daniel Spoerri, essa non pone tuttavia l’accento sugli aspetti “portatili” dell’opera di queste dimensioni, che la rendono spesso la materializzazione di un’idea che appunto si può spostare con facilità. Ad essere privilegiata nel caso di questa mostra è invece l’intimità della relazione che si viene a creare tra osservatore e singolo lavoro, nella necessità di soffermarsi con attenzione su ogni opera per comprenderne i meccanismi creativi, dando luogo a una sorta di immedesimazione per empatia tra osservatore e oggetto. Una componente non secondaria in questo processo di partecipazione è poi naturalmente quella del tempo di fruizione, che si dilata in misura inversamente proporzionale alla dimensione dell’opera stessa.
Le relazioni tra le opere in mostra rispondono a meccanismi di tipo spaziale e associativo, privilegiando quelle personalità creative caratterizzate da una riduzione significante che da sempre costituiscono l’asse portante dei programmi espositivi della galleria. Una proposta di avvicinamento non scontata, nella quale la sequenzialità non è sinonimo di serialità, così come iterazione non significa ripetizione.

In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue con un saggio introduttivo di Francesca Pola, la riproduzione delle opere in mostra e poesie di Carlo Invernizzi che partecipano della stessa empatia umana: a una sua frase, è anche ispirato il sottotitolo della mostra, che sottolinea appunto “l’inudibile risuono dell’opera”, percepibile solo in questo “avvicinamento di attenzione”.

Inaugurazione mercoledì 14 dicembre 2016 ore 18.30Continue Reading..

18
Set

NICOLA CARRINO

A arte Invernizzi

NICOLA CARRINO
DE/RI/COSTRUTTIVITÁ. PROGETTO A ARTE INVERNIZZI. DISEGNI. RILIEVI. SCULTURE.
2 AMBIENTI. 1959.2016.

Inaugurazione LUNEDI 26 SETTEMBRE 2016 ore 18.30

La galleria A arte Invernizzi inaugura lunedì 26 settembre 2016 alle ore 18.30 De/Ri/Costruttività. Progetto A arte Invernizzi. Disegni. Rilievi. Sculture. 2 Ambienti. 1959.2016., una mostra personale di Nicola Carrino a carattere antologico. Processo unitario determinato in due ambienti conseguenti in rapporto con lo spazio della galleria.

“Ricostruttività. Reconstructing City. Ricostruttivo 1/69 E.2016. Tutte le arti concorrono alla Città. Fa urbanistica lo scultore, fa urbanistica il pittore, fa urbanistica persino colui che compone una pagina tipografica. La scultura è la forma del luogo, anzi il luogo stesso. Sono i principi che unitariamente richiamano e governano la mia visione del fare, produrre, pensare, comunicare l’arte. La scultura non è produzione di oggetti, ma comunicazione di pensiero. In questo l’oggetto è indispensabile. Tra l’architettura e la scultura, lo scarto è solo nella dimensione oggettuale. Intorno all’oggetto realizzato si mostra e si realizza nel pensiero, l’idea, la virtualità e la realtà dell’essere. Dell’esistente. Del suo affermarsi e procedere. L’arte è processo dinamico evolutivo del reale. I ‘Costruttivi Trasformabili’ sono organismi plastici modulari che svolgono azione processuale nel tempo e nello spazio della realtà contingente. L’artista comunica negli spazi dell’estetico nella possibilità propria della ricerca, e quindi nel luogo pubblico dell’estensivo urbano comunicativo. Con la presenza e il pluriaccostarsi delle unità generanti modulari. Nei blocchi possibili aggregativi. Nella dispersione della virtualità propalatrice. Ridefinendosi di volta in volta Ricostruttivamente. Nel Costruirsi, Decostruirsi, Ricostruirsi urbano ed urbanistico. Quale contenitore aggregativo di forme e dell’esistente civile, sociale e politico”, così scrive Nicola Carrino nel testo introduttivo alla mostra.

In tal senso, il primo Ambiente al piano superiore della galleria ripercorre l’iter creativo dell’artista, partendo da Progetto Spazio aperto (Realtà n.2) del 1959 e dai primi “Costruttivi” del 1963, passando alle “Strutturazioni plastiche” e “Strutture modulari” del 1964 e 1965 e quindi all’insieme costruttivo “Trasformazione dello spazio/Ellissi”, “Ellissi”, “Costruttivi/Ellissi”, con opere in parte già esposte nella sala personale alla Biennale di Venezia del 1986.

Conseguentemente il secondo Ambiente al piano inferiore, determina lo spazio con 13 differenti “Situazioni Reconstructing City” dell’attuale Costruttivo 1.69 E. 2016, organismo plastico trasformabile, composto da 57 moduli scalari in acciaio inox, appositamente realizzato per la mostra.Continue Reading..