Tag: A arte Invernizzi

21
Ott

Bruno Querci. Attraverso

La galleria A arte Invernizzi inaugura giovedì 5 novembre 2020 dalle ore 16.30 alle 20.30 la mostra Bruno Querci. Attraverso, secondo appuntamento del ciclo In Divenire. Idea e immagine nella contemporaneità.

Con queste esposizioni si vuole indagare il rapporto tra progetto e opera in chiave inedita e attualizzante mostrando sia la specificità individuale, storica, contestuale delle scelte dei singoli artisti, sia l’attualità che il loro procedere creativo oggi rappresenta. In divenire appunto, tra ciò che è stato e ciò che sarà: in divenire, tra idea e immagine.

“Il mio lavoro – scrive Bruno Querci – è ed è sempre stato, fin dal suo inizio, caratterizzato dalla ricerca della naturalità dell’immagine, dalla involontarietà del risultato, dalla corrispondenza di modelli formativi a me consoni al di là dei fatti contingenti storico-culturali. Non è che l’artista non debba essere nel suo tempo cronologico, ma penso che abbia proprie necessità-visioni, elementi atemporali che devono essere espressi. Fin da subito ho lavorato con mezzi minimi, azzerando cromaticamente l’immagine, perseguendo la mia necessità e approdando alla bicromia bianco/nero, che io considero elemento formativo e non cromatico. Il nero per me è materia, soggettività, vissuto. Il bianco è luce, utensile stesso per formare l’immagine. Questo incontro/scontro con gli elementi minimi, basici della pittura crea un dinamismo sulla superficie. Da primo erano apparse forme archetipe, primordiali, come ad azzerare il conosciuto, a far germinare elementi nuovi, nuove possibilità. Successivamente questi elementi si sono fusi, creando una dialettica sulla superficie dove le possibilità espressive, rese libere, sono diventate infinite e caratterizzano il mio lavoro anche nel presente. Nella sala al piano superiore della galleria, ho voluto esporre Attraverso (1986) opera che rappresenta significativamente il passaggio della prima fase archetipo/germinale del mio ‘fare’ ad una apertura globale, ad una articolazione dell’immagine stessa. Questo lavoro mi ha permesso di capire l’alternanza tra forma finita e forma infinita, ad innescare la dialettica pieno/vuoto sulla superficie stessa. Altro elemento importante del mio lavoro è stato ed è il disegno, il progetto, che è per me elemento fondamentale, dove l’opera può formarsi e rendersi possibile evidenziandone la possibilità futura.”

Durante l’inaugurazione alle ore 19.15 verrà presentato il catalogo “Bruno Querci”, con testi di Hans Günter Golinski, Paolo Bolpagni e Francesca Pola, pubblicato in occasione della mostra A Darker Shade of Black che si terrà dal 24 ottobre 2020 al 10 gennaio 2021 presso il Kunstmuseum di Bochum.

Per partecipare alla presentazione del catalogo è necessario prenotarsi scrivendo a info@aarteinvernizzi.it entro mercoledì 4 novembre 2020.

A ARTE INVERNIZZI
VIA DOMENICO SCARLATTI 12  20124  MILANO  ITALY
TEL. FAX +39 02 29402855  info@aarteinvernizzi.it

In Divenire. Idea e immagine nella contemporaneità 2
Bruno Querci. Attraverso

inaugurazione giovedì 5 novembre 2020  dalle 16.30 alle 20.30

INGRESSO CONTINGENTATO NEL RISPETTO DEI PROTOCOLLI DI SICUREZZA PER IL CONTRASTO E CONTENIMENTO DEL VIRUS COVID-19

fino al 17 novembre 2020
ORARI: DA LUNEDÌ A VENERDÌ 10-13  15-19 SABATO SU APPUNTAMENTO

23
Giu

Alan Charlton. Il respiro del limite

La galleria A arte Invernizzi inaugura mercoledì 1 luglio 2020 dalle ore 15 alle ore 20 Alan Charlton. Il respiro del limite il primo appuntamento del ciclo di mostre In Divenire. Idea e immagine nella contemporaneità.

Come possiamo leggere e definire il progetto di un’opera, l’idea di un’immagine, oggi, nella dimensione “aumentata” del nostro agire quotidiano ed operare creativo? Esiste un’autonomia e una significazione del progetto, nell’immersività partecipata e distratta dell’era post-digitale? Come possiamo ripensare e ridefinire questa relazione alla luce delle inedite coordinate di spaziotempo ed esperienza che viviamo nell’oggi? In questa dimensione “espansa” dei sensi e della mente, quale significato assume il “progettare” quelle presenze di scarto, di interrogazione, di soglia su un altrove che sono le opere d’arte? Con queste esposizioni si cercherà di indagare il rapporto tra progetto e opera in chiave inedita e attualizzante: mostrando sia la specificità individuale, storica, contestuale delle scelte dei singoli artisti, sia l’attualità che il loro procedere creativo oggi rappresenta. In divenire appunto, tra ciò che è stato e ciò che sarà: in divenire, tra idea e immagine.
In questa occasione verrà presentata, nella sala al piano superiore, Pyramid Grid Painting (2011) opera emblematica per comprendere la relazione che nel lavoro di Alan Charlton si articola tra idea e immagine: il lavoro, costituito da undici tele monocrome grigie della medesima tonalità e disposte a costituire una piramide rovesciata, è infatti preceduto da un progetto a collage, nel quale proporzionalità e cromie si riconoscono analoghe, ma il cui risultato fenomenico ed esperienziale risulta di natura completamente differente. In una conversazione di alcuni anni fa, proprio a una domanda sul ruolo del progetto nel suo lavoro, Charlton mi rispondeva con la consueta naturalezza densa di pensiero: “Fare il disegno è una cosa, ma poi, quando lo realizzi, diventa un’opera completamente differente”. (Francesca Pola)

In occasione di questa inaugurazione sarà possibile visitare anche la mostra in corso Pino Pinelli. Frammentità a cura di Giorgio Verzotti.

IN DIVENIRE
IDEA E IMMAGINE NELLA CONTEMPORANEITÀ 1

ALAN CHARLTON
IL RESPIRO DEL LIMITE

A CURA DI FRANCESCA POLA

INAUGURAZIONE
MERCOLEDÌ 1 LUGLIO 2020
DALLE 15 ALLE 20

INGRESSO CONTINGENTATO NEL RISPETTO DEI PROTOCOLLI DI SICUREZZA
PER IL CONTRASTO E CONTENIMENTO DEL VIRUS COVID-19

LA MOSTRA SI PUÒ VISITARE
DA LUNEDÌ A VENERDÌ 10 – 13 | 14 – 18

A ARTE INVERNIZZI
VIA DOMENICO SCARLATTI 12  20124  MILANO  ITALY
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11
Nov

Dadamaino – Dare tempo allo spazio

La galleria A arte Invernizzi inaugura giovedì 28 novembre 2019 alle ore 18.30 una mostra personale di Dadamaino (Milano 1930 – 2004), che ripercorre i diversi momenti della ricerca dell’artista mettendo in luce l’unitarietà e la continuità che ne hanno segnato le scelte estetiche e personali nel corso del tempo.

“Nella feconda stagione di radicali azzeramenti linguistici – scrive Bruno Corà – a cavallo tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio del 1960, accanto alle proposte degli artefici di Azimuth Piero Manzoni ed Enrico Castellani, trova posto l’azione affiancatrice dell’opera di Dadamaino, integra figura tra quelle emerse dalla tensione spazialista avviata da Fontana. Ma, non diversamente da quegli artisti, Dadamaino raggiunge rapidamente un’autonomia linguistica autorevole e autonoma”.

All’ingresso della galleria si trova l’opera Oggetto ottico-dinamico (1962), in cui le diverse tessere in alluminio applicate su tavola dall’artista creano delle “scacchiere” variabili che guidano lo sguardo attraverso percezioni illusorie. Al primo piano della galleria sono esposti tre lavori appartenenti al ciclo de “La Ricerca del colore” (1967) in cui l’artista ha approfondito il rapporto che viene ad instaurarsi fra diverse coppie di colori combinate, in termini quantitativi e qualitativi, utilizzando i sette colori dello spettro (rosso, arancio, giallo, verde, celeste, blu e violetto) associati con bianco, nero e marrone. Nella stessa sala sono presenti anche due tavole del ciclo “Cromorilievi” (1974), in cui l’intenzionalità pittorica emerge, più che dalla variazione dei toni, dalla disposizione degli elementi geometrici utilizzati da Dadamaino per creare molteplici effetti dinamici e luministici che alludono alla profondità visiva. Nella seconda sala del piano superiore si trovano i lavori del ciclo “L’inconscio razionale” (1975-1977), in cui l’intreccio perpendicolare di linee orizzontali e verticali, che affiorano e si nascondono in modo discontinuo sulla superficie, si apre a componenti nuove, più legate a criteri irrazionali e inconsci. Negli ambienti successivi dello stesso piano sono esposte opere appartenenti alla serie dei “Volumi”, che l’artista ha realizzato tra il 1958 e il 1960, e che si differenziano in diverse tipologie, in relazione al numero dei fori realizzati sulla tela, fino a giungere ai “Volumi a moduli sfasati” (1960) in cui la superficie trasparente viene movimentata dalla fitta successione di fori regolari, praticati su fogli di materiale plastico sovrapposti. La riflessione sul segno che Dadamaino avvia con “L’inconscio razionale” viene maggiormente indagata al piano inferiore della galleria, dove nelle opere appartenenti al ciclo “Costellazioni” (1984-1987) – tra cui Ennetto, presentato alla XI Quadriennale di Roma del 1986 – si può notare una maggiore e progressiva apertura nel rapporto con lo spazio, in cui viene meno la dipendenza rispetto alla struttura lineare della scrittura. Il segno diviene via via una traccia, senza un preciso ordine di svolgimento, e si identifica come pura energia senza un inizio e una fine. Così, quasi fossero solchi nella superficie, i tratti che percorrono le opere della serie “Passo dopo passo” (1988-1990), “Il movimento delle cose” (1990-1996) e dei successivi “Sein und Zeit” (1997-2000), attraverso un minuto e costante proliferare di segni sulla superficie trasparente del poliestere, racchiudono il rapporto tra l’infinitamente piccolo del gesto preciso e chiuso nel momento definito dall’accadimento e l’infinitamente grande del tempo nel suo continuo scorrere.

In occasione della mostra verrà pubblicato un volume bilingue che ripercorrerà l’iter creativo di Dadamaino dalla fine degli anni Cinquanta al 2000, con la riproduzione delle opere in mostra, un saggio introduttivo di Bruno Corà, una poesia di Carlo Invernizzi e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

DADAMAINO. DARE TEMPO ALLO SPAZIO
VOLUME CON SAGGIO DI: BRUNO CORÀ
PERIODO ESPOSITIVO: 28 NOVEMBRE 2019 – 5 FEBBRAIO 2020
ORARI: DA LUNEDÌ A VENERDÌ 10-13 15-19, SABATO SU APPUNTAMENTO

A ARTE INVERNIZZI
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Immagine: Costellazioni, 1986

31
Lug

Alan Charlton. Grey Paintings

La galleria A arte Invernizzi inaugura lunedì 17 settembre 2018 alle ore 18.30 una mostra personale dell’artista inglese Alan Charlton, presentata in contemporanea presso Annely Juda Fine Art di Londra.

In questa occasione Charlton ha ideato un progetto che collega idealmente le gallerie pur presentando due percorsi espositivi indipendenti.
Le opere scelte dall’artista in relazione agli spazi della galleria A arte Invernizzi tracciano per punti salienti i diversi momenti della sua ricerca – legata sin dal 1969 all’indagine delle molteplici potenzialità dei monocromi di colore grigio messi in relazione con l’ambiente circostante e con eterogenee modulazioni di luce – sino a giungere ad opere realizzate appositamente per questa mostra.
Nelle sale al piano superiore sono esposte opere significative degli anni Novanta quali 5 Vertical partse 10 Vertical parts (1993); lavori che sondano diverse possibilità geometriche e cromatiche a partire dalla lettura d’insieme di più elementi rettangolari, identici tra loro, presentati in sequenza lungo la parete. L’utilizzo di serie di tele installate a muro porta, durante il primo decennio degli anni Duemila, alla realizzazione dei Pyramid Grid Paintingse dei Triangle Grid Paintings, in cui i diversi elementi concorrono a delineare la forma di un triangolo, e pone le basi per i successivi Triangle Paintings,costituiti da un’unica tela di forma triangolare che, nella loro più recente evoluzione, giungono a suggerire la struttura del triangolo, come forma geometrica parcellizzata, visibile in opere quali Triangle in 5 Parts(2016).
Al piano inferiore si trovano i lavori realizzati appositamente per questa esposizione, che costituiscono un’analisi ulteriore della struttura dell’opera, che qui si presenta tronca nella parte culminante della forma triangolare e origina opere trapezoidali. Come scrive Antonella Soldaini: “per tutta l’opera di Charlton in generale, quello che colpisce è la forte fisicità. L’assoluta mancanza di qualsiasi referenzialità, l’autonomia, la loro coerenza e il modo con cui si impongono all’occhio di chi le osserva, creano un’atmosfera enigmatica, tanto più sfuggente quanto più la si cerchi di catturare. […] Confrontandoci con la dimensione atemporale di queste tele, con il loro esserci qui ed ora, veniamo a contatto, per antitesi, con la nostra finitezza, i nostri limiti e la nostra fragilità”.

In occasione della mostra verrà pubblicata, in collaborazione con la galleria Annely Juda Fine Art, una monografia bilingue con un saggio di Antonella Soldaini, testi di Barry Barker e Emile Charlton e un aggiornato apparato iconografico e bio-bibliografico.

ALAN CHARLTON. GREY PAINTINGS
CATALOGO CON SAGGIO DI: ANTONELLA SOLDAINI
TESTI DI: BARRY BARKER E EMILE CHARLTON

INAUGURAZIONE LUNEDÌ 17 SETTEMBRE 2018  ORE 18.30

A ARTE INVERNIZZI
VIA DOMENICO SCARLATTI 12  20124  MILANO  ITALY
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PERIODO ESPOSITIVO:17 SETTEMBRE – 8 NOVEMBRE 2018
ORARI: DA LUNEDÌ A VENERDÌ 10-13  15-19, SABATO SU APPUNTAMENTO

11
Lug

Günter Umberg. De Pictura

La galleria A arte Invernizzi ha inaugurato la mostra Günter Umberg. De pictura. Come per le precedenti esposizioni tenutesi in galleria a partire dal 1997, anche in questa occasione l’artista tedesco ha ideato un percorso espositivo mirato e specifico, che mette in relazione diretta le opere e l’ambiente circostante.

Sin dagli anni Settanta Günter Umberg indaga ed interpreta il tema del monocromo creando opere che si definiscono come presenze pienamente corporee nello spazio, lavori che l’artista ottiene sovrapponendo pigmenti puri di colore fissati con resine. Umberg stende i pigmenti in modo verticale e orizzontale alternato, fino a che ciò che appare visibile a chi osserva il suo lavoro non è più un insieme di strati di pittura sovrapposti ma un corpo “altro”, completamente indipendente.
Come scrive Serge Lemoine: ”Questa pittura che sta a contatto diretto col muro, e che non ha nulla a che vedere con un quadro da cavalletto, è la caratteristica tipica del modo di fare arte di Günter Umberg: una struttura semplice, un colore, una superficie uniforme, un supporto molto sottile, privo di materialità. L’opera non lascia emergere alcuna composizione, non ha una struttura e non ha corpo. È una sola ed unica entità, al contempo superficie e profondità, generatrice di uno spazio immateriale”.
Le superfici dei diversi Ohne Titel esposti negli spazi della galleria, sia singolarmente che nei Plan, insiemi organizzati di più elementi, vibrano dell’eco di profondità insondabili e si mostrano cariche di materia, quasi emanassero un’energia sufficiente a mutare la percezione degli ambienti in cui sono installate.

In occasione della mostra è stato pubblicato un volume che ripercorre le diverse esposizioni che a partire dalla metà degli anni Novanta si sono tenute sia presso la galleria A arte Invernizzi che in musei e spazi pubblici, con un saggio introduttivo di Serge Lemoine, testi di Paolo Bolpagni, Massimo Donà, Carlo Invernizzi, Eva Schmidt e Giorgio Verzotti, la riproduzione delle opere esposte in mostra e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

GÜNTER UMBERG
DE PICTURA

fino al  17 luglio 2018

CATALOGO CON SAGGIO DI SERGE LEMOINE
TESTI DI PAOLO BOLPAGNI  MASSIMO DONÀ
CARLO INVERNIZZI  EVA SCHMIDT  GIORGIO VERZOTTI

A ARTE INVERNIZZI
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04
Apr

L’OCCHIO FILOSOFICO

La galleria A arte Invernizzi inaugura venerdì 13 aprile 2018 alle ore 18.30 la mostra L’occhio filosofico a cura del filosofo e musicista Massimo Donà, che intende creare un dialogo a tre voci tra arte, poesia e filosofia.

Come scrive Massimo Donà l’esposizione “si propone di far interagire l’occhio ’intellettuale‘ del filosofo e quello ’intuitivo‘ del poeta (entrambi sublimi facitori di parole) con quello ’sensibile‘, e più specificatamente ’visivo‘, dell’artista. Con il proposito di far emergere una serie di magiche corrispondenze; e soprattutto a partire dalla convinzione secondo cui artisti, filosofi, poeti, scrittori e musicisti sarebbero tutti ugualmente impegnati a far luce su un unico ’mistero‘: quello dell’esistere. Si tratta insomma di far emergere le più sottili e invisibili ’concordanze‘, e fors’anche la ’ritmica‘ che lega (logos-legein) in un unico svolgimento le raffinatissime testimonianze ‘discorsive’ di Carlo Invernizzi, quelle di Andrea Emo e quelle visive messe in opera dagli artisti – scelti in base alla specifica attenzione costantemente rivolta da ognuno di loro a ciò che, solo, può lasciar trasparire quanto, del reale, continua imperterrito a ’resistere‘ ad ogni volontà di addomesticante traduzione, costringendoci a cominciare ogni volta da capo. Situandoci in quella condizione impossibile, nonché inesperibile, per quanto necessaria e fors’anche esaltante, che, sola potrà forse rendere ragione del nostro altrimenti ’insensato‘ sentirci ’creatori‘“.

In quest’occasione gli scritti di Massimo Donà, del poeta Carlo Invernizzi e del filosofo Andrea Emo sono messi in relazione attiva con le opere esposte. Il percorso si articola sui due piani della galleria con l’intento di far emergere le possibili connessioni, relazioni e consonanze tra diversi linguaggi e ricerche. Così i lavori di Rodolfo Aricò, Carlo Ciussi, Philippe Decrauzat, Riccardo De Marchi, François Morellet, Mario Nigro, Pino Pinelli, Bruno Querci, Mauro Staccioli, Niele Toroni e Michel Verjux presenti al piano superiore sono messi in ideale connessione con la sezione pensata per la sala al piano inferiore, in cui si trovano le opere di Gianni Asdrubali, Nicola Carrino, Alan Charlton, Dadamaino, Nelio Sonego e Günter Umberg.

Durante l’inaugurazione della mostra Massimo Donà terrà un concerto con il suo Trio (composto, oltre che da Donà, alla tromba, da Michele Polga al sax tenore e da Davide Ragazzoni alla batteria). La performance jazzistica vedrà il trio impegnato, oltre che nell’esecuzione di alcune composizioni originali, anche a dialogare in modo estemporaneo con la voce di Tommaso Trini e con quella dello stesso Donà – chiamati, tutti insieme, a disegnare un’altra magica “relazione”: quella tra parola e suono. Forse, a dimostrazione del fatto che L’occhio filosofico non sarebbe tale se non invitasse tutte le più diverse forme espressive a connettersi per restituire, come in un’unica sinfonia, qualcosa che assomigli il più possibile al “ritmo originario” dell’esistere.

In occasione della mostra verrà pubblicato un volume con la riproduzione delle opere in mostra, un saggio introduttivo di Massimo Donà, poesie e scritti di Carlo Invernizzi, scritti di Andrea Emo e Massimo Donà e un apparato biografico.

MOSTRA: L’Occhio Filosofico
A CURA DI: Massimo Donà
ARTISTI ESPOSTI: Rodolfo Aricò, Gianni Asdrubali, Nicola Carrino, Alan Charlton, Carlo Ciussi, Dadamaino, Philippe Decrauzat, Riccardo De Marchi, François Morellet, Mario Nigro, Pino Pinelli, Bruno Querci, Nelio Sonego, Mauro Staccioli, Niele Toroni, Günter Umberg, Michel Verjux
PERIODO ESPOSITIVO: 13 aprile – 16 maggio 2018

Inaugurazione venerdì 13 aprile 2018  ore 18.30

PERFORMANCE DI MUSICA E PAROLE CON MASSIMO DONÀ,
TOMMASO TRINI, MICHELE POLGA E DAVIDE RAGAZZONI

A Arte Studio Invernizzi 

via D. Scarlatti, 12 Milano
lun-ven 10-13 e 15-19, sab su appuntamento
ingresso libero

Immagine: Michel Verjux, Poursuite du sol au plafond, centrée dans l’escalier, 2001

08
Feb

Carlo Ciussi. La pittura come fisicità del pensiero

La galleria A arte Invernizzi inaugura mercoledì 7 febbraio 2018 alle ore 18.30 una mostra personale di Carlo Ciussi in occasione della quale vengono presentate opere degli anni Sessanta e Settanta in dialogo con lavori degli anni Novanta. Il percorso epositivo comprende anche una selezione di opere realizzate nel 1965 recentemente esposte presso la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia nell’ambito di “Postwar Era. Una storia recente”.

Come scrive Francesca Pola: “Carlo Ciussi ha interpretato l’arte come visione attiva del mondo, e come fisicità di un pensiero che non accetta alcuna neutralità di contenuto o decorativismo di forma, ma si pone come visione positiva possibile della realtà, ricreando costantemente nuovi spazi di espressione umana. È di questo paradosso che vive la sua opera, volutamente pensata per non essere categorizzabile secondo schemi correnti o canoni precostituiti, quanto come inesorabile e inesausta trasformazione dell’universo: dare corpo al pensiero come azione che interpreta il mondo. Senza descriverlo, ma per ricrearlo, in un incessante divenire che procede, senza soluzione di continuità, dall’esistenza stessa. (…) È in questa densità dell’immagine, che visualizza il mentale dell’uomo non semplicemente come portato razionale, quanto come complessità biologico-evolutiva del nostro immaginare e costruire civiltà, che si ritrova la più evidente continuità del lavoro di Ciussi. Nella sua opera, il palpitare dei segni o le scansioni degli spazi sono la struttura stessa della realtà, in un intenzionale coincidere di microcosmo e macrocosmo per cui l’immagine è frammento e soglia dell’infinito divenire dell’universo”.

Nelle opere appartenenti alla seconda metà degli anni Sessanta esposte al primo piano della galleria l’artista, attraverso intrecci tra elementi geometrici primari, suggerisce le forme del cerchio e del quadrato seguendo traiettorie che occupano solo in parte lo spazio della tela. In altri lavori, realizzati negli anni immediatamente successivi, le stesse forme si sviluppano in profondità, si sovrappongono in diverse aree di colore sino a giungere ad inserirsi le une nelle altre. Nella visione d’insieme proprio l’utilizzo che Carlo Ciussi fa delle cromie diviene una chiave elementare di lettura ed esse costruiscono, ritmandolo, l’equilibrio della struttura stessa dell’immagine. Questa stessa geometria connaturata al colore, che muta pur rimanendo sempre fedele a se stessa, diviene negli anni Novanta segno lineare, che si staglia su tutta la superficie in un all over senza soluzione di continuità. Opere tridimensionali quali Colonne e Struttura a cinque elementi(210×700 cm), le cui superfici vengono attraversate da una pluralità di linee rette spezzate che si intrecciano e si sovrappongono, si ergono nello spazio al piano inferiore della galleria e si ridefiniscono alla luce di una fisicità più marcata, acuendo in modo più evidente il dialogo con l’ambiente architettonico circostante.

In occasione della mostra verrà pubblicato un volume contenente la riproduzione delle opere in mostra, un saggio di Francesca Pola, una poesia di Carlo Invernizzi e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

Carlo Ciussi. La pittura come fisicità del pensiero
catalogo con saggio di Francesca Pola
7 febbraio – 29 marzo 2018

A Arte Studio Invernizzi 

via D. Scarlatti, 12 Milano
lun-ven 10-13 e 15-19, sab su appuntamento
ingresso libero

Immagine: Carlo Ciussi. Struttura a cinque elementi, 1996 Olio su tela, 210×700 cm Courtesy A arte Invernizzi, Milano. Foto Bruno Bani, Milano

16
Nov

Bruno Querci. Energicoforma

La galleria A arte Invernizzi inaugura martedì 21 novembre 2017 alle ore 18.30 una mostra personale di Bruno Querci, in occasione della quale viene presentato un percorso espositivo che, attraverso la compresenza di lavori degli anni Ottanta e opere recenti, mette in luce gli snodi cruciali del percorso creativo dell’artista. Sin dagli albori del suo “fare pittura” Querci, protagonista di quella tendenza artistica che Filiberto Menna definì a metà anni Ottanta come “astrazione povera”, restituisce sulla superficie delle tele un articolato gioco di pesi percettivi in cui la dislocazione dei diversi piani definisce una complessa condizione di equilibrio, sempre diversa. Opere come “Incombente” (1985), “Insieme” (1985) e “Pittura” (1985), che si trovano al primo piano della galleria, mostrano come sin dal momento germinale della ricerca emerga la tendenza dell’artista a cercare di fissare il “confine di quella forma che sempre sfugge”. Il rapporto tra visibile e invisibile, che resta una tematica fondamentale di riflessione anche nelle opere recenti, si determina a partire dal vuoto, cioè dalla scelta di ridurre, e quindi di costruire attraverso la sottrazione degli elementi presenti sulla superficie. L’idea di pittura che emerge da lavori quali “Minimo” (1986) e “Luogo” (1985) è quella di un potenziale dialogo con l’infinito, in cui la luce, da un lato definisce e attiva la sembianza delle forme, dall’altro crea la possibilità di percepire in chiave sempre diversa il valore tattile delle cromie. Querci stende infatti più mani sovrapposte di pittura, bianca e nera, procedimento che determina tuttavia un “effetto di annullamento del tessuto della tela, restituendo superfici come prive di supporto materiale”. I lavori recenti, realizzati e presentati per la prima volta in questa occasione espositiva, perseguono una maggiore radicalità e si mostrano più geometricamente essenziali allo sguardo dell’osservatore. La compresenza tra i lavori esposti al piano superiore e “Geometrico luce” (2017), “Geometrico naturale” (2017), “Dinamico forma” (2017) e “Gotico naturale” (2017), rende ancor più evidente come l’artista si sia spinto sempre più a fondo nella descrizione di un potenziale dialogo con l’infinito, in cui la forma si struttura al punto tale da divenire un “unicum” con l’assenza, quella intrinseca, quella della forma stessa. Querci si è lasciato, e si lascia condurre dalla necessità che ciò che appare guidi “la mano dell’artista finché la forma-informe non appare, fino a che egli non rende liberi sé e l’opera riuscendo a volere ciò che la necessità di quest’ultima gli impone di volere”.
In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo contenente la riproduzione delle opere in mostra, un saggio di Davide Mogetta, una poesia di Carlo Invernizzi e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

Bruno Querci. Energicoforma
Inaugurazione: martedì 21 novembre ore 18.30
21 NOVEMBRE 2017 – 31 GENNAIO 2018

A Arte Studio Invernizzi 
via D. Scarlatti, 12 Milano
lun-ven 10-13 e 15-19, sab su appuntamento
ingresso libero

Immagine: Infinitotraccia, 2010. Acrilico su tela, 300×230 cm. Courtesy A arte Invernizzi, Milano. Foto Bruno Bani, Milano

15
Set

Lesley Foxcroft. New Works in m.d.f. and Rubber

La galleria A arte Invernizzi inaugura giovedì 21 settembre 2017 alle ore 18.30 una mostra personale di Lesley Foxcroft, in occasione della quale saranno esposte opere realizzate appositamente per gli spazi della galleria.

Nella prima sala del piano superiore si trovano lavori in gomma industriale, quali Folds e Knotted, materiale relativamente nuovo per l’artista inglese, che tuttavia lavora da sempre con materie prime semplici e basilari dall’uso fondamentalmente quotidiano – quali carta, cartoncino e MDF. In queste opere come anche nell’installazione Eye level, presente nel secondo ambiente del piano superiore, Foxcroft utilizza un linguaggio essenziale e rigoroso per manipolare la materia e creare forme non comunemente ad essa associate. La capacità di evidenziare delle caratteristiche del materiale meno note rispetto alle qualità che ne risultano evidenti dall’utilizzo quotidiano, appare evidente anche in Stacked o Milan corner e negli altri lavori esposti al piano inferiore della galleria e realizzati in MDF. Foxcroft riesce a combinare la flessibilità della materia prima in un equilibrio perfetto con la semplicità degli elementi funzionali – quali uncini, asole, morsetti o viti – tanto da creare una nuova entità, un nuovo insieme, che guida la percezione in modo nuovo, chiaro e logico-razionale.

In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo contenente la riproduzione delle opere in mostra, una poesia di Carlo Invernizzi e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

Lesley Foxcroft. New Works in m.d.f. and Rubber
21 settembre – 8 novembre 2017
da lunedì a venerdì 10-13, 15-19
sabato su appuntamento
Inaugurazione: giovedì 21 settembre 2017 ore 18.30

A Arte Studio Invernizzi
via D. Scarlatti, 12 Milano
ingresso libero

Immagine: Lesley Foxcroft, Standpoint, 2015, MDF nero, 280×35 cm © A arte Invernizzi, Milano. Foto Bruno Bani, Milano

11
Apr

FRANÇOIS MORELLET. Mappe visive

La galleria A arte Invernizzi inaugura martedì 23 maggio 2017 alle ore 18.30 una mostra personale di François Morellet, protagonista dell’arte internazionale sin dagli anni Cinquanta. La collaborazione con l’artista francese, iniziata nel 1994 con l’esposizione Dadamaino Morellet Uecker tenutasi in occasione dell’apertura della galleria, ha portato negli anni alla realizzazione di numerose mostre personali sia in Italia che all’estero e, a un anno dalla scomparsa del maestro, questa esposizione desidera mettere in luce il suo peculiare e personalissimo approccio al “fare arte”, ripercorrendo l’ultimo decennio della sua ricerca.

Nella prima sala del piano superiore sono esposte le ultime opere realizzate nel 2016, appartenenti al ciclo “3D concertant”, in cui le direttrici nere, tratteggiate seguendo diverse gradazioni angolari, pervadono lo spazio bianco della tela e guidano l’occhio verso l’illusione ottica della terza dimensione. La combinazione tra rigore sistematico e incessante curiosità per la sperimentazione, che è una costante nella ricerca di Morellet, è evidente anche nella serie “Desarcticulation” (2012), visibile nella stessa sala, in cui le superfici e il semicerchio dipinto si accostano e si sovrappongono su due differenti tele accostate, celando il reale con la geometria ed aprendo la via a molteplici percorsi visivi. Attraverso la combinazione di dissimili soluzioni linguistiche, di cui i titoli sono parte fondamentale, François Morellet crea un senso di continuo spaesamento che genera visioni ambivalenti, come nel caso di Lunatique neonly 4 quarts n.11 (2002). Qui i tubi al neon, la cui forma suggerisce quattro segmenti del medesimo cerchio, si adagiano intersecandosi sulla tela, anch’essa circolare, fino a sconfinarne in un ironico gioco di rimandi visivi e illusione percettiva.

Al piano inferiore della galleria si trovano i lavori del ciclo “π piquant neonly” (2005-2007) in cui i neon si svincolano dal limite imposto dal perimetro delimitato dalla tela e si definiscono liberamente nello spazio. La luce bianca e azzurra diviene, in questi lavori, elemento costitutivo. Le rette si susseguono in un andamento spezzato eppure continuo acquisendo una valenza costruttiva, anche a livello formale, che si traduce nella possibilità di una percezione consapevole, seppur pervasa da un persistente senso di ambiguità.

In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue contenente la riproduzione delle opere in mostra, un saggio di Massimo Donà, una poesia di Carlo Invernizzi e un aggiornato apparato bio- bibliografico.

A Arte Studio Invernizzi
via D. Scarlatti, 12 Milano
lun-ven 10-13 e 15-19, sab su appuntamento
ingresso libero

FRANÇOIS MORELLET
INAUGURAZIONE MARTEDÌ 23 MAGGIO 2017 ORE 18.30
CATALOGO CON SAGGIO DI: MASSIMO DONÀ
PERIODO ESPOSITIVO: 23 MAGGIO – 12 LUGLIO 2017
ORARI: DA LUNEDÌ A VENERDÌ 10-13 15-19, SABATO SU APPUNTAMENTO

François Morellet_Desarcticulation n°1, 2012 1/3_Olio su acrilico su tela su legno, 138x162x37 cm© A arte Invernizzi, Milano